Scadenza dichiarazione redditi e pagamento delle imposte 2026: il calendario fiscale per le criptovalute

scadenza dichiarazione redditi 2026

Per evitare sanzioni e adempiere correttamente agli obblighi fiscali, è fondamentale conoscere le scadenze principali e le nuove regole applicabili. Scopriamo dunque il calendario fiscale 2026.

Di seguito troverai una guida chiara ed esaustiva sulle date chiave per il pagamento delle imposte, la dichiarazione dei redditi e sulle principali modifiche normative introdotte per il 2026.

Tassazione delle criptovalute: cosa bisogna sapere

Chi investe in criptovalute deve rispettare due obblighi fiscali fondamentali, a prescindere dal fatto che ci sia una plusvalenza/minusvalenza o meno:

  1. Pagamento delle imposte → riguarda il versamento delle somme dovute allo Stato, come l’imposta sulle plusvalenze e l’imposta patrimoniale.
  2. Dichiarazione dei redditi → consiste nella presentazione del documento fiscale che ha un duplice scopo: comunicare le eventuali plusvalenze realizzate (Quadro RT / Quadro T) e dichiarare il semplice possesso dei tuoi asset crypto (Quadro RW ai fini del monitoraggio fiscale e antiriciclaggio), anche se non hai fatto alcuna operazione durante l’anno..

Non rispettare questi obblighi può comportare sanzioni, quindi è essenziale conoscere le date chiave per il 2026.

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Scadenze per il pagamento delle imposte sulle criptovalute

Ecco le principali date da segnare in calendario:

30 giugno 2026

  • Pagamento dell’imposta sulle plusvalenze realizzate nel 2025: per i redditi del 2025, l’aliquota da versare è ancora il 26% per tutti i crypto-asset. L’aumento al 33% riguarderà solo le operazioni effettuate a partire dal 1° gennaio 2026.
  • Pagamento dell’IVACA (Imposta sul Valore delle Cripto-attività, un’imposta di bollo dello 0,2%) sul valore delle criptovalute detenute al 31 dicembre 2025. Da pagarsi qualora le cripto-attività non siano custodite presso un exchange che provveda autonomamente a trattenere e versare l’imposta di bollo.
  • Versamento del primo acconto sulle imposte per l’anno fiscale 2026, calcolato secondo i criteri previsti per le imposte sui redditi.

30 novembre 2026

  • Versamento del secondo acconto sulle imposte per il 2026.

Se non si rispettano queste date, si rischiano sanzioni e interessi di mora. In caso di ritardo, è possibile regolarizzare i versamenti con il Ravvedimento Operoso, pagando una sanzione ridotta. Per pagare il minimo di sanzioni e interessi devi presentare il Ravvedimento Operoso entro 90 giorni dalla prima scadenza, quindi entro settembre 2026.

Come funziona l’acconto sulle imposte

Il versamento dell’acconto è stabilito secondo tre criteri specifici, che si usano per l’IRPEF:

Il criterio della soglia 

Dipende dall’importo delle imposte  maturate nell’anno precedente (il saldo del 2025). La legge stabilisce che l’acconto per il 2026 debba essere pari al 100% dell’imposta dovuta per il 2025, ma scatta solo se superi determinati limiti:

  • Fino a 51,65 €: non sei tenuto a versare alcun acconto per il 2026. Pagherai solo il saldo.
  • Tra 51,66 € e 257,52 €: devi versare l’acconto, ma non a giugno. Lo pagherai in un’unica soluzione (il 100%) entro la scadenza di novembre.
  • Oltre i 257,52 €: scatta l’obbligo della rateizzazione. È solo in questo caso che devi preoccuparti del “Primo Acconto” del 30 giugno.

Il criterio della ripartizione

Se il tuo debito d’imposta per il 2025 supera i 257,52 €, quel 100% di acconto dovuto viene “spaccato” in due rate con percentuali fisse:

  • Primo acconto (30 giugno 2026): devi versare il 40% dell’imposta totale calcolata per il 2025.
  • Secondo aconto (30 novembre 2026): devi versare il restante 60%.

Il criterio di calcolo

Per determinare su quale base calcolare quel 40%, il fisco ti lascia scegliere tra due strade:

  • Metodo “Storico”: prendi l’importo esatto delle imposte che hai calcolato per il 2025 e lo usi come base. Ad esempio, se per il 2025 devi 1.000 € di imposte, il 30 giugno versi 400 € (il 40%).
  • Metodo “Previsionale”: se sai per certo che nel 2026 guadagnerai di meno, puoi calcolare il 40% non su quello che hai pagato nel 2025, ma su quello che stimi di dover pagare per il 2026.

Se la tua stima è sbagliata al ribasso e a fine anno risulta che avresti dovuto versare un acconto più alto, riceverai sanzioni e interessi per “insufficiente versamento”.

Scadenze per la Dichiarazione dei redditi nel 2026

Le dichiarazioni fiscali devono essere presentate nei seguenti termini:

30 settembre 2026 → Scadenza invio telematico Modello 730

  • Utilizzato principalmente da lavoratori dipendenti e pensionati.
  • Contiene il Quadro W obbligatorio per il monitoraggio fiscale delle cripto-attività detenute, a prescindere dal luogo di archiviazione (wallet, exchange, ledger o PC) e calcolo dell’imposta patrimoniale.
  • Contiene il Quadro T, dove si dichiarano le eventuali plusvalenze e minusvalenze per il calcolo dell’imposta sostitutiva del 26%. 

2 novembre 2026  → Scadenza Invio telematico Modello Redditi Persone Fisiche (PF)

  • Necessario per chi ha redditi diversi dal lavoro dipendente, come partite IVA e liberi professionisti.
  • Contiene il Quadro RW obbligatorio per il monitoraggio fiscale delle cripto-attività detenute, a prescindere dal luogo di archiviazione (wallet, exchange, ledger o PC) e calcolo dell’imposta patrimoniale.
  • Include il Quadro RT, dove si dichiarano le plusvalenze e minusvalenze derivanti da criptovalute.

Nota: per normativa, la scadenza è fissata al 31 ottobre, ma cadendo di sabato nel 2026, slitta automaticamente al primo giorno lavorativo utile.

Novità fiscali 2026 sulle criptovalute: cosa cambia e cosa segnare in agenda

Le ultime Leggi di Bilancio hanno introdotto nuove regole fiscali per chi possiede criptovalute. Si tratta di cambiamenti significativi che influenzeranno la dichiarazione dei redditi. Vediamo in modo semplice cosa cambia, quali sono le scadenze da ricordare e su cosa riflettere per fare scelte consapevoli.

Fino al 2024: imposta solo sopra i 2.000 euro

Per tutto l’anno fiscale 2024 (cioè per le operazioni effettuate fino al 31 dicembre 2024), le plusvalenze – cioè i guadagni ottenuti dalla vendita o conversione di criptovalute – non erano soggette a imposta se inferiori a 2.000 euro complessivi.

Qualora non avessi mai dichiarato le tue criptovalute, tieni conto della franchigia per il Ravvedimento Operoso degli anni fiscali 2024 e precedenti. 

Dal 2025: si paga l’imposta anche per piccoli guadagni

A partire dal 1° gennaio 2025, questa soglia di esenzione, altrimenti detta “franchigia di 2.000€”, è stata abolita.
Significa che qualsiasi plusvalenza, anche di importo modesto, è ora soggetta a imposta.

Dal 2026: sale l’aliquota

È importante sapere che l’aliquota attualmente prevista del 26% è salita al 33%, come riportato nella Legge di Bilancio del 2026, ma andrà considerata solo dal prossimo anno, cioè nel 2027, quando sarà il momento di dichiarare i redditi del 2026. 

Questo cambiamento, tuttavia, presenta due eccezioni:

  1. la conversione di un crypto-asset in un EMT ancorato all’euro
    Esempio: Bitcoin (BTC) → EURC → aliquota applicata 26%
  2. La conversione di un EMT ancorato a una valuta fiat diversa dall’euro in un EMT denominato in euro (come EURC).
    Esempio: Tether (USDT) → EURC → aliquota applicata 26%

Per chi ha sfruttato la rivalutazione delle criptovalute: cosa succede adesso?

Durante lo scorso anno, la Legge di Bilancio aveva offerto agli investitori la possibilità di “rivalutare” il proprio portafoglio crypto. Si poteva fissare il valore fiscale delle monete al prezzo di mercato del 1° gennaio 2025, pagando un’imposta agevolata del 18%. Questa mossa serviva per creare uno scudo fiscale in vista dell’aumento delle aliquote al 33%, scattato quest’anno. 

Se sei tra coloro che hanno sfruttato questo meccanismo, allora quanto segue potrebbe interessarti. Se, invece, non rientri in questa categoria, la finestra temporale per la rivalutazione del proprio portafoglio è ormai chiusa. Il termine ultimo e improrogabile per esercitare questa opzione e pagare la prima (o unica) rata è scaduto il 1° dicembre 2025.

Se HAI rivalutato nel 2025: 

Hai due adempimenti fondamentali quest’anno.

  1. La dichiarazione: devi obbligatoriamente indicare l’avvenuta rivalutazione nella tua Dichiarazione dei Redditi 2026 (all’interno del Quadro RT), riportando il valore affrancato e l’imposta versata.
  2. Le rate: se avevi scelto il pagamento rateizzato in tre anni, ricordati che entro il 30 novembre 2026 dovrai versare la seconda rata, applicando un interesse del 3%.

Consigli pratici per gestire le imposte sulle criptovalute

Gestire correttamente le criptovalute dal punto di vista fiscale può sembrare complicato, ma con un po’ di organizzazione è possibile evitare errori e brutte sorprese. Ecco tre consigli utili:

1. Tieni tutto sotto controllo

  • Registra ogni operazione: comprare, vendere, scambiare o trasferire criptovalute sono tutte operazioni che vanno tracciate. Quasi tutte le piattaforme ti permettono di scaricare un file (di solito in formato CSV) con lo storico completo delle tue attività. Conserva questi file con cura: sono la prova di quanto hai fatto, nel caso l’Agenzia delle Entrate voglia controllare.
  • Scarica la ricevuta dell’imposta di bollo: se usi piattaforme che anticipano il pagamento per conto tuo (come Young Platform), puoi scaricare la ricevuta e tenerla agli atti.
  • Usa un report fiscale: per compilare la dichiarazione dei redditi in modo più semplice, puoi acquistare un report già pronto. Questi report, offerti da consulenti o da alcune piattaforme crypto come Young Platform, ti forniscono un documento precompilato da consegnare al commercialista o utilizzare tu stesso.

2. Chiedi aiuto a un esperto

Le regole fiscali sulle criptovalute cambiano spesso e possono essere complicate, soprattutto se hai molti wallet, usi protocolli decentralizzati (DeFi) o hai movimentato cifre importanti. In questi casi, affidarsi a un commercialista che conosce il settore può farti risparmiare tempo, denaro e stress. Young Platform offre un servizio di consulenza con un commercialista esperto che puoi richiedere direttamente in app cliccando sul banner.

3. Prepara in anticipo i pagamenti

Non aspettare l’ultimo giorno per versare le imposte.
Un consiglio utile è quello di mettere da parte una parte dei guadagni ogni volta che realizzi un profitto. In questo modo, quando arriverà il momento di pagare, avrai già le risorse pronte.

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Prezzo di carico: perché è così importante per la dichiarazione dei redditi da criptovalute

Prezzo di carico crypto

Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente divulgativo: aiutano l’investitore a comprendere il ruolo del prezzo di carico nella dichiarazione dei redditi e nel calcolo delle imposte sulle criptovalute.

Vedremo cos’è, quando viene assegnato automaticamente e in quali casi va inserito manualmente.

Se utilizzi un servizio di reportistica fiscale per criptovalute come quello offerto da Young Platform, ci sono alcune operazioni per cui sarà necessario inserire manualmente il prezzo di carico.Una volta fornito questo dato, il sistema calcola automaticamente plusvalenze, imposte e li riporta nei quadri fiscali corretti (es. Quadro RT o Quadro T), generando un report precompilato, pronto da usare come guida sicura per la dichiarazione.

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Prezzo di carico: che cos’è? 

Il prezzo di carico rappresenta il valore iniziale attribuito a una criptovaluta nel momento in cui entra nel patrimonio del contribuente.

È fondamentale per il calcolo delle plusvalenze o minusvalenze, che si determinano al momento della vendita o dello scambio della crypto. Se non viene dichiarato correttamente, potresti pagare più imposte del dovuto.

Come si determina il prezzo di carico?

  • Acquisto diretto → coincide con il prezzo pagato per acquistare la crypto, incluse eventuali commissioni.
  • Airdrop, staking, mining, programmi Earn coincide con il valore di mercato al momento dell’accredito.
  • Trasferimento da altro wallet o exchange (quindi un deposito) → il contribuente deve dichiarare manualmente il prezzo di carico, ovvero il valore originale di acquisto.

Attenzione: prezzo di carico a 0 €

Se al momento della vendita il prezzo di carico è 0 € (perché non indicato, o in mancanza di documentazione), l’intero ricavato sarà considerato plusvalenza e tassato al 26%.

Nota operativa

Il corretto tracciamento del prezzo di carico è essenziale per:

  • Evitare errori nella dichiarazione fiscale
  • Ridurre il rischio di sovrastimare le plusvalenze
  • Dimostrare l’origine e il valore effettivo degli asset in caso di controlli

Esempio 1: Deposito senza prezzo di carico

  • Depositi 1 Bitcoin acquistato in passato, ma senza indicare il prezzo di acquisto.
  • Successivamente, vendi questo BTC a 100.000€.
  • Il fisco considera l’intero importo come plusvalenza → 100.000 €
  • Applicando la franchigia: 100.000 – 2.000 = 98.000€ imponibili.
  • Imposta dovuta: 98.000 × 26% = 25.480€.

Esempio 2: Deposito con prezzo di carico documentato

  • Depositi 1 Bitcoin e dichiari di averlo acquistato a 60.000€.
  • Quando vendi a 100.000€, la plusvalenza lorda sarà: 100.000 – 60.000 = 40.000€.
  • Applicando la franchigia: 40.000 – 2.000 = 38.000€ imponibili.
  • Imposta dovuta: 38.000 × 26% = 9.880€.

Come evitare errori (e pagare meno imposte)

Per non incorrere in una tassazione eccessiva:

  • Conserva sempre le prove d’acquisto delle criptovalute
  • Quando trasferisci fondi su un exchange, inserisci il prezzo di carico corretto

Se usi Young Platform, puoi caricare la cronologia delle transazioni da wallet esterni (es. Metamask, Ledger, ecc.) e ottenere un report fiscale completo e ottimizzato per la dichiarazione dei redditi.

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Trading Bot e Smart Trades: cosa sono e quali sono le imposte da pagare nel 2026

Trading bot e smart trades

Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente divulgativo: servono ad aiutare l’investitore a comprendere il funzionamento della tassazione sulle operazioni eseguite da Trading Bot e, nel caso specifico di Young Platform, tramite gli Smart Trades.

Premessa: se stai leggendo questo articolo, significa che è arrivato quel momento dell’anno in cui sai che passerai ore sul sito dell’Agenzia delle Entrate, cercando di capire se la normativa è cambiata, al fine di riempire correttamente le caselle di un file excel. 

Il risultato finale: tanto tempo e pazienza persi. Ma, per fortuna, la tecnologia ci viene incontro: grazie ai nostri servizi fiscali, hai la possibilità di sistemare la questione tasse in pochi click senza errori anche se, oltre a Young Platform, hai utilizzato altri exchange. 

E non è tutto: ti serve un report fiscale che copra, per esempio, quattro anni di attività? Con noi, lo ottieni al prezzo di un report annuale.

Trovi le informazioni necessarie al bottone verde qui sotto, che ti rimanderà alla pagina dedicata con tutte le soluzioni offerte. 

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Che cos’è un Trading Bot

Un Trading Bot è un software automatizzato che esegue operazioni di acquisto e vendita di criptovalute al posto dell’utente, seguendo parametri preimpostati (strategie di prezzo, volumi, soglie, indicatori tecnici, ecc.).

Dal punto di vista fiscale, tutte le operazioni effettuate dal Bot sono imputabili all’investitore, come se fossero state eseguite manualmente.

Rilevanza fiscale delle operazioni del Bot

Le operazioni eseguite da un Trading Bot sono considerate fiscalmente rilevanti in due casi principali:

  1. Quando la criptovaluta viene venduta in cambio di euro o di un’altra valuta fiat
  2. Quando viene scambiata con una stablecoin classificata come EMT (Electronic Money Token)

Ma cosa significa “EMT”?

Secondo il regolamento europeo MiCAR, gli EMT sono token il cui valore è ancorato a una valuta fiat (come l’euro o il dollaro), e sono trattati come denaro elettronico.
Ai fini fiscali, vengono equiparati alla valuta tradizionale: scambiare una crypto per un EMT è come venderla per euro.

Quindi, se il Bot scambia ad esempio Bitcoin per 1.000 USDC, l’operazione è fiscalmente equiparabile alla vendita per 1.000 euro.

In questo caso, si può generare una plusvalenza (o minusvalenza), che deve essere dichiarata e tassata se rilevante.

NOTA – Classificazione degli EMT: uno scenario in evoluzione

Al momento non esiste una classificazione ufficiale, chiara e completa che indichi con certezza quali criptovalute rientrano nella categoria degli EMT (Electronic Money Tokens) secondo il regolamento MiCAR, e quali invece ricadano nelle altre categorie previste dalla normativa.

Di conseguenza, l’identificazione di una stablecoin come EMT è frutto di un’interpretazione della norma, basata sulle sue caratteristiche tecniche e funzionali. Questo porta inevitabilmente a categorizzazioni discordanti tra operatori del settore, fiscalisti e piattaforme.

In linea generale, si concorda sul fatto che Tether (USDT) – una delle stablecoin più utilizzate nel trading – può essere considerata un EMT, e quindi le operazioni in USDT sono fiscalmente rilevanti.

Diversamente, USD Coin (USDC) ha ricevuto ufficialmente la classificazione come EMT, avendo completato con successo il processo di due diligence richiesto dalla MiCAR e soddisfatto tutti i criteri normativi previsti.

Questo significa che, almeno per ora, le operazioni con USDC sono sicuramente rilevanti fiscalmente, mentre quelle con altre stablecoin – come USDT – lo sono in base a una lettura coerente e prudente della normativa vigente.

Esempio – Imposta sulle operazioni del Trading Bot

Un Bot vende nel corso del 2025 1 ETH a 2.000 USDC. Se quell’ETH era stato acquistato quando valeva 1.500€, hai una plusvalenza di 500€, su cui si applica il 26% di imposta, da versare l’anno successivo cioè nel 2026.

Smart Trades su Young Platform: Trading Bot e fiscalità

Su Young Platform, puoi utilizzare gli Smart Trades, strumenti di trading algoritmico che funzionano come veri e propri Bot automatici: eseguono operazioni di acquisto e vendita in base a strategie preimpostate, senza che tu debba intervenire manualmente.

Questi Bot possono operare anche contro stablecoin, come USDC o USDT, che rientrano nella categoria degli EMT (e-money tokens) secondo l’interpretazione del regolamento MiCAR.

Impatto fiscale delle operazioni automatiche

Quando un Smart Trade scambia una criptovaluta contro uno di questi EMT, l’operazione è fiscalmente rilevante, come se fosse una vendita per euro.
Se il valore della crypto al momento dello scambio è superiore a quello che aveva quando l’hai acquistata (o quando il Bot l’ha acquistata), si genera una plusvalenza soggetta all’imposta del 26%.

Non fa differenza se l’ordine è stato eseguito da un Bot o da te manualmente: ai fini fiscali conta l’effetto dell’operazione.

Tutto è già calcolato nel tuo Report Fiscale

La buona notizia?
Non devi fare nulla a mano. Su Young Platform, tutte le operazioni eseguite con Smart Trades vengono:

  • Tracciate automaticamente
  • Classificate in base alla loro rilevanza fiscale
  • Incluse nel report fiscale, con eventuali plusvalenze e imposte dovute già calcolate 

In pochi clic ottieni un documento completo e pronto da usare per la dichiarazione dei redditi, senza doverti preoccupare di nulla.

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Stablecoin: come vengono classificate dalla MiCA e dalla normativa fiscale

Stablecoin tasse

L’adozione del Regolamento MiCA (Markets in Crypto-Assets) segna un importante passo avanti nella regolamentazione delle cripto-attività all’interno dell’Unione europea. Tra le novità più rilevanti vi è la classificazione delle stablecoin, come EMT e ART, che ha conseguenze dirette sulla loro tassazione.

Se preferisci evitare la parte teorica, puoi delegare la burocrazia fiscale utilizzando i nostri report fiscali. Sono precisi, economici e ti permettono di risolvere la questione delle imposte in modo rapido e definitivo.

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Cripto-attività: che cosa vuol dire?

Il termine cripto-attività è utilizzato nel regolamento europeo MiCAR (Markets in Crypto-Assets) per identificare qualsiasi forma di asset digitale basato su tecnologie di registro distribuito (DLT), come la blockchain.

Nella classificazione MiCAR, le cripto-attività si dividono in tre categorie principali, ognuna con caratteristiche e trattamenti normativi (e fiscali) distinti:

1. Asset-Referenced Tokens (ART)

Token il cui valore è ancorato a un paniere di asset sottostanti, che può comprendere diverse valute fiat, criptovalute, materie prime o una combinazione di tutti questi elementi.

Gli ART, non essendo strettamente ancorati a una valuta a corso legale come l’euro, sono esposti alla volatilità dei prezzi. Pertanto, le transazioni che li coinvolgono (acquisto, vendita, utilizzo o conversione) possono originare plusvalenze o minusvalenze, le quali sono soggette a tassazione.

Esempio: PAXGold (PAXG) è un token ancorato all’oro.

2. Electronic Money Tokens (EMT)

Token il cui valore è stabilmente ancorato a una singola valuta fiat, come l’euro o il dollaro. Questo ancoraggio garantisce che il loro valore rimanga fisso in un rapporto di 1 a 1 con la valuta di riferimento: un token ancorato all’euro, ad esempio, varrà sempre esattamente un euro (1 token = 1€).

In altre parole, questi token sono progettati per replicare il comportamento del denaro elettronico tradizionale e, per questo,  la normativa li equipara alla valuta tradizionale ai fini fiscali. Non potendo generare plusvalenze o minusvalenze legate alle fluttuazioni di mercato, possedere questi token è considerato, ai fini delle imposte, esattamente come detenere denaro contante o un normale deposito bancario.

Esempio: USD Coin (USDC), classificato ufficialmente come EMT

3. Cripto-Attività Diverse (tra cui Utility Tokens)

Gli Utility sono token che danno accesso a un prodotto o servizio all’interno di un ecosistema digitale specifico. Per rientrare in questa classificazione, devono essere emessi direttamente ed esclusivamente dal soggetto che eroga il servizio o sviluppa il prodotto a cui sono collegati.
Non sono concepiti come mezzo di pagamento, ma come “chiave” d’accesso a funzionalità offerte dalla piattaforma dell’emittente.

Esempio: Young (YNG) è classificato come utility token.

Trattamento fiscale delle cripto-attività

Dal punto di vista fiscale, tutte le cripto-attività possono generare plusvalenze imponibili nel momento in cui:

  • Vengono vendute in cambio di euro o altra valuta fiat
  • Oppure vengono scambiate con EMT, considerati equivalenti a valuta fiat

La categorizzazione MiCAR ha un impatto diretto unificato sulla normativa fiscale italiana: dal 2026, la tassazione agevolata in Italia dipende da come la MiCAR inquadra l’asset in questione. 

Gli EMT, essendo assimilabili a moneta legale, rendono fiscalmente rilevante lo scambio con una cripto-attività come se fosse una vendita.

Gli NFT, anch’essi cripto-attività secondo MiCAR, sono fiscalmente rilevanti solo se ceduti con profitto. Ma c’è una differenza fondamentale: 

  • Se l’NFT rappresenta esclusivamente un’opera d’arte digitale o un bene da collezione – senza alcuna utilità finanziaria, frazionamento o meccanismo di staking – la sua vendita segue le regole fiscali del collezionismo e sfugge alla tassazione legata alle cripto-attività.
  • Se l’NFT viene scambiato in modo sistematico a fini speculativi, allora rientra nella categoria delle cripto-attività e viene tassato secondo le regole vigenti.  

Aliquota applicata

In sintesi, “cripto-attività” è un termine ombrello che copre ogni forma di criptovaluta o token digitale. Qualunque operazione che generi un guadagno da questi asset – indipendentemente dalla loro categoria – può dar luogo a plusvalenze soggette all’imposta del 26%.

Franchigia dei 2.000€

Inoltre, a partire dal 1° gennaio 2025, la cosiddetta franchigia di 2.000€” è stata totalmente abolita

  • se prima le imposte si applicavano solo sui profitti che superavano i 2.000€
  • ora, invece, qualsiasi profitto, anche di 1 solo euro, concorre a formare la base imponibile.

Quando uno scambio è rilevante ai fini fiscali?

In linea generale, la normativa fiscale italiana – in linea con l’interpretazione del regolamento europeo MiCAR – considera fiscalmente rilevante solo lo scambio tra cripto-attività con caratteristiche e funzioni diverse.

“Non si considerano realizzati i redditi diversi qualora le cripto-attività oggetto di permuta abbiano le medesime caratteristiche e funzioni.

Cosa significa?

Che se scambi due cripto-attività simili – cioè appartenenti alla stessa categoria MiCAR – non realizzi una plusvalenza, e quindi non devi pagare imposte su quell’operazione.

Esempi di operazioni NON rilevanti fiscalmente:

  • Bitcoin → Ethereum
    Entrambe sono criptovalute native con funzione di scambio → nessuna imposizione
  • USDC → USDT
    Entrambi sono EMT, ovvero stablecoin ancorate a valute fiat → nessuna imposizione
  • USDC → dollari $
    Equiparati in funzione e valore → nessuna imposizione
  • EURC → euro €
    Equiparati in funzione e valore → nessuna imposizione
  • DAI → PAXG (entrambi sono classificati ART) → nessuna imposizione

Quando l’operazione diventa rilevante fiscalmente?

Lo scambio diventa fiscalmente rilevante quando coinvolge cripto-attività di categoria diversa, perché in questo caso si considera che tu abbia realizzato un guadagno o una perdita.

Esempio:

  • BTC → USDT
    Diversi per funzione e valore → evento fiscalmente rilevante 
  • USDT → euro €
    Equiparati in funzione ma non in valore → evento fiscalmente rilevante 
  • NFT ETH
    L’NFT ha una funzione completamente diversa da Ethereum (non è mezzo di scambio, ma oggetto digitale unico) → evento fiscalmente rilevante.
    Se lo scambio genera una plusvalenza, cioè il controvalore degli ETH ottenuti dalla vendita è maggiore del valore dell’NFT al momento dell’acquisto, questo guadagno è soggetto a un’imposta del 26%. Tuttavia, come abbiamo spiegato poco sopra, la tassazione fa riferimento alla natura dell’NFT: speculazione vs opera d’arte e collezionismo. 

La classificazione ufficiale

Ad oggi, non esiste una classificazione unificata, completa e vincolante a livello europeo che assegni ogni singolo token a una delle categorie previste dalla MiCAR (EMT, ART, utility, ecc.).

Questo significa che la categorizzazione è soggetta a interpretazione e può variare tra operatori, fiscalisti e Stati membri.

Tuttavia, esistono consensi diffusi su alcuni casi pratici:

  • USD Coin (USDC) è stato ufficialmente certificato come EMT, dopo aver completato il processo di due diligence previsto da MiCAR.
  • Tether (USDT) è tecnicamente un EMT, ma non è autorizzato nell’Unione europea, dal momento che non è ancora conforme ai requisiti previsti dalla MiCAR.
  • Bitcoin, Ethereum, Ripple, Uniswap, Litecoin, ecc. sono comunemente trattati come cripto-attività generiche, e gli scambi tra loro non sono fiscalmente rilevanti.
  • I token come PAX Gold (PAXG) sono generalmente considerati ART, perché ancorati a un paniere di asset o a un singolo asset, come l’oro, e non alla valuta fiat.

Come semplifica tutto questo il report fiscale di Young Platform?

Comprendere la categorizzazione delle cripto-attività può essere complesso, soprattutto quando si detengono asset su più piattaforme o wallet.

Per questo, il servizio fiscale di Young Platform applica automaticamente un’interpretazione coerente con la normativa MiCAR, classificando le criptovalute in tuo possesso sia all’interno della nostra piattaforma sia su altri exchange o wallet esterni.

Tutte le operazioni vengono:

  • Analizzate e categorizzate automaticamente
  • Tracciate con precisione
  • Inserite nel report fiscale completo, con plusvalenze e imposte già calcolate

Hai criptovalute anche su altri wallet o exchange?

Nessun problema: ti basta importare i file CSV delle transazioni e il sistema genererà un report fiscale unico e conforme, pronto per essere utilizzato nella tua dichiarazione dei redditi.

Tutto in pochi clic, senza bisogno di interpretazioni manuali o competenze tecniche.

Dai un’occhiata al servizio: 

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Abolita la franchigia dei 2.000€: cosa cambia e come funziona per la dichiarazione dei redditi 2026 

Addio alla franchigia di 2.000€ e guida al rimborso di 520€.

La franchigia di 2.000 € è uno di quei temi fiscali che hanno un po’ il sapore di leggenda: esiste o non esiste? Se esiste, come funziona? Ma siamo sicuri che esiste ancora? Insomma, questa celebre franchigia ha scatenato negli anni un dibattito abbastanza intenso. Con questo articolo, però, non avrai più dubbi. Vediamo insieme di cosa stiamo parlando. 

Partiamo dalla fine: dal 2025 è cambiato tutto, addio franchigia

Il dato è chiaro e inequivocabile: con la Legge di Bilancio 2025 (Legge 207/2024), la franchigia è stata eliminata. A partire dal 1° gennaio 2025, tutte le plusvalenze sono tassabili integralmente, indipendentemente dall’importo. Non esiste più alcuna soglia o franchigia. 

Tuttavia, non è sempre stato così. Prima del 2025, infatti, la franchigia di 2.000 € esisteva e veniva applicata in questo modo: 

  • Se la plusvalenza, dunque il profitto derivante dall’investimento, risultava inferiore a 2.000 €, allora l’imponibile era pari a zero – niente imposte. 
  • Se, al contrario, la plusvalenza superava la franchigia di 2.000€, allora era soggetto a tassazione solamente l’importo eccedente tale franchigia – su 2.100€, era necessario pagare il 26% sui 100€.

Perché nel 2026 sottolineiamo questo aspetto? Per via del famoso “chiarimento del 30 aprile dell’Agenzia delle Entrate sul trattamento fiscale delle plusvalenze crypto nel 2023 e 2024”. Ecco cosa comporta.

Guida al rimborso di 520€ 

​​Grazie al chiarimento dell’Agenzia delle Entrate (AdE) del 30 aprile 2025, migliaia di contribuenti hanno la possibilità di recuperare fino a 520€ di imposte versate in eccesso sulle plusvalenze derivanti da cripto-attività.

Ecco tutto quello che c’è da sapere per capire se ne hai diritto e come procedere per ottenere il rimborso.

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L’origine del problema

Partiamo da un dato certo: le Leggi di Bilancio relative alle imposte sugli anni 2023 e 2024 riportavano una formulazione identica in merito alla franchigia di 2.000€ applicata alle plusvalenze da criptovalute. Detto in parole semplici: il testo della legge era identico per entrambi gli anni. Ciò che cambiava, però, era l’applicazione pratica della norma.

Nel 2023 e 2024, questa franchigia esentava da imposta la parte delle plusvalenze fino a 2.000€. Il problema è che, fino ad aprile 2025, il software dell’Agenzia la trattava erroneamente come soglia, facendo pagare il 26% su tutto il guadagno una volta che il limite veniva superato.

Il 30 aprile 2025 l’Agenzia ha corretto l’interpretazione: i 2.000€ sono una franchigia, non una soglia. Questo significa che, se nel 2024 hai pagato le imposte – relative ai redditi del 2023 – anche sui 2.000€ di plusvalenze, hai diritto a richiedere un rimborso di 520€ all’Agenzia delle Entrate – per altri due anni, ovvero a 48 mesi dalla data in cui hai effettuato il versamento non dovuto

Chi può chiedere il rimborso

Alla luce di questo chiarimento, puoi richiedere il rimborso se rispetti i seguenti requisiti:

  • Nel 2023 (anno d’imposta) hai realizzato plusvalenze da cripto-attività superiori a 2.000€.
  • Nel 2024 hai presentato la dichiarazione dei redditi pagando l’imposta sostitutiva del 26%.
  • A causa dell’errore del software, hai pagato il 26% anche sui primi 2.000€ (non godendo quindi della natura di franchigia dell’importo).

Nota bene: hai tempo fino a 48 mesi (4 anni) dalla data in cui hai effettuato il versamento non dovuto per richiedere i tuoi soldi indietro.

Come presentare la richiesta di rimborso 

La procedura per recuperare i tuoi 520€ è quella standard per le imposte versate in eccesso e fa riferimento all’Art. 38 del DPR 602/1973.

Basterà presentare una formale istanza di rimborso all’Agenzia delle Entrate (tramite PEC o i servizi del portale istituzionale), indicando che l’imposta sostitutiva per l’anno d’imposta 2023 è stata calcolata ignorando la natura di franchigia della soglia dei 2.000€.

La pratica potrebbe richiedere anche l’invio di documenti specifici, come la “Dichiarazione integrativa a favore”, per correggere il vecchio Quadro RT: il nostro consiglio è di non procedere in autonomia, ma di affidare la pratica a un commercialista esperto in cripto-attività.

Fonte ufficiale: l’annuncio del 30 aprile dell’AdE

Per completezza, riportiamo il testo ufficiale pubblicato dall’Agenzia che sancisce questo diritto.

Faq del 30 aprile 2025 – Tassazione sostitutiva delle plusvalenze derivanti da cripto attività

Domanda:

Come vengono tassate le plusvalenze e gli altri proventi derivanti da cripto-attività nei confronti delle persone fisiche?

Risposta:

Sulle plusvalenze e gli altri proventi derivanti da cripto-attività si applica una imposta sostitutiva del 26%. Per il calcolo della base imponibile delle plusvalenze e gli altri proventi realizzate nell’anno di imposta, è riconosciuta una franchigia di euro 2.000.

Esempio: se il contribuente nel 2024 ha realizzato plusvalenze e altri proventi per un ammontare complessivo di 2.500 euro, la base imponibile determinata a seguito della compilazione della specifica sezione del quadro T del Modello 730/2025 o del quadro RT del Modello REDDITI 2025 PF sarà pari all’importo di euro 500, ovvero all’importo eccedente la franchigia.

Nel caso in cui contribuente non abbia potuto tener conto di tale franchigia della dichiarazione dei redditi 2024 (anno d’imposta 2023) può richiedere il rimborso della maggior imposta sostitutiva versata.

Fonte ufficiale: FAQ Agenzia delle Entrate – 30 aprile 2025

Cosa significa questo per te?

Cerchiamo di capirlo concretamente, utilizzando i numeri.

Anno d’imposta 2023 (dichiarazione nel 2024)

  • Plusvalenza di 1.900€ → Nessuna imposta dovuta
  • Plusvalenza di 2.100€:
    • Calcolo errato (vecchio software): 2.100 x 26% = 546€
    • Calcolo corretto: solo su 100€ → 26€
    • Rimborso spettante: 520€

Anno d’imposta 2024 (dichiarazione nel 2025)

  • Plusvalenza di 1.900€ → Nessuna imposta
  • Plusvalenza di 2.500€ → Imposta su 500€ → 130€

Anno d’imposta 2025 (dichiarazione nel 2026)

  • Plusvalenza di 1.500€ → 1.500 x 26% = 390€
  • Plusvalenza di 3.000€ → 3.000 x 26% = 780€

Dall’anno fiscale 2025, come anticipato, ogni euro di guadagno è soggetto a tassazione.

Compensazione delle minusvalenze

Se durante l’anno hai registrato perdite,puoi compensare le minusvalenze con i guadagni ottenuti nello stesso anno o nei quattro successivi.

Esempio:

  • Plusvalenza realizzata: 3.000€
  • Minusvalenza realizzata: 1.000€
  • Plusvalenza netta imponibile: 2.000€ → 2.000 x 26% = 520€

Poiché la vecchia franchigia di 2.000€ è stata abolita, l’intero importo netto (2.000€) è oggi soggetto a tassazione.

Riunione BCE marzo 2026: i risultati

Riunione BCE marzo 2026: i risultati

La BCE si è riunita il 19 marzo per decidere la politica monetaria dell’Eurozona: cosa è successo ai tassi di interesse? Qui i risultati

La riunione della Banca Centrale Europea di giovedì 19 marzo 2026 ha visto i membri del Consiglio Direttivo riunirsi per discutere, tra le altre cose, in merito alle politiche monetarie dell’Eurozona. Sul tavolo, le decisioni relative ai tassi di interesse. Cosa è successo?

Riunione della BCE: qual è il contesto economico?

La seconda riunione della BCE nel 2026 è avvenuta in uno scenario economico complesso, in cui l’incertezza sul futuro domina incontrastata, tra l’imprevedibilità di Donald Trump e le guerre che sembrano destinate a durare ancora un po’. I temi principali hanno riguardato soprattutto la crescita economica, fortemente condizionata dall’instabilità del contesto geopolitico, e l’inflazione, all’1,9% secondo l’ultima rilevazione – maggiore rispetto alle previsioni. Vediamo nel dettaglio cosa si è deciso.

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La BCE lascia i tassi di interesse invariati

Giovedì 19 marzo, Francoforte. Il Consiglio Direttivo della Banca Centrale Europea ha comunicato la sua decisione in materia di politica monetaria per l’Eurozona. Come atteso dalla maggioranza degli analisti, la BCE ha deciso mantenere invariati i suoi tre tassi di interesse chiave. Di conseguenza, il tasso sui depositi presso la banca centrale resta stabile al 2%, il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,15%, così come il tasso sulla marginal lending facility al 2,40%.

Le motivazioni dietro la scelta

La BCE ha spiegato che la decisione è stata guidata dal fatto che il processo di disinflazione è in linea con le aspettative e dovrebbe stabilizzarsi sull’obiettivo del 2% a medio termine. Tuttavia, si legge nel comunicato, “la guerra in Medio Oriente ha reso le prospettive significativamente più incerte, generando rischi al rialzo per l’inflazione e rischi al ribasso per la crescita economica”. 

Anche in Europa, come negli Stati Uniti, i recenti avvenimenti legati allo scoppio della guerra in Iran stanno costringendo i vertici della Banca Centrale Europea alla riformulazione delle traettorie. Nello specifico, ha continuato la Presidente Lagarde, “un’interruzione prolungata delle forniture di petrolio e gas comporterebbe un’inflazione più alta e una crescita più bassa rispetto allo scenario di base delle proiezioni. Le implicazioni per l’inflazione a medio termine dipendono in misura determinante dall’entità degli effetti indiretti e di secondo impatto di uno shock energetico più forte e persistente”.

Con questa riunione, la BCE conferma una postura più attendista

La riunione della BCE di marzo 2026 ha decretato il mantenimento dei tassi di interesse ai livelli di febbraio: è la sesta riunione di fila che vede questo esito. Nonostante il contesto globale fortemente confuso, l’inflazione continua a reggere botta – per ora – e la Banca Centrale segnala un cautissimo ottimismo: “Il Consiglio direttivo si trova in una posizione favorevole per affrontare tale incertezza. L’inflazione si è collocata intorno all’obiettivo del 2%, le aspettative di inflazione a più lungo termine risultano saldamente ancorate e l’economia ha evidenziato una buona capacità di tenuta negli ultimi trimestri”. 

Naturalmente, le settimane che verranno saranno fondamentali per capire se i dati confermeranno lo scenario attuale e quale sarà la prossima mossa dell’Eurotower. La prossima riunione è prevista per il 29-30 aprile 2026: cosa decideranno i membri del Consiglio direttivo?

Per non perderti i prossimi meeting, dai un’occhiata al nostro calendario della BCE del 2026 – in ogni caso, noi saremo qui a commentarli. 

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Riunione FED marzo 2026: cos’è successo?

Riunione FED marzo 2026 cos’è successo?

Si è appena conclusa la riunione della FED del 18 marzo 2026 in cui il Presidente Jerome Powell ha comunicato la decisione del FOMC sui tassi di interesse. Come previsto, il Comitato ha scelto di mantenere i tassi di interesse invariati nel range tra il 3,5% e il 3,75%.

Riunione FED marzo 2026: come da previsione, il FOMC lascia i tassi invariati

Al termine della riunione del 18 marzo 2026, il Federal Open Market Committee (FOMC) ha annunciato la sua attesa decisione sulla politica monetaria statunitense. Il comitato guidato da Jerome Powell ha optato per mantenere i tassi di interesse invariati, nel range trail 3,5% e il 3,75%, come ampiamente previsto.

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Le motivazioni

Le motivazioni principali alla base di questa decisione, sono riassunte in una frase pronunciata dal Presidente della Federal Reserve Jerome Powell, all’inizio della conferenza stampa successiva al comunicato: “Nelle ultime settimane gli indicatori sulle aspettative di inflazione a breve termine sono in rialzo; una dinamica che, con ogni probabilità, riflette la forte impennata dei prezzi del petrolio dovuta ai blocchi delle forniture in Medio Oriente”. 

Le conseguenze dello scoppio della guerra in Iran sembrano destare non poche preoccupazioni al Presidente della Fed il quale, poco dopo, ha ripreso il tema affermando che “le implicazioni degli eventi in Medio Oriente per l’economia statunitense sono incerte: nel breve termine, l’aumento dei prezzi dell’energia spingerà al rialzo l’inflazione complessiva, ma è troppo presto per conoscere la portata e la durata dei potenziali effetti sull’economia”. 

Come sempre, Jerome Powell ha chiuso la seduta ricordando ai giornalisti presenti il metodo con cui il FOMC affronta la politica monetaria degli Stati Uniti: “La politica monetaria non segue un percorso prestabilito e prenderemo le nostre decisioni riunione per riunione”.

Prossime riunioni della FED: taglio dei tassi all’orizzonte?

Difficile prevedere il comportamento dei banchieri centrali statunitensi, anche perché a maggio 2026 ci sarà un cambio al vertice della Fed – abbiamo scritto un articolo dedicato ai potenziali candidati presidenti.

A ciò, si aggiunge l’incertezza provocata dalla crisi energetica innescata dalla riapertura del fronte medio-orientale, come ha giustamente ricordato il Presidente della banca centrale degli Stati Uniti. 

In ogni caso, al momento della scrittura, il FedWatch Tool, con la prossima riunione prevista per il 29 aprile, stima un taglio di 25 pbs allo 0%, mentre il No Change è dato al 93,8%. E il restante 6,3%? Proprio così, si riferisce all’aumento di 25 punti base.  

L’appuntamento, quindi, è fra un mese abbondante, per il FOMC del 28-29 aprile: entra nel nostro gruppo Telegram o iscriviti a Young Platform e non perderti le notizie rilevanti che muovono i mercati!

Inflazione USA: il dato del CPI oggi

Inflazione USA: il dato del CPI di oggi

È uscito il Consumer Price Index (CPI), il dato utilizzato per stimare l’inflazione negli Stati Uniti d’America. Il destino dei mercati passa dall’inflazione USA e, quindi, dal dato del Consumer Price Index (CPI) pubblicato l’11 marzo. In questo articolo, scopriremo cos’è il CPI, perché è importante e analizzeremo gli ultimi dati disponibili. 

CPI significato

Tecnicamente, il CPI (Consumer Price Index), o Indice dei Prezzi al Consumo, è un indicatore economico fondamentale che misura quanto sono cambiati i prezzi di beni e servizi che compriamo quotidianamente. In altre parole, il CPI ci dice quanto costa oggi vivere rispetto al passato.  

Il CPI si calcola raccogliendo i dati sui prezzi di un “paniere” rappresentativo di beni e servizi che i consumatori solitamente acquistano. Questo paniere include una varietà di prodotti, come cibo, abbigliamento, alloggio, trasporti, istruzione, assistenza sanitaria e altri beni e servizi comuni. Il Bureau of Labor Statistics (BLS) degli Stati Uniti raccoglie ogni mese i prezzi in 75 aree urbane e li confronta con quelli del periodo precedente.

Perché è importante?

Il CPI è utilizzato per misurare l’inflazione, cioè quanto aumenta il costo della vita. Se il CPI sale, significa che i prezzi stanno aumentando e che, in media, si deve spendere di più per vivere come si faceva prima.

Bitcoin e CPI: come sono legati?

Il Consumer Price Index è uno dei principali indicatori che i membri della Federal Reserve prendono in considerazione quando devono effettuare delle scelte in materia di politica monetaria: generalmente, quando l’inflazione scende, il FOMC (Federal Open Market Committee) è più sereno nel tagliare i tassi e viceversa.

Bitcoin, generalmente, accoglie positivamente il taglio dei tassi: quando il denaro costa meno, gli investitori sono più inclini a spostare la liquidità verso asset più volatili alla ricerca di maggiori profitti. In questo scenario ipotetico, azionario e crypto rientrano tra le scelte principali.

Attualmente, tuttavia, gli analisti credono che il Presidente della Fed e il gruppo di Governatori – Board of Governors – che presiede il FOMC, siano inclini a mantenere stabili i tassi anche per le prossime riunioni, al fine di valutare l’impatto dei tagli effettuati durante il 2025. 

In ogni caso, il CPI resta uno strumento fondamentale per comprendere l’andamento dell’inflazione e cercare di prevedere il comportamento della banca centrale americana: se ti interessa il tema, trovi tutte le date per il 2026 nel nostro articolo sul calendario delle riunioni della Fed

L’ultima volta che è successo

L’ultimo CPI di febbraio è risultato inferiore rispetto alle previsioni e al CPI del mese precedente: il dato, coerentemente con quanto scritto sopra, non ha influenzato le scelte della Fed la quale, come abbiamo anticipato, ha lasciato i tassi ai livelli di dicembre

Quindi, com’è andato il CPI di oggi?

CPI di febbraio 2026: l’analisi dei dati

L’11 marzo 2026, il BLS ha pubblicato il report relativo ai cambiamenti dei prezzi per i consumatori statunitensi. Secondo il rapporto, il CPI mensile (MoM) è aumentato dello 0,3% rispetto al mese precedente, così come il CPI anno su anno (YoY), in crescita del 2,4% ma invariato rispetto alle misurazioni di febbraio. Questo dato è abbastanza positivo, poiché l’inflazione anno su anno sembra stabile e resta vicina al target imposto dalla FED, cioè il 2%. Ma il CPI di aprile sarà sicuramente più alto: con la guerra che vede coinvolti Stati Uniti, Israele e Repubblica islamica dell’Iran, il prezzo dell’energia è volato alle stesse e avrà un impatto sul costo della vita. Da 

Cosa significano questi numeri?

Il fatto che il CPI sia salito dello 0,2% mese su mese e del 2,4% anno su anno, significa che l’inflazione sembra essere entrata in una fase di stabilizzazione: le rilevazioni sono praticamente identiche rispetto a quelle del mese precedente. A febbraio, infatti, il report del BLS segnava un aumento dello 0,2% MoM e del 2,4% YoY. 

Cosa deciderà la Fed riguardo ai tassi di interesse nel FOMC del 17-18 marzo 2026? Sul FedWatch Tool, lo strumento principe per questo tipo di previsioni, le probabilità del taglio di 25 punti base ancora vicine allo zero, precisamente allo 0,8%No Change al 99,2%.  

Il CPI anno su anno nel 2026 

Marzo 2026: 2,4% (previsto 2,4%)
Febbraio 2026: 2,4% (previsto 2,5%)
Gennaio 2026: 2,6% (previsto 2,7%)

Dati del 2025: 

Dicembre 2025: 2,7% (previsto 3,1%)
Ottobre 2025: 3% (previsto 3,1%)
Settembre 2025: 2,9% (previsto 2,9%)
Agosto 2025: 2,7% (previsto 2,7%)
Luglio 2025: 2,7% (previsto 2,7%)
Giugno 2025: 2,4% (previsto 2,5%)
Maggio 2025: 2,3% (previsto 2,4%)
Aprile 2025: 2,4% (previsto 2,5%)
Marzo 2025: 2,8% (previsto 2,9%)
Febbraio 2025: 3% (previsto 2,9%)
Gennaio 2025: 2,9% (previsto 2,9%)

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Dazi e Iran: i mercati scontano l’incertezza

Dazi e Iran: i mercati scontano l’incertezza

I dazi al 15% e le tensioni geopolitiche spaventano i mercati: i futures USA in rosso, le crypto seguono, il dollaro perde punti e l’oro sale.

La sentenza della Corte Suprema provoca la reazione di Trump, che introduce dazi su scala globale al 15%. Intanto, gli Stati Uniti continuano ad ammassare la flotta militare nel Mediterraneo: attacco in Iran sempre più vicino? Gli investitori, per sicurezza, entrano in modalità risk-off: fuga dagli asset più volatili alla ricerca di stabilità. Il punto.

Dazi e Iran: il contesto macro

La scintilla che ha fatto saltare i nervi ai mercati ha un nome: Donald Trump. Se, infatti, la potenziale escalation militare in Iran, e l’incertezza che ne consegue, occupano da settimane le prime pagine dei giornali, la mossa che ha innescato le vendite arriva dalla Casa Bianca. Cos’è successo?

Trump non ha gradito la sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti  

La notizia è arrivata venerdì 20 febbraio come un fulmine a ciel sereno: per la Corte Suprema USA, la maggior parte dei dazi imposti da Trump sono illegali. Il Presidente degli Stati Uniti, ovviamente, non ha gradito la sentenza e ha dichiarato di aver già pronto un “piano di riserva”: altri dazi. 

L’inquilino della Casa Bianca, nel weekend immediatamente successivo, ha introdotto altre tariffe doganali globali al 10%, per poi rilanciare alzando la soglia al 15%. Sul suo social Truth, Trump ha scritto testualmente: “Io, in qualità di Presidente degli Stati Uniti d’America, innalzerò con effetto immediato i dazi globali del 10% applicati sui Paesi – molti dei quali hanno ‘derubato’ gli Stati Uniti per decenni, senza subire conseguenze (finché non sono arrivato io!) – portandoli al livello del 15%, una soglia pienamente consentita e confermata in sede legale“.

Investitori in modalità risk-off

Questa combo ha provocato un cambio netto del sentiment: siamo entrati in una fase di forte risk-off, in cui i capitali escono molto velocemente dagli asset considerati volatili o rischiosi per cercare sicurezza in lidi tradizionalmente più stabili.

Per fare un esempio, il Fear & Greed Index – l’indice che misura la paura degli investitori crypto – attualmente si trova a quota 5, “Extreme Fear”. Al contrario, e come da manuale durante le crisi geopolitiche, l’oro ha messo a segno un +3% a partire da venerdì 20, tornando sopra i 5.000 dollari/oncia.

Il punto sui mercati: i numeri di azionario e crypto

A Wall Street, il quadro sembra chiaro già al momento in cui scriviamo, prima dell’apertura delle borse: i futures sul Dow Jones cedono lo 0,3%, mentre quelli sull’S&P 500 e sul Nasdaq 100 stanno perdendo rispettivamente lo 0,3% e lo 0,4%. 

Anche il prezzo del petrolio ne risente: i futures sul Brent calano dello 0,5% fino a 71,2 dollari al barile, mentre quelli sul WTI – il greggio statunitense – si attestano a 66,11 dollari al barile, giù dello 0,6%.

Il mercato crypto, segue: nelle ultime ore, la market cap totale del settore è arrivata a cedere oltre 100 miliardi di dollari in due giorni, salvo poi recuperarne la metà nella giornata di lunedì. Bitcoin ha registrato un calo pesante di circa il 5,5%, fino a toccare i 64.300$ ma rimbalzando e attestandosi, per ora, sui 66.300$.

Molto interessante la situazione lato liquidazioni: circa 468 milioni di dollari in posizioni long liquidati tra domenica e lunedì. Ma non è tutto: un singolo trader ha visto andare in fumo ben 61,5 milioni di dollari in una sola operazione.

Altre due info di contorno, tra Ethereum e Nvidia

Chiudiamo con due notizie che potrebbero provocare ulteriori ripercussioni sul mercato, data la loro rilevanza. 

In primo luogo, i dati on-chain rilevati da Lookonchain segnalano un movimento che, tendenzialmente, non piace moltissimo alla community, per usare un eufemismo: Vitalik Buterin, il founder di Ethereum, è tornato a vendere ETH. Nel weekend del 21-22 febbraio, Buterin ha ceduto 1.869 ETH, incassando più di 3 milioni di dollari. Ethereum, in quelle stesse ore, ha ceduto fino al 6,4%, spingendosi anche sotto i 1.850$. 


Infine, mercoledì 25 febbraio, Nvidia pubblicherà i tanto attesi utili trimestrali. Il motivo alla base dell’importanza di questi numeri dovrebbe essere chiara a tutto il mondo: Nvidia non è solo un’azienda tecnologica, è il motore dell’intera narrativa legata all’Intelligenza Artificiale e, per estensione, del mercato azionario statunitense degli ultimi due anni. 

Se i dati dovessero deludere e non battere le altissime previsioni degli analisti, l‘evento potrebbe innescare un’ulteriore ondata di volatilità, trascinando giù con sé anche il comparto tech in generale, crypto incluse.

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