Tassi BCE: a quando la prossima riunione? Il calendario completo del 2026 da monitorare!

La prossima riunione BCE? Il calendario completo 2025

Il calendario 2026 delle riunioni da non perdere assolutamente

Quando si terrà la prossima riunione BCE? Il calendario dell’istituto centrale viene costantemente monitorato non soltanto da investitori o esperti di mercato. Anche i semplici cittadini dell’Eurozona seguono con interesse e apprensione i meeting della Banca Centrale, poiché le sue decisioni possono avere ripercussioni sui portafogli delle famiglie.

Ogni riunione BCE è dunque attesa con ansia e preceduta da innumerevoli previsioni circa le mosse di Christine Lagarde e del Consiglio Direttivo, le cui parole vengono costantemente passate al setaccio. Ecco allora il calendario 2026 (e non solo) delle riunioni da monitorare per non perdere neanche un appuntamento con l’istituto di Francoforte.

Prossima riunione BCE di politica monetaria: calendario 2026

L’annuale calendario della BCE ha in programma diversi appuntamenti: generalmente si riunisce due volte al mese, ma le decisioni di politica monetaria vengono discusse solo 8 volte in un anno. Questi sono i meeting più attesi perché capaci di influenzare i mercati finanziari e non solo. 

Il calendario della Banca Centrale Europea viene quindi diviso in due parti: le prossime riunioni di politica monetaria e quelle non di politica monetaria. 

La prima categoria di appuntamenti, che cade sempre di giovedì, è seguita dalla conferenza stampa della presidente dell’istituto, Christine Lagarde, che presenta in diretta televisiva al pubblico e ai giornalisti quanto deciso

Ma quindi cosa viene discusso durante ogni riunione BCE di politica monetaria? I principali temi affrontati sono generalmente la crescita e il PIL dell’Eurozona, il quantitative tightening, l’andamento dell’inflazione e i tassi di interesse. 

Proprio le decisioni sui tassi d’interesse sono particolarmente importanti perché hanno delle ripercussioni dirette sui risparmi e sul potere d’acquisto dei cittadini. Tra le varie conseguenze del rialzo dei tassi c’è l’aumento dei costi dei mutui, ad esempio. D’altro canto per la BCE, il rialzo o il ribasso dei tassi d’interesse è uno strumento essenziale per assolvere al suo principale compito ovvero mantenere stabili i prezzi

Ciò detto, la domanda iniziale sorge spontanea: quando ci sarà la prossima riunione BCE

Il calendario 2026 dei meeting di politica monetaria

  • 4-5 Febbraio 2026
  • 18-10 Marzo 2026
  • 29-30 Aprile 2026
  • 10-11 Giugno 2026
  • 22-23 Luglio 2026
  • 9-10 Settembre 2026
  • 28-29 Ottobre 2026
  • 16-17 Dicembre 2026

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Ad eccezione dell’appuntamento di settembre che si svolgerà presso la Deutsche Bundesbank – la banca centrale tedesca – ogni riunione BCE del 2026 si terrà all’interno dell’Eurotower di Francoforte, cioè la sua sede, e sarà presieduta dal Consiglio Direttivo della Banca Centrale Europea, il principale organo decisionale dell’istituzione.

Questo è composto dalla presidente Christine Lagarde, dal vicepresidente Luis de Guindos, da quattro membri nominati tra i paesi leader dell’Eurozona che tengono la carica per 8 anni, e i governatori delle banche centrali nazionali. Nel caso dell’Italia è Fabio Panetta. 

Dopo ogni meeting gli investitori tengono sotto controllo i mercati per monitorare le reazioni alle decisioni della Banca Centrale Europea. Alcune di queste incidono anche sul mercato delle criptovalute. Per questo, le prossime riunioni della BCE, come quelle della Federal Reserve (qui il calendario dei meeting della Fed per il 2026), andrebbero tenute d’occhio. 

Su Young Platform, l’exchange di criptovalute leader in Italia, puoi controllare i prezzi delle criptovalute contestualmente alle relazioni su ogni riunione della BCE. 

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Prossima riunione BCE non di politica monetaria: calendario 2026

Il calendario delle riunioni BCE prevede anche dei meeting che non trattano temi di politica monetaria. In queste occasioni vengono assolti gli altri compiti e responsabilità della Banca Centrale Europea, come la vigilanza bancaria per l’Eurozona. Ecco tutte le date delle prossime riunioni: 

  • 25 Febbraio 2026
  • 8 Aprile 2026
  • 20 maggio 2026 
  • 30 Settembre 2026
  • 18 Novembre 2026

BCE: calendario riunioni 2025

  • 29-30 Gennaio 2025
  • 5-6 Marzo 2025
  • 16-17 Aprile 2025
  • 4-5 Giugno 2025
  • 23-24 Luglio 2025
  • 10-11 Settembre 2025
  • 29-30 Ottobre 2025 (presso la Banca d’Italia a Firenze)
  • 17-18 Dicembre 2025

BCE: calendario riunioni 2024

  • 25 Gennaio 2024 
  • 7 Marzo 2024
  • 11 Aprile 2024
  • 6 Giugno 2024
  • 18 Luglio 2024
  • 12 Settembre 2024
  • 17 Ottobre 2024 (presso la Banca di Slovenia)
  • 12 Dicembre 2024

BCE: calendario riunioni 2023

  • 2 Febbraio 2023
  • 16 Marzo 2023
  • 4 Maggio 2023
  • 15 Giugno 2023
  • 27 Luglio 2023
  • 14 Settembre 2023
  • 26 Ottobre 2023 
  • 14 Dicembre 2023

Tra non molto si terrà dunque la prossima riunione BCE del 2026, ma il calendario degli incontri di quest’anno è ricco e non mancheranno le occasioni per discutere dell’economia dell’Eurozona. 
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Inflazione USA: il dato del CPI oggi

Inflazione USA: il dato del CPI di oggi

È appena uscito il Consumer Price Index (CPI), il dato utilizzato per stimare l’inflazione negli Stati Uniti d’America.

È appena uscito il Consumer Price Index (CPI), il dato utilizzato per stimare l’inflazione negli Stati Uniti d’America. Il destino dei mercati passa dall’inflazione USA e, quindi, dal dato del Consumer Price Index (CPI) pubblicato il 18 dicembre. In questo articolo, scopriremo cos’è il CPI, perché è importante e analizzeremo gli ultimi dati disponibili. 

CPI significato

Tecnicamente, il CPI (Consumer Price Index), o Indice dei Prezzi al Consumo, è un indicatore economico fondamentale che misura quanto sono cambiati i prezzi di beni e servizi che compriamo quotidianamente. In altre parole, il CPI ci dice quanto costa oggi vivere rispetto al passato.  

Il CPI si calcola raccogliendo i dati sui prezzi di un “paniere” rappresentativo di beni e servizi che i consumatori solitamente acquistano. Questo paniere include una varietà di prodotti, come cibo, abbigliamento, alloggio, trasporti, istruzione, assistenza sanitaria e altri beni e servizi comuni. Il Bureau of Labor Statistics (BLS) degli Stati Uniti raccoglie ogni mese i prezzi in 75 aree urbane e li confronta con quelli del periodo precedente.

Perché è importante?

Il CPI è utilizzato per misurare l’inflazione, cioè quanto aumenta il costo della vita. Se il CPI sale, significa che i prezzi stanno aumentando e che, in media, si deve spendere di più per vivere come si faceva prima.

Bitcoin e CPI: come sono legati?

Quando, in occasione dell’ultimo FOMC, la Fed ha comunicato il taglio dei tassi di 25 punti base, il prezzo di Bitcoin non ha reagito in modo così netto, perché la decisione era ampiamente prevista: il Presidente Jerome Powell, già nel suo discorso a Jackson Hole, aveva già lasciato intendere che la Federal Reserve, nelle valutazioni relative alla politica monetaria, avrebbe dato priorità al contenimento del tasso di disoccupazione piuttosto che al mantenimento della stabilità dei prezzi. 

In questo contesto, l’Indice dei Prezzi al Consumo (CPI) perde leggermente di rilevanza rispetto ad altri indicatori, Non Farm Payroll e tasso di disoccupazione in primis. In ogni caso, resta uno strumento fondamentale per comprendere l’andamento dell’inflazione e cercare di prevedere il comportamento della banca centrale americana: un CPI stabile o in diminuzione alzerebbe notevolmente le probabilità di un taglio dei tassi al prossimo FOMC – trovi tutte le date per il 2026 nel nostro articolo sul calendario delle riunioni della Fed

L’ultima volta che è successo

L’ultimo CPI di ottobre è risultato inferiore rispetto alle previsioni ma più alto rispetto al CPI di settembre: il dato non ha modificato le scelte della Fed la quale, come abbiamo già spiegato, dalla fine di agosto si sta concentrando maggiormente sull’andamento della disoccupazione.

Una curiosità: questo CPI è “diverso” dal solito, perché avviene in un contesto di post-shutdown. Per chi non lo sapesse, il government shutdown – letteralmente “chiusura del governo” – si verifica quando il Congresso non approva il bilancio federale, ovvero la gestione della spesa pubblica (l’equivalente della nostra legge di bilancio). In questa situazione, vengono automaticamente bloccate tutte le spese non essenziali fino al raggiungimento di un accordo sul bilancio che soddisfi Repubblicani e Democratici.

Anche il Bureau of Labor Statistics, l’ente responsabile della pubblicazione dei dati sul lavoro e sull’inflazione, rientra fra i “non essenziali”. Per questa ragione, a novembre, non sono usciti gli aggiornamenti sullo stato dell’inflazione negli Stati Uniti: le rilevazioni di dicembre, pertanto, prendono a termine di paragone ottobre – che esprime la situazione di settembre – e non il mese appena trascorso. 

Quindi, com’è andato il CPI di oggi?

CPI di dicembre 2025: l’analisi dei dati

Il 18 dicembre 2025, il BLS ha pubblicato il report relativo ai cambiamenti dei prezzi per i consumatori statunitensi. Secondo il rapporto, il CPI mensile (MoM) è aumentato dello 0,2% rispetto al mese precedente, così come il CPI anno su anno (YoY), in crescita del 2,7%. Questo dato è abbastanza positivo, poiché l’inflazione anno su anno cala e si avvicina sempre di più al target imposto dalla FED, cioè il 2%.

Cosa significano questi numeri?

Il fatto che il CPI sia salito dello 0,2% mese su mese e del 2,7% anno su anno, significa che l’inflazione si è rivelata meno aggressiva di quanto ci si aspettasse: entrambe le rilevazioni sono inferiori alle attese. Gli analisti, infatti, pronosticavano un incremento dello 0,3% mese-su-mese e del 3,1% anno-su-anno. 

Cosa deciderà la Fed riguardo ai tassi di interesse nel FOMC del 27-28 gennaio 2026? Sul FedWatch Tool, lo strumento principe per questo tipo di previsioni, le probabilità del taglio di 25 punti base sono già più alte del giorno precedente all’uscita del CPI. 

Dati storici del CPI YoY nel 2025

Ecco com’è andato il CPI nel 2025:

Dicembre 2025: 2,7% (previsto 3,1%)
Ottobre 2025: 3% (previsto 3,1%)
Settembre 2025: 2,9% (previsto 2,9%)
Agosto 2025: 2,7% (previsto 2,7%)
Luglio 2025: 2,7% (previsto 2,7%)
Giugno 2025: 2,4% (previsto 2,5%)
Maggio 2025: 2,3% (previsto 2,4%)
Aprile 2025: 2,4% (previsto 2,5%)
Marzo 2025: 2,8% (previsto 2,9%)
Febbraio 2025: 3% (previsto 2,9%)
Gennaio 2025: 2,9% (previsto 2,9%)

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Riunione BCE dicembre 2025: i risultati

Riunione BCE dicembre 2025: i risultati

La BCE si è riunita il 18 dicembre per decidere le politiche monetarie dell’Eurozona: cosa è successo ai tassi di interesse? Qui i risultati

La riunione della Banca Centrale Europea di giovedì 18 dicembre 2025 ha visto i membri del Consiglio Direttivo riunirsi per discutere, tra le altre cose, in merito alle politiche monetarie dell’Eurozona. Sul tavolo, le decisioni relative ai tassi di interesse. Cosa è successo?

Riunione della BCE: qual è il contesto economico?

L’ultima riunione della BCE nel 2025 è avvenuta in uno scenario economico complesso, in cui l’incertezza sul futuro domina incontrastata, tra l’imprevedibilità di Donald Trump e le guerre che sembrano destinate a durare ancora un po’. I temi principali hanno riguardato soprattutto la crescita economica, fortemente condizionata dalle tariffe doganali, e l’inflazione, al 2,2% secondo l’ultima rilevazione – più alta dello 0,1% rispetto alle previsioni. Vediamo nel dettaglio cosa si è deciso.

La BCE lascia i tassi di interesse invariati

Giovedì 18 dicembre, Francoforte. Il Consiglio Direttivo della Banca Centrale Europea ha comunicato la sua decisione in materia di politica monetaria per l’Eurozona. Come atteso dalla maggioranza degli analisti, la BCE ha deciso mantenere invariati i suoi tre tassi di interesse chiave. Di conseguenza, il tasso sui depositi presso la banca centrale resta stabile al 2%, il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,15%, così come il tasso sulla marginal lending facility al 2,40%.

Le motivazioni dietro la scelta

La BCE ha spiegato che la decisione è stata guidata dal fatto che il processo di disinflazione è in linea con le aspettative e dovrebbe stabilizzarsi sull’obiettivo del 2% a medio termine. Come abbiamo anticipato, l’ultima rilevazione ha mostrato un’inflazione nell’Unione Europea attestarsi al 2,2%, leggermente superiore rispetto agli obiettivi fissati dal Consiglio direttivo. 

L’economia dell’Eurozona ha mostrato resilienza nei confronti dei recenti shock che hanno colpito il mercato globale: secondo quanto si legge nel comunicato ufficiale, “la crescita economica dovrebbe essere più sostenuta rispetto alle proiezioni di settembre, trainata in particolare dalla domanda interna. A seguito di una sua revisione al rialzo, si collocherebbe all’1,4% nel 2025, all’1,2% nel 2026 e all’1,4% nel 2027, livello sul quale dovrebbe mantenersi nel 2028”.

Con questa riunione, la BCE conferma la traiettoria

La riunione della BCE di dicembre 2025 ha decretato il mantenimento dei tassi di interesse ai livelli di ottobre: è la quarta riunione di fila che vede questo esito. Nonostante il contesto globale fortemente confuso, l’inflazione continua a reggere botta e la Banca Centrale segnala un cauto ottimismo: con questa decisione conferma la sua traiettoria futura.

Le settimane che verranno saranno fondamentali per capire se i dati confermeranno lo scenario attuale e quale sarà la prossima mossa dell’Eurotower. La prossima riunione è prevista per il 5 febbraio 2026: cosa decideranno i membri del Consiglio direttivo? 

Prospettive Future

Mantenere i tassi di interesse a un livello basso è una misura di politica economica espansiva che ha l’obiettivo di sostenere la crescita riducendo il costo del denaro: le imprese possono chiedere prestiti più facilmente, producono più ricchezza e l’economia ne beneficia. Quando il denaro costa meno anche i mercati azionari ne traggono vantaggio, dal momento che i tassi bassi stimolano la circolazione del capitale: da un lato le imprese chiedono più facilmente i soldi in prestito, hanno più margine per operazioni finanziarie, acquisizioni ed espansioni. Così incrementano i potenziali guadagni e con essi la probabilità che il prezzo delle azioni salga.

Dall’altro gli investitori si spostano da titoli più stabili ma meno profittevoli, come le obbligazioni, ad asset finanziari più rischiosi con ritorni potenziali più alti. In questa seconda seconda categoria rientrano le azioni e i relativi indici, ma anche le criptovalute.

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Disoccupazione e Non Farm Payroll: i dati USA

Occupazione USA: i dati e le reazioni dei mercati

Occupazione negli Stati Uniti, sono usciti i dati: Non Farm Payroll e disoccupazione. Come hanno reagito i mercati?

Nella giornata di martedì 16 dicembre, il BLS (Bureau of Labor Statistics) americano ha comunicato i dati relativi al mercato del lavoro. Nello specifico, sono uscite le rilevazioni sui Non Farm Payroll (NFP), cioè i nuovi posti di lavoro creati al netto del settore agricolo, e sul tasso di disoccupazione. Qual è la situazione? Come si sono comportati i mercati e perchè? 

I dati: Non Farm Payrolls e tasso di disoccupazione 

La rilevazione del 16 dicembre è la seconda dalla fine ufficiale dello shutdown, che ha impedito parzialmente la raccolta dei dati per ottobre, e si riferisce al mese di novembre. Ma andiamo subito al sodo: i NFP sono cresciuti di 64.000 unità, un dato di superiore rispetto alle aspettative che stimavano 50.000 nuovi posti di lavoro, mentre il tasso di disoccupazione sale al 4,6%, sopra dello 0,2% rispetto alle previsioni e alle misurazioni precedenti. 

Le implicazioni 

Come è noto, il mondo della finanza dà molta importanza a queste rilevazioni dal momento che, come abbiamo ricordato, lo shutdown ha causato un po’ di confusione operativa. 

In ottica tassi di interesse, il mercato del lavoro è un indicatore preso in forte considerazione, soprattutto da quando il Presidente della Federal Reserve Jerome Powell, nel suo discorso a Jackson Hole, ha confermato il cambio di priorità: nel valutare le mosse di politica monetaria, la banca centrale statunitense ora dà più rilievo al contenimento della disoccupazione piuttosto che alla stabilità dei prezzi. 

Sulla base di queste dichiarazioni, la catena logica che guida gli investitori da almeno tre mesi è la seguente: se i NFP sono inferiori alle previsioni e il tasso di disoccupazione sale, allora è molto probabile che il prossimo meeting del FOMC vedrà un taglio dei tassi. Effettivamente, è stato così fino all’ultima riunione di politica monetaria.

In ogni caso, quanto comunicato oggi dal BLS in merito alla situazione lavorativa negli USA ha dipinto un quadro in peggioramento: il tasso di disoccupazione continua a salire mese dopo mese e ha raggiunto il livello più alto dal 2022.

Le previsioni sul FOMC di dicembre

Il FedWatch del CME Group, uno strumento che calcola le probabilità del taglio dei tassi da parte del FOMC sulla base dei prezzi dei futures sui Fed Funds, attualmente dà il No Change al 75,6%, mentre il taglio di 25 punti base – cioè dello 0,25% – è probabile al 24,4%. Ma si tratta di percentuali totalmente provvisorie che cambiano di giorno in giorno: saranno sicuramente meno mobili a ridosso della riunione. 

Come hanno reagito i mercati?

Al momento della scrittura, i principali indici di Wall Street sembrano non aver gradito: Dow Jones e S&P500 stanno perdendo, rispettivamente, lo 0,5% e lo 0.35%. Discorso diverso per il Nasdaq 100 che, attualmente, resta invariato (-0,03%).

Il mercato crypto, per ora, mostra una reazione particolare: Bitcoin sta guadagnando l’1,5% e viaggia in zona 87.700$, mentre Ethereum va in territorio negativo e cede lo 0,4%: attualmente si trova sui 2,950$. Solana segue BTC e fa meglio di ETH salendo dello 0,3% e fermandosi sui 128$. Chiudiamo questa sezione con la Total Market Cap, che resta sotto la soglia dei 3 trillion, precisamente a 2,95T

Il DXY, che misura l’andamento del dollaro contro le principali sei valute mondiali, perde lo 0,2% rispetto a ieri, giornata in cui aveva messo a segno un -0,15%, mentre l’oro resta praticamente immobile (0,02%), continuando sui 4.300$.

What’s next?

Nei prossimi giorni, con ogni probabilità, assisteremo a un mercato molto volatile, in particolare lato crypto: il momento attuale, infatti, è condizionato da una forte emotività che può spostare miliardi di capitale in poche ore. 
In ogni caso, noi saremo qui ad aggiornarti sulle notizie e sui fatti che muovono i mercati. Iscriviti al nostro canale Telegram – se già sei dentro condividi il link con amici e amiche interessati – e a Young Platform per non perderti ciò che conta!

Fed, il calendario 2026: a quando la prossima riunione del FOMC?

Calendario riunioni Fed 2026: quando la prossima?

Fed: il programma completo dei FOMC 2026 con tutte le prossime date in calendario

Il calendario delle riunioni Fed (Federal Reserve System) ovvero la banca centrale degli Stati Uniti, prevede otto appuntamenti annuali. Questi meeting sono l’equivalente delle riunioni della nostra BCE in cui vengono prese decisioni di politica monetaria. Sono eventi molto seguiti perché capaci di influenzare l’andamento dei mercati finanziari e negli ultimi tempi sono diventati dei veri e propri giri di boa per il futuro dell’economia globale.

Riunioni Fed: cosa viene deciso e da chi 

Prima di scoprire il calendario delle riunioni Fed 2026, vediamo come funzionano questi appuntamenti. 

Gli incontri sono presieduti dal FOMC, Federal Open Market Committee, ovvero l’organo operativo e portavoce della Fed. Questo è composto da 12 membri tra cui banchieri centrali degli Stati Uniti e il presidente della Fed. 

Il FOMC valuta le condizioni finanziarie e le azioni di politica monetaria da intraprendere per raggiungere gli obiettivi economici degli USA. Tra queste la più decisiva, è la decisione sui tassi di interesse per regolare l’inflazione

In occasione di ciascuna delle riunioni Fed in calendario vengono presentati: un riepilogo delle proiezioni economiche – Summary of Economic Projection – e il Dot Plot, un grafico che mostra le previsioni anonime di ogni membro della Fed sulla posizione dei Fed funds rate dell’anno passato, sul futuro e sul lungo periodo. Questi appuntamenti sono evidenziati nel calendario con un asterisco. 

Il FOMC meeting announcement

Il riepilogo delle proiezioni economiche viene pubblicato nel FOMC meeting announcement, un comunicato di politica monetaria dove vengono riportati gli indici economici più importanti, come i dati sul mercato del lavoro. In questa occasione, la Fed comunica il “federal funds rate“, cioè il tasso di interesse che influenza tutti gli altri tassi (mutui, prestiti, obbligazioni). Questo tasso è dato come intervallo (esempio: 1,75%-2%). Raggiungere una media di questo intervallo è l’obiettivo implicito. Più alto è questo obiettivo, più restrittiva diventa la politica monetaria, più basso è questo obiettivo, più accomodante diventa la politica.

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Riunioni Fed: calendario 2026 

Questi meeting del FOMC si svolgono otto volte all’anno, durano due giorni e sono seguiti da una conferenza stampa del presidente Jerome Powell. Ecco il calendario Fed di tutte le riunioni per il 2026.

  • 27-28 Gennaio 2026  
  • 17-18 Marzo 2026*
  • 28-29 Aprile 2026
  • 16-17 Giugno 2026*
  • 28-29 Luglio 2026
  • 15-16 Settembre 2026*
  • 27-28 Ottobre 2026
  • 8-9 Dicembre 2026*

(*) Riunione associata a una sintesi delle proiezioni economiche.

L’ultimo FOMC, per esempio, lo trovi a questo link in cui parliamo della decisione sui tassi, delle motivazioni e delle reazioni dei mercati.

Inoltre, mentre ci avviciniamo a maggio, si profila all’orizzonte un cambio significativo: il Presidente Jerome Powell concluderà il suo secondo mandato alla guida della Federal Reserve. Alla luce di questo sviluppo, il Presidente Donald Trump dovrà scegliere il suo successore – abbiamo scritto un articolo dedicato all’argomento: chi emergerà come candidato favorito per questo ruolo chiave?

Riunioni Fed: calendario 2025

La Fed nel 2025 si è riunita in queste date: 

  • 28-29 Gennaio 2025  
  • 18-19  Marzo 2025 *
  • 6-7 Maggio 2025
  • 17-18 Giugno 2025 *
  • 29-30 Luglio 2025
  • 16-17 Settembre 2025 *
  • 28-29 Ottobre 2025
  • 9-10 Dicembre 2025 *

Riunioni Fed: calendario 2024

La Fed nel 2024 si è riunita in queste date: 

  • 30-31 Gennaio 2024
  • 19-20 Marzo 2024*
  • 30 Aprile – 1 Maggio 2024
  • 11-12 Giugno 2024*
  • 30-31 Luglio 2024
  • 17-18 Settembre 2024*
  • 6-7 Novembre 2024
  • 17-18 Dicembre 2024*

Riunioni Fed: calendario 2023

La Fed nel 2023 si è riunita in queste date: 

  • 31 Gennaio – 1 Febbraio 2023
  • 21-22 Marzo 2023*
  • 2-3 Maggio 2023
  • 13-14 Giugno 2023*
  • 25-26 Luglio 2023
  • 19-20 Settembre 2023*
  • 31 Ottobre – 1 Novembre 2023
  • 12-13 Dicembre 2023*

Riunioni Fed: calendario 2022

La Fed nel 2022 si è riunita in queste date: 

  • 25-26 Gennaio 2022
  • 15-16 Marzo 2022*
  • 3-4 Maggio 2022
  • 14-15 Giugno 2022*
  • 26-27 Luglio 2022
  • 20-21 Settembre 2022*
  • 1-2 Novembre 2022
  • 13-14 Dicembre 2022*

Le riunioni della Fed sono un evento atteso con grande interesse dagli operatori finanziari e dagli analisti. Le decisioni dell’Istituto hanno un ruolo di primaria importanza per la politica monetaria degli Stati Uniti ma non solo. 

In più occasioni abbiamo assistito a un impatto anche su altri mercati come quello delle criptovalute. Ecco perché teniamo d’occhio il calendario Fed: entra nel nostro canale Telegram e iscriviti a Young Platform per non perderti gli aggiornamenti!

Bitcoin può essere hackerato? I computer quantistici possono distruggerlo?

Bitcoin può essere hackerato?

È possibile che Bitcoin venga hackerato? I computer quantistici riusciranno a distruggere la blockchain? Scopri di più

La blockchain di Bitcoin è estremamente sicura a livello informatico, prevalentemente grazie ai modelli crittografici che utilizza. Nonostante questo, all’orizzonte c’è una minaccia che preoccupa alcuni crypto enthusiast: i computer quantistici. 

Queste macchine, incredibilmente potenti, sono in grado di svolgere calcoli ad una velocità esponenzialmente più elevata rispetto a quelle tradizionali e, per questo motivo, potrebbero mettere a rischio la blockchain di Bitcoin. La sicurezza dell’intera rete si basa, infatti, proprio sulla potenza di calcolo, messa a disposizione dai miner e costantemente in equilibrio.

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Visto che lo sviluppo di queste macchine sta avanzando velocemente negli ultimi anni, è necessario preoccuparsi? Bitcoin potrà, davvero, essere hackerato per colpa dei computer quantistici?

Bitcoin può essere hackerato? Cosa sono i computer quantistici

L’intuizione che sta alla base di questa tecnologia risale al 1981, quando Richard Feynman propose la sua teoria della computazione quantistica. L’idea era quella di creare elaboratori che simulassero la realtà proprio nel modo in cui si manifesta, e quindi attraverso artefatti quantistici, e non attraverso variabili binarie.

La differenza principale tra i computer quantistici e quelli tradizionali sta, dunque, nell’architettura delle più piccole unità che compongono il linguaggio macchina

Il linguaggio macchina di un elaboratore tradizionale è, infatti, basato su un’architettura binaria; l’unità di informazione che sta alla base di questa si chiama Bit e codifica uno stato che può essere o 0 o 1.

Al contrario, l’unità di informazione dei computer quantistici, il Qubit, o bit quantistico, si ispira alle particelle. Senza entrare troppo nel tecnico si può dire che i Qubit possono oltre ad assumere lo stato 0 o 1, possono restituirne uno qualsiasi di quelli compresi tra i due valori.

Il funzionamento di queste macchine è estremamente complesso, perciò non entreremo nel dettaglio. Anche perché il focus di questo articolo è comprendere se Bitcoin può essere o meno hackerato da queste macchine all’avanguardia.

Come funziona la crittografia di Bitcoin?

Per capire se i computer quantistici saranno in grado di hackerare Bitcoin dobbiamo comprendere come lavora la sua blockchain a livello crittografico. Il network di BTC utilizza, in questo senso, tre funzioni principali:

  1. La funzione di hash Secure Hash Algorithm (SHA) 256: è un algoritmo che viene utilizzato da Bitcoin per garantire l’integrità delle informazioni memorizzate in un blocco. La SHA-256 è unidirezionale, ovvero è possibile generare un hash (o impronta digitale) da qualsiasi contenuto ma, al contrario, non è possibile svolgere il procedimento inverso, ovvero non si può risalire al contenuto partendo dall’hash. Il risultato di questa funzione crittografica, che viene utilizzata principalmente nel processo di mining, in particolare per creare l’hash del blocco e garantire il funzionamento del meccanismo di consenso Proof-of-Work, è sempre un codice alfanumerico di 64 caratteri, codificato in 256 bit o 32 byte ed essa;
  1. RIPEMD-160: questa è un’altra funzione hash crittografica usata in Bitcoin, principalmente per ridurre la lunghezza degli hash SHA-256 da 256 bit a 160 bit. Questo ridimensionamento viene utilizzato nella creazione dell’indirizzo Bitcoin, che inizia con un hash SHA-256 della chiave pubblica seguito da un hash RIPEMD-160;
  1. Le Curve Ellittiche: Bitcoin usa l’Elliptic Curve Digital Signature Algorithm (ECDSA) per garantire che le monete possano essere spese solo dal legittimo proprietario. La curva specifica usata in Bitcoin è la secp256k1, che aiuta a generare la chiave pubblica dalla chiave privata e a firmare le transazioni.

Bisogna anche specificare che Bitcoin utilizza funzioni crittografiche che siano battle tested. Ciò significa che esse non sono funzionanti soltanto a livello matematico ma sono state già testate “sul campo” per diversi anni, o addirittura, decenni. 

Guarda il prezzo di BTC

Perché i computer quantistici sono una minaccia?

È arrivato il momento di rispondere alla domanda centrale di questo articolo: Bitcoin può essere hackerato?

Per farlo ci concentreremo sulla modalità teoricamente più possibile, ottenere il controllo di più del 50% della potenza computazionale della rete, e quindi effettuare un 51% attack. Se un hacker riuscisse in questa impresa potrebbe, potenzialmente, spendere due volte i Bitcoin, il che porterebbe al fallimento dell’intera blockchain

Scongiurare la minaccia della doppia spesa (double spending) è stato uno degli obiettivi principali del creatore di Bitcoin Satoshi Nakamoto. D’altronde, BTC non sarebbe andato lontano se qualcuno avesse potuto impiegare la stessa somma in più scambi economici. 

In questo senso i computer quantistici sono sempre stati considerarti una minaccia per Bitcoin e, più in generale, per la crittografia, dato che sono, teoricamente, in grado di effettuare complicatissimi calcoli ad una velocità esponenzialmente più alta rispetto a quelli tradizionali. Queste operazioni matematiche complesse, stanno alla base della sicurezza di Bitcoin, dato che vengono svolte dai miner per validare i blocchi e quindi rendere sicuro l’intero network.

Perché Bitcoin dovrebbe essere al sicuro?

Bitcoin può, davvero, essere hackerato? I quantum computer sono, all’atto pratico, una minaccia o, nel caso in cui la loro adozione dovrebbe crescere, non avranno comunque nessun impatto sul network di BTC? È impossibile dare una risposta certa a questa domanda. Tuttavia, possiamo analizzare alcuni dati e toerie per fare chiarezza sulla questione. 

Una delle più popolari sostiene che, una volta che questa tecnologia verrà adottata e i computer quantistici diventeranno davvero acquistabili, i miner di Bitcoin saranno tra i primi soggetti ad utilizzarli. In passato essi si sono aggiudicati le componentistiche hardware più avanzate, proprio perché la validazione dei blocchi della rete di BTC è un’attività fortemente competitiva e chi la svolge è fortemente incentivato ad aggiornare costantemente il proprio setup. Attualmente l’80% di questi soggetti possiede macchine estremamente costose, dotate dei chip più potenti in circolazione.

Secondo alcune stime, per replicare la potenza di calcolo in possesso dal 51% dei partecipanti alla rete, bisognerebbe spendere circa 3,7 miliardi di dollari in componenti hardware. Questa cifrà non tiene conto dell’aumento di prezzo che subirebbero i componenti, dato un tale incremento della domanda. Senza considerare poi che l’autore di un attacco di questo tipo non produrrebbe nessun beneficio economico per se stesso, dato che, nel caso in cui andasse a buon fine, ogni Bitcoin perderebbe, istantaneamente, il suo valore.

Insomma, non si trarrebbe alcun vantaggio tendando hackerare Bitcoin, nonostante sia teoricamente possibile, mentre il costo, approssimato per difetto a 3,7 miliardi di dollari, è incredibilmente elevato. Sarebbe più facile, e remunerativo, provare ad hackerare una banca centrale.

Riunione FED dicembre 2025: cos’è successo?

Riunione FED ottobre 2025: cos’è successo?

Riunione FED dicembre 2025: il FOMC taglia i tassi di interesse di 25 punti base (pbs). Quali sono le motivazioni? Come hanno reagito i mercati? 

Si è appena conclusa la riunione della FED del 10 dicembre 2025 in cui il Presidente Jerome Powell ha comunicato la decisione del FOMC sui tassi di interesse. Come previsto, il Comitato ha scelto di tagliare i tassi di 25 pbs, nel range tra il 3,5% e il 3,75%.

Riunione FED dicembre 2025: come da previsione, il FOMC taglia i tassi

Al termine della sua riunione del 10 dicembre 2025, il Federal Open Market Committee (FOMC) ha annunciato la sua attesa decisione sulla politica monetaria statunitense. Il comitato guidato da Jerome Powell ha optato per tagliare i tassi di interesse di 25 pbs, nel range tra il 3,5% e il 3,75%, come ampiamente previsto.

Le motivazioni

I motivi alla base della decisione potrebbero essere sintetizzati in due frasi pronunciate in conferenza stampa da Jerome Powell. Leggiamole insieme. 

La prima ci dà l’idea generale della situazione macroeconomica degli Stati Uniti: “Sebbene alcuni importanti dati del governo federale siano stati ritardati a causa dello shutdown, quelli disponibili del settore pubblico e privato suggeriscono che le prospettive per l’occupazione e l’inflazione non sono cambiate molto dalla nostra riunione di ottobre. Le condizioni del mercato del lavoro sembrano raffreddarsi gradualmente e l’inflazione rimane in qualche modo elevata“.

Nulla di nuovo. Il mercato del lavoro fatica a prendere forza, col tasso di disoccupazione ai massimi da ottobre 2021 – ora al 4,4% – mentre l’inflazione, seppur relativamente sotto controllo, non accenna ad arrestarsi. Quindi lo scenario attuale, afferma Powell, non presenta forti differenze rispetto a settembre. 

Dato che la Federal Reserve, come sappiamo dai tempi di Jackson Hole, adesso maggiore rilevanza al controllo della disoccupazione piuttosto che alla stabilità dei prezzi, un contesto sostanzialmente invariato che permette ai Governatori che presiedono il FOMC di proseguire con una politica monetaria espansiva.

Successivamente, il Presidente della Fed si è concentrato sul mercato del lavoro: “sebbene i dati ufficiali sull’occupazione relativi a ottobre e novembre siano in ritardo, le prove disponibili suggeriscono che sia i licenziamenti che le assunzioni rimangono bassi. Il rapporto ufficiale sul mercato del lavoro per settembre, l’ultimo pubblicato, ha mostrato che il tasso di disoccupazione ha continuato a salire leggermente, raggiungendo il 4,4%, e che l’aumento dei posti di lavoro aveva rallentato in modo significativo rispetto all’inizio dell’anno”.

Powell ci sta dicendo che, nel medio termine, i dati dipingono un quadro occupazione in leggero peggioramento. Sulla base di ciò, la Fed ha deciso di tagliare i tassi per stimolare l’economia e, di conseguenza, provare a ravvivare il mercato del lavoro.  

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La Federal Reserve ritorna al Quantitative Easing, ma soft

Verso la fine del suo speech, Jerome Powell si è focalizzato sul tema del bilancio della Federal Reserve. Il primo giorno di dicembre, infatti, la banca centrale degli USA ha ufficialmente terminato il Quantitative Tightening (QT): ha smesso di ridurre il suo balance sheet con l’idea di mantenerlo flat, cioè stabile.

Col FOMC di dicembre, invece, “il Comitato ha deciso di avviare l’acquisto di titoli del Tesoro a più breve termine – principalmente Treasury bills – con l’unico scopo di mantenere un’ampia disponibilità di riserve nel tempo”. Detto in altre parole, questa dichiarazione di Powell segnala che la Fed ricomincerà a immettere liquidità nel sistema affinché le banche abbiano liquidità a sufficienza per supportare la crescita dell’economia. 

Nello specifico, “gli acquisti per la gestione delle riserve ammonteranno a 40 miliardi di dollari nel primo mese e potrebbero rimanere elevati per alcuni mesi”.

La Federal Reserve, pertanto, torna a un regime di Quantitative Easing (QE), ma soft: per dare un termine di paragone, durante il Covid il QE della Fed prevedeva acquisti di Treasuries per 200 miliardi di dollari al mese, un decimo rispetto alla cifra menzionata qualche riga sopra. 

Gli utili di Oracle rovinano la festa ai mercati

Oracle, l’azienda guidata da Larry Ellison che, recentemente, si è tuffata a capofitto nel business dell’IA con collaborazioni miliardarie con OpenAI e NVIDIA, ha dichiarato le trimestrali intorno alle ore 22 italiane del 10 dicembre, a mercati chiusi. 

Prima di ciò, i tre principali indici di Wall Street avevano reagito molto bene alla notizia del taglio dei tassi: S&P500 e Dow Jones su dello 0,7%, col Nasdaq 100 a +0,8%. Se poi ci concentriamo sulle singole aziende, soprattutto del settore AI-Tech, vediamo che Oracle ha chiuso la seduta a +1,9%, NVIDIA a +0,65%, Broadcom a +1,65%, Meta a +0,8%, Tesla e Google a +1,4%. Anche il mercato crypto ha partecipato alla festa, con Bitcoin ed Ethereum su del 2,5% circa.

Poi è scattata l’ora X, Oracle ha pubblicato i guadagni per il trimestre appena concluso: 16,06 miliardi di dollari contro i 16,21 previsti. Se una società non batte le previsioni non è un buon segno; se questa è una delle top del settore AI, la situazione è ancora più grave. Le paure relative all’AI Bubble si impossessano della mente degli investitori. 

Questo è ciò che succede nel pre-market, a borse ancora chiuse: i futures sull’S&P 500 sono scesi dello 0,6%, quelli sul Dow Jones dello 0,2% e quelli sul Nasdaq 100 dello 0,8%.

Quadro ancora più grave sull’azionario, col crash delle azioni di Oracle, giù dell’11%. Con loro, quelle di NVIDIA (-1,73%), Broadcom (-1,6%), Meta (-0,9%), Tesla e Google (-0,8%). Naturalmente, l’evento ha colpito anche Bitcoin (-4,4%) ed Ethereum (-7,3%) – dal picco  post-FOMC. 

Prossime riunioni della FED: taglio dei tassi all’orizzonte?

Difficile prevedere il comportamento dei banchieri centrali statunitensi, anche perché a maggio 2026 ci sarà un cambio al vertice della Fed – abbiamo scritto un articolo dedicato ai potenziali candidati presidenti

In ogni caso, al momento della scrittura, il FedWatch Tool, a 48 giorni dalla prossima riunione, stima un taglio di 25 pbs al 19,9%, mentre il No Change è dato all’80,1%.
L’appuntamento, quindi, è fra un mese e mezzo abbondante, per il FOMC del 30-31 gennaio: entra nel nostro gruppo Telegram o iscriviti a Young Platform e non perderti le notizie rilevanti che muovono i mercati!

Dove investire oggi? Le strategie sono cambiate?

Dove investire oggi? Le strategie sono cambiate?

Il portafoglio attuale deve tenere in considerazione che il mondo è cambiato e con esso anche le strategie di investimento. Come muoversi?

Investire oggi significa concepire e costruire il portafoglio di investimento come uno strumento in grado di assorbire gli shock esterni senza capitolare: in due parole, dovrebbe  essere diversificato. Fino a qualche anno fa, vi erano alcune linee guida precise e condivise prese come riferimento nel processo di pianificazione finanziaria. Oggi la situazione è cambiata. Che fare?   

Perché bisognerebbe ripensare le strategie di investimento?

Il mondo, negli ultimi 5 anni, è completamente cambiato. Dal 2020 – almeno – stiamo assistendo a una serie di eventi che stanno stravolgendo l’ordine costituito a cui eravamo abituati. 

Tutto ciò che davamo per scontato e immutabile a proposito di interventi militari, alleanze geopolitiche e accordi economici, sta evolvendo verso un nuovo assetto. Per dirla in breve, potremmo essere arrivati al capolinea della fase di globalizzazione assoluta, cominciata con la dissoluzione dell’Unione Sovietica del 1991. 

Le basi: da dove parte tutto ciò?

Il momento di avvio di questo processo di netto cambiamento potremmo collocarlo nel periodo tra gli anni 2018 e 2022. Nel quinquennio, tre accadimenti storici hanno contribuito  a modificare gli equilibri passati: la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, la pandemia da Covid-19 e l’invasione russa dell’Ucraina

La guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina

Nel marzo del 2018, infatti, l’amministrazione americana guidata proprio da Donald Trump impose dazi al 25% su circa 50 miliardi di merci importate dalla Cina, a seguito di un report di Robert Lighthizer, Rappresentante per il Commercio USA, in cui si denunciavano alcune pratiche commerciali scorrette da parte della Repubblica Popolare. Questa, naturalmente, rispose e impose tariffe su 128 prodotti strategici americani

Si diede inizio a una guerra commerciale che svelò le criticità di un sistema super connesso, forse troppo dipendente dalla manifattura cinese: il deterioramento dei rapporti coincise con la crisi delle catene di approvvigionamento. Inoltre, i toni di scontro fra le due principali potenze mondiali, che incarnavano – e incarnano tuttora – allo stesso tempo due sistemi economici e politici contrapposti, contribuirono alla riemersione di dinamiche di polarizzazione proprie di tempi passati, soprattutto del periodo della Guerra Fredda. Le cancellerie del mondo tornarono a porsi una vecchia domanda: da quale parte schierarsi? Stati Uniti o Cina? 

La pandemia da Covid-19

Arriviamo al 2020: a febbraio è epidemia, a giugno è pandemia. Il Covid-19 blocca il mondo e Papa Francesco può camminare da solo in Via del Corso a Roma. Iconografie a parte, il lockdown prolungato amplificò i problemi legati alla supply chain, emersi nel biennio precedente, oltre a immobilizzare la produzione nazionale: come riporta Statista, il Prodotto Interno Lordo (PIL) mondiale subì una contrazione del 3,4% o, in dollari, di 2 trillion. Ovviamente, anche i mercati finanziari incassarono il colpo: il Dow Jones (DJI) – l’indice più importante al mondo – perse il 35% circa da metà febbraio a metà marzo. Nello stesso periodo, Bitcoin passò da 9.970$ a 5.300$, una diminuzione del 46,6%. 

Come sappiamo, sia il PIL che i mercati recuperarono dalla botta con un rimbalzo clamoroso: da quel momento ad oggi, il DJI ha guadagnato il 144%, l’S&P500 il 187% e Bitcoin il 2.100% (percentuale che sale a 3.130% se consideriamo l’ATH a 126.000$). 

Iniziarono a circolare le info sui primi vaccini, il panico collettivo si ridusse e la fiducia tornò a livelli accettabili. Ma soprattutto, i governi di tutto il mondo inondarono le rispettive economie con una quantità infinita di liquidità e stimoli fiscali

Prendendo in considerazione solo le tre principali potenze economiche, gli Stati Uniti ratificarono il CARES Act da 2,2 trillion di dollari, la Cina approvò un piano da 3,6 trillion di yuan (circa 500 miliardi di dollari) e l’Unione Europea mise in campo una serie di interventi – i più importanti il PEPP (Pandemic Emergency Purchase Program) e il NextGenerationEU – per un totale di quasi 2 trillion di dollari. A questo, occorre aggiungere le varie misure di politica economica finalizzate a ridurre il costo del denaro: tassi di interesse bassi, quantitative easing e così via. 

Oggi, solo negli USA, la M2 Money Stock, cioè la quantità totale di dollari in circolazione nell’economia reale, ha raggiunto i 22 trillion dai 15,4 trillion di febbraio 2020. A questo punto, un grande problema si iniziava ad aggirarsi fra i corridoi delle banche centrali di tutto il mondo. Un problema su cui noi, in Young Platform, dedichiamo moltissimo tempo: l’inflazione. Ma il “bello doveva ancora arrivare”. 

La Guerra russo-ucraina

Febbraio 2022: la Russia di Putin invade l’Ucraina, è la tempesta perfetta. Sorvolando la questione umanitaria che, pur essendo centrale e gravissima, non è il target del nostro articolo, la Guerra russo-ucraina è considerata il catalizzatore decisivo: il suo scoppio coincide con la conclusione di quel periodo di pace apparente e libera circolazione delle merci reso possibile dalla globalizzazione di stampo americano. 

Russia e Ucraina, prima della guerra, erano nodi vitali per il commercio globale. Basti pensare che, insieme, i due Paesi rappresentavano il 30% circa dell’export mondiale di grano e cereali a basso costo, mentre la Russia era uno dei principali fornitori europei di gas, oltre a ricoprire una posizione di prim’ordine nella fornitura di fertilizzanti in giro per il mondo – necessari all’agricoltura. 

Con la guerra, tutto ciò cessa di esistere. La conversione delle economie russa e ucraina a economie di guerra provoca grandi difficoltà strutturali all’interno dei due Paesi, che non producono più ai livelli pre-conflitto e non riescono a soddisfare la domanda. Inoltre, le filiere ora sono politicizzate: se prima si comprava dove era conveniente, adesso si cerca di acquistare dagli alleati, anche a prezzi più alti (sanzionando i nemici). Infine, il danneggiamento e i blocchi strategici delle infrastrutture logistiche – come i porti ucraini del Mar Nero – costituiscono un impedimento permanente all’accesso delle risorse.

Lo stato attuale delle cose

Sono definitivamente crollati alcuni tra i pilastri che resero possibile la creazione di un’economia globale interconnessa ed efficiente, come la disponibilità costante di materie prime a basso costo, il trasporto internazionale a costi irrisori e la sicurezza logistica, ovvero la certezza di ricevere merci senza interruzioni o ritardi. In poche parole: è la fine del modello JIT (Just-In-Time).

È cambiato il paradigma. La priorità è la sicurezza degli approvvigionamenti, non l’efficienza, anche in virtù della politicizzazione delle supply chain menzionata poco fa. L’esempio più recente è la decisione della Cina di limitare l’accesso alle terre rare su base discrezionale, a cui Trump ha risposto imponendo tariffe al 100%: l’emergenza è “rientrata” in pochi giorni, ma queste tensioni hanno causato liquidazioni per miliardi di dollari

L’inflazione diventa un problema persistente in quanto sistemico, anche perché è importata, cioè a monte: se prima il fornaio vendeva il pane a 5 perchè pagava le bollette 2 e la farina 1, tenendo per sé un altro 1, adesso paga le bollette 3 perchè non può più avvalersi del gas russo a basso costo, la farina 2 ed è costretto ad alzare il prezzo finale per guadagnare 1 – abbiamo approfondito l’argomento dopo esserci chiesti per quale motivo il prezzo del pane aumentasse di anno in anno

In Italia, per esempio, dal 2004 al 2021 i prezzi sono cresciuti a ritmo lento e costante: come riporta Pagella Politica, in 17 anni l’incremento è stato pari al 28%, con una media annua dell’1,5%. Solamente nel 2022, invece, l’indice generale dei prezzi è salito dell’11%, per scendere all’8% nel 2023 e tornare al 2% nel 2024. Detto in un altro modo, per utilizzare le parole degli autori della ricerca, “poco meno della metà dell’incremento accumulato in vent’anni si è quindi concentrato in soli tre anni”.

Ora che abbiamo un quadro chiaro delle trasformazioni in atto e delle loro cause, è arrivato il momento di rispondere alla domanda centrale. 

Investire oggi: cosa è necessario considerare? 

Nel mondo attuale, la variabile principale da considerare quando si vuole costruire un portafoglio – come abbiamo visto – è l’alta inflazione, ormai elemento costitutivo del nostro sistema economico. 

In passato, nel mondo degli investimenti, una “regola” in particolare ha influenzato l’arte della diversificazione per moltissimo tempo: il celebre portafoglio 60/40. In due parole, questa stabiliva che il portafoglio perfetto dovesse essere composto per il 60% dall’azionario e per il 40% dall’obbligazionario

Il motivo è semplice: la correlazione negativa tra le due asset class. Questo perché, nel “vecchio mondo”, nei periodi di crescita economica le azioni performavano meglio delle obbligazioni e, al contrario, nei momenti di recessione le obbligazioni – o bond – compensavano le perdite delle azioni. In questo momento storico, tuttavia, il portafoglio 60/40 potrebbe non essere più così valido

Azioni e obbligazioni sono sempre più correlate e le seconde sarebbero gradualmente perdendo lo status di safe haven – rifugio sicuro per preservare il capitale – in favore di altri asset. 

L’inflazione, infatti, costituisce un grosso problema per le obbligazioni, per almeno due motivi: in primo luogo gli investitori che le detengono ricevono in cambio degli interessi fissi, o cedole, che si stanno rivelando inadatti a proteggere il capitale dalla perdita di potere d’acquisto; in secondo luogo, con un’inflazione così radicata, le banche centrali sono costrette a tenere i tassi alti provocando, in ultima istanza, una discesa del valore delle obbligazioni

Per fare esempio, prendiamo il TLT, un ETF che permette agli investitori di esporsi sui titoli di stato USA con scadenze superiori ai 20 anni: dal suo lancio nel 2002, fino al 2020, il TLT ha performato abbastanza bene, crescendo in modo lento ma costante, mettendo a segno il +100% circa, con l’ATH proprio nella prima settimana di marzo 2020. Da quel momento, tuttavia, è iniziato un declino clamoroso: da aprile 2020 ad oggi, questo ETF ha perso più del 40%. Se avessi investito nel TLT al day zero nel 2002, oggi avresti guadagnato il 10% scarso

Dove investire i soldi oggi?

Naturalmente, prima di cominciare questa sezione, è necessario ricordare che ciò che leggerete qui non sono consigli di investimento, o consigli finanziari (come dice la formula), ma solo considerazioni che prendono piede dalla lettura di pareri di esperti – il disclaimer, quello preciso e accurato, è in fondo all’articolo. 

Detto ciò, un’analisi interessante proviene dalle mura di Goldman Sachs, più precisamente dalla sezione dedicata alle analisi di mercato, la Goldman Sachs Research. Nello studio, coerentemente con quanto scritto finora, si legge che una strategia di “accettazione passiva”, come l’investimento in indici globali (World Portfolio), potrebbe non essere più così funzionale. Al contrario, potrebbe essere più adatto il cosiddetto Strategic Tilting, letteralmente “Inclinazione Strategica”, ovvero la gestione quasi attiva del proprio portafoglio per salvaguardarsi dalle vulnerabilità attuali – inflazione in primis. 

Fare Strategic Tilting, dunque, significa diversificare ma in modo consapevole. Una metafora semplice, che ci aiuta a comprendere il concetto, arriva dall’ambito culinario

Immagina di voler preparare la tua torta preferita, quella che ti ha insegnato nonna da piccolo quando tornavi da scuola. Bene, la ricetta di nonna, con le quantità e i tempi di cottura, funzionava perfettamente col forno di casa di nonna. Il tuo forno, invece, scalda di più

È una variabile che devi considerare, altrimenti la torta verrà totalmente differente e, magari, bruciata. Pertanto soppesi gli ingredienti in modo tale che il problema del tuo forno venga minimizzato: dei 500 grammi di farina, ne togli 50 per sostituirli con altri 50 grammi di amido per ammorbidire. 

Ora, la ricetta classica di tua nonna è l’indice globale, che funzionava perfettamente col vecchio forno (il “vecchio mondo”). Il forno nuovo, tuttavia, è più potente – il contesto macroeconomico è diverso, l’inflazione è strutturale. Per questo motivo, hai cambiato gli ingredienti o, in termini finanziari, hai gestito attivamente – ma non troppo – le tue allocazioni, affinchè la torta (l’investimento) possa performare al meglio. Questo è lo Strategic Tilting

L’analisi, in merito, descrive cinque macroaree da considerare per mitigare i rischi. 

  1. Protezione dall’inflazione: il portafoglio 60/40, lo abbiamo visto, fatica a proteggere il capitale dall’erosione inesorabile dell’inflazione. Per questo motivo, spiegano gli esperti della sezione Research, è necessario ribilanciarlo incrementando l’esposizione agli asset reali – immobiliare, materie prime e risorse naturali – e all’oro. In merito, il Chief Information Officer di Morgan Stanley Mike Wilson ritiene che il nobile metallo debba pesare almeno il 20%. Con la speranza che non si verifichino altri crash come quello di ottobre.
  2. Protezione dalla fine del dominio degli Stati Uniti: nuove potenze sfidano quotidianamente la leadership degli USA nel mondo, Cina in testa. Per questa ragione, le azioni non-statunitensi meriterebbero maggiore attenzione al momento in cui si pianifica una strategia a medio-lungo termine.
  3. Protezione dal dollaro debole (Pt.1): la causa e allo stesso tempo la conseguenza del secondo punto. Se gli Stati Uniti perdessero la leadership, il dollaro smetterebbe di essere il centro della finanza mondiale. Il discorso vale anche al contrario: se la dedollarizzazione prendesse forza, gli USA cederebbero il comando. In funzione di ciò, i mercati emergenti, storicamente correlati negativamente col dollaro, potrebbero rappresentare un’ancora di salvezza. 
  4. Protezione dal dollaro debole (Pt.2): per tutelarsi da questo fenomeno, ha senso anche ridurre l’esposizione in USD e iniziare a guardare verso altri lidi, come euro franco svizzero.
  5. Protezione dalla volatilità: le azioni Tech statunitensi, che hanno un peso immenso nell’S&P500 e nel Nasdaq, sono molto volatili. Per esempio, le trimestrali di NVIDIA hanno spostato il titolo dell’8% in un giorno – da +5% a -3% in una seduta. In questo senso, le azioni low volatility possono attenuare gli scossoni: utilities (aziende che forniscono servizi di pubblica utilità) e healtcare (salute pubblica). 

Le strategie sono cambiate?

Per rispondere alla domanda di apertura: si, le strategie sono cambiate. I nuovi paradigmi di investimento, per essere al passo coi tempi, dovrebbero inserire nell’equazione alcuni parametri che ormai non possono essere più ignorati. Le scuole di pensiero sono molte e propongono approcci diversi fra loro. Il denominatore comune, però, è uno: il portafoglio 60/40, massima espressione di un mondo ormai passato, potrebbe non essere più la cura per tutti i mali
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Trimestrali: il calendario delle principali aziende quotate in borsa

Trimestrali NVIDIA e azionario: calendario e previsioni

Scopri il calendario dei dati trimestrali di NVIDIA e delle aziende più importanti dell’azionario

Il calendario dei dati trimestrali di NVIDIA e delle aziende più importanti dell’azionario è uno strumento essenziale per seguire al meglio i mercati. Ogni tre mesi, NVIDIA e tutte le aziende quotate sono tenute a pubblicare le trimestrali. Questi report contengono i risultati finanziari dell’azienda per l’ultimo trimestre, tra cui ricavi, profitti, spese, previsioni future e molto altro.

Scopri perché sono importanti, come influenzano le decisioni degli investitori e il calendario completo e aggiornato in questo articolo.

Trimestrali: perché le aziende come NVIDIA devono pubblicarle?

Prima di addentrarci nel calendario delle trimestrali di NVIDIA e delle altre aziende principali del mercato azionario, è utile capire alcune caratteristiche di questi report. Innanzitutto, va specificato che la pubblicazione di questi documenti è un obbligo normativo, volto a garantire un livello di trasparenza accettabile all’interno dei mercati. 

La pubblicazione delle trimestrali consente agli investitori di valutare l’andamento di un’azienda, comprendendo se sta crescendo, se è in grado di registrare profitti e fornendo gli elementi necessari per decidere se comprare o vendere le sue azioni.

Le trimestrali non sono solo un’indicazione della salute finanziaria di un’azienda, ma anche uno strumento per confrontarla con i suoi competitor. Per esempio, i risultati di NVIDIA possono essere utilizzati per confrontare l’azienda con altre nel settore tecnologico. Nel 2025, per esempio, la quotazione delle azioni di NVIDIA, che produce GPU, è cresciuta del 32% circa, portando la capitalizzazione di mercato dell’azienda a 4,38 trillion di dollari. 

Il prezzo delle azioni rappresenta il valore reale di NVIDIA? La market cap è ancora giustificata? Le risposte a queste domande, almeno in parte, possono essere trovate analizzando le trimestrali.

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Come influenzano i mercati

Le trimestrali di NVIDIA, così come quelle di tante altre aziende quotate, hanno un impatto significativo sui mercati. Tuttavia, l’effetto che queste hanno non è mai scontato e richiede esperienza e una comprensione approfondita per essere interpretato correttamente.

Intuitivamente, si potrebbe pensare che, quando i risultati di un’azienda sono positivi, il prezzo delle sue azioni è destinato a salire. In realtà, la reazione del mercato a questi dati non è così lineare.

La verità è che non esiste una formula precisa per prevedere come reagirà il mercato ai dati trimestrali. Le reazioni possono essere influenzate da molteplici fattori. Le aspettative degli investitori sono cruciali: se i risultati di un’azienda sono in linea con le previsioni degli analisti, o meglio ancora li superano, il titolo tenderà a salire. Tuttavia, se i risultati sono positivi ma non riescono a superare le aspettative, il titolo potrebbe scendere.

Un altro fattore determinante è il contesto macroeconomico. I mercati adesso si trovano in un periodo di incertezza e debolezza a causa dell’atteggiamento imprevedibile di Donald Trump, che impedisce agli investitori di avere una visione chiara del prossimo futuro, e del caos geopolitico causato dalle guerre in corso.

In questa situazione altalenante, anche una trimestrale positiva potrebbe non ricevere l’attenzione che merita. Per esempio, se durante il prossimo Federal Market Open Committee (FOMC) la Federal Reserve dovesse alzare o mantenere invariati i tassi di interesse, anche dei risultati trimestrali ottimi potrebbero non influire positivamente: in due parole, le politiche monetarie restrittive innescano la fuga del capitale dal mercato azionario verso alternative meno rischiose, come le obbligazioni e i titoli di stato. 

Infine non si possono non citare altri aspetti che giocano un ruolo centrale. La dimensione dell’azienda, il settore in cui opera, le quote di mercato e la sua reputazione sono tutti fattori che possono avere un effetto sulle percezioni e sulle reazioni del mercato ai risultati trimestrali. 

Trimestrali NVIDIA: utili da record per il Q3

Mercoledì 19 novembre, alle 22 circa, il CEO di NVIDIA Jensen Huang ha comunicato al mondo gli utili del terzo trimestre: 57 miliardi di dollari, una cifra superiore di poco più di 2 miliardi rispetto ai 54,89 previsti.

Le azioni NVIDIA, subito dopo la notizia, sono arrivate a guadagnare fino al 5,25%. Si tratta, infatti, di un risultato da record, dal momento che gli earnings del colosso dei microchip sono superiori del 22% sul Q2 (QoQ, quarter-on-quarter) e del 62% sullo stesso trimestre dell’anno scorso (YoY, year-on-year).

Una performance del genere, inoltre, ha raffreddato i timori relativi all’AI Bubble, che da un paio di settimane stavano inquietando gli animi dei maggiori player finanziari: le paure di una bolla del comparto dell’intelligenza artificiale, “ufficializzata” dalla scommessa di Michael Burry contro Palantir e la stessa Nvidia, avevano portato i titoli principali dell’S&P500 e del Nasdaq 100 a perdere più del 10% dai massimi toccati alla fine di ottobre.

Infatti, un profitto superiore del 22% rispetto a tre mesi fa, tenderebbe a giustificare il valore delle azioni di Nvidia in primis e, per estensione, delle restanti sei del gruppo “Magnificent 7” – Alphabet, Amazon, Apple, Meta Platforms, Microsoft e Tesla.

Huang, durante l’earning call, ha dichiarato che “le vendite di Blackwell sono alle stelle e le GPU cloud sono sold out. La domanda di potenza di calcolo continua a crescere in modo esponenziale“. Ha poi concluso affermando che “l’ecosistema dell’AI sta crescendo rapidamente” e che “l’AI sta arrivando ovunque, facendo di tutto, contemporaneamente”. Parole che, evidentemente, scacciano i fantasmi di un crash del settore – almeno temporaneamente.

Calendario e storico 

Giovedì 4 settembre 2025

  • Broadcom – Market Cap: 1,65 trilioni di dollari | Utili: 15,95 miliardi di dollari (contro i 15,82 previsti)

Martedì 9 settembre 2025

  • Oracle – Market Cap: 830,46 miliardi di dollari | Utili: 14,93 miliardi di dollari (contro i 15,03 previsti)

Giovedì 25 settembre 2025

  • Costco – Market Cap: 414,96 miliardi di dollari | Utili: 86,16 miliardi di dollari (contro gli 86,08 previsti)

Martedì 30 settembre 2025

  • Nike – Market Cap: 99,59 miliardi di dollari | Utili: 11,72 miliardi di dollari (contro gli 10,79 previsti)

Martedì 14 ottobre

  • JPMorgan – Market Cap: 810,02 miliardi di dollari | Utili: 46,43 miliardi di dollari (contro i 45,25 previsti)
  • Wells Fargo – Market Cap: 262,24 miliardi di dollari | Utili: 21,43 miliardi di dollari (contro i 21,14 previsti)
  • Goldman Sachs – Market Cap: 237,63 miliardi di dollari | Utili: 15,18 miliardi di dollari (contro i 14,13 previsti)
  • BlackRock – Market Cap: 180,1 miliardi di dollari | Utili: 6,51 miliardi di dollari (contro i 6,29 previsti)

Mercoledì 15 ottobre 2025

  • Bank of America – Market Cap: 375,85 miliardi di dollari | Utili: 28,09 miliardi di dollari (contro i 27,48 previsti)
  • Morgan Stanley – Market Cap: 252,44 miliardi di dollari | Utili: 18,22 miliardi di dollari (contro i 16,66 previsti)

Venerdì 17 ottobre 2025

  • American Express – Market Cap: 238,77 miliardi di dollari | Utili: 18,43 miliardi di dollari (contro i 18,05 previsti)

Martedì 21 ottobre 2025

  • Netflix – Market Cap: 477,45 miliardi di dollari | Utili: 11,51 miliardi di dollari (contro i 11,51 previsti)
  • Coca Cola – Market Cap: 304,62 miliardi di dollari | Utili: 12,5 miliardi di dollari (contro i 12,41 previsti)

Mercoledì 22 ottobre 2025

  • Tesla – Market Cap: 1,46 trillion di dollari | Utili: 28,1 miliardi di dollari (contro i 26,22 previsti)
  • IBM – Market Cap: 267,82 miliardi di dollari | Utili: 16,33 miliardi di dollari (contro i 16,09 previsti)

Martedì 28 ottobre 2025

  • Visa – Market Cap: 662,08 miliardi di dollari | Utili: 10,7 miliardi di dollari (contro i 10,61 previsti)
  • UnitedHealth – Market Cap: 312,23 miliardi di dollari | Utili: 113,2 miliardi di dollari (contro i 113,04 previsti)

Mercoledì 29 ottobre 2025

  • Microsoft – Market Cap: 3,91 trillion di dollari | Utili: 77,7 miliardi di dollari (contro i 75,32 previsti)
  • Alphabet – Market Cap: 3,4 trillion di dollari | Utili: 105,35 miliardi di dollari (contro i 99,79 previsti)
  • Meta Platforms – Market Cap: 1,67 trillion di dollari | Utili: 51,24 miliardi di dollari (contro i 49,36 previsti)

Giovedì 30 ottobre 2025

  • Apple – Market Cap: 4,03 trillion di dollari | Utili: 102,5 miliardi di dollari (contro i 101,69 previsti)
  • Amazon – Market Cap: 2,38 trillion di dollari | Utili: 180,2 miliardi di dollari (contro i 177,75 previsti)
  • Mastercard – Market Cap: 498,17 miliardi di dollari | Utili: 8,6 miliardi di dollari (contro i 8,54 previsti)

Sabato 1 novembre 2025

  • Berkshire Hathaway – Market Cap: 1,08 trillion di dollari | Utili: 94,97 miliardi di dollari (contro i 95,65 previsti)

Martedì 5 novembre 2025

  • McDonald’s – Market Cap: 215,6 miliardi di dollari | Utili: 7,08 miliardi di dollari (contro i 7,1 previsti)

Mercoledi 19 novembre 2025

  • NVIDIA – Market Cap: 4,53 trillion di dollari | Utili: 57 miliardi di dollari (contro i 54,89 previsti)

Giovedì 20 novembre 2025

  • Walmart – Market Cap: 902,96 miliardi di dollari | Utili: 179,5 miliardi di dollari (contro i 177,4 5 previsti)

Mercoledì 10 dicembre 2025

  • Oracle – Market Cap: 635,76 miliardi di dollari | Utili: 16,1 miliardi di dollari (contro i 16,2 previsti)

Giovedi 11 dicembre 2025

  • Broadcom – Market Cap: 1,89 trillion di dollari
  • Costco – Market Cap: 388, 2 miliardi di dollari

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Tassi Fed: il prossimo FOMC spaventa i mercati?

Tassi Fed: il prossimo FOMC spaventa i mercati?

Tassi, Fed indecisa sulle prossime mosse: l’esito del FOMC di dicembre non è scontato come quelli di settembre e ottobre. Cosa prevedono gli analisti? 

I tassi della Fed influenzano notevolmente i mercati finanziari: gli investitori, consapevoli dell’importanza dei tassi di interesse, cercano di anticipare le decisioni del FOMC (Federal Open Market Committee) per posizionarsi al meglio. Rispetto alle ultime due riunioni, in cui gli esiti erano praticamente scontati, il meeting di dicembre presenta numerose incognite: qual è l’esito più probabile? 

Cosa è successo in occasione dell’ultimo FOMC?

La Fed, lo scorso 28-29 ottobre, si è riunita nella sede principale di Washington per discutere in merito alla situazione macroeconomica e decidere cosa fare coi tassi di interesse: il Consiglio, con dieci voti favorevoli su dodici, ha optato per il taglio di 25 punti base, abbassando i tassi dello 0,25%, nel range fra il 3,75% e il 4%. 

L’esito, come abbiamo anticipato, era ampiamente previsto e già scontato dai mercati che, infatti, crescevano da settimane – con l’eccezione dello stop del 10 ottobre, quando Trump ha annunciato tariffe al 100% alla Cina.

Ma è stata la conferenza stampa successiva al meeting il vero momento chiave. Qui il Presidente della Federal Reserve Jerome Powell, nell’elencare le motivazioni alla base del taglio, ha pronunciato una frase molto pesante: “Un ulteriore taglio dei tassi di interesse di riferimento alla riunione di dicembre non è scontato, anzi”. Mercati nel caos.

Da quando Powell ha pronunciato quelle parole ad ora – cioè al momento in cui scriviamo – i principali indici azionari sono entrati in una fase di forte difficoltà: l’S&P500 ha perso il 4,5%, il Dow Jones il 3,6%, il Nasdaq 100 il 6,4%. 

Anche il mercato crypto, naturalmente, ha accusato la botta, con Bitcoin che dal 29 ottobre è giù di 18,5 punti percentuali ed Ethereum di quasi 23. Nel complesso, da quel fatidico giorno, la total market cap si è ridotta di 640 miliardi di dollari, da 3,75 trillion a 3,11 trillion.

Fed, shutdown e blocco della pubblicazione dei dati macroeconomici 

Powell, durante quella conferenza stampa, ha risposto alle domande di alcuni giornalisti a proposito del blocco delle attività federali causate dallo shutdown. In particolare, le curiosità si sono concentrate sull’atteggiamento che la Fed potrebbe adottare in occasione del prossimo FOMC, in un contesto di quasi totale assenza di dati cruciali per l’analisi dello scenario macroeconomico.  

Già lo stesso Powell aveva menzionato le difficoltà le difficoltà del momento, affermando che “nonostante alcuni importanti dati siano stati ritardati a causa dello shutdown, quelli del settore pubblico e privato che sono rimasti disponibili suggeriscono che le prospettive per l’occupazione e l’inflazione non sono cambiate molto dalla nostra riunione di settembre”. 

Sul tema, in ogni caso, la risposta più interessante è quella fornita dal Presidente della Fed ad Howard Schneider, della nota testata Reuters. Il giornalista, giustamente, gli chiede se la mancanza di informazioni chiave, come l’inflazione o l’occupazione, avrebbe potuto portare i membri della banca centrale statunitense a “fare politica monetaria basandosi sugli aneddoti”, cioè sui dati qualitativi – come le opinioni personali – piuttosto che sui modelli economici fondati sui dati quantitativi. 

Powell, inizialmente, ha affermato che “si tratta di una situazione temporanea” e che “faremo il nostro lavoro”. Ha poi continuato dicendo: “Se mi chiedi se potrà influenzare la riunione di dicembre, non sto dicendo che succederà, ma sì, puoi immaginarlo… cosa fai quando stai guidando nella nebbia? Rallenti”.

Insomma, la conferenza stampa dell’ultimo FOMC ci ha regalato un Jerome Powell apparentemente ancora più cauto del classico “we’ll wait and see” – aspetteremo e valuteremo – che ha contraddistinto i primi sei mesi del 2025. Un Jerome Powell determinato, che vuole portare avanti il suo compito fino all’ultimo, anche se a maggio 2026 lascerà il vertice per far spazio al nuovo Presidente della Fed.

Tassi Fed: cosa prevedono analisti e prediction market?

Anche qui la questione è totalmente aperta. Fondamentalmente, le voci più autorevoli si distribuiscono su due fazioni: taglio di 25 punti base contro No Change (tassi invariati). Del taglio di 50 punti base, ovviamente, neanche l’ombra. 

La prima fazione, quella del taglio di un quarto di punto, fa leva sulla debolezza del mercato del lavoro e, in particolare, sul rallentamento delle assunzioni: in un sondaggio somministrato da Reuters a 105 economisti, 84 hanno scommesso sul taglio di un quarto di punto, mentre i restanti 21 hanno scelto l’opzione No Change. 

In particolare, Abigail Watt, economista presso UBS, ha giustificato il suo voto a Reuters affermando che “la sensazione generale è che il mercato del lavoro appaia ancora relativamente debole e questa è una delle ragioni chiave per cui riteniamo che il FOMC effettuerà il taglio a dicembre”. Watt prosegue precisando che cambierebbe opinione qualora uscissero dei dati che “smentissero questo senso di debolezza”. 

La seconda fazione, quella dei tassi invariati, invece prende come principale argomentazione le parole di Powell che abbiamo riportato sopra: “le prospettive per l’occupazione e l’inflazione non sono cambiate molto dalla nostra riunione di settembre”. 

Per esempio Susan Collins, Responsabile della Fed di Boston, è di questa idea ed è convinta che il terzo taglio di fila potrebbe alimentare l’inflazione in una fase in cui l’impatto delle tariffe trumpiane non è ancora chiarissimo. Precisamente, ha dichiarato a CNBC che “sarà probabilmente appropriato mantenere i tassi di interesse al livello attuale per un certo periodo di tempo, al fine di bilanciare i rischi di inflazione e occupazione in questo ambiente di alta incertezza”. 

I tassi di interesse secondo il FedWatch Tool e Polymarket

Il FedWatch è uno strumento finanziario fornito dal CME (Chicago Mercantile Exchange) che calcola le probabilità implicite delle future decisioni della Federal Reserve sui tassi di interesse. Perchè “implicite”? Perché deduce le probabilità basandosi sui prezzi di mercato dei futures sui Federal Funds a 30 giorni e non su opinioni, appunto, esplicite. 

In parole semplici, il FedWatch riporta le aspettative del mercato guardando il portafoglio degli investitori: se dice “Probabilità di taglio all’80%“, significa che l’80% dei soldi investiti oggi nel mercato sta scommettendo che ci sarà un taglio

Attualmente, secondo questo strumento, il taglio di 25 punti base è probabile al 48,9%, mentre il No Change si attesta al 51,6%. Il mercato, pertanto, è convinto che la Fed lascerà i tassi invariati. 

Passando rapidamente al prediction market più famoso del momento, cioè Polymarket, il risultato è ancora più incerto: taglio di 25 punti base al 49%, No Change al 47%, taglio di 50 punti base al 2% e aumento di 25 punti base all’1% circa – se ti interessa sapere il suo funzionamento, abbiamo scritto un articolo di Academy dedicato proprio a Polymarket

Cosa farà la Federal Reserve? 

La Fed, come abbiamo spiegato finora, dovrà tenere in considerazione un gran numero di variabili prima che il suo Presidente esca dalla saletta, si avvicini al microfono e pronunci il noto “Good afternoon
A prescindere dall’esito, noi saremo qui a raccontartelo: il consiglio spassionato è di iscriverti al nostro canale Telegram e a Young Platform cliccando qui sotto, in modo da non perderti gli eventi che condizionano i mercati. Alla prossima!

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