Riunione FED luglio 2026: cos’è successo? 

Kevin Warsh FOMC giugno

Riunione FED luglio 2026: il FOMC mantiene i tassi di interesse invariati. Quali sono le motivazioni? Come hanno reagito i mercati? 

Si è appena conclusa la riunione della FED del 29 luglio 2026 in cui il neo Presidente Kevin Warsh ha comunicato la decisione del FOMC sui tassi di interesse. Come previsto, il Comitato ha scelto di mantenere i tassi di interesse invariati nel range tra il 3,5% e il 3,75%.

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Riunione FED luglio 2026: come da previsione, il FOMC lascia i tassi invariati

Al termine della riunione del 29 luglio 2026, il Federal Open Market Committee (FOMC) ha annunciato la sua attesa decisione sulla politica monetaria statunitense. Il comitato guidato da Kevin Warsh ha optato per mantenere i tassi di interesse invariati, nel range tra il 3,5% e il 3,75%, come previsto. La decisione è arrivata con un voto spaccato 9 a 3.

Le motivazioni

Durante la conferenza stampa, il Presidente della Fed ha voluto sciogliere un nodo rilevante: nessun approccio dovish – incline al taglio dei tassi – sul breve termine. “L’economia statunitense”, ha affermato Warsh, “mostra un’impressionante resilienza”, con una crescita solida e un mercato del lavoro stabile, ma la lotta all’inflazione resta la priorità assoluta.

Sul tema, il Fed Chair ha pronunciato parole chiare: “Lasciatemelo ribadire: Non esiste un target d’inflazione morbido, non esiste un target implicito morbido, non sotto la guida di questo Comitato. C’è un solo target, ed è il 2%

Il Presidente ha poi sottolineato come il raggiungimento della stabilità dei prezzi sia un processo che richieda tempo: “Questa Fed non vacillerà: abbiamo iniziato un nuovo capitolo e comprendiamo che oltre cinque anni di inflazione sopra il target non possono essere curati in nove settimane o da un singolo mese di lievi cali dei prezzi”.

Un messaggio chiaramente hawkish, che segnala la forte determinazione della Fed a guida Warsh nel voler riportare l’inflazione quanto più vicina al target del 2%, costi quel che costi.

Le reazioni dei mercati

L’intransigenza di Warsh sull’inflazione ha sorpreso in negativo i mercati finanziari tradizionali, mentre il mercato crypto ha mostrato maggiore resistenza.  

Wall Street ha accusato il colpo:

Il Dow Jones ha chiuso in ribasso di 1.153,18 punti (-2,19%), registrando la peggiore perdita giornaliera da aprile 2025. L’S&P 500 è sceso del 1,52% a quota 7.316,15 punti, mentre il Nasdaq ha ceduto l’1,74% scendendo a 24.442,94 punti.

La conferenza di Warsh, inoltre, non ha aiutato le aziende legate all’AI, che continuano a perdere terreno dopo il sell-off di questi giorni: Nvidia -3,55% (settimanale: -8,7%), AMD -5,5% (settimanale: -18,6%), Broadcom -2,8% (settimanale: -5%), ASML -2% (settimanale: -10,8%), Micron -9,9% (settimanale: -20,7%) e Intel -5,1% (settimanale: -11,4%). 

E il mercato crypto?

Il mercato crypto inizialmente reagisce in positivo per poi ritracciare e assestarsi sui livelli pre-conferenza. 

Bitcoin si era spinto verso i $64.400 subito dopo l’annuncio dei tassi invariati, per poi tornare sotto i $64.000 non appena Warsh ha aperto la conferenza dichiarando che “non esiste un target morbido sull’inflazione”. Ethereum, che prima della conferenza si aggirava suI 1.930$, è tornato sui 1.880$ per poi rimbalzare in zona 1.900$. La Total Market Cap non si è mossa troppo dai 2,17 trillion di dollari.

Prossime riunioni della FED: cosa aspettarsi?

La sensazione generale è che la Fed rimarrà dipendente dai dati economici in arrivo senza anticipare le proprie mosse. Tuttavia, la stragrande maggioranza degli analisti si aspetta almeno un rialzo dei tassi di interesse entro la fine del 2026

Per cui, dal momento che l’anno sta giungendo al termine, si alzano notevolmente le probabilità di un incremento: coerentemente il FedWatch – ad oggi, 30 luglio –dà il No Change al 32,8% e il rialzo di 25 punti base al 67,2%. 

Il prossimo FOMC è previsto per il 15-16 settembre: entra nel nostro canale Telegram per rimanere aggiornato sulle news che muovono i mercati!

AI sell-off: Nvidia non è più l’azienda a maggiore capitalizzazione del mondo. Qual è la situazione?

NVIDIA

Il settore tech e dei chip sta affrontando un forte sell-off: Nvidia perde il primo posto come azienda più capitalizzata al mondo. Cosa succede?

I mercati globali stanno attraversando una fase di forte turbolenza, con il settore tecnologico e, in particolare, i produttori di chip al centro di un’intensa ondata di vendite. I timori legati ai pesanti investimenti nell’Intelligenza Artificiale, uniti all’avanzamento della concorrenza asiatica e all’incertezza sui tassi di interesse, stanno provocando una fuga generalizzata dai titoli legati al settore.

AI sell-off: il KOSPI perde il 10%, Nvidia il 5%

Negli ultimi giorni, le azioni legate alle società produttrici di semiconduttori stanno attraversando una fase di flessione netta. L’indice sudcoreano KOSPI, ad esempio, ha perso circa un terzo del suo valore rispetto ai massimi segnati verso la metà di giugno.

L’indice KOSPI, infatti, si caratterizza per essere fortemente sbilanciato sul comparto tech e, nella notte tra il 27 e il 28 luglio, ha subito un tracollo di quasi il 10%: le autorità, per scongiurare scenari catastrofici, sono state costrette ad attivare il “circuit breaker“, un meccanismo finalizzato a frenare il panic selling. Le principali responsabilità di tale performance sono da attribuire ai colossi come Samsung Electronics e SK Hynix, che hanno registrato perdite di circa il 12%.

Quali sono le cause di questo nervosismo? In una frase, i crescenti dubbi del mercato sono legati alla domanda: chi si farà carico dei costi stratosferici riconducibili al boom dell’AI?

A ciò, si aggiunge la “minaccia” di una concorrenza cinese sempre più aggressiva, che potrebbe rendere vani gli investimenti in Capex (Capital Expenditure) delle società americane, ma anche il discorso relativo alla politica monetaria degli Stati Uniti

Infatti, data la situazione attuale, in cui il prezzo dell’energia agisce come un fattore inflazionistico per nulla trascurabile, il taglio dei tassi di interesse da parte del FOMC (Federal Open Market Committee) è un’opzione molto improbabile, per usare un eufemismo. 

In questo clima, Nvidia, l’azienda che più di tutte rappresenta il settore dell’AI, nella seduta del 27 luglio ha perso il 5%. A innescare le vendite, la diffusione di indiscrezioni su un suo potenziale investimento da 250 miliardi di dollari per un maxi-progetto di data center targato OpenAI.

Nvidia perde il primo posto come azienda più capitalizzata

Nvidia ha perso lo status di azienda più capitalizzata al mondo, cedendo il gradino più alto del podio ad Apple: alla chiusura dei mercati di lunedì, Apple ha raggiunto una capitalizzazione di 4,95 trillion di dollari, superando i 4,76 trillion di Nvidia

Gli investitori starebbero premiando la strategia di Apple, ritenuta più oculata: l’azienda di Cupertino ha sempre preferito affittare capacità computazionale per l’AI anziché sostenere gli ingenti costi necessari per costruire infrastrutture e data center propri.

Open Secure AI Alliance: cos’è, chi partecipa e a cosa serve?

Mentre i mercati azionari tremano, le aziende AI si muovono: Nvidia ha annunciato la nascita dell’Open Secure AI Alliance, una coalizione che riunisce giganti della tecnologia, cybersecurity e ricerca, tra cui Adobe, CrowdStrike, Dell Technologies, Microsoft e Hugging Face.

Lo scopo dell’alleanza è sviluppare, difendere e condividere strumenti open source per garantire la sicurezza informatica e contrastare le minacce guidate dall’AI. Concettualmente, l’Open Secure AI Alliance è per l’intelligenza artificiale ciò che il Bitcoin Security Consortium è per Bitcoin, con una differenza fondamentale: se il secondo ha una funzione preventiva, finalizzata ad anticipare le future potenziali minacce rappresentate dal quantum computing, la prima nasce in risposta a un recente incidente di sicurezza già avvenuto.

È il caso dell’hacking di Hugging Face, una piattaforma di riferimento per l’intelligenza artificiale, causato proprio da un agente autonomo di OpenAI, riuscito a sfuggire al controllo

E il mercato crypto?

Data la nota correlazione tra gli asset digitali e il settore tech, ci saremmo potuti aspettare un mercato crypto meno resistente ad eventi di questa portata. Bitcoin ed Ethereum, invece, sembrerebbero mostrare forza

Dall’inizio della settimana (lunedì 27 luglio) al momento in cui scriviamo (28 luglio, ore 11:35), BTC ed ETH stanno cedendo, rispettivamente, il 2,9% e il 3,7% mentre la Total Market Cap ha visto l’uscita di “soli” 63 miliardi di dollari, equivalente a un -2,8%.

Come accennato più volte, tendenzialmente la correlazione tra BTC e i titoli azionari è più marcata quando lo stress di mercato scaturisce da eventi di natura più macroeconomica, come l’andamento dei tassi d’interesse. 

Tuttavia, quando la pressione riguarda prettamente i dubbi sugli utili o sulle spese aziendali nel solo mercato azionario, Bitcoin tende a disaccoppiarsi. È importante sottolineare che non si tratta – ovviamente – di una legge ma di un pattern osservato più volte che, per definizione, è soggetto a invalidazione.

Il sell-off nell’AI continuerà o è una correzione momentanea?

Questa ondata di vendite segna l’inizio di una fuga dal settore dell’AI o, al contrario, si tratta semplicemente di una correzione, cioè una presa di profitto, dopo un bull market che dura da mesi? 

Detta in un altro modo: gli investimenti messi in campo per l’AI riusciranno a tradursi in ritorni economici e profitti reali per le Big Tech, oppure stiamo andando incontro a un drastico ridimensionamento delle stime di crescita? 

Con i giganti della tecnologia prossimi a pubblicare le loro trimestrali e le imminenti decisioni della Federal Reserve sui tassi di interesse, le prossime giornate saranno fondamentali per cercare di avere un quadro più chiaro: siamo al capolinea di un rally incredibile o semplicemente ci troviamo di fronte a un’inversione temporanea?

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Zoom Out: il recap settimanale che si concentra sul Macro

zoom out

Nuova settimana, nuovo episodio di Zoom Out, il recap settimanale che si concentra sul Macro. I temi principali della settimana: Young (YNG) e CLARITY Act.

Young (YNG) è su WhiteBIT!

Il nostro token Young (YNG) varca i confini italiani: a partire dal 28 luglio, sarà disponibile per la negoziazione su WhiteBIT, piattaforma con licenza MiCA in Austria, che conta oltre otto milioni di utenti registrati e un volume di scambio giornaliero compreso tra 1 e 2,5 miliardi di dollari (a seconda della fonte).

L’avevamo anticipato: con l’ottenimento della MiCA e l’Aumento di Capitale comincia una nuova fase per Young Platform. Questo è solo l’inizio. 

Per approfondire: YNG approda su WhiteBIT ma anche la consueta live trimestrale di martedì 28 luglio alle ore 18 – potete impostare l’alert qui: Report Young (YNG) aggiornamento trimestrale e novità!

Focus Iran: ripartono i colloqui di pace?

Nel weekend qualcosa potrebbe essere cambiato: dopo il ritorno ai missili, l’ambasciatore USA all’ONU Mike Waltz ha dichiarato che il Presidente Trump “sta dando un po’ di spazio alle trattative. È così o dobbiamo aspettarci un altro TACO (Trump Always Chickens Out)? 

Intanto il Brent, in seguito alla recente fiammata, torna in zona 90$ al barile (-6% dalla chiusura di venerdì). 

Strategy ancora ferma

La Bitcoin Treasury Company per eccellenza continua a incrementare le proprie riserve cash senza però aumentare (nè ridurre) il numero di Bitcoin detenuti.

Cosa hanno in mente Saylor & Co.?

Bitmine non molla

La Ethereum Treasury Company, invece, non si arretra di un millimetro: lunedì 20 ha dichiarato l’aggiunta di 7.430 ETH in tesoreria, oggi (27 luglio) di altri 9.946 ETH

Il totale detenuto dall’azienda presieduta da Tom Lee, adesso, è pari a 5.787.414 ETH.

ETF Crypto: indecisione?

Dopo sette giorni consecutivi di net flow positivi (+1,3 miliardi di dollari), gli ETF Crypto tornano a registrare deflussi: -509,6 milioni di dollari negli ultimi due giorni di trading (23 e 24 luglio). 

C’entra forse la notizia successiva?

CLARITY Act: vicini all’approvazione? O forse no?

La settimana appena conclusa ha visto interessanti sviluppi sull’approvazione del CLARITY Act, la legge pensata per regolamentare il mercato crypto USA.

Abbiamo riassunto tutto in meno di otto minuti di lettura: Clarity Act: emergono nuovi problemi?

Nasce il Bitcoin Security Consortium

Nove colossi della finanza tradizionale e non, tra cui BlackRock, Coinbase, Fidelity Digital Assets e Strategy, hanno dato vita al Bitcoin Security Consortium

Cos’è e perché è importante? Ne abbiamo parlato in breve qui: Nasce il Bitcoin Security Consortium: di che si tratta?

Flash Trimestrali. Google e Tesla battono le previsioni

Google: 119,8 miliardi (previsti: 116,52)

Tesla: 28,24 miliardi (previsti: 25,55)

Ma ai mercati non piacciono le cifre previste per gli investimenti previsti in Capex (Capital Expenditure): dalla data degli utili, Google sta perdendo il 4,5%, Tesla il 17,8%.

Questa settimana tocca a Meta, Amazon, Microsoft e Meta.

Flash Macro: tassi di interesse UE

Giovedì 23 luglio, la Banca Centrale Europea (BCE) ha comunicato l’attesa decisione di politica monetaria dell’eurozona. 

Come previsto, si è scelto di mantenere i tassi invariati al 2,25%, 2,40% e 2,65%

La motivazione principale: “L’incertezza resta elevata e l’impatto inflazionistico dello shock energetico deve ancora manifestarsi appieno“.

Flash Macro (x2): il 29 luglio c’è il FOMC

Mercoledì 29 luglio, il neo Presidente della Federal Reserve Kevi Warsh presenzierà il suo secondo FOMC (Federal Open Market Committee) da Chair.  

Il rialzo dei prezzi dell’energia e le relative pressioni inflazionistiche, rendono più incerto l’esito della riunione: per il FedWatch, principale strumento predittivo per i tassi di interesse, salgono le probabilità di un rialzo, oggi (27/07) dato al 32,1%, contro il 16% di una settimana fa. 

Per questa settimana è tutto, ci sentiamo tra sette giorni. Ricordatevi che il prezzo cambia ma i fondamentali restano: fate Zoom Out!

Nasce il Bitcoin Security Consortium: di che si tratta?

Bitcoin security consortium

Nove colossi si uniscono e stanziano fondi per difendere Bitcoin dalla minaccia dei computer quantistici: cos’è il Bitcoin Security Consortium?

Un gruppo di importanti istituzioni finanziarie e aziende dell’ecosistema crypto ha annunciato la formazione del Bitcoin Security Consortium. L’iniziativa nasce per garantire la sicurezza a lungo termine della rete Bitcoin, con un’attenzione particolare allo sviluppo della crittografia post-quantistica. Un passo necessario per preparare Bitcoin a un futuro in cui i computer quantistici potrebbero dominare il panorama tecnologico.

Bitcoin Security Consortium: cos’è?

Il Bitcoin Security Consortium, in breve, è una nuova collaborazione creata per sostenere il network di Bitcoin senza assumere il controllo del suo sviluppo: l’organizzazione, infatti, non svilupperà né proporrà modifiche al protocollo, che resterà nelle mani della sua comunità globale e decentralizzata

Il coordinamento quotidiano del consorzio sarà gestito, in veste di volontario, da Mike Schmidt, CEO (Chief Executive Director) di Brink, una società no-profit dedicata a finanziare e supportare gli sviluppatori open-source che lavorano proprio all’ecosistema di Bitcoin.

Qual è lo scopo?

Lo scopo principale del Bitcoin Security Consortium è finanziare e supportare i ricercatori e gli sviluppatori open-source che sono già impegnati in questo lavoro finalizzato a garantire la sicurezza di Bitcoin. 

La priorità assoluta dell’iniziativa è preparare la rete all’era del calcolo quantistico, lavorando, in particolare, sulle protezioni crittografiche post-quantistiche. Inoltre, il Consorzio avrà anche il ruolo di fonte di informazione affidabile e chiara su questi sforzi tecnologici a beneficio degli investitori, dei media e di tutto il pubblico.

Quantum Computing e Q-Day: qualche info 

Con il termine “Q-Day” si indica il momento in cui i computer quantistici potrebbero diventare abbastanza potenti da riuscire a infrangere i sistemi crittografici attualmente in uso. Nonostante tali macchine oggi non esistano, gli esperti segnalano preoccupazione dato il rapido avanzamento tecnologico del settore: alcune stime indicano che il Q-Day potrebbe arrivare già nel 2030

La data esatta, come abbiamo appena scritto, è incerta. Il Q-Day, infatti, è frutto di proiezioni che prendono forma dalla valutazione della situazione attuale. Il problema principale, tuttavia, risiede nel fatto che implementare un nuovo sistema crittografico potrebbe richiedere anni di preparazione. È quindi indispensabile cominciare a pensare a soluzioni efficaci e risolutive con largo anticipo, prima che la minaccia diventi reale.

Chi partecipa al Bitcoin Security Consortium? 

Il consorzio è stato fondato da nove colossi istituzionali che rappresentano a livello trasversale l’industria. I membri fondatori sono Anchorage Digital, ARK Invest, BlackRock, Block, Blockstream, Coinbase, Fidelity Digital Assets, Galaxy e Strategy.

Insomma, il fatto che nove giganti del settore finanziario tradizionale non abbiano deciso di coalizzarsi in questo senso, è di per sé un indicatore della serietà del tema: la minaccia quantistica, per quanto ancora distante, è un rischio che non può essere trascurato.

Quanti soldi sono stati messi?

Per sostenere le attività di ricerca e sviluppo, queste aziende si sono impegnate collettivamente a stanziare finanziamenti per un totale di 15 milioni di dollari, distribuiti nell’arco dei prossimi tre anni. Ogni membro deciderà in modo del tutto indipendente verso quali ricercatori o organizzazioni indirizzare il proprio capitale.

Prevenire è sempre meglio che curare

Lo ripetiamo: la questione del quantum computing si sta rivelando complessa e l’esistenza stessa di consorzio lo testimonia in maniera inequivocabile. Il rischio non è solo tecnologico, ma anche legato alla fiducia

Questa iniziativa, finalizzata a finanziare lo sviluppo hic et nunc – qui ed ora – quando il costo è contenuto e la minaccia quantistica è ancora lontana, è sicuramente un dato molto positivo: queste aziende stanno mettendo in pratica, di fatto, una strategia di prevenzione.  

Per concludere, questa presa di posizione segnala che l’industria sta guardando avanti con l’obiettivo di assicurare che Bitcoin continui rimanga sicuro, resiliente e inviolabile per molte generazioni a venire.

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Clarity Act: emergono nuovi problemi? Update al 23/07

Clarity Act

Il Clarity Act, la legge per regolamentare le crypto, sembra vicino all’approvazione finale. Ecco le ultime novità.

Il Clarity Act, la più importante proposta di legge sulla regolamentazione delle criptovalute negli Stati Uniti, sembrerebbe vicino alla svolta. Il recente superamento dell’ostacolo politico principale, rappresentato dalla questione etica relativa ai profitti crypto di funzionari federali, tra cui Donald Trump, avrebbe sbloccato la situazione. Quindi, quali sono gli ultimi sviluppi?

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Cos’è il Clarity Act?

Prima di entrare nel dettaglio, diamo rapidamente un po’ di contesto: cos’è il Clarity Act? E perché è così decisivo?

Il Clarity Act, in breve, è una proposta di legge sulla struttura del mercato degli asset digitali che mira a regolamentare in modo completo l’industria delle criptovalute negli Stati Uniti per la primissima volta. 

Il disegno di legge, infatti, ha l’obiettivo di definire regole chiare per il settore, soprattutto attraverso una distinzione netta dei ruoli delle autorità di vigilanza più importanti, cioè la Commodity Futures Trading Commission (CFTC) e la Securities and Exchange Commission (SEC)

A cosa serve il Clarity Act? 

Il Clarity Act ha lo scopo di stabilire se un asset digitale sia da considerarsi una “commodity“, cioè un bene di scambio o materia prima, o una “security“, ovvero un titolo finanziario o contratto di investimento. Nel primo caso, l’asset in questione rientrerebbe nel perimetro di competenza della CFTC mentre, nel secondo, sarebbe sottoposto alla giurisdizione della SEC. 

Oltre a ciò, il Clarity Act si pone anche l’obiettivo di migliorare e rendere effettive le norme legate alla trasparenza, all’antiriciclaggio e alle eventuali sanzioni.

Gli effetti della sua approvazione sarebbero enormi. Un mercato regolamentato da un quadro normativo chiaro come quello garantito dal Clarity Act potrebbe favorire una nuova e forte ondata di investimenti e innovazione nel settore crypto degli Stati Uniti. 

Il motivo è semplice: i grandi capitali fuggono dal rischio e hanno bisogno di certezze. Pensaci: finanzieresti mai la costruzione di un condominio su un terreno dove i permessi per costruire devono ancora essere concessi?  

Le ultime dichiarazioni: qualcosa si muove?

Il dibattito politico attorno alla legge si è intensificato e le ultime settimane sono state decisive. In particolare, un paio di dichiarazioni abbastanza esplicite hanno attirato la nostra attenzione. Vediamole al volo.

Scott Bessent: “1-Yard Line

Il Segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Scott Bessent, ha fornito una prospettiva a dir poco ottimistica sull’iter di approvazione: ricorrendo a una metafora del football americano, sport molto popolare negli Stati Uniti, Bessent ha dichiarato che i legislatori si trovano sulla “1-Yard Line”, letteralmente la “a una sola yard dalla meta” per il Clarity Act. 

Come si può facilmente dedurre, il Segretario al Tesoro ha usato questa espressione per comunicare ai media che siamo a “un solo passo dalla meta”, cioè dal raggiungimento dell’obiettivo.

Inoltre, lo stesso Bessent ha esortato il Congresso a compiere l’ultimo sforzo necessario per far approvare il provvedimento in via definitiva prima dell’imminente pausa estiva, cioè prima di agosto.

Kevin Cramer: “Almost there

Il senatore repubblicano Kevin Cramer sembra essere sulla stessa lunghezza d’onda: ha affermato che il Senato è “quasi arrivato” a un accordo finale. Cramer, nello specifico, ha spiegato che i dettagli normativi si stanno facendo sempre più chiari e che l’ostacolo principale in questa fase finale riguarda solo la revisione da parte dei Democratici di alcuni nuovi emendamenti.

Restano da limare ancora dei piccoli dettagli, ma Cramer – come Scott Bessent – ha sottolineato l’assoluta necessità di completare i lavori entro “un paio di settimane, prima che il Senato chiuda per le vacanze.

Clarity Act e Trump: la questione etica

Il più grande ostacolo che ha bloccato l’avanzamento del disegno di legge per oltre un anno è stata la cosiddetta “disposizione etica“, in inglese “ethics provision”. Si tratta di una norma progettata per vietare ai funzionari federali, inclusi il Presidente, il Vicepresidente e i membri del Congresso, di emettere criptovalute, sponsorizzarle o trarne profitto durante il loro mandato governativo.

A volere fortemente l’inserimento di questa clausola nel disegno di legge sono stati in primo luogo i Democratici, a causa delle attività di Donald Trump: i documenti finanziari – la financial disclosure – pubblicati nel luglio 2026, hanno infatti rivelato che Trump ha incassato circa 1,4 miliardi di dollari in profitti legati alle criptovalute nel corso del 2025, derivanti in gran parte dalla sua memecoin TRUMP e dalla società di famiglia World Liberty Financial (WLFI). 

Per disinnescare le accuse di conflitto di interessi, neutralizzare la leva politica dell’opposizione e ottenere i voti democratici necessari per superare l’ostruzionismo (il cosiddetto muro dei 60 voti), a Trump è stato chiesto di accettare queste limitazioni etiche. 

A che punto siamo? Dopo mesi di trattative, a fine luglio 2026, Trump avrebbe dato il suo consenso e firmato il testo della disposizione etica: l’accordo prevede che l’ente incaricato di far rispettare queste regole sarà il Dipartimento di Giustizia (DOJ) e non i procuratori generali dei singoli Stati (come volevano i Democratici), un dettaglio che continua a generare qualche attrito. 

Update al 23/07: emergono nuovi problemi  

La recente pubblicazione della bozza finale di 616 pagine del Clarity Act da parte dei senatori repubblicani ha però raffreddato rapidamente gli entusiasmi: la disposizione etica non è così…etica.

Il testo, infatti, vieta l’emissione di asset digitali ai funzionari pubblici e ai loro coniugi, ma non si estende agli altri membri della famiglia: un modo per salvaguardare di fatto gli affari della famiglia Trump legati alla World Liberty Financial (WLFI).

Inoltre, la bozza non richiede ai politici di liquidare gli attuali investimenti in criptovalute e include una “clausola di decadenza” – originale: sunset clause – che farà scadere queste restrizioni già a gennaio 2029.

Di fronte alle condizioni appena descritte, ritenute troppo deboli, e all’affidamento dei controlli al Dipartimento di Giustizia, alcuni Democratici moderati chiave hanno annunciato che non supporteranno il disegno di legge in Senato. Si tratta, ovviamente, di una pessima notizia per i Repubblicani: senza il loro supporto, non è possibile superare la soglia dei 60 voti necessari per l’approvazione.

Ma non ci sono solo i Democratici. A complicare ulteriormente la situazione è l’industria bancaria tradizionale: le principali associazioni bancarie americane si sono formalmente schierate contro il disegno di legge, sostenendo che non tuteli adeguatamente il sistema finanziario.

Uno dei timori principali fa riferimento ai rendimenti offerti dalle stablecoin e il relativo “deposit flight”: perché un risparmiatore dovrebbe continuare a tenere fermi i propri fondi in banca quando può generare yield con le stablecoin?

Le reazioni dei mercati: ottimismo o scetticismo?

Nonostante l’importante passo avanti a livello politico, i mercati segnalano un mix di ottimismo a breve termine e scetticismo sulle probabilità di successo finale. 

Infatti, la notizia dell’accordo di Trump sulla disposizione etica coincide con una ripresa dell’interesse: dal 20 luglio, secondo quanto riportato da Coinglass, gli ETF crypto hanno registrato afflussi netti per ben 692,5 milioni di dollari, di cui 499 milioni sugli ETF su Bitcoin e 147,5 milioni su quelli su Ethereum. Coerentemente, nello stesso breve periodo, Bitcoin è cresciuto fino al 2,8% fallendo, però, l’assalto alla resistenza dei 67.000$, così come Ethereum, che prima sale fino ai 1.955$ (+4,5%) per poi ritracciare e segnare un più modesto + 2,1%. 

N.B. – Ricordiamo che correlazione non significa causalità. Gli ETF Crypto, per esempio, stanno attraversando un momento complessivamente buono: dopo giugno, il peggior mese di sempre, i dati ci dicono che il net flow (acquisti meno vendite) relativo a questi prodotti finanziari è positivo da sette giorni consecutivi.

Le reazioni dei mercati: ottimismo o scetticismo?

Nonostante l’importante passo avanti a livello politico, i mercati segnalano un mix di ottimismo a breve termine e scetticismo sulle probabilità di successo finale. 

Infatti, la notizia dell’accordo di Trump sulla disposizione etica coincide con una ripresa dell’interesse: dal 20 luglio, secondo quanto riportato da Coinglass, gli ETF crypto hanno registrato afflussi netti per ben 552 milioni di dollari, di cui 430 milioni sugli ETF su Bitcoin e 75,5 milioni su quelli su Ethereum. Coerentemente, nello stesso breve periodo, Bitcoin è cresciuto fino al 2,8% fallendo, però, l’assalto alla resistenza dei 67.000$, mentre Ethereum ha segnato un +3,1%.

N.B. – Ricordiamo che correlazione non significa causalità. Gli ETF Crypto, per esempio, stanno attraversando un momento complessivamente buono: dopo giugno, il peggior mese di sempre, i dati ci dicono che il net flow (acquisti meno vendite) relativo a questi prodotti finanziari è positivo da sei giorni consecutivi.

Il Clarity Act verrà approvato?

Difficile dirlo con certezza: da un lato, il superamento dell’ostacolo etico potrebbe facilitare il consenso bipartisan, ovvero il voto favorevole da parte di Democratici e Repubblicani; dall’altro lato, c’è un tema di tempo: il Senato ha a disposizione solo fino alla prima settimana di agosto per votare e la legge deve competere per lo spazio in aula con altre priorità politiche urgentissime. 

Come abbiamo detto all’inizio, il Clarity Act è un importante provvedimento che regolarizzerebbe il mercato crypto americano: la sua approvazione aprirebbe la porta a investimenti, innovazione e sviluppo a lungo termine, offrendo quella certezza legale tanto attesa dagli operatori, che potrebbero finalmente abbandonare le preoccupazioni legate alle ripercussioni normative.

Non resta che attendere e vedere se il Congresso riuscirà a segnare quest’ultimo touchdown, per usare la metafora di Bessent. 

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Tap to Play, il primo capitolo di Arcade, è giunto al termine

Sono stati giorni intensi per chi ha partecipato ad Arcade: Tap to Play: tra Missioni giornaliere, settimanali, permanenti, Campionato, Tornei e Leghe e altro ancora. Arcade, però, è stato molto di più di una semplice competizione: ha rappresentato la conclusione naturale di un cammino iniziato un anno fa con The Box, The Unbox e The Reveal. In due parole, è stato il mezzo per offrirti un nuovo modo di vivere la finanza personale, fondato sulla consapevolezza e libero dalle catene. Il 20 luglio alle 14:00, il Campionato di Arcade: Tap to Play è terminato definitivamente: in questo articolo, ti spieghiamo cosa ti aspetta nei prossimi giorni.

Conto di Pagamento e Cashback in YNG 

Il primo capitolo di Arcade è stato legato a doppio filo al go live del Conto Young. Tap to Play, infatti, aveva l’obiettivo di dimostrare che un nuovo modo di vivere la finanza è possibile: con Young Platform, puoi gestire investimenti e finanza personale – quindi Crypto e Cash – in un unico ambiente sicuro, trasparente e 100% compliant con le normative italiane ed europee, come testimoniato dall’ottenimento della licenza MiCA.

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Comunicazioni e assegnazione dei premi: chi ha vinto cosa? 

Arcade, come abbiamo anticipato, è terminato il 20 luglio e le estrazioni finali dei Ticket dell’ultimo Torneo e delle Leghe avverranno nei giorni successivi, assieme alla ratifica della classifica finale per il conteggio delle gemme.

Le comunicazioni ai partecipanti partiranno a brevissimo: i primi 20 classificati del Campionato stanno per ricevere i relativi aggiornamenti e, molto presto, avviseremo sia i vincitori delle Leghe (Diamante, Rubino e Zaffiro) sia coloro che risultano titolari di uno dei Ticket estratti di Final Stage, l’ultimo Torneo.

Se non dovessi ricevere alcuna comunicazione nel breve termine, il consiglio è, ovviamente, di attendere il completamento di tutti gli invii. Successivamente, nel caso in cui non avessi ricevuto segnalazioni, potrai benissimo aprire un ticket tramite il nostro Centro di Supporto per richiedere tutte le informazioni.

Chi ha vinto un premio fisico dovrà compilare un form dedicato per indicare l’indirizzo di spedizione, mentre i vincitori di buoni digitali – come quelli Volagratis o Amazon – riceveranno direttamente via mail il codice da utilizzare.

Premi dei Tornei (Ticket) 

Durante il concorso si sono svolti tre Tornei di quattro settimane (Insert Coin, Checkpoint e Final Stage) e un Torneo Speciale (Hall of Fame), ognuno con premi esclusivi in palio come MacBook, iPhone e prodotti del merch ufficiale di Young Platform.

Nel corso di ciascun torneo era possibile collezionare dei Ticket in base alle Gemme accumulate completando le Missioni. L’estrazione finale, svolta alla presenza del notaio, decreterà i Ticket vincenti per l’ultimo torneo.

Premi Classifica delle Gemme (Campionato) e Leghe 

Ricordiamo a tutti i partecipanti i premi previsti per la Classifica generale delle Gemme del Campionato. I primi venti classificati riceveranno, in base alla posizione, i seguenti premi:

  • 1°: Rolex Oyster Perpetual 2023 verde
  • 2°: Django Classic 125
  • 3°: MacBook Pro 14
  • 4°: MacBook Air 13
  • 5°: GiftCard Volagratis – valore: 1.000€
  • 6°: iPhone 17
  • 7°: Google Pixel 10
  • 8°: GiftCard Volagratis – valore: 700€
  • 9°: Airpods Max
  • 10°: PlayStation 5
  • 11°: GiftCard Amazon – valore 500€
  • 12°: Pixel Tablet
  • 13°: Apple Watch Series 11
  • 14°: GiftCard Amazon – valore 300€
  • 15°: Cuffie Sony WH-1000XM5
  • 16°: GiftCard Volagratis – valore 250€
  • 17°: Airpods 4
  • 18°: GiftCard Amazon – valore 200€
  • 19°: GiftCard Volagratis – valore 150€
  • 20°: GiftCard Volagratis – valore 120€

Inoltre, i giocatori posizionati dal 1º al 2.000º posto sono stati suddivisi in tre Leghe (Diamante, Rubino e Zaffiro). All’interno di ciascuna Lega verranno sorteggiati dei fantastici premi aggiuntivi, qui a prescindere dal posizionamento. Nello specifico: 

Lega Diamante (1º – 100º classificato)

  • 1 esperienza a Villa Crespi con chef Cannavacciuolo 
  • 20 felpe Young Platform

Lega Rubino (101º – 500º classificato)

  • 40 magliette Young Platform 
  • 5 abbonamenti annuali a Forbes

Lega Zaffiro (501º – 2.000º classificato)

  • 60 cappellini Young Platform
  • Un premio speciale extra a sorpresa

Ci sentiamo a breve!

Il consiglio è sempre quello di tenere d’occhio l’app di Young Platform per gli aggiornamenti su Tap to Play, ma comunque ti avviseremo nel momento in cui verranno completate le estrazioni dei Ticket di Final Stage e delle Leghe. 

In ultimo, se non sei ancora dentro, entra nel nostro canale Telegram!

Inflazione USA: il dato del CPI oggi

Inflazione USA: il dato del CPI di oggi

È uscito il Consumer Price Index (CPI), il dato utilizzato per stimare l’inflazione negli Stati Uniti d’America

È uscito il Consumer Price Index (CPI), il dato utilizzato per stimare l’inflazione negli Stati Uniti d’America. Il destino dei mercati passa dall’inflazione USA e, quindi, dal dato del Consumer Price Index (CPI) pubblicato il 14 luglio. In questo articolo, scopriremo cos’è il CPI, perché è importante e analizzeremo gli ultimi dati disponibili.

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CPI significato

Tecnicamente, il CPI (Consumer Price Index), o Indice dei Prezzi al Consumo, è un indicatore economico fondamentale che misura quanto sono cambiati i prezzi di beni e servizi che compriamo quotidianamente. In altre parole, il CPI ci dice quanto costa oggi vivere rispetto al passato.  

Il CPI si calcola raccogliendo i dati sui prezzi di un “paniere” rappresentativo di beni e servizi che i consumatori solitamente acquistano. Questo paniere include una varietà di prodotti, come cibo, abbigliamento, alloggio, trasporti, istruzione, assistenza sanitaria e altri beni e servizi comuni. Il Bureau of Labor Statistics (BLS) degli Stati Uniti raccoglie ogni mese i prezzi in 75 aree urbane e li confronta con quelli del periodo precedente.

Perché è importante?

Il CPI è utilizzato per misurare l’inflazione, cioè quanto aumenta il costo della vita. Se il CPI sale, significa che i prezzi stanno aumentando e che, in media, si deve spendere di più per vivere come si faceva prima.

Bitcoin e CPI: come sono legati?

Il Consumer Price Index è uno dei principali indicatori che i membri della Federal Reserve prendono in considerazione quando devono effettuare delle scelte in materia di politica monetaria: generalmente, quando l’inflazione scende, il FOMC (Federal Open Market Committee) è più sereno nel tagliare i tassi e viceversa.

Attualmente, tuttavia, gli analisti prevedono almeno un rialzo dei tassi di interesse entro la fine del 2026, soprattutto col cambio di vertice e l’ingresso del neo Presidente Kevin Warsh.

Bitcoin, in ogni caso, accoglie positivamente il taglio dei tassi: quando il denaro costa meno, gli investitori sono più inclini a spostare la liquidità verso asset più volatili alla ricerca di maggiori profitti. In questo scenario ipotetico, azionario e crypto rientrano tra le scelte principali.

In ogni caso, il CPI resta uno strumento fondamentale per comprendere l’andamento dell’inflazione e cercare di prevedere il comportamento della banca centrale americana: se ti interessa il tema, trovi tutte le date per il 2026 nel nostro articolo sul calendario delle riunioni della Fed.  

Ma quindi, com’è andato il CPI di oggi?

Inflazione USA di luglio 2026: l’analisi dei dati

Secondo il rapporto pubblicato dal BLS (Bureau of Labor Statistics), il CPI mensile (MoM) è diminuito dello 0,4% rispetto al mese precedente, così come il CPI anno su anno (YoY), che si è attestato al 3,5%, in forte calo dal 4,2% registrato a maggio – e diffuso a giugno.  Questo dato è abbastanza positivo, poiché l’inflazione anno su anno sembra rallentare dopo la fiammata causata dai rincari del prezzo dell’energia, avvicinandosi al target imposto dalla Fed, cioè il 2%. 

Il CPI di agosto sarà più alto? È probabile, ma non così sicuro: il dato di oggi (3,5% YoY) segnala un’inflazione più debole rispetto al mese scorso. Dall’altro lato, la guerra che vede coinvolti Stati Uniti, Israele e Repubblica islamica dell’Iran, e il relativo blocco di due dei principali colli di bottiglia al mondo – lo Stretto di Hormuz e di Bab-el Mandeb – stanno provocando ulteriori rincari del prezzo del petrolio Brent e WTI, con effetti inflazionistici a cascata su tutta la catena di produzione.

Taglio dei tassi all’orizzonte? Scordiamocelo

Cosa deciderà la Fed riguardo ai tassi di interesse nel FOMC del 15-16 settembre 2026? Sul FedWatch Tool, lo strumento principe per questo tipo di previsioni, le probabilità del taglio di 25 punti base sono ormai pari a zero. Il No Change è dato al 34,8%, con un restante 65,2% legato al rialzo dei tassi di 25 punti base. 

Dati storici del CPI YoY nel 2026 

Ecco come sta andando il CPI nel 2026:

Luglio 2026: +3,5% (+3,8%)
Giugno 2026: +4,2% (previsto + 4,2%)
Maggio 2026: +3,8% (previsto 3,7%)
Aprile 2026: +3,3% (previsto 3,3%)
Marzo 2026: 2,4% (previsto 2,4%)
Febbraio 2026: 2,4% (previsto 2,5%)
Gennaio 2026: 2,6% (previsto 2,7%)

Dati del 2025: 

Dicembre 2025: 2,7% (previsto 3,1%)
Ottobre 2025: 3% (previsto 3,1%)
Settembre 2025: 2,9% (previsto 2,9%)
Agosto 2025: 2,7% (previsto 2,7%)
Luglio 2025: 2,7% (previsto 2,7%)
Giugno 2025: 2,4% (previsto 2,5%)
Maggio 2025: 2,3% (previsto 2,4%)
Aprile 2025: 2,4% (previsto 2,5%)
Marzo 2025: 2,8% (previsto 2,9%)
Febbraio 2025: 3% (previsto 2,9%)
Gennaio 2025: 2,9% (previsto 2,9%)

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Adozione aziendale crypto: il report di giugno 

Crypto 2026

Bitcoin, Ethereum e crypto in generale: come si sono comportate le aziende a giugno? Cosa ci dice il report mensile di BitcoinTreasuries.net?

Quando il quadro è super bullish, l’attenzione è massima, l’euforia domina e arriva la solita valanga di post su X (ex Twitter) pieni di razzi, fiamme e caps lock. Dall’altro lato, quando il mercato è in flessione e il sentiment è negativo, il disinteresse regna, anche se è proprio in quei momenti che gli Smart Money accumulano in vista di miglioramenti futuri. In questo articolo analizziamo il June 2026 Corporate Adoption Report pubblicato da BitcoinTreasuries.net: come si sono mosse le aziende a giugno?

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Quanti Bitcoin sono entrati nelle tesorerie a giugno?

Senza ulteriori giri di parole, andiamo subito al dunque: nel corso del mese di giugno, le tesorerie delle società pubbliche, cioè quelle quotate in Borsa, hanno incrementato le loro posizioni in Bitcoin riportando un’aggiunta lorda di 8.992 BTC. Per aggiunta lorda si intende il volume totale degli acquisti effettuati sul mercato al netto delle vendite, cioè prima di sottrarre le eventuali cessioni. 

Se, infatti, andiamo a considerare il saldo netto mensile, ovvero la differenza tra i Bitcoin entrati e quelli usciti dalle tesorerie aziendali (nello stesso arco di tempo), la cifra si attesta a 7.314 BTC, equivalenti a circa 427 milioni di dollari. 

Il report, poi, considera anche il secondo trimestre del 2026, appena concluso: nei mesi di aprile, maggio e giugno, BitcoinTreasuries.net stima un’aggiunta netta di 110.000 BTC per le tesorerie delle società quotate: una crescita, riferiscono, superiore a quella dei due trimestri precedenti – Q1 2026 e Q4 2025.

Ma c’è una precisazione da fare: “Poiché alcune aziende presentano i report trimestrali a luglio, alcune operazioni di acquisto e vendita potrebbero non essere rilevate in questa sede”. I numeri, pertanto, potrebbero essere leggermente diversi da quelli appena descritti ma, continuano, “l’attività di acquisto si conferma ampiamente sostenuta nel tempo”.

I principali buyer del mese

Nel club dei grandi accumulatori societari, Strategy mantiene la prima posizione come top buyer ma, questa volta, con un margine nettamente inferiore sulla seconda rispetto al mese precedente: la Bitcoin Treasury Company più famosa del mondo, a giugno, ha inserito in bilancio 3.625 BTC – circa 22.000 BTC in meno rispetto a maggio. 

Al secondo posto troviamo Strive, asset manager istituzionale quotato al Nasdaq col ticker ASST fondato nel 2022, con 3.364 BTC aggiunti in tesoreria. Ultimo gradino del podio, infine, per MARA Holdings (MARA), che si occupa di digital asset e infrastrutture energetiche, nota principalmente per essere sia holder che miner di Bitcoin: l’azienda, durante il sesto mese dell’anno, ha comprato 1.000 BTC

Non solo acquisti: chi ha venduto e quanto?

Il mercato, ovviamente, non è fatto di solo accumulo. A giugno, infatti, il totale venduto dalle società pubbliche ammonta a 1.677 BTC, equivalenti a 98 milioni di dollari. Le riduzioni di tesoreria più significative sono state effettuate da Fold Holdings (-634 BTC), Nakamoto Inc (-591 BTC) e HIVE Digital (-331 BTC).

Grande attesa per la Bitcoin Standard Treasury Company di Adam Back

Il report di BitcoinTreasuries.net segnala BSTR, acronimo di Bitcoin Standard Treasury Company. Ma cos’è BSTR? Diamo rapidamente contesto.

Creata e guidata da Adam Back, celebre pioniere degli albori di Bitcoin e attuale CEO di Blockstream, BSTR è un’azienda che fonda il suo modello di business sull’accumulo di Bitcoin su larga scala, a cui sono affiancate le classiche strategie attive per la generazione di rendimento. In ogni caso, l’obiettivo finale dichiarato di BSTR è quello di imporsi come un attore di primo piano nel settore delle tesorerie crypto. 

La Bitcoin Standard Treasury Company dovrebbe essere inserita a breve nel Nasdaq, diventando così una public company: la data è incerta, ma BSTR prevede di quotarsi con ben 30.021 BTC a bilancio. Una volta pubblica, la società di Adam Back guadagnerebbe la quinta posizione per Bitcoin detenuti nella classifica delle Bitcoin Treasury Companies quotate.

Ethereum e altcoin: la diversificazione corporate da quasi 20 miliardi

Fermarsi solo a Bitcoin racconterebbe una storia incompleta, perché le aziende più innovative stanno iniziando a guardare con estremo interesse alle altcoin: attualmente, le società pubbliche detengono nei propri bilanci quasi 20 miliardi di dollari in altcoin, di cui 12,5 miliardi solo in Ethereum

Bitmine domina ancora e si conferma il colosso indiscusso con più di 5,7 milioni di ETH in tesoreria. Nello specifico, a giugno, l’azienda presieduta da Tom Lee ha comprato circa 309.000 ETH, di cui 127.000 solo nella seconda settimana del mese: si tratta di un incremento del 5,7% rispetto a maggio.

Ma, come è noto, l’azienda non ha intenzione fermarsi: ha formalmente dichiarato al mercato di puntare al raggiungimento del 5% – the Alchemy of 5% – dell’intera fornitura totale nel corso del 2026.

Un altro attore di rilievo è Sharplink, che attualmente detiene quasi 870.000 ETH (sei volte in meno rispetto a Bitmine): ne parleremo tra un mese, perché l’azienda ha ripreso ad acquistare Ethereum a luglio, dopo ben otto mesi di stop. 

Spazio anche per Solana, Hyperliquid e XRP

I dati di giugno 2026 evidenziano infine che l’interesse corporate sta colonizzando anche altri progetti: in breve, i bilanci aziendali registrano attualmente posizioni di rilievo in Solana per circa 1,4 miliardi di dollari, Rain e Hyperliquid per 1,3 miliardi, e XRP per poco più di mezzo miliardo.

Ci sentiamo tra un mese!

In conclusione: oggi la tesoreria aziendale va ben oltre i classici titoli di Stato a basso rendimento, ma sembrerebbe in una fase di evoluzione in una gestione digitale e diversificata, perfettamente integrata con le tecnologie finanziarie più moderne

In ogni caso, a prescindere dall’andamento del mercato, noi monitoreremo mese per mese le strategie aziendali relative al settore crypto: per continuare a seguire questi aggiornamenti, iscriviti al nostro canale Telegram o clicca qui sotto!

Swift, blockchain e tokenizzazione: via al test

Swift, blockchain e tokenizzazione: via al test

Swift si prepara al grande test: “pronti a implementare la blockchain per il trasferimento cross-border di depositi tokenizzati”

Nel mondo degli investimenti in cripto-attività, si parla spesso di come la finanza tradizionale (TradFi) stia lentamente abbracciando la tecnologia decentralizzata. Oggi, però, uno degli attori centrali del mondo economico e finanziario globale ha fatto un passo da gigante che merita tutta la nostra attenzione. Parliamo di Swift: via al test per il trasferimento dei depositi tokenizzati su blockchain.

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Cos’è Swift e perché questa notizia è fondamentale

Per chi non è così esperto di infrastruttura bancaria, Swift rappresenta la spina dorsale invisibile dei pagamenti mondiali: è una cooperativa di respiro globale controllata dai propri membri, nonché principale fornitore al mondo di sistemi per il trasferimento di denaro a livello internazionale. Per capire l’importanza di Swift, basti pensare che la sua infrastruttura connette oltre 11.500 istituzioni finanziarie in più di 200 paesi e territori.

La notizia di cui parleremo in questa sede è la seguente:  il nuovo registro distribuito di Swift, interamente basato su blockchain, è ufficialmente pronto per la fase di test.

Dalla teoria alla pratica: il test globale e l’obiettivo 24/7 

Come recita la nota canzone del celebre ex wrestler John Cena, “The Time is Now”. Swift, il 9 luglio, ha diffuso un comunicato stampa che non lascia spazio a interpretazioni: “Il registro blockchain di Swift è pronto all’uso: 17 banche fanno da apripista per i pagamenti transfrontalieri tokenizzati su un’infrastruttura globale affidabile”. 

È chiaro che non stiamo parlando di una remota dichiarazione di intenti, ma di un aggiornamento pronto per essere implementato: ben 17 grandi banche provenienti da più continenti si stanno preparando per avviare transazioni pilota utilizzando depositi tokenizzati direttamente sui propri registri.

Tra i partecipanti di questa prima fase sperimentale figurano colossi finanziari del calibro di Citibank, Bank of New York, HSBC, UBS e BNP Paribas.

Qual è l’obiettivo finale di questa operazione?

Molto semplicemente, lo scopo è risolvere uno dei problemi più antichi della finanza globale: gli orari di chiusura. Come? Ovviamente – e non siamo per nulla stupiti – sfruttando la blockchain. In questo modo, l’infrastruttura punta a sbloccare movimenti di denaro più veloci e flessibili, supportando pagamenti transfrontalieri operativi 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. Questo significa permettere lo spostamento di fondi e la liquidazione anche durante la notte e nei fine settimana, esattamente come accade da anni sui mercati crypto.

Ciò che stupisce, però, è la velocità con cui si è passati dalla teoria alla pratica: Swift ha bruciato una tappa dopo l’altra, saltando dall’ideazione concettuale all’attivazione del ledger basato su blockchain in soli nove mesi, grazie ai feedback diretti delle istituzioni internazionali. 

Le grandi banche in piena FOMO?

I top manager delle top banche mondiali non lo nascondono più: la decentralizzazione e i registri distribuiti non sono più visti come esperimenti di nicchia, ma come la soluzione più efficiente per questo tipo di problemi.

Thierry Chilosi, Chief Business Officer di Swift, ha spiegato che la blockchain permette al valore tokenizzato di spostarsi oltre confine con la flessibilità e la velocità richieste dal commercio moderno, portando “la fiducia e la stabilità della finanza consolidata alle frontiere della moneta digitale“. 

Sulla stessa lunghezza d’onda si pongono dirigenti come Lim Soon Chong di DBS (The Development Bank of Singapore) e Lisa Vasic di ANZ (Australia and New Zealand Banking Group), i quali hanno sottolineato come i fondi tokenizzati consentano alle banche di gestire la liquidità in modo radicalmente più flessibile, rapido e trasparente.

Manish Kohli di HSBC (The Hongkong and Shanghai Banking Corporation) ha evidenziato il fatto che l’infrastruttura blockchain sia uno strumento fondamentale per far funzionare i pagamenti “in tempo reale, attraverso i fusi orari, e senza interruzioni artificiali“. 

Allo stesso modo, manager come So Lay Hua di UOB (United Overseas Bank) e Andreas Kubli di UBS (Union Bank of Switzerland) confermano che questo nuovo ecosistema 24/7 sblocca il settlement istantaneo e facilita l’adozione su larga scala degli asset digitali.

Se Swift punta sulla blockchain…

Insomma, quando Swift, infrastruttura alla base del sistema economico e finanziario globale, arriva a considerare seriamente la blockchain per spostare enormi masse di denaro tokenizzato, il dato è chiaro: la tokenizzazione degli asset non è una promessa del futuro, ma è già qui e, probabilmente, è destinata a restare.

Azimut punta su Young Group con un investimento da 22,5 milioni di euro

Young Group ha concluso un importante aumento di capitale da 22,5 milioni di euro guidato dal Gruppo Azimut: un momento storico per Young Platform 

Azimut, gruppo quotato alla Borsa di Milano, leader nella gestione degli investimenti pubblici e privati e nei servizi finanziari per le imprese, ha deciso di puntare con convinzione su Young Group, holding che riunisce Young Platform e Fleap. È un momento fondamentale per la nostra storia e per il futuro dell’innovazione in Italia.  

Young Group: crypto, digital banking e tokenizzazione degli asset reali 

Chi ci segue fin dai primi momenti sa bene che Young Platform e il suo ecosistema nascono da una volontà molto chiara: democratizzare e semplificare l’accesso al mondo delle cripto-attività

Questa missione prende forma dalla visione di un gruppo di studenti del Politecnico di Torino che, animati dalla passione per l’innovazione e la tecnologia, decisero di trasformare questa idea in realtà

Oggi, a quasi dieci anni di distanza, Young Platform rappresenta una via sicura, affidabile e trasparente al mondo delle cripto-attività per centinaia di migliaia di investitori, italiani e non. Il tutto rafforzato dal recente ottenimento dell’autorizzazione MiCA, un sigillo di garanzia emesso dai regolatori italiani ed europei che, in questo modo, certificano ufficialmente la totale compliance della nostra piattaforma con le normative vigenti.

Nel tempo, però, abbiamo voluto allargare il nostro raggio d’azione, concentrandoci anche su un trend, sempre legato alla blockchain, destinato a rivoluzionare il sistema finanziario globale: la tokenizzazione degli asset reali (RWA, Real World Assets). Come? Integrando nel nostro ecosistema Fleap, la prima azienda italiana ad aver ottenuto l’autorizzazione di CONSOB (Commissione Nazionale per le Società e la Borsa) per la digitalizzazione e tokenizzazione di strumenti finanziari come azioni, obbligazioni e titoli di debito.

È per queste ragioni che nasce Young Group, una holding che ha sede a Torino, creata proprio allo scopo di unire queste due anime sotto lo stesso tetto e, in definitiva, dare vita a un’infrastruttura sempre più completa, trasversale ed efficiente

Azimut supporta Young Group con un investimento di 22,5 milioni di euro

Il Gruppo Azimut crede nel futuro del progetto e l’ha dimostrato guidando un investimento di 22,5 milioni di euro su Young Group in qualità di lead investor, cioè investitore principale. Questo perchè, come sottolineato dal CEO Giorgio Medda, la strategia del Gruppo Azimut “da tempo guarda con attenzione all’evoluzione dei mercati finanziari e al ruolo degli asset digitali e delle tecnologie blockchain” e Young Group, in questo senso, “è un progetto imprenditoriale solido, in rapida crescita, che si distingue per competenze tecnologiche di rilievo e per una forte attenzione ai temi della sicurezza e della conformità normativa”.

Ma, per comprendere a fondo la portata dell’evento, forse è utile capire chi è Azimut: parliamo di un gruppo indipendente e globale, leader nell’asset management nei mercati pubblici e privati, nel wealth management e nell’investment banking. È una società quotata alla Borsa di Milano, presente in ben 20 Paesi nel mondo e forte di una rete di circa 2.000 professionisti tra gestori e consulenti finanziari. 

Cosa significa questo aumento di capitale per Young Platform?

Andrea Ferrero, nostro Co-CEO e cofounder, ha risposto a questa domanda in modo molto chiaro: “L’investimento segna una nuova fase nel percorso di crescita di Young Group e rafforza la nostra capacità di eseguire una visione che perseguiamo fin dalla nascita: costruire un’infrastruttura finanziaria in cui cripto-attività, servizi bancari e asset tokenizzati convivano in un’unica esperienza, semplice, regolamentata e accessibile”.

In questo nuovo capitolo che si sta per aprire, ci teniamo a fare una precisazione: la nostra identità rimane e rimarrà sempre incentrata sulla Community, cioè su chi non ha mai smesso di credere in Young Platform. 

Il cuore pulsante che lega i nostri sostenitori è Young (YNG), l’utility token necessario per sfruttare al massimo le funzionalità della piattaforma, progettato in modo da riflettere intimamente la crescita e le performance dell’intero ecosistema. In altre parole: più Young Group si espande e si rafforza più le fondamenta su cui poggia il token YNG diventano solide.

Allacciate le cinture: comincia una nuova avventura

Per concludere, con questo aumento di capitale da 22,5 milioni di euro, Young Group entra in una nuova era: il supporto continuo di partner istituzionali del calibro di Azimut ci consente di alzare gli standard e accelerare lo sviluppo, potenziando l’ecosistema attraverso i tre pilastri fondamentali:

  • Crypto: con Young Platform sempre più efficiente e il token Young (YNG) al centro del progetto;
  • Digital Banking: attraverso il Conto di pagamento e la Carta Young;
  • Real World Asset: grazie alle infrastrutture di digitalizzazione e tokenizzazione offerte da Fleap.

Abbiamo sognato in grande fin dal primo giorno e oggi abbiamo gli strumenti, i capitali, le licenze e, soprattutto, la community giusta per portare avanti i nostri obiettivi. Noi siamo pronti a cominciare una nuova fase della nostra storia, tu sei con noi?

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