Riunione FED giugno 2026: cos’è successo? 

Kevin Warsh FOMC giugno

Riunione FED giugno 2026: il FOMC mantiene i tassi di interesse invariati. Quali sono le motivazioni? Come hanno reagito i mercati? 

Si è appena conclusa la riunione della FED del 17 giugno 2026 in cui il neo Presidente Kevin Warsh ha comunicato la decisione del FOMC sui tassi di interesse. Come previsto, il Comitato ha scelto di mantenere i tassi di interesse invariati nel range tra il 3,5% e il 3,75%.

Riunione FED aprile 2026: come da previsione, il FOMC lascia i tassi invariati

Al termine della riunione del 29 aprile 2026, il Federal Open Market Committee (FOMC) ha annunciato la sua attesa decisione sulla politica monetaria statunitense. Il comitato guidato da Jerome Powell ha optato per mantenere i tassi di interesse invariati,nel range trail 3,5% e il 3,75%, come ampiamente previsto.

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Riunione FED giugno 2026: come da previsione, il FOMC lascia i tassi invariati

Al termine della riunione del 17 giugno 2026, il Federal Open Market Committee (FOMC) ha annunciato la sua attesa decisione sulla politica monetaria statunitense. Il comitato guidato da Kevin Warsh ha optato per mantenere i tassi di interesse invariati, nel range tra il 3,5% e il 3,75%, come ampiamente previsto.

Le motivazioni

Le motivazioni principali alla base di questa decisione sono riassunte in un un punto fondamentale toccato dal neo Presidente della Federal Reserve Kevin Warsh durante la conferenza stampa successiva al comunicato: l’attività economica degli Stati Uniti sembra continuare a espandersi a un ritmo solido, sostenuta soprattutto da una forte crescita della produttività e dagli investimenti. Warsh ha poi dichiarato che la priorità assoluta resta il controllo della stabilità dei prezzi.

Warsh ha poi specificato che “l’inflazione sta viaggiando ben al di sopra del nostro obbiettivo del 2% da oltre cinque anni” e che l’azione del Comitato è interamente diretta ad “alleviare questo pesante onere sui cittadini”. Nonostante ciò, continua il neo Presidente, il mercato del lavoro sta tenendo molto bene: “i guadagni occupazionali continuano a tenere il passo con la crescita della forza lavoro, registrando variazioni minime nel tasso di disoccupazione”.

Il numero uno della Fed ha poi affermato che tensioni geopolitiche dovute alla guerra in Iran, pur alimentando un clima di forte incertezza, non sembrano intaccare la salute del sistema: “L’economia sta dimostrando un’ottima resilienza e mantiene la sua solidità nonostante l’instabilità causata dal conflitto in Medio Oriente”.

Il Presidente Warsh ha poi chiuso la seduta con un tono definito hawkish dagli analisti presenti, finalizzato a ribadire l’assoluta fermezza con cui il FOMC intende muoversi nel prossimo futuro: “Sono lieto di riferire che i membri del FOMC sono inequivocabili e unanimi: questo Comitato garantirà la stabilità dei prezzi”.

Kevin Warsh prende le redini di una Fed divisa

I membri del FOMC si sono divisi esattamente a metà, con un testa a testa di 9 a 9 tra chi si aspetta tassi stabili o un taglio e chi, al contrario, prevede almeno un ulteriore aumento. In questo clima estremamente polarizzato, il nuovo Presidente Warsh ha eliminato del tutto la cosiddetta forward guidance dal comunicato ufficiale, ritenendola troppo vincolante per le scelte future. Lo stesso Warsh ha deciso di non presentare alcuna proiezione personale sui tassi futuri.

Se, con Jerome Powell, il wait and see era il mantra di ogni riunione la Fed a guida Warsh sarà ancora meno prevedibile. A sancire l’inizio di questa “nuova era Warsh” è stata anche la decisione di istituire cinque task force straordinarie per ridisegnare la strategia della Fed sui temi più rilevanti: comunicazione, bilancio, analisi dei dati, impatto dell’intelligenza artificiale e approccio all’inflazione

Prossime riunioni della FED: rialzo dei tassi all’orizzonte?

Difficile rispondere a questa domanda anche perché, come abbiamo appena segnalato, col cambio di vertice l’operato futuro dei funzionari della banca centrale più importante del mondo potrebbe essere ancora più difficile da prevedere. In ogni caso, la stragrande maggioranza degli analisti afferma che un rialzo dei tassi è un’ipotesi molto concreta per quest’anno.

I principali listini della Borsa americana sembrerebbero confermare questa lettura: a seguito della suddetta conferenza stampa, il Dow Jones e il Nasdaq hanno chiuso in perdita dell’1%, mentre l’S&P500 ha ceduto l’1,2%. Al contrario l’indice DXY, che rappresenta la forza del dollaro contro le sei principali valute al mondo, ha guadagnato l’1,2%.

Infine, volendo appoggiarci agli strumenti predittivi più accreditati, per la prossima riunione il FedWatch Tool, stima un rialzo di 25 pbs allo 36,3%, mentre il No Change è dato al 63,7%.

L’appuntamento, quindi, è fra un mese abbondante, per il FOMC del 28-29 luglio 2026: entra nel nostro gruppo Telegram o iscriviti a Young Platform e non perderti le notizie rilevanti che muovono i mercati!

Iran: guerra finita? Come stanno reagendo i mercati?

Guerra Israele-USA e Iran: le reazioni dei mercati?

La guerra tra USA e Iran sembra essere arrivata alla fine: le parti dovrebbero firmare un accordo in settimana. Come stanno reagendo i mercati?

La guerra tra Stati Uniti-Israele e Iran è entrata nel terzo mese, che sembra anche essere l’ultimo: lo Stretto di Hormuz, snodo fondamentale dove passa un quinto della produzione mondiale di petrolio e GNL, potrebbe iniziare a sbloccarsi a breve, poiché le delegazioni iraniana e statunitense sembrano intenzionate a trovare un accordo. Le Borse mondiali, ovviamente, sono molto ottimiste. Il mercato crypto sembra seguire: qual è la situazione?

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Guerra in Iran: la timeline del conflitto

Nella mattinata italiana del 28 febbraio, Stati Uniti e Israele davano ufficialmente avvio a una serie di bombardamenti coordinati ai danni dell’Iran: in meno di 24 ore, raggiungono uno dei principali obiettivi dei raid, eliminando l’Ayatollah Alì Khamenei, guida suprema della Repubblica islamica iraniana. A poche ore dall’evento, i Guardiani della rivoluzione, uno dei tre corpi armati iraniani, dichiaravano chiuso lo Stretto di Hormuz: “Se qualcuno tenterà di passare, gli eroi delle Guardie Rivoluzionarie e della marina regolare daranno alle fiamme quelle navi”. 

Nei giorni successivi, il traffico nello Stretto si è ridotto drasticamente: i media e gli organi di sicurezza internazionali segnalavano la presenza di mine navali nel canale. Il prezzo delle materie prime energetiche, di conseguenza, è schizzato alle stelle: attraverso lo Stretto di Hormuz passa tra il 25% e il 30% della produzione mondiale di petrolio e di GNL (gas naturale liquefatto). Con l’apertura del fronte, il Brent – benchmark internazionale – è schizzato alle stelle ed è rimasto stabilmente sopra i 100$ al barile. 

I tre mesi successivi è stato un continuo alternarsi tra minacce reciproche e aperture negoziali, ma le parti in conflitto sono riuscite a mettersi d’accordo: ufficialmente, mentre scriviamo, Stati Uniti e Repubblica islamica dell’Iran hanno temporaneamente seppellito l’ascia di guerra. 

In merito, dal weekend del 23-24 maggio, i principali media internazionali hanno iniziato a parlare di passi avanti verso la chiusura definitiva della guerra: CNN, per esempio, titolava “Stati Uniti e Iran mostrano segnali di progresso negli sforzi per porre fine al conflitto, ma i dettagli cruciali di un accordo quadro sono ancora in fase di negoziazione”.

Alla fine, tra venerdì 12 e domenica 14 giugno, il presidente degli Stati Uniti ha iniziato a dare segnali sempre più incoraggianti: da un vago “abbiamo concluso la guerra” a un vero e proprio annuncio di firma imminente. 

Infatti, secondo quanto riferito dai media più importanti del mondo, venerdì 19 giugno le rispettive delegazioni dovrebbero incontrarsi in Svizzera per apporre le firme. 

Il Brent, dai massimi toccato a fine aprile, ha peso più del 30% e, mentre scriviamo, si aggira sugli 82,6$ al barile, un prezzo che non si vedeva dal 4 marzo. 

Le performance dei principali indici azionari

Quando il prezzo dell’energia cresce a dismisura, l’economia reale ne risente: le aziende spendono di più per produrre a causa dell’aumento trasversale dei costi, come quelli per il trasporto e per l’elettricità in generale. Il risultato: i rincari, alla fine, vengono trasferiti sul consumatore, che vede un rialzo dei prezzi generalizzato, anche detto inflazione

E i mercati sanno bene che alla crescita dell’inflazione aumentano le probabilità di un rialzo dei tassi di interesse – il prossimo FOMC avrà luogo tra due giorni esatti. Cosa significa tutto ciò in numeri? 

Partendo dagli Stati Uniti, i tre principali listini sono tornati ampiamente in territorio positivo: dal giorno uno del conflitto, il Dow Jones sta guadagnando il 4,7%, mentre l’S&P500 e il Nasdaq 100 hanno messo a segno nuovi All Time High e stanno guadagnando, rispettivamente, l’8% e il 18,6% – il Dow Jones cresce meno più degli altri due proprio perché maggiormente esposto alle variazioni dei prezzi energetici. 

Queste percentuali, tuttavia, non considerano la giornata di lunedì 15 giugno perché, al momento della scrittura, le Borse americane sono ancora chiuse. I futures ci possono aiutare: il pre-market segnala un’apertura a dir poco allegra, col Dow Jones che guadagna l’1,08%, l’S&P500 l’1,27% e il Nasdaq il 2,1%.

Ma voliamo in Europa, che se la passa un po’ peggio, ma comunque non ha di che lamentarsi: l’Eurostoxx 50 (STOXX), l’indice che include le top 50 aziende europee, continua il suo percorso in territorio positivo, dopo aver ceduto fino al 10%: attualmente, è su del 4,9% rispetto alla chiusura del 2 marzo. Ma la situazione non è rosea per tutti: nel dettaglio, Londra è giù del 2,9%,, mentre Parigi e Francoforte e Milano, al contrario, stanno guadagnando rispettivamente lo 0,8% e l’1,4%. 

Milano sembra giocare un campionato a parte: dal 2 marzo, primo giorno di contrattazione dall’apertura del fronte, l’indice FTSEMIB è cresciuto del 12,4%.

In Asia la situazione è tornata molto più favorevole: il Nikkei, che rappresenta le 225 aziende più importanti del Giappone, ha aggiornato i massimi storici e, dal 2 marzo, sta mettendo a segno un +20,3%, mentre il KOSPI, il principale indice sudcoreano che, con lo scoppio della guerra, era arrivato a cedere anche fino al 18%, ha invertito il trend con una performance senza senso: +47,5% dalla chiusura del 3 marzo. In Cina, l’Hang Seng viaggia in negativo: -4,7% dal Day One. 

Focus metalli preziosi: oro e argento 

In questo caos, sarebbe lecito aspettarsi un buon comportamento da parte dei metalli preziosi, universalmente concepiti come lido sicuro in tempi di forti turbolenze. Non è proprio così

La quotazione dell’oro, dall’inizio dei bombardamenti, è scesa del 18,16%, seguita a stretto giro dall’argento (-20,4%). Contestualmente, nonostante non sia un metallo prezioso, il dollaro torna ad assumere un ruolo di riserva di valore: in queste dieci settimane, il DXY – dollaro vs sei principali valute estere – sta guadagnando l’1,6%

E il mercato crypto?

Il mercato crypto sembrava essere legato all’andamento del settore tech USA: da venerdì 27 febbraio a metà maggio, Bitcoin ha guadagnato il 25,8%, dopo settimane di alta volatilità in cui ha puntato i 70.000$ per ben quattro volte, riuscendo infine a rompere quel tetto e passare all’attacco degli 80.000$; Ethereum ha fatto peggio ma era cresciuto comunque del 23%

Da quel momento, tuttavia, il mercato crypto ha subito una contrazione che potrebbe essere legata a fattori di natura più politica. Coerentemente, la Total Market Cap è cresciuta solo di circa 11,5 miliardi di dollari (+0,5%).

Qualche dato interessante  

Secondo BitcoinTreasuries.net, negli ultimi trenta giorni le Public Companies hanno aumentato i loro stake di Bitcoin del 3,2%. In altre parole, le società quotate – come Strategy (MSTR) – hanno portato il totale detenuto in Bitcoin pari a 1,262 milioni di BTC. Discorso opposto per ETF ed exchange: i recenti deflussi hanno ridotto la quantità di BTC detenuti dello 0,4% (totale: 1,622 milioni di BTC). 

In merito, è interessante confrontare gli stake delle entità più rappresentative di queste due categorie: Strategy (MSTR) per le Public Companies e IBIT per gli ETF. Si tratta di un testa a testa serratissimo: la prima detiene 846.842 BTC, il secondo 764.259 BTC

Cosa ci attende?

È la grande domanda, a cui gli investitori crypto (e non) stanno cercando di rispondere da giorni. Chiaramente, nessuno ha la risposta, perché il futuro non può essere previsto. In questi momenti, la cosa migliore da fare è studiare i fondamentali e capire il funzionamento dei protocolli

Non sai da dove partire? Non preoccuparti: la nostra Academy è ottima per chi vuole iniziare, ma anche per chi è già esperto e vuole ripassare.  

In ultimo: se sei arrivata/o fino alla fine dell’articolo, significa che il tema ti interessa: iscriviti al nostro canale Telegram o a Young Platform cliccando qui sotto per non perdere gli aggiornamenti!

Zoom Out: il recap settimanale che si concentra sul Macro

zoom out

Nuova settimana, nuovo episodio di Zoom Out, il recap settimanale che si concentra sul Macro. Il tema principale della settimana: adozione aziendale

Update Tasse: abbiamo caricato la Parte 3 della guida definitiva!

È online la terza e ultima parte della nostra guida definitiva alla dichiarazione dei redditi crypto 2026!

Questa volta siamo stati più pratici che teorici: il nostro Filippo ha spiegato, step by step, come compilare correttamente i Quadri RT, RW, T e W previsti, rispettivamente, dal Modello Redditi PF e dal Modello 730. Qui il video.

Anche questa settimana vi ricordiamo che la scadenza è il 30 giugno e che con la direttiva DAC8 chi evade si vede: non buttate soldi inutilmente in sanzioni!

Breve recap sulla guerra in Iran

Anche questa settimana la confusione ha regnato suprema: lunedì il fronte sembrava riaperto, con Stati Uniti, Israele e Iran che avevano ripreso a lanciarsi missili a vicenda.

Poi martedì Trump ha ordinato di fermare i bombardamenti e il rischio di escalation è temporaneamente rientrato. 

Venerdì Trump ha dichiarato testualmente “abbiamo concluso la guerra in Iran” e infine domenica si sta parlando concretamente di firme.

Pace sarà? Non è dato saperlo. Tuttavia, mentre scriviamo, il Brent viaggia intorno agli 87$ al barile, un prezzo che non si vedeva dalla prima settimana di marzo.

Strategy torna a comprare Bitcoin

Dopo la settimana di pausa caratterizzata dalla vendita di 32 BTC – che ricordiamo essere lo 0,0038% del totale detenuto – la Bitcoin Treasury Company per eccellenza è tornata ad acquistare Bitcoin

Nello specifico, Strategy ha comprato 1.550 BTC per 101 milioni di dollari, portando il totale detenuto a 845.256 BTC

Anche Bitmine continua a comprare

Bitmine, anche questa settimana, ha comprato altri 126.971 ETH. Il totale detenuto ora ammonta a 5.543.872 ETH: il boss Tom Lee giustifica la mossa parlando di crypto spring

Sul tema abbiamo anche un’anticipazione degli acquisti che tratteremo nella prossima edizione di Zoom Out. 

Lookonchain ci dice che la Ethereum Treasury Company per eccellenza – a Cesare quel che è di Cesare – ha comprato 125.000 ETH per 206 milioni di dollari solo nei primi tre giorni della settimana.

A proposito di Corporate Adoption

BitcoinTreasuries.net ha pubblicato il May 2026 Corporate Adoption Report, un report mensile che ci aggiorna sui movimenti delle aziende con tesorerie crypto. 

Ce lo siamo letto e abbiamo scritto un articolo – 5 minuti di lettura – con le informazioni principali: Adozione istituzionale crypto: il report di maggio

La Community Crypto USA fa fronte comune per il Clarity Act   

Stand With Crypto, la principale organizzazione a sostegno del settore crypto USA, ha pubblicato una lettera aperta indirizzata ai leader Democratici e Repubblicani del Senato americano. 

Il messaggio molto netto e inequivocabile: è tempo di far passare il Clarity Act.

La lettera è firmata dalla quasi totalità delle organizzazioni di settore: oltre 200 società, tra cui Circle, Hyperliquid, XRP (Ripple), Uniswap e altri ancora. 

Chainlink è l’oracolo ufficiale dei Mondiali di Calcio FIFA 2026

ADI Predictstreet, il prediction market ufficiale dei Mondiali di Calcio 2026, ha annunciato Chainlink come unico oracolo. 

In brevissimo, LINK fornirà l’infrastruttura per determinare in modo quasi istantaneo l’esito delle scommesse e i relativi pagamenti.

Arriva un altro ETF su Bitcoin?

BlackRock ha depositato il form S-1 alla SEC per lanciare l’iShares Bitcoin Premium Income ETF

In breve, si tratta di un prodotto finanziario pensato per “premiare” chi ne detiene le quote con rendimenti periodici ottenuti mediante una strategia chiamata Covered Call, che sfrutta la volatilità di Bitcoin per generare yield.

Flash Macro: inflazione USA e tassi di interesse UE

Mercoledì 12 giugno, il BLS (Bureau of Labor Statistics) ha pubblicato il Consumer Price Index, uno dei principali indicatori utilizzati per il monitoraggio dell’inflazione negli Stati Uniti:

Mese su mese: +0,5% – previsione: +0,5%, precedente: +0,6%

Anno su anno: +4,2% – previsione: +4,2%, precedente: +3,8%

Da segnalare una dichiarazione incredibile di Trump: alla domanda “È preoccupato per l’ultimo dato sull’inflazione?“, ha risposto “No, i numeri erano fantastici. Sapete cosa adoro davvero? L’inflazione” – qui trovate un articolo di approfondimento sui dati del CPI.

Per quanto riguarda l’area euro, Il Consiglio direttivo della BCE (Banca Centrale Europea) si è riunita giovedì 11 giugno per la riunione di politica monetaria. L’esito: rialzo dei tassi di interesse di 25 punti base (+0,25%). Non accadeva dal 2023 – anche qui, se volete, potete approfondire le motivazioni dietro la scelta

A quanto pare, Visa apprezza molto stablecoin e tokenizzazione

Visa, lo abbiamo segnalato più volte, sta esplorando da parecchio tempo l’utilizzo della  blockchain per i pagamenti

Al Visa Payment Forum 2026, la società ha confermato l’intenzione di espandere i suoi progetti pilota su stablecoinin diverse aree geografiche, blockchain e valute” e sui depositi tokenizzati, “per permettere alle banche di trasformare i depositi tradizionali in denaro digitale operativo 24/7“.

L’IPO di SpaceX è qui!

Probabilmente il momento più atteso dell’anno, per ora: attendiamo Anthropic e OpenAI. L’azienda guidata da Elon Musk diventa pubblica con tutte le preoccupazioni del caso, prima fra tutte la ridicola quantità di azioni circolanti.

In ogni caso, con la quotazione, SpaceX diventa ufficialmente l’ottava azienda pubblica al mondo per Bitcoin detenuti: 18.712 BTC.

Per questa settimana è tutto. Ricordatevi che il prezzo è una distrazione: fate Zoom Out!

Adozione aziendale crypto: il report di maggio 

SpaceX

Bitcoin, Ethereum e crypto in generale: come si sono comportate le aziende a maggio? Cosa ci dice il report mensile di BitcoinTreasuries.net?

Quando il quadro è super bullish, l’attenzione è massima, l’euforia domina e arriva la solita valanga di post su X (ex Twitter) pieni di razzi, fiamme e caps lock. Dall’altro lato, quando il mercato è in flessione e il sentiment è negativo, il disinteresse regna, anche se è proprio in quei momenti che gli Smart Money accumulano in vista di miglioramenti futuri. In questo articolo analizziamo il May 2026 Corporate Adoption Report pubblicato da BitcoinTreasuries.net: come si sono mosse le aziende a maggio? 

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Quanti Bitcoin sono entrati nelle tesorerie a maggio?

Senza ulteriori giri di parole, andiamo subito al dunque: nel corso di maggio, le tesorerie delle società pubbliche, cioè quelle quotate in Borsa, hanno incrementato sensibilmente le loro posizioni in Bitcoin, riportando un’aggiunta lorda di ben 51.045 BTC. Per aggiunta lorda si intende il volume totale degli acquisti effettuati sul mercato al netto delle vendite, cioè prima di sottrarre le eventuali cessioni. 

Se, infatti, andiamo a calcolare il saldo netto mensile, ovvero la differenza tra i Bitcoin entrati e quelli usciti dalle tesorerie aziendali nello stesso arco di tempo, la cifra si attesta a 43.557 BTC, equivalenti a circa 3,2 miliardi di dollari –  al prezzo di 73.467 dollari per BTC. 

Per dare contesto, calcolando il mese di maggio, nei primi cinque mesi del 2026 le società pubbliche hanno aggiunto alle proprie tesorerie circa 166.500 BTC, con una media di 33.300 BTC al mese. 

Il dominio di Strategy e il “tesoro nascosto” di SpaceX

Nel club esclusivo dei grandi accumulatori societari, Strategy ha mantenuto saldamente il suo ruolo di principale acquirente aggiungendo ben 25.404 BTC al proprio bilancio nel solo mese di maggio.

La mossa interessante risiede in un dettaglio operativo di cui abbiamo già parlato quando Bitcoin è sceso sotto i 66.000$, perdendo il 13% in due giorni: la società ha registrato le sue prime piccole vendite, pari a 32 BTC. Premesso che Strategy attualmente detiene 845.256 BTC e che questa cessione equivale allo 0,0038% del totale detenuto, la dirigenza ha subito comunicato che non si è trattato di un cambio di rotta, bensì di una strategia per cui per ogni singolo Bitcoin venduto si prevede di riacquistarne tra i 10 e i 20. L’obiettivo dichiarato è incredibile: raggiungere la quota record di 1 milione di BTC detenuti in tesoreria entro la fine del 2026

Parallelamente, un’altra clamorosa novità ha scosso i mercati tradizionali: SpaceX, in piena fase di preparazione per la propria IPO (Offerta Pubblica Iniziale), il processo attraverso cui una società privata decide di quotarsi in borsa per la prima volta, ha ufficialmente comunicato di possedere 18.712 BTC.  Una volta quotata, l’azienda di Elon Musk diventerà l’ottava tesoreria pubblica al mondo per Bitcoin detenuti. 

Non solo colossi: parliamo anche di medie imprese e di comparto privato

Il report di maggio 2026 non riguarda però soltanto i soliti giganti, ma si concentra anche sull’allargamento e la diversificazione della platea di aziende che scelgono di integrare Bitcoin nei propri bilanci. 

Strive ha riportato l’aggiunta di 1.943 BTC a maggio, seguita a stretto giro da un ulteriore acquisto di 2.500 BTC nei primissimi giorni di giugno, portando il totale detenuto a 19.032 BTC. Anche Coinbase ha rafforzato la propria infrastruttura patrimoniale, inserendo in bilancio altri 1.103 BTC, incrementando le riserve complessive a 16.492 BTC

Ma la lista delle tesorerie si espande anche verso nuove realtà: per esempio, la farmaceutica Apimeds Pharmaceuticals ha dichiarato una riserva di 1.000 BTC, mentre American Bitcoin ha aggiunto 500 BTC posizionandosi stabilmente al quindicesimo posto della classifica globale. 

Infine River, una tesoreria privata, ha dichiarato l’aggiunta di 478 BTC

Ethereum e altcoin: la diversificazione corporate da 20 miliardi

Fermarsi solo a Bitcoin racconterebbe una storia incompleta, perché le aziende più innovative stanno iniziando a guardare con estremo interesse alle altcoin: attualmente, le società globali detengono nei propri bilanci quasi 20 miliardi di dollari di controvalore in altcoin

Questo dato ci dice che le aziende non cercano più solo un rifugio alternativo contro i rischi macroeconomici, ma vogliono esporsi direttamente sui protocolli software che potrebbero avere un ruolo fondamentale nella finanza del futuro. 

Analizzando la classifica generale delle prime 20 tesorerie crypto a livello globale, si nota infatti la presenza di ben cinque realtà aziendali il cui focus è principalmente orientato su questi asset alternativi.

Ethereum comanda con Bitmine top holder

All’interno di questo comparto alternativo, Ethereum rappresenta la fetta indiscutibilmente maggioritaria del mercato, con circa 13 miliardi di dollari detenuti complessivamente all’interno delle tesorerie aziendali. 

In questo specifico segmento, Bitmine di Tom Lee sta portando avanti una strategia di accumulo a dir poco aggressiva: ha dichiarato di possedere più di 5,42 milioni di ETH nel proprio bilancio. Per comprendere la portata di questo dato, basti pensare che attualmente Bitmine da sola detiene il 73% di tutti gli ETH presenti nelle tesorerie pubbliche mondiali e controlla il 4,49% dell’intera supply circolante di Ethereum, ovvero l’ammontare complessivo di ETH emessi e liberamente scambiabili sul mercato. 

Ma l’azienda non ha intenzione fermarsi: ha formalmente dichiarato al mercato di puntare al raggiungimento del 5% – the Alchemy of 5% – dell’intera fornitura totale nel corso del 2026.

Solana, Hyperliquid e XRP: le nuove frontiere?

I dati di maggio 2026 evidenziano infine che l’interesse istituzionale sta colonizzando anche altri progetti blockchain: in breve, i bilanci aziendali registrano attualmente posizioni di rilievo in Solana per circa 1,3 miliardi di dollari, Rain sempre per 1,3 miliardi, Hyperliquid per 1,1 miliardi e XRP per 547 milioni.

In conclusione: oggi la tesoreria aziendale va ben oltre i classici titoli di Stato a basso rendimento, ma sembrerebbe in una fase di evoluzione in una gestione digitale e diversificata, perfettamente integrata con le tecnologie finanziarie più moderne

In ogni caso, a prescindere dall’andamento del mercato, noi monitoreremo mese per mese le strategie aziendali relative al settore crypto: per continuare a seguire questi aggiornamenti, iscriviti al nostro canale Telegram o clicca qui sotto!

Riunione BCE giugno 2026: i risultati

Riunione BCE marzo 2026: i risultati

La BCE si è riunita l’11 giugno per decidere la politica monetaria dell’Eurozona: cosa è successo ai tassi di interesse? Qui i risultati

La riunione della Banca Centrale Europea di giovedì 11 giugno 2026 ha visto i membri del Consiglio Direttivo riunirsi per discutere, tra le altre cose, in merito alle politiche monetarie dell’Eurozona. Sul tavolo, le decisioni relative ai tassi di interesse. Cosa è successo?

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Riunione della BCE: qual è il contesto economico?

La riunione della BCE di giugno 2026 è avvenuta in uno scenario economico complesso, in cui l’incertezza sul futuro domina incontrastata, tra l’imprevedibilità di Donald Trump e le guerre che sembrano destinate a durare ancora a lungo. 

I temi principali hanno riguardato soprattutto la crescita economica, fortemente condizionata dall’instabilità del contesto geopolitico, e l’inflazione, al 3,2% secondo l’ultima rilevazione – maggiore rispetto alle previsioni. Vediamo nel dettaglio cosa si è deciso.

La BCE alza i tassi di interesse 

Giovedì 11 giugno. Il Consiglio Direttivo della Banca Centrale Europea ha comunicato la sua decisione in materia di politica monetaria per l’Eurozona: per la prima volta dal 2023, la BCE ha deciso alzare i suoi tre tassi di interesse chiave di 25 punti base

Di conseguenza, il tasso sui depositi presso la banca centrale sale al 2,25%, il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,40% e il tasso sulla marginal lending facility al 2,65%.

Le motivazioni dietro la scelta

La BCE ha spiegato che la decisione è è riassunta in questa frase: “Il conflitto in Medio Oriente sta generando pressioni inflazionistiche e la decisione di aumentare i tassi è solida rispetto a una serie di scenari che delineano come lo shock potrebbe evolvere e incidere sulle prospettive di medio termine per l’area euro”.

In questo contesto, come è logico che sia, “le implicazioni complessive della guerra per l’inflazione e la crescita a medio termine dipenderanno dall’intensità e dalla durata dello shock sui prezzi dell’energia, nonché dalla portata dei suoi effetti indiretti e di secondo impatto.”.

Naturalmente, le settimane che verranno saranno fondamentali per capire quale sarà la prossima mossa dell’Eurotower

La prossima riunione è prevista per il 22-23 Luglio 2026: cosa decideranno i membri del Consiglio direttivo? Per non perderti i prossimi meeting, dai un’occhiata al nostro calendario della BCE del 2026 – in ogni caso, noi saremo qui a commentarli. 

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Inflazione USA: il dato del CPI oggi

Inflazione USA: il dato del CPI di oggi

È uscito il Consumer Price Index (CPI), il dato utilizzato per stimare l’inflazione negli Stati Uniti d’America

È uscito il Consumer Price Index (CPI), il dato utilizzato per stimare l’inflazione negli Stati Uniti d’America. Il destino dei mercati passa dall’inflazione USA e, quindi, dal dato del Consumer Price Index (CPI) pubblicato il 10 giugno. In questo articolo, scopriremo cos’è il CPI, perché è importante e analizzeremo gli ultimi dati disponibili.. 

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CPI significato

Tecnicamente, il CPI (Consumer Price Index), o Indice dei Prezzi al Consumo, è un indicatore economico fondamentale che misura quanto sono cambiati i prezzi di beni e servizi che compriamo quotidianamente. In altre parole, il CPI ci dice quanto costa oggi vivere rispetto al passato.  

Il CPI si calcola raccogliendo i dati sui prezzi di un “paniere” rappresentativo di beni e servizi che i consumatori solitamente acquistano. Questo paniere include una varietà di prodotti, come cibo, abbigliamento, alloggio, trasporti, istruzione, assistenza sanitaria e altri beni e servizi comuni. Il Bureau of Labor Statistics (BLS) degli Stati Uniti raccoglie ogni mese i prezzi in 75 aree urbane e li confronta con quelli del periodo precedente.

Perché è importante?

Il CPI è utilizzato per misurare l’inflazione, cioè quanto aumenta il costo della vita. Se il CPI sale, significa che i prezzi stanno aumentando e che, in media, si deve spendere di più per vivere come si faceva prima.

Bitcoin e CPI: come sono legati?

Il Consumer Price Index è uno dei principali indicatori che i membri della Federal Reserve prendono in considerazione quando devono effettuare delle scelte in materia di politica monetaria: generalmente, quando l’inflazione scende, il FOMC (Federal Open Market Committee) è più sereno nel tagliare i tassi e viceversa.

Attualmente, tuttavia, gli analisti credono che il Presidente della Fed e il gruppo di Governatori – Board of Governors – che presiede il FOMC, siano inclini a mantenere stabili i tassi anche per le prossime riunioni, al fine di valutare l’impatto dei tagli effettuati durante il 2025.

Bitcoin, generalmente, accoglie positivamente il taglio dei tassi: quando il denaro costa meno, gli investitori sono più inclini a spostare la liquidità verso asset più volatili alla ricerca di maggiori profitti. In questo scenario ipotetico, azionario e crypto rientrano tra le scelte principali.

In ogni caso, il CPI resta uno strumento fondamentale per comprendere l’andamento dell’inflazione e cercare di prevedere il comportamento della banca centrale americana: se ti interessa il tema, trovi tutte le date per il 2026 nel nostro articolo sul calendario delle riunioni della Fed

L’ultima volta che è successo

L’ultimo CPI di maggio è risultato superiore rispetto alle previsioni e al CPI del mese precedente: l’inflazione cresce mese dopo mese spinta dai rincari dei prezzi dell’energia conseguenti allo scoppio della guerra in Iran, che ha portato al blocco dello Stretto di Hormuz, collo di bottiglia attraverso cui transita un quinto del petrolio e del GNL (gas naturale liquefatto) prodotti a livello mondiale.  

In numeri, com’è andato il CPI di oggi?

Inflazione USA di giugno 2026: l’analisi dei dati

Secondo il rapporto pubblicato dal BLS (Bureau of Labor Statistics), il CPI mensile (MoM) è aumentato dello 0,6% rispetto al mese precedente, così come il CPI anno su anno (YoY), in crescita del 3,8%. Questo dato, per usare un eufemismo, è negativo, poiché l’inflazione anno su anno non sembra arrestarsi e si allontana sempre di più dal target imposto dalla Fed, cioè il 2%. 

Il Il CPI di luglio sarà più alto? È probabile, ma non così sicuro: il dato di oggi (4,2% YoY) segnala un’inflazione già molto alta. Dall’altro lato, anche se la guerra che vede coinvolti Stati Uniti, Israele e Repubblica islamica dell’Iran dovesse terminare, gli effetti di un rincaro prolungato del prezzo del Brent e del WTI si faranno sentire a lungo.

Taglio dei tassi all’orizzonte? Scordiamocelo

Cosa deciderà la Fed riguardo ai tassi di interesse nel FOMC del 16-17 giugno 2026? Sul FedWatch Tool, lo strumento principe per questo tipo di previsioni, le probabilità del taglio di 25 punti base sono ormai pari a zero. Il No Change è dato al 96,2%, con un restante 3,8% legato al taglio dei tassi di 25 punti base.

Dati storici del CPI YoY nel 2026 

Ecco come sta andando il CPI nel 2026:

Giugno 2026:  +4,2% (previsto + 4,2%)
Maggio 2026: +3,8% (previsto 3,7%)
Aprile 2026: +3,3% (previsto 3,3%)
Marzo 2026: 2,4% (previsto 2,4%)
Febbraio 2026: 2,4% (previsto 2,5%)
Gennaio 2026: 2,6% (previsto 2,7%)

Dati del 2025: 

Dicembre 2025: 2,7% (previsto 3,1%)
Ottobre 2025: 3% (previsto 3,1%)
Settembre 2025: 2,9% (previsto 2,9%)
Agosto 2025: 2,7% (previsto 2,7%)
Luglio 2025: 2,7% (previsto 2,7%)
Giugno 2025: 2,4% (previsto 2,5%)
Maggio 2025: 2,3% (previsto 2,4%)
Aprile 2025: 2,4% (previsto 2,5%)
Marzo 2025: 2,8% (previsto 2,9%)
Febbraio 2025: 3% (previsto 2,9%)
Gennaio 2025: 2,9% (previsto 2,9%)

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Tasse Crypto e DAC8: perché ormai chi evade si vede davvero 

Tasse crypto DAC8

Dichiarazione dei redditi crypto: cos’è la direttiva DAC8? E perché con questo provvedimento gli evasori saranno individuati molto più facilmente?

L’ecosistema delle crypto ha raggiunto un livello di maturità che impone un approccio trasparente alla gestione dei propri asset. A livello normativo, dal 1° gennaio 2026, con la piena operatività della Direttiva europea DAC8 (Direttiva 2023/2226/UE, recepita dagli Stati membri dell’Unione Europea), ogni operazione finanziaria di rilievo compiuta attraverso intermediari è visibile, tracciata e a disposizione dell’amministrazione finanziaria.

Una premessa rapida: la soluzione è qui sotto

Se stai leggendo questo articolo sarai sicuramente in quel periodo di ricerca disperata di informazioni sulle tasse crypto sotto titoli come “tutto quello che devi sapere nel 2026”. 

Sappiamo perfettamente quanto tutto questo possa essere faticoso e poco piacevole: oltre allo studio delle normative fiscali, dovrai poi metterti davanti allo schermo, recuperare lo storico, tra date, prezzo di carico e via dicendo, per compilare un file Excel. 

Per questo motivo, abbiamo pensato a delle soluzioni ad hoc per coloro che investono in cripto-attività. 

La prima, più rapida, è richiedere una consulenza fiscale su misura coi nostri commercialisti specializzati sul tema Tasse Crypto.
Per farlo, ti basterà cliccare sul tasto qui sotto e indicare se sei già nostro cliente o meno, poi ti ricontatteremo noi appena possibile: in meno di un giro di orologio avrai compilato il modulo.

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La seconda, leggermente più complessa, ma sempre molto più veloce della “via tradizionale”, si riferisce ai servizi fiscali offerti da Young Platform, con cui hai la possibilità di sistemare la questione una volta per tutte anche se hai utilizzato altre piattaforme oltre a Young Platform.

E non è tutto: devi regolarizzare più di un anno di operatività? Con noi, lo ottieni al prezzo di un report annuale. Info al tasto che vedi qui.

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Tasse crypto, con la DAC8 cambia tutto: le autorità potranno incrociare i dati in modo automatico

Nell’era della digitalizzazione, il controllo fiscale non si basa più su indagini lunghe e dispendiose: l’infrastruttura dell’Agenzia delle Entrate ha automatizzato i processi di verifica, creando un flusso continuo di informazioni che viaggiano dalle piattaforme di scambio direttamente ai server istituzionali

I dati raccolti dagli exchange vengono sistematicamente confrontati con le dichiarazioni dei redditi presentate dai contribuenti, con un’attenzione particolare al Quadro RW, la sezione del modello redditi necessaria per il monitoraggio delle attività finanziarie detenute all’estero, e ai moduli per la dichiarazione delle plusvalenze, come il Quadro RT

Molto semplicemente, nel momento in cui il software rileva un’incongruenza tra i volumi indicati dall’operatore crypto e quanto comunicato dal cittadino, il sistema genera in automatico un alert

Signore e signori, benvenute e benvenuti nell’era del “chi evade si vede“. 

Il monitoraggio è completo: la tecnologia vale per tutti 

In molti sono ancora convinti che le piattaforme comunichino al Fisco esclusivamente il controvalore del portafoglio al 31 dicembre di ogni anno: si tratta di una visione che sottovaluta enormemente le capacità delle amministrazioni

Ora, gli exchange e i fornitori di servizi legati agli asset virtuali sono obbligati a condividere un tracciato digitale estremamente dettagliato che associa il codice fiscale dell’utente a un panorama completo di movimenti: questo perimetro include le operazioni di “cash-out, ovvero gli scambi diretti da crypto a valute fiat come l’Euro, e altro ancora. 

Infatti, vengono comunicati gli scambi interni tra diverse criptovalute, i movimenti che coinvolgono le stablecoin, i trasferimenti verso portafogli privati e persino le transazioni quotidiane effettuate tramite le carte di pagamento collegate ai saldi crypto. 

Il risultato: una “fotografia finanziaria” che non ammette più punti ciechi.

Dichiarazione dei redditi crypto non presentata? Ti attendono due step

A fronte di un flusso di dati così preciso, il rischio di subire un controllo in caso di omissione dichiarativa diventa una certezza a stretto giro

Qualsiasi discordanza significativa fa scattare l’invio della classica lettera di compliance da parte dell’Agenzia delle Entrate: si tratta di una comunicazione ufficiale con cui il Fisco invita il contribuente a giustificare l’anomalia riscontrata o a regolarizzare in modo spontaneo la propria posizione

Decidi di ignorare questo avviso formale? Il passaggio successivo consiste nell’avvio di un accertamento fiscale vero e proprio. 

Le conseguenze, a quel punto, si misurano in sanzioni amministrative o pecuniarie capaci di erodere in modo critico il capitale accumulato.

Con la DAC8 e il modello CARF, l’estero non ti salva più 

Qualora si ipotizzasse di poter fuggire dal Fisco spostando i propri capitali verso l’estero, è fondamentale comprendere la vastità della rete di controllo: la direttiva DAC8 impone un livello di cooperazione e di scambio di informazioni vincolante tra tutte le amministrazioni fiscali dell’Unione Europea. Ma non è tutto: l’orizzonte della vigilanza supera ampiamente i confini europei
Attraverso il CARF (Crypto-Asset Reporting Framework), elaborato dall’OCSE/OECD (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), adesso si parla di condivisione delle informazioni su scala globale.

Detto in modo più romantico: le nazioni stanno unendo le forze per combattere l’evasione, rendendo obsoleto il concetto di paradiso fiscale per gli asset crypto.

Basta dichiarare i redditi crypto per dormire sereni

Dichiarare correttamente le crypto, all’interno di un quadro normativo così delineato, diventa un pilastro fondamentale della gestione del proprio patrimonio. In sintesi: se prima sperare di farla franca evitando di dichiarare era illegale e disonesto, adesso è illegale, disonesto e anche decisamente sciocco e controproducente. 

Presentare la dichiarazione dei redditi crypto rappresenta oggi l’unico vero strumento di protezione per i propri investimenti: mettersi in regola è il passaggio obbligato per operare in un mercato che, giorno dopo giorno, si sta muovendo in un contesto sempre più regolamentato, istituzionale e, di conseguenza, controllato

La dichiarazione dei redditi crypto facile è a due click di distanza

C’è poco da aggiungere, il quadro è chiaro: prima o poi, chi evade viene beccato. L’unico comportamento da adottare – e questo a prescindere dalle nuove direttive – è mostrare la massima trasparenza e dichiarare

Con Young Platform, puoi ricostruire lo storico crypto senza stressarti dietro ai file pdf e al riempimento di caselle Excel: devi solo accedere al tuo account, o registrarti, entrare nella sezione Tasse & Report e cliccare su Report fiscale Young, qualora avessi utilizzato solo il nostro exchange, o su Report fiscale Young-Okipo, nel caso in cui volessi dichiarare l’operatività effettuata su altre piattaforme.

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Messaggio pubblicitario. Le cripto-attività sono altamente volatili e ad alto rischio. Young Platform non fornisce consulenza finanziaria né fiscale. Fai sempre le tue ricerche autonome.

Disoccupazione e Non Farm Payroll: i dati USA

Occupazione USA: i dati e le reazioni dei mercati

Sono usciti i dati sull’occupazione negli Stati Uniti: Non Farm Payrolls e disoccupazione. Qual è la situazione?

Nella giornata di venerdì 5 giugno, il BLS (Bureau of Labor Statistics) americano ha comunicato i dati relativi al mercato del lavoro. Nello specifico, sono uscite le rilevazioni sui Non Farm Payrolls (NFP), cioè i nuovi posti di lavoro creati al netto del settore agricolo, e sul tasso di disoccupazione. Qual è la situazione? Come si sono comportati i mercati e perchè?

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I dati: Non Farm Payrolls e tasso di disoccupazione 

La rilevazione del 5 giugno è la sesta del 2026, ma andiamo subito al sodo: i NFP sono cresciuti di 172.000 unità, un dato di gran lunga superiore rispetto alle aspettative che stimavano 85.000 nuovi posti di lavoro, mentre il tasso di disoccupazione resta invariato al 4,3% rispetto al mese di maggio, in linea con le previsioni.

Le implicazioni 

Come è noto, il mondo della finanza dà molta importanza a queste rilevazioni dal momento che il mercato del lavoro è un indicatore preso in forte considerazione, soprattutto da quando la Federal Reserve ha rilasciato i FOMC Minutes di maggio: nel valutare le mosse di politica monetaria, la banca centrale statunitense sta monitorando attentamente tanto la situazione occupazionale quanto la stabilità dei prezzi e, con lo scoppio della Guerra in Iran e delle relative pressioni inflazionistiche, è auspicabile che almeno il primo di questi due indicatori resti positivo. 

Sulla base di queste dichiarazioni, la catena logica che sta guidando i mercati dall’inizio del conflitto in Iran è la seguente: con un’inflazione così alta, se i NFP sono inferiori alle previsioni e il tasso di disoccupazione sale, allora aumentano le probabilità che il FOMC possa alzare i tassi di interesse nel corso di quest’anno – se ti interessano le riunioni di politica monetaria, qui trovi il calendario completo con tutti i meeting del 2026

Le previsioni sul FOMC di giugno

Il FedWatch del CME Group, uno strumento che calcola le probabilità del taglio dei tassi da parte del FOMC sulla base dei prezzi dei futures sui Fed Funds, attualmente dà il No Change al 98,3%, mentre il taglio di 25 punti base – cioè dello 0,25% – vede una probabilità pari all’1,7%. 

Anche se manca ancora un bel po’ al prossimo meeting, il Consumer Price Index di maggio, il secondo dallo scoppio del conflitto in territorio iraniano, segnala un importante ritorno dell’inflazione: il prezzo del petrolio Brent, che ormai viaggia stabilmente vicino ai 100$ al barile, sta provocando un rincaro generalizzato sul costo della vita.  

What’s next?

Nei prossimi giorni, con ogni probabilità, assisteremo a un mercato molto volatile, in particolare lato crypto. In merito, la politica degli Stati Uniti sta condizionando notevolmente il sentiment: il presidente USA Donald Trump sembra trovarsi in un momento di difficoltà. 
In ogni caso, noi saremo qui ad aggiornarti sulle notizie e sui fatti che muovono i mercati. Iscriviti al nostro canale Telegram – se già sei dentro condividi il link con amici e amiche interessati – e a Young Platform per non perderti ciò che conta!

Iran: quando la politica USA influenza i mercati

guerra in iran

Guerra in Iran: a Washington sta cambiando il clima? Trump sotto scacco? Intanto i mercati tradizionale e crypto accusano. Qual è lo scenario?

La Camera degli Stati Uniti ha approvato una risoluzione che traccia una linea di demarcazione netta nella politica estera americana: con 215 voti a favore e 208 contrari, il Congresso ha votato per frenare il Presidente Donald Trump, intimandogli di non intraprendere ulteriori azioni militari nel conflitto con l’Iran. Quando accaduto potrebbe avere un risvolto più importante di quanto si creda. Cerchiamo di capirlo insieme. 

Guerra in Iran: Trump ora appare molto più debole 

Ciò che è successo nella notte italiana tra il 3 e il 4 giugno potrebbe avere un’importanza clamorosa: dal punto di vista puramente tecnico, si tratta di una misura ampiamente simbolica, una specie di risoluzione non vincolante che non ha la forza legale di bloccare i fondi per l’esercito dall’oggi al domani.

 Tuttavia, il suo peso politico è enorme: l’atto impone formalmente alla Casa Bianca di ritirare le forze armate o, in alternativa, di chiedere un’approvazione esplicita al Congresso prima di ogni mossa.

Ma la vera notizia, a parer nostro, risiede nelle dinamiche interne del voto. I Democratici sono riusciti a far passare la misura solo grazie al sostegno di quattro deputati Repubblicani che hanno deciso di rompere i ranghi e votare contro il proprio leader. Questa spaccatura evidenzia una forte tensione interna alla maggioranza. 

Come si può immaginare, il motivo principale dietro questo nervosismo è legato alla reazione dell’opinione pubblica: con i prezzi della benzina in costante aumento alla pompa e un ritorno di fiamma dell’inflazione , i cittadini americani stanno mostrando una crescente insofferenza verso i costi economici dei conflitti mediorientali, spingendo i parlamentari a cercare una via d’uscita per non perdere il consenso degli elettori.

Qual è la conseguenza politica principale? La risposta è relativamente semplice: la votazione ha confermato che la maggioranza dei Repubblicani alla Camera è estremamente fragile

Tra qualche mese, a novembre, avranno luogo le Midterm, cioè le elezioni di metà mandato in cui si rinnova la composizione del Congresso: se, com’è probabile, il partito di Trump dovesse perdere il controllo sia della Camera che del Senato, l’intera agenda politica pro-business e pro-crypto, tipica del partito Repubblicano, subirebbe una brusca frenata.

Wall Street divisa: il Tech trema e l’industria festeggia

I riflessi di questo voto si sono fatti sentire immediatamente sui mercati finanziari globali, registrando reazioni asimmetriche nel pre-market, ovvero quella finestra temporale di contrattazioni che precede l’apertura ufficiale delle borse, dove si muovono principalmente i grandi operatori istituzionali.

L’indice S&P 500 che, come è noto, raggruppa le cinquecento aziende statunitensi a maggiore capitalizzazione, ha registrato un calo dello 0,49%, mentre il Nasdaq, l’indice tecnologico per eccellenza, sta cedendo l’1,21% – al momento della scrittura. 

Il motivo di queste performance è perfettamente coerente con quanto scritto poco fa: una probabile perdita di controllo politico da parte di Trump e la prospettiva di una futura avanzata democratica spaventano la Silicon Valley

Questo perché sotto l’amministrazione repubblicana, le aziende stanno beneficiando di una politica accomodante caratterizzata da deregolamentazione e sgravi fiscali. Uno spostamento dell’asse politico verso i Democratici potrebbe portare con sé un aumento delle tasse societarie e, in generale, un approccio molto più restrittivo sull’Antitrust, l’organismo che vigila sulla concorrenza per evitare monopoli, e sullo sviluppo normativo dell’Intelligenza Artificiale.

Al contrario, il Dow Jones sta viaggiando in territorio positivo con un incremento dello 0,45%. L’indice, infatti, è composto dai giganti dell’economia industriale, della manifattura e dei trasporti, come Caterpillar e Boeing. Per queste realtà, la fine delle ostilità in Iran significherebbe una riduzione immediata delle tensioni sul mercato del petrolio

In ultima istanza, un calo del prezzo del greggio ridurrebbe i costi di produzione e logistica, aumentando notevolmente i margini di profitto, erosi dagli attuali rincari energetici. 

L’effetto sul mercato crypto

Le ripercussioni di questo voto parlamentare, naturalmente, hanno un effetto netto anche sul mercato crypto: nella notte, Bitcoin è arrivato a sfiorare i 60.000$, mentre Ethereum è sceso a quota 1.730$, ma anche gli ETF su Crypto registrano forti deflussi. 

Il rischio principale, in questo caso, riguarda il CLARITY Act, il progetto di legge quadro che punta a definire una regolamentazione chiara e stabile per l’industria delle criptovalute negli Stati Uniti: senza una sponda politica forte a Washington, ora rappresentata dalla fazione repubblicana, la sua approvazione diventerebbe più che complessa.

Tuttavia, nonostante la tendenza a credere che la crescita del tech e delle crypto dipenda esclusivamente da governi di stampo repubblicano, i dati storici mostrano una realtà diversa: certamente il contesto era differente, caratterizzato da forti stimoli fiscali per contrastare gli effetti economici della pandemia, ma durante la presidenza del democratico Joe Biden, il valore di Bitcoin è cresciuto del 200%, rompendo per la prima volta in assoluto il tetto dei 100.000$.

CLARITY Act: Cynthia Lummis contro Jamie Dimon 

Già che abbiamo lanciato il tema, ne approfittiamo per approfondire rapidamente il discorso. Il CLARITY Act si trova oggi al centro di uno scontro tra la lobby bancaria e i sostenitori dell’innovazione finanziaria.

Come anticipato, il CLARITY Act è un disegno di legge che mira a stabilire regole certe per il mercato crypto: per questa ragione, sta incontrando una forte resistenza dal settore tradizionale, che vuole proteggere i propri spazi.

Jamie Dimon, amministratore delegato di JPMorgan, ha criticato pubblicamente la proposta di legge: per Dimon, il CLARITY Act concederebbe alle società crypto la possibilità di raccogliere capitali e pagare interessi sui depositi dei clienti senza però sottostare ai medesimi controlli previsti per gli istituti di credito ordinari. 

Il banchiere ha fatto riferimento in particolare al rispetto delle normative AML (Anti-Money Laundering), l’insieme di leggi antiriciclaggio per il tracciamento dei fondi illeciti, e del Bank Secrecy Act (BSA), la legge che impone agli intermediari finanziari di segnalare le transazioni sospette alle autorità di vigilanza.

La senatrice repubblicana Cynthia Lummis, da sempre favorevole allo sviluppo degli asset digitali, ha risposto in modo deciso all’attacco del numero uno di JPMorgan: secondo Lummis, le dichiarazioni di Dimon sono un tentativo di confondere l’opinione pubblica o derivano da una lettura parziale del testo di legge.

La sostanza della disputa è di natura commerciale, dal momento che le banche tradizionali temono lo sviluppo delle stablecoin: se aziende crypto avessero la piena legittimità di offrire rendimenti trasparenti sui depositi in stablecoin, molti risparmiatori potrebbero decidere di spostare i propri capitali fuori dal circuito bancario tradizionale – il cosiddetto deposit flight – dove i tassi di interesse sui conti correnti rimangono spesso vicini allo zero. 

In poche parole, l’obiettivo della lobby bancaria è quello di rallentare il più possibile il CLARITY Act, proprio in virtù di ciò che scrivevamo qualche riga fa: una Camera e un Senato non più a trazione repubblicana renderebbero l’approvazione del testo di legge molto complicata. 

Come andrà a finire?

Non ci resta che attendere: la politica americana ha regalato spesso forti colpi di scena che hanno cambiato le carte in tavola da un giorno all’altro. Noi, ovviamente, continueremo a seguirne gli sviluppi: per restare sempre sul pezzo su ciò che muove davvero i mercati, entra nel nostro canale Telegram ufficiale o iscriviti direttamente a Young Platform!

Bitcoin scivola a 66.000$: cosa è successo?

Bitcoin e interesse istituzionale

Bitcoin ha regalato una festa della Repubblica dal sapore amaro: giù fino a 66.000$. Il mercato crypto ha seguito. Quali sono le motivazioni?

Martedì sera, il mercato crypto ha deciso di turbare un tranquillo giorno di festa: in poche ore, Bitcoin è sceso sotto i 66.000 dollari, spingendosi fino ai 65.700 dollari, per poi recuperare leggermente rimbalzo in zona 66.460 dollari. Il resto del mercato ha seguito: Ethereum ha incassato il colpo perdendo il 7,7% e scivolando a 1.849 dollari. Vediamo insieme cosa ci dicono i dati.

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ETF e liquidazioni hanno grosse responsabilità 

Per capire la dinamica bisogna osservare dove si muovono i grandi flussi di denaro, in particolare quelli gestiti dagli investitori istituzionali: nella sola giornata di martedì, gli ETF spot su Bitcoin, che permettono ai grandi fondi di esporsi su BTC senza doverlo detenere direttamente, hanno segnato deflussi netti per ben 519,2 milioni di dollari, costringendo i gestori dei fondi a vendere BTC sul mercato per liquidare le quote. Una dinamica simile ha colpito anche gli ETF spot su Ethereum, che hanno visto uscire 90,2 milioni di dollari.

Il calo di prezzo che, come abbiamo visto, è anche una conseguenza dei deflussi istituzionali, ha poi innescato una forte ondata di liquidazioni delle posizioni long, quelle operazioni finanziarie in cui l’investitore compra un asset sperando che il suo valore cresca nel tempo. Molti trader, tuttavia, fanno questa scommessa utilizzando la leva finanziaria, ovvero prendendo in prestito denaro dalla piattaforma per amplificare i propri potenziali guadagni.

È chiaramente un gioco fantastico quando il mercato sale, ma diventa un incubo quando il prezzo scende anche solo dell’1-2%: se il valore dell’asset rompe al ribasso una certa soglia critica, la piattaforma fa scattare una “liquidazione forzata”, vendendo automaticamente la posizione del trader per recuperare il denaro prestato. 

Questo meccanismo crea un effetto domino di un certo rilievo: i prezzi scendono, scattano le liquidazioni dei trader a leva che buttano giù ulteriormente il prezzo e fanno scattare le liquidazioni del livello successivo e cosi via. 

In cifre: per Coinglass, tra martedì 2 giugno e mercoledì 3 giugno, sono stati liquidati quasi 270.000 trader con posizioni long per circa 1,8 miliardi di dollari.

Perché Strategy ha venduto Bitcoin dopo quattro anni?

In questo contesto, una notizia specifica ha catalizzato l’attenzione della comunità crypto mondiale: Strategy, la più grande Bitcoin Treasury Company al mondo, ha venduto Bitcoin. L’azienda guidata da Michael Saylor, considerata da tutti il faro dell’accumulo istituzionale, ha rotto il mantra del never sell liquidando 32 BTC per un valore di circa 2,5 milioni di dollari in un arco di tempo compreso tra il 26 e il 31 maggio. 

A prima vista, per chi segue le dinamiche di mercato con un occhio superficiale, potrebbe sembrare un segnale di resa: “se anche Saylor vende, è finita”. Ma, come sempre, occorre indagare più a fondo e analizzare i dettagli con razionalità, senza farsi prendere dal panico.

In primo luogo, è necessario ricordarsi che 32 BTC rappresentano letteralmente lo 0,0004% del totale detenuto, che ora ammonta a 843.706 BTC. In secondo luogo, la società ha immediatamente comunicato che questi fondi non rappresentano un cambio di rotta strategico, ma una pura necessità tecnica di gestione aziendale: servono a finanziare i dividendi sulle sue azioni privilegiate Stretch (STRC)

Nel caso in cui non lo sapessi, le azioni privilegiate sono strumenti finanziari particolari che garantiscono ai loro possessori un diritto di priorità nella distribuzione dei guadagni – i dividendi, appunto – rispetto agli azionisti ordinari, in cambio di solito della rinuncia al diritto di voto nelle assemblee.

Michael Saylor ha definito questa micro-vendita come una sorta di “inoculazione” per l’azienda: un piccolo vaccino finanziario controllato per mantenere sani e bilanciati i conti societari senza intaccare la strategia di accumulo di lungo termine. 

Ma i mercati finanziari stanno ancora cercando di assimilare e contestualizzare questa mossa: vedere Strategy, dopo quattro anni, dal lato dei venditori ha un impatto psicologico non trascurabile sul sentiment.

Strive in controtendenza: compra BTC e supera Coinbase

Mentre il grande pubblico si concentrava sui 32 BTC venduti da Saylor, c’è chi ha deciso di muoversi nella direzione opposta: Strive, un altro peso massimo della finanza, ha aspirato ben 2.500 BTC nella settimana tra il 23 maggio e il 1 giugno. 

Parliamo di un investimento massiccio da circa 185,2 milioni di dollari che ha portato le riserve totali di Strive alla cifra tonda di 19.000 BTC. Una mossa strategica che ha permesso all’azienda di diventare ufficialmente il settimo più grande detentore aziendale pubblico di Bitcoin al mondo, superando Coinbase.

Per evitare di cadere nella stessa necessità tecnica di Strategy ed essere costretta a vendere frazioni della propria riserva crypto per pagare gli investitori, Strive ha parallelamente blindato il proprio bilancio aumentando le riserve di contanti a 137,3 milioni di dollari. Questo tesoretto in valuta fiat ha l’obiettivo specifico e dichiarato di garantire una copertura sicura dei dividendi aziendali per i prossimi 18 mesi

È già qualche mese che il mercato sta cambiando natura sotto i nostri occhi: mentre i piccoli risparmiatori si lasciano spaventare dal rosso dei grafici giornalieri, i grandi capitali aziendali continuano a ridisegnare le proprie tesorerie per i prossimi anni

Noi, ovviamente, continueremo a monitorare la situazione giorno per giorno: per restare sempre aggiornati su ciò che muove davvero i mercati, entra nel nostro canale Telegram ufficiale o iscriviti direttamente a Young Platform.