Il concorso The Unbox è ufficialmente concluso: quando arrivano i premi?

Il concorso The Unbox è ufficialmente concluso: quando arrivano i premi?

The Unbox, il nostro concorso a premi cominciato il 15 luglio, è ufficialmente giunto al termine: cosa succederà nei prossimi giorni?

È stata una lunga estate: c’è chi è andato al mare, chi in montagna ma, soprattutto, c’è chi ha partecipato a The Unbox, il concorso a premi di Young Platform. The Unbox, però, è stato molto di più di una semplice competizione: è stato un percorso verso la liberazione dagli stereotipi che da sempre hanno plasmato la tua idea di finanza personale e di gestione del denaro. In due parole, un viaggio verso la libertà dalla Box. Il 6 ottobre, The Unbox è terminato definitivamente: in questo articolo, ti spieghiamo cosa ti aspetta nei prossimi giorni.

Comunicazioni e assegnazione dei premi: chi ha vinto cosa?

The Unbox, come abbiamo anticipato, è terminato il 6 ottobre e l’estrazione dei ticket vincenti del concorso si è ufficialmente conclusa il giorno successivo, il 7 ottobre, con la supervisione di un notaio e il conteggio finale delle gemme. 

Le comunicazioni ai partecipanti sono già in corso: se non hai vinto né un premio in classifica né sei risultato in possesso di un ticket vincente, ti è arrivata una mail informativa. I primi 20 classificati stanno già ricevendo i relativi aggiornamenti e, molto presto, avviseremo anche i primi 200 classificati e coloro che risultano titolari di un ticket vincente.  

Un’informazione importante per chi ha già ricevuto una carta Young grazie al concorso “The Box“: non verrà inviata una seconda carta, poiché il conto di pagamento può essere associato a una sola carta fisica.

Se non hai ancora ricevuto alcuna comunicazione, il consiglio è di attendere fino alla giornata di domani: entro il 10 ottobre saranno inviate tutte le email e tutti sapranno tutto. A partire dall’11 ottobre, nel caso in cui non avessi ricevuto segnalazioni, sarà possibile aprire un ticket di supporto per richiedere le informazioni sulla tua posizione in classifica o sui premi eventualmente vinti

Chi ha vinto un premio fisico dovrà compilare un form dedicato per indicare l’indirizzo di spedizione, mentre i vincitori di buoni digitali – come quelli Volagratis o Amazon – riceveranno direttamente via mail il codice da utilizzare.

Premi dei Tornei (Ticket)

Durante il concorso si sono svolti sei tornei, ognuno con premi esclusivi in palio. Ecco l’elenco dei premi associati a ciascun torneo:

  • Torneo 1 – Musica: 10 Gift Card per Concerti e Spettacoli da 100 €, 3 AirPods Max, 3 cuffie Sony
  • Torneo 2 – Luxury: 1 orologio Tudor, 1 orologio Cartier
  • Torneo 3 – Gaming: 3 PlayStation 5 Pro, 3 Nintendo Switch 2
  • Torneo 4 – Viaggi: 3 Gift Card Vola Gratis da 1.000 €
  • Torneo 5 – Motori: 2 scooter SC125LX
  • Torneo 6 – Tech: 1 MacBook Air, 3 iPhone 16, 3 Google Pixel

Nel corso di ciascun torneo, ogni 100 gemme accumulate era possibile collezionare un ticket associato a quel torneo. Ogni ticket generato aveva un codice unico, consultabile direttamente all’interno dell’app. 

L’estrazione finale, svolta alla presenza del notaio, ha decretato i codici vincenti per ciascun torneo: ogni codice selezionato è stato associato a uno dei premi in palio, determinando così i vincitori.

Premi Classifica delle gemme (Campionato)

Ricordiamo a tutti i partecipanti i premi previsti per la Classifica delle Gemme (Campionato). I primi venti classificati riceveranno i seguenti premi:

  1. Rolex Datejust
  2. Moto Guzzi V7 Stone Special
  3. Gift Card Volagratis da 3.000 € (volo + hotel)
  4. MacBook Pro + iPhone 16
  5. MacBook Pro
  6. Gift Card Volagratis da 1.500 €
  7. iPhone 16
  8. PlayStation 5 Pro
  9. AirPods Max
  10. Google Pixel
  11. Gift Card Volagratis da 500 €
  12. Pixel Tablet
  13. Apple Watch Serie 10
  14. Cuffie Sony WH-1000XM5
  15. Gift Card Volagratis da 300 €
  16. Gift Card per Concerti e Spettacoli da 250 €
  17. Gift Card Volagratis da 200 €
  18. Gift Card Amazon da 150 €
  19. Gift Card Amazon da 100 €
  20. Gift Card Amazon da 50 €

Inoltre, i primi 200 classificati che non hanno già ricevuto la Carta Young nel concorso a premi “The Box” riceveranno anche la Carta YNG fosforescente, che offre fino al 3,6% di cashback sulle spese effettuate.

Carta Young

Se hai vinto la Carta Young, potrai riscattarla entro la fine dell’anno (cioè il 31 dicembre 2025), quando verrà attivata la nuova funzionalità del conto di pagamento. Una volta disponibile, sarà possibile richiedere la carta fisica direttamente dall’app, attivare il conto e iniziare a utilizzarla. 

Il cashback associato alla carta varierà in base al proprio livello di Club: maggiore è il livello, maggiore sarà il cashback. Anche chi non è iscritto a un Club potrà comunque beneficiare di un cashback, seppur in misura ridotta rispetto ai membri attivi. 

Se durante il concorso hai acquistato il token Young per ottenere più gemme ogni lunedì, potrai sfruttare quelle gemme per iscriverti a un Club: così facendo, sbloccherai vantaggi esclusivi e accederai a un cashback potenziato al momento dell’attivazione della carta.Per maggiori informazioni sulla carta, leggi la guida dedicata.

Che la sorte sia con te!

MiCA: il nostro percorso verso la piena conformità normativa

young platform mica

Con l’entrata in vigore del Regolamento (UE) 2023/1114 sui mercati delle cripto-attività (MiCA), l’Unione Europea ha introdotto un quadro normativo armonizzato che disciplinerà l’emissione, l’offerta al pubblico e l’ammissione alla negoziazione di cripto-attività, nonché i servizi ad esse relativi. Questo rappresenta un importante passo avanti per l’intero settore, volto a garantire maggiore trasparenza, tutela dei consumatori e stabilità del mercato.

Noi ci impegniamo con serietà e responsabilità ad allinearci completamente a questa nuova cornice regolamentare. L’obiettivo di questo articolo è informare i nostri utenti del percorso intrapreso, nel rispetto dell’articolo 45, comma 5, D.Lgs. 129/2024, il decreto legislativo di adeguamento della normativa nazionale al Regolamento MiCA, rassicurandoli al contempo sulla continuità dei nostri servizi e sull’assenza di cambiamenti immediati per la loro esperienza.

Cosa prevede l’articolo 45, comma 5, D.Lgs. 129/2024

L’articolo 45, comma 1 del D.Lgs. 129/2024 prevede un regime transitorio per i soggetti che già operano legalmente all’interno dell’Unione Europea prima della data di applicazione del Regolamento, ovvero il 30 dicembre 2024.

In pratica, questa disposizione consente ai soggetti già attivi nel settore di continuare a prestare i propri servizi in regime di continuità sino al 30 giugno 2026, anche senza aver ancora ottenuto la nuova autorizzazione prevista da MiCA, purché presentino la domanda di autorizzazione entro il 30 dicembre 2025. Tale termine è stato prorogato rispetto alla scadenza originaria grazie all’intervento del Decreto Legge n. 95/2025.

Questa norma ha lo scopo di garantire un passaggio ordinato al nuovo regime, evitando interruzioni improvvise per gli operatori e disagi per gli utenti finali.

Il nostro impegno verso la conformità

In ottemperanza al Regolamento MiCA e all’articolo 45, comma 5, del D.Lgs. 129/2024, desideriamo comunicare ufficialmente la nostra intenzione di adeguarci pienamente alla nuova normativa europea e, in particolare, al Regolamento MiCA.

Abbiamo già avviato tutte le attività necessarie alla predisposizione dell’istanza di autorizzazione che sarà presentata entro il 30 dicembre 2025, come previsto dal combinato disposto del D.Lgs. n. 129/2024 e dal Decreto Legge n. 95/2025. Questo processo include l’adeguamento dei nostri processi interni, dei requisiti organizzativi e delle politiche di gestione del rischio, come previsto dal nuovo quadro normativo.

Il nostro team legale e normativo sta lavorando intensamente per assicurarci di soddisfare tutti i requisiti imposti da MiCA, al fine di operare in modo conforme e continuare a offrire ai nostri clienti servizi sicuri, affidabili e trasparenti.

Avvio del processo di autorizzazione

Possiamo confermare che la Società sta lavorando per presentare l’istanza di autorizzazione secondo quanto richiesto da MiCA.

Nelle prossime settimane, dunque, inoltreremo la documentazione necessaria all’Autorità competente. Questo rappresenta un passaggio fondamentale nel nostro percorso di adeguamento e riflette il nostro impegno a operare in piena conformità normativa, non solo per obbligo, ma per responsabilità nei confronti dei nostri utenti.

Precisiamo che, nelle more del rilascio dell’autorizzazione, l’attività svolta nei confronti dei clienti continua a essere regolata dalla normativa applicabile ai prestatori di servizi relativi all’utilizzo di valute virtuali e ai prestatori di servizi di portafoglio digitale e non è sottoposta alla disciplina del Regolamento MiCA.

Continuità dei servizi per i nostri clienti

Vogliamo rassicurare tutti i nostri utenti che i nostri servizi continueranno a essere pienamente operativi durante l’intero periodo transitorio previsto dal citato articolo 45.

Non ci saranno interruzioni nei servizi a cui siete abituati, né modifiche unilaterali nei rapporti contrattuali in essere. La continuità operativa è per noi una priorità assoluta, e continueremo a garantire il livello di qualità, affidabilità e sicurezza che ci contraddistingue.

Ribadiamo che, nel rispetto della normativa vigente, non sono previsti impatti immediati sull’esperienza utente e tutti i servizi continueranno a essere accessibili senza variazioni.

Nessun impatto immediato sull’esperienza utente

A oggi, e fino a nuovo avviso, non sono previste modifiche sostanziali nel modo in cui interagite con la nostra piattaforma. Le funzionalità, i servizi disponibili e le condizioni di utilizzo rimarranno invariati.

Questo significa che potrete continuare a utilizzare i nostri strumenti come sempre, senza dover intraprendere alcuna azione specifica da parte vostra. Eventuali cambiamenti futuri saranno comunicati in modo chiaro, anticipato e trasparente.

Il nostro impegno alla trasparenza e agli aggiornamenti 

Riteniamo fondamentale mantenere con voi un dialogo aperto e trasparente. Per questo, ci impegniamo a tenervi costantemente aggiornati sull’avanzamento del processo di autorizzazione e su qualsiasi sviluppo normativo che possa avere un impatto sui nostri servizi.

Qualora emergessero novità rilevanti sarete i primi a saperlo, attraverso i nostri canali ufficiali di comunicazione. In caso di domande o dubbi, il nostro servizio di supporto clienti è sempre a vostra disposizione.

Il nostro impegno resta quello di garantire trasparenza, continuità e sicurezza, oggi e in futuro.

Berachain: una nuova era per la DeFi?

Berachain: una nuova era per la DeFi?

Berachain è una blockchain che implementa un meccanismo di consenso che potrebbe rivoluzionare il mondo della DeFi: il Proof-of-Liquidity (PoL). Cos’è?

Berachain è una blockchain Layer 1 che ha attirato l’attenzione di molti investitori, istituzionali e non, soprattutto grazie al meccanismo di consenso su cui si fonda, inventato dalla rete stessa: il Proof-of-Liquidity. L’idea alla base semplificata all’osso? Trasformare la liquidità da risorsa passiva a motore attivo della sicurezza di rete, riallineando sicurezza e interessi degli utenti finali.

Inoltre, Berachain si distingue dagli altri per la sua estrema flessibilità, dal momento che è in grado di ospitare anche le dapp sviluppate su Ethereum. Ma adesso ci arriviamo. 

Berachain: tra Proof-of-Liquidity e EVM Identical

Per avventurarci nel nostro viaggio alla scoperta del meccanismo di consenso Proof-of-Liquidity (PoL) possiamo iniziare a definirlo come un’evoluzione del più noto Proof-of-Stake (PoS).

Una rete che utilizza il meccanismo di consenso Proof-of-Stake, la sicurezza e la tenuta della rete sono garantite dai validatori, o nodi. Questi bloccano i token – li mettono in staking – e ricevono ricompense in cambio nel momento in cui validano i blocchi. I premi, pertanto, costituiscono un forte incentivo allo staking e contribuiscono a creare un circolo virtuoso che rende la rete sicura. Questo meccanismo, però, possiede un “difetto”: isola i validatori – e il loro potere economico – dall’ecosistema, dunque dalle dapp e dagli user. 

Volendo semplificare, potremmo paragonare (con un po’ di fantasia) una blockchain PoS a un treno a carbone: così come i validatori mettono al sicuro la rete bloccando in staking i propri token, i macchinisti garantiscono il movimento del treno buttando carbone nella fornace. Tuttavia, l’energia sprigionata serve “solo” a far correre il treno. 

Il meccanismo di consenso Proof-of-Liquidity, invece, getta le basi per un sistema in cui l’energia generata dal carbone che brucia muove il treno ma, allo stesso tempo, illumina le carrozze, scalda l’acqua dei bagni, aziona il movimento dei finestrini e via dicendo. 

Come? Grazie a un modello a due token che coinvolge validatori, dapp e community: $BERA, per la sicurezza della chain e per i costi di transazione (gas fee), e $BGT, un token di governance utilizzato anche per le ricompense. Quest’ultimo ha una particolarità: è soulbound – come in World of Warcraft – e non può essere acquistato, venduto o scambiato.

Il ciclo virtuoso del PoL

Da un lato, i validatori mettono in stake $BERA per garantire la sicurezza della chain e ricevono in compenso $BGT; dall’altro gli utenti, tramite dapp come i DEX, forniscono liquidità alle pool e guadagnano in cambio dei LP-token (Liquidity Provider Token), cioè dei “token-ricevuta” che certificano proprio questa azione e consentono il riscatto futuro della liquidità. Questi LP-token hanno un’utilità: possono essere messi in stake nelle Reward Vault, cioè smart contract che, con lo staking, premiano l’utente con $BGT

Ma da dove arrivano questi token $BGT? 

Dai validatori che, come abbiamo spiegato poco fa, li ricevono come ricompensa per lo staking di $BERA e grazie alla PoL hanno il dovere di retrocederne la gran parte agli utenti che hanno messo in staking gli LP token nelle reward vault. I validatori, poi, sono motivati a indirizzare $BGT alle Reward Vault dalle dapp stesse grazie ad un mercato di  incentivi sotto forma di altri token, stablecoin o altro offerti da parte dei protocolli per incrementare la porzione di $BGT per i propri utenti finali (liquidity providers).  

Quindi, gli utenti delegano ai validatori i token $BGT, ottenuti bloccando i LP-token nelle Reward Vault, e li “boostano”, ricevendo una parte degli incentivi che abbiamo menzionato sopra – un validatore viene boostato quando, ricevendo più $BGT dagli utenti, aumenta la quantità di $BGT che può indirizzare alle Reward Vault. Nonostante l’utilità che genera valore implicito, un $BGT può sempre essere scambiato per un $BERA con un ratio 1:1.

Il cerchio è chiuso: validatori, dapp e utenti collaborano in un ecosistema che si autoalimenta e premia ogni componente per il suo lavoro. Naturalmente, si tratta della punta dell’iceberg: se vuoi approfondire, abbiamo scritto un articolo di Academy specifico su Berachain e sul Proof-of-Liquidity. 

EVM Identical 

EVM sta per Ethereum Virtual Machine e, se paragonassimo Ethereum a un mega computer globale, sarebbe il suo sistema operativo, cioè l’architettura tecnologica decentralizzata necessaria all’esecuzione di smart contract e transazioni. 

Berachain, col suo EVM Identical, ha riprodotto una copia esatta dell’EVM sulla sua chain. Detto in un altro modo, significa che Berachain è una blockchain compatibile al 100% con l’EVM di Ethereum. Le conseguenze si possono intuire: l’enorme numero di sviluppatori che lavorano su Ethereum potrebbe agilmente “spostarsi” su Berachain senza notare differenze. 

La strategia è interessante: Berachain costruisce un meccanismo di consenso potenzialmente rivoluzionario e dice ai programmatori di tutto il mondo: “Eilà, programmate su Ethereum ma vi incuriosisce il nostro PoL? No problem, abbiamo creato un ambiente di esecuzione totalmente identico a quello a cui siete abituati, che si aggiorna in contemporanea con Ethereum”. Infatti, a marzo 2025 (a un mese dal lancio), Berachain aveva già raccolto quasi 3 miliardi di dollari in TVL.  

Berachain: team e fundraising 

Sul team non si sa molto, perché i suoi componenti hanno deciso di rimanere anonimi. I 3 co-fondatori si sono, da sempre, presentati al grande pubblico sotto i pseudonimi di Smokey the Bear, Homme the Bear e Papa Bear

Questa scelta, però, è limitata al pubblico mentre la situazione è completamente diversa se analizzata attraverso una lente più istituzionale. 

Tuttavia, questo anonimato pubblico contrasta nettamente con la solida fiducia che questo progetto ha guadagnato nel mondo istituzionale, come dimostrano i 100 milioni di dollari raccolti ad aprile 2024 durante un founding round di Serie B.

A questa stagione di foundrising hanno partecipato alcuni dei fondi di investimento più importanti al mondo, attivi anche nel contesto della finanza tradizionale. I nomi più altisonanti sono sicuramente Brevan Howard Digital, il braccio crypto di un colosso da più di 20 miliardi di dollari di asset in gestione. A questi si affiancano Venture Capital specializzati nel Web3 come Framework Ventures, che vanta un portafoglio in cui figurano progetti come Aave (AAVE) e Chainlink (LINK) e Polychain Capital.

C’è un po’ di Italia in Berachain

Chiudiamo condividendo con voi un’informazione che ci rende piuttosto orgogliosi: c’è un (bel) po’ d’Italia all’interno di Berachain! Il suo headquarter europeo è a Milano, ed ha un team che collabora nelle operazioni di ricerca e sviluppo.  
E magari è stata proprio questa ad agevolare la recente partnership col Napoli,  sì, la SSC Napoli allenata da Antonio Conte. La collaborazione, in realtà, non è direttamente con Berachain ma con KDA3, una piattaforma che, per usare le loro parole, “sviluppa soluzioni digitali sportive innovative”, costruita su Berachain, la quale ha investito direttamente in KDA3 nel 2025”. Inoltre, KDA3 è in partnership anche con la Federazione canadese di basket e lancerà altre partnership nei prossimi mesi con altri club internazionali.

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Vitalik Buterin: il manifesto della società futura

Vitalik Buterin: il manifesto della società futura

Vitalik Buterin ha pubblicato un articolo in cui spiega l’importanza di un futuro fondato su una tecnologia aperta e verificabile. Vediamo i dettagli

Vitalik Buterin, il fondatore di Ethereum, ha pubblicato un articolo molto interessante in cui argomenta la seguente tesi: la società del futuro, affinchè sia utopica e non distopica, dovrà fondarsi su una tecnologia aperta e verificabile. Nel testo, con fonti a supporto, l’autore dimostra l’importanza di questi valori nei principali ambiti della vita quotidiana e conclude con una risposta pragmatica. Vediamo insieme di che si tratta.  

Vitalik Buterin: “L’importanza dell’apertura e della verificabilità a ogni livello della tecnologia”

È il titolo dell’articolo e, allo stesso tempo, la sua tesi – originale: “The importance of full-stack openness and verifiability”. Il testo comincia con una frase ad effetto che rappresenta anche il punto di partenza del discorso: “the internet has become real life”. 

Sostanzialmente, con questa affermazione, Vitalik riassume tutto il processo di digitalizzazione che sta rivoluzionando le nostre vite: conversazioni private, finanza e sanità, una volta dipendenti da carta, penna e calcolatrici, adesso sono totalmente digitalizzate. Per estensione, continua Vitalik, è ragionevole pensare che un’evoluzione simile colpirà tutti gli ambiti della nostra esistenza

È un trend che non può essere bloccato perché i benefici sono troppo grandi

Questo è il secondo punto: la rivoluzione sta avvenendo ed è impossibile fermarla e, in un mondo così competitivo, le “civiltà” che restano indietro rischiano di essere dominate da quelle che, al contrario, si adattano e governano il cambiamento. Infatti, chi ha tratto i maggiori benefici da questi trent’anni di rivoluzione tecnologica è chi produce le tecnologie, non chi le utilizza”.   

Il tema, qui, è relativo anche alla proprietà della tecnologia, nel senso che il dominio esclusivo su un software consente al proprietario di fare il bello e il cattivo tempo. Un esempio calzante e attuale possiamo identificarlo in Starlink, la società di Elon Musk che fornisce la copertura internet su scala globale tramite i satelliti.

In particolare, nella guerra tra Russia e Ucraina, Musk ha messo a disposizione la sua flotta di satelliti all’esercito di Kyiv per potersi difendere dagli attacchi russi che, in precedenza, avevano messo KO le infrastrutture ucraine. Allo stesso tempo, però, ha rifiutato di estendere la disponibilità di Starlink ai territori dell’Ucraina occupati dalla Russia, come la Crimea, annullando la possibilità di contrattacchi in quelle aree e influenzando le sorti del conflitto.  

Questa società del futuro dovrebbe basarsi sulla trustlessness

È il terzo punto. Vitalik, in questo modo, intende porre l’attenzione su un argomento spinoso. Infatti, le soluzioni per i problemi che abbiamo appena esposto – e qui torniamo alla tesi dell’autore – le fornirebbe una tecnologia fondata su due caratteristiche interconnesse: l’apertura “sincera, cioè priva di tornaconti personali, e la verificabilità. Ciò dovrebbe riguardare tutti i livelli: hardware, software e bio (nel caso di interfacce cervello-macchina come Neuralink).

Con questa dichiarazione, Vitalik fa riferimento al fatto che la tecnologia debba essere controllabileverifiable – da parte di ogni singola entità, dagli user singoli alle istituzioni, in quanto trasparente e open source al 100% openness. Solo in questo modo è possibile creare una società veramente democratica, spinta verso il benessere dall’interesse collettivo.

Senza le pressioni dei proprietari che, legittimamente, ricercano il profitto e proteggono i loro interessi col segreto industriale, l’openness può essere un driver di innovazione: un codice totalmente pubblico e replicabilelicense free – stimola la partecipazione e la collaborazione, favorendo il raggiungimento del bene comune, cioè il perfezionamento del prodotto o la creazione di qualcosa di nuovo, partendo da ciò che già esiste. La storia è piena di esempi a conferma: dal sistema operativo Linux alla finanza decentralizzata.  

Inoltre, continua Vitalik, la tecnologia dovrebbe essere così aperta e verificabile da non richiedere la supervisione di entità terze: il valore risiede nella trustlessness, cioè nell’assenza del bisogno di fiducia. Qui arriva la parte “spinosa”: nel momento in cui si verificasse un problema, come un bug, la trustlessness verrebbe minata per sempre e si tornerebbe al vecchio “questo l’ha creato lui, quindi mi fido”. Per quale motivo?

Facciamo un esempio: Bitcoin possiede un capitale di fiducia altissimo perché, riassumendo, il meccanismo di consenso Proof-of-Work e la sua infrastruttura, aperta e verificabile, lo rendono immutabile e trustless: gli user non hanno bisogno di terze parti che vigilino perché conoscono il funzionamento del protocollo. Il valore, dunque, è giustificato da questi sottostanti, oltre che dalla legge della domanda e dell’offerta

Però, se si scoprisse un bug critico nel codice o un attacco di alto livello (come il 51%), crollerebbe tutto: verrebbe meno la fiducia di cui parlavamo prima e, molto probabilmente, il suo valore scenderebbe a zero. Certo, orde di programmatori potrebbero mettersi all’opera per risolvere e anche rinforzare il protocollo, ma la sua reputazione verrebbe compromessa per sempre. 

Come si applica questo paradigma nella vita quotidiana?

L’importanza dell’apertura e della verificabilità nella sanità

Vitalik comincia la sua analisi utilizzando come esempio la recente pandemia da Covid-19. Sostanzialmente, riprende il punto precedente relativo alla differenza di posizione tra chi produce le tecnologie e chi invece le utilizza. Tale disparità si è manifestata appieno nel caso dei vaccini: le nazioni più ricche, con più strumenti a disposizione per produrre il farmaco, hanno dato avvio alle campagne di vaccinazione con due anni di anticipo rispetto alle nazioni più povere. 

Tocca anche la questione della fiducia, spiegando come la strategia comunicativa adottata dalle istituzioni, molto opaca e fondata sulla narrazione del “vaccino completamente sicuro”, abbia generato l’effetto opposto: gli effetti collaterali esistevano – come esistono per ogni farmaco – e la gente se n’è accorta. La fiducia è stata tradita e il tradimento ha dato avvio a una diffidenza diffusa che “si è trasformata in qualcosa che sembra un rifiuto di mezzo secolo di scienza”. 

Infine, approfondisce il discorso sulla medicina del futuro, che sarà sempre più personalizzata e basata sui dati: se le infrastrutture che raccolgono e processano i big data sono private, i proprietari hanno il dominio totale delle informazioni e, in sintesi, possono farci ciò che vogliono. Così il potere e il beneficio economico, spiega Vitalik, si concentrerebbero nelle mani di pochissimi soggetti. 

Le soluzioni

L’autore dell’articolo menziona PopVax, un’azienda che sviluppa vaccini e terapie finanziata dallo stesso Buterin tramite il fondo Balvi. Questi sieri sono prodotti con processi fondati, appunto, sull’openness: i costi si riducono e, con essi, la disuguaglianza di accesso tra le varie nazioni, mentre la trasparenza – senza brevetti – rende più semplice verificarne la sicurezza e l’efficacia.

Sul tema della raccolta dati, invece immagina un mondo in cui ognuno indossa un’attrezzatura per il monitoraggio della salute personale attiva 24 ore su 24, 7 giorni su 7, che sia ovviamente open-source e ispezionabile solo dal singolo individuo. 

L’importanza dell’apertura e della verificabilità nella tecnologia digitale personale e commerciale

In questa sezione, Vitalik elenca un paio di situazioni tipiche della vita quotidiana in cui ci troviamo a dover utilizzare la nostra identità per confermare operazioni di varia natura: firma di documenti e pagamenti. Affinchè queste operazioni possano essere eseguite, prosegue, c’è bisogno di software e hardware che conservino e possano processare i dati personali. E se venissero hackerati? 

Le soluzioni 

Anche qui, apertura e verificabilità avrebbero un ruolo importante nella riduzione dei rischi: un sistema totalmente aperto e verificabile consentirebbe un’ispezione completa volta a individuare e risolvere le vulnerabilità a monte: bug, backdoor ma anche firmware obsoleti e difetti nei componenti fisici. Naturalmente, non mancano i riferimenti a Ethereum e alla blockchain in generale. 

L’importanza dell’apertura e della verificabilità nella tecnologia civica digitale

Forse la parte più interessante dell’articolo. Qui, Vitalik parla della vita civica dei cittadini, dunque della loro appartenenza al sistema democratico, e delle alternative che alcuni intellettuali stanno studiando per migliorarla. Citando alcuni studi, tra cui quello di Audrey Tang sul potenziamento delle comunità open-source, Vitalik evidenzia un tratto comune: tutte le ipotesi proposte prevedono una forte partecipazione popolare. È quindi necessario implementare delle soluzioni digitali attraverso cui gestire una tale quantità di informazioni. 

Prima di tutto, però, è necessario risolvere dei problemi. Prendiamo ad esempio il voto elettronico: lo scetticismo, giustamente, è motivato dal fatto che il software deputato al conteggio dei voti è una “scatola nera”, nel senso che il pubblico non ha modo di esaminare la correttezza degli scrutini – come abbiamo ricordato sopra, le aziende hanno tutto l’interesse del mondo nel proteggere i propri prodotti col segreto industriale. Inoltre, chi garantisce che il risultato finale non venga manipolato? 

Le soluzioni  

L’apertura e la verificabilità, argomenta Vitalik, rendono i meccanismi di voto totalmente trasparenti e ispezionabili da parte dei cittadini e delle autorità: non c’è nessuna scatola nera perché non c’è nessun interesse commerciale in ballo. È la pura esecuzione delle funzioni democratiche, libera da scopi particolari finalizzati al profitto personale. Le DAO, ad esempio, ne hanno già dimostrato la fattibilità.  

Il fondatore di Ethereum, in questo caso, aggiunge un’altra variabile all’equazione: la conoscenza condivisa della sicurezza. In breve, questa caratteristica fa riferimento al fatto che tutti devono essere consapevoli dell’affidabilità di quel dato sistema. Per comprendere bene questo punto, immagina cosa potrebbe succedere se i cittadini di Roma, al termine del conteggio dei voti, non si fidassero del software utilizzato dai cittadini di Milano.

Il risultato: una società retro-futuristica 

Non poteva mancare lo spunto sognatore e sci-fi tipico di Vitalik Buterin. L’articolo, appunto, si conclude con un “what if”, cioè con l’immaginazione di uno scenario in cui la tesi dell’autore si realizza: “Se riuscissimo a raggiungere questa visione”, scrive Vitalik, “un modo per capire il mondo che otterremmo è che si tratterebbe di una sorta di retro-futurismo: da un lato, godremmo dei benefici di tecnologie molto più potenti che ci permetterebbero di migliorare la nostra salute, organizzarci in modi molto più efficienti e resilienti e proteggerci dalle minacce. Dall’altro lato, avremmo un mondo che riporterebbe in vita proprietà che erano una seconda natura per tutti nel 1900”. Cosa intende con quest’ultima frase?

Vitalik si sta riferendo al concetto filosofico di Seconda Natura, che rappresenta l’insieme di abitudini, pratiche, costumi e oggetti artificiali – cioè gli elementi culturali – che si acquisiscono attraverso l’esperienza o l’educazione e di cui si ha padronanza assoluta. In parole semplici, è un modo complesso per riassumere tutte quelle attività che impariamo vivendo e che diventano parte integrante di noi stessi
Respirare, mangiare, bere e dormire sono attività innate, quindi della Prima Natura, che sapremmo eseguire anche se nessuno ce lo insegnasse; parlare in italiano, scrivere e andare in bicicletta, dall’altro lato, sono pratiche che rientrano nel concetto di Seconda Natura perché le apprendiamo, con l’educazione o con l’esperienza, e le facciamo completamente nostre. 

E cosa c’entra col discorso? È presto detto: nel 1900 la tecnologia – motori, macchine da scrivere e via dicendo – era quasi interamente meccanica e non era previsto alcun software o “componente invisibile” all’occhio nudo. Quindi, nel caso di difetti o malfunzionamenti, era possibile aprire e ispezionare – suona familiare? – i meccanismi per individuare i problemi. 

Le conseguenze? In primo luogo, la comunità era molto più coinvolta nei processi di sviluppo dal momento che chiunque, con un minimo di competenza, poteva smontare, modificare e migliorare. In secondo luogo, la fiducia in un oggetto derivava dalla possibilità di verificare direttamente la sua funzione – nessun codice segreto. 

Per concludere, è questo quello a cui Vitalik Buterin, nel suo articolo (e con la creazione dell’ecosistema di Ethereum), aspira: un mondo in cui si recupera questo senso di piena comprensione e controllo della tecnologia, che è alleata dell’umanità, verificabile da tutti e proprietà di nessuno. È un futuro plausibile? O è solo tanta fantascienza? 

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Young Platform annuncia la sua evoluzione: da crypto exchange a Super App finanziaria, nasce Young Group con l’integrazione di Fleap

Young Platform e Fleap insieme: nasce Young Group

Milano, 19 settembre 2025 – Young Group, l’azienda fintech italiana che ha reso accessibile il mondo delle criptovalute a milioni di utenti, annuncia oggi una trasformazione strategica che la proietterà al centro della finanza digitale europea. 

Durante il Young Group Keynote, tenutosi a Palazzo Mezzanotte, sede di Borsa Italiana, l’azienda ha svelato la sua evoluzione da crypto exchange a Super App finanziaria: un ecosistema integrato che sarà operativo a partire dai prossimi mesi e offrirà trading su exchange decentralizzati (DEX), prestiti collateralizzati e una nuova carta di debito Visa con cashback fino al 3%. L’evento ha rappresentato il momento di lancio ufficiale del nuovo round di fundraising di Young Group.

La strategia di crescita dell’azienda si basa anche sull’integrazione di realtà innovative, come Fleap, la prima piattaforma CorpTech basata su blockchain autorizzata da CONSOB per la gestione societaria e finanziaria, che rappresenta il primo tassello di un piano di espansione paneuropeo. Fleap, autorizzata come responsabile del registro DLT secondo il Decreto Fintech e certificata ISO27001, è specializzata nella digitalizzazione e tokenizzazione di strumenti finanziari come azioni, obbligazioni e titoli di debito, posizionandosi come leader nell’innovazione CorpTech italiana.

“L‘integrazione con Young Group rappresenta un’opportunità straordinaria per accelerare l’adozione della tokenizzazione nel mercato europeo – ha dichiarato Thomas Iacchetti, CEO e fondatore di Fleap. La nostra expertise nella tokenizzazione di asset reali, combinata con l’infrastruttura di Young, ci permetterà di accelerare l’accesso agli investimenti tokenizzati.

Cinque anni fa, abbiamo reso sicuro e facile conservare Bitcoin, trasformando una tecnologia di nicchia in un’opportunità per tutti – ha aggiunto Andrea Ferrero, co-CEO di Young Group. Oggi, facciamo un ulteriore passo avanti, integrando l’intera economia on-chain nella nostra app.”

L’evoluzione di Young Group mette al centro l’utente con una proposta di valore molto innovativa: gestire l’intera vita finanziaria digitale da un’unica app, semplificando l’accesso agli investimenti più avanzati. 

Per la prima volta, i clienti potranno accedere istantaneamente a milioni di asset attraverso l’integrazione diretta degli exchange decentralizzati, eliminando la complessità di wallet esterni e commissioni multiple. Gli investitori più sofisticati trarranno beneficio dal lancio dei derivati, che oggi rappresentano il 90% dei volumi di scambio a livello globale, sebbene la maggior parte di essi sia ancora concentrata nei mercati offshore. 

L’obiettivo di Young Group è trasferire questi volumi verso mercati onshore. Chi è alla ricerca di rendimenti stabili troverà nei fondi monetari tokenizzati un’alternativa con performance significativamente superiori rispetto ai tradizionali conti di risparmio. Gli appassionati di crypto, invece, potranno massimizzare i propri guadagni grazie a servizi di staking che offrono reward annui fino al 14%. 

La vera innovazione arriverà con il lancio dei prestiti garantiti da Bitcoin: fino a 1 milione di dollari di liquidità immediata, senza dover vendere i propri asset e mantenendo l’esposizione al potenziale rialzo delle criptovalute. Infine, con la carta di debito Young Visa, ogni spesa quotidiana si trasforma in un’opportunità di guadagno, grazie al cashback fino al 3% e ai vantaggi esclusivi riservati ai membri dei Club Young.

L’evento ha visto la partecipazione di importanti esperti del settore quali Nicolas Bertrand (Chairman Young Platform), Davide Leuzzi (Deloitte), Alexandru Stefan Gheban (co-CEO Young Platform), Thomas Iacchetti (CEO Fleap), Giuseppe Perrucci (Azimut), Alessandro Negri Della Torre (Young Group), Alberto Prade (Pedersoli Gattai), e Federico Dettori (Gianni & Origoni). Giorgio Medda (CEO Azimut Holding). “Stiamo creando un ecosistema in cui i nostri utenti possono gestire l’intera loro vita finanziaria”, ha concluso Bertrand.

Le informazioni relative al Token YNG hanno finalità informativa. Il Token non rappresenta uno strumento finanziario. L’acquisto e l’utilizzo del Token YNG comportano rischi e devono essere valutati con attenzione. Non è una sollecitazione all’investimento, né un’offerta pubblica ai sensi del D.Lgs. 58/1998.

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Oracle, azioni su del 43%: cos’è successo?

oracle

Oracle, azioni impazzite: salgono del 43% arrivando a toccare i 346$, il prezzo più alto di sempre. Cosa ha innescato il rialzo?

Le azioni Oracle, nella seduta di mercoledì 10 settembre, hanno lasciato tutto il mondo a bocca aperta a causa di un rialzo definito “storico”: in poche ore, il prezzo per azione è passato da 241$ a quasi 346$, con un guadagno superiore al 40%. I motivi dietro questa impennata sono da ricercare soprattutto nel nuovo contratto fra Oracle stessa e OpenAI, la nota azienda leader nell’intelligenza artificiale. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta. 

Oracle, azioni e il contratto da 300 miliardi di dollari con OpenAI (ma non solo)

Andiamo subito al punto: alla base della crescita improvvisa delle azioni Oracle c’è un contratto di dimensioni enormi stipulato con OpenAI, l’azienda proprietaria di ChatGPT  guidata da Sam Altman. Secondo il Wall Street Journal, testata autrice dello scoop, OpenAI avrebbe firmato un contratto con Oracle per l’acquisto di 300 miliardi di potenza di calcolo in cinque anni – la bellezza di 60 miliardi all’anno – a partire dal 2027.

In altre parole, questo significa che OpenAI e Oracle si sono messe d’accordo affinché la prima società possa avere accesso al computing power fornito dalla seconda: ciò equivale a circa 4,5 gigawatt di energia elettrica necessaria a far lavorare i data center per addestrare l’IA e per portare avanti il processo innovativo – cioè ricerca e sviluppo. Oracle, inoltre, avrebbe chiuso altri contratti multimiliardari con xAI, proprietaria di Grok, e Meta Platforms

In ogni caso, questa serie di notizie ha messo gli investitori in FOMO totale e le azioni di Oracle sono schizzate alle stelle: come abbiamo anticipato, in poco più di due ore l’azienda fondata da Larry Ellison ha guadagnato il 43%, la sua market cap è cresciuta di 270 miliardi raggiungendo i 943 miliardi, e il valore delle sue azioni è salito di più di 100$, passando da 241$ a 346$. In tutto questo caos, il patrimonio di Ellison, che detiene ancora più del 40% della società che ha fondato, è aumentato di oltre 100 miliardi: improvvisamente si gioca il primo posto nella classifica dell’uomo più ricco del mondo con Elon Musk.

Poco più tardi, come è naturale quando si verificano rialzi simili, c’è stato un ritracciamento che ha portato il valore delle azioni a quota 328$ – una crescita finale del 36%. Al momento in cui scriviamo, Oracle si aggira sui 319$.  

Concludiamo con qualche dubbio 

L’operazione tra Oracle e OpenAI, secondo il Wall Street Journal, è una scommessa rischiosa per almeno tre motivi. 

In primo luogo, viene da chiedersi come farà l’azienda madre di ChatGPT a pagare la mostruosa cifra di 60 miliardi di dollari all’anno, dal momento che a giugno ha dichiarato di aver guadagnato “solo” 10 miliardi nei precedenti dodici mesi – in gergo, l’annual recurring revenue (ARR). 

In secondo luogo, Oracle deve costruire il data center e, molto probabilmente, si indebiterà chiedendo prestiti per produrre i chip e l’infrastruttura necessari. Dunque Oracle sta legando una grandissima parte dei suoi guadagni futuri ad un solo cliente, ovvero OpenAI – tradendo una delle regole fondamentali degli investimenti, la diversificazione. Per comprendere il peso di questo fattore, tornare alla prima domanda. 

Infine, si parla spesso della AI Bubble. Ci sono pareri contrastanti in merito, tra chi pensa che il mercato collasserà, come nel caso della bolla delle DotCom, e chi invece dice che la bolla non esiste – questo contratto da 300 miliardi sembrerebbe dar ragione ai secondi. Ma se questa fantomatica bolla esistesse e, a un certo punto, esplodesse


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Profit and Loss: come monitorare la performance del tuo portafoglio crypto su Young Platform

profit and loss

Gestione della performance con il nuovo metodo di calcolo P&L

Young Platform ha aggiornato la funzionalità P&L (Profit & Loss) per offrire una visione più chiara e dettagliata della performance del portafoglio di criptovalute. A partire da giugno 2025, il sistema adotta un nuovo metodo di calcolo, che coinvolge grafici interattivi, statistiche dettagliate e una gestione diversa delle informazioni.

Questo aggiornamento non introduce una nuova funzionalità, ma migliora il metodo di analisi dei dati già esistenti, facilitando il monitoraggio di:

  • Rendimento complessivo del portafoglio
  • Profitto o perdita di ogni singola criptovaluta
  • Valore attuale dei vari portafogli (Principale, Salvadanaio, Staking, Smart Trade)
  • Performance realizzata e potenziale nel tempo

Per consultare i dati aggiornati, basta accedere alla sezione “Profit and Loss” all’interno dell’app o della versione web.

Metodo P&L e report fiscale

Il nuovo metodo di calcolo viene ora impiegato anche per la generazione del report fiscale disponibile in piattaforma. Questa integrazione garantisce che i dati visualizzati nella sezione P&L siano perfettamente allineati con quelli utilizzati per la dichiarazione dei redditi.

I principali vantaggi per l’utente:

  • Coerenza tra l’analisi operativa e i dati fiscali
  • Calcolo dei profitti realizzati conforme alle normative vigenti
  • Report fiscale facilmente esportabile e leggibile dal proprio commercialista

Questa sinergia tra monitoraggio delle performance e adempimenti fiscali rende la gestione delle criptovalute più semplice anche dal punto di vista normativo.

Come funziona il calcolo del P&L

La piattaforma distingue tra profitto/perdita realizzato e profitto/perdita potenziale.

Profitto (o perdita) realizzato

Rappresenta il guadagno o la perdita effettiva derivante da operazioni concluse: vendite, prelievi o conversioni in euro o stablecoin.

Per saperne di più su stablecoin e fisco: Crypto-asset: dalla MiCAR al fisco italiano

Calcolo:
Prezzo di vendita/prelievo/conversione – Prezzo medio d’acquisto
Le commissioni sono incluse e considerate come perdita.

Nota:

  • Le conversioni tra criptovalute (es. BTC > ETH) non generano profitto realizzato, ma trasferiscono il valore come plusvalenza potenziale.
  • Le conversioni verso stablecoin (es. BTC > USDC) sono invece considerate profitto realizzato, analogamente alla conversione in euro.

Esempio:

  • Acquisto: 0.5 BTC a €15.000 (€30.000/BTC)
  • Vendita: 0.5 BTC a €17.500 (€35.000/BTC)
  • Profitto realizzato: €2.500

Profitto (o perdita) potenziale

È una stima della variazione del valore delle criptovalute ancora detenute.

Calcolo:
Valore attuale – Prezzo medio d’acquisto

Nota:

  • Si applica solo alle crypto non ancora vendute, prelevate o convertite in euro/stablecoin. Le conversioni tra crypto mantengono il profitto come plusvalenza potenziale.

Esempio:

  • Acquisto: 0.5 BTC a €15.000
  • Valore attuale: €17.500
  • Profitto potenziale: €2.500

Prezzo medio d’acquisto: definizione e utilizzo

Il prezzo medio d’acquisto rappresenta il costo medio unitario di una criptovaluta nel tempo.

Caratteristiche:

  • Si aggiorna solo in caso di acquisto
  • Non cambia in caso di vendita, prelievo o conversione
  • È utilizzato nel calcolo di profitti sia realizzati che potenziali
  • In caso di spostamento tra portafogli (es. da Salvadanaio a Staking), il prezzo medio si trasferisce insieme all’asset

Come leggere i dati nella sezione Analytics

La sezione Analytics è stata potenziata per offrire una visione dettagliata e accessibile della composizione e dell’andamento del portafoglio. Include:

Rendimento totale

Il rendimento totale rappresenta la somma complessiva dei profitti e delle perdite del portafoglio, espressa sia in termini percentuali che monetari. Considera tutte le variazioni di valore, includendo guadagni e perdite sia realizzati che potenziali. I valori sono aggiornati ogni ora e già calcolati al netto delle commissioni.

Questo indicatore offre una visione chiara e immediata della crescita o diminuzione complessiva del portafoglio, rendendolo un riferimento essenziale per valutare la performance generale.

Suddivisione per funzionalità

Questa sezione mostra come il capitale è distribuito tra le diverse strategie offerte da Young Platform: Portafoglio Principale, Salvadanaio, Staking e Smart Trade. Per ciascuna, viene indicato il profitto potenziale complessivo, permettendo di identificare con un colpo d’occhio quali strategie stanno generando i risultati migliori.

Analisi dei volumi

Permette di monitorare in dettaglio l’attività del portafoglio: depositi, prelievi e ordini (acquisto, vendita, scambio). È possibile selezionare il periodo e filtrare per tipologia di transazione, ottenendo un grafico dettagliato delle operazioni. Questo consente un controllo completo sulle attività e supporta scelte strategiche più consapevoli.

Locazione delle criptovalute

Attraverso un grafico a torta, questa sezione mostra la distribuzione percentuale delle criptovalute presenti nel portafoglio. Ogni segmento rappresenta una specifica crypto, facilitando l’analisi visiva del peso di ciascun asset e permettendo di valutare se riequilibrare le proprie posizioni.

Transazioni

Questa sezione elenca in modo dettagliato tutte le operazioni effettuate, con indicazione del tipo di transazione e dei relativi volumi. È utile anche per valutare se conviene passare a un livello superiore di verifica o aderire a un Club con vantaggi sulle commissioni, in base alla propria attività.

Distribuzione del saldo

Il grafico mostra come il capitale è allocato tra le diverse strategie di investimento disponibili sulla piattaforma. Ogni segmento rappresenta una strategia, evidenziandone la proporzione rispetto al totale. Utile per valutare la diversificazione, il rischio e il peso delle singole strategie sul rendimento complessivo.

Allocazione per tipologia di asset

Offre una visione chiara della composizione del portafoglio tra euro, criptovalute e stablecoin. Questo aiuta a valutare il livello di esposizione al rischio (volatilità crypto) rispetto alla parte stabile del portafoglio e a pianificare eventuali aggiustamenti.

Per saperne di più:

L’aggiornamento del metodo P&L su Young Platform rappresenta un passo importante verso una gestione più consapevole degli investimenti in criptovalute. Non solo migliora la comprensione delle performance in tempo reale, ma si integra perfettamente anche nella reportistica fiscale, semplificando le attività legate alla dichiarazione dei redditi. Che tu sia un investitore esperto o alle prime armi, hai ora a disposizione uno strumento unico per monitorare, valutare e documentare le tue attività cripto in modo professionale e affidabile.

Le informazioni relative al Token YNG hanno finalità informativa. Il Token non rappresenta uno strumento finanziario. L’acquisto e l’utilizzo del Token YNG comportano rischi e devono essere valutati con attenzione. Non è una sollecitazione all’investimento, né un’offerta pubblica ai sensi del D.Lgs. 58/1998.

Cosa ha detto Jerome Powell a Jackson Hole?

Cosa ha detto Jerome Powell a Jackson Hole?

Questa settimana nel Wyoming, USA, avrà luogo una delle conferenze più Perché il discorso del Presidente della FED è stato interpretato positivamente dai mercati? Che significa che ha “aperto a un taglio dei tassi”?

Il discorso di venerdì 22 del Presidente della FED Jerome Powell ha riportato euforia tra gli investitori, generando forti rialzi un po’ ovunque. In questo articolo vedremo brevemente il perché di questo entusiasmo e daremo un’occhiata alle reazioni dei mercati.

Il discorso di Powell in breve

Al Jackson Hole Economic Symposium, tenutosi dal 21 al 23 agosto nello stato del Wyoming, USA, il Presidente della FED Jerome Powell, nel suo intervento di circa venti minuti, ha toccato tre temi principali.

In primo luogo, ha descritto lo stato attuale dell’economia americana, definendola resiliente nonostante il rallentamento di PIL e occupazione, con un’inflazione elevata ma in progressivo calo. Ha, inoltre, evidenziato una dinamica “curiosa che sta caratterizzando il mercato del lavoro: questo rimarrebbe stabile nonostante i recenti dati, con una disoccupazione al 4,2%, perché sarebbe in atto un rallentamento tanto dell’offerta quanto della domanda. In parole semplici, ci sarebbero meno assunzioni sia perché le imprese offrono meno posti, sia perché diminuisce il numero di persone in cerca di lavoro – a causa, soprattutto, di un brusco calo dell’immigrazione. 

In secondo luogo, ha illustrato le modifiche al quadro di politica monetaria della Fed, pensate per renderlo più flessibile e adatto a diversi scenari economici. Ciò ha segnato un distacco dall’impostazione precedente, centrata soprattutto sui rischi legati ai tassi prossimi allo zero. Questo significa che, secondo Powell, è necessario un cambio netto rispetto al paradigma vigente dal periodo successivo alla crisi del 2008: se prima la preoccupazione era relativa ai tassi di interesse troppo bassi – ai tempi della crisi, negli USA, l’inflazione era molto bassa e i tassi di interesse vicini allo zero – adesso il mondo è cambiato. È quindi fondamentale essere reattivi e adattarsi agli eventi che, come ha dimostrato la pandemia del 2020, possono causare cambiamenti repentini.

Terzo, ha ribadito che la banca centrale manterrà un approccio equilibrato nel perseguire il duplice obiettivo di piena occupazione e stabilità dei prezzi, in particolare quando questi due traguardi risultano in tensione. In chiusura, Powell ha sottolineato che la politica monetaria non seguirà un percorso prestabilito, ma sarà guidata dai dati e dalla valutazione complessiva dei rischi – il classico wait and see.

Il passaggio chiave

Un punto in particolare del discorso ha catturato l’attenzione degli analisti e degli investitori: “nel breve termine”, dice Powell, “i rischi per l’inflazione sono orientati al rialzo e i rischi per l’occupazione al ribasso: una situazione difficile. Quando i nostri obiettivi sono in tensione come in questo caso, il nostro quadro di riferimento ci chiede di bilanciare entrambi i lati del nostro doppio mandato”. 

Il numero uno della FED ha poi riferito che “il nostro tasso di riferimento è ora 100 punti base più vicino al livello neutro – il tasso d’interesse teorico che non stimola né rallenta l’economia – rispetto a un anno fa e la stabilità del tasso di disoccupazione e di altre misure del mercato del lavoro ci consente di procedere con cautela mentre consideriamo i cambiamenti alla nostra posizione di politica monetaria”. 

Poi la frase cruciale: “Ciononostante, con una politica in territorio restrittivo, le prospettive di base e il mutato equilibrio dei rischi potrebbero giustificare un aggiustamento della nostra posizione di politica”. 

Cosa vogliono dire, nel concreto, queste dichiarazioni? Molto semplicemente che, attualmente, l’inflazione potrebbe aumentare e, al contrario, l’occupazione diminuire. Il punto fondamentale, stando alle parole di Powell, risiede nell’espressione “mutato equilibrio dei rischi”: se, un anno fa, la preoccupazione principale era un’inflazione fuori controllo, oggi mantenere un tasso di disoccupazione a livelli bassi diventa la priorità.  

Dunque, potrebbe essere necessario concentrarsi sul mercato del lavoro piuttosto che sul rialzo dei prezzi: mantenere i tassi ai livelli odierni, infatti, potrebbe soffocare ancora di più un’economia già in forte rallentamento. È, perciò, di vitale importanza scongiurare i rischi di una recessione. Come? Abbassando i tassi di interesse. Boom, mercati in estasi. 

Le reazioni dei mercati

Come anticipato, i mercati hanno reagito in modo marcatamente positivo alle parole di Powell: per quanto già ci si aspettasse almeno un taglio nell’ultimo trimestre del 2025, le dichiarazioni al Jackson Hole Economic Symposium hanno dato qualche sicurezza in più.

Vediamo nel dettaglio come ha reagito la Borsa nella giornata di venerdì 22 agosto: il Dow Jones e il Nasdaq hanno guadagnato l’1,7%, mentre l’S&P500 è cresciuto dell’1,5%. Altra storia se parliamo del Russell 2000 – indice che raggruppa le 2.000 aziende statunitensi a minore capitalizzazione — che ha registrato un aumento di quasi il 3,5%. Se invece guardiamo le singole azioni, Tesla ha messo a segno un interessante +5,8%, Nvidia il 3% e Amazon il 2,7%

Per concludere, il dollaro USA: a causa delle future pressioni inflazionistiche, la valuta statunitense ha perso terreno contro le principali valute mondiali. Il DXY, che misura il valore del dollaro statunitense rispetto a un paniere di sei valute principali (euro, yen, sterlina, dollaro canadese, corona svedese e franco svizzero), ha perso lo 0,9% in una sola seduta. 

Mercato Crypto

Dopo le dichiarazioni di Jackson Hole, Bitcoin ha guadagnato il 4% arrivando a toccare i 117.000$– anche se ad oggi è tornato sui 111.000$. Ethereum, invece, continua a macinare record: dopo aver guadagnato più del 15% in un solo giorno, ETH ha sfruttato la spinta per attaccare la resistenza dei 5.000$ e mettere a segno l’All Time High a 4.950$ nella giornata di domenica, per poi ritracciare leggermente – al momento in cui scriviamo viaggia sui 4.620$. Grandi performance anche per Solana, che da venerdì a domenica passa dai 180$ ai 212$, registrando un +17,7%.

What’s next?

Moltissimi esperti ritengono iper probabile almeno un taglio dei tassi prima della fine del 2025, proprio perché l’interpretazione che abbiamo dato qui sopra è quella più accreditata. Anche gli utenti di Polymarket sembrano condividere: il 78% degli scommettitori ha puntato sul taglio di 25 punti base a settembre, contro il 17% che ha votato “no change”. Aspettiamo la prossima riunione prevista per il 16-17 settembre prossimi. 
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Perché il prezzo del pane aumenta?

Perché il prezzo del pane aumenta?

Il prezzo del pane è lievitato negli ultimi anni: un chilo, in Italia, costa mediamente il 33% in più rispetto al 2021. Per quale motivo?

Il pane comune, essendo un bene di prima necessità, in Italia è sottoposto a una tassazione super-ridotta, con l’IVA al 4%. Nonostante ciò, negli ultimi anni abbiamo assistito a un rialzo sul prezzo euro/chilo che ha avuto effetti netti sulla spesa media delle famiglie italiane. Quali sono le ragioni dietro questo aumento? 

Il prezzo del pane in Italia: la differenza fra Nord, Centro, Sud e Isole

Il prezzo del pane, come quello di molti beni di consumo, cambia di in base alla parte della Penisola in cui ci troviamo, a causa delle differenze relative al costo della vita: nel Nord Italia vivere costa mediamente di più rispetto al Sud, anche se poi esistono variazioni di carattere regionale e persino cittadino. 

Per capire quanto effettivamente sia cresciuto il prezzo di un chilo di pane, abbiamo analizzato i cambiamenti dal 2021 al 2025 – forniti dall’Osservatorio Prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy – prendendo in considerazione le due città più rilevanti dell’area geografica in questione: Milano e Torino per il Nord, Roma e Firenze per il Centro, Napoli e Bari per il Sud e Palermo e Cagliari per le Isole. 

Nord Italia

Nel giugno del 2021, a Torino e a Milano un chilo di pane costava rispettivamente 3,03€ e 4,20€, mentre nel giugno del 2025 erano necessari 3,98€ e 4,93€. Ciò equivale a un aumento del prezzo medio del 31,35% a Torino e del 17,38% a Milano. Nel complesso, se volessimo utilizzare queste due città per fotografare i cambiamenti nel Nord Italia, il prezzo del pane in questa area è salito del 23,24%

Centro Italia 

Per il Centro, come anticipato, abbiamo preso in considerazione le città di Firenze e Roma: nel giugno del 2021, un chilo di pane costava 2,22€ nel capoluogo toscano e 2,65€ nella Capitale. Cinque anni dopo, la stessa quantità viene esposta, nell’ordine, al prezzo di 3,33€ e 3,41€. La città di Dante ha visto un rialzo mostruoso, pari al 50%, mentre l’Urbe se l’è cavata un po’ meglio, con aumenti del 28,68%. Complessivamente, nel Centro Italia un chilo di pane costa il 38,40% in più rispetto al 2021. 

Sud Italia

Nel Sud il costo della vita è tendenzialmente più basso: un’indagine del 2024 del Codacons ha classificato Napoli come la città più economica d’Italia (e Bari la più costosa del Sud). In ogni caso, nel giugno del 2021 a Napoli il pane costava 1,88€/kg contro i 2,90€ di Bari. Nel 2025, invece, si parla di 2,42€ e 4€. Siamo dunque di fronte ad aumenti pari al 28,72% nel primo caso e 37,93% nel secondo, mentre a livello globale il rincaro ammonta al 34,31%

Isole

Nonostante finora abbiamo utilizzato le due città più popolose dell’area geografica in questione per descrivere i cambiamenti di prezzo, per le Isole abbiamo fatto un’eccezione: Cagliari infatti possiede meno abitanti di altre città siciliane, come Catania o Messina, ma era necessario rappresentare la Sardegna. Ma andiamo avanti.

A Palermo nel 2021 un chilo di pane veniva venduto a un prezzo medio di 2,96€, mentre a Cagliari la cifra si attestava sui 3,12€. Nel giugno del 2025, per la stessa quantità i siciliani dovevano spendere 4,4€ e i sardi 4,11€. Si tratta di rialzi del 48,65% e del 31,73%. In generale, nelle Isole si spende il 39,97% in più rispetto a quattro anni fa.  

Quali sono le cause?

Come è ovvio, non esiste un’unica causa dietro a un rincaro così importante. Si tratta di una serie di fattori interconnessi che vanno a impattare, in modo diretto e indiretto, la produzione del grano duro, fondamentale per la panificazione.

Cambiamento climatico tra siccità e alluvioni

Per esempio, il cambiamento climatico agisce direttamente sulla produzione del cereale, dal momento che i raccolti dipendono soprattutto dalla qualità del clima: siccità o, al contrario, alluvioni più frequenti e devastanti, hanno un impatto notevole sulla quantità di grano che la terra può produrre. Meno grano a disposizione si traduce in un rialzo dei prezzi, come vuole la legge della domanda e dell’offerta

Guerra in Ucraina: impatto diretto e indiretto

Anche la guerra in Ucraina, iniziata nel 2022 in seguito all’invasione russa, ha un ruolo di primo piano nell’aumento dei prezzi, per motivi diretti e indiretti.

L’Ucraina, infatti, è chiamata il “granaio d’Europa” proprio grazie al suo ruolo storico di esportatrice di prodotti agricoli, in particolare cereali. Allo stesso modo, la Russia produce grandissime quantità di cereali, che poi vende al resto del mondo. È chiaro, perciò, come un conflitto così totalizzante e prolungato nel tempo abbia una responsabilità diretta sulla riduzione delle tonnellate di grano raccolto. 

Questa guerra, però, ha influenzato il costo del grano anche in modo indiretto, colpendo il settore energetico, elemento chiave nella produzione agricola. Con l’inizio degli scontri e l’affrancamento dell’Unione Europea dal gas russo, il prezzo dell’energia è salito in modo quasi incontrollato. Quando l’energia costa di più, crescono di conseguenza i costi di trasporto, marittimo e su gomma, e di produzione, fra macchine agricole e forni. Chi paga questi incrementi di prezzo? Il consumatore finale.

Ma alla fine si parla sempre di inflazione 

Eh si, si torna sempre alla nemica numero uno dei nostri risparmi: se il consumatore spende di più per comprare la stessa quantità di un bene, significa che il denaro vale di meno rispetto al passato  – nel caso che abbiamo appena analizzato, il 33% in meno. 

Purtroppo non finisce qui, perché l’inflazione, oltre ad agire in modo diretto sui prezzi, presenta anche degli effetti collaterali. Cosa significa? Molto semplicemente potremmo parafrasare il famoso detto “vincere aiuta a vincere” con la nostra originale versione l’inflazione aiuta l’inflazione: se il costo di un bene aumenta a causa di fattori come quelli precedentemente descritti, è molto probabile che produca delle conseguenze anche su beni che, in realtà, non avrebbero ragione di crescere di prezzo.   

Banalmente, quanto detto vuol dire che, da una parte c’è un fornaio obbligato ad alzare il prezzo del pane, poiché a monte paga di più il grano stesso e l’energia per mandare avanti l’azienda. Ma dall’altra, potrebbe esserci un dentista – esempio casuale, amiamo i dentisti – che aumenta di un tot% la fattura perché ha bisogno di più soldi per vivere (tutto costa di più) o perché… tanto lo fanno tutti. Si instaura un circolo vizioso che, nel tempo, è destinato a diventare la normalità: una tazzina di caffè al bar, che prima costava 1€, adesso vale 1,20€. Pensi che torneremo al prezzo di qualche anno fa? No, non ci torneremo mai. Anzi, l’obiettivo sarà evitare che arrivi a 1,50€ troppo in fretta.

Una soluzione necessaria

Dobbiamo proteggerci e trovare una soluzione per impedire che l’inflazione eroda lentamente e inesorabilmente il nostro denaro. Come? A noi, per esempio, piace molto Bitcoin. Siamo talmente convinti di questa scelta che ci abbiamo costruito sopra una campagna dal titolo “Bitcoin Protegge”. Magari ci hai visto nelle principali spiagge italiane, dalla costiera amalfitana alla riviera romagnola. 
Siamo arrivati alla fine di questo mini viaggio alla scoperta dell’economia del pane: ti eri accorta/o di questa situazione? O hai preso consapevolezza della realtà leggendoci? In ogni caso, seguici sul nostro canale Telegram per restare aggiornata/o sulle notizie che contano, dall’economia alla geopolitica, con un occhio sempre attento sui mercati.

Come funziona la Borsa spiegato semplice

Come funziona la Borsa spiegato semplice

NYSE, Nasdaq, LSE: cosa significano questi termini? Sono i nomi di alcune fra le principali Borse mondiali. Ma cos’è una Borsa Valori? Come funziona?

La Borsa Valori, chiamata comunemente Borsa, è un mercato finanziario dove si comprano e si vendono azioni, obbligazioni e altri strumenti. Se la Borsa, in passato, era un argomento riservato agli addetti ai lavori, adesso è un elemento che appartiene all’immaginario collettivo, grazie soprattutto a numerosi film cult che hanno riempito le sale dei cinema dagli anni ‘70 in poi. Ma qual è la storia della Borsa? Quali sono le sue componenti fondamentali? Chi sono gli attori che vi operano? Vediamolo insieme. 

Come e quando nasce la Borsa Valori?

Le prime evidenze scritte di operazioni di cambio, prestiti e depositi risalgono al secondo millennio a.C. e sono incise sul codice babilonese di Hammurabi. Attività simili furono comuni anche fra gli antichi greci, gli etruschi e i romani. Queste antiche operazioni finanziarie, tuttavia, non possono ancora essere definite “borsistiche”: la Borsa vera e propria nascerà in Olanda, ad Amsterdam, intorno al ‘600. 

Il Medioevo

In ogni caso, nel tardo Medioevo, il mondo della finanza iniziò ad acquisire una dimensione più strutturata, con la nascita dei primi organismi bancari: l’Italia, soprattutto dalle parti di Genova, Venezia e Siena, fu per anni il principale centro finanziario dell’Europa. 

Intorno al ‘300, sorse una nuova piazza di scambio che attirò commercianti da tutto il continente, contribuendo notevolmente allo sviluppo di un sistema finanziario ancora troppo rudimentale. Ci troviamo a Bruges, in Belgio, precisamente nel Palazzo Ter Buerse, costruito dalla famiglia aristocratica Van der Bourse: è esattamente da questo posto, in cui i commercianti si riunivano per scambiare merci e valute, che deriva il nome “Borsa”. Successivamente, sorsero altre Borse importanti ad Anversa, Lione e Francoforte e si passò gradualmente da una gestione privata a una pubblica, con regolamentazioni via via più nitide ma anche più stringenti.

L’Età Moderna

Nel ‘600 la Borsa di Amsterdam divenne la Borsa più importante del continente europeo – e, probabilmente, del mondo. In questo periodo nascono le prime società per azioni: di conseguenza, le attività di contrattazione e di scambio di titoli (tra cui i titoli di stato) e merci ricevettero un grande impulso.

Il secolo successivo fu quindi segnato da un’espansione dei traffici, ma anche da una lunga serie di bolle speculative. La più famosa fu la South Sea Bubble in Inghilterra, intorno al 1710-1720, in cui il prezzo delle azioni di una compagnia commerciale – la South Sea Company appunto – salì alle stelle per poi crollare, rovinando migliaia di investitori. Questo evento portò all’introduzione del Bubble Act (abolita circa un secolo dopo), una legge che limitò la creazione di società anonime, nel tentativo di controllare la speculazione. Contemporaneamente, a New York, i primi mercanti si incontravano sotto un albero di platano a Wall Street per negoziare titoli. 

La Rivoluzione Industriale e la Borsa moderna

In questa fase storica, la Borsa si avvia a diventare un elemento cruciale non solo per lo sviluppo delle singole imprese, ma anche per la crescita economica delle nazioni. Londra e Parigi diventano i principali mercati europei, in cui si finanzia la costruzione di fabbriche e infrastrutture, ma anche l’attività coloniale e militare. Nel 1817 nasce ufficialmente il NYSE (New York Stock Exchange), che diventerà la principale Borsa al mondo per capitalizzazione di mercato.

Il XX secolo fra successi e pesanti crisi finanziarie 

Nel 1900 la Borsa diventa il cuore pulsante del sistema capitalistico: economia e finanza  sono ormai interconnesse e inscindibili. È un periodo di alti e bassi, in cui si alternano momenti di grandissima espansione economica, tra cui i Ruggenti Anni ‘20 e il boom economico successivo alla Seconda Guerra Mondiale, e crisi finanziarie pesantissime, come la Grande Depressione del 1929 e il Lunedì Nero del 1987

Una situazione del genere rende necessaria una regolamentazione: vengono creati enti e organismi di controllo come la SEC (Security Exchange Commission) negli USA e la Consob (Commissione Nazionale per le Società e la Borsa) in Italia, proprio per monitorare le operazioni finanziarie, che ormai muovono quantità di denaro decisamente importanti. Inoltre, nel 1971 nasce il Nasdaq e la Borsa inizia il passaggio da mercato fisico, fatto di urla e gesti, a elettronico, basato su computer e sistemi di calcolo. 

L’era digitale

Siamo arrivati ai giorni nostri. L’avvento di Internet ha rivoluzionato il modo di operare in Borsa: maggiore accessibilità, transazioni istantanee, spostamenti di capitale senza precedenti e nuovi mercati. Ora che conosciamo a grandi linee la storia, vediamo come funziona la Borsa oggi. 

Come funziona la Borsa?

Per capire il funzionamento della Borsa, prima di tutto è fondamentale comprendere che cos’è. La Borsa potrebbe essere definita come il motore finanziario che collega il mondo delle imprese e quello dei risparmiatori. Questo perché le prime cercano capitale per finanziare la propria crescita – costruire nuovi poli industriali, sviluppare nuovi prodotti, assumere personale – mentre i secondi, invece, cercano opportunità per accrescere il proprio capitale. Per questa ragione, si parla di mercato primario e mercato secondario

Il mercato primario è il “luogo” dove si creano le azioni: quando un’azienda si quota in Borsa per la prima volta, vende le sue azioni – di cui parleremo a breve – direttamente agli investitori che, comprandole, permettono all’azienda stessa di raccogliere i fondi per crescere. Il mercato secondario, invece, è quello di “tutti i giorni”, dove gli investitori si scambiano tra loro le azioni già circolanti (che l’azienda ha emesso per il mercato primario), al fine di trarre profitto dalla compravendita. 

Nel mondo della Borsa, però, non esistono solamente le azioni: una parte consistente dei prodotti finanziari circola, infatti, sottoforma di obbligazioni. Cerchiamo di capire bene la differenza, che è fondamentale.

Cosa sono le azioni?

Come abbiamo visto poco fa, le azioni sono “piccoli pezzetti” di azienda che gli investitori comprano nella speranza di venderle in futuro ad un prezzo più alto. Acquistando anche una singola azione, pertanto, l’investitore diventa socio dell’azienda stessa. In questo modo, l’investitore-socio ha una serie di diritti, come la partecipazione agli utili attraverso i dividendi – che non sempre sono garantiti – e alle assemblee societarie

Ma comprare azioni porta con sé anche una serie di contro, primo fra tutti il rischio. Il prezzo dell’azione della società in questione, infatti, è strettamente collegato alla sua performance: se l’azienda va bene, il prezzo sale, se l’azienda va male, il prezzo scende fino anche ad azzerarsi. Questo avviene perché il suo valore è determinato attraverso la legge della domanda e dell’offerta (ma non solo): più l’azione è richiesta, perché l’azienda ha fatto utili record o ha lanciato sul mercato un prodotto disruptive, più costerà e viceversa. La scarsità del bene circolante determina il suo prezzo. Quanto pagheresti una bottiglietta d’acqua in città? Poco, perché in ogni angolo troverai un bar o un supermercato che la vendono. Ma quanto pagheresti la stessa bottiglia in mezzo al deserto?

Cosa sono le obbligazioni?

Le obbligazioni sono sostanzialmente diverse dalle azioni perchè l’investitore che le compra non diventa socio ma creditore. Cosa significa? Detto semplice, l’azienda emette obbligazioni per lo stesso motivo per cui emette le azioni, cioè per raccogliere capitale, ma con modalità diverse. Acquistare un’obbligazione, infatti, è come fare un prestito all’azienda in questione: io, investitore, presto a te, azienda, questa precisa quantità di denaro sapendo che fra X anni mi verrà restituito. Nel mentre, l’azienda paga all’investitore-creditore delle cedole, cioè degli interessi periodici, che rappresentano il profitto alla base di questa operazione.

La cedola pagata dall’azienda, che può essere intesa un po’ come il tasso di interesse, dipende dall’affidabilità dell’azienda stessa. Concretamente, ciò significa che un’azienda strutturata, in profitto, trasparente e coi bilanci in ordine pagherà meno rispetto a un’azienda più “oscura” e in difficoltà. La stessa cosa vale per i titoli di Stato, che sono obbligazioni emesse dal governo o dal Tesoro per finanziare la spesa pubblica di una Nazione: i titoli di Stato italiani, ad esempio, pagheranno tassi di interesse minori rispetto ai titoli di Stato moldavi, proprio perchè l’Italia è considerato un paese più affidabile e, conseguentemente, la componente di rischio si riduce

Rispetto alle azioni, le obbligazioni sono più sicure e garantite e, per questo motivo, presentano margini di guadagno inferiori. La regola è sempre la stessa: ad alto rischio corrisponde alto rendimento e viceversa

Cosa sono gli indici?

Paragrafo bonus, trasversale rispetto alle nozioni di azione e obbligazione. Quindi, che cos’è un indice? Nient’altro che un insieme – un paniere, per utilizzare uno dei termini più abusati nel settore – di società quotate, se parliamo di azioni, o titoli di debito, se invece si tratta di obbligazioni, raggruppate in base a specifici criteri

In che senso “in base a specifici criteri”? Nel senso che l’S&P500, ad esempio, include le 500 società a maggiore capitalizzazione quotate sul mercato americano, il NASDAQ-100 invece rappresenta le 100 maggiori società non finanziarie quotate sulla borsa del NASDAQ, mentre l’S&P Global Clean Energy Transition raggruppa 100 società attive nel settore dell’energia pulita a livello globale. Per le obbligazioni, dall’altra parte, esistono indici che dividono i titoli di Stato secondo la loro durata: tutti quelli con scadenza a 10 anni, a 30 anni eccetera, eccetera, eccetera.

Chi opera sul mercato? Gli attori principali

Una volta chiare le regole e gli strumenti del gioco, è il momento di conoscere chi partecipa. Naturalmente ci sono le società quotate, senza le quali non esisterebbe la Borsa, che, come abbiamo visto, si lanciano sui mercati finanziari al fine di raccogliere fondi. 

Gli investitori: istituzionali e retail

Ci sono poi gli investitori, che comprano azioni e obbligazioni per incrementare il proprio capitale. Gli investitori si dividono in investitori istituzionali e investitori retail. I primi sono considerati i pesi massimi del sistema finanziario, dal momento che spostano enormi quantità di denaro e sono in grado di influenzare l’andamento dei prezzi delle azioni. Tra questi attori troviamo i fondi comuni di investimento, i fondi pensione o i fondi assicurativi, che investono i soldi dei loro clienti, con l’obiettivo di restituirgli un profitto e guadagnare dalle commissioni. I secondi, invece, sono gli investitori individuali, cioè i piccoli risparmiatori, che investono il proprio capitale nella speranza di ottenere un rendimento futuro.

Se sei un investitore retail – e molto probabilmente lo sei o lo sarai –  ti consigliamo di dare un’occhiata al nostro blog, perché troverai molti articoli che ti aiuteranno a non commettere i soliti errori, come quello sull’importanza della diversificazione o quello sui bias cognitivi in finanza

Gli intermediari finanziari

É il momento di parlare di chi rende possibile investire: gli intermediari finanziari. Questi operatori sono il ponte obbligatorio tra chi emette azioni e obbligazioni e chi le compra. Per vari motivi di natura tecnica, legale e di sicurezza, non è possibile operare in Borsa senza passare attraverso queste entità, che vengono appunto chiamate intermediari. Di chi stiamo parlando? Niente meno che di banche e broker online, che offrono la possibilità ai propri clienti di comprare o vendere prodotti finanziari in cambio, ovviamente, di commissioni. 

A questo punto potresti chiederti con una punta di fastidio: “ma per quale motivo sono obbligato a passare per un intermediario finanziario per comprare o vendere le azioni della Coca Cola?” La risposta, in realtà, è abbastanza semplice: per lo stesso motivo per cui hai bisogno di prendere la patente per guidare. Non puoi semplicemente salire in macchina e premere pedali a caso. E allora potresti farci notare che, una volta presa la patente, la macchina te la guidi in autonomia. E avresti anche ragione. Ma sei in grado di costruirla?

Il punto, insomma, è uno solo: costruire quell’auto significa avere i sistemi informatici ultra-sicuri, le autorizzazioni legali, le connessioni dirette con le Borse e via dicendo. È un’attività complessa, costosissima e strettamente regolamentata. Ecco perché le autorità di vigilanza impongono che solo specifici soggetti, gli intermediari finanziari, possano farlo.

Le autorità di vigilanza

A proposito di autorità di vigilanza, parliamo proprio di loro, cioè di chi si occupa che le regole siano giuste e che, soprattutto, vengano rispettate: se investire in Borsa fosse una partita di calcio, le autorità di vigilanza sarebbero precisamente gli arbitri. Questi arbitri finanziari possono avere una dimensione nazionale, come la SEC per gli USA, la CONSOB per l’Italia e la FCA per il Regno Unito, o sovranazionale, come l’ESMA per l’Unione Europea.  Le loro funzioni ruotano principalmente intorno alla

  • protezione degli investitori/consumatori, vigilando sul comportamento degli intermediari finanziari che offrono servizi;
  • trasparenza del mercato, obbligando le aziende quotate a rendere pubbliche tutte le informazioni rilevanti come bilanci, resoconti trimestrali fino anche alle modifiche nel personale di alto livello;
  • correttezza delle negoziazioni, monitorando il mercato per individuare e sanzionare modi scorretti di operare come l’insider trading – comprare o vendere in anticipo perchè si conoscono informazioni private o protette da segreto aziendale. 

Ma non si finisce mai di imparare

In questo articolo abbiamo provato a spiegare lo scheletro della Borsa, elencando i suoi elementi fondamentali. Va detto, però, che quanto scritto sopra è forse la punta della punta dell’iceberg. Se hai letto questa mini guida perché hai appena finito di vedere The Wolf of Wall Street e speri di ritrovarti fra un anno a sorseggiare un Martini, su un lettino in un resort di lusso in mezzo all’Oceano Pacifico come un fuffaguru qualsiasi, il consiglio è di tornare coi piedi per terra e cominciare a studiare seriamente. 
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