Il Clarity Act, la legge per regolamentare le crypto, sembra vicino all’approvazione finale. Ecco le ultime novità.
Il Clarity Act, la più importante proposta di legge sulla regolamentazione delle criptovalute negli Stati Uniti, sembrerebbe vicino alla svolta. Il recente superamento dell’ostacolo politico principale, rappresentato dalla questione etica relativa ai profitti crypto di funzionari federali, tra cui Donald Trump, avrebbe sbloccato la situazione. Quindi, quali sono gli ultimi sviluppi?
Cos’è il Clarity Act?
Prima di entrare nel dettaglio, diamo rapidamente un po’ di contesto: cos’è il Clarity Act? E perché è così decisivo?
Il Clarity Act, in breve, è una proposta di legge sulla struttura del mercato degli asset digitali che mira a regolamentare in modo completo l’industria delle criptovalute negli Stati Uniti per la primissima volta.
Il disegno di legge, infatti, ha l’obiettivo di definire regole chiare per il settore, soprattutto attraverso una distinzione netta dei ruoli delle autorità di vigilanza più importanti, cioè la Commodity Futures Trading Commission (CFTC) e la Securities and Exchange Commission (SEC).
A cosa serve il Clarity Act?
Il Clarity Act ha lo scopo di stabilire se un asset digitale sia da considerarsi una “commodity“, cioè un bene di scambio o materia prima, o una “security“, ovvero un titolo finanziario o contratto di investimento. Nel primo caso, l’asset in questione rientrerebbe nel perimetro di competenza della CFTC mentre, nel secondo, sarebbe sottoposto alla giurisdizione della SEC.
Oltre a ciò, il Clarity Act si pone anche l’obiettivo di migliorare e rendere effettive le norme legate alla trasparenza, all’antiriciclaggio e alle eventuali sanzioni.
Gli effetti della sua approvazione sarebbero enormi. Un mercato regolamentato da un quadro normativo chiaro come quello garantito dal Clarity Act potrebbe favorire una nuova e forte ondata di investimenti e innovazione nel settore crypto degli Stati Uniti.
Il motivo è semplice: i grandi capitali fuggono dal rischio e hanno bisogno di certezze. Pensaci: finanzieresti mai la costruzione di un condominio su un terreno dove i permessi per costruire devono ancora essere concessi?
Le ultime dichiarazioni: qualcosa si muove?
Il dibattito politico attorno alla legge si è intensificato e le ultime settimane sono state decisive. In particolare, un paio di dichiarazioni abbastanza esplicite hanno attirato la nostra attenzione. Vediamole al volo.
Scott Bessent: “1-Yard Line“
Il Segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Scott Bessent, ha fornito una prospettiva a dir poco ottimistica sull’iter di approvazione: ricorrendo a una metafora del football americano, sport molto popolare negli Stati Uniti, Bessent ha dichiarato che i legislatori si trovano sulla “1-Yard Line”, letteralmente la “a una sola yard dalla meta” per il Clarity Act.
Come si può facilmente dedurre, il Segretario al Tesoro ha usato questa espressione per comunicare ai media che siamo a “un solo passo dalla meta”, cioè dal raggiungimento dell’obiettivo.
Inoltre, lo stesso Bessent ha esortato il Congresso a compiere l’ultimo sforzo necessario per far approvare il provvedimento in via definitiva prima dell’imminente pausa estiva, cioè prima di agosto.
Kevin Cramer: “Almost there”
Il senatore repubblicano Kevin Cramer sembra essere sulla stessa lunghezza d’onda: ha affermato che il Senato è “quasi arrivato” a un accordo finale. Cramer, nello specifico, ha spiegato che i dettagli normativi si stanno facendo sempre più chiari e che l’ostacolo principale in questa fase finale riguarda solo la revisione da parte dei Democratici di alcuni nuovi emendamenti.
Restano da limare ancora dei piccoli dettagli, ma Cramer – come Scott Bessent – ha sottolineato l’assoluta necessità di completare i lavori entro “un paio di settimane“, prima che il Senato chiuda per le vacanze.
Clarity Act e Trump: la questione etica
Il più grande ostacolo che ha bloccato l’avanzamento del disegno di legge per oltre un anno è stata la cosiddetta “disposizione etica“, in inglese “ethics provision”. Si tratta di una norma progettata per vietare ai funzionari federali, inclusi il Presidente, il Vicepresidente e i membri del Congresso, di emettere criptovalute, sponsorizzarle o trarne profitto durante il loro mandato governativo.
A volere fortemente l’inserimento di questa clausola nel disegno di legge sono stati in primo luogo i Democratici, a causa delle attività di Donald Trump: i documenti finanziari – la financial disclosure – pubblicati nel luglio 2026, hanno infatti rivelato che Trump ha incassato circa 1,4 miliardi di dollari in profitti legati alle criptovalute nel corso del 2025, derivanti in gran parte dalla sua memecoin TRUMP e dalla società di famiglia World Liberty Financial (WLFI).
Per disinnescare le accuse di conflitto di interessi, neutralizzare la leva politica dell’opposizione e ottenere i voti democratici necessari per superare l’ostruzionismo (il cosiddetto muro dei 60 voti), a Trump è stato chiesto di accettare queste limitazioni etiche.
A che punto siamo? Dopo mesi di trattative, a fine luglio 2026, Trump avrebbe dato il suo consenso e firmato il testo della disposizione etica: l’accordo prevede che l’ente incaricato di far rispettare queste regole sarà il Dipartimento di Giustizia (DOJ) e non i procuratori generali dei singoli Stati (come volevano i Democratici), un dettaglio che continua a generare qualche attrito.
Le reazioni dei mercati: ottimismo o scetticismo?
Nonostante l’importante passo avanti a livello politico, i mercati segnalano un mix di ottimismo a breve termine e scetticismo sulle probabilità di successo finale.
Infatti, la notizia dell’accordo di Trump sulla disposizione etica coincide con una ripresa dell’interesse: dal 20 luglio, secondo quanto riportato da Coinglass, gli ETF crypto hanno registrato afflussi netti per ben 552 milioni di dollari, di cui 430 milioni sugli ETF su Bitcoin e 75,5 milioni su quelli su Ethereum. Coerentemente, nello stesso breve periodo, Bitcoin è cresciuto fino al 2,8% fallendo, però, l’assalto alla resistenza dei 67.000$, mentre Ethereum ha segnato un +3,1%.
N.B. – Ricordiamo che correlazione non significa causalità. Gli ETF Crypto, per esempio, stanno attraversando un momento complessivamente buono: dopo giugno, il peggior mese di sempre, i dati ci dicono che il net flow (acquisti meno vendite) relativo a questi prodotti finanziari è positivo da sei giorni consecutivi.
Il Clarity Act verrà approvato?
Difficile dirlo con certezza: da un lato, il superamento dell’ostacolo etico potrebbe facilitare il consenso bipartisan, ovvero il voto favorevole da parte di Democratici e Repubblicani; dall’altro lato, c’è un tema di tempo: il Senato ha a disposizione solo fino alla prima settimana di agosto per votare e la legge deve competere per lo spazio in aula con altre priorità politiche urgentissime.
Come abbiamo detto all’inizio, il Clarity Act è un importante provvedimento che regolarizzerebbe il mercato crypto americano: la sua approvazione aprirebbe la porta a investimenti, innovazione e sviluppo a lungo termine, offrendo quella certezza legale tanto attesa dagli operatori, che potrebbero finalmente abbandonare le preoccupazioni legate alle ripercussioni normative.
Non resta che attendere e vedere se il Congresso riuscirà a segnare quest’ultimo touchdown, per usare la metafora di Bessent.
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