Nasce il Bitcoin Security Consortium: di che si tratta?

Bitcoin security consortium

Nove colossi si uniscono e stanziano fondi per difendere Bitcoin dalla minaccia dei computer quantistici: cos’è il Bitcoin Security Consortium?

Un gruppo di importanti istituzioni finanziarie e aziende dell’ecosistema crypto ha annunciato la formazione del Bitcoin Security Consortium. L’iniziativa nasce per garantire la sicurezza a lungo termine della rete Bitcoin, con un’attenzione particolare allo sviluppo della crittografia post-quantistica. Un passo necessario per preparare Bitcoin a un futuro in cui i computer quantistici potrebbero dominare il panorama tecnologico.

Bitcoin Security Consortium: cos’è?

Il Bitcoin Security Consortium, in breve, è una nuova collaborazione creata per sostenere il network di Bitcoin senza assumere il controllo del suo sviluppo: l’organizzazione, infatti, non svilupperà né proporrà modifiche al protocollo, che resterà nelle mani della sua comunità globale e decentralizzata

Il coordinamento quotidiano del consorzio sarà gestito, in veste di volontario, da Mike Schmidt, CEO (Chief Executive Director) di Brink, una società no-profit dedicata a finanziare e supportare gli sviluppatori open-source che lavorano proprio all’ecosistema di Bitcoin.

Qual è lo scopo?

Lo scopo principale del Bitcoin Security Consortium è finanziare e supportare i ricercatori e gli sviluppatori open-source che sono già impegnati in questo lavoro finalizzato a garantire la sicurezza di Bitcoin. 

La priorità assoluta dell’iniziativa è preparare la rete all’era del calcolo quantistico, lavorando, in particolare, sulle protezioni crittografiche post-quantistiche. Inoltre, il Consorzio avrà anche il ruolo di fonte di informazione affidabile e chiara su questi sforzi tecnologici a beneficio degli investitori, dei media e di tutto il pubblico.

Quantum Computing e Q-Day: qualche info 

Con il termine “Q-Day” si indica il momento in cui i computer quantistici potrebbero diventare abbastanza potenti da riuscire a infrangere i sistemi crittografici attualmente in uso. Nonostante tali macchine oggi non esistano, gli esperti segnalano preoccupazione dato il rapido avanzamento tecnologico del settore: alcune stime indicano che il Q-Day potrebbe arrivare già nel 2030

La data esatta, come abbiamo appena scritto, è incerta. Il Q-Day, infatti, è frutto di proiezioni che prendono forma dalla valutazione della situazione attuale. Il problema principale, tuttavia, risiede nel fatto che implementare un nuovo sistema crittografico potrebbe richiedere anni di preparazione. È quindi indispensabile cominciare a pensare a soluzioni efficaci e risolutive con largo anticipo, prima che la minaccia diventi reale.

Chi partecipa al Bitcoin Security Consortium? 

Il consorzio è stato fondato da nove colossi istituzionali che rappresentano a livello trasversale l’industria. I membri fondatori sono Anchorage Digital, ARK Invest, BlackRock, Block, Blockstream, Coinbase, Fidelity Digital Assets, Galaxy e Strategy.

Insomma, il fatto che nove giganti del settore finanziario tradizionale non abbiano deciso di coalizzarsi in questo senso, è di per sé un indicatore della serietà del tema: la minaccia quantistica, per quanto ancora distante, è un rischio che non può essere trascurato.

Quanti soldi sono stati messi?

Per sostenere le attività di ricerca e sviluppo, queste aziende si sono impegnate collettivamente a stanziare finanziamenti per un totale di 15 milioni di dollari, distribuiti nell’arco dei prossimi tre anni. Ogni membro deciderà in modo del tutto indipendente verso quali ricercatori o organizzazioni indirizzare il proprio capitale.

Prevenire è sempre meglio che curare

Lo ripetiamo: la questione del quantum computing si sta rivelando complessa e l’esistenza stessa di consorzio lo testimonia in maniera inequivocabile. Il rischio non è solo tecnologico, ma anche legato alla fiducia

Questa iniziativa, finalizzata a finanziare lo sviluppo hic et nunc – qui ed ora – quando il costo è contenuto e la minaccia quantistica è ancora lontana, è sicuramente un dato molto positivo: queste aziende stanno mettendo in pratica, di fatto, una strategia di prevenzione.  

Per concludere, questa presa di posizione segnala che l’industria sta guardando avanti con l’obiettivo di assicurare che Bitcoin continui rimanga sicuro, resiliente e inviolabile per molte generazioni a venire.

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Clarity Act: emergono nuovi problemi? Update al 23/07

Clarity Act

Il Clarity Act, la legge per regolamentare le crypto, sembra vicino all’approvazione finale. Ecco le ultime novità.

Il Clarity Act, la più importante proposta di legge sulla regolamentazione delle criptovalute negli Stati Uniti, sembrerebbe vicino alla svolta. Il recente superamento dell’ostacolo politico principale, rappresentato dalla questione etica relativa ai profitti crypto di funzionari federali, tra cui Donald Trump, avrebbe sbloccato la situazione. Quindi, quali sono gli ultimi sviluppi?

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Cos’è il Clarity Act?

Prima di entrare nel dettaglio, diamo rapidamente un po’ di contesto: cos’è il Clarity Act? E perché è così decisivo?

Il Clarity Act, in breve, è una proposta di legge sulla struttura del mercato degli asset digitali che mira a regolamentare in modo completo l’industria delle criptovalute negli Stati Uniti per la primissima volta. 

Il disegno di legge, infatti, ha l’obiettivo di definire regole chiare per il settore, soprattutto attraverso una distinzione netta dei ruoli delle autorità di vigilanza più importanti, cioè la Commodity Futures Trading Commission (CFTC) e la Securities and Exchange Commission (SEC)

A cosa serve il Clarity Act? 

Il Clarity Act ha lo scopo di stabilire se un asset digitale sia da considerarsi una “commodity“, cioè un bene di scambio o materia prima, o una “security“, ovvero un titolo finanziario o contratto di investimento. Nel primo caso, l’asset in questione rientrerebbe nel perimetro di competenza della CFTC mentre, nel secondo, sarebbe sottoposto alla giurisdizione della SEC. 

Oltre a ciò, il Clarity Act si pone anche l’obiettivo di migliorare e rendere effettive le norme legate alla trasparenza, all’antiriciclaggio e alle eventuali sanzioni.

Gli effetti della sua approvazione sarebbero enormi. Un mercato regolamentato da un quadro normativo chiaro come quello garantito dal Clarity Act potrebbe favorire una nuova e forte ondata di investimenti e innovazione nel settore crypto degli Stati Uniti. 

Il motivo è semplice: i grandi capitali fuggono dal rischio e hanno bisogno di certezze. Pensaci: finanzieresti mai la costruzione di un condominio su un terreno dove i permessi per costruire devono ancora essere concessi?  

Le ultime dichiarazioni: qualcosa si muove?

Il dibattito politico attorno alla legge si è intensificato e le ultime settimane sono state decisive. In particolare, un paio di dichiarazioni abbastanza esplicite hanno attirato la nostra attenzione. Vediamole al volo.

Scott Bessent: “1-Yard Line

Il Segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Scott Bessent, ha fornito una prospettiva a dir poco ottimistica sull’iter di approvazione: ricorrendo a una metafora del football americano, sport molto popolare negli Stati Uniti, Bessent ha dichiarato che i legislatori si trovano sulla “1-Yard Line”, letteralmente la “a una sola yard dalla meta” per il Clarity Act. 

Come si può facilmente dedurre, il Segretario al Tesoro ha usato questa espressione per comunicare ai media che siamo a “un solo passo dalla meta”, cioè dal raggiungimento dell’obiettivo.

Inoltre, lo stesso Bessent ha esortato il Congresso a compiere l’ultimo sforzo necessario per far approvare il provvedimento in via definitiva prima dell’imminente pausa estiva, cioè prima di agosto.

Kevin Cramer: “Almost there

Il senatore repubblicano Kevin Cramer sembra essere sulla stessa lunghezza d’onda: ha affermato che il Senato è “quasi arrivato” a un accordo finale. Cramer, nello specifico, ha spiegato che i dettagli normativi si stanno facendo sempre più chiari e che l’ostacolo principale in questa fase finale riguarda solo la revisione da parte dei Democratici di alcuni nuovi emendamenti.

Restano da limare ancora dei piccoli dettagli, ma Cramer – come Scott Bessent – ha sottolineato l’assoluta necessità di completare i lavori entro “un paio di settimane, prima che il Senato chiuda per le vacanze.

Clarity Act e Trump: la questione etica

Il più grande ostacolo che ha bloccato l’avanzamento del disegno di legge per oltre un anno è stata la cosiddetta “disposizione etica“, in inglese “ethics provision”. Si tratta di una norma progettata per vietare ai funzionari federali, inclusi il Presidente, il Vicepresidente e i membri del Congresso, di emettere criptovalute, sponsorizzarle o trarne profitto durante il loro mandato governativo.

A volere fortemente l’inserimento di questa clausola nel disegno di legge sono stati in primo luogo i Democratici, a causa delle attività di Donald Trump: i documenti finanziari – la financial disclosure – pubblicati nel luglio 2026, hanno infatti rivelato che Trump ha incassato circa 1,4 miliardi di dollari in profitti legati alle criptovalute nel corso del 2025, derivanti in gran parte dalla sua memecoin TRUMP e dalla società di famiglia World Liberty Financial (WLFI). 

Per disinnescare le accuse di conflitto di interessi, neutralizzare la leva politica dell’opposizione e ottenere i voti democratici necessari per superare l’ostruzionismo (il cosiddetto muro dei 60 voti), a Trump è stato chiesto di accettare queste limitazioni etiche. 

A che punto siamo? Dopo mesi di trattative, a fine luglio 2026, Trump avrebbe dato il suo consenso e firmato il testo della disposizione etica: l’accordo prevede che l’ente incaricato di far rispettare queste regole sarà il Dipartimento di Giustizia (DOJ) e non i procuratori generali dei singoli Stati (come volevano i Democratici), un dettaglio che continua a generare qualche attrito. 

Update al 23/07: emergono nuovi problemi  

La recente pubblicazione della bozza finale di 616 pagine del Clarity Act da parte dei senatori repubblicani ha però raffreddato rapidamente gli entusiasmi: la disposizione etica non è così…etica.

Il testo, infatti, vieta l’emissione di asset digitali ai funzionari pubblici e ai loro coniugi, ma non si estende agli altri membri della famiglia: un modo per salvaguardare di fatto gli affari della famiglia Trump legati alla World Liberty Financial (WLFI).

Inoltre, la bozza non richiede ai politici di liquidare gli attuali investimenti in criptovalute e include una “clausola di decadenza” – originale: sunset clause – che farà scadere queste restrizioni già a gennaio 2029.

Di fronte alle condizioni appena descritte, ritenute troppo deboli, e all’affidamento dei controlli al Dipartimento di Giustizia, alcuni Democratici moderati chiave hanno annunciato che non supporteranno il disegno di legge in Senato. Si tratta, ovviamente, di una pessima notizia per i Repubblicani: senza il loro supporto, non è possibile superare la soglia dei 60 voti necessari per l’approvazione.

Ma non ci sono solo i Democratici. A complicare ulteriormente la situazione è l’industria bancaria tradizionale: le principali associazioni bancarie americane si sono formalmente schierate contro il disegno di legge, sostenendo che non tuteli adeguatamente il sistema finanziario.

Uno dei timori principali fa riferimento ai rendimenti offerti dalle stablecoin e il relativo “deposit flight”: perché un risparmiatore dovrebbe continuare a tenere fermi i propri fondi in banca quando può generare yield con le stablecoin?

Le reazioni dei mercati: ottimismo o scetticismo?

Nonostante l’importante passo avanti a livello politico, i mercati segnalano un mix di ottimismo a breve termine e scetticismo sulle probabilità di successo finale. 

Infatti, la notizia dell’accordo di Trump sulla disposizione etica coincide con una ripresa dell’interesse: dal 20 luglio, secondo quanto riportato da Coinglass, gli ETF crypto hanno registrato afflussi netti per ben 692,5 milioni di dollari, di cui 499 milioni sugli ETF su Bitcoin e 147,5 milioni su quelli su Ethereum. Coerentemente, nello stesso breve periodo, Bitcoin è cresciuto fino al 2,8% fallendo, però, l’assalto alla resistenza dei 67.000$, così come Ethereum, che prima sale fino ai 1.955$ (+4,5%) per poi ritracciare e segnare un più modesto + 2,1%. 

N.B. – Ricordiamo che correlazione non significa causalità. Gli ETF Crypto, per esempio, stanno attraversando un momento complessivamente buono: dopo giugno, il peggior mese di sempre, i dati ci dicono che il net flow (acquisti meno vendite) relativo a questi prodotti finanziari è positivo da sette giorni consecutivi.

Le reazioni dei mercati: ottimismo o scetticismo?

Nonostante l’importante passo avanti a livello politico, i mercati segnalano un mix di ottimismo a breve termine e scetticismo sulle probabilità di successo finale. 

Infatti, la notizia dell’accordo di Trump sulla disposizione etica coincide con una ripresa dell’interesse: dal 20 luglio, secondo quanto riportato da Coinglass, gli ETF crypto hanno registrato afflussi netti per ben 552 milioni di dollari, di cui 430 milioni sugli ETF su Bitcoin e 75,5 milioni su quelli su Ethereum. Coerentemente, nello stesso breve periodo, Bitcoin è cresciuto fino al 2,8% fallendo, però, l’assalto alla resistenza dei 67.000$, mentre Ethereum ha segnato un +3,1%.

N.B. – Ricordiamo che correlazione non significa causalità. Gli ETF Crypto, per esempio, stanno attraversando un momento complessivamente buono: dopo giugno, il peggior mese di sempre, i dati ci dicono che il net flow (acquisti meno vendite) relativo a questi prodotti finanziari è positivo da sei giorni consecutivi.

Il Clarity Act verrà approvato?

Difficile dirlo con certezza: da un lato, il superamento dell’ostacolo etico potrebbe facilitare il consenso bipartisan, ovvero il voto favorevole da parte di Democratici e Repubblicani; dall’altro lato, c’è un tema di tempo: il Senato ha a disposizione solo fino alla prima settimana di agosto per votare e la legge deve competere per lo spazio in aula con altre priorità politiche urgentissime. 

Come abbiamo detto all’inizio, il Clarity Act è un importante provvedimento che regolarizzerebbe il mercato crypto americano: la sua approvazione aprirebbe la porta a investimenti, innovazione e sviluppo a lungo termine, offrendo quella certezza legale tanto attesa dagli operatori, che potrebbero finalmente abbandonare le preoccupazioni legate alle ripercussioni normative.

Non resta che attendere e vedere se il Congresso riuscirà a segnare quest’ultimo touchdown, per usare la metafora di Bessent. 

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Zoom Out: il recap settimanale che si concentra sul Macro

zoom out

Focus Young Platform: parte YNG Boost + listing BNB

Tra ottenimento della MiCA e Aumento di Capitale, si apre una nuova fase per Young Platform: noi siamo pronti e carichi e, come sempre, vogliamo coinvolgere la nostra Community. 

Per questo abbiamo lanciato YNG Boost: acquistando e vincolando Young (YNG) sulla piattaforma per 12, 24 o 36 mesi, riceverete una quantità extra di token YNG (il boost) che andrà a sommarsi a quella già acquistata.

Attenzione: più YNG acquistate e più li tenete bloccati, maggiore sarà il boost, fino a un massimo del 30% della quota acquistata

In più, abbiamo appena listato Binance Token (BNB): adesso potete ufficialmente comprare, vendere e trasferire BNB su Young Platform. 

Tutte le info qui: 

YNG Boost: Arriva YNG Boost: acquisti Young (YNG), li vincoli e ricevi Token YNG extra

BNB: BNB arriva su Young Platform

Guerra in Iran: il fronte si riapre

La guerra tra USA e Iran sembra essere definitivamente ripartita: non ci stupisce, il cessate-il-fuoco non è mai stato realmente rispettato da entrambe le fazioni. 

E lo Stretto di Hormuz? Al momento della scrittura ancora non si sa bene se è aperto, chiuso, semiaperto o semichiuso. In ogni caso, il Brent ha guadagnato il 20% negli ultimi dieci giorni, tornando a quota 86$ al barile. 

Pesa anche la minaccia da parte del gruppo terroristico degli Houthi yemeniti di chiudere un altro stretto fondamentale, quello di Bab El-Mandeb.

Update Crypto DATCOs

Uscito il report sull’adozione aziendale di giugno. In settimana, poco movimento su BTC: Strategy non compra né vende. Altra storia per ETH: Bitmine compra. 

Adozione aziendale crypto: uscito il report di giugno

BitcoinTreasuries.net, punto di riferimento per il tracking dei movimenti delle DATCOs, ha pubblicato il June 2026 Corporate Adoption Report.

Noi, ovviamente, ci siamo letti le 92 pagine del pdf e abbiamo riportato i punti più rilevanti in questo articolo: Adozione aziendale crypto: il report di giugno.

Strategy 

Dopo aver venduto 3.588 BTC per 216 milioni di dollari la settimana scorsa, stavolta Strategy non ha né comprato né venduto BTC. Ha venduto, invece, azioni MSTR. In ogni caso, il totale detenuto resta fermo a 843.775 BTC.

Bitmine continua a comprare 

La settimana scorsa, la top ETH Treasury Company ha rivelato l’acquisto di 42,197 ETH, mentre questo martedì ha comunicato l’aggiunta di altri 27.801 ETH in tesoreria. Il totale detenuto adesso è pari a 5.770.038 ETH (4,8% della supply).

Nasce EthSystems: cos’è e chi c’è dietro?

EthSystems, in breve, è un’azienda nata per fare da ponte tra i giganti della finanza tradizionale e l’infrastruttura tecnologica di Ethereum, costruendo sistemi protetti e privati su misura, con l’obiettivo di superare i problemi complessi di privacy e sicurezza che potrebbero frenare l’ingresso dei grandi player. 

Fondata da ex ricercatori della Ethereum Foundation, EthSystems é supportata dai soliti tre: Bitmine, Sharplink e Joe Lubin.

Prima EthLabs, poi Ethereum Institutional, infine (per ora) EthSystems: il disegno sembra essere sempre più chiaro.

Flash Macro: inflazione USA

Usciti i dati sull’inflazione USA, che rallenta oltre le attese: 

– YoY: +3,5% (precedente +4,2%, previsto +3,8%)
– MoM: -0,4% (precedente +0,5%, previsto -0,1%)

Attendiamo la prossima rilevazione.

ETF Crypto: aggiornamento

Dopo il bagno di sangue di giugno, gli ETF Crypto tornano in positivo. 

Per Coinglass, dal 1 al 16 luglio, il net flow (acquisti meno vendite) ammonta a +275,16 milioni di dollari

Visa lancia la Visa Stablecoin Platform 

Il colosso dei pagamenti ha annunciato la nascita della VSP (Visa Stablecoin Platform), una piattaforma aziendale che “offre a istituzioni finanziarie, fintech e simili un modo semplice per accedere, custodire e riscattare stablecoin, a partire da Open USD (OUSD)“.

Stablecoin che, come riferito dalla stessa Visa, aggiornano nuovamente il record sui volumi: 1,8 trillion di dollari a giugno, rotto il precedente massimo di febbraio

Swift: “pronti a implementare la blockchain per il trasferimento di depositi tokenizzati

Swift (Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication), rete da cui dipendono più di 11.500 istituzioni finanziarie in 200 Paesi, ha annunciato l’avvio della fase di test del suo DLT (registro distribuito basato su blockchain): 17 banche sono pronte a effettuare transazioni cross-border di depositi tokenizzati. 

L’obiettivo, ovviamente, è sbloccare un nuovo modo per garantire pagamenti istantanei 24/7. E la blockchain sembra la soluzione migliore – ma davvero?

SpaceX nel Nasdaq 100

SpaceX (SPCX) entra ufficialmente nel Nasdaq 100 (NDX) dopo quasi un mese dall’IPO più grande di sempre. 

SPCX, ora, è il secondo holder per Bitcoin detenuti all’interno dell’indice con 18,712 BTC.

Per questa settimana è tutto, ci sentiamo tra sette giorni. Ricordatevi che il prezzo cambia ma i fondamentali restano: fate Zoom Out!

BNB arriva su Young Platform: da oggi puoi comprarlo, venderlo e trasferirlo

BNB arriva su Young Platform: cos'è e come trasferirlo su Young Platform

BNB debutta su Young Platform: cos’è, come funziona e come trasferire i tuoi BNB sull’exchange italiano autorizzato MiCAR

Il listing di oggi è di quelli importanti: BNB entra ufficialmente nel catalogo di Young Platform. Da oggi puoi acquistarlo, venderlo, custodirlo e — soprattutto — depositarlo direttamente dai tuoi wallet o da altre piattaforme, senza doverlo convertire in altro.

Cos’è BNB e a cosa serve

BNB è la cripto-attività nativa di BNB Chain, uno degli ecosistemi blockchain più utilizzati al mondo. Nasce nel 2017 come token ERC-20 su Ethereum e migra poi sulla propria blockchain proprietaria.

Oggi è il token nativo della BNB Smart Chain, una rete compatibile con la Ethereum Virtual Machine (EVM) — il che significa che può eseguire smart contract e applicazioni decentralizzate scritte con gli stessi standard di Ethereum — basata su un meccanismo di consenso Proof of Staked Authority (PoSA), in cui un numero ristretto di validatori selezionati in base ai token messi in staking produce i blocchi, con tempi di conferma rapidi e commissioni contenute.

All’interno del suo ecosistema, BNB ha funzioni d’uso precise:

  • Commissioni di rete (gas): ogni transazione e ogni interazione con gli smart contract sulla BNB Smart Chain si pagano in BNB, come ETH su Ethereum.
  • Staking e sicurezza della rete: i detentori possono delegare i propri BNB ai validatori, partecipando al meccanismo che garantisce il funzionamento della rete.
  • Governance: chi mette in staking BNB può partecipare alle votazioni sulle proposte di evoluzione del protocollo.
  • Standard token BEP-20: BNB è il token di riferimento di un ecosistema che ospita migliaia di token BEP-20, applicazioni DeFi, la soluzione layer-2 opBNB e la rete di storage decentralizzato BNB Greenfield.

Una caratteristica tecnica distintiva è il meccanismo di auto-burn trimestrale: una parte dell’offerta di BNB viene periodicamente rimossa dalla circolazione in modo programmato e verificabile on-chain, secondo una formula pubblica, con l’obiettivo dichiarato dal protocollo di ridurre nel tempo l’offerta complessiva. Si tratta di una caratteristica strutturale del token, non di una garanzia sul suo valore: il prezzo di BNB resta determinato dal mercato.

Cosa cambia da oggi: i tuoi BNB, dove vuoi tu

Fino a ieri, chi deteneva BNB e voleva operare su Young Platform doveva prima venderli o convertirli altrove. Da oggi non più: puoi trasferire i tuoi BNB così come sono, direttamente sul tuo account Young Platform. I tuoi BNB restano BNB — cambia solo dove sono custoditi.

E dove sono custoditi conta. Young Platform è un CASP autorizzato da Consob e Banca d’Italia ai sensi del Regolamento europeo MiCAR, con sede legale a Torino: un indirizzo vero, in Italia, con regole europee, obblighi di trasparenza verso i clienti e un’autorità di vigilanza a cui rispondere. Se una parte del tuo portafoglio si trova oggi su piattaforme fuori dal perimetro regolamentato europeo, il listing di BNB rende il trasferimento un’operazione semplice: nessuna vendita, nessuna conversione, nessun passaggio intermedio.

Il momento giusto: la promo MYCA sui depositi è attiva fino al 2 agosto

C’è un motivo in più per farlo adesso. Fino al 2 agosto è attiva MYCA (Move Your Crypto Assets), la promo dedicata a chi trasferisce fondi su Young Platform: i depositi in crypto — BNB inclusi — e in euro concorrono insieme al raggiungimento delle soglie, a partire da un controvalore complessivo di €1.000.

La promo si articola su tre Tier (€1.000–9.999, €10.000–49.999, da €50.000 in su), ricalcolati ogni settimana sulla base dei depositi netti, e sblocca vantaggi crescenti:

  • Bonus Wallet: uno sconto sulle commissioni di compravendita, proporzionale all’ammontare depositato e utilizzabile fino al 31 dicembre 2026;
  • Report Fiscale con sconto personalizzato fino al 70% sul prezzo di listino;
  • Cashback in token YNG sulle spese quotidiane con Carta Young;
  • Conto di pagamento con canone a €0 per un anno e Carta Young gratuita;
  • Account Manager dedicato per chi rientra nei Tier 2 e 3.

Le condizioni complete, i requisiti e le esclusioni sono nel Regolamento della promozione MYCA.

Come trasferire i tuoi BNB su Young Platform

  1. Accedi al tuo account Young Platform (serve un KYC completato) e apri la sezione Deposita → BNB.
  2. Copia l’indirizzo di deposito e verifica con attenzione la rete indicata: un trasferimento su una rete non supportata può comportare la perdita dei fondi.
  3. Esegui il trasferimento dalla piattaforma o dal wallet di origine. Alla conferma on-chain, i BNB saranno disponibili nel tuo portafoglio Young Platform — e il loro controvalore concorrerà al calcolo del tuo Tier MYCA.

Per importi rilevanti, il nostro supporto può assisterti passo dopo passo nel trasferimento.

Trasferisci i tuoi BNB su Young Platform

I rischi da conoscere

BNB, come ogni cripto-attività, è soggetto a una volatilità elevata: il suo valore può diminuire in modo rapido e significativo, fino alla possibile perdita totale del capitale impiegato. BNB non è emesso da Young Platform e le sue caratteristiche dipendono da un protocollo di terzi, sul quale Young Platform non esercita alcun controllo. Le cripto-attività non beneficiano dei sistemi di garanzia dei depositi bancari né dei sistemi di indennizzo degli investitori. Prima di operare, consulta l’Informativa Generale sui Rischi.

La presente è una comunicazione di marketing ai sensi del Regolamento (UE) 2023/1114 (MiCAR) e non costituisce consulenza in materia di investimenti, raccomandazione personalizzata né sollecitazione all’acquisto di cripto-attività. La decisione di acquistare, vendere o trasferire cripto-attività è assunta autonomamente dall’utente.

BNB è una cripto-attività emessa da soggetti terzi: Young Platform S.p.A. non ne è l’emittente e non risponde delle caratteristiche, dell’evoluzione o del funzionamento del relativo protocollo. Le cripto-attività sono caratterizzate da elevata volatilità e comportano un rischio significativo di perdita, anche integrale, del capitale impiegato; non beneficiano dei sistemi di garanzia dei depositi bancari (Direttiva 2014/49/UE) né dei sistemi di indennizzo degli investitori (Direttiva 97/9/CE). Le performance passate non sono indicative di risultati futuri.

La promo MYCA è soggetta a termini, condizioni ed esclusioni: prima di aderire consulta il Regolamento completo. I vantaggi della promo si riferiscono a sconti su commissioni e servizi e non costituiscono rendimenti sulle cripto-attività depositate.

Servizi sulle cripto-attività forniti da Young Platform S.p.A., Via F. Cigna 96/17, 10155 Torino — P.IVA 11931440017 — autorizzata da Consob e Banca d’Italia a operare come Prestatore di servizi per le cripto-attività (CASP) ai sensi del Regolamento (UE) 2023/1114 (MiCAR). Per le condizioni contrattuali ed economiche consulta i Fogli informativi e i Termini & Condizioni su youngplatform.com/legal.

Adozione aziendale crypto: il report di giugno 

Crypto 2026

Bitcoin, Ethereum e crypto in generale: come si sono comportate le aziende a giugno? Cosa ci dice il report mensile di BitcoinTreasuries.net?

Quando il quadro è super bullish, l’attenzione è massima, l’euforia domina e arriva la solita valanga di post su X (ex Twitter) pieni di razzi, fiamme e caps lock. Dall’altro lato, quando il mercato è in flessione e il sentiment è negativo, il disinteresse regna, anche se è proprio in quei momenti che gli Smart Money accumulano in vista di miglioramenti futuri. In questo articolo analizziamo il June 2026 Corporate Adoption Report pubblicato da BitcoinTreasuries.net: come si sono mosse le aziende a giugno?

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Quanti Bitcoin sono entrati nelle tesorerie a giugno?

Senza ulteriori giri di parole, andiamo subito al dunque: nel corso del mese di giugno, le tesorerie delle società pubbliche, cioè quelle quotate in Borsa, hanno incrementato le loro posizioni in Bitcoin riportando un’aggiunta lorda di 8.992 BTC. Per aggiunta lorda si intende il volume totale degli acquisti effettuati sul mercato al netto delle vendite, cioè prima di sottrarre le eventuali cessioni. 

Se, infatti, andiamo a considerare il saldo netto mensile, ovvero la differenza tra i Bitcoin entrati e quelli usciti dalle tesorerie aziendali (nello stesso arco di tempo), la cifra si attesta a 7.314 BTC, equivalenti a circa 427 milioni di dollari. 

Il report, poi, considera anche il secondo trimestre del 2026, appena concluso: nei mesi di aprile, maggio e giugno, BitcoinTreasuries.net stima un’aggiunta netta di 110.000 BTC per le tesorerie delle società quotate: una crescita, riferiscono, superiore a quella dei due trimestri precedenti – Q1 2026 e Q4 2025.

Ma c’è una precisazione da fare: “Poiché alcune aziende presentano i report trimestrali a luglio, alcune operazioni di acquisto e vendita potrebbero non essere rilevate in questa sede”. I numeri, pertanto, potrebbero essere leggermente diversi da quelli appena descritti ma, continuano, “l’attività di acquisto si conferma ampiamente sostenuta nel tempo”.

I principali buyer del mese

Nel club dei grandi accumulatori societari, Strategy mantiene la prima posizione come top buyer ma, questa volta, con un margine nettamente inferiore sulla seconda rispetto al mese precedente: la Bitcoin Treasury Company più famosa del mondo, a giugno, ha inserito in bilancio 3.625 BTC – circa 22.000 BTC in meno rispetto a maggio. 

Al secondo posto troviamo Strive, asset manager istituzionale quotato al Nasdaq col ticker ASST fondato nel 2022, con 3.364 BTC aggiunti in tesoreria. Ultimo gradino del podio, infine, per MARA Holdings (MARA), che si occupa di digital asset e infrastrutture energetiche, nota principalmente per essere sia holder che miner di Bitcoin: l’azienda, durante il sesto mese dell’anno, ha comprato 1.000 BTC

Non solo acquisti: chi ha venduto e quanto?

Il mercato, ovviamente, non è fatto di solo accumulo. A giugno, infatti, il totale venduto dalle società pubbliche ammonta a 1.677 BTC, equivalenti a 98 milioni di dollari. Le riduzioni di tesoreria più significative sono state effettuate da Fold Holdings (-634 BTC), Nakamoto Inc (-591 BTC) e HIVE Digital (-331 BTC).

Grande attesa per la Bitcoin Standard Treasury Company di Adam Back

Il report di BitcoinTreasuries.net segnala BSTR, acronimo di Bitcoin Standard Treasury Company. Ma cos’è BSTR? Diamo rapidamente contesto.

Creata e guidata da Adam Back, celebre pioniere degli albori di Bitcoin e attuale CEO di Blockstream, BSTR è un’azienda che fonda il suo modello di business sull’accumulo di Bitcoin su larga scala, a cui sono affiancate le classiche strategie attive per la generazione di rendimento. In ogni caso, l’obiettivo finale dichiarato di BSTR è quello di imporsi come un attore di primo piano nel settore delle tesorerie crypto. 

La Bitcoin Standard Treasury Company dovrebbe essere inserita a breve nel Nasdaq, diventando così una public company: la data è incerta, ma BSTR prevede di quotarsi con ben 30.021 BTC a bilancio. Una volta pubblica, la società di Adam Back guadagnerebbe la quinta posizione per Bitcoin detenuti nella classifica delle Bitcoin Treasury Companies quotate.

Ethereum e altcoin: la diversificazione corporate da quasi 20 miliardi

Fermarsi solo a Bitcoin racconterebbe una storia incompleta, perché le aziende più innovative stanno iniziando a guardare con estremo interesse alle altcoin: attualmente, le società pubbliche detengono nei propri bilanci quasi 20 miliardi di dollari in altcoin, di cui 12,5 miliardi solo in Ethereum

Bitmine domina ancora e si conferma il colosso indiscusso con più di 5,7 milioni di ETH in tesoreria. Nello specifico, a giugno, l’azienda presieduta da Tom Lee ha comprato circa 309.000 ETH, di cui 127.000 solo nella seconda settimana del mese: si tratta di un incremento del 5,7% rispetto a maggio.

Ma, come è noto, l’azienda non ha intenzione fermarsi: ha formalmente dichiarato al mercato di puntare al raggiungimento del 5% – the Alchemy of 5% – dell’intera fornitura totale nel corso del 2026.

Un altro attore di rilievo è Sharplink, che attualmente detiene quasi 870.000 ETH (sei volte in meno rispetto a Bitmine): ne parleremo tra un mese, perché l’azienda ha ripreso ad acquistare Ethereum a luglio, dopo ben otto mesi di stop. 

Spazio anche per Solana, Hyperliquid e XRP

I dati di giugno 2026 evidenziano infine che l’interesse corporate sta colonizzando anche altri progetti: in breve, i bilanci aziendali registrano attualmente posizioni di rilievo in Solana per circa 1,4 miliardi di dollari, Rain e Hyperliquid per 1,3 miliardi, e XRP per poco più di mezzo miliardo.

Ci sentiamo tra un mese!

In conclusione: oggi la tesoreria aziendale va ben oltre i classici titoli di Stato a basso rendimento, ma sembrerebbe in una fase di evoluzione in una gestione digitale e diversificata, perfettamente integrata con le tecnologie finanziarie più moderne

In ogni caso, a prescindere dall’andamento del mercato, noi monitoreremo mese per mese le strategie aziendali relative al settore crypto: per continuare a seguire questi aggiornamenti, iscriviti al nostro canale Telegram o clicca qui sotto!

Swift, blockchain e tokenizzazione: via al test

Swift, blockchain e tokenizzazione: via al test

Swift si prepara al grande test: “pronti a implementare la blockchain per il trasferimento cross-border di depositi tokenizzati”

Nel mondo degli investimenti in cripto-attività, si parla spesso di come la finanza tradizionale (TradFi) stia lentamente abbracciando la tecnologia decentralizzata. Oggi, però, uno degli attori centrali del mondo economico e finanziario globale ha fatto un passo da gigante che merita tutta la nostra attenzione. Parliamo di Swift: via al test per il trasferimento dei depositi tokenizzati su blockchain.

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Cos’è Swift e perché questa notizia è fondamentale

Per chi non è così esperto di infrastruttura bancaria, Swift rappresenta la spina dorsale invisibile dei pagamenti mondiali: è una cooperativa di respiro globale controllata dai propri membri, nonché principale fornitore al mondo di sistemi per il trasferimento di denaro a livello internazionale. Per capire l’importanza di Swift, basti pensare che la sua infrastruttura connette oltre 11.500 istituzioni finanziarie in più di 200 paesi e territori.

La notizia di cui parleremo in questa sede è la seguente:  il nuovo registro distribuito di Swift, interamente basato su blockchain, è ufficialmente pronto per la fase di test.

Dalla teoria alla pratica: il test globale e l’obiettivo 24/7 

Come recita la nota canzone del celebre ex wrestler John Cena, “The Time is Now”. Swift, il 9 luglio, ha diffuso un comunicato stampa che non lascia spazio a interpretazioni: “Il registro blockchain di Swift è pronto all’uso: 17 banche fanno da apripista per i pagamenti transfrontalieri tokenizzati su un’infrastruttura globale affidabile”. 

È chiaro che non stiamo parlando di una remota dichiarazione di intenti, ma di un aggiornamento pronto per essere implementato: ben 17 grandi banche provenienti da più continenti si stanno preparando per avviare transazioni pilota utilizzando depositi tokenizzati direttamente sui propri registri.

Tra i partecipanti di questa prima fase sperimentale figurano colossi finanziari del calibro di Citibank, Bank of New York, HSBC, UBS e BNP Paribas.

Qual è l’obiettivo finale di questa operazione?

Molto semplicemente, lo scopo è risolvere uno dei problemi più antichi della finanza globale: gli orari di chiusura. Come? Ovviamente – e non siamo per nulla stupiti – sfruttando la blockchain. In questo modo, l’infrastruttura punta a sbloccare movimenti di denaro più veloci e flessibili, supportando pagamenti transfrontalieri operativi 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. Questo significa permettere lo spostamento di fondi e la liquidazione anche durante la notte e nei fine settimana, esattamente come accade da anni sui mercati crypto.

Ciò che stupisce, però, è la velocità con cui si è passati dalla teoria alla pratica: Swift ha bruciato una tappa dopo l’altra, saltando dall’ideazione concettuale all’attivazione del ledger basato su blockchain in soli nove mesi, grazie ai feedback diretti delle istituzioni internazionali. 

Le grandi banche in piena FOMO?

I top manager delle top banche mondiali non lo nascondono più: la decentralizzazione e i registri distribuiti non sono più visti come esperimenti di nicchia, ma come la soluzione più efficiente per questo tipo di problemi.

Thierry Chilosi, Chief Business Officer di Swift, ha spiegato che la blockchain permette al valore tokenizzato di spostarsi oltre confine con la flessibilità e la velocità richieste dal commercio moderno, portando “la fiducia e la stabilità della finanza consolidata alle frontiere della moneta digitale“. 

Sulla stessa lunghezza d’onda si pongono dirigenti come Lim Soon Chong di DBS (The Development Bank of Singapore) e Lisa Vasic di ANZ (Australia and New Zealand Banking Group), i quali hanno sottolineato come i fondi tokenizzati consentano alle banche di gestire la liquidità in modo radicalmente più flessibile, rapido e trasparente.

Manish Kohli di HSBC (The Hongkong and Shanghai Banking Corporation) ha evidenziato il fatto che l’infrastruttura blockchain sia uno strumento fondamentale per far funzionare i pagamenti “in tempo reale, attraverso i fusi orari, e senza interruzioni artificiali“. 

Allo stesso modo, manager come So Lay Hua di UOB (United Overseas Bank) e Andreas Kubli di UBS (Union Bank of Switzerland) confermano che questo nuovo ecosistema 24/7 sblocca il settlement istantaneo e facilita l’adozione su larga scala degli asset digitali.

Se Swift punta sulla blockchain…

Insomma, quando Swift, infrastruttura alla base del sistema economico e finanziario globale, arriva a considerare seriamente la blockchain per spostare enormi masse di denaro tokenizzato, il dato è chiaro: la tokenizzazione degli asset non è una promessa del futuro, ma è già qui e, probabilmente, è destinata a restare.

Azimut punta su Young Group con un investimento da 22,5 milioni di euro

Young Group ha concluso un importante aumento di capitale da 22,5 milioni di euro guidato dal Gruppo Azimut: un momento storico per Young Platform 

Azimut, gruppo quotato alla Borsa di Milano, leader nella gestione degli investimenti pubblici e privati e nei servizi finanziari per le imprese, ha deciso di puntare con convinzione su Young Group, holding che riunisce Young Platform e Fleap. È un momento fondamentale per la nostra storia e per il futuro dell’innovazione in Italia.  

Young Group: crypto, digital banking e tokenizzazione degli asset reali 

Chi ci segue fin dai primi momenti sa bene che Young Platform e il suo ecosistema nascono da una volontà molto chiara: democratizzare e semplificare l’accesso al mondo delle cripto-attività

Questa missione prende forma dalla visione di un gruppo di studenti del Politecnico di Torino che, animati dalla passione per l’innovazione e la tecnologia, decisero di trasformare questa idea in realtà

Oggi, a quasi dieci anni di distanza, Young Platform rappresenta una via sicura, affidabile e trasparente al mondo delle cripto-attività per centinaia di migliaia di investitori, italiani e non. Il tutto rafforzato dal recente ottenimento dell’autorizzazione MiCA, un sigillo di garanzia emesso dai regolatori italiani ed europei che, in questo modo, certificano ufficialmente la totale compliance della nostra piattaforma con le normative vigenti.

Nel tempo, però, abbiamo voluto allargare il nostro raggio d’azione, concentrandoci anche su un trend, sempre legato alla blockchain, destinato a rivoluzionare il sistema finanziario globale: la tokenizzazione degli asset reali (RWA, Real World Assets). Come? Integrando nel nostro ecosistema Fleap, la prima azienda italiana ad aver ottenuto l’autorizzazione di CONSOB (Commissione Nazionale per le Società e la Borsa) per la digitalizzazione e tokenizzazione di strumenti finanziari come azioni, obbligazioni e titoli di debito.

È per queste ragioni che nasce Young Group, una holding che ha sede a Torino, creata proprio allo scopo di unire queste due anime sotto lo stesso tetto e, in definitiva, dare vita a un’infrastruttura sempre più completa, trasversale ed efficiente

Azimut supporta Young Group con un investimento di 22,5 milioni di euro

Il Gruppo Azimut crede nel futuro del progetto e l’ha dimostrato guidando un investimento di 22,5 milioni di euro su Young Group in qualità di lead investor, cioè investitore principale. Questo perchè, come sottolineato dal CEO Giorgio Medda, la strategia del Gruppo Azimut “da tempo guarda con attenzione all’evoluzione dei mercati finanziari e al ruolo degli asset digitali e delle tecnologie blockchain” e Young Group, in questo senso, “è un progetto imprenditoriale solido, in rapida crescita, che si distingue per competenze tecnologiche di rilievo e per una forte attenzione ai temi della sicurezza e della conformità normativa”.

Ma, per comprendere a fondo la portata dell’evento, forse è utile capire chi è Azimut: parliamo di un gruppo indipendente e globale, leader nell’asset management nei mercati pubblici e privati, nel wealth management e nell’investment banking. È una società quotata alla Borsa di Milano, presente in ben 20 Paesi nel mondo e forte di una rete di circa 2.000 professionisti tra gestori e consulenti finanziari. 

Cosa significa questo aumento di capitale per Young Platform?

Andrea Ferrero, nostro Co-CEO e cofounder, ha risposto a questa domanda in modo molto chiaro: “L’investimento segna una nuova fase nel percorso di crescita di Young Group e rafforza la nostra capacità di eseguire una visione che perseguiamo fin dalla nascita: costruire un’infrastruttura finanziaria in cui cripto-attività, servizi bancari e asset tokenizzati convivano in un’unica esperienza, semplice, regolamentata e accessibile”.

In questo nuovo capitolo che si sta per aprire, ci teniamo a fare una precisazione: la nostra identità rimane e rimarrà sempre incentrata sulla Community, cioè su chi non ha mai smesso di credere in Young Platform. 

Il cuore pulsante che lega i nostri sostenitori è Young (YNG), l’utility token necessario per sfruttare al massimo le funzionalità della piattaforma, progettato in modo da riflettere intimamente la crescita e le performance dell’intero ecosistema. In altre parole: più Young Group si espande e si rafforza più le fondamenta su cui poggia il token YNG diventano solide.

Allacciate le cinture: comincia una nuova avventura

Per concludere, con questo aumento di capitale da 22,5 milioni di euro, Young Group entra in una nuova era: il supporto continuo di partner istituzionali del calibro di Azimut ci consente di alzare gli standard e accelerare lo sviluppo, potenziando l’ecosistema attraverso i tre pilastri fondamentali:

  • Crypto: con Young Platform sempre più efficiente e il token Young (YNG) al centro del progetto;
  • Digital Banking: attraverso il Conto di pagamento e la Carta Young;
  • Real World Asset: grazie alle infrastrutture di digitalizzazione e tokenizzazione offerte da Fleap.

Abbiamo sognato in grande fin dal primo giorno e oggi abbiamo gli strumenti, i capitali, le licenze e, soprattutto, la community giusta per portare avanti i nostri obiettivi. Noi siamo pronti a cominciare una nuova fase della nostra storia, tu sei con noi?

Parlano di noi

Riunione FED giugno 2026: cos’è successo? 

Kevin Warsh FOMC giugno

Riunione FED giugno 2026: il FOMC mantiene i tassi di interesse invariati. Quali sono le motivazioni? Come hanno reagito i mercati? 

Si è appena conclusa la riunione della FED del 17 giugno 2026 in cui il neo Presidente Kevin Warsh ha comunicato la decisione del FOMC sui tassi di interesse. Come previsto, il Comitato ha scelto di mantenere i tassi di interesse invariati nel range tra il 3,5% e il 3,75%.

Riunione FED aprile 2026: come da previsione, il FOMC lascia i tassi invariati

Al termine della riunione del 29 aprile 2026, il Federal Open Market Committee (FOMC) ha annunciato la sua attesa decisione sulla politica monetaria statunitense. Il comitato guidato da Jerome Powell ha optato per mantenere i tassi di interesse invariati,nel range trail 3,5% e il 3,75%, come ampiamente previsto.

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Riunione FED giugno 2026: come da previsione, il FOMC lascia i tassi invariati

Al termine della riunione del 17 giugno 2026, il Federal Open Market Committee (FOMC) ha annunciato la sua attesa decisione sulla politica monetaria statunitense. Il comitato guidato da Kevin Warsh ha optato per mantenere i tassi di interesse invariati, nel range tra il 3,5% e il 3,75%, come ampiamente previsto.

Le motivazioni

Le motivazioni principali alla base di questa decisione sono riassunte in un un punto fondamentale toccato dal neo Presidente della Federal Reserve Kevin Warsh durante la conferenza stampa successiva al comunicato: l’attività economica degli Stati Uniti sembra continuare a espandersi a un ritmo solido, sostenuta soprattutto da una forte crescita della produttività e dagli investimenti. Warsh ha poi dichiarato che la priorità assoluta resta il controllo della stabilità dei prezzi.

Warsh ha poi specificato che “l’inflazione sta viaggiando ben al di sopra del nostro obbiettivo del 2% da oltre cinque anni” e che l’azione del Comitato è interamente diretta ad “alleviare questo pesante onere sui cittadini”. Nonostante ciò, continua il neo Presidente, il mercato del lavoro sta tenendo molto bene: “i guadagni occupazionali continuano a tenere il passo con la crescita della forza lavoro, registrando variazioni minime nel tasso di disoccupazione”.

Il numero uno della Fed ha poi affermato che tensioni geopolitiche dovute alla guerra in Iran, pur alimentando un clima di forte incertezza, non sembrano intaccare la salute del sistema: “L’economia sta dimostrando un’ottima resilienza e mantiene la sua solidità nonostante l’instabilità causata dal conflitto in Medio Oriente”.

Il Presidente Warsh ha poi chiuso la seduta con un tono definito hawkish dagli analisti presenti, finalizzato a ribadire l’assoluta fermezza con cui il FOMC intende muoversi nel prossimo futuro: “Sono lieto di riferire che i membri del FOMC sono inequivocabili e unanimi: questo Comitato garantirà la stabilità dei prezzi”.

Kevin Warsh prende le redini di una Fed divisa

I membri del FOMC si sono divisi esattamente a metà, con un testa a testa di 9 a 9 tra chi si aspetta tassi stabili o un taglio e chi, al contrario, prevede almeno un ulteriore aumento. In questo clima estremamente polarizzato, il nuovo Presidente Warsh ha eliminato del tutto la cosiddetta forward guidance dal comunicato ufficiale, ritenendola troppo vincolante per le scelte future. Lo stesso Warsh ha deciso di non presentare alcuna proiezione personale sui tassi futuri.

Se, con Jerome Powell, il wait and see era il mantra di ogni riunione la Fed a guida Warsh sarà ancora meno prevedibile. A sancire l’inizio di questa “nuova era Warsh” è stata anche la decisione di istituire cinque task force straordinarie per ridisegnare la strategia della Fed sui temi più rilevanti: comunicazione, bilancio, analisi dei dati, impatto dell’intelligenza artificiale e approccio all’inflazione

Prossime riunioni della FED: rialzo dei tassi all’orizzonte?

Difficile rispondere a questa domanda anche perché, come abbiamo appena segnalato, col cambio di vertice l’operato futuro dei funzionari della banca centrale più importante del mondo potrebbe essere ancora più difficile da prevedere. In ogni caso, la stragrande maggioranza degli analisti afferma che un rialzo dei tassi è un’ipotesi molto concreta per quest’anno.

I principali listini della Borsa americana sembrerebbero confermare questa lettura: a seguito della suddetta conferenza stampa, il Dow Jones e il Nasdaq hanno chiuso in perdita dell’1%, mentre l’S&P500 ha ceduto l’1,2%. Al contrario l’indice DXY, che rappresenta la forza del dollaro contro le sei principali valute al mondo, ha guadagnato l’1,2%.

Infine, volendo appoggiarci agli strumenti predittivi più accreditati, per la prossima riunione il FedWatch Tool, stima un rialzo di 25 pbs allo 36,3%, mentre il No Change è dato al 63,7%.

L’appuntamento, quindi, è fra un mese abbondante, per il FOMC del 28-29 luglio 2026: entra nel nostro gruppo Telegram o iscriviti a Young Platform e non perderti le notizie rilevanti che muovono i mercati!

Iran: guerra finita? Come stanno reagendo i mercati?

Guerra Israele-USA e Iran: le reazioni dei mercati?

La guerra tra USA e Iran sembra essere arrivata alla fine: le parti dovrebbero firmare un accordo in settimana. Come stanno reagendo i mercati?

La guerra tra Stati Uniti-Israele e Iran è entrata nel terzo mese, che sembra anche essere l’ultimo: lo Stretto di Hormuz, snodo fondamentale dove passa un quinto della produzione mondiale di petrolio e GNL, potrebbe iniziare a sbloccarsi a breve, poiché le delegazioni iraniana e statunitense sembrano intenzionate a trovare un accordo. Le Borse mondiali, ovviamente, sono molto ottimiste. Il mercato crypto sembra seguire: qual è la situazione?

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Guerra in Iran: la timeline del conflitto

Nella mattinata italiana del 28 febbraio, Stati Uniti e Israele davano ufficialmente avvio a una serie di bombardamenti coordinati ai danni dell’Iran: in meno di 24 ore, raggiungono uno dei principali obiettivi dei raid, eliminando l’Ayatollah Alì Khamenei, guida suprema della Repubblica islamica iraniana. A poche ore dall’evento, i Guardiani della rivoluzione, uno dei tre corpi armati iraniani, dichiaravano chiuso lo Stretto di Hormuz: “Se qualcuno tenterà di passare, gli eroi delle Guardie Rivoluzionarie e della marina regolare daranno alle fiamme quelle navi”. 

Nei giorni successivi, il traffico nello Stretto si è ridotto drasticamente: i media e gli organi di sicurezza internazionali segnalavano la presenza di mine navali nel canale. Il prezzo delle materie prime energetiche, di conseguenza, è schizzato alle stelle: attraverso lo Stretto di Hormuz passa tra il 25% e il 30% della produzione mondiale di petrolio e di GNL (gas naturale liquefatto). Con l’apertura del fronte, il Brent – benchmark internazionale – è schizzato alle stelle ed è rimasto stabilmente sopra i 100$ al barile. 

I tre mesi successivi è stato un continuo alternarsi tra minacce reciproche e aperture negoziali, ma le parti in conflitto sono riuscite a mettersi d’accordo: ufficialmente, mentre scriviamo, Stati Uniti e Repubblica islamica dell’Iran hanno temporaneamente seppellito l’ascia di guerra. 

In merito, dal weekend del 23-24 maggio, i principali media internazionali hanno iniziato a parlare di passi avanti verso la chiusura definitiva della guerra: CNN, per esempio, titolava “Stati Uniti e Iran mostrano segnali di progresso negli sforzi per porre fine al conflitto, ma i dettagli cruciali di un accordo quadro sono ancora in fase di negoziazione”.

Alla fine, tra venerdì 12 e domenica 14 giugno, il presidente degli Stati Uniti ha iniziato a dare segnali sempre più incoraggianti: da un vago “abbiamo concluso la guerra” a un vero e proprio annuncio di firma imminente. 

Infatti, secondo quanto riferito dai media più importanti del mondo, venerdì 19 giugno le rispettive delegazioni dovrebbero incontrarsi in Svizzera per apporre le firme. 

Il Brent, dai massimi toccato a fine aprile, ha peso più del 30% e, mentre scriviamo, si aggira sugli 82,6$ al barile, un prezzo che non si vedeva dal 4 marzo. 

Le performance dei principali indici azionari

Quando il prezzo dell’energia cresce a dismisura, l’economia reale ne risente: le aziende spendono di più per produrre a causa dell’aumento trasversale dei costi, come quelli per il trasporto e per l’elettricità in generale. Il risultato: i rincari, alla fine, vengono trasferiti sul consumatore, che vede un rialzo dei prezzi generalizzato, anche detto inflazione

E i mercati sanno bene che alla crescita dell’inflazione aumentano le probabilità di un rialzo dei tassi di interesse – il prossimo FOMC avrà luogo tra due giorni esatti. Cosa significa tutto ciò in numeri? 

Partendo dagli Stati Uniti, i tre principali listini sono tornati ampiamente in territorio positivo: dal giorno uno del conflitto, il Dow Jones sta guadagnando il 4,7%, mentre l’S&P500 e il Nasdaq 100 hanno messo a segno nuovi All Time High e stanno guadagnando, rispettivamente, l’8% e il 18,6% – il Dow Jones cresce meno più degli altri due proprio perché maggiormente esposto alle variazioni dei prezzi energetici. 

Queste percentuali, tuttavia, non considerano la giornata di lunedì 15 giugno perché, al momento della scrittura, le Borse americane sono ancora chiuse. I futures ci possono aiutare: il pre-market segnala un’apertura a dir poco allegra, col Dow Jones che guadagna l’1,08%, l’S&P500 l’1,27% e il Nasdaq il 2,1%.

Ma voliamo in Europa, che se la passa un po’ peggio, ma comunque non ha di che lamentarsi: l’Eurostoxx 50 (STOXX), l’indice che include le top 50 aziende europee, continua il suo percorso in territorio positivo, dopo aver ceduto fino al 10%: attualmente, è su del 4,9% rispetto alla chiusura del 2 marzo. Ma la situazione non è rosea per tutti: nel dettaglio, Londra è giù del 2,9%,, mentre Parigi e Francoforte e Milano, al contrario, stanno guadagnando rispettivamente lo 0,8% e l’1,4%. 

Milano sembra giocare un campionato a parte: dal 2 marzo, primo giorno di contrattazione dall’apertura del fronte, l’indice FTSEMIB è cresciuto del 12,4%.

In Asia la situazione è tornata molto più favorevole: il Nikkei, che rappresenta le 225 aziende più importanti del Giappone, ha aggiornato i massimi storici e, dal 2 marzo, sta mettendo a segno un +20,3%, mentre il KOSPI, il principale indice sudcoreano che, con lo scoppio della guerra, era arrivato a cedere anche fino al 18%, ha invertito il trend con una performance senza senso: +47,5% dalla chiusura del 3 marzo. In Cina, l’Hang Seng viaggia in negativo: -4,7% dal Day One. 

Focus metalli preziosi: oro e argento 

In questo caos, sarebbe lecito aspettarsi un buon comportamento da parte dei metalli preziosi, universalmente concepiti come lido sicuro in tempi di forti turbolenze. Non è proprio così

La quotazione dell’oro, dall’inizio dei bombardamenti, è scesa del 18,16%, seguita a stretto giro dall’argento (-20,4%). Contestualmente, nonostante non sia un metallo prezioso, il dollaro torna ad assumere un ruolo di riserva di valore: in queste dieci settimane, il DXY – dollaro vs sei principali valute estere – sta guadagnando l’1,6%

E il mercato crypto?

Il mercato crypto sembrava essere legato all’andamento del settore tech USA: da venerdì 27 febbraio a metà maggio, Bitcoin ha guadagnato il 25,8%, dopo settimane di alta volatilità in cui ha puntato i 70.000$ per ben quattro volte, riuscendo infine a rompere quel tetto e passare all’attacco degli 80.000$; Ethereum ha fatto peggio ma era cresciuto comunque del 23%

Da quel momento, tuttavia, il mercato crypto ha subito una contrazione che potrebbe essere legata a fattori di natura più politica. Coerentemente, la Total Market Cap è cresciuta solo di circa 11,5 miliardi di dollari (+0,5%).

Qualche dato interessante  

Secondo BitcoinTreasuries.net, negli ultimi trenta giorni le Public Companies hanno aumentato i loro stake di Bitcoin del 3,2%. In altre parole, le società quotate – come Strategy (MSTR) – hanno portato il totale detenuto in Bitcoin pari a 1,262 milioni di BTC. Discorso opposto per ETF ed exchange: i recenti deflussi hanno ridotto la quantità di BTC detenuti dello 0,4% (totale: 1,622 milioni di BTC). 

In merito, è interessante confrontare gli stake delle entità più rappresentative di queste due categorie: Strategy (MSTR) per le Public Companies e IBIT per gli ETF. Si tratta di un testa a testa serratissimo: la prima detiene 846.842 BTC, il secondo 764.259 BTC

Cosa ci attende?

È la grande domanda, a cui gli investitori crypto (e non) stanno cercando di rispondere da giorni. Chiaramente, nessuno ha la risposta, perché il futuro non può essere previsto. In questi momenti, la cosa migliore da fare è studiare i fondamentali e capire il funzionamento dei protocolli

Non sai da dove partire? Non preoccuparti: la nostra Academy è ottima per chi vuole iniziare, ma anche per chi è già esperto e vuole ripassare.  

In ultimo: se sei arrivata/o fino alla fine dell’articolo, significa che il tema ti interessa: iscriviti al nostro canale Telegram o a Young Platform cliccando qui sotto per non perdere gli aggiornamenti!

Riunione BCE giugno 2026: i risultati

Riunione BCE marzo 2026: i risultati

La BCE si è riunita l’11 giugno per decidere la politica monetaria dell’Eurozona: cosa è successo ai tassi di interesse? Qui i risultati

La riunione della Banca Centrale Europea di giovedì 11 giugno 2026 ha visto i membri del Consiglio Direttivo riunirsi per discutere, tra le altre cose, in merito alle politiche monetarie dell’Eurozona. Sul tavolo, le decisioni relative ai tassi di interesse. Cosa è successo?

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Riunione della BCE: qual è il contesto economico?

La riunione della BCE di giugno 2026 è avvenuta in uno scenario economico complesso, in cui l’incertezza sul futuro domina incontrastata, tra l’imprevedibilità di Donald Trump e le guerre che sembrano destinate a durare ancora a lungo. 

I temi principali hanno riguardato soprattutto la crescita economica, fortemente condizionata dall’instabilità del contesto geopolitico, e l’inflazione, al 3,2% secondo l’ultima rilevazione – maggiore rispetto alle previsioni. Vediamo nel dettaglio cosa si è deciso.

La BCE alza i tassi di interesse 

Giovedì 11 giugno. Il Consiglio Direttivo della Banca Centrale Europea ha comunicato la sua decisione in materia di politica monetaria per l’Eurozona: per la prima volta dal 2023, la BCE ha deciso alzare i suoi tre tassi di interesse chiave di 25 punti base

Di conseguenza, il tasso sui depositi presso la banca centrale sale al 2,25%, il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,40% e il tasso sulla marginal lending facility al 2,65%.

Le motivazioni dietro la scelta

La BCE ha spiegato che la decisione è è riassunta in questa frase: “Il conflitto in Medio Oriente sta generando pressioni inflazionistiche e la decisione di aumentare i tassi è solida rispetto a una serie di scenari che delineano come lo shock potrebbe evolvere e incidere sulle prospettive di medio termine per l’area euro”.

In questo contesto, come è logico che sia, “le implicazioni complessive della guerra per l’inflazione e la crescita a medio termine dipenderanno dall’intensità e dalla durata dello shock sui prezzi dell’energia, nonché dalla portata dei suoi effetti indiretti e di secondo impatto.”.

Naturalmente, le settimane che verranno saranno fondamentali per capire quale sarà la prossima mossa dell’Eurotower

La prossima riunione è prevista per il 22-23 Luglio 2026: cosa decideranno i membri del Consiglio direttivo? Per non perderti i prossimi meeting, dai un’occhiata al nostro calendario della BCE del 2026 – in ogni caso, noi saremo qui a commentarli. 

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