Von der Leyen: «dai dazi conseguenze terribili per milioni di persone». Meloni: : «evitare una guerra commerciale». Cina: «non ci sono vincitori in una guerra commerciale e non c’è via d’uscita per il protezionismo».
Dal giorno dell’insediamento, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dimostrato di voler mantenere le promesse fatte in campagna elettorale: nella notte fra il 2 e il 3 Aprile ha annunciato i tanto attesi dazi reciproci verso tutti i partner commerciali. Gli USA si isolano e il mondo risponde, cosa sta succedendo? Intanto, l’oro raggiunge il prezzo record di 3,157 dollari.
Cosa sono e come funzionano i dazi?
I dazi sono una tassa commerciale che un paese decide di applicare sulle merci che importa per spingere i propri cittadini a scegliere beni di produzione nazionale, col fine ultimo di proteggere e favorire le proprie imprese dalla concorrenza estera. L’idea è scoraggiare l’acquisto di merci straniere attraverso l’imposizione di una tassa ad hoc, espressa in termini percentuali, spesso a carico dell’importatore.
In parole povere: l’Italia vuole incentivare la vendita di un determinato bene che produce internamente e impone dei dazi doganali al 25% a paesi che già lo esportano in Italia. Se il costo finale di tale oggetto nel paese di produzione è di 10€, sarà di 12,5€ nei paesi che lo esportano. Segue che i consumatori italiani saranno spinti a preferire beni prodotti nel loro paese perché più economici. Ma funziona sempre così?
Un dazio non fa primavera
Il processo non è sempre automatico: l’imposizione di dazi non è necessariamente correlata alla crescita economica. Questo per alcuni motivi:
- Dipende dal tipo di prodotto: più un prodotto è essenziale, più i consumatori saranno disposti ad accettare l’onere del dazio e del sovrapprezzo. In tal caso, continueranno a scegliere merci importate piuttosto che di produzione nazionale, con conseguente aumento dell’inflazione.
- C’è il rischio di ottenere l’effetto contrario: se i dazi doganali riguardano beni di prima necessità, si corre il rischio di colpire più duramente le fasce di popolazione con reddito più basso, perché hanno meno margine di spesa. In breve: 2€ in più sul detersivo hanno un impatto maggiore su chi guadagna 1000€ rispetto a chi ne prende 5000€.
- Front Loading: comportamento che le imprese adottano per paura di guerre commerciali imminenti che consiste nel fare scorta di quella merce che si teme sarà sottoposta a dazi. Fenomeno verificatosi recentemente con la forte importazione di tequila dal Messico, o del vino dall’Italia, verso gli Stati Uniti.
Su questo ultimo punto, la presidente di Federvini, Micaela Pallini, ha commentato: «La decisione di applicare dazi alle esportazioni europee negli Stati Uniti rappresenta un danno gravissimo per il nostro settore e un attacco diretto al libero mercato. Ci siamo già passati, e sappiamo bene quanto possa costare: in passato queste misure ci hanno portato a perdere fino al 50% delle esportazioni verso gli Usa. Ora rischiamo di rivivere quel trauma economico, con ripercussioni pesantissime su tutta la filiera, dalla produzione alla distribuzione, fino al consumatore finale.»
Perchè Donald Trump vuole mettere i dazi: M.A.G.A e America First
Come è noto, M.A.G.A. – Make America Great Again – è stato lo slogan della campagna elettorale che ha portato Donald Trump ad essere il 47esimo Presidente degli Stati Uniti d’America. Uno dei punti fermi di questa campagna è stato l’“America First”, un programma finalizzato a privilegiare le questioni interne, isolazionistico e protezionistico, a scapito della tradizionale vocazione espansionistica che caratterizza il paese a stelle e strisce.
Infatti, in occasione del discorso di insediamento del 20 Gennaio, il tycoon newyorkese ha dichiarato: “Durante ogni singolo giorno dell’amministrazione Trump metterò semplicemente l’America al primo posto, America First” per “restituire al popolo la sua fede, la sua ricchezza, la sua democrazia e la sua libertà… Il declino dell’America è finito”.
Oltre alle questioni di politica interna – come immigrazione e sicurezza – l’America First passa ovviamente per la politica economica: la scelta di scatenare una guerra commerciale deriva dal fatto che, storicamente, gli USA sono un paese fortemente importatore con un deficit (il bilancio negativo netto fra export e import) di 1,2 trilioni di dollari. Donald Trump ha promesso che avrebbe fermato tutto ciò e ieri alle ore 22 italiane ha comunicato al mondo la strategia per farlo.
Liberation Day: Trump rivela i dazi doganali
Dal Rose Garden della Casa Bianca, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha tenuto un discorso in cui ha finalmente reso noti i tanto promessi dazi reciproci, generando forte caos fra i governi di tutto il mondo: si parte da una base del 10% su quasi tutte le merci importate negli USA fino ad avvicinarsi al 50% di tariffe doganali verso i paesi più “sleali”. Partito dalla mezzanotte anche il 25% su tutte le auto prodotte all’estero.
Ecco una lista di alcuni dei paesi colpiti:
- Unione Europea: 20%
- Cina: 34% (a cui si somma il precedente 20%)
- Giappone: 24%
- Taiwan: 32%
- Regno Unito: 10%
- India: 26%
- Australia: 10%
- Corea del Sud: 25%
- Arabia Saudita: 10%
- Emirati Arabi: 10%
- Israele: 10%
Effetto Trump sui mercati: la reazione all’annuncio dei dazi
Per quanto riguarda la reazione delle principali Borse all’annuncio di ieri notte (al momento in cui scriviamo):
- in Giappone il Nikkei perde quasi il 3%
- In Cina l’indice di Shanghai va giù di 0,5% punti, Hong Kong cala del 2,26% e Shenzhen dell’1,5%
- In Europa l’indice Euro Stoxx 50 apre in calo di oltre il 2%, il Dax tedesco registra un -2,3% così come il Ftse Mib di Milano mostra un ribasso dell’1,8%
L’ oro ritraccia dopo aver aggiornato il record a 3.167,57 dollari/oncia, mentre bitcoin perde l’1,9% assestandosi intorno agli 83.000 dollari. Il dollaro USA perde terreno nei confronti delle principali valute.
Per la borsa americana occorre attendere l’apertura alle 15:30 italiane. Ad ora il dato che abbiamo a disposizione è relativo ai futures, in forte calo per timore che una guerra commerciale possa spingere l’economia globale in recessione.
Per completare il quadro, potrebbe essere utile sapere che dal giorno stesso in cui Trump si è insediato, S&P 500 e Nasdaq, i due indici più importanti di Wall Street, hanno perso rispettivamente il 10,2% e il 12%. Inoltre, sono calate in modo netto anche le aspettative sulla crescita economica degli Stati Uniti (dal 2,2% al 2%) nel 2025 così come, al contrario, sono cresciute le attese dei consumatori sull’inflazione (dal 4% al 5%).
Le dichiarazioni dei principali leader mondiali.
La Presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen non ha tardato ad esprimere il suo disappunto nei confronti dell’aggressività americana: “i dazi americani sono un colpo importante per l’economia globale. Ci saranno conseguenze per milioni di consumatori del mondo”. Dall’Italia, Giorgia Meloni ha annullato tutti gli impegni presi per oggi, al fine di concentrarsi sulla risposta ai dazi.
In Germania, il vicecancelliere tedesco Robert Habeck confida in una risposta coordinata fra i paesi membri UE affermando che “l’Unione Europea darà una risposta equilibrata, chiara e determinata. Siamo preparati a questo”. Più aggressiva la Francia di Macron, dove il portavoce del governo francese ha annunciato che l’UE è “pronta per una guerra commerciale” e ha in programma di “attaccare i servizi online USA”.
Solita linea dura da Pechino, dove il Ministro del Commercio cinese ha affermato di “opporsi fermamente” alle nuove tariffe doganali promettendo “contromisure per salvaguardare i propri diritti e interessi”.
La guerra commerciale non fa bene a nessuno, neppure a chi la scatena
È la conclusione che dovrebbe seguire quanto esposto sopra: l’isolazionismo e il protezionismo made in M.A.G.A., secondo numerosi analisti, porterà a conseguenze negative dal punto vista economico soprattutto agli Stati Uniti.
L’Europa, senza l’alleato commerciale di riferimento, sarà costretta a guardare verso altri mercati. L’opzione più probabile è senza dubbio la Cina, che si sta già muovendo in questo senso: oltre ai numerosissimi “Free Trade Agreements” – Accordi di Libero Scambio – già in essere, è di questi giorni l’intesa commerciale a tre fra Corea del Sud, Giappone e la stessa Cina, in risposta ai dazi promessi da Donald Trump. Attenzione anche all’apertura al Mercosur.
