Glossario essenziale per la dichiarazione dei redditi sulle criptovalute

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Glossario essenziale per la dichiarazione dei redditi sulle criptovalute

Scopri tutte le parole e le informazioni essenziali per preparare la dichiarazione dei redditi sulle criptovalute del 2026.

La questione fiscale sulle criptovalute è un tema abbastanza ostico, che, per la sua complessità, rischia di spaventare e allontanare i piccoli investitori. E non dipende tanto dalla difficoltà della materia in sé, quanto dal fatto che, essendo relativamente giovane, è spesso soggetta a continue rivisitazioni e aggiornamenti.

In Italia, chi investe in criptovalute deve adeguarsi annualmente alle nuove normative introdotte dalla manovra finanziaria di fine dicembre per evitare sanzioni da parte delle autorità.

Quindi abbiamo preparato un glossario essenziale per orientarti nel labirinto della dichiarazione dei redditi crypto del 2026: tienilo a portata di mano mentre compili la dichiarazione o sfoglialo per una panoramica aggiornata sul regime fiscale vigente.

Intanto, qualche link utile sui nostri servizi fiscali:

Airdrop

L’airdrop consiste nella distribuzione gratuita di criptovalute da parte di un progetto, spesso a scopo promozionale. Ai fini fiscali italiani, l’airdrop è qualificato come reddito imponibile, anche se l’utente non ha sostenuto alcun costo per ottenerlo. Di conseguenza, è necessario dichiarare il valore ricevuto e versare la relativa imposta nell’anno fiscale successivo a quello in cui si è ricevuto l’airdrop. L’imposta viene calcolata sul controvalore in Euro dei token al momento esatto del loro accredito nel wallet, a prescindere dalla successiva vendita o meno. Le aliquote applicabili variano in base all’anno di ricezione, a seconda della legge di bilancio in vigore: 

  • 26% per gli airdrop ricevuti nel 2025 (dichiarazione dei redditi 2026)
  • 33% per gli airdrop ricevuti nel 2026 (dichiarazione dei redditi 2027)

Questo valore corrisponde al tuo “prezzo di carico“. Se in seguito deciderai di vendere questi asset a un prezzo superiore, sarai soggetto a una seconda imposta (sempre del 26% o del 33%, a seconda dell’anno di riferimento) calcolata esclusivamente sulla plusvalenza realizzata rispetto al prezzo di carico iniziale. Ricordiamo che per vendita si intende la conversione dei token in valuta fiat (come euro) o in stablecoin di tipo EMT.

Per una spiegazione dettagliata con esempi pratici, consulta l’articolo di approfondimento: Airdrop: cos’è e quali sono le imposte da pagare nel 2026

Bot di trading (Smart Trades)

Un bot di trading è un software che esegue automaticamente operazioni di compravendita di criptovalute seguendo regole o strategie preimpostate. Dal punto di vista fiscale, le operazioni eseguite dal bot sono trattate come se fossero state eseguite direttamente dall’utente. Se il bot vende criptovalute in cambio di euro, dollari o altre valute fiat, l’operazione è fiscalmente rilevante.

Anche lo scambio tra criptovalute e EMT (Electronic Money Token), come chiarito dall’Agenzia delle Entrate, è un’operazione fiscalmente rilevante e può generare una plusvalenza tassabile. Le aliquote applicate variano in base all’anno in cui la plusvalenza è realizzata, a seguito delle nuove leggi di bilancio:

  • 26% per plusvalenze realizzate nel 2025 (dichiarazione dei redditi 2026)
  • 33% per plusvalenze realizzate nel 2026 (dichiarazione dei redditi 2027)

Detto in altre parole, le operazioni automatiche non esonerano dagli obblighi fiscali: ogni ordine può avere impatto sulla dichiarazione dei redditi. Su piattaforme come Young Platform, tutte le attività dei bot (Smart Trades) sono tracciate e già incluse nel report fiscale, con eventuali imposte già calcolate. 

Per una spiegazione dettagliata con esempi pratici, consulta l’articolo di approfondimento: Bot di trading e Smart Trades: cosa sono e quali sono le imposte da pagare nel 2026

Cashback in crypto

Le criptovalute ricevute come rimborso (cashback) a seguito di un acquisto o pagamento — ad esempio tramite carta o app — sono considerate, dal punto di vista fiscale italiano, redditi imponibili. Di conseguenza, è necessario dichiarare il valore ricevuto e versare la relativa imposta nell’anno fiscale successivo a quello in cui si è ricevuto il cashback. 

L’imposta viene calcolata sul controvalore in Euro dei token al momento esatto del loro accredito nel wallet, a prescindere dalla successiva vendita o meno. Le aliquote applicabili variano in base all’anno di ricezione, a seconda della legge di bilancio in vigore: 

  • 26% per cashback ricevuti nel 2025 (dichiarazione dei redditi 2026)
  • 33% per cashback ricevuti nel 2026 (dichiarazione dei redditi 2027)

Se in seguito si decide di vendere le crypto ricevute come cashback e il loro valore è aumentato, si applica una seconda imposta sulla plusvalenza. In questo caso, il prezzo di carico sarà il valore al momento dell’accredito  e la plusvalenza imponibile sarà la differenza tra prezzo di vendita e prezzo di accredito. 

Per una spiegazione dettagliata con esempi pratici, consulta l’articolo di approfondimento: Cashback: come funzionano le tasse se è in crypto?

Commissioni di transazione

Le commissioni di transazione sono costi applicati dagli exchange o dalle blockchain per l’esecuzione di operazioni come acquisti, vendite, prelievi o trasferimenti di criptovalute. Dal punto di vista fiscale, queste commissioni non sono deducibili dal calcolo delle plusvalenze o minusvalenze.

In altre parole, il guadagno o la perdita derivante da un’operazione viene calcolato esclusivamente sulla differenza tra il prezzo di acquisto e quello di vendita dell’asset, senza considerare i costi sostenuti per le commissioni.

Questo significa che, anche se hai sostenuto spese per completare una transazione, l’importo della commissione non riduce la base imponibile su cui si calcola l’imposta del 26% (dichiarazione 2026) o del 33% (dichiarazione 2027). È importante tenerne conto quando valuti il rendimento netto effettivo delle tue operazioni, soprattutto se utilizzi strategie ad alta frequenza. 

Cripto-attività o crypto-asset

Il termine crypto-asset, secondo il regolamento europeo MiCAR, indica qualsiasi bene digitale basato su blockchain, incluse criptovalute (come Bitcoin, Ethereum), stablecoin, NFT, token di utilità e asset tokenizzati. La MiCAR ha definito tre categorie principali di crypto-asset: 

  • EMT (Electronic Money Tokens): stablecoin ancorate a una valuta fiat  
  • ART (Asset-Referenced Tokens): token legati a un paniere di asset
  • Altri token (tra cui Utility Token: token che danno accesso a servizi digitali)

Per la normativa italiana, che parte da questa categorizzazione, una transazione è fiscalmente rilevante solo se avviene tra asset con caratteristiche e funzioni diverse (es. ETH → NFT). Se scambi crypto simili tra loro (es. BTC ↔ ETH o USDC ↔ USDT), non paghi imposte. Non esiste ancora una classificazione ufficiale per ogni token. Le categorie sono interpretate secondo criteri condivisi, ma possono variare tra operatori e Paesi UE.

Per una spiegazione dettagliata con esempi pratici, consulta l’articolo di approfondimento: Crypto-asset e fisco: guida MiCAR e tassazione in Italia nel 2026

Depositi in euro (o altre valute fiat)

Operazioni di versamento di valuta fiat (euro) da un conto bancario o da una carta di pagamento verso il portafoglio in euro di una piattaforma di scambio di criptovalute.

I depositi in euro, se effettuati su un exchange italiano come Young Platform, non sono soggetti a tassazione né devono essere dichiarati nel Quadro RW, in quanto non rappresentano un trasferimento di attività finanziarie estere o l’acquisizione di asset digitali.

Nel caso di depositi fiat su un exchange estero, per l’Agenzia dell’Entrate stiamo parlando a tutti gli effetti di un conto corrente estero: in questo caso, il movimento di denaro va dichiarato nel Quadro RW, nel caso in cui si superino i 15.000€ di giacenza durante l’anno.  

Depositi in criptovalute

Trasferimento di criptovalute da un wallet personale o esterno (es. Metamask, hardware wallet, wallet custodial) verso un altro exchange, un protocollo DeFi o una piattaforma centralizzata.
Il deposito di crypto non genera imposte né plusvalenze, in quanto si tratta di un semplice spostamento di asset già detenuti. Tuttavia, ha rilevanza fiscale ai fini del monitoraggio e deve essere dichiarato nel Quadro RW (Modello Redditi) o nel Quadro W (730), se l’exchange di destinazione è estero o non fa da sostituto d’imposta.

Per una spiegazione dettagliata con esempi pratici, consulta l’articolo di approfondimento: Imposta di bollo e IVACA: l’imposta patrimoniale sulle criptovalute 2026

Importante: al momento del deposito, l’utente deve indicare il prezzo di carico originario degli asset trasferiti. In assenza di tale indicazione, il sistema considera il valore pari a 0 €, con il rischio che, in caso di vendita, l’intero ricavato venga tassato come plusvalenza.

Per una spiegazione dettagliata con esempi pratici, consulta l’articolo di approfondimento: Prezzo di carico: perché è così importante per la dichiarazione dei redditi da criptovalute

Dichiarazione dei redditi da criptovalute

La dichiarazione dei redditi da criptovalute è il documento fiscale che un contribuente residente in Italia presenta annualmente per comunicare al Fisco i redditi e le attività legate al possesso e alle operazioni effettuate con cripto-attività (crypto-asset), come Bitcoin, Ethereum, NFT, stablecoin e altri token digitali. 

La dichiarazione deve riportare:

  • Le plusvalenze realizzate, cioè i guadagni derivanti dalla vendita o dallo scambio di crypto-asset
  • Le minusvalenze, ovvero le perdite subite in operazioni con valenza fiscale
  • Il valore delle cripto-attività detenute al 31 dicembre di ogni anno (per fini di monitoraggio fiscale)

Le informazioni relative alle criptovalute vanno inserite nei quadri del Modello Redditi (ex Unico) o del Modello 730, rispettivamente nei Quadri RW e RT e Quadri W e T del 730.

Per una guida dettagliata sulla compilazione del Quadro RW/W consulta l’articolo di approfondimento: Quadri RW e W crypto 2026: come si compilano?

Per una guida dettagliata sulla compilazione del Quadro RT/T consulta l’articolo di approfondimento: Quadri RT e T crypto 2026: come si compilano?

Franchigia o soglia di esenzione da 2.000 € (abolita)

Fino all’anno d’imposta 2024, era l’importo limite sotto il quale le plusvalenze crypto non erano tassate. A partire dai redditi 2025 (dichiarati nel 2026), questa franchigia è stata definitivamente abolita. Oggi non esiste più alcun “cuscinetto” tax-free: ogni euro di plusvalenza netta generata è soggetto a tassazione. Tuttavia, per problemi legati al software dell’Agenzia delle Entrate, potresti aver diritto a un rimborso di 520€. 

Se pensi di aver diritto al rimborso, consulta l’articolo di approfondimento: Abolita la franchigia dei 2.000€: cosa cambia e come funziona per la dichiarazione dei redditi 2026

Hard Fork

Evento tecnico in cui una blockchain si divide in due versioni incompatibili tra loro, dando origine a una nuova rete e a una nuova criptovaluta. Gli utenti che possedevano token sulla blockchain originale ricevono gratuitamente una quantità equivalente di token sulla nuova rete. A differenza degli airdrop, in Italia l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che la ricezione di token da Hard Fork NON è un evento tassabile nel momento in cui avviene. Tuttavia, il fisco assegna a questi nuovi token un costo di carico pari a 0 €. Questo significa che, qualora in futuro tu decida di venderli o convertirli in Euro/Stablecoin, l’intero importo della vendita sarà considerato “puro guadagno” (plusvalenza) e verrà tassato con le nuove aliquote in vigore (fino al 33% dal 2026). 

Per una spiegazione dettagliata con esempi pratici, consulta l’articolo di approfondimento: Hard fork: cos’è e quali sono le imposte da pagare nel 2026

Imposta di bollo (IVACA)

L’imposta patrimoniale sulle criptovalute in Italia può assumere due forme: IVACA e imposta di bollo. La IVACA (Imposta sul Valore delle Cripto-Attività) si applica sul valore delle crypto detenute su exchange esteri o wallet privati, e deve essere dichiarata nel Quadro RW del Modello Redditi (o Quadro W del 730), con versamento tramite Modello F24. L’imposta di bollo, invece, si applica automaticamente alle crypto detenute su piattaforme italiane e viene trattenuta dall’intermediario. In entrambi i casi, l’aliquota è dello 0,2% annua calcolata sul valore di mercato delle criptovalute al 31 dicembre. L’imposta si paga anche se le crypto non sono state scambiate o vendute.

Per una spiegazione dettagliata con esempi pratici, consulta l’articolo di approfondimento: Imposta di bollo e IVACA: l’imposta patrimoniale sulle criptovalute 2026

Metodo contabile LIFO (Last In, First Out)

Metodo di calcolo utilizzato per determinare il valore delle plusvalenze e minusvalenze nella vendita di criptovalute. Secondo il principio LIFO – “Last In, First Out” – si assume che gli ultimi asset acquistati siano i primi a essere venduti. Questo criterio impatta direttamente sull’entità della plusvalenza imponibile, poiché viene confrontato il prezzo di vendita con il costo di acquisto più recente.

Esempio: se acquisti 1 BTC a 20.000 €, poi un altro a 30.000 €, e ne vendi uno a 35.000 €, con il metodo LIFO si considera venduto quello da 30.000 €. La plusvalenza sarà 35.000 – 30.000 = 5.000 €.

In ambito fiscale, il metodo LIFO è riconosciuto come uno dei criteri di determinazione delle plusvalenze per le cripto-attività. È il metodo adottato nei report fiscali generati da Young Platform, dove il calcolo avviene in automatico, secondo le indicazioni normative italiane.

Mining

Attività di convalida delle transazioni e di creazione di nuovi blocchi su una blockchain, svolta mediante l’impiego di potenza computazionale in cambio di una ricompensa in criptovaluta.
Dal punto di vista fiscale, in Italia il mining può generare due tipologie di reddito, a seconda della natura dell’attività.

  • A livello personale, il compenso percepito viene classificato come reddito diverso e assoggettato a tassazione.
  • A livello professionale (con mezzi organizzati e continuità): si considera reddito d’impresa, soggetto a IVA e tassazione ordinaria, con obbligo di partita IVA.

L’imposta sulle ricompense da mining è applicata e deve essere pagata nell’anno successivo a quello in cui le crypto sono state accreditate sul wallet. La base imponibile è calcolata sul prezzo delle crypto alla data di ricezione.

  • Dichiarazione: le ricompense devono essere incluse nel Quadro RT del Modello Redditi o nel Quadro T del Modello 730, a seconda del regime fiscale adottato.

Il prezzo delle criptovalute al momento dell’accredito coincide con il tuo “prezzo di carico“. Se in seguito deciderai di vendere questi asset a un prezzo superiore, sarai soggetto a una seconda imposta calcolata esclusivamente sulla plusvalenza realizzata rispetto al prezzo di carico iniziale.

  • 26% per plusvalenze realizzate nel 2025 (dichiarazione dei redditi 2026)
  • 33% per plusvalenze realizzate nel 2026 (dichiarazione dei redditi 2027)

Per una spiegazione dettagliata con esempi pratici, consulta l’articolo di approfondimento: 

Mining di criptovalute: trattamento fiscale in Italia nel 2026

Minusvalenze

Perdita che si verifica quando una criptovaluta viene venduta a un prezzo inferiore rispetto al suo costo di acquisto. Dal punto di vista fiscale, le minusvalenze realizzate nella cessione di cripto-attività possono essere compensate con plusvalenze ottenute dalla vendita di altre criptovalute, riducendo l’imposta complessivamente dovuta.

A partire dal 2023, la normativa italiana prevede che tali minusvalenze siano compensabili nei quattro anni successivi (quindi per 5 dichiarazioni dei redditi in totale). Le minusvalenze maturate prima del 2023 non sono compensabili a causa del cambio di regime fiscale introdotto dalla Legge di Bilancio 2023.

Le minusvalenze devono essere dichiarate nel Quadro RT del Modello Redditi o nel Quadro T del modello 730, e devono essere supportate da documentazione che attesti prezzo di acquisto, vendita e data delle operazioni.

Per una spiegazione dettagliata con esempi pratici, consulta l’articolo di approfondimento: Minusvalenze nelle criptovalute: cosa sono e come utilizzarle per compensare l’imposizione fiscale nel 2026

Modello Redditi Persone Fisiche (ex Modello Unico) 

Documento ufficiale per la dichiarazione dei redditi in Italia, utilizzato da contribuenti che non possono o non vogliono usare il Modello 730. Consente di dichiarare tutte le tipologie di reddito, comprese le plusvalenze da criptovalute e il possesso di crypto-asset detenuti su exchange esteri o wallet personali, tramite i Quadri RT (redditi diversi) e RW (monitoraggio fiscale e imposte patrimoniali). Richiede il calcolo autonomo delle imposte e il versamento tramite Modello F24.

Ordini con valuta fiat 

Operazioni in cui una criptovaluta viene acquistata o venduta utilizzando una valuta tradizionale, come euro o dollari. Le plusvalenze generate dalla vendita di criptovalute contro valuta fiat sono sempre imponibili. Il guadagno imponibile si calcola confrontando il prezzo di vendita con il prezzo di carico della criptovaluta, secondo il metodo LIFO.

Ordini con stablecoin EMT 

Operazioni di compravendita di criptovalute eseguite contro stablecoin classificate come EMT (Electronic Money Tokens), come EURC, USDT o USDC. Fiscalmente, sono trattate come vendite per valuta fiat, quindi generano una plusvalenza imponibile se il valore al momento della vendita è superiore al prezzo di carico. Il calcolo avviene convertendo l’importo in euro al tasso di cambio corrente.

Per una spiegazione dettagliata con esempi pratici, consulta l’articolo di approfondimento: Stablecoin: come vengono classificate dalla MiCA e dalla normativa fiscale

Ordini swap

Operazioni di scambio diretto tra criptovalute con le stesse caratteristiche e funzioni, che non generano imposizione fiscale immediata. Il prezzo di carico della criptovaluta ceduta viene trasferito a quella ricevuta. L’eventuale plusvalenza sarà tassata solo nel momento in cui la nuova criptovaluta sarà successivamente venduta o scambiata con valuta fiat o stablecoin EMT.

Pair (valuta base e valuta quotata)

Nel trading di criptovalute, un pair rappresenta una coppia di valute utilizzata per effettuare scambi. La valuta base è l’asset che si intende acquistare o vendere. La valuta quotata (o di riferimento) è quella con cui si misura il valore della valuta base. Ad esempio, nel pair BTC/EUR, stai comprando o vendendo Bitcoin (BTC, valuta base) utilizzando euro (EUR, valuta quotata). Ai fini fiscali, è importante sapere quale delle due è la valuta quotata, perché se è una valuta fiat (come l’euro) o una stablecoin di tipo EMT, lo scambio può generare una plusvalenza imponibile.

Plusvalenze da criptovalute

La plusvalenza si verifica quando una criptovaluta viene ceduta (venduta o scambiata) a un prezzo superiore rispetto al suo costo di acquisizione (inclusi i casi di ricezione tramite airdrop, staking o mining). L’imposta si applica esclusivamente nel momento in cui la plusvalenza è effettivamente realizzata, ovvero quando la criptovaluta viene scambiata con:

  • Euro o altra valuta fiat.
  • Stablecoin classificate come EMT (es. USDT, USDC, EURC).
  • Beni o servizi.

Le plusvalenze generate da criptovalute sono classificate come redditi diversi di natura finanziaria e sono soggette a tassazione. Le aliquote applicate sono determinate dalla Legge di Bilancio e variano in base all’anno di realizzazione del guadagno:

  • 26% per plusvalenze realizzate nel 2025 (da dichiarare nel 2026).
  • 33% per plusvalenze realizzate nel 2026 (da dichiarare nel 2027).

Specifiche per la dichiarazione 2027 (Plusvalenze 2026): l’aliquota dipende dalla tipologia di controvalore ricevuto al momento della cessione.

  • 26% se la vendita avviene in cambio di EMT (Electronic Money Tokens) ancorati all’Euro (es. EURC).
  • 33% se la vendita avviene in cambio di Euro, ART (Asset-Referenced Tokens) o EMT ancorati a valute fiat diverse dall’euro (es. USDT, USDC).

Inoltre, a partire dalla dichiarazione dei redditi 2026, la soglia di esenzione di 2.000 € è stata eliminata. L’imposta è dovuta sin dal primo centesimo di guadagno realizzato.

  • Valore di vendita (in euro) – Prezzo di carico = Plusvalenza imponibile

Prezzo di carico

Il prezzo di carico è il valore iniziale di una criptovaluta al momento in cui entra nel tuo patrimonio. Serve per calcolare la plusvalenza o minusvalenza quando venderai o scambierai quell’asset. È un elemento fiscale importante: se non viene dichiarato correttamente, potresti pagare più tasse del dovuto. 

Nel caso di acquisto diretto, coincide con il prezzo pagato. Per criptovalute ricevute tramite airdrop, staking, mining, hard fork o programmi Earn, corrisponde al valore di mercato al momento dell’accredito. Per i token ricevuti tramite Hard Fork, il prezzo di carico è fissato per legge a 0 (zero) €.

Se la cyrpto viene trasferita da un wallet esterno su un exchange, il prezzo di carico deve essere dichiarato manualmente dall’utente. In assenza di tale indicazione, si considera pari a zero, con conseguente tassazione integrale dell’importo ricavato dalla vendita.

Per una spiegazione dettagliata con esempi pratici, consulta l’articolo di approfondimento: Prezzo di carico: perché è così importante per la dichiarazione dei redditi da criptovalute

Quadro RW

Parte del Modello Redditi (ex Unico) dedicata al monitoraggio fiscale delle attività finanziarie estere e delle criptovalute. Serve a dichiarare il possesso di criptovalute e a calcolare l’imposta di bollo (0,2% annuo) sul loro valore al 31 dicembre. È obbligatorio anche se non si sono realizzati guadagni, semplicemente per il possesso.

Per una guida dettagliata sulla compilazione del Quadro RW consulta l’articolo di approfondimento: Quadro RW crypto 2026: come si compila?

Quadro RT

Sezione del Modello Redditi dedicata alla dichiarazione delle plusvalenze da attività finanziarie, comprese le cripto-attività. Qui si indicano: le plusvalenze realizzate vendendo criptovalute con un guadagno. L’imposta da applicare sull’eccedenza è del 26%.

Per una guida dettagliata sulla compilazione del Quadro RT consulta l’articolo di approfondimento: Quadro RT crypto 2026: come si compila?

Quadro W

Equivalente del Quadro RW, ma presente nel Modello 730. Serve per dichiarare il possesso di criptovalute, anche se non si è fatto trading, e per pagare l’imposta di bollo sul valore totale delle crypto al 31 dicembre.

Per una guida dettagliata sulla compilazione del Quadro W consulta l’articolo di approfondimento: Quadro W crypto 2026: come si compila?

Quadro T

Equivalente del Quadro RT, ma presente nel Modello 730. Va compilato se si sono ottenuti guadagni da criptovalute (come vendite con plusvalenza o ricompense da staking).
Consente di calcolare l’imposta sostitutiva del 26% sui redditi da cripto-attività.

Per una guida dettagliata sulla compilazione del Quadro T consulta l’articolo di approfondimento: Quadro T crypto 2026: come si compila?

Ravvedimento Operoso

Strumento previsto dalla normativa fiscale italiana che consente di regolarizzare omissioni o errori nella dichiarazione dei redditi, versando le imposte dovute con sanzioni e interessi ridotti. Può essere utilizzato, ad esempio, per sanare plusvalenze da criptovalute non dichiarate negli anni precedenti, prima che l’Agenzia delle Entrate avvii un controllo.

Per una spiegazione dettagliata con esempi pratici, consulta l’articolo di approfondimento: Ravvedimento operoso: lo strumento per chi non ha dichiarato le crypto

Ricompense da staking

Le criptovalute ricevute come premio per aver bloccato i propri fondi in staking. Sono considerati redditi imponibili. L’imposta si calcola sul controvalore in Euro dei token nel momento esatto in cui li ricevi nel wallet, indipendentemente dal fatto che tu li venda o meno. 

  • Aliquota applicata: 26% → per ricompense ricevute nel 2025 (dichiarazione dei redditi 2026)
  • Aliquota applicata: 33% → per ricompense ricevute nel 2026  (dichiarazione dei redditi 2027) 

Questo valore corrisponde al tuo “prezzo di carico“. Se in seguito deciderai di vendere questi token a un prezzo superiore, sarai soggetto a una seconda imposta (sempre del 26% o del 33%, a seconda dell’anno di riferimento) calcolata esclusivamente sulla plusvalenza realizzata rispetto al prezzo di carico iniziale.

Per maggiori informazioni: Staking e Fisco: come funzionano le imposte sulle ricompense nel 2026

Rivalutazione (Affrancamento) – Opzione Chiusa

La Legge di Bilancio 2025 aveva introdotto un meccanismo straordinario, scaduto il 1° dicembre 2025, per l’aggiornamento del valore fiscale delle criptovalute al 1° gennaio 2025, tramite il versamento di un’imposta sostitutiva del 18%. Importante: non è più possibile accedere a nuove rivalutazioni. Coloro che hanno aderito l’anno scorso sono ora tenuti a inserire l’operazione nella Dichiarazione dei Redditi 2026 (Quadro RT) e, se necessario, a versare la seconda rata entro il 30 novembre 2026..

Se, nel corso del 2025, hai sfruttato il meccanismo di rivalutazione, consulta l’articolo di approfondimento: Rivalutazione delle criptovalute: che cos’è e come funziona nel 2026?

Stack di criptovalute

È il totale delle criptovalute possedute da un utente, suddiviso per prezzo di acquisto o modalità di acquisizione (acquisto, staking, airdrop, mining, ecc.). Lo stack aumenta con ogni nuova criptovaluta ricevuta o acquistata e diminuisce quando si effettuano vendite, conversioni o trasferimenti. Il valore di carico (cioè il prezzo di riferimento) di ciascuna unità dello stack è importante per calcolare correttamente le imposte in caso di vendita.

Per una spiegazione dettagliata con esempi pratici, consulta l’articolo di approfondimento: Prezzo di carico: perché è così importante per la dichiarazione dei redditi da criptovalute

Stablecoin – USDT Tether

Stablecoin ancorata al valore del dollaro statunitense (USD). Le conversioni tra crypto e USDT sono fiscalmente rilevanti.

Stablecoin – USD Coin (USDC)

Stablecoin ancorata al valore del dollaro statunitense. Analogamente a USDT, le operazioni di scambio con USDC sono considerate imponibili.

Stablecoin – EUR Coin (EURC)

Stablecoin ancorata al valore del’euro (EUR). Le conversioni tra crypto e EURC sono fiscalmente rilevanti.

Valuta fiat

Moneta a corso legale emessa da un governo, come l’euro (EUR) o il dollaro statunitense (USD). Le operazioni di conversione tra criptovalute e valute fiat sono sempre soggette a tassazione.

Iran: dieci settimane di guerra. Come sta reagendo il mercato crypto?

Guerra Israele-USA e Iran: le reazioni dei mercati?

La guerra tra Israele-USA e Iran è giunta al secondo mese: tra blocchi e sblocchi dello Stretto di Hormuz, le Borse sono incerte. E il mercato crypto?

La guerra tra Stati Uniti-Israele e Iran è entrata nel secondo mese: lo Stretto di Hormuz, snodo fondamentale dove passa un quinto della produzione mondiale di petrolio e GNL, è doppiamente bloccato, ma nelle ultime due settimane le delegazioni iraniana e statunitense sembrano intenzionate a trovare un accordo. Le Borse mondiali, ovviamente, non hanno idea di cosa potrebbe succedere e navigano a vista. Il mercato crypto segue ma sembra leggermente più solido: qual è la situazione? 

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Guerra in Iran: gli sviluppi dall’inizio del conflitto

Nella mattinata italiana del 28 febbraio, Stati Uniti e Israele davano ufficialmente avvio a una serie di bombardamenti coordinati ai danni dell’Iran: in meno di 24 ore, raggiungono uno dei principali obiettivi dei raid, eliminando l’Ayatollah Alì Khamenei, guida suprema della Repubblica islamica iraniana. A poche ore dall’evento, i Guardiani della rivoluzione, uno dei tre corpi armati iraniani, dichiaravano chiuso lo Stretto di Hormuz: “Se qualcuno tenterà di passare, gli eroi delle Guardie Rivoluzionarie e della marina regolare daranno alle fiamme quelle navi”. 

Nei giorni successivi, il traffico nello Stretto si è ridotto drasticamente: i media e gli organi di sicurezza internazionali segnalavano la presenza di mine navali nel canale. Il prezzo delle materie prime energetiche, di conseguenza, è schizzato alle stelle: attraverso lo Stretto di Hormuz passa tra il 25% e il 30% della produzione mondiale di petrolio e di GNL (gas naturale liquefatto). Con l’apertura del fronte, il Brent – benchmark internazionale – è salito dai 73$ al barile agli odierni 113,7$. 

Ma non finisce qui: nel weekend del 20-23 marzo, Trump ha mandato un ultimatum promettendo di “colpire e radere al suolo le infrastrutture iraniane legate al nucleare. La Repubblica islamica ha risposto col classico “occhio per occhio, dente per dente”: “Se colpite l’elettricità, noi colpiamo l’elettricità“.

Un paio di giorni dopo, il Presidente degli Stati Uniti è tornato sui suoi passi mettendo in atto il solito comportamento che gli è valso il soprannome di TACO: Trump Always Chickens Out – Trump si tira sempre indietro. Cosa ha fatto? 

Ha pubblicato un post sul suo social Truth che recitava, con qualche errore di battitura: “Sono lieto di annunciare che gli Stati Uniti d’America e l’Iran hanno avuto, negli ultimi due giorni, conversazioni molto buone e produttive riguardo a una risoluzione completa e totale delle nostre ostilità in Medio Oriente”. 

Sulla base del tenore e del tono di queste conversazioni approfondite, dettagliate e costruttive, che continueranno per tutta la settimana”, continua il POTUS, “ho dato istruzioni al Dipartimento della Guerra di rinviare qualsiasi attacco militare contro le centrali elettriche e le infrastrutture energetiche iraniane per un periodo di cinque giorni, a condizione che gli incontri e le discussioni in corso abbiano successo”.

Gli iraniani, dall’altro lato, hanno prontamente smentito la dichiarazione bollandola come fake news. Allo scadere del secondo ultimatum, Trump ha esteso il periodo di “non attacco” di altri dieci giorni – forse. 

Si conclude il primo mese di guerra

Nella notte italiana tra l’1 e il 2 aprile, per aggiungere altra carne al fuoco, il Presidente degli Stati Uniti ha tenuto un discorso alla nazione con gli aggiornamenti sull’operazione militare: in sintesi, ha riferito al mondo che la guerra potrebbe continuare per altre sole due o tre settimane, perché gli Stati Uniti avrebbero raggiunto tutti gli obiettivi. 

Infine, durante il weekend pasquale del 5-6 aprile, apparentemente le parti in conflitto avrebbero iniziato a dialogare in merito a un possibile accordo di cessate-il-fuoco della durata di 45 giorni. Ma Donald Trump, in un discorso tenuto nella giornata di lunedì 6 aprile, è stato abbastanza netto: o l’Iran accetta il piano entro le 20 ora di New York (2 del mattino italiane), o “raderà al suolo l’intero paese”. 

Avevamo chiuso l’update con la domanda “è il solito bluff del TACO – Trump Always Chickens Out – President?” a cui è seguita una risposta affermativa: Trump ha accettato una tregua di due settimane col regime degli Ayatollah. In seguito, nel weekend del 11-12 aprile, le delegazioni statunitensi e iraniane si sono incontrate in Pakistan, per dialogare in merito a un possibile accordo definitivo. 

I colloqui non sono andati bene e il Presidente degli Stati Uniti ha ordinato alla propria Marina di bloccare l’uscita dallo Stretto di Hormuz, creando quindi un blocco sul blocco.  

Nelle ultime due settimane, tuttavia, si sente parlare sempre più spesso di cessate il fuoco e colloqui di pace. Durante il weekend del 25-26 aprile, i diplomatici iraniani avrebbero inviato alla controparte USA una proposta: “prima chiudiamo il conflitto e riapriamo Hormuz, poi parliamo della questione del nucleare”. 

Si conclude anche il secondo mese di guerra

Il primo weekend di maggio ha portato venti leggermente più favorevoli: apparentemente, la delegazione iraniana sembra intenzionata ad inserire le questioni relative agli accordi sul nucleare – ufficialmente il casus belli – all’interno del potenziale piano di pace. 

Inoltre il Pentagono, dopo aver ventilato l’ipotesi di attacchi “brevi e potenti”, ha comunicato l’avvio del Project Freedom: inizierà a guidare le petroliere bloccate fuori dallo Stretto. Gli iraniani, tuttavia, non sembrano molto d’accordo: “Qualsiasi forza militare straniera, specialmente l’esercito invasore americano… sarà attaccata“.  
L’incertezza è totale, ma i mercati sembrano ottimisti: come vedremo nel prossimo paragrafo, i listini internazionali continuano a rompere i massimi storici al rialzo.

Le performance dei principali indici azionari

 

Partendo dagli Stati Uniti, i tre principali listini sono tornati ampiamente in territorio positivo: dal giorno uno del conflitto, il Dow Jones sta guadagnando lo 0,3%, mentre l’S&P500 e il Nasdaq 100 hanno messo a segno nuovi All Time High e stanno guadagnando, rispettivamente, il 4,6% e il 10,5% – il Dow Jones subisce più degli altri due proprio perché maggiormente esposto alle variazioni dei prezzi energetici. 

Il momento di turning point, cioè il bottom a cui è seguita l’inversione di trend, si è verificato il 30 marzo. Dalla chiusura di quel giorno, i tre listini hanno messo a segno un recupero di una certa importanza: Dow Jones, S&P500 e Nasdaq 100 stanno guadagnando, nell’ordine, l’8,5%, il 13,4% e il 20,4%

Ma voliamo in Europa, che se la passa un po’ peggio: l’Eurostoxx 50 (STOXX), l’indice che include le top 50 aziende europee, nello stesso periodo sta perdendo il 4%. Nel dettaglio, Londra è giù del 3,9%, Parigi del 5% e Francoforte del 2,6%. Milano fa molto meglio e torna addirittura in territorio positivo con un +2,6%. 

È interessante notare che le performance dei listini europei sono state fortemente influenzate in modo negativo dalla giornata del 4 maggio: i cinque indici menzionati poco fa stanno perdendo tra l’1,6% e il 2%. A pesare, un attacco iraniano con droni alla raffineria di Fujairah, negli Emirati Arabi.

In Asia la situazione è tornata più favorevole: il Nikkei, che rappresenta le 225 aziende più importanti del Giappone, ha invertito la rotta e sta mettendo a segno il +3,2%, mentre il KOSPI, il principale indice sudcoreano che, con lo scoppio della guerra, era arrivato a cedere anche fino al 18%, ha radicalmente cambiato direzione arrivando ad aggiornare i massimi: +19,8% dalla chiusura del 3 marzo. In Cina, l’Hang Seng viaggia sulla parità: +0,3% dall’inizio delle ostilità. 

Focus metalli preziosi: oro e argento 

In questo caos, sarebbe lecito aspettarsi un buon comportamento da parte dei metalli preziosi, universalmente concepiti come lido sicuro in tempi di forti turbolenze. Non è proprio così

La quotazione dell’oro, dalla chiusura del 2 marzo, è scesa del 15,3%, seguita a stretto giro dall’argento (-18,6%). Contestualmente, nonostante non sia un metallo prezioso, il dollaro torna ad assumere un ruolo di riserva di valore: in queste dieci settimane, il DXY – dollaro vs sei principali valute estere – sta guadagnando lo 0,7%. 

E il mercato crypto?

Il mercato crypto sembra essere legato, con le dovute proporzioni, all’andamento del settore tech USA: da venerdì 27 febbraio, Bitcoin sta guadagnando il 21%, dopo settimane di alta volatilità in cui ha puntato i 70.000$ per ben quattro volte, riuscendo infine a rompere quel tetto e passare all’attacco degli 80.000$, superati proprio oggi lunedì 4 maggio; Ethereum fa anche meglio con un +21,15%; Ripple e Solana, invece, mettono a segno performance più modeste, salendo del 3% e del 2,5%. In generale, la Total Market Cap è cresciuta di circa 363,5 miliardi di dollari (+16,2%).

Qualche dato interessante  

Secondo BitcoinTreasuries.net, negli ultimi trenta giorni le Public Companies e gli ETF hanno aumentato i loro stake di Bitcoin del 4,4% e dello 0,7%. In altre parole, da una parte le società quotate – come Strategy (MSTR) – hanno portato il totale detenuto in Bitcoin pari a 1,22 milioni di BTC. Dall’altra, le società emittenti di ETF – come iShares di BlackRock proprietaria di IBIT (iShares Bitcoin Trust ETF) – hanno registrato afflussi positivi e hanno aumentato il proprio stake a 1,62 milioni di BTC.   

In merito, è interessante confrontare gli stake delle entità più rappresentative di queste due categorie: Strategy (MSTR) per le Public Companies e IBIT per gli ETF. Si tratta di un testa a testa serratissimo: la prima detiene 818.334 BTC, il secondo 813.953 BTC

In sintesi, i dati ci dicono che la quantità di Bitcoin disponibile si riduce, con conseguenze positive per il prezzo, come spiegato dalla legge della domanda e dell’offerta.

Siamo di fronte a una rotazione dei capitali?

È la grande domanda, a cui gli investitori crypto (e non) stanno cercando di rispondere da giorni. Chiaramente, nessuno ha la risposta, perché il futuro non può essere previsto. In questi momenti, la cosa migliore da fare è studiare i fondamentali e capire il funzionamento dei protocolli

Non sai da dove partire? Non preoccuparti: la nostra Academy è ottima per chi vuole iniziare, ma anche per chi è già esperto e vuole ripassare.  

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Quadri RT e T crypto 2026: come si compilano?

Quadri rt e t

I Quadri RT e T della dichiarazione dei redditi sono molto importanti se investi in crypto: a cosa servono? Come fare per compilarli correttamente?

I Quadri RT e T fanno parte, rispettivamente, del Modello Redditi PF e del Modello 730: se si investe in crypto, è obbligatorio presentare questi documenti ogni anno all’Agenzia delle Entrate per evitare gravi sanzioni. In questo articolo capirai a cosa servono, qual è la differenza e come fare per compilarli in modo corretto. 

La dichiarazione dei redditi crypto 2026? Falla facile

Leggere questo tipo di articoli e studiare i righi e le colonne dei vari Quadri RT/T o RW/W ti annoia tremendamente? Esiste un modo molto più semplice e immediato per presentare correttamente la tua dichiarazione dei redditi crypto 2026: i servizi fiscali offerti da Young Platform

Per fortuna, la tecnologia ci fornisce degli strumenti che mettono la parola fine all’epoca dei pomeriggi passati a riempire le varie caselle dei file excel, con formule, calcoli manuali e nervosismi. 

Young Platform, infatti, ti mette a disposizione dei sistemi costruiti appositamente per chiudere la questione delle imposte sulle crypto in pochi click e senza errori

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Quadro RT e Quadro T: a cosa servono?

I Quadri RT e T servono a dichiarare al Fisco italiano le plusvalenze e le minusvalenze generate ovvero se, quando vendi o scambi le tue crypto, realizzi un guadagno o una perdita. 

In pratica, questi quadri sono fondamentali perché servono a calcolare l’imposta del 26% sui profitti, quindi sulle plusvalenze, che hai effettivamente incassato nell’anno precedente al periodo di imposta che, in questo caso, è il 2025. Vediamo rapidamente i punti chiave relativi ai Quadri RT e T. 

Plusvalenza al netto della spesa 

Il calcolo si fa sottraendo il costo di acquisto, detto prezzo di carico, dal prezzo di vendita, per individuare la parte di profitto su cui applicare l’aliquota al 26%. Se però hai smarrito le prove di quanto avevi pagato inizialmente, il Fisco considera il prezzo di carico pari a zero e ti tasserà sull’intero valore della vendita – articolo dedicato: Prezzo di carico: perché è così importante per la dichiarazione dei redditi da criptovalute

Le minusvalenze come “bonus”

Se invece hai venduto in perdita realizzando una minusvalenza, dichiararlo è una mossa intelligente. Le minusvalenze vengono messe da parte e potrai usarle per abbattere le tasse sui guadagni che farai nei successivi 4 anni. Se vuoi approfondire questo punto fondamentale: Minusvalenze nelle criptovalute: cosa sono e come utilizzarle per compensare l’imposizione fiscale nel 2026.

Addio alla franchigia dei 2.000€

La dichiarazione 2026 segna un cambiamento importante; la vecchia soglia di esenzione di 2.000 euro è stata eliminata: questo significa che, per tutte le operazioni fatte dal 2025 in poi, pagherai le tasse su ogni singolo euro di profitto netto – articolo dedicato: Abolita la franchigia dei 2.000€: cosa cambia e come funziona per la dichiarazione dei redditi 2026.

Cosa cambia tra Quadro RT e Quadro T? Quale scegliere?

La dichiarazione dei redditi può essere presentata attraverso due Modelli differenti: Il Modello Redditi PF e il Modello 730. Come abbiamo anticipato nell’introduzione, se il tuo Modello è il primo allora al suo interno troverai il Quadro RT, altrimenti dovrai compilare il Quadro T, che fa riferimento al Modello 730. Cosa cambia? Vediamo rapidamente a chi è rivolto l’uno e a chi l’altro. 

Modello Redditi PF e Modello 730: chi deve compilare cosa? 

Il Modello Redditi PF è diretto a quelle categorie di contribuenti che non possono o non vogliono usare il modello 730, soprattutto i lavoratori autonomi (obbligati dalla Partita IVA) e chi percepisce redditi diversi, come quelli derivanti da rendite finanziarie o partecipazioni in società. 

Anche la gestione di immobili in affitto o di asset detenuti all’estero (comprese le attività digitali) richiede spesso il passaggio a questo modello. Infine, è la soluzione necessaria per chi deve gestire crediti d’imposta particolari che non trovano spazio nelle procedure semplificate del 730.

Il Modello 730 è un modello semplificato ed è la soluzione per la maggior parte dei dipendenti, compresi coloro che lavorano all’estero o percepiscono ammortizzatori sociali (come la cassa integrazione), e pensionati. 

Possono utilizzarlo anche i soci di cooperative, i sacerdoti e chi ricopre cariche pubbliche elettive – i politici. Il 730 è disponibile anche per chi ha un contratto a tempo determinato (incluso il personale della scuola).

Se non hai capito quale Modello fa al caso tuo, rivolgiti al tuo commercialista o approfitta dei nostri che sono commercialisti specializzati proprio sul tema crypto.

Prima di passare al tema principale, cioè la compilazione dei Quadri RT e T, occorre sottolineare un dettaglio: anche se nel 2025 non hai comprato o venduto crypto, generando plusvalenze o minusvalenze, devi comunque presentare la dichiarazione dei redditi all’Agenzia delle Entrate per il semplice fatto di possedere le crypto

In questo caso, i documenti di riferimento sono i Quadri RW e W: questi ti serviranno sia per segnalare le crypto in tuo possesso che per pagare l’imposta di bollo allo 0,2%. Abbiamo scritto un articolo che spiega per filo e per segno i Quadri RW e W tra differenze, funzione e guida alla compilazione: Quadri RW e W crypto 2026: come si compilano?

Come compilare il Quadro RT?

Il Quadro RT, come abbiamo spiegato poco fa, è un foglio digitale – si può stampare ovviamente – dove dovrai inserire tutte le informazioni relative alla tua operatività del 2025: acquisti e vendite e relative plusvalenze o minusvalenze.

Per la dichiarazione dei redditi crypto nel 2026, le sezioni del Quadro che ci interessano sono tre: la Sezione V-A (Plusvalenze derivanti dalla cessione di cripto-attività 26%), la Sezione VI (Plusvalenze o minusvalenze) e la Sezione V-B (Dati calcolati). I righi che ci interessano, invece, sono nove: da RT41 a RT45, RT57 e RT88, RT89 e RT90

Tieni a mente che ogni rigo presenta un massimo di quattro colonne, ognuna con una funzione specifica: nel quadro RW si arriva fino a 34 colonne. Partiamo con la guida rigo dopo rigo, colonna dopo colonna.

Quadro RW: Sezione V-A, rigo RT41 e RT42

Questa coppia di righi rappresenta il cuore del Quadro RW: qui dovrai distinguere tra vendite normali e quelle “agevolate”. Per dare contesto, questa distinzione è frutto di un provvedimento particolare che ha offerto agli investitori la possibilità di ridurre legalmente il carico fiscale sulle plusvalenze future: la rivalutazione con aliquota agevolata al 18%

RT41 (Cripto-attività “normali”): è il rigo per chi non ha fatto la rivalutazione.

  • Colonne 1 e 2: servono solo se hai venduto entro la fine del 2024 ma hai incassato i soldi nel 2025. In questo caso fortunato, dato che si parla delle operazioni pre-2025, la vecchia franchigia dei 2.000 euro vale ancora: paghi solo se superi quella cifra.
  • Colonne 3 e 4: qui finisce tutta l’operatività del 2025. Naturalmente, non si parla più di franchigia e ogni euro di guadagno viene tassato. Nella colonna 4 scrivi il costo d’acquisto usando il metodo L.I.F.O. (Last In First Out). Lo ricordiamo: assicurati di avere a portata di mano le hai prove del prezzo di acquisto, altrimenti il fisco lo considererà pari a zero e ti tasserà su tutto l’incasso.

RT42 (Cripto-attività rivalutate): usalo solo se hai pagato l’imposta del 18% entro il 1° dicembre 2025 per “aggiornare” il valore delle tue monete. Ricorda che con questa opzione non puoi dichiarare perdite (minusvalenze). Se non hai aderito al meccanismo, puoi andare avanti.

Quadro RW: Sezione V-A, rigo RT43, RT44 e RT45

Non ci sono solo tasse, puoi anche recuperare qualcosa: ti ricordi il discorso di prima sulle minusvalenze?

RT43 (Minusvalenze passate): se dal 2023 in poi hai dichiarato delle minusvalenze, in particolare nel rigo RT94 del quadro RT del Modello Redditi PF 2024, puoi scriverle qui per compensare le plusvalenze di quest’anno. Se però all’epoca non le avevi dichiarate, ci dispiace per te: non potrai sfruttarle.

RT44 (Perdite certificate): qui indichi le perdite che ti sono state certificate ufficialmente da exchange o banche. Nella colonna 2 inserisci le eventuali minusvalenze del 2025, mentre nella colonna 1 quelle degli anni passati – ma non oltre il 2023.

RT45 (Crediti d’imposta): se l’anno scorso avevi pagato più tasse del dovuto, compila l’unica colonna del rigo col credito in eccesso: puoi scalarlo da ciò che dovrai versare quest’anno.

Quadro RW: Sezione VI, righi RT57

Dopo aver inserito tutti i dati, è tempo di calcolare le eventuali plusvalenze e/o minusvalenze.

RT57: è il riassunto finale della sezione V-A. Se sei in attivo e hai generato una plusvalenza, scrivi il guadagno nella colonna 2. Se sei in perdita e hai realizzato una minusvalenza, l’importo va nella colonna 1. A livello concreto, questo valore si ottiene sottraendo tra l’importo indicato nella colonna 3 dei righi RT41 e RT42 – quest’ultimo solo se hai aderito alla rivalutazione e se il valore è positivo – e quelli della colonna 4. 

Quadro RW: Sezione V-B, righi RT88, RT89 e RT90

In questa sezione capirai definitivamente quante tasse versare per l’operatività del 2025. In parole semplici, sono i righi dove si calcola il conto finale: si prende il guadagno netto, si tolgono le vecchie perdite e sulla cifra rimasta si applica l’imposta del 26%

RT88: va indicato il risultato della seguente operazione: risultato finale meno minusvalenze meno minusvalenze certificate da exchange o banche. Concretamente: RT57, colonna 2 meno RT43 meno RT44, colonna 2.

RT89: qui va indicata l’imposta sostitutiva, pari al 26% dell’importo inserito nel rigo RT88.

RT90: da compilare con l’ammontare dell’imposta sostitutiva dovuta. Quindi: RT89 meno RT45. 

Come compilare il Quadro T?

Il Quadro T e il Quadro RT sono praticamente identici, con qualche piccola differenza. Innanzitutto, a livello di nomenclatura: i righi perdono una R. Quindi, anziché chiamarsi RT41 o RT42, nel Quadro T li troverai sotto la dicitura T41, T42 e via dicendo.

Poi, a livello di calcolo dell’imposta: dopo aver inserito correttamente tutti i valori necessari, fare le operazioni matematiche sarà compito del professionista a cui ti rivolgerai o dei sistemi delle Agenzie delle Entrate.  

Ma facciamo un breve recap del Quadro T non si nega a nessuno: 

Righi T41 – T45: da compilare con i dati relativi alle plusvalenze e alle minusvalenze realizzate nel 2025, esattamente come faresti nei righi del Quadro RT. Nello specifico:

  • Rigo T41 (colonne 1 e 2): va usato solo per le vendite concluse entro il 31 dicembre 2024 ma incassate materialmente nel 2025. Anche qui, è ancora valida la franchigia dei 2.000 euro.
  • Rigo T41 (colonne 3 e 4): qui indichi le operazioni fatte nel 2025. Ricorda che per queste la franchigia è stata eliminata: ogni euro di plusvalenza viene tassato al 26%.
  • Rigo T42: è riservato a chi ha scelto di rivalutare il valore delle proprie crypto alla data del 1° gennaio 2025.
  • Righi T43 – T44: servono per recuperare le perdite degli anni scorsi (fino al quarto anno precedente) o quelle certificate dai tuoi intermediari, così da pagare meno tasse sui guadagni di oggi.
  • Rigo T45: qui indichi gli eventuali crediti d’imposta che ti porti dietro dalla dichiarazione dell’anno scorso.

Scadenze: occhio alle date!

Il termine massimo per versare l’aliquota del 26% sulle eventuali sulle plusvalenze e  l’IVACA a seguito della compilazione dei Quadri RW o W, è il 30 giugno 2026 – se vuoi segnarti anche le altre date, questo è l’articolo dedicato al calendario fiscale 2026.

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Quadri RW e W crypto 2026: come si compilano?

Quadri rw e w

I Quadri RW e W sono dei documenti della dichiarazione dei redditi molto importanti se investi in crypto: qual è la differenza? Come si compilano?

La scadenza per i versamenti delle imposte dovute dalla dichiarazione dei redditi è fissata al 30 giugno 2026. In base alla tua categoria, dovrai compilare il Modello Redditi PF o il Modello 730 e quindi, rispettivamente, il Quadro RW o il Quadro W. In questo articolo capirai quali sono le differenze tra i due modelli, a cosa servono e come compilarli correttamente. 

Dichiarazione dei redditi crypto 2026: esiste una via più semplice?

Una breve premessa prima di procedere con le risposte: c’è un modo più rapido e indolore per presentare correttamente la dichiarazione dei redditi crypto nel 2026.  

Grazie ai servizi fiscali offerti da Young Platform, potresti evitare di buttare qualche pomeriggio post-lavoro al pc alla ricerca delle informazioni sui vari righi dei numerosi Quadri da presentare sfruttando i vantaggi della tecnologia. 

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Quadro RW e Quadro W: a cosa servono? 

Il Quadri RW e il Quadro W servono per il monitoraggio fiscale delle crypto e per il calcolo dell’imposta di bollo sulle cripto-attività. Questo vuol dire che, ogni anno, devi dichiarare al Fisco le criptovalute che possiedi anche se l’anno precedente non hai effettuato operazioni. Inoltre, nei Quadri RW/W  dovrai segnalare il valore del tuo portafoglio al 31 dicembre dell’anno precedente alla dichiarazione. 

Questo secondo passaggio è fondamentale per il pagamento dell’imposta patrimoniale sulle criptovalute, detta imposta di bollo o IVACA (Imposta sul Valore sulle Cripto-attività), in base ad alcune caratteristiche, come la sede legale del tuo exchange – per approfondire: Imposta di bollo e IVACA: l’imposta patrimoniale sulle criptovalute 2026.

Quadro RW o Quadro W? Quale scegliere?

Per compilare correttamente la dichiarazione dei redditi crypto 2026, devi prima capire qual è il Quadro giusto. Il Quadro RW rientra nel Modello Redditi PF, mentre il Quadro W lo trovi all’interno del Modello 730. Vediamo le differenze. 

Modello Redditi PF e Modello 730: chi deve compilare cosa? 

Il Modello Redditi PF è lo strumento utilizzato da quelle categorie di contribuenti che non possono o non vogliono usare il modello 730. È il caso dei lavoratori autonomi (obbligati dalla Partita IVA) e di chi percepisce redditi diversi, come quelli derivanti da rendite finanziarie o partecipazioni in società. 

Anche la gestione di immobili in affitto o di asset detenuti all’estero (comprese le attività digitali) richiede spesso il passaggio a questo modello. Infine, è la soluzione necessaria per chi deve gestire crediti d’imposta particolari che non trovano spazio nelle procedure semplificate del 730.

Il Modello 730 è la soluzione per la maggior parte dei dipendenti e pensionati, compresi coloro che lavorano all’estero o percepiscono ammortizzatori sociali (come la cassa integrazione). Possono utilizzarlo anche i soci di cooperative, i sacerdoti e chi ricopre cariche pubbliche elettive – i politici. Il 730 è disponibile anche per chi ha un contratto a tempo determinato (incluso il personale della scuola).

Se non hai ancora la certezza del Modello da scegliere, chiedi ai professionisti: rivolgiti al tuo commercialista o approfitta dei nostri che sono commercialisti specializzati proprio sul tema crypto.

Passiamo ora al nucleo dell’articolo: la compilazione dei Quadri RW e W. 

Come compilare il Quadro RW?

Vediamo ora come si svolge nella pratica la compilazione del Quadro RW. Innanzitutto, i righi che ci interessano sono quelli che vanno da RW1 a RW5 ed RW8

Dal rigo RW1 al rigo RW5 dovrai inserire i dati relativi alle tue posizioni, dunque gli exchange e i wallet che hai utilizzato. Il rigo RW8 è un po’ il recap finale, quello dove sommi tutto e capisci quanto pagare. 

Righi RW1 – RW5

Ogni rigo presenta 34 colonne, ognuna con una precisa funzione. Quindi, per esempio, nel rigo RW1 troverai la Colonna 1, 2, 3 fino alla 34. Stessa cosa per il rigo RW2 e via dicendo.

Colonne 1 – 5: in questa prima parte si capiscono il “dove” e il “come”.

  • Colonna 1 (Codice titolo di possesso): Indica a che titolo detieni le tue crypto: nel 99% dei casi si usa il codice 1, che indica la proprietà.
  • Colonna 2 (Tipo di contribuente): definisce chi sta compilando il modello. Bisogna indicare il codice 1 se il contribuente è un soggetto delegato al prelievo o alla gestione del conto corrente oppure il codice 2 se il contribuente risulta il titolare effettivo. Usa il codice 2 se sei il titolare effettivo delle crypto che stai dichiarando.
  • Colonna 3 (Codice individuazione bene): Scrivi sempre 21 (il codice specifico per le cripto).
  • Colonna 4 (Codice Stato estero): come scrive l’Agenzia delle Entrate, tale codice non è obbligatorio nel caso di compilazione per dichiarare “valute virtuali”.
  • Colonna 5 (Quota di possesso): Scrivi 100 se le cripto sono solo tue.

Colonne 6 – 10: qui inserisci i numeri necessari per il calcolo.

  • Colonna 6 (Criterio Valore): usa il codice 1 (valore di mercato), che è il codice standard per le crypto comprate sul mercato. Metti il codice 6 se invece ti sono state donate o le hai ricevute in eredità.
  • Colonna 7 (Valore Iniziale): qui devi indicare il valore delle cripto all’inizio dell’anno di imposta, quindi al 1° gennaio 2025, o il prezzo di carico, cioè quanto valevano le tue crypto quando le hai comprate, se l’acquisto è avvenuto nel 2025.
  • Colonna 8 (Valore Finale): qui, invece, devi indicare il valore delle cripto alla fine dell’anno di imposta, quindi al 31° dicembre 2025 o quando le hai vendute, sempre se la cessione è stata effettuata nel 2025.
  • Colonna 9 (Valore massimo c/c paesi non collaborative): non ci interessa.
  • Colonna 10 (Giorni): quanti giorni hai posseduto queste cripto nel 2025. Se le hai avute tutto l’anno, scrivi 365.

Colonne 12 – 16

  • Colonna 12 (Credito d’imposta): se l’exchange che utilizzi ti fa da sostituto di imposta perché versa l’imposta di bollo per te – come Young Platform – questa colonna va lasciata vuota. 
  • Colonna 13 (Detrazioni): non ci interessa.
  • Colonna 14 (Redditi): Usa il codice 3 (compilazione quadro RT) se hai venduto e devi dichiarare un guadagno nel Quadro RT. Se invece non hai venduto nulla, usa il codice 5 (bene infruttifero).
  • Colonna 15 (Quota partecipazione): non ci interessa.
  • Colonna 16 (Solo monitoraggio): Barrala con una X solo se la piattaforma (per esempio un exchange italiano come Young Platform) ha già pagato l’imposta di bollo per te. Se la barri, non devi compilare le colonne 33 e 34.

Colonne 17 – 32: queste colonne fanno riferimento ai casi in cui le criptovalute siano detenute da più di una persona, cioè cointestate. 

Colonne 33 – 34: se non hai barrato la Colonna 16, allora devi calcolare tu la tassa da versare:

  • Colonna 33 (IC): Calcola lo 0,2% della cifra scritta nella Colonna 8 (Valore Finale), riproporzionata al valore inserito nella Colonna 10 (giorni): l’imposta da versare è proporzionale ai giorni di detenzione delle crypto: se hai messo 365, non devi fare altri calcoli.
  • Colonna 34 (IC dovuta): Inserisci il risultato della sottrazione tra il valore inserito nella Colonna 33 e quello della Colonna 12. 

Rigo RW8

Dopo aver compilato i singoli righi (RW1, RW2, ecc.), vai al rigo RW8 per fare la somma totale.

  • Colonna 1 (Totale imposta dovuta): Somma tutte le Colonne 34 dei vari righi che hai compilato sopra.
  • Colonna 4 (Acconti versati): Se hai pagato in anticipo nel 2025, per rateizzare l’imposta, qui devi riportare l’importo, cioè i vari acconti.
  • Colonna 5 (Da Versare): Fai la sottrazione: Colonna 1 meno Colonna 2. Se il risultato della Colonna 5 è maggiore di 12 euro, dovrai pagare tramite il modello F24 usando il codice tributo 1727.

Come compilare il Quadro W?

Cominciamo con una buona notizia: questo paragrafo non sarà lungo come quello sulla compilazione del Quadro RW. Per quale motivo?

Molto semplicemente, perché i due Quadri sono praticamente identici, con qualche piccola differenza. Una su tutti: la nomenclatura dei righi perde una R. Quindi, anziché chiamarsi RW1 o RW2, nel Quadro W li troverai sotto la dicitura W1, W2 e via dicendo.

Facciamo comunque un breve recap:

  • Righi W1 – W5: da compilare con le informazioni relative alle tue posizioni, esattamente come nel caso dei righi del Quadro RW che vanno da RW1 a RW5.
  • Non esistono gli equivalenti delle colonne 33 e 34 e del rigo RW8. Se ricordi, nel Quadro RW, questi spazi sono dedicati al calcolo dell’imposta dovuta: nel caso di presentazione del 730, sarà compito del professionista a cui ti rivolgerai o dei sistemi dell’Agenzia delle Entrate a eseguire le varie operazioni per determinare l’imposta. 

Scadenze: occhio alle date!

Chiudiamo con un rapido avvertimento: il termine massimo per versare l’IVACA e, eventualmente, l’aliquota del 26% sulle plusvalenze a seguito della compilazione dei Quadri RT o T, è il 30 giugno 2026 – se vuoi approfondire, questo è l’articolo dedicato al calendario fiscale 2026.

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Ravvedimento operoso

Il ravvedimento operoso è una soluzione che premia chi vuole risolvere spontaneamente la propria situazione fiscale. Hai crypto non dichiarate e vuoi regolarizzarti? Questo è l’articolo che cercavi

La dichiarazione dei redditi è un tema che può risultare molto difficile, soprattutto quando si parla di criptovalute: questo settore è ancora relativamente giovane e la normativa può cambiare da un anno all’altro. Moltissimi investitori potrebbero non aver dichiarato le proprie crypto anche perché non erano a conoscenza delle procedure. Il ravvedimento operoso è una soluzione pensata proprio per questi profili: dichiarando spontaneamente le omissioni passate, si va incontro a sanzioni di gran lunga inferiori. Se sei tra questi, hai trovato l’articolo che fa per te.

Una premessa: grazie ai nostri sistemi, dichiarare nel 2026 non è mai stato così facile

La questione fiscale è la tua nemica principale? Studiare le normative ti annoia tremendamente? Esiste un modo molto più semplice e immediato per presentare correttamente la tua dichiarazione dei redditi crypto 2026: i servizi fiscali offerti da Young Platform

Grazie ai nostri sistemi, possiamo mettere definitivamente la parola fine all’epoca dei pomeriggi passati tra siti web di CAF e commercialisti che ci aggiornano sul nuovo articolo X comma Y-quinquies, oltre a darci delle info su come riempire le varie colonne dei Quadri, tra calcoli manuali e nervosismi. 

Young Platform, invece, ti mette a disposizione degli strumenti costruiti appositamente per chiudere la questione delle imposte sulle crypto in pochi click e senza errori

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Il sistema recupererà tutta l’operatività del 2025 e ti restituirà un report completo della tua situazione fiscale crypto. 

Non hai mai utilizzato Young Platform? Non c’è problema, abbiamo pensato anche a questa casistica: grazie al report integrato Young-Okipo, frutto della partnership proprio con Okipo, maestri della questione tasse crypto, avrai un report a 360 gradi in pochi step:

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Non hai mai dichiarato le crypto e hai bisogno di chiarire anche gli anni fiscali precedenti? Queste soluzioni fanno per te: sia col Report di Young Platform che col Report Young-Okipo, puoi sciogliere i nodi degli anni passati e metterti l’anima in pace. Al prezzo di un singolo report.

Inoltre, grazie ai nostri commercialisti specializzati in criptovalute, puoi prenotare un appuntamento e fare tutte le domande sull’argomento: dubbi sul funzionamento del ravvedimento operoso? Chiedi direttamente ai più esperti del settore. 

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Ravvedimento operoso: cos’è?

Prima di partire con la guida pratica sul ravvedimento operoso, è importante capire di cosa stiamo parlando e perché ti conviene sfruttarlo: spesso, infatti, con l’argomento tasse, si entra in questioni complesse che sembrano dirette esclusivamente agli addetti ai lavori. Ma non è così. 

Il ravvedimento operoso, come si legge sul sito ufficiale dell’Agenzia delle Entrate, è uno strumento con cui “è possibile regolarizzare omessi o insufficienti versamenti e altre irregolarità fiscali, beneficiando della riduzione delle sanzioni”.

In altre parole, il ravvedimento operoso ti consente di sanare il tuo passato da “evasore” a prezzi notevolmente ridotti: il principio alla base premia la buona volontà del contribuente che, consapevole della propria situazione, si attiva per rimediare. 

Nota bene: le sanzioni andranno pagate in entrambi i casi, sia che ti muova tu per primo regolarizzando la tua posizione, sia che sia il Fisco a cercarti con la temuta “letterina” di avviso. La differenza fondamentale, come abbiamo anticipato, risiede nella grandezza della sanzione: tramite ravvedimento operoso, questa può ridursi anche fino a dieci volte – ci arriviamo a brevissimo.

Perché ti conviene sfruttare questo strumento?

Il ravvedimento operoso, l’avrai capito, è uno strumento molto utile a prescindere, ma può essere particolarmente d’aiuto in questo momento storico, per due motivi in particolare. 

Abolizione soglia dei 2.000€ e incremento aliquota al 33%

In primo luogo, perché dal 1° gennaio 2025 tutte le plusvalenze generate sono tassate per intero, a causa dell’abolizione della celebre franchigia dei 2.000€. Di conseguenza, dato che le sanzioni sulla dichiarazione errata delle plusvalenze si basano sulle plusvalenze stesse, in proporzione si alza anche l’entità della multa

Per esempio, se dichiari meno del dovuto, la sanzione applicata va dal 90% al 180% dell’imposta evasa: nel 2024 l’imposta sulla plusvalenza era calcolata al netto dei 2.000€; dal 2025, invece, viene calcolata dal primo centesimo. 

Ora immagina di aver generato una plusvalenza da 3.000€: è chiaro che la multa del 90% che dovresti pagare sul 26% di 3.000€ – cioè sull’imposta evasa – è di gran lunga maggiore rispetto alla stessa multa applicata sul 26% di 1.000€, al netto della plusvalenza (ovvero 3.000€ meno la franchigia dei 2.000€). A questo, aggiungiamo il fatto che la dichiarazione dei redditi 2027 vedrà anche l’incremento dell’aliquota al 33%

Ricapitolando: più netto tassabile, tasse più alte e, di conseguenza, multe più alte in caso di irregolarità.   

DAC8 e Tavolo permanente di controllo e vigilanza sulle cripto-attività

In secondo luogo, perché l’Unione europea da una parte e il Governo italiano dall’altra, si stanno attivando con decisione per regolamentare quanto più possibile il settore delle criptovalute. 

Da una parte, la Commissione europea ha approvato la DAC8, che sta per Directive on Administrative Cooperation: “la DAC8, si legge sul sito dell’UE, “stabilisce lo scambio automatico di informazioni sulle cripto-attività tra i Paesi dell’Unione Europea”. In pratica, grazie alla DAC8, il Fisco riceverà automaticamente i dati dai vari exchange europei, rendendo quasi impossibile nascondere i propri asset.

Dall’altra, con la Legge di Bilancio 2026, il nostro Governo ha istituito il “Tavolo permanente di controllo e vigilanza sulle cripto-attività”, entrato in vigore all’inizio di aprile: il Tavolo è composto da rappresentanti del MEF (Ministero dell’Economia e delle Finanze), della Guardia di Finanza, della CONSOB (Commissione Nazionale per le Società e la Borsa), della Banca d’Italia e dell’Unità di Informazione Finanziaria.  

Dunque è evidente che, se non hai mai dichiarato, non devi chiederti “se mi beccheranno” ma “quando mi beccheranno”.

Inoltre, ai sensi dell’art 13 del D.Lgs 472/1997, una volta che l’Agenzia delle Entrate ti notificherà che sta controllando la tua situazione fiscale, puoi scordarti gran parte degli sconti previsti dal ravvedimento operoso

È una questione di tempo, prendi la palla al balzo

METTITI IN REGOLA

Ravvedimento operoso e sanzioni: quanto si riducono se ti metti in regola spontaneamente?

Arriviamo al nucleo dell’articolo: in che modo, concretamente, il ravvedimento operoso va a incidere sulle eventuali sanzioni?

Innanzitutto è fondamentale specificare che la normativa italiana prevede due “binari di violazione” distinti, con regole e codici di pagamento differenti: violazioni relative al monitoraggio fiscale e violazioni relative all’obbligo impositivo – qui ripercorreremo l’argomento, ma abbiamo anche scritto un articolo specifico proprio sulle sanzioni e sui rischi per chi non dichiara correttamente le criptovalute.

Violazioni relative al monitoraggio fiscale

Questo tipo di sanzioni riguarda la trasparenza, ovvero l’obbligo di segnalare ogni anno all’Agenzia delle Entrate cosa detieni e a quanto ammonta il suo valore. Il tutto avviene mediante presentazione dei Quadri RW e W, che servono anche a calcolare l’imposta patrimoniale pari allo 0,2% del valore totale del tuo portafoglio – che vedremo nel prossimo paragrafo.

Qui, la mancata dichiarazione si traduce in una sanzione che può spaziare dal 3% al 15% del valore totale del tuo portafoglio, per ogni anno di irregolarità. 

Esempio: hai iniziato a investire in crypto nel 2023: 

  • al 31 dicembre 2023, il tuo portafoglio – cioè la somma del valore di tutte le tue crypto – valeva 10.000€. Non dichiari nulla e continui a investire. 
  • Al 31 dicembre 2024, l’anno successivo, il valore sale a 20.000€. Resti ancora nell’ombra mentre il tuo portafoglio si ingrossa. 
  • Al 31 dicembre 2025, due anni dopo, ciò che detieni vale ormai 40.000€. Ma non hai ancora dichiarato niente: sei ancora in tempo, la scadenza per il versamento è fissata al 30 giugno 2026.

Caso 1) a maggio 2026, arriva la letterina dal Fisco: devi pagare il 9% (abbiamo immaginato una media tra il 3% e il 15%) sul totale per ogni singolo anno non dichiarato. 

  • 2023: 10.000 x 9% = 900€ → 2024: 20.000 x 9% = 1800€Totale: 2700€ di multa

Caso 2) ti metti in regola col ravvedimento operoso: il Fisco applica il cosiddetto “minimo edittale” del 3% sul valore totale del portafoglio: 

  • 2023: 10.000 x 3% = 300€ → 2024: 20.000 x 3% = 600€ → Totale: 900€. Ma non finisce qui.

Il totale dovuto, infatti, subisce un’ulteriore riduzione, che varia in base al ritardo nella regolarizzazione: prima ti regolarizzi, meno paghi. Per il 2023, si parla di 1/7 (un settimo) del totale dovuto, per il 2024, poiché è passato meno tempo, di 1/8 (un ottavo) – lo vedremo meglio alla fine.

  • 2023: un settimo di 300€ = 42,86€
  • 2024: un ottavo di 600€ = 75€
  • Totale dovuto: 117,86€ anziché 2.700€

Violazioni relative all’obbligo impositivo: imposta patrimoniale e plusvalenze

Prima abbiamo affrontato l’argomento dal punto di vista del monitoraggio. Ora è il momento di capire cosa succede in caso di mancato versamento delle tasse: precisamente, quando non si liquida l’imposta patrimoniale del 2×1000 (0,2%) e/o non si paga l’aliquota del 26% perché le plusvalenze non sono state dichiarate con gli appositi Quadri RT e T.

Imposta di bollo e IVACA

Cominciamo con l’imposta patrimoniale, che può essere chiamata imposta di bollo o IVACA in base alla casistica. È importante sapere che questo tipo di imposta va versata a prescindere dalla generazione o meno di plusvalenze: si paga perché si detengono le crypto. 

L’imposta di bollo o IVACA è pari allo 0,2% (cioè il 2×1000) del valore totale del tuo portafoglio al 31 dicembre dell’anno di imposta: se devi presentare la dichiarazione dei redditi nel 2026, naturalmente parliamo del 31 dicembre 2025 e così via. Cosa succede se non hai versato l’imposta di bollo o IVACA? 

Senza ravvedimento operoso, in caso di controlli e relative sanzioni, dovrai pagare l’imposta non versata maggiorata del 30% fino al 31 agosto 2024, mentre dall’1 settembre 2024 la maggiorazione scende al 25%. A ciò si aggiungono gli interessi di mora giornalieri: 5% nel 2023, 2,5% nel 2024 e 2% nel 2025). 

Torniamo all’esempio di prima, in cui avevamo immaginato di avere un portafoglio dal valore di 10.000€ al 31 dicembre 2023, raddoppiato a 20.000€ l’anno successivo. In teoria, avresti dovuto pagare l’imposta dello 0,2% per ognuno dei due anni: 20€ nel 2023 e 40€ nel 2024. Ma non l’hai fatto

Caso 1) sempre a maggio 2026, arriva la famosa letterina dal Fisco: devi versare l’imposta dovuta più il 30% che, come abbiamo visto, si riduce al 25%, e gli interessi: 

  • 2023: 26,76€, cioè 20€ di imposta + il 30% = 6€ + 0,76€ di interessi 
  • 2024: 50,61€, cioè 40€ di imposta + il 25% = 10€ + 0,61€ di interessi
  • Totale: 77,37€ 

Caso 2) ti metti in regola col ravvedimento operoso: si applica la riduzione prevista in base al ritardo, come per il monitoraggio. Anche qui, questa equivale a 1/6 (un sesto) della sanzione per il 2023 e a 1/7 (un settimo) per il 2024. 

  • 2023: 21,76€, con 1€ di sanzione anziché 6€ (1/6). 
  • 2024: 42,04€, con 1,43€ di sanzione anziché 10€ (1/7). 
  • Totale dovuto: 63,80€ anziché 77,37€. 

Imposta sulle plusvalenze

Il ravvedimento operoso è ancora più utile perché le imposte sulle plusvalenze sono decisamente più importanti in proporzione a quelle viste finora. In primo luogo, è importante specificare che la normativa vigente separa la dichiarazione infedele dalla dichiarazione omessa

Con dichiarazione infedele si intende l’atto di presentare la dichiarazione dei redditi in modo errato, falsando a tutti gli effetti la dichiarazione stessa: maggiori costi, meno reddito, “dimenticanze” varie relative alle plusvalenze, eccetera. Con dichiarazione omessa, invece, si fa riferimento alla mancata presentazione della dichiarazione dei redditi.

Il sistema fiscale italiano, come è logico che sia, sanziona i due tipi di inadempienza in modo differente e, anche in questo caso come per l’imposta di bollo, distingue due diversi regimi sanzionatori intesi come:

Pre-31 agosto 2024

  • Dichiarazione infedele: imposta sulle plusvalenze dovuta (26%) maggiorata del 90%-180% con ulteriori incrementi (120%-240%) nel caso in cui le crypto fossero detenute su exchange con sede all’estero.
  • Dichiarazione omessa: imposta sulle plusvalenze dovuta (26%) maggiorata del 120%-240%, percentuale che, anche in questo caso, sale al 160%–320% se c’è di mezzo un exchange estero.

Post-31 agosto 2024

  • Dichiarazione infedele: imposta sulle plusvalenze dovuta (26%) maggiorata del 70% con un minimo di 150€
  • Dichiarazione omessa: imposta sulle plusvalenze dovuta (26%) maggiorata del 120% con un minimo di 250€.

Naturalmente, occorre inserire nel calcolo gli interessi di mora giornalieri che, lo ripetiamo, equivalgono al 5% nel 2023, 2,5% nel 2024 e 2% nel 2025.

Facciamo un esempio concreto per capire di che parliamo anche se, entrando in gioco le plusvalenze, non possiamo più riferirci a quello utilizzato finora. Quindi: 

Immagina di aver comprato un Bitcoin intero nel gennaio 2023, quando valeva 20.000€, e averlo rivenduto a dicembre 2023 per 40.000€. Nel 2024 decidi di ricomprarlo ad aprile per 60.000€ per poi venderlo un’altra volta intorno a fine novembre al prezzo di 90.000€. Ricapitolando: nel 2023 e nel 2024 le plusvalenze generate ammontano, nell’ordine, a 20.000€ e 30.000€. Ma tu non hai mai presentato il Quadro RT o T. 

Caso 1) sempre a maggio 2026, è il momento della nostra cara letterina dal Fisco. Dato che non hai mai presentato alcuna dichiarazione, ti viene richiesto di versare le tasse evase, la sanzione del 70% (per dichiarazione infedele) e gli interessi di mora: 

  • 2023: 8.136€ che comprende l’aliquota al 26% al netto della franchigia di 2.000€ (4.680€), la sanzione al 70% (3.276€) e circa 180€ di interessi di mora.
  • 2024: 12.492€, ovvero l’aliquota al 26% al netto della franchigia di 2.000€ (7.280€), la sanzione al 70% (5.096€) e 116€ circa di interessi.
  • Totale: 20.628€ anziché 11.960€, su una plusvalenza di 50.000€ – hai regalato allo Stato il 40% dei tuoi profitti o quasi 8.700€. 

Caso 2) presenti una dichiarazione integrativa: sfrutti il ravvedimento operoso e la riduzione prevista come nei due casi precedenti. Ma non è tutto, perché la normativa, in questo caso, prevede un ulteriore “sconto” per chi corregge una dichiarazione infedele in modo spontaneo: la sanzione prevista, pari al 70% dell’imposta non versata, scende al 50%

  • 2023: 5.194,29€, che comprende l’aliquota al 26% (4.680€), gli interessi di mora (180€ circa) e un settimo del 50% previsto, pari a 334,29€. 
  • 2024: 7.851€, cioè aliquota al 26% (7.280€), gli interessi di mora (116€ circa) e un ottavo del 50%, ovvero 455€.
  • Totale: 13.045,29€ al posto dei 20.628€ precedentemente calcolati.

Detta in un altro modo: col ravvedimento operoso, il costo della multa crolla da 8.372€ a 789,29€.

E in caso di Dichiarazione omessa? Brutte notizie: se non hai mai presentato la dichiarazione dei redditi – Modello Redditi PF o Modello 730 – comunicando, pertanto, i tuoi redditi al Fisco, non potrai avvalerti del ravvedimento operoso. Dovrai pagare tutto per intero

Ravvedimento operoso e tabelle di recap

Facciamo un recap di ciò che abbiamo visto tra sanzioni e riduzioni rese possibile grazie al ravvedimento operoso 

Sanzioni in base al tipo di violazione e al regime fiscale

Sanzioni dichiarazione reddi

Riduzione delle sanzioni in base al ritardo del ravvedimento

Nota bene: anche le riduzioni previste dal ravvedimento operoso seguono i due differenti regimi fiscali pre-31 agosto 2024 e post-31 agosto 2024

Pre-31 agosto 2024

*Verbale PVC: Processo Verbale di Constatazione in cui sono indicate le eventuali violazioni rilevate e i relativi addebiti

Post-31 agosto 2024

*Schema di Atto: comunicazione preliminare che informa il contribuente delle violazioni contestabili e dei motivi alla base

Se scriverlo è stato un lavoro lungo, figurati metterlo in pratica! 

Il ravvedimento operoso, come avrai potuto notare, è uno strumento veramente utile che ti consente di risparmiare migliaia e migliaia di euro in sanzioni di vario tipo. 

Il fatto è che è tanto utile quanto complesso: immagina mettersi lì, sulla scrivania alla luce fioca di una abat-jour, e recuperare tutti i dati necessari fino al 2022, tra i file csv di exchange che, magari, non esistono neanche più – R.I.P. FTX – ma finalmente effettuare il ravvedimento. Salvo poi, due mesi dopo, sentirsi dire che è stato compilato male e che è tutto da rifare. 

Noi ti ricordiamo che, grazie ai servizi fiscali offerti da Young Platform, potrai avverti di sistemi automatici e commercialisti esperti in criptovalute, per risanare le tue ombre fiscali del passato. Ti basta cliccare sul pulsante verde qui sotto.

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Cashback: come funzionano le tasse se è in crypto?

Cashback crypto

Il cashback è sempre ottimo: quanto è bello quando ti ritorna una parte della spesa? Ma se il cashback è in crypto, come funziona con le tasse?

A chi non piace risparmiare sugli acquisti? Alla fine, il cashback può essere inteso come uno sconto al contrario: anziché una riduzione sul prezzo, la spesa viene compensata con un rimborso. Ma quando il cashback è in crypto, come nel caso della Carta Young, il discorso va leggermente approfondito: la questione tasse necessita di qualche accorgimento. Ed è proprio ciò che faremo in questo articolo. 

Prima di cominciare, una premessa rapida

Come abbiamo anticipato qui sopra, ora partirà il classico spiegone sul cashback e sulle relative imposte, con tutti gli approfondimenti del caso, tra definizioni, normative fiscali, regolamenti europei e via dicendo. 

Se stai leggendo questo articolo, significa che è arrivato quel momento dell’anno in cui ti metti davanti al portatile, apri un file Excel e inizi a riempire le caselle varie cercando di avere un quadro chiaro della tua situazione fiscale

Il risultato: tanto tempo, energia e pazienza persi. E non è neanche detto che il prodotto finale sia corretto: inserire per errore un dato nella casella sbagliata può costarti caro in termini di tempo – e, potenzialmente, anche di denaro. 

Ma ogni problema, per fortuna, ha la sua soluzione che, in questo caso, prende il nome di “servizi fiscali di Young Platform”: nel link trovi tutto ciò che ti serve per poter delegare la tua dichiarazione dei redditi crypto – con tutte le noie del caso – a chi lo fa per mestiere. 

Uno spoiler? Se usi Young Platform, con meno di due gin tonic ti porti a casa un report fiscale che copre tutti gli anni di attività sul nostro exchange – cioè 19,99€, se hai eseguito meno di 50 transazioni. 

Se invece negli anni hai utilizzato altri exchange, no problem: grazie alla nostra partnership con Okipo, hai la possibilità di richiedere – a prezzi estremamente competitivi rispetto al mercato – il report fiscale Young-Okipo e di risolvere le tue grane.  

In ogni caso, che lo spiegone abbia inizio!

Cashback: cos’è e come funziona? 

Il cashback può essere definito come “una pratica che concede un rimborso all’utente che usufruisce di un servizio o compra un bene; una percentuale della spesa, infatti, verrà riconosciuta al consumatore e restituita sul suo conto. In ambito crypto, il meccanismo del cashback viene talvolta utilizzato per incentivare la fidelizzazione a un servizio”. 

Young Platform, per esempio, offre il cashback proprio per quest’ultimo motivo: i membri dei nostri Club, aprendo il Conto Young e attivando la Carta fluo, hanno diritto a una percentuale di cashback in token YNG sulle proprie spese in base al tipo di membership – per sempre. 

Se, quindi, fossi iscritto al Club Platinum e utilizzassi la Carta Young per acquistare una felpa da 100€, riceveresti sul tuo Conto Young il 3,6% sul totale speso, cioè 8,2 YNG (al prezzo attuale, 1 YNG = 0,44€). Se, invece, fossi un Club Gold, avresti diritto all’1,8% e così via – essere dentro uno dei nostri Club ti dà diritto anche ad altri benefit, tra cui staking maggiorato e commissioni ridotte: tutte le info sulla pagina dedicata ai Club

Naturalmente, il cashback in crypto presenta una differenza fondamentale rispetto al classico cashback in euro (o in valuta fiat): il token, che nel nostro caso è YNG, può cambiare valore nel tempo. Tornando all’esempio di poco fa, gli 8,2 YNG che, al momento della ricezione, valevano in tutto 3,6€, in futuro potrebbero valere 5€ (se 1 YNG = 0,61€) o anche 3€ (se 1 YNG = 0,36€) e via dicendo. 

La questione appena esposta cade a pennello, perché ci offre il pretesto per agganciarci al discorso imposte: cosa succede a livello fiscale se ricevo il cashback in token e, nel tempo, questo aumenta o perde valore?

Cashback in crypto: cosa fare con le tasse?

Partiamo da un punto fondamentale che, allo stesso tempo, ci semplifica lo spiegone: a livello fiscale, in Italia, il cashback è trattato come se fosse un airdrop. Con airdrop, in breve, “si intende la distribuzione gratuita di token in cambio di un’azione da parte dell’utente. Le modalità di svolgimento degli Airdrop variano a seconda del progetto, ma generalmente fanno riferimento alla distribuzione di piccole quantità di token a un insieme di wallet”. 

Possiamo notare che, effettivamente, le definizioni di cashback e airdrop si sovrappongono. Passiamo dunque alla domanda centrale: come viene trattato un cashback crypto a livello fiscale?  

Cashback crypto: il trattamento fiscale in Italia

La regola principale: anche se in modo gratuito, in Italia il token ottenuto tramite airdrop è considerato un reddito a tutti gli effetti sin dal momento della sua ricezione.

Nello specifico, gli airdrop sono inquadrati come “altri proventi derivanti dalla detenzione di cripto-attività” e, di conseguenza, costituiscono reddito imponibile nel momento esatto in cui li ricevi nel wallet (principio di cassa), calcolato in base al loro valore di mercato in quel preciso giorno. Per questo motivo, il valore ricevuto è soggetto a imposta.

Nota. Se vuoi saperne di più sull’airdrop, con esempi concreti, qui trovi un articolo dedicato: Airdrop crypto: cos’è e quali sono le imposte da pagare nel 2026.

Quanto e quando si paga? 

Come abbiamo appena scritto, per capire quanto pagare occorre prendere il prezzo della crypto nel momento in cui ti è arrivata nel portafoglio e moltiplicare per il numero di token ricevuti. Quella è la cifra su cui pagherai le tasse l’anno dopo

È importante ricordare che, per i token arrivati nel 2025, la scadenza fiscale è proprio ora, nel 2026, e l’aliquota da applicare è quella standard del 26%.

Dove si dichiarano?

I token ricevuti tramite airdrop vanno indicati:

Cosa succede se, successivamente, vendi questi token?

Se, in futuro, deciderai di vendere i token ricevuti col cashback in cambio di euro e il loro valore è aumentato, allora dovrai pagare anche un’imposta sulla plusvalenza, cioè sul guadagno. Se, invece, vendi comunque i token ma il loro valore è diminuito, allora non parliamo – ovviamente – di plusvalenza ma di minusvalenza, cioè di perdita, che, a livello fiscale, può dare una grossa mano. 

Non ne sai nulla? Ti consigliamo di dare una letta all’approfondimento: Minusvalenze nelle criptovalute: cosa sono e come utilizzarle per compensare l’imposizione fiscale nel 2026.

Non abbiamo ancora finito, esiste un’ulteriore casistica: cosa succede se vendi i token ricevuti tramite cashback per stablecoin? È presto detto: con l’entrata in vigore della MiCA – Market in Crypto-Assets Regulation – la conversione di crypto volatili con EMT regolamentati (Electronic Money Token, cioè stablecoin) come EURC o USDC, è un evento fiscalmente rilevante.

In parole semplici: scambiare i tuoi YNG per EURC o USDT è considerato a tutti gli effetti come venderli per valuta fiat: se hai un guadagno rispetto al momento in cui li hai ricevuti, dovrai pagare l’imposta sulla plusvalenza. 

Se, anche qui, non ne sai nulla, non ti preoccupare: è già pronto l’approfondimentoStablecoin: come vengono classificate dalla MiCA e dalla normativa fiscale.

Ma perché fare i calcoli a mano quando esistono sistemi automatici?

Cashback, EMT, MiCA, stablecoin, airdrop, minusvalenze… Un bel delirio, a maggior ragione se, per esempio, investi in crypto dal 2022 ed è la prima volta che dichiari: in bocca al lupo coi file Excel e i pdf dell’Agenzia delle Entrate. 

Ma ricorda: esistono già due soluzioni a tutto questo mare di noia e sono già integrate nel tuo account Young Platform, nella sezione Tasse & Report: si chiamano Report fiscale Young Platform e Report fiscale Young-Okipo. Ti basta cliccare sul bottone qui sotto per avere tutte le informazioni necessarie.

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Riunione FED aprile 2026: cos’è successo?

Riunione FED marzo 2026 cos’è successo?

Riunione FED aprile 2026: il FOMC mantiene i tassi di interesse invariati. Quali sono le motivazioni? Come hanno reagito i mercati? 

Si è appena conclusa la riunione della FED del 29 aprile 2026 in cui il Presidente Jerome Powell ha comunicato la decisione del FOMC sui tassi di interesse. Come previsto, il Comitato ha scelto di mantenere i tassi di interesse invariati nel range tra il 3,5% e il 3,75%.

Riunione FED aprile 2026: come da previsione, il FOMC lascia i tassi invariati

Al termine della riunione del 29 aprile 2026, il Federal Open Market Committee (FOMC) ha annunciato la sua attesa decisione sulla politica monetaria statunitense. Il comitato guidato da Jerome Powell ha optato per mantenere i tassi di interesse invariati,nel range trail 3,5% e il 3,75%, come ampiamente previsto.

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Le motivazioni

Le motivazioni principali alla base di questa decisione, sono riassunte in una frase pronunciata dal Presidente della Federal Reserve Jerome Powell, all’inizio della conferenza stampa successiva al comunicato: “Gli sviluppi in Medio Oriente stanno alimentando un forte clima di incertezza sulle prospettive economiche; resteremo vigili riguardo ai rischi per entrambi i fronti del nostro duplice mandato” – cioè bassa disoccupazione e stabilità dei prezzi. 

A questa dichiarazione, Powell ha specificato che “l’inflazione è tornata a salire nell’ultimo periodo e resta su livelli elevati rispetto al nostro obiettivo di lungo termine del 2%” poiché “a spingerla è stato il significativo rialzo dei prezzi globali del petrolio, causato dal conflitto in Medio Oriente”.  

Le conseguenze dello scoppio della guerra in Iran sembrano destare non poche preoccupazioni al Presidente della Fed il quale, poco dopo, ha ripreso il tema: “le prospettive economiche rimangono estremamente incerte e il conflitto in Medio Oriente non ha fatto che alimentare questa instabilità. Nel breve periodo, l’aumento dei prezzi energetici spingerà al rialzo l’inflazione generale; resta invece difficile prevedere l’entità e la durata dei potenziali effetti sull’economia, così come la futura evoluzione del conflitto stesso.

Come sempre, Jerome Powell ha chiuso la seduta ricordando ai giornalisti presenti il metodo con cui il FOMC affronta la politica monetaria degli Stati Uniti: “La politica monetaria non segue un percorso prestabilito e prenderemo le nostre decisioni riunione per riunione”.

Jerome Powell: “Questa è la mia ultima conferenza stampa in veste di Presidente”

Il 29 aprile abbiamo avuto l’onore di assistere all’ultimo “Good Afternoon” pronunciato dal Presidente della Federal Reserve Jerome Powell, arrivato al suo ultimo FOMC: “Questa è la mia ultima conferenza stampa in veste di Presidente e vorrei concludere con alcune brevi riflessioni”.

Powell ha fatto le congratulazioni a Kevin Warsh, il prossimo potenziale Presidente nominato da Trump, per i suoi avanzamenti verso la nomina: mercoledì stesso, prima del FOMC, la Commissione bancaria del Senato ha approvato la sua nomina per 13 voti a 11, sbloccando il passaggio successivo dell’iter, la votazione generale in Senato.

Ha poi espresso soddisfazione in merito al ritiro dell’accusa da parte del Dipartimento di Giustizia, che lo aveva messo sotto indagine per alcune questioni legate alla ristrutturazione di due edifici storici della Fed

Infine, ha confermato che rimarrà all’interno del Board of Governors – il comitato responsabile della politica monetaria – finché l’indagine non sarà completamente risolta e chiusa. 

Prossime riunioni della FED: taglio dei tassi all’orizzonte?

Difficile prevedere il comportamento dei banchieri centrali statunitensi anche perché, come abbiamo appena segnalato, a maggio 2026 ci sarà un cambio al vertice della Fed

A ciò, si aggiunge l’incertezza provocata dalla crisi energetica innescata dalla riapertura del fronte medio-orientale, come ha giustamente ricordato il Presidente della banca centrale degli Stati Uniti. 

In ogni caso, al momento della scrittura, il FedWatch Tool, con la prossima riunione prevista per il 29 aprile, stima un taglio di 25 pbs allo 0%, mentre il No Change è dato al 98,8%. E il restante 1,2%? Proprio così, si riferisce all’aumento di 25 punti base.
L’appuntamento, quindi, è fra un mese abbondante, per il FOMC del 16-17 giugno 2026: entra nel nostro gruppo Telegram o iscriviti a Young Platform e non perderti le notizie rilevanti che muovono i mercati!

Trimestrali: il calendario delle principali aziende quotate in borsa

Trimestrali NVIDIA e azionario: calendario e previsioni

Scopri il calendario dei dati trimestrali di NVIDIA e delle aziende più importanti dell’azionario

Il calendario dei dati trimestrali di NVIDIA e delle aziende più importanti dell’azionario è uno strumento essenziale per seguire al meglio i mercati. Ogni tre mesi, NVIDIA e tutte le aziende quotate sono tenute a pubblicare le trimestrali. Questi report contengono i risultati finanziari dell’azienda per l’ultimo trimestre, tra cui ricavi, profitti, spese, previsioni future e molto altro.

Scopri perché sono importanti, come influenzano le decisioni degli investitori e il calendario completo e aggiornato in questo articolo.

Trimestrali: perché le aziende come NVIDIA devono pubblicarle?

Prima di addentrarci nel calendario delle trimestrali di NVIDIA e delle altre aziende principali del mercato azionario, è utile capire alcune caratteristiche di questi report. Innanzitutto, va specificato che la pubblicazione di questi documenti è un obbligo normativo, volto a garantire un livello di trasparenza accettabile all’interno dei mercati. 

La pubblicazione delle trimestrali consente agli investitori di valutare l’andamento di un’azienda, comprendendo se sta crescendo, se è in grado di registrare profitti e fornendo gli elementi necessari per decidere se comprare o vendere le sue azioni.

Le trimestrali non sono solo un’indicazione della salute finanziaria di un’azienda, ma anche uno strumento per confrontarla con i suoi competitor. Per esempio, i risultati di NVIDIA possono essere utilizzati per confrontare l’azienda con altre nel settore tecnologico. Nel 2025, per esempio, la quotazione delle azioni di NVIDIA, che produce GPU, è cresciuta del 32% circa, portando la capitalizzazione di mercato dell’azienda a 4,38 trillion di dollari. 

Il prezzo delle azioni rappresenta il valore reale di NVIDIA? La market cap è ancora giustificata? Le risposte a queste domande, almeno in parte, possono essere trovate analizzando le trimestrali.

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Come influenzano i mercati

Le trimestrali di NVIDIA, così come quelle di tante altre aziende quotate, hanno un impatto significativo sui mercati. Tuttavia, l’effetto che queste hanno non è mai scontato e richiede esperienza e una comprensione approfondita per essere interpretato correttamente.

Intuitivamente, si potrebbe pensare che, quando i risultati di un’azienda sono positivi, il prezzo delle sue azioni è destinato a salire. In realtà, la reazione del mercato a questi dati non è così lineare.

La verità è che non esiste una formula precisa per prevedere come reagirà il mercato ai dati trimestrali. Le reazioni possono essere influenzate da molteplici fattori. Le aspettative degli investitori sono cruciali: se i risultati di un’azienda sono in linea con le previsioni degli analisti, o meglio ancora li superano, il titolo tenderà a salire. Tuttavia, se i risultati sono positivi ma non riescono a superare le aspettative, il titolo potrebbe scendere.

Un altro fattore determinante è il contesto macroeconomico. I mercati adesso si trovano in un periodo di incertezza e debolezza a causa dell’atteggiamento imprevedibile di Donald Trump, che impedisce agli investitori di avere una visione chiara del prossimo futuro, e del caos geopolitico causato dalle guerre in corso.

In questa situazione altalenante, anche una trimestrale positiva potrebbe non ricevere l’attenzione che merita. Per esempio, se durante il prossimo Federal Market Open Committee (FOMC) la Federal Reserve dovesse alzare o mantenere invariati i tassi di interesse, anche dei risultati trimestrali ottimi potrebbero non influire positivamente: in due parole, le politiche monetarie restrittive innescano la fuga del capitale dal mercato azionario verso alternative meno rischiose, come le obbligazioni e i titoli di stato. 

Infine non si possono non citare altri aspetti che giocano un ruolo centrale. La dimensione dell’azienda, il settore in cui opera, le quote di mercato e la sua reputazione sono tutti fattori che possono avere un effetto sulle percezioni e sulle reazioni del mercato ai risultati trimestrali. 

Trimestrale NVIDIA: un esempio per spiegare l’importanza di questi dati

Questo paragrafo è dedicato a un esempio concreto che testimonia la rilevanza che rivestono i comunicati sugli utili a livello finanziario: le trimestrali di NVIDIA del Q4 2025. Mercoledì 19 novembre, alle 22 circa, il CEO Jensen Huang ha comunicato gli utili del terzo trimestre: 57 miliardi di dollari, una cifra superiore di poco più di 2 miliardi rispetto ai 54,89 previsti.

Una performance del genere ha raffreddato i timori relativi all’AI Bubble, che da un paio di settimane stavano inquietando gli animi dei maggiori player finanziari: le paure di una bolla del comparto dell’intelligenza artificiale, “ufficializzata” dalla scommessa di Michael Burry contro Palantir e la stessa Nvidia, avevano portato i titoli principali dell’S&P500 e del Nasdaq 100 a perdere più del 10% dai massimi toccati alla fine di ottobre.

Le azioni NVIDIA, subito dopo la notizia, sono arrivate a guadagnare fino al 5,25%. Si tratta, infatti, di un risultato da record, dal momento che gli earnings del colosso dei microchip sono risultati superiori del 22% sul Q2 (QoQ, quarter-on-quarter) e del 62% sullo stesso trimestre dell’anno scorso (YoY, year-on-year).
Infatti, un profitto superiore del 22% rispetto a tre mesi prima, tenderebbe a giustificare il valore delle azioni di Nvidia in primis e, per estensione, delle restanti sei del gruppo “Magnificent 7” – Alphabet, Amazon, Apple, Meta Platforms, Microsoft e Tesla.

Calendario e storico 

Lunedì 13 aprile

  • Goldman Sachs – Market Cap: 284,18 miliardi di dollari – Utili: 17,23 miliardi di dollari (contro i 16,95 previsti)

Martedì 14 aprile

  • JPMorgan – Market Cap: 826,04 miliardi di dollari – Utili: 49,84 miliardi di dollari (contro i 49,02 previsti)
  • Wells Fargo – Market Cap: 243,37 miliardi di dollari – Utili: 21,45 miliardi di dollari (contro i 21,76 previsti)
  • Citigroup – Market Cap: 218,28 miliardi di dollari – Utili: 24,6 miliardi di dollari (contro i 23,51 previsti)
  • BlackRock – Market Cap: 170,31 miliardi di dollari – Utili: 6,7 miliardi di dollari (contro i 6,43 previsti)

Mercoledì 15 aprile

  • Bank of America – Market Cap: 371,11 miliardi di dollari – Utili: 30,3 miliardi di dollari (contro i 29,92 previsti)
  • Morgan Stanley – Market Cap: 297,15 miliardi di dollari – Utili: 20,58 miliardi di dollari (contro i 19,7 previsti)

Giovedì 16 aprile

  • Netflix – Market Cap: 389,25 miliardi di dollari – Utili: 12,25 miliardi di dollari (contro i 12,18 previsti)
  • Pepsi – Market Cap: 212,45 miliardi di dollari – Utili: 19,44 miliardi di dollari (contro i 18,94 previsti)

Mercoledì 22 aprile 

  • Tesla – Market Cap: 1,41 trillion di dollari – Utili: 22,39 miliardi di dollari (contro i 22,28 previsti)

Giovedì 23 aprile 

  • Intel – Market Cap: 414,85 miliardi di dollari – Utili: 13,58 miliardi di dollari (contro i 12,41 previsti)
  • American Express – Market Cap: 214,31 miliardi di dollari – Utili: 18,91 miliardi di dollari (contro i 18,61 previsti)

Martedì 28 aprile

  • Visa – Market Cap: 589,63 miliardi di dollari – Utili: 11,2 miliardi di dollari (contro i 10,75 previsti)
  • Coca-Cola – Market Cap: 329,83 miliardi di dollari – Utili: 12,5 miliardi di dollari (contro i 12,27 previsti)

Mercoledì 29 aprile

  • Alphabet (Google) – Market Cap: 4,16 trillion di dollari – Utili: 109,9 miliardi di dollari (contro i 106,79 previsti)
  • Microsoft – Market Cap: 3,15 trillion di dollari – Utili: 82,9 miliardi di dollari (contro gli 81,29 previsti)
  • Amazon – Market Cap: 2,84 trillion di dollari – Utili: 181,5 miliardi di dollari (contro i 177,13 previsti)
  • Meta – Market Cap: 1,7 trillion di dollari – Utili: 56,31 miliardi di dollari (contro i 55,52 previsti)

Giovedì 30 aprile

  • Apple – Market Cap: 3,98 trillion di dollari – Utili: 111,2 miliardi di dollari (contro i 108,92 previsti)
  • Mastercard – Market Cap: 790,98 miliardi di dollari – Utili: 8,4 miliardi di dollari (contro gli 8,26 previsti)

Venerdì 1 maggio

  • Exxon Mobil – Market Cap: 618,95 miliardi di dollari – Utili: 85,14 miliardi di dollari (contro gli 81,24 previsti)
  • Chevron – Market Cap: 368,92 miliardi di dollari – Utili: 48,61 miliardi di dollari (contro i 51,39 previsti)

Lunedì 4 maggio

  • Palantir – Market Cap: 343,01 miliardi di dollari – Utili: 

Martedì 5 maggio

  • Strategy – Market Cap: 59,57 miliardi di dollari – Utili:

Leghe: premi in palio

leghe di arcade

Arcade: come funzionano per Leghe in base alla posizione in classifica

Arcade: come funzionano per Leghe in base alla posizione in classifica

Le Leghe sono una grande novità: una competizione parallela al Campionato, basata sulla stessa Classifica ma con premi distribuiti a sorteggio. Significa maggiori opportunità di vincere! 

Per qualificarti a una Lega, devi classificarti almeno tra i primi 2.000 giocatori. Più alta è la tua posizione, più prestigiosa sarà la Lega e migliori saranno i premi in palio. Scopri le 3 Leghe (Diamante, Rubino, Zaffiro) e cosa si vince.

Premi in palio 

I premi delle Leghe si distribuiscono a sorte una volta terminato il Campionato (20 luglio). Ecco cosa puoi vincere per ogni Lega:

Lega Diamante (1º – 100º classificato)

Hai il 21% di probabilità di vittoria!

  • 1 esperienza a Villa Crespi con chef Cannavacciuolo 
  • 20 felpe Young Platform 

Uno su cinque vince sicuramente. 

Lega Rubino (101º – 500º classificato)

Hai l’11% di probabilità di vittoria!

  • 40 magliette Young Platform 
  • 5 abbondamenti annuali a Forbes

Uno su dieci vince.

Lega Zaffiro (501º – 2.000º classificato)

Hai il 4% di probabilità di vittoria.

  • 60 cappellini Young Platform
  • Un premio speciale extra a sorpresa! 

Leghe: quando si disputano

Le Leghe si svolgono in parallelo al Campionato:

  • Inizio: lunedì 20 aprile alle 14:00
  • Fine: lunedì 20 luglio alle 14:00

Il tuo posizionamento definitivo del 20 luglio determinerà in quale Lega rientrerai.

Il sistema a sorteggio 

Una volta determinata la tua Lega, i premi vengono distribuiti tramite estrazione a sorte. Questo significa:

  • La tua posizione in Lega non importa — chi è al 1º ha le stesse probabilità di chi è al 100º
  • Le probabilità sono uguali per tutti i partecipanti della stessa Lega
  • Più importante la Lega, migliori sono le probabilità di vincere

Se, ad esempio, la tua posizione definitiva al 20 luglio fosse la 78esima, rientreresti nella Lega Diamante.

Mentre nel Campionato il primo classificato vincerebbe un Rolex Oyster e il 78esimo nulla, nelle Leghe il meccanismo è diverso: tu e il primo classificato avete le stesse identiche probabilità di vincere un premio finale.

1 gioco, 3 montepremi distinti

 Arcade ti offre un “tre in uno”. Cosa significa? Completando le Missioni e raccogliendo le Gemme, stai contemporaneamente lavorando per scalare la Classifica del Campionato, per accedere a una delle tre Leghe e per collezionare i Ticket dei Tornei.

In termini più semplici: stai percorrendo, nello stesso momento, tre strade che portano a tre montepremi distinti, utilizzando la “benzina” di un’unica attività. 

  1. Campionato — vinci con il posizionamento (premi fissi ai top 20)
  2. Leghe — vinci a sorteggio (probabilità variabili per Lega)
  3. Tornei — vinci  a sorteggio con i Ticket guadagnati

L’elemento più importante: accumulare gemme 

Sia il Campionato che le Leghe dipendono dalla tua posizione in Classifica, che a sua volta dipende dalle Gemme accumulate. Puoi raccogliere Gemme in 6 modi:

1. Completando le Missioni

2. Con le Gemme in regalo

3. Trovando le Sfide combo

4. Collezionando Trofei

5. Holdando YNG (Token YNG nel portafoglio)

6. Partecipando a tutti i Tornei

Per saperne di più: Campionato e Classifica: premi in palio

Inizia la gara il 20 aprile alle 14:00!

Le Leghe offrono un’opportunità straordinaria: anche se non raggiungi i top 20 del Campionato, hai comunque ottime probabilità di vincere premi incredibili semplicemente salendo in Classifica.

Ricorda: non è dove finisci nella tua Lega, ma il fatto di riuscire a entrare in una di esse. La sorte farà il resto!

Non c’è altro da dire, ci fermiamo qui: Arcade è live dalle 14:00 del 20 aprile, non resta che augurarti buona fortuna. Noi ci sentiamo sui nostri social per gli update su Arcade, sul Campionato e sui Tornei, tra estrazioni, nuovi premi e nuovi aggiornamenti.

Link utili

Torneo Speciale “Hall of Fame”: premi in palio

hall of fame arcade

Arcade: come funziona il Torneo Speciale? Come guadagnare l’accesso e quali sono i premi in palio?

l momento più esclusivo e atteso di Arcade è, senza dubbio, la Hall of Fame: un Torneo Speciale “a porte chiuse”, concepito come il vero e proprio red carpet del gioco.

A differenza dei tornei standard aperti a tutti, la Hall of Fame è un’arena VIP accessibile solo a una cerchia ristrettissima di utenti particolarmente attivi. L’obiettivo? Completare le missioni dedicate per aggiudicarsi i premi finali con probabilità di vittoria altissime.

I premi esclusivi per Hall of Fame

Essere tra i pochi eletti comporta un enorme vantaggio statistico: ci sono 23 premi disponibili per soli 120 partecipanti. Questo significa avere quasi una possibilità su cinque (20%) di portarsi a casa una ricompensa. Tre di queste hanno a che fare con l’oro, la cui quotazione nell’ultimo anno ha registrato una performance incredibile (+50% circa, al momento della scrittura). Ecco il riepilogo:

Premi

  • 3 Gioielli d’Oro (Lingotto della Fortuna Unoaerre)
  • 20 felpe Young Platform

Hall of Fame: il Torneo Speciale diverso dagli altri Tornei 

Hall of Fame è un Torneo con alcune caratteristiche che lo rendono Speciale rispetto agli altri tre Tornei standard: la durata, il numero di partecipanti, le modalità di accesso e la gestione dei Ticket.

Una settimana per trovare i Ticket fortunati 

A differenza dei tornei standard che durano quattro settimane, Hall of Fame vuol dire velocità: il Torneo Speciale inizierà il 15 giugno alle ore 14:01 e terminerà il 22 giugno alle ore 14:00. Sette giorni di tempo per completare più Missioni possibili.

Ticket speciali (e niente Gemme) 

In questa settimana, i partecipanti dovranno completare le missioni per raccogliere i Ticket Speciali, che verranno estratti dal notaio alla fine della gara. 

Una nota importante: in questi sette giorni, il Torneo toglie le Gemme dalle ricompense. Perché questa scelta? Per garantire l’equità tra chi compete. Se i 120 utenti della Hall of Fame ricevessero le Gemme e gli altri no, i primi acquisirebbero un vantaggio importante e ingiusto nella Classifica generale del Campionato.

Riservato a 120 partecipanti: come vengono assegnati i Pass? 

L’ingresso alla Hall of Fame è limitato esclusivamente a 120 utenti. Ma come si entra? Abbiamo voluto favorire chi partecipa fin dall’inizio, dividendo i posti in due modalità:

  • 20 Golden Ticket estratti a sorte: tra tutti coloro che parteciperanno a Insert Coin (il primo Torneo), verranno estratti 20 fortunati che avranno l’accesso garantito.
  • 100 Golden Ticket per merito: verranno presi i primi 100 utenti posizionati nella Classifica generale prima dell’inizio dell’evento. Naturalmente, i 20 utenti che hanno già vinto il Pass non verranno considerati nel conteggio dei primi 100: il calcolo verrà effettuato escludendo chi lo possiede già, dando la possibilità a più persone di qualificarsi.

Cosa succede a chi non è dentro? (Il blocco dei Claim) 

Se non rientri tra i 120, non potrai partecipare alle estrazioni del Torneo Speciale, ma non perdi nulla e puoi continuare a giocare. Potrai infatti completare le tue missioni base del Campionato normalmente. Tuttavia, noterai una particolarità tecnica: i pulsanti per riscattare le ricompense (il “Claim” di Gemme e Ticket) saranno temporaneamente bloccati per tutti. 

Come spiegato poco fa, questo serve a mantenere la classifica equa per tutta la settimana. Nessun problema, tutto ciò che fai viene registrato in background: ti basterà aspettare la fine della Hall of Fame (il 22 giugno alle 14:00) per riscattare tutto il tuo bottino arretrato in un colpo solo!

Arcade è live: che i giochi abbiano inizio!

Questo è quanto, non c’è altro da aggiungere: Arcade è live dalle 14 del 20 aprile, non ti resta altro che partecipare ad Insert Coin e tentare di ottenere l’accesso alla Hall of Fame!

Noi ci sentiamo sui nostri social per gli update su Arcade, sul Campionato e sui Tornei, tra estrazioni, nuovi premi e nuovi aggiornamenti. Buona fortuna!

Link utili