Riunione FED giugno 2026: il FOMC mantiene i tassi di interesse invariati. Quali sono le motivazioni? Come hanno reagito i mercati?
Si è appena conclusa la riunione della FED del 17 giugno 2026 in cui il neo Presidente Kevin Warsh ha comunicato la decisione del FOMC sui tassi di interesse. Come previsto, il Comitato ha scelto di mantenere i tassi di interesse invariati nel range tra il 3,5% e il 3,75%.
Riunione FED aprile 2026: come da previsione, il FOMC lascia i tassi invariati
Al termine della riunione del 29 aprile 2026, il Federal Open Market Committee (FOMC) ha annunciato la sua attesa decisione sulla politica monetaria statunitense. Il comitato guidato da Jerome Powell ha optato per mantenere i tassi di interesse invariati,nel range trail 3,5% e il 3,75%, come ampiamente previsto.
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Riunione FED giugno 2026: come da previsione, il FOMC lascia i tassi invariati
Al termine della riunione del 17 giugno 2026, il Federal Open Market Committee (FOMC) ha annunciato la sua attesa decisione sulla politica monetaria statunitense. Il comitato guidato da Kevin Warsh ha optato per mantenere i tassi di interesse invariati, nel range tra il 3,5% e il 3,75%, come ampiamente previsto.
Le motivazioni
Le motivazioni principali alla base di questa decisione sono riassunte in un un punto fondamentale toccato dal neo Presidente della Federal Reserve Kevin Warsh durante la conferenza stampa successiva al comunicato: l’attività economica degli Stati Uniti sembra continuare a espandersi a un ritmo solido, sostenuta soprattutto da una forte crescita della produttività e dagli investimenti. Warsh ha poi dichiarato che la priorità assoluta resta il controllo della stabilità dei prezzi.
Warsh ha poi specificato che “l’inflazione sta viaggiando ben al di sopra del nostro obbiettivo del 2% da oltre cinque anni” e che l’azione del Comitato è interamente diretta ad “alleviare questo pesante onere sui cittadini”. Nonostante ciò, continua il neo Presidente, il mercato del lavoro sta tenendo molto bene: “i guadagni occupazionali continuano a tenere il passo con la crescita della forza lavoro, registrando variazioni minime nel tasso di disoccupazione”.
Il numero uno della Fed ha poi affermato che tensioni geopolitiche dovute alla guerra in Iran, pur alimentando un clima di forte incertezza, non sembrano intaccare la salute del sistema: “L’economia sta dimostrando un’ottima resilienza e mantiene la sua solidità nonostante l’instabilità causata dal conflitto in Medio Oriente”.
Il Presidente Warsh ha poi chiuso la seduta con un tono definito hawkish dagli analisti presenti, finalizzato a ribadire l’assoluta fermezza con cui il FOMC intende muoversi nel prossimo futuro: “Sono lieto di riferire che i membri del FOMC sono inequivocabili e unanimi: questo Comitato garantirà la stabilità dei prezzi”.
Kevin Warsh prende le redini di una Fed divisa
I membri del FOMC si sono divisi esattamente a metà, con un testa a testa di 9 a 9 tra chi si aspetta tassi stabili o un taglio e chi, al contrario, prevede almeno un ulteriore aumento. In questo clima estremamente polarizzato, il nuovo Presidente Warsh ha eliminato del tutto la cosiddetta forward guidance dal comunicato ufficiale, ritenendola troppo vincolante per le scelte future. Lo stesso Warsh ha deciso di non presentare alcuna proiezione personale sui tassi futuri.
Se, con Jerome Powell, il wait and see era il mantra di ogni riunione la Fed a guida Warsh sarà ancora meno prevedibile. A sancire l’inizio di questa “nuova era Warsh” è stata anche la decisione di istituire cinque task force straordinarie per ridisegnare la strategia della Fed sui temi più rilevanti: comunicazione, bilancio, analisi dei dati, impatto dell’intelligenza artificiale e approccio all’inflazione.
Prossime riunioni della FED: rialzo dei tassi all’orizzonte?
Difficile rispondere a questa domanda anche perché, come abbiamo appena segnalato, col cambio di vertice l’operato futuro dei funzionari della banca centrale più importante del mondo potrebbe essere ancora più difficile da prevedere. In ogni caso, la stragrande maggioranza degli analisti afferma che un rialzo dei tassi è un’ipotesi molto concreta per quest’anno.
I principali listini della Borsa americana sembrerebbero confermare questa lettura: a seguito della suddetta conferenza stampa, il Dow Jones e il Nasdaq hanno chiuso in perdita dell’1%, mentre l’S&P500 ha ceduto l’1,2%. Al contrario l’indice DXY, che rappresenta la forza del dollaro contro le sei principali valute al mondo, ha guadagnato l’1,2%.
Infine, volendo appoggiarci agli strumenti predittivi più accreditati, per la prossima riunione il FedWatch Tool, stima un rialzo di 25 pbs allo 36,3%, mentre il No Change è dato al 63,7%.
L’appuntamento, quindi, è fra un mese abbondante, per il FOMC del 28-29 luglio 2026: entra nel nostro gruppo Telegram o iscriviti a Young Platform e non perderti le notizie rilevanti che muovono i mercati!


