Dazi, per la Corte Suprema USA sono illegali

Dazi, per la Corte Suprema USA sono illegali

I dazi reciproci imposti da Donald Trump, secondo la Corte Suprema degli Stati Uniti, sono illegali: l’ordinanza è arrivata venerdì 20 febbraio

I dazi reciproci introdotti dal Presidente Donald Trump in occasione del “Liberation Day” del 2 aprile 2025, sono stati giudicati illegali dalla Corte Suprema degli Stati Uniti. Il motivo ruota intorno alle modalità attraverso cui sono stati applicati. Vediamo rapidamente cos’è successo.

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Corte Suprema USA: “è necessaria l’autorizzazione del Congresso”

Nel pomeriggio italiano del 20 febbraio, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha decretato in merito alla legittimità dei dazi reciproci imposti da Donald Trump

Il Presidente della Corte John Roberts ha redatto la motivazione della maggioranza, nella quale si legge: “Il presidente Trump rivendica il potere straordinario di imporre unilateralmente dazi di entità, durata e portata illimitate. Considerata l’ampiezza, la storia e il quadro costituzionale di tali poteri rivendicati, è necessario che dimostri una chiara autorizzazione del Congresso per poterli esercitare“.

In due parole, la SCOTUSSupreme Court of the United States – ci sta comunicando che i poteri di emergenza a cui Trump ha tentato di appellarsi “non sono sufficienti” .

I dazi, infatti, sono stati introdotti scavalcando il classico iter che prevede l’approvazione del Congresso degli Stati Uniti: Donald Trump, per poter fare ciò, si è appellato all’IEEPA, cioè l’International Emergency Economic Powers Act.

L’IEEPA, per dare contesto, è una legge federale degli Stati Uniti che permette al Presidente di dichiarare l’esistenza di “una minaccia per la sicurezza nazionale, la politica estera o l’economia degli Stati Uniti” che abbia origine “interamente o in misura sostanziale al di fuori degli Stati Uniti” – come si legge nell’articolo 50 dello United States Code.

In questo caso, secondo Trump, il deficit commerciale tra Stati Uniti, forti importatori, e il resto del mondo, che esporta moltissimo negli USA, costituiva una minaccia per l’economia nazionale. E i dazi rappresentavano lo strumento per ridurre questa disparità.

È una sconfitta bruciante per l’amministrazione Trump

Per capire la portata dell’evento, dobbiamo contestualizzarlo politicamente: questa ordinanza è, secondo molti analisti, la più importante sconfitta legale che la seconda amministrazione Trump abbia subìto da parte di una Corte Suprema a maggioranza conservatrice.

C’è, tuttavia, un punto rimasto irrisolto: se i dazi sono incostituzionali, che fine fanno i soldi già incassati? 

La Corte Suprema, infatti, pur dichiarando illegale la manovra, non ha specificato cosa debba accadere agli oltre 130 miliardi di dollari in tariffe già riscossi dal governo federale. Un nodo che, molto probabilmente, si tradurrà in una valanga di ricorsi da parte delle aziende importatrici danneggiate.

What’s next?

Secondo alcune fonti, il Presidente Trump avrebbe dichiarato che questa decisione “è una vergogna” e che “ho un piano di riserva”. Il punto fondamentale, però, e uno: la strategia commerciale di Trump, fondata sull’utilizzo dei dazi come leva negoziale contro chiunque, è appena stata neutralizzata dalla magistratura del suo stesso paese

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FOMC Minutes: le prospettive future della Fed

FOMC Minutes

Sono usciti i FOMC Minutes, dei verbali che interessano molto i mercati perché danno indizi sulle prospettive future della Fed. Qui gli highlight

Il 18 febbraio, alle 20 italiane, sono stati pubblicati i FOMC Minutes, ovvero i verbali della Federal Reserve che mostrano nel dettaglio le motivazioni alla base della decisione del  FOMC (Federal Open Market Committee), la riunione di politica monetaria in cui vengono stabiliti i tassi di interesse. I mercati sono molto attenti a questo tipo di comunicazioni, anche perché, spesso, danno delle anticipazioni sul futuro. Ma prima, vediamo rapidamente qual è il quadro di riferimento – relativo all’ultimo FOMC del 27-28 gennaio.

Il contesto macroeconomico: tra inflazione e mercato del lavoro

Per capire le discussioni interne alla Fed e la loro rilevanza, è però necessario fare un passo indietro e guardare ai numeri che Jerome Powell e colleghi avevano sul tavolo.

L’inflazione: i dati di febbraio

Il 13 febbraio 2026, il BLS (Bureau of Labor Statistics) ha pubblicato il report relativo al CPI (Consumer Price Index), cioè ai cambiamenti dei prezzi per i consumatori statunitensi: mese su mese, il CPI è aumentato dello 0,2%, mentre anno su anno ha registrato una crescita del 2,4%. Si tratta di un dato abbastanza positivo: l’inflazione su base annua è in diminuzione e resta vicina al target imposto dalla Fed, cioè il 2%.

Tassi di interesse (FOMC): la decisione del 28 gennaio

Al termine della riunione di fine gennaio, il FOMC ha lasciato i tassi di interesse invariati, nel range tra il 3,5% e il 3,75%, come ampiamente previsto. Durante la conferenza stampa, il presidente della Fed Jerome Powell ha sintetizzato in due frasi le ragioni principali dietro questa pausa: “L’economia statunitense è cresciuta a un ritmo sostenuto lo scorso anno ed entra nel 2026 su basi solide. Sebbene la creazione dei posti di lavoro sia rimasta contenuta, il tasso di disoccupazione ha mostrato alcuni segnali di stabilizzazione, mentre l’inflazione rimane piuttosto elevata”. 

Dunque, per riassumere, gli Stati Uniti si trovano in una situazione in cui l’inflazione accenna finalmente a diminuire, dopo aver trascorso molto tempo sopra la soglia del 3%, così come il tasso di disoccupazione, che riprende a scendere dopo un paio di mesi di risalita. Dall’altra parte, tuttavia, il mercato del lavoro fatica a offrire nuove posizioni. Passiamo ora ai Minutes. 

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FOMC Minutes: Fed divisa sul futuro

Arriviamo al nucleo centrale: cosa si sono detti i membri della banca centrale USA a porte chiuse? I verbali di ieri mostrano una Fed molto più divisa sulle scelte future di quanto il mercato si aspettasse.

Leggendo i Minutes, emerge che i funzionari concordano su uno stop ai tagli per il momento, pronti a riprenderli nel corso dell’anno, ma solo se l’inflazione lo permetterà. Allo stesso tempo, nel documento c’è scritto chiaramente che non è da escludere una politica monetaria hawkish – favorevole ai tassi alti – qualora l’inflazione dovesse rimanere a lungo sopra il target imposto (2%). 

In due righe, il punto centrale è che non si parla più solamente di mantenere i tassi invariati o tagliarli: alcuni membri hanno esplicitamente messo sul tavolo la possibilità di nuovi rialzi dei tassi.

Sul fronte della gestione del rischio, la stragrande maggioranza del comitato ritiene che i pericoli di un crollo dell’occupazione si siano attenuati, mentre – come abbiamo appena visto – il pericolo di un’inflazione persistente rimane vivo. Il timore principale, in questo senso, è uno: passare a una politica economica più restrittiva, alzando i tassi di interesse troppo in fretta, potrebbe avere effetti pesanti sul mercato del lavoro

Per questo motivo, “i partecipanti – alla riunione – hanno ritenuto necessario un attento bilanciamento dei rischi per centrare gli obiettivi del duplice mandato del Comitato”. Dunque, come ama dire il Presidente Powell, “la politica monetaria non segue un percorso prestabilito: prenderemo le nostre decisioni riunione per riunione

Prossimo FOMC: quali sono le previsioni?

Come ha recepito il mercato questi FOMC Minutes? Basta dare un’occhiata alle principali piattaforme di previsione per capire che l’ipotesi di un taglio dei tassi è stata praticamente scartata.

Al momento della scrittura, il FedWatch Tool – lo strumento di riferimento per le stime sulle mosse della Fed – vede la probabilità di No Change (tassi invariati) al 94,1%, lasciando appena un 5,9% di chance a un taglio di 25 punti base (pbs).

Se ci spostiamo dai mercati tradizionali ai prediction markets, il discorso non cambia: su Polymarket l’ipotesi No Change domina al 93%, contro il 6% di probabilità che si verifichi un abbassamento di 25 pbs. Infine, su Kalshi i tassi fermi sono dati al 91%, concedendo solo un 7% all’eventualità di un taglio da 25 bps.

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Il modello economico di YNG: il buyback è stato effettuato

Il modello economico di Young (YNG): buyback a febbraio

Il primo buyback di YNG previsto per febbraio è stato effettuato il 16 febbraio. In che modo ancoriamo il valore del token alla crescita dell’ecosistema?

A febbraio 2026 abbiamo attivato ufficialmente il modello economico di YNG, eseguendo il primo buyback e la prima aggiunta di liquidità che questo prevede. Questa tipologia di operazioni è progettata per legare direttamente la crescita commerciale della piattaforma alla salute del token. Un traguardo che segna l’evoluzione di Young Platform verso la sua missione attuale: costruire un’infrastruttura solida che unisca la finanza tradizionale e quella decentralizzata.

Tuttavia, per comprendere la portata di questo cambiamento, è necessario smontare uno dei miti più persistenti del settore: l’idea che il modo più efficace per far crescere un asset sia il “burning” e la scarsità digitale ad esso connessa. Scopri tutto sul buyback di YNG e sul suo modello economico e approfondisci nel dettaglio le motivazioni che ci hanno portato a prediligere questo assetto.

Oltre il mito del burn: YNG come asset di capitale

Per progettare una tokenomics realmente sostenibile, dobbiamo innanzitutto smettere di guardare agli asset digitali solo attraverso la lente delle “valute”. Nel settore crypto, la tendenza quasi ossessiva verso il burning deriva dal fatto che i token vengono trattati erroneamente come se fossero monete (come il dollaro o l’euro). In quel caso, l’unico modo per contrastare l’inflazione e la svalutazione causate dall’emissione incontrollata di moneta da parte delle banche centrali è, teoricamente, ridurne forzatamente l’offerta, anche se ciò non accade mai.

Ma YNG non è una moneta o un coin, ma è un utility token. Concettualmente, YNG appartiene alla categoria del capitale: è molto più simile a un’azione che a una valuta. Il suo valore fondamentale non deriva da una scarsità imposta burocraticamente, bensì dalla capacità di reintrodurre la ricchezza generata dai servizi reali di Young Platform, come lo staking, la carta di debito e le attività bancarie, all’interno del sistema.

In quest’ottica, distruggere i token sarebbe un controsenso tecnico: sarebbe come se una startup decidesse di bruciare le proprie azioni anziché utilizzarle per attirare liquidità, finanziare la crescita o premiare chi sostiene il progetto. Mentre il modello del burn si limita a ridurre l’offerta nel vuoto, il nostro sistema utilizza i riacquisti per alimentare attivamente il mercato.

I numeri dell’operazione di febbraio

Grazie ai flussi generati dall’ecosistema nel primo mese di test, abbiamo eseguito l’acquisto e il bilanciamento delle pool decentralizzate. Ecco i dati definitivi dell’attività registrata a marzo ma relativa alle performance di febbraio:

  • Valore totale aggiunto in liquidità: $6.388,37
  • Contributo in stablecoin: 3.205,09 USDC
  • Contributo in token: 6.581,74 YNG

Questi capitali sono stati iniettati nelle pool di scambio (come YNG/USDC su Uniswap) per garantire profondità di mercato. La pressione d’acquisto generata dal buyback, unita alla nuova liquidità, assicura una maggiore facilità di scambio per tutti i titolari del token.

I flussi di valore che alimentano il sistema

Il budget mensile destinato a questa operazione non nasce da presupposti speculativi, bensì da flussi di ricavo reali e misurabili generati dall’intero ecosistema. Le fonti di revenue che alimentano questo motore sono:

  • Commissioni di Staking: le fee pagate per la funzionalità che permette agli utenti di ricevere ricompense sulle crypto che detengono sulla nostra piattaforma.
  • DEX pool fees: le commissioni generate dalle nostre pool di liquidità (come YNG/WETH e YNG/USDC su Uniswap).
  • Commissioni di transazione sulla carta: lo 0,15% generato da ogni singola spesa effettuata con la carta di debito di Young Platform.
  • Contributo Step: il 50% del valore degli YNG emessi dall’app Step (fino a un massimo di 5.000€ mensili).

Il funzionamento del modello: buyback e liquidità

Grazie agli Young (YNG) accumulati all’interno delle pool decentralizzarte in seguito alla raccolta delle commissioni di scambio, questo mese abbiamo potuto effettuare sia l’aggiunta di liquidità che il buyback. Abbiamo acquistato il nostro utility token direttamente su Young Platform, aggiunto liquidità alla pool YNG/USDC su Uniswap e conservato la parte rimanente di YNG acquistati come riserva per i prossimi mesi.

Attraverso l’acquisto simultaneo di token e l’aggiunta di liquidità, abbiamo combinato la pressione d’acquisto del buyback con una maggiore profondità di mercato, garantendo al sistema sostegno e stabilità immediati. Questa operazione ha permesso di bilanciare le riserve in tempo reale, assicurando che la crescita della piattaforma si traducesse istantaneamente in una maggiore solidità e facilità di scambio per il token YNG. 

Conclusioni: costruire invece di bruciare

In Young Platform abbiamo scelto una via diversa da molti progetti crypto, più orientata alla capitalizzazione reale. Mentre il burning riduce semplicemente l’offerta (spesso senza un reale impatto), il nostro modello utilizza i riacquisti per garantire che l’ecosistema sia sempre liquido e solido.

Siamo entusiasti di aver avviato questo motore a febbraio. Tuttavia, manterremo un approccio dinamico: ci riserviamo il diritto di calibrare questo meccanismo in base all’evoluzione reale del mercato e della profondità delle pool. Agiremo sempre con la prudenza necessaria per garantire la sostenibilità a lungo termine. Il futuro di YNG non viene “bruciato”, ma costruito giorno dopo giorno, transazione dopo transazione.

Le informazioni relative al Token YNG hanno finalità informativa. Il Token non rappresenta uno strumento finanziario. L’acquisto e l’utilizzo del Token YNG comportano rischi e devono essere valutati con attenzione. Non è una sollecitazione all’investimento, né un’offerta pubblica ai sensi del D.Lgs. 58/1998.

Bitcoin e interesse istituzionale: un update

Bitcoin e interesse istituzionale

Harvard ruota su Ethereum, mentre i fondi pensione USA comprano Strategy (MSTR), che domina gennaio con acquisti record di Bitcoin.

Gli istituzionali non si fermano. I documenti depositati alla SEC – i Form 13F trimestrali – parlano chiaro: l’Università di Harvard ribilancia il proprio portafoglio cedendo IBIT e comprando ETHA, mentre i grandi fondi pensione statunitensi consolidano la loro esposizione indiretta a Bitcoin acquistando Strategy. Vediamo i numeri nel dettaglio.

Harvard verso il cambio di passo?

Partiamo da una delle università più famose al mondo. Harvard ha deciso di modificare l’assetto del suo portafoglio a tema crypto, come emerge dall’ultimo report trimestrale: il celebre ateneo ha ridotto l’esposizione a IBIT, l’ETF Spot su Bitcoin di BlackRock, vendendo circa 1,48 milioni di quote, dopo il forte accumulo registrato quest’estate – +257% nel terzo trimestre (Q3) rispetto al secondo semestre (Q2) del 2025.  

A giudicare dai dati, sembra una rotazione di capitali: alla vendita di una parte di IBIT, infatti,  è seguita l’apertura di una posizione importante su ETHA, l’ETF Spot su Ethereum, emesso sempre da BlackRock, con un investimento di ben 86,8 milioni di dollari.

La strategia sembra chiara: diversificare l’esposizione sugli asset digitali, puntando anche sulla regina delle altcoin, nonché seconda crypto per market cap, Ethereum.

Le mosse dei fondi pensione USA

Mentre Harvard riduce le quote di IBIT, i fondi pensione pubblici statunitensi scelgono l’esposizione indiretta a Bitcoin acquistando Strategy (MSTR), la Bitcoin Treasury Company per eccellenza guidata da Michael Saylor. Diamo alcuni esempi – dati al 31.12.2025.

California Public Employees’ Retirement System 

Il California Public Employees’ Retirement System, il più grande fondo pensione pubblico degli Stati Uniti, ha aggiunto al portafoglio altre 22.475 azioni MSTR, portando il totale detenuto a 470.632 azioni: uno stake dal controvalore pari a circa 60 milioni di dollari (ai prezzi correnti).

Ohio State Teachers Retirement System 

Anche lo State Teachers Retirement System dell’Ohio si muove con decisione, incrementando le proprie quote in MSTR del 16,6%. Il totale sale così a 87.689 azioni, per un controvalore di 11 milioni di dollari (ai prezzi correnti).

North Carolina State Treasury

Infine, il North Carolina State Treasury aggiunge 9.117 azioni MSTR e porta la sua posizione complessiva a 168.688 azioni, valutate circa 22,6 milioni di dollari (ai prezzi correnti).

Strategy (MSTR): overview di gennaio

Come abbiamo appena visto, i fondi pensione stanno comprando Strategy (MSTR) per ottenere un’esposizione a Bitcoin senza detenerlo fisicamente. Ma come si è mossa l’azienda fondata da Michael Saylor nel primo mese dell’anno? 

Gennaio 2026, come riportato dal Corporate Adoption Report di BitcoinTreasuries.net, ha segnato una svolta decisiva: l’intensa “campagna acquisti” di Strategy starebbe ridefinendo il ritmo del mercato. Strategy, infatti, ha comprato 40.150 BTC in poco più di trenta giorni

Ma, in realtà, non si tratta di una tendenza del 2026: negli ultimi cinque anni, Strategy ha mantenuto una media di acquisto di 357 BTC al giorno. Per dare un termine di paragone, dal report emerge che, tra le società quotate – public companies – che detengono Bitcoin, solo venti riescono ad acquisire una media di almeno 10 BTC al giorno, mentre il resto aggiunge in media circa 1 BTC al giorno.

E proprio durante la stesura di questo articolo, abbiamo aperto X (ex Twitter) e abbiamo letto il solito tweet: “Strategy ha acquisito 2.486 BTC per circa 168,4 milioni di dollari, a un prezzo medio di ~67.710$ per Bitcoin. Al 16 febbraio 2026, deteniamo un totale di 717.131 BTC“. Reazione trascurabile di Bitcoin a un’ora dalla notizia: +0.3% – come volevasi dimostrare.

La grande domanda

Riflettiamo un secondo su questo dato. Ora, il mercato dà praticamente per scontato il fatto che Strategy compri centinaia di Bitcoin al giorno: i tweet settimanali della società in cui viene comunicato l’acquisto di migliaia di BTC non sortiscono alcun effetto a livello di prezzo, nonostante si tratti di cifre impressionanti – milioni di dollari ogni volta. 

La grande domanda è: quando Strategy deciderà di vendere Bitcoin, come verrà interpretata la notizia? Il bias della negatività, cioè “la tendenza cognitiva a dare maggiore importanza, peso e memoria alle esperienze, a notizie ed emozioni negative rispetto a quelle positive”, può aiutarci nella risposta: quasi sicuramente, si griderà all’apocalisse perché “anche Saylor sta vedendo!” e scatterà il panic selling, soprattutto tra gli investitori retail.
Sarà così o no? Nel dubbio, entra nel nostro canale Telegram e iscriviti a Young Platform per restare aggiornato sulle mosse degli istituzionali!

The Reveal: cosa si vince in questo Torneo?

The Reveal, la terza tappa verso la liberazione dalla Box che condiziona il modo in cui concepiamo la realtà. Cosa si vince in questo Torneo?

Il 9 dicembre è partito ufficialmente The Reveal, il terzo step del tuo personale viaggio alla scoperta di una realtà pura e autentica, libera dai limiti che, per anni, la Box ti ha imposto, influenzando e modellando le scelte più importanti. Il nostro compito sarà supportarti in questo speciale cammino, guidandoti verso la rivelazione della realtà oltre le apparenze che da sempre plasmano l’idea di finanza personale. L’obiettivo finale? La tua libertà finanziaria. Diamo un’occhiata ai premi, che c’è un bel po’ di roba da vedere!

Un concorso doppio: Campionato e Tornei

Lo ripetiamo un’altra volta, nel caso in cui ti fossi perso questo dettaglio fondamentale: The Reveal si articola su due binari paralleli, ovvero il Campionato e i Tornei. Se ancora non ne conosci il funzionamento, qui trovi tutte le informazioni necessarie: 

Questo spazio, invece, sarà dedicato ai singoli Tornei: oggi parliamo del sesto, iniziato il 17 febbraio, che si concluderà 10 marzo. Spoiler: è l’ultimo Torneo del concorso – sotto troverai i Tornei precedenti: cosa ti sei perso!

Torneo Become a Younger: 17 febbraio – 10 marzo

Ci siamo: come diceva il saggio, “nulla è eterno, neanche – purtroppo – The Reveal”. Eccoci qui, alla fine della terza tappa di un lungo viaggio iniziato quasi un anno fa con The Box

Dato che si tratta, appunto, dell’ultimo torneo, abbiamo deciso di aumentare sia i giorni sia le ricompense: avrai a disposizione non le solite due, ma ben tre settimane per provare a raccogliere i Ticket necessari e partecipare all’estrazione finale. Cosa si vince?

Il motivo che ci ha guidato alla scelta dei premi è semplice: vogliamo ringraziare la nostra Community per il supporto e per aver preso parte con tanta energia ai nostri concorsi. 

Durante queste tre settimane, potrai competere e provare a vincere: 

  • 100 pack col merch di Young, composti da felpa, t-shirt, cappellino e adesivi

Parliamo di merch esclusivo, disponibile solo per noi dipendenti: non lo trovi in vendita da nessuna parte. L’unico modo per averlo è completare le missioni, riscattare le gemme e guadagnare i Ticket. 

Lo ricordiamo: per poter partecipare all’estrazione finale, ti basta raccogliere anche un solo Ticket. Tuttavia, per ragioni puramente matematiche, più Ticket accumuli, più possibilità avrai di essere estratto. Ciascun Ticket, infatti, possiede un codice univoco con cui verranno individuati i vincitori. Partecipa al Torneo! Ne vale la pena. 

Ancora qui? Corri sull’app di Young Platform, completa le Missioni, guadagna Gemme e colleziona quanti più Ticket possibili: altri concorrenti stanno già raccogliendo le gemme con la pala!In bocca al lupo!

Torneo Travel Vibes: 3 febbraio – 17 febbraio

Il 17 febbraio si è concluso il quinto torneo o meglio, il penultimo: come hai potuto leggere sopra, The Reveal è quasi giunto alla fine e, con esso, la possibilità di vincere una valanga di premi ogni due settimane.  

Ma, a breve, terminerà anche l’inverno, quel periodo fatto di mattine freddissime, giornate con poca luce, nebbia o pioggia incessante – c’è a chi piace. Ci avviciniamo piano piano alla primavera e all’estate, il periodo in cui la gente ama viaggiare: i weekend toccata e fuga nelle capitali europee sono un grande classico. 

Per questo, il quinto Torneo ha preso il nome di Travel Vibes e metteva in palio dei premi pensati per chi ama esperienze simili. Partecipando al Torneo, avresti potuto sbloccare l’opportunità di vincere: 

  • 25 SmartBox per vivere tre giorni di sogno in Europa.

Torneo Game On: 20 gennaio – 3 febbraio

Con questo torneo abbiamo ufficialmente oltrepassato la metà di The Reveal: ci siamo lasciati alle spalle le prime sei settimane. Da questo momento in poi si fa sul serio, si entra nel vivo della sfida: Game On! come direbbero dalle parti di Londra e New York. 

Non a caso, Game On era il nome della quarta competizione: le parole per noi hanno un senso, infatti i premi si riferivano al mondo del gaming e – siamo sicuri – hanno conquistato i nostri gamer.  O meglio: anche i nostri gamer. 

Dunque, cosa si vinceva in Game On? Vediamolo subito: 

  • 3 PlayStation 5
  • 3 Meta Quest 3

Come vedi, non era obbligatorio essere un fan dei videogames: sia la PS5 che i Meta Quest 3 possono essere utilizzati per un sacco di attività quotidiane – guardare film, ascoltare musica, allenarsi e altro ancora.

Torneo Discount Party: 6 gennaio – 20 gennaio

Erano appena finite le vacanze di Natale, quelle in cui tra cenoni, pranzi, regali e spumante, si finisce sempre per spendere tanto. Il Torneo è partito il 6 gennaio, il giorno che decreta ufficialmente il termine del periodo natalizio, quelle in cui tra cenoni, pranzi, regali e spumante, si spende sempre tanto: i premi sono stati pensati proprio per risparmiare

Dall’intro, si poteva capire già qualcosa sulla natura delle ricompense. L’obiettivo era ammortizzare i costi e quindi:

  • 30 GiftCard Amazon da 50€
  • 15 GiftCard Volagratis da 100€
  • 30 Buoni Carburante Q8 da 50€

Torneo Tech Mania: 23 dicembre – 6 gennaio

Il secondo Torneo ha messo al centro un elemento che noi di Young Platform adoriamo – no, stavolta non si parlava di Bitcoin. Come avrai potuto intuire, il tema di fondo che legava i premi in palio era la tecnologia

In un mondo che corre così veloce è necessario avere gli strumenti adeguati per stare al passo coi tempi: immagina di correre nei 100 metri con delle infradito ai piedi. Molto complicato, per usare un eufemismo. Dunque, tornando a noi, cosa si vinceva in questo Torneo? 

Per Tech Mania, abbiamo messo in palio ben cinque premi: 

  • 3 iPhone 17
  • 2 MacBook Air 13

Torneo Taste of Luxury: 9 dicembre – 23 dicembre

Il primo Torneo è stato pensato con l’obiettivo di farti entrare in gara sin da subito, così da poter accumulare vantaggio nei confronti dei concorrenti: ci sei riuscito? I premi, naturalmente, avevano a che fare col lusso.  
Le ricompense del primo Torneo, infatti, erano super preziose: due Bracciali Tennis Extensible in Diamanti neri. Oro bianco, diamanti scuri e un design senza tempo: ogni dettaglio parla il linguaggio dell’eleganza

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Token YNG: Report 4° Trimestre 2025

Token Young (YNG): aggiornamenti e novità Q4 2025

Il Report del quarto trimestre del 2025 token YNG. Cos’è successo in un 2025 ricco di novità? Quali sono i prossimi passi da compiere?

Cos’è successo nell’ultimo trimestre? Quali sono stati tutti gli obiettivi raggiunti nel 2025? Cosa ci aspetta per il 2026, un anno decisivo per il nostro futuro? Quanti token YNG sono stati emessi, acquistati e venduti, e quali sono i prossimi passi da compiere?

Il 2026 di Young Platform

Il 2025 non è stato solo l’anno della svolta che avevamo promesso: è stato l’anno in cui abbiamo ridefinito il nostro orizzonte. Dodici mesi fa, la nostra roadmap era una traccia ambiziosa; oggi, quella traccia si è trasformata nella spina dorsale di un ecosistema senza eguali in Italia. Non ci siamo limitati a seguire un percorso prestabilito, ma abbiamo scelto di evolvere alla velocità che il mercato richiede.

Come insegna Peter Thiel nel celebre Zero to One, il vero progresso non sta nel copiare ciò che esiste, ma nel passare da zero a uno, creando qualcosa di del tutto nuovo. Puntare in alto ci ha permesso, pur mancando qualche target intermedio, di atterrare in un punto inimmaginabile rispetto alla partenza.

L’evoluzione più radicale riguarda il conto di pagamento e la carta di debito. Rilasciati ufficialmente a novembre per il Club Platinum e per i vincitori dei concorsi, saranno in fase di rollout per gli altri Club dalla seconda settimana di febbraio.

Cosa troverete in questo Report? Ovviamente il protagonista, come da titolo, è il token Young (YNG). Dopo anni di costruzione, il 2025 è stato l’anno della sua consacrazione. Il listing su Uniswap è stato la scintilla che ha innescato la fase di espansione più esplosiva della sua storia. 

E poi? Molto altro: dai concorsi che ci hanno accompagnato al lancio della carta, alla nascita di un nuovo Club, oggi porta d’accesso privilegiata al nostro ecosistema. Infine, una pietra miliare istituzionale: il deposito ufficiale del filing per la licenza MiCA. Troverete i dettagli di questo viaggio e i prossimi passi strategici nel Report trimestrale Q4 2025. Come sempre, i contenuti più esclusivi sono riservati ai membri dei Club.

Conto e carta: ci siamo!

Il primo capitolo di questo report non poteva che essere dedicato alla funzionalità che ha assorbito la quasi totalità delle nostre energie nel 2025. Se ci seguite su Discord, sapete che il percorso è stato tutto fuorché in discesa: tra ritardi dei fornitori, complessità legali e bug tecnici decisamente frustranti — come interi lotti di carte con contactless non funzionante — la strada è stata in salita. 

Attualmente stiamo aprendo l’accesso gradualmente agli altri Club e prevediamo di rendere la funzionalità pubblica per tutti tra metà e fine febbraio. Perché non subito? Un rilascio progressivo ci permette di individuare i bug in modo controllato e di non sovraccaricare l’infrastruttura, garantendo la stabilità di tutte le altre sezioni dell’app.

Sappiamo già cosa vi state chiedendo: “Apple e Google Pay quando arrivano?” o “Come ci distingueremo dai competitor?” Al momento il prodotto è in quello che definiamo Layer 0 (la versione base), ma abbiamo già una roadmap definita per le integrazioni future. Alcune di queste risposte e anteprime tecniche sono riservate alla versione per i Club di questo report. Se non ne fai ancora parte, il punto di partenza ideale è il nuovo Club Essential.

Entra nel Club Essential ora!

MiCA: filing formale depositato

Il 2025 si chiude con il raggiungimento di un obiettivo normativo fondamentale che conferma la nostra posizione di leader nel mercato regolamentato. Siamo orgogliosi di comunicare che, dopo un intenso lavoro preparatorio che ha coinvolto ogni area dell’azienda, abbiamo depositato formalmente il filing per l’ottenimento dell’autorizzazione MiCA ad operare come CASP il 5 dicembre 2025 e siamo attualmente in attesa del responso delle Autorità di Vigilanza competenti, con l’obiettivo di ottenere l’approvazione definitiva entro giugno 2026, il termine previsto dalla normativa. Questo passaggio rappresenta la chiusura naturale di un percorso iniziato mesi fa e ribadisce la nostra volontà di operare all’interno del quadro normativo più avanzato d’Europa, mettendo la trasparenza e la tutela degli investitori al primo posto.

È importante sottolineare che, grazie al regime transitorio previsto dalla normativa italiana, la nostra operatività prosegue senza alcuna interruzione e in piena conformità. Per voi questo significa poter continuare a utilizzare ogni servizio della piattaforma con la massima tranquillità, senza dover compiere alcuna azione e con la garanzia che i vostri asset siano gestiti secondo i più alti standard di sicurezza. Vi terremo costantemente aggiornati sull’esito della procedura, fieri di aver rispettato gli impegni presi con la nostra community e pronti a inaugurare il 2026 sotto il segno della piena conformità europea.

In parallelo al percorso MiCA, prosegue il lavoro sulla funzionalità dedicata ai Futures a cui è strettamente collegata. Lo sviluppo tecnico è stato completato con successo e il servizio, insieme alle altre features della piattaforma, è stato interamente esposto e dettagliato all’interno del dossier MiCA presentato alle autorità. Attualmente siamo quindi in attesa del relativo responso per definire la cornice operativa finale. Fedeli al nostro principio di massima tutela dell’utente, stiamo gestendo questo passaggio con la necessaria cautela, con l’obiettivo di lanciare il servizio non appena ogni aspetto di conformità sarà perfettamente allineato agli standard richiesti.

Club Essential: la porta d’ingresso all’ecosistema

Il lancio di questo nuovo livello nel Q3 2025 nasce da una constatazione oggettiva: il successo del token YNG. L’apprezzamento del prezzo nel corso dell’anno è un segnale positivo per la salute dell’ecosistema, ma ha reso l’ingresso ai Club storici molto più oneroso. Nonostante il nostro meccanismo di ribilanciamento dinamico, la soglia per il Club Bronze ha toccato in alcuni momenti il controvalore di 1.000€, diventando un ostacolo per i nuovi utenti.

Il Club Essential è la nostra risposta: una soglia d’ingresso attualmente di 130 YNG che permette a chiunque di iniziare a fare sul serio senza dover attendere il raggiungimento dei livelli superiori.

I vantaggi “Essential” in sintesi:

  • Trading: 5% di sconto sulle commissioni.
  • Staking: +1% di APY aggiuntivo.
  • Cashback: 0,10% sugli acquisti con carta (al lancio del conto).
  • Operatività: 2 Smart Trade attivabili.
  • Informazione: accesso ai report di mercato mensili e alla versione completa del report trimestrale YNG.

Considerate l’Essential come un punto di partenza, non di arrivo. È il modo perfetto per testare i vantaggi del mondo Young Platform con un impegno contenuto. Una volta provati i benefici sulla propria operatività quotidiana, il passaggio ai Club “OG” (Bronze, Silver, Gold e Platinum) diventerà il passo naturale per chi cerca bonus, sconti e cashback esponenzialmente più elevati.

Come per tutti gli altri livelli, i 130 YNG richiesti non sono un costo, ma vengono semplicemente bloccati sulla piattaforma, restando di tua proprietà.

Gli eventi strategici e il futuro di Young Group

Se dovessimo scegliere una parola chiave per descrivere una parte della visione di Young Platform per il 2026, questa sarebbe senza dubbio la presenza nel mondo reale. In passato abbiamo organizzato iniziative dal vivo in modo sporadico, ma da quest’anno abbiamo deciso di cambiare radicalmente approccio passando a un piano strutturato e ricorrente. Siamo profondamente consapevoli del fatto che tutto ciò che abbiamo costruito lo dobbiamo alla nostra community e sentiamo l’esigenza di dare indietro qualcosa di tangibile, cementando un rapporto che troppo spesso nel mondo crypto resta confinato dietro uno schermo.

La nostra strategia si articola in due direttrici principali che puntano alla massima inclusività e, al contempo, alla valorizzazione dei nostri sostenitori più fedeli. Da un lato stiamo organizzando meet-up informali aperti a tutti, pensati per incontrarci, discutere del mercato e conoscerci senza filtri. Dall’altro, stiamo ideando una serie di eventi esclusivi dedicati ai membri dei Club e agli investitori selezionati. Vogliamo che l’appartenenza a un Club diventi un vantaggio concreto che permetta di abbattere la quarta parete, portandovi direttamente all’interno del nostro lavoro quotidiano.

Metterci la faccia non è solo un modo di dire, ma un atto di responsabilità: ognuno di noi, dal management al team tecnico, desidera confrontarsi con voi per mostrarvi l’impegno e la passione che mettiamo nel costruire l’ecosistema Young. Inoltre, rendere i Club sempre più appetibili attraverso il contatto umano è la nostra priorità, perché crediamo che la fiducia si costruisca guardandosi negli occhi e condividendo la visione di un futuro finanziario più accessibile e trasparente.

I concorsi: “The Reveal”

La saga dei concorsi di Young Platform ha rappresentato uno dei motori principali del nostro 2025, trasformandosi in un vero e proprio viaggio narrativo capace di coinvolgere la community ben oltre il semplice aspetto premiante. Tutto è iniziato con The Box, il capitolo dedicato a scardinare i pregiudizi finanziari, a cui è seguita The Unbox, la tappa cruciale che ha agito da ponte strategico per l’arrivo del conto e della carta. Il successo di quest’ultima è stato straordinario: grazie al meccanismo Boost Holder, che premiava la detenzione di YNG con gemme bonus, l’attività sulla piattaforma ha registrato picchi di partecipazione paragonabili ai momenti di massima euforia del mercato. Questo impegno si è tradotto in una performance economica di rilievo, con un volume di scambi complessivo che ha superato i 19,7 milioni di euro, segnando un incremento incredibile dell’8.000% rispetto al Q3 2024.

Il 9 dicembre 2025 abbiamo inaugurato l’ultimo e più ambizioso episodio di questa trilogia: The Reveal. Se i capitoli precedenti servivano a preparare il terreno, questa nuova fase rappresenta la “Rivelazione” della realtà oltre le apparenze, con il montepremi più ricco della nostra storia. Per questo concorso, che terminerà il 10 marzo 2026, abbiamo deciso di evolvere le meccaniche di gioco basandoci sull’esperienza passata. La struttura si divide in due competizioni parallele: il Campionato, basato su una classifica generale che premierà la costanza con premi iconici come un Rolex Submariner o una moto KTM 125 Duke, e i Tornei, sei mini-sfide quindicinali che permettono a un numero molto più ampio di partecipanti di aggiudicarsi ricompense tramite estrazioni casuali.

La vera innovazione di The Reveal risiede nella democratizzazione del sistema. Analizzando i dati di The Unbox, abbiamo notato come chi possedeva maggiore disponibilità economica tendesse a concentrare una quantità sproporzionata di ticket. Per risolvere questo squilibrio abbiamo introdotto un sistema a Tier per lo sblocco dei biglietti fortunati: ora, più gemme si accumulano, più diventa “costoso” ottenerne di nuove. Questo meccanismo a fasce permette anche a chi ha meno gemme di essere competitivo, rendendo sufficiente anche una singola missione per partecipare all’estrazione dei premi. In questo modo, The Reveal non è solo un concorso, ma il culmine di un percorso di trasparenza che mantiene altissimo l’interesse verso l’ecosistema e verso il token YNG, che continua a beneficiare della domanda generata dalle missioni e dai vantaggi riservati agli holder.

Young Platform Pro

Parallelamente all’espansione dei nostri servizi bancari, non abbiamo smesso di perfezionare il cuore operativo per i professionisti del mercato. Young Platform Pro ha subito una trasformazione profonda. Abbiamo adottato l’analogia della strumentazione chirurgica: così come un chirurgo necessita di strumenti di massima precisione per operare in sicurezza, un trader esperto richiede una piattaforma che garantisca reattività istantanea, controllo granulare e continuità operativa assoluta.

L’interfaccia è stata ottimizzata seguendo gli standard internazionali di accessibilità e comfort visivo, riducendo l’affaticamento durante le sessioni notturne e massimizzando la densità informativa sui monitor moderni. La vera rivoluzione, però, risiede nella personalizzazione totale dell’ambiente di lavoro: grazie a un sistema a tab modulari, ogni utente può ora costruire il proprio setup ideale, sincronizzando automaticamente in cloud ogni layout e ogni analisi grafica di TradingView. Questa flessibilità è ora completa grazie all’integrazione della nuova versione mobile responsive, che rende l’intera potenza di Young Platform Pro accessibile direttamente dal browser dello smartphone. Questo significa poter passare dal desktop al mobile senza alcuna discontinuità, portando con sé indicatori, trendline e studi grafici salvati sui nostri server.

Abbiamo inoltre potenziato radicalmente il pannello degli ordini per assicurare una velocità d’esecuzione senza precedenti, introducendo selettori percentuali per l’allocazione rapida del capitale e una flessibilità totale nel calcolo degli importi, ora impostabili anche nella valuta di base del pair. Sotto la scocca, l’integrazione delle nuove API v4 ha abbattuto la latenza e aumentato la stabilità e oggi è in grado di rispondere alle esigenze di chi automatizza le proprie strategie o richiede flussi di dati in tempo reale. In sintesi, Young Platform Pro è ora un ambiente di trading maturo e altamente performante, progettato per chi vive il mercato con serietà e professionalità.

Come sempre abbiamo scelto di riservare le analisi più strategiche e i dati più sensibili unicamente ai membri dei nostri Club. Sono loro i veri protagonisti del nostro ecosistema e meritano un livello di trasparenza senza precedenti sulle decisioni che ne guidano il futuro.

Per questo, nella versione del report riservata ai membri dei Club, troverai:

  • Novità sul Conto di pagamento e la carta di debito di Young Platform:
  • Dati esclusivi sui Club: numeri aggiornati sui membri e l’analisi dell’impatto dei loro acquisti sulla performance del token.
  • Uno sguardo alla roadmap futura: le nostre strategie e i piani per i prossimi listing su altri exchange centralizzati.

Questi approfondimenti strategici sono un’esclusiva per chi vive l’ecosistema Young Platform da protagonista e vuole comprendere a fondo le leve che ne guideranno la crescita futura. Il tuo supporto come membro dei Club è e rimane la nostra più grande risorsa. Ti ringraziamo per la fiducia e ti invitiamo a continuare a seguirci in questo entusiasmante capitolo del nostro viaggio.

Le informazioni relative al Token YNG hanno finalità informativa. Il Token non rappresenta uno strumento finanziario. L’acquisto e l’utilizzo del Token YNG comportano rischi e devono essere valutati con attenzione. Non è una sollecitazione all’investimento, né un’offerta pubblica ai sensi del D.Lgs. 58/1998.

Bitcoin scende, ma agli istituzionali non interessa

Bitcoin scende ma agli istituzionali non interessa

La Groenlandia spinge BTC sotto i 90.000$, ma ai grandi player non interessa: l’adozione istituzionale procede con assoluta determinazione

La Groenlandia e il caos intorno al tema si fa sentire: nei mercati si vede un po’ di panico, con Bitcoin che scivola sotto la soglia dei 90.000$. Ma allargando l’orizzonte, oltre il grafico a breve termine, la situazione cambia: mentre il prezzo scende, gli istituzionali continuano a scegliere Bitcoin per le loro tesorerie. Vediamo i dati.

Caos Groenlandia: lo scontro tra USA e UE tinge i mercati di rosso

Il caos geopolitico scoppiato in Groenlandia ha generato un’ondata di panico che ha colpito i mercati finanziari, tradizionali e non: i principali indici americani ed europei sono in rosso, Bitcoin è sceso sotto i 90.000$ ed Ethereum ha salutato i 3.000$ ed è tornato in zona 2.960$ – al momento della scrittura. 

La più classica delle reazioni emotive: di fronte all’incertezza globale improvvisa, gli investitori entrano in modalità risk-off e si spostano verso asset più sicuri – l’oro ha nuovamente aggiornato i massimi, rompendo con decisione il tetto dei 4.880$.

Ma questo, per i grandi player istituzionali, è solamente rumore di fondo.  

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Le compagnie assicurative mettono le mani su Bitcoin

La notizia del giorno arriva dal Delaware Life Insurance Company, una compagnia assicurativa da 60 miliardi di AUM (Asset Under Management): con un comunicato del 20 gennaio, hanno annunciato l’inserimento del BlackRock U.S. Equity Bitcoin Balanced Risk 12% Index nel proprio portafoglio di Fixed Index Annuity (FIA) – Rendita Fissa Indicizzata. Cosa vuol dire?

Innanzitutto, lo U.S. Equity Bitcoin Balanced Risk 12% di BlackRock è un indice con cui è possibile esporsi sull’azionario, tramite l’iShares Core S&P 500 ETF, e su Bitcoin, con liShares Bitcoin Trust ETF, noto al grande pubblico come IBIT, l’ETF Spot su BTC

Questo prodotto finanziario, come abbiamo anticipato, è stato inserito all’interno della FIA, una categoria di strumenti di risparmio a lungo termine, molto popolare negli Stati Uniti per la pianificazione pensionistica

Con questa mossa, il management della Delaware Life ha stabilito un importante precedente nel settore: è la prima volta che una compagnia assicurativa offre un indice che include le criptovalute.

Strategy non si ferma: altro acquisto record

Intanto, Michael Saylor non guarda in faccia nessuno: Strategy, la Bitcoin Treasury Company per eccellenza, di cui è presidente, ha appena annunciato l’acquisto di altri 22.305 Bitcoin per 2,13 miliardi di dollari. 

Si tratta del quarto acquisto più grande di sempre per l’azienda, che ora detiene un totale di 709.715 Bitcoin: parliamo del 3,4% dell’intera offerta totale di BTC esistente. In merito, secondo bitcointreasuries.net, le Top 100 Public Bitcoin Treasury Companies – cioè le prime compagnie quotate in borsa per Bitcoin detenuti – possiedono 1,127,656 BTC

I dati on-chain confermano l’accumulo

Non è solo Saylor a muoversi. I dati di Glassnode ci dicono che negli ultimi sei mesi le tesorerie aziendali hanno assorbito ben 260.000 BTC, a un ritmo di circa 43.000 BTC al mese. 

A conferma del trend, CryptoQuant segnala un aumento esponenziale dei wallet di fascia media – quelli con un saldo compreso tra 100 e 1.000 BTC. 

In una frase: mentre il prezzo scende, le Whales – le balene –  stanno facendo scorta di Bitcoin. Anche abbastanza velocemente. 

I Big Money lavorano sotto traccia 

Da una parte i retail si lasciano distrarre dalle dinamiche di prezzo e vendono nel panico,dall’altra i Big Money si disinteressano della volatilità giornaliera e si concentrano sul medio-lungo periodo

Volendo riassumere, il punto centrale è uno: chi ha decine di miliardi di dollari da gestire, guarda a Bitcoin, alle crypto e alla blockchain – tokenizzazione ti dice qualcosa? – con interesse sempre maggiore. Avranno ragione? 

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Mercosur-UE: firmato l’Accordo

Mercosur: dall'UE via libera all'Accordo

Mercosur e Unione Europea hanno ufficialmente firmato l’intesa strategica dopo 26 anni di trattative. Cosa significa tutto ciò?

Mercosur e Unione Europea, il 17 gennaio, hanno ufficialmente firmato un accordo commerciale definito dalla stessa Commissione europea come “la maggiore intesa di libero commercio mai siglata”. L’accordo UE-Mercosur, infatti, coinvolge paesi che rappresentano circa il 20% del PIL mondiale e 700 milioni di consumatori. Di cosa si tratta? 

Mercosur: cos’é? 

Il MercosurMercado Común del Sur – è un’organizzazione istituita nel 1991 col Trattato di Asunción, che ha lo scopo di “promuovere uno spazio comune che generi opportunità di business e investimento attraverso l’integrazione competitiva delle economie nazionali nel mercato internazionale”.

I membri a pieno titolo sono il Brasile, l’Argentina, il Paraguay, l’Uruguay e il Venezuela – quest’ultimo sospeso nel 2016 per pratiche antidemocratiche – mentre la Bolivia è in fase di adesione come quinto membro a pieno titolo. Ci sono poi i membri associati, privilegiati ma esterni al blocco, come il Cile, la Colombia, l’Ecuador e il Perù. 

Il Mercosur è quindi un mercato comune che ha l’obiettivo di aumentare gli scambi commerciali di beni e servizi e il libero movimento delle persone sia a livello regionale, cioè fra i vari paesi del Sud America, sia a livello internazionale, attraverso accordi con altri blocchi – come quello con l’Unione Europea. Affinché ciò si realizzi, col Mercosur i paesi membri lavorano per ridurre reciprocamente le barriere doganali favorendo, in questo modo, l’integrazione economica. 

Per dare un paio di dati, il blocco del Mercosur, nel 2023, ha generato un volume di 447 miliardi di dollari per l’export e di 357 miliardi per l’import, equivalente al 10,9% del commercio internazionale – con questi numeri si fa riferimento sia agli scambi interni, quindi tra membri del blocco, sia esteri. 

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Mercosur-UE: cosa prevede l’accordo?

I negoziati tra UE e Mercosur sono andati avanti per circa 26 anni, con un susseguirsi di momenti di tensione e distensione. Finalmente, il 17 gennaio 2026 in Paraguay, i vertici dell’Unione Europea sono riusciti a trovare un’intesa coi paesi del blocco sudamericano. 

La Presidente dell’Unione Europea Ursula von der Leyen, al momento della firma, ha ribadito un concetto fondamentale: “Stiamo dando vita alla più grande zona di libero scambio al mondo, un mercato che vale quasi il 20% del PIL globale, in grado di offrire opportunità incalcolabili ai nostri 700 milioni di cittadini”. Ha poi sottolineato che, con questo accordo commerciale, “Scegliamo il commercio equo rispetto ai dazi, scegliamo una partnership produttiva e di lungo termine e, soprattutto, intendiamo garantire benefici reali e tangibili ai nostri popoli e alle nostre imprese”.

L’accordo, infatti, è frutto della volontà di abbattere gli ostacoli commerciali, assicurare un accesso responsabile ed eco-compatibile a materie prime – con un occhio di riguardo alla deforestazione dell’Amazzonia – e lanciare un chiaro messaggio a favore del commercio internazionale regolamentato e contro ogni forma di protezionismo, in un momento in cui Donald Trump utilizza i dazi doganali come leva contrattuale. 

I dettagli

L’intesa si basa su un principio di reciprocità: l’industria europea con auto, macchinari, alcolici e tessile in primis, guadagnerà un maggiore accesso al mercato del Mercosur, che a sua volta potrà esportare più facilmente in Europa i suoi prodotti agroalimentari, tra cui carne bovina, zucchero, pollame, caffè e soia. Per facilitare il commercio transatlantico, le due parti hanno azzerato i dazi sul 91% delle merci scambiate. 

Secondo i calcoli dell’Unione Europea, con la rimozione delle barriere doganali, dovremmo assistere all’esplosione dell’export di tre categorie di prodotti europei verso il Sudamerica, in particolare: autovetture (+200%), prodotti chimici (+50%) e macchinari industriali (+35%).

Discorso molto simile se si parla della filiera agroalimentare. Abbattendo i costi all’ingresso, i paesi UE dovrebbero vedere un incremento del 49% – cioè di 1,2 miliardi di euro – nell’export di questo tipo di merci. In particolare: latte e derivati (+102%), bevande (+53%), frutta e verdura (+36%) e oli vegetali (+21%).

Non è tutto rose e fiori

L’accordo, tuttavia, ha causato anche qualche malumore tra le imprese della filiera agroalimentare: il timore principale, infatti, è relativo alla concorrenza sleale. Francia, Austria, Ungheria, Irlanda e Polonia, anche per questo motivo, hanno votato contro la firma del trattato.

I paesi sudamericani, infatti, dispongono di normative ambientali e alimentari più permissive rispetto a quelle previste dall’UE, che permettono l’uso di antibiotici, pesticidi e ormoni vietati nel Vecchio Continente.  

In ogni caso, nei termini del contratto, sono specificate anche le Salvaguardie, ovvero delle misure speciali finalizzate alla protezione di alcune classi merceologiche ritenute “sensibili”. Tra queste: carne bovina, pollame, miele, zucchero, uova, riso e più di trecento prodotti alimentari tradizionali – per capirci, quelli sotto le sigle IGP (Indicazione Geografica Protetta) e DOP (Denominazione di Origine Protetta).  

Come funzionano le Salvaguardie? Molto semplicemente, la Commissione europea dovrebbe sospendere le agevolazioni all’ingresso nel caso in cui si verificassero dei cali di prezzo pari al 5% o più.  

Che i flussi commerciali abbiano inizio!

Sarà una collaborazione fruttuosa? Oppure questo accordo si tradurrà in un fallimento? Noi, naturalmente, seguiremo l’evoluzione della situazione. Tu, nel mentre, iscriviti al nostro canale Telegram per non perdere gli aggiornamenti o a Young Platform cliccando qui sotto!

Iran: Bitcoin come strumento di resistenza

Iran: Bitcoin come strumento di resistenza

In Iran la resistenza passa anche attraverso le crypto: dove la valuta nazionale vale zero, Bitcoin è uno strumento per sopravvivere 

L’Iran sta vivendo un momento di rivoluzione interna: a fine dicembre sono scoppiate delle imponenti manifestazioni contro il regime che governa il paese. La ragione delle proteste: una crisi economica senza precedenti. Qui, Bitcoin è uno strumento di resistenza.

Cosa succede in Iran? Il contesto tra inflazione e repressione

L’Iran sta affrontando una fase estremamente complessa a livello interno, con proteste di massa e sussulti di guerra civile, spesso repressi nel sangue. Tutto comincia intorno al 28 dicembre, quando un gruppo di manifestanti, composti per lo più dai commercianti dei bazaar della capitale Teheran, scende in piazza per protestare contro il regime islamico. 

Il motivo delle proteste ruota prevalentemente intorno alla situazione economica: con un’inflazione annua al 40% e il prezzo dei beni di prima necessità alle stelle, la Repubblica Islamica iraniana si trova nel mezzo di una crisi economica senza precedenti. Dal 7 gennaio il rial, la valuta nazionale, vale ufficialmente 0 (zero) euro. 

Passano pochi giorni e quello che sembrava un movimento di piazza localizzato, assume una dimensione nazionale, intercettando il malessere in modo trasversale. Contestualmente, la repressione si fa sempre più intensa: sale il numero di decessi, di cui non conosciamo il numero esatto, e il regime blocca l’accesso a internet a livello nazionale. 

Al momento della scrittura, il governo guidato dall’Ayatollah Ali Khamenei è in forte difficoltà: molti analisti ritengono che questo sia uno dei momenti di maggiore debolezza dal 1979, quando venne spodestato il precedente regnante, lo Scià di Persia. Dall’altro lato, la violenza delle forze di sicurezza iraniane nei confronti dei manifestanti testimonia la volontà di soffocare il dissenso e mantenere il controllo.  

Iran e Bitcoin: cosa dicono i dati onchain?

In Iran, Bitcoin è uno strumento di sopravvivenza e, per estensione, di resistenza. È quanto si legge nel report di Chainalysis, nella sezione che prende il titolo di “Inside Iran’s Growing $7.8 Billion Crypto Ecosystem” – “Dentro l’ecosistema crypto iraniano: un mercato da 7,8 miliardi in crescita”. Qual è il quadro onchain? Cosa si può dedurre?

Utilizzando le parole del report, “i dati più recenti a nostra disposizione rivelano un cambiamento significativo di comportamento onchain durante l’attuale movimento di proteste di massa“. 

Metodologia  

Per arrivare a questa conclusione, il team di analisti di Chainalysis ha esaminato sia l’importo medio transato – cioè ritirato dagli exchange – in dollari, sia il numero di transazioni da exchange a wallet, entrambi su base quotidiana. Inoltre, per poter attribuire eventuali cambiamenti a determinati eventi, ha scomposto l’analisi in due periodi: “prima della protesta (1 novembre – 27 dicembre)” e “durante la protesta (28 dicembre – 8 gennaio, giorno del blackout di internet)”. Infine, le transazioni sono state divise per fasce: prelievi piccoli (sotto i 100$), medi (sotto i 1000$), grandi (sotto i 10.000$) e molto grandi (sotto i 100.000$).  

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Risultati

Mettendo a confronto il periodo “prima della protesta” con quello “durante la protesta”, emerge una differenza sostanziale nel comportamento onchain, per riprendere la tesi di Chainalysis. 

Durante la protesta, infatti, la fascia compresa tra 1$ e 100$ ha visto un incremento dei prelievi da exchange del 111% e del numero delle transazioni pari al 78%, rispetto al periodo pre-protesta. Discorso diverso per le fasce comprese tra i 101$ e i 1000$ e tra i 1001$ e i 10.000$, dove la crescita è stata ancora più netta: a livello di prelievi, la prima ha registrato un aumento del 228%, la seconda del 236%; se parliamo del numero di transazioni, invece, la fascia 101$-1000$ “si ferma” al +128%, mentre quella 1001$-10.000$ ha segnato un’espansione del 262%. 

Cosa significa tutto ciò?

Questo comportamento, spiega Chainalysis, rappresenta una reazione logica e razionale al collasso del rial iraniano che, lo ricordiamo, attualmente non vale assolutamente nulla. Bitcoin, in questo caos totale, ha assunto il ruolo della “scialuppa di salvataggio” in una nave che affonda. Bitcoin è la risorsa alternativa che ha permesso agli iraniani di preservare i propri risparmi dalle politiche scellerate di un regime sanguinario. Ma c’è dell’altro. 

Il ruolo di Bitcoin in questa crisi”, concludono gli analisti, “va oltre la semplice protezione del capitale: per molti iraniani è diventato un elemento di resistenza, in grado di fornire liquidità e libertà di scelta operativa in un contesto economico sempre più restrittivo”.

BItcoin, grazie alla sua natura decentralizzata, anti-censura e self-custodial – a custodia personale – is freedom money, per citare un report di Human Rights Foundation.

Banche USA in rosso, crypto in verde: il punto

Banche USA in rosso, crypto in verde: il punto

Le trimestrali penalizzano le banche USA, mentre il mercato crypto tiene: migliora il sentiment e gli ETF prendono forza. Divergenza o trappola?

Martedì si sono aperti i giochi per la stagione delle trimestrali USA: i colossi bancari della finanza tradizionale deludono. Mentre i grafici di Wall Street si tingono di rosso, il mercato crypto mostra una forza inaspettata, riaccendendo il dibattito su una possibile decorrelazione tra i due mondi. Vediamo i dati nel dettaglio.

Trimestrali amare per le banche USA 

Il comparto bancario statunitense ha inaugurato la stagione degli utili trimestrali con risultati dal retrogusto abbastanza amaro: se JPMorgan e Bank of America hanno battuto le aspettative, Wells Fargo e Citigroup hanno fatto peggio delle attese. Il mercato si fa delle domande e punisce severamente l’intero settore, preoccupato da prospettive di crescita incerte e margini sotto pressione. 

Se andiamo a dare un’occhiata alle performance, dalla pubblicazione dei conti al momento in cui scriviamo: 

  • JPMorgan (JPM): -5%
  • Bank of America (BAC): -3,8%
  • Wells Fargo (WFC): -4,6% 
  • Citigroup (C): -3,4%

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Ma nel mercato crypto la situazione è totalmente diversa

Mentre le banche tradizionali soffrono, l’ecosistema crypto sta dimostrando una notevole tenuta: nelle ultime 24 ore, Bitcoin segna un +1,8%, Ethereum sale dell’1,6% e, in generale, la Total Crypto Market Cap – la capitalizzazione totale del mercato – cresce dell’1,6%.

Interessante anche il comportamento degli investitori istituzionali: per il secondo giorno consecutivo, il net flow (il saldo tra entrate e uscite) degli ETF a tema crypto ha superato il miliardo di dollari: solo gli ETF Spot su Bitcoin hanno visto ingressi per 840 milioni di dollari

Infine, due parole sul sentiment di mercato: il Crypto Fear and Greed Index è balzato a 61 in zona Greed. Si tratta di un cambiamento notevole, se pensiamo che una settimana fa l’indice segnava 28, ovvero Fear.

Divergenza o trappola momentanea?

È la grande domanda a cui nessuno può rispondere: il trend è destinato a proseguire o si tratta di un momento di forza temporaneo? Intanto, è bene osservare le trimestrali in uscita oggi 15 gennaio. Tra gli attenzionati principali: Morgan Stanley, Goldman Sachs e BlackRock.

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