Glossario essenziale per la dichiarazione dei redditi sulle criptovalute

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Glossario essenziale per la dichiarazione dei redditi sulle criptovalute

Scopri tutte le parole e le informazioni essenziali per preparare la dichiarazione dei redditi sulle criptovalute del 2026.

La questione fiscale sulle criptovalute è un tema abbastanza ostico, che, per la sua complessità, rischia di spaventare e allontanare i piccoli investitori. E non dipende tanto dalla difficoltà della materia in sé, quanto dal fatto che, essendo relativamente giovane, è spesso soggetta a continue rivisitazioni e aggiornamenti.

In Italia, chi investe in criptovalute deve adeguarsi annualmente alle nuove normative introdotte dalla manovra finanziaria di fine dicembre per evitare sanzioni da parte delle autorità.

Quindi abbiamo preparato un glossario essenziale per orientarti nel labirinto della dichiarazione dei redditi crypto del 2026: tienilo a portata di mano mentre compili la dichiarazione o sfoglialo per una panoramica aggiornata sul regime fiscale vigente.

Intanto, qualche link utile sui nostri servizi fiscali:

Airdrop

L’airdrop consiste nella distribuzione gratuita di criptovalute da parte di un progetto, spesso a scopo promozionale. Ai fini fiscali italiani, l’airdrop è qualificato come reddito imponibile, anche se l’utente non ha sostenuto alcun costo per ottenerlo. Di conseguenza, è necessario dichiarare il valore ricevuto e versare la relativa imposta nell’anno fiscale successivo a quello in cui si è ricevuto l’airdrop. L’imposta viene calcolata sul controvalore in Euro dei token al momento esatto del loro accredito nel wallet, a prescindere dalla successiva vendita o meno. Le aliquote applicabili variano in base all’anno di ricezione, a seconda della legge di bilancio in vigore: 

  • 26% per gli airdrop ricevuti nel 2025 (dichiarazione dei redditi 2026)
  • 33% per gli airdrop ricevuti nel 2026 (dichiarazione dei redditi 2027)

Questo valore corrisponde al tuo “prezzo di carico“. Se in seguito deciderai di vendere questi asset a un prezzo superiore, sarai soggetto a una seconda imposta (sempre del 26% o del 33%, a seconda dell’anno di riferimento) calcolata esclusivamente sulla plusvalenza realizzata rispetto al prezzo di carico iniziale. Ricordiamo che per vendita si intende la conversione dei token in valuta fiat (come euro) o in stablecoin di tipo EMT.

Per una spiegazione dettagliata con esempi pratici, consulta l’articolo di approfondimento: Airdrop: cos’è e quali sono le imposte da pagare nel 2026

Bot di trading (Smart Trades)

Un bot di trading è un software che esegue automaticamente operazioni di compravendita di criptovalute seguendo regole o strategie preimpostate. Dal punto di vista fiscale, le operazioni eseguite dal bot sono trattate come se fossero state eseguite direttamente dall’utente. Se il bot vende criptovalute in cambio di euro, dollari o altre valute fiat, l’operazione è fiscalmente rilevante.

Anche lo scambio tra criptovalute e EMT (Electronic Money Token), come chiarito dall’Agenzia delle Entrate, è un’operazione fiscalmente rilevante e può generare una plusvalenza tassabile. Le aliquote applicate variano in base all’anno in cui la plusvalenza è realizzata, a seguito delle nuove leggi di bilancio:

  • 26% per plusvalenze realizzate nel 2025 (dichiarazione dei redditi 2026)
  • 33% per plusvalenze realizzate nel 2026 (dichiarazione dei redditi 2027)

Detto in altre parole, le operazioni automatiche non esonerano dagli obblighi fiscali: ogni ordine può avere impatto sulla dichiarazione dei redditi. Su piattaforme come Young Platform, tutte le attività dei bot (Smart Trades) sono tracciate e già incluse nel report fiscale, con eventuali imposte già calcolate. 

Per una spiegazione dettagliata con esempi pratici, consulta l’articolo di approfondimento: Bot di trading e Smart Trades: cosa sono e quali sono le imposte da pagare nel 2026

Cashback in crypto

Le criptovalute ricevute come rimborso (cashback) a seguito di un acquisto o pagamento — ad esempio tramite carta o app — sono considerate, dal punto di vista fiscale italiano, redditi imponibili. Di conseguenza, è necessario dichiarare il valore ricevuto e versare la relativa imposta nell’anno fiscale successivo a quello in cui si è ricevuto il cashback. 

L’imposta viene calcolata sul controvalore in Euro dei token al momento esatto del loro accredito nel wallet, a prescindere dalla successiva vendita o meno. Le aliquote applicabili variano in base all’anno di ricezione, a seconda della legge di bilancio in vigore: 

  • 26% per cashback ricevuti nel 2025 (dichiarazione dei redditi 2026)
  • 33% per cashback ricevuti nel 2026 (dichiarazione dei redditi 2027)

Se in seguito si decide di vendere le crypto ricevute come cashback e il loro valore è aumentato, si applica una seconda imposta sulla plusvalenza. In questo caso, il prezzo di carico sarà il valore al momento dell’accredito  e la plusvalenza imponibile sarà la differenza tra prezzo di vendita e prezzo di accredito. 

Per una spiegazione dettagliata con esempi pratici, consulta l’articolo di approfondimento: Cashback: come funzionano le tasse se è in crypto?

Commissioni di transazione

Le commissioni di transazione sono costi applicati dagli exchange o dalle blockchain per l’esecuzione di operazioni come acquisti, vendite, prelievi o trasferimenti di criptovalute. Dal punto di vista fiscale, queste commissioni non sono deducibili dal calcolo delle plusvalenze o minusvalenze.

In altre parole, il guadagno o la perdita derivante da un’operazione viene calcolato esclusivamente sulla differenza tra il prezzo di acquisto e quello di vendita dell’asset, senza considerare i costi sostenuti per le commissioni.

Questo significa che, anche se hai sostenuto spese per completare una transazione, l’importo della commissione non riduce la base imponibile su cui si calcola l’imposta del 26% (dichiarazione 2026) o del 33% (dichiarazione 2027). È importante tenerne conto quando valuti il rendimento netto effettivo delle tue operazioni, soprattutto se utilizzi strategie ad alta frequenza. 

Cripto-attività o crypto-asset

Il termine crypto-asset, secondo il regolamento europeo MiCAR, indica qualsiasi bene digitale basato su blockchain, incluse criptovalute (come Bitcoin, Ethereum), stablecoin, NFT, token di utilità e asset tokenizzati. La MiCAR ha definito tre categorie principali di crypto-asset: 

  • EMT (Electronic Money Tokens): stablecoin ancorate a una valuta fiat  
  • ART (Asset-Referenced Tokens): token legati a un paniere di asset
  • Altri token (tra cui Utility Token: token che danno accesso a servizi digitali)

Per la normativa italiana, che parte da questa categorizzazione, una transazione è fiscalmente rilevante solo se avviene tra asset con caratteristiche e funzioni diverse (es. ETH → NFT). Se scambi crypto simili tra loro (es. BTC ↔ ETH o USDC ↔ USDT), non paghi imposte. Non esiste ancora una classificazione ufficiale per ogni token. Le categorie sono interpretate secondo criteri condivisi, ma possono variare tra operatori e Paesi UE.

Per una spiegazione dettagliata con esempi pratici, consulta l’articolo di approfondimento: Crypto-asset e fisco: guida MiCAR e tassazione in Italia nel 2026

Depositi in euro (o altre valute fiat)

Operazioni di versamento di valuta fiat (euro) da un conto bancario o da una carta di pagamento verso il portafoglio in euro di una piattaforma di scambio di criptovalute.

I depositi in euro, se effettuati su un exchange italiano come Young Platform, non sono soggetti a tassazione né devono essere dichiarati nel Quadro RW, in quanto non rappresentano un trasferimento di attività finanziarie estere o l’acquisizione di asset digitali.

Nel caso di depositi fiat su un exchange estero, per l’Agenzia dell’Entrate stiamo parlando a tutti gli effetti di un conto corrente estero: in questo caso, il movimento di denaro va dichiarato nel Quadro RW, nel caso in cui si superino i 15.000€ di giacenza durante l’anno.  

Depositi in criptovalute

Trasferimento di criptovalute da un wallet personale o esterno (es. Metamask, hardware wallet, wallet custodial) verso un altro exchange, un protocollo DeFi o una piattaforma centralizzata.
Il deposito di crypto non genera imposte né plusvalenze, in quanto si tratta di un semplice spostamento di asset già detenuti. Tuttavia, ha rilevanza fiscale ai fini del monitoraggio e deve essere dichiarato nel Quadro RW (Modello Redditi) o nel Quadro W (730), se l’exchange di destinazione è estero o non fa da sostituto d’imposta.

Per una spiegazione dettagliata con esempi pratici, consulta l’articolo di approfondimento: Imposta di bollo e IVACA: l’imposta patrimoniale sulle criptovalute 2026

Importante: al momento del deposito, l’utente deve indicare il prezzo di carico originario degli asset trasferiti. In assenza di tale indicazione, il sistema considera il valore pari a 0 €, con il rischio che, in caso di vendita, l’intero ricavato venga tassato come plusvalenza.

Per una spiegazione dettagliata con esempi pratici, consulta l’articolo di approfondimento: Prezzo di carico: perché è così importante per la dichiarazione dei redditi da criptovalute

Dichiarazione dei redditi da criptovalute

La dichiarazione dei redditi da criptovalute è il documento fiscale che un contribuente residente in Italia presenta annualmente per comunicare al Fisco i redditi e le attività legate al possesso e alle operazioni effettuate con cripto-attività (crypto-asset), come Bitcoin, Ethereum, NFT, stablecoin e altri token digitali. 

La dichiarazione deve riportare:

  • Le plusvalenze realizzate, cioè i guadagni derivanti dalla vendita o dallo scambio di crypto-asset
  • Le minusvalenze, ovvero le perdite subite in operazioni con valenza fiscale
  • Il valore delle cripto-attività detenute al 31 dicembre di ogni anno (per fini di monitoraggio fiscale)

Le informazioni relative alle criptovalute vanno inserite nei quadri del Modello Redditi (ex Unico) o del Modello 730, rispettivamente nei Quadri RW e RT e Quadri W e T del 730.

Per una guida dettagliata sulla compilazione del Quadro RW/W consulta l’articolo di approfondimento: Quadri RW e W crypto 2026: come si compilano?

Per una guida dettagliata sulla compilazione del Quadro RT/T consulta l’articolo di approfondimento: Quadri RT e T crypto 2026: come si compilano?

Franchigia o soglia di esenzione da 2.000 € (abolita)

Fino all’anno d’imposta 2024, era l’importo limite sotto il quale le plusvalenze crypto non erano tassate. A partire dai redditi 2025 (dichiarati nel 2026), questa franchigia è stata definitivamente abolita. Oggi non esiste più alcun “cuscinetto” tax-free: ogni euro di plusvalenza netta generata è soggetto a tassazione. Tuttavia, per problemi legati al software dell’Agenzia delle Entrate, potresti aver diritto a un rimborso di 520€. 

Se pensi di aver diritto al rimborso, consulta l’articolo di approfondimento: Abolita la franchigia dei 2.000€: cosa cambia e come funziona per la dichiarazione dei redditi 2026

Hard Fork

Evento tecnico in cui una blockchain si divide in due versioni incompatibili tra loro, dando origine a una nuova rete e a una nuova criptovaluta. Gli utenti che possedevano token sulla blockchain originale ricevono gratuitamente una quantità equivalente di token sulla nuova rete. A differenza degli airdrop, in Italia l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che la ricezione di token da Hard Fork NON è un evento tassabile nel momento in cui avviene. Tuttavia, il fisco assegna a questi nuovi token un costo di carico pari a 0 €. Questo significa che, qualora in futuro tu decida di venderli o convertirli in Euro/Stablecoin, l’intero importo della vendita sarà considerato “puro guadagno” (plusvalenza) e verrà tassato con le nuove aliquote in vigore (fino al 33% dal 2026). 

Per una spiegazione dettagliata con esempi pratici, consulta l’articolo di approfondimento: Hard fork: cos’è e quali sono le imposte da pagare nel 2026

Imposta di bollo (IVACA)

L’imposta patrimoniale sulle criptovalute in Italia può assumere due forme: IVACA e imposta di bollo. La IVACA (Imposta sul Valore delle Cripto-Attività) si applica sul valore delle crypto detenute su exchange esteri o wallet privati, e deve essere dichiarata nel Quadro RW del Modello Redditi (o Quadro W del 730), con versamento tramite Modello F24. L’imposta di bollo, invece, si applica automaticamente alle crypto detenute su piattaforme italiane e viene trattenuta dall’intermediario. In entrambi i casi, l’aliquota è dello 0,2% annua calcolata sul valore di mercato delle criptovalute al 31 dicembre. L’imposta si paga anche se le crypto non sono state scambiate o vendute.

Per una spiegazione dettagliata con esempi pratici, consulta l’articolo di approfondimento: Imposta di bollo e IVACA: l’imposta patrimoniale sulle criptovalute 2026

Metodo contabile LIFO (Last In, First Out)

Metodo di calcolo utilizzato per determinare il valore delle plusvalenze e minusvalenze nella vendita di criptovalute. Secondo il principio LIFO – “Last In, First Out” – si assume che gli ultimi asset acquistati siano i primi a essere venduti. Questo criterio impatta direttamente sull’entità della plusvalenza imponibile, poiché viene confrontato il prezzo di vendita con il costo di acquisto più recente.

Esempio: se acquisti 1 BTC a 20.000 €, poi un altro a 30.000 €, e ne vendi uno a 35.000 €, con il metodo LIFO si considera venduto quello da 30.000 €. La plusvalenza sarà 35.000 – 30.000 = 5.000 €.

In ambito fiscale, il metodo LIFO è riconosciuto come uno dei criteri di determinazione delle plusvalenze per le cripto-attività. È il metodo adottato nei report fiscali generati da Young Platform, dove il calcolo avviene in automatico, secondo le indicazioni normative italiane.

Mining

Attività di convalida delle transazioni e di creazione di nuovi blocchi su una blockchain, svolta mediante l’impiego di potenza computazionale in cambio di una ricompensa in criptovaluta.
Dal punto di vista fiscale, in Italia il mining può generare due tipologie di reddito, a seconda della natura dell’attività.

  • A livello personale, il compenso percepito viene classificato come reddito diverso e assoggettato a tassazione.
  • A livello professionale (con mezzi organizzati e continuità): si considera reddito d’impresa, soggetto a IVA e tassazione ordinaria, con obbligo di partita IVA.

L’imposta sulle ricompense da mining è applicata e deve essere pagata nell’anno successivo a quello in cui le crypto sono state accreditate sul wallet. La base imponibile è calcolata sul prezzo delle crypto alla data di ricezione.

  • Dichiarazione: le ricompense devono essere incluse nel Quadro RT del Modello Redditi o nel Quadro T del Modello 730, a seconda del regime fiscale adottato.

Il prezzo delle criptovalute al momento dell’accredito coincide con il tuo “prezzo di carico“. Se in seguito deciderai di vendere questi asset a un prezzo superiore, sarai soggetto a una seconda imposta calcolata esclusivamente sulla plusvalenza realizzata rispetto al prezzo di carico iniziale.

  • 26% per plusvalenze realizzate nel 2025 (dichiarazione dei redditi 2026)
  • 33% per plusvalenze realizzate nel 2026 (dichiarazione dei redditi 2027)

Per una spiegazione dettagliata con esempi pratici, consulta l’articolo di approfondimento: 

Mining di criptovalute: trattamento fiscale in Italia nel 2026

Minusvalenze

Perdita che si verifica quando una criptovaluta viene venduta a un prezzo inferiore rispetto al suo costo di acquisto. Dal punto di vista fiscale, le minusvalenze realizzate nella cessione di cripto-attività possono essere compensate con plusvalenze ottenute dalla vendita di altre criptovalute, riducendo l’imposta complessivamente dovuta.

A partire dal 2023, la normativa italiana prevede che tali minusvalenze siano compensabili nei quattro anni successivi (quindi per 5 dichiarazioni dei redditi in totale). Le minusvalenze maturate prima del 2023 non sono compensabili a causa del cambio di regime fiscale introdotto dalla Legge di Bilancio 2023.

Le minusvalenze devono essere dichiarate nel Quadro RT del Modello Redditi o nel Quadro T del modello 730, e devono essere supportate da documentazione che attesti prezzo di acquisto, vendita e data delle operazioni.

Per una spiegazione dettagliata con esempi pratici, consulta l’articolo di approfondimento: Minusvalenze nelle criptovalute: cosa sono e come utilizzarle per compensare l’imposizione fiscale nel 2026

Modello Redditi Persone Fisiche (ex Modello Unico) 

Documento ufficiale per la dichiarazione dei redditi in Italia, utilizzato da contribuenti che non possono o non vogliono usare il Modello 730. Consente di dichiarare tutte le tipologie di reddito, comprese le plusvalenze da criptovalute e il possesso di crypto-asset detenuti su exchange esteri o wallet personali, tramite i Quadri RT (redditi diversi) e RW (monitoraggio fiscale e imposte patrimoniali). Richiede il calcolo autonomo delle imposte e il versamento tramite Modello F24.

Ordini con valuta fiat 

Operazioni in cui una criptovaluta viene acquistata o venduta utilizzando una valuta tradizionale, come euro o dollari. Le plusvalenze generate dalla vendita di criptovalute contro valuta fiat sono sempre imponibili. Il guadagno imponibile si calcola confrontando il prezzo di vendita con il prezzo di carico della criptovaluta, secondo il metodo LIFO.

Ordini con stablecoin EMT 

Operazioni di compravendita di criptovalute eseguite contro stablecoin classificate come EMT (Electronic Money Tokens), come EURC, USDT o USDC. Fiscalmente, sono trattate come vendite per valuta fiat, quindi generano una plusvalenza imponibile se il valore al momento della vendita è superiore al prezzo di carico. Il calcolo avviene convertendo l’importo in euro al tasso di cambio corrente.

Per una spiegazione dettagliata con esempi pratici, consulta l’articolo di approfondimento: Stablecoin: come vengono classificate dalla MiCA e dalla normativa fiscale

Ordini swap

Operazioni di scambio diretto tra criptovalute con le stesse caratteristiche e funzioni, che non generano imposizione fiscale immediata. Il prezzo di carico della criptovaluta ceduta viene trasferito a quella ricevuta. L’eventuale plusvalenza sarà tassata solo nel momento in cui la nuova criptovaluta sarà successivamente venduta o scambiata con valuta fiat o stablecoin EMT.

Pair (valuta base e valuta quotata)

Nel trading di criptovalute, un pair rappresenta una coppia di valute utilizzata per effettuare scambi. La valuta base è l’asset che si intende acquistare o vendere. La valuta quotata (o di riferimento) è quella con cui si misura il valore della valuta base. Ad esempio, nel pair BTC/EUR, stai comprando o vendendo Bitcoin (BTC, valuta base) utilizzando euro (EUR, valuta quotata). Ai fini fiscali, è importante sapere quale delle due è la valuta quotata, perché se è una valuta fiat (come l’euro) o una stablecoin di tipo EMT, lo scambio può generare una plusvalenza imponibile.

Plusvalenze da criptovalute

La plusvalenza si verifica quando una criptovaluta viene ceduta (venduta o scambiata) a un prezzo superiore rispetto al suo costo di acquisizione (inclusi i casi di ricezione tramite airdrop, staking o mining). L’imposta si applica esclusivamente nel momento in cui la plusvalenza è effettivamente realizzata, ovvero quando la criptovaluta viene scambiata con:

  • Euro o altra valuta fiat.
  • Stablecoin classificate come EMT (es. USDT, USDC, EURC).
  • Beni o servizi.

Le plusvalenze generate da criptovalute sono classificate come redditi diversi di natura finanziaria e sono soggette a tassazione. Le aliquote applicate sono determinate dalla Legge di Bilancio e variano in base all’anno di realizzazione del guadagno:

  • 26% per plusvalenze realizzate nel 2025 (da dichiarare nel 2026).
  • 33% per plusvalenze realizzate nel 2026 (da dichiarare nel 2027).

Specifiche per la dichiarazione 2027 (Plusvalenze 2026): l’aliquota dipende dalla tipologia di controvalore ricevuto al momento della cessione.

  • 26% se la vendita avviene in cambio di EMT (Electronic Money Tokens) ancorati all’Euro (es. EURC).
  • 33% se la vendita avviene in cambio di Euro, ART (Asset-Referenced Tokens) o EMT ancorati a valute fiat diverse dall’euro (es. USDT, USDC).

Inoltre, a partire dalla dichiarazione dei redditi 2026, la soglia di esenzione di 2.000 € è stata eliminata. L’imposta è dovuta sin dal primo centesimo di guadagno realizzato.

  • Valore di vendita (in euro) – Prezzo di carico = Plusvalenza imponibile

Prezzo di carico

Il prezzo di carico è il valore iniziale di una criptovaluta al momento in cui entra nel tuo patrimonio. Serve per calcolare la plusvalenza o minusvalenza quando venderai o scambierai quell’asset. È un elemento fiscale importante: se non viene dichiarato correttamente, potresti pagare più tasse del dovuto. 

Nel caso di acquisto diretto, coincide con il prezzo pagato. Per criptovalute ricevute tramite airdrop, staking, mining, hard fork o programmi Earn, corrisponde al valore di mercato al momento dell’accredito. Per i token ricevuti tramite Hard Fork, il prezzo di carico è fissato per legge a 0 (zero) €.

Se la cyrpto viene trasferita da un wallet esterno su un exchange, il prezzo di carico deve essere dichiarato manualmente dall’utente. In assenza di tale indicazione, si considera pari a zero, con conseguente tassazione integrale dell’importo ricavato dalla vendita.

Per una spiegazione dettagliata con esempi pratici, consulta l’articolo di approfondimento: Prezzo di carico: perché è così importante per la dichiarazione dei redditi da criptovalute

Quadro RW

Parte del Modello Redditi (ex Unico) dedicata al monitoraggio fiscale delle attività finanziarie estere e delle criptovalute. Serve a dichiarare il possesso di criptovalute e a calcolare l’imposta di bollo (0,2% annuo) sul loro valore al 31 dicembre. È obbligatorio anche se non si sono realizzati guadagni, semplicemente per il possesso.

Per una guida dettagliata sulla compilazione del Quadro RW consulta l’articolo di approfondimento: Quadro RW crypto 2026: come si compila?

Quadro RT

Sezione del Modello Redditi dedicata alla dichiarazione delle plusvalenze da attività finanziarie, comprese le cripto-attività. Qui si indicano: le plusvalenze realizzate vendendo criptovalute con un guadagno. L’imposta da applicare sull’eccedenza è del 26%.

Per una guida dettagliata sulla compilazione del Quadro RT consulta l’articolo di approfondimento: Quadro RT crypto 2026: come si compila?

Quadro W

Equivalente del Quadro RW, ma presente nel Modello 730. Serve per dichiarare il possesso di criptovalute, anche se non si è fatto trading, e per pagare l’imposta di bollo sul valore totale delle crypto al 31 dicembre.

Per una guida dettagliata sulla compilazione del Quadro W consulta l’articolo di approfondimento: Quadro W crypto 2026: come si compila?

Quadro T

Equivalente del Quadro RT, ma presente nel Modello 730. Va compilato se si sono ottenuti guadagni da criptovalute (come vendite con plusvalenza o ricompense da staking).
Consente di calcolare l’imposta sostitutiva del 26% sui redditi da cripto-attività.

Per una guida dettagliata sulla compilazione del Quadro T consulta l’articolo di approfondimento: Quadro T crypto 2026: come si compila?

Ravvedimento Operoso

Strumento previsto dalla normativa fiscale italiana che consente di regolarizzare omissioni o errori nella dichiarazione dei redditi, versando le imposte dovute con sanzioni e interessi ridotti. Può essere utilizzato, ad esempio, per sanare plusvalenze da criptovalute non dichiarate negli anni precedenti, prima che l’Agenzia delle Entrate avvii un controllo.

Per una spiegazione dettagliata con esempi pratici, consulta l’articolo di approfondimento: Ravvedimento operoso: lo strumento per chi non ha dichiarato le crypto

Ricompense da staking

Le criptovalute ricevute come premio per aver bloccato i propri fondi in staking. Sono considerati redditi imponibili. L’imposta si calcola sul controvalore in Euro dei token nel momento esatto in cui li ricevi nel wallet, indipendentemente dal fatto che tu li venda o meno. 

  • Aliquota applicata: 26% → per ricompense ricevute nel 2025 (dichiarazione dei redditi 2026)
  • Aliquota applicata: 33% → per ricompense ricevute nel 2026  (dichiarazione dei redditi 2027) 

Questo valore corrisponde al tuo “prezzo di carico“. Se in seguito deciderai di vendere questi token a un prezzo superiore, sarai soggetto a una seconda imposta (sempre del 26% o del 33%, a seconda dell’anno di riferimento) calcolata esclusivamente sulla plusvalenza realizzata rispetto al prezzo di carico iniziale.

Per maggiori informazioni: Staking e Fisco: come funzionano le imposte sulle ricompense nel 2026

Rivalutazione (Affrancamento) – Opzione Chiusa

La Legge di Bilancio 2025 aveva introdotto un meccanismo straordinario, scaduto il 1° dicembre 2025, per l’aggiornamento del valore fiscale delle criptovalute al 1° gennaio 2025, tramite il versamento di un’imposta sostitutiva del 18%. Importante: non è più possibile accedere a nuove rivalutazioni. Coloro che hanno aderito l’anno scorso sono ora tenuti a inserire l’operazione nella Dichiarazione dei Redditi 2026 (Quadro RT) e, se necessario, a versare la seconda rata entro il 30 novembre 2026..

Se, nel corso del 2025, hai sfruttato il meccanismo di rivalutazione, consulta l’articolo di approfondimento: Rivalutazione delle criptovalute: che cos’è e come funziona nel 2026?

Stack di criptovalute

È il totale delle criptovalute possedute da un utente, suddiviso per prezzo di acquisto o modalità di acquisizione (acquisto, staking, airdrop, mining, ecc.). Lo stack aumenta con ogni nuova criptovaluta ricevuta o acquistata e diminuisce quando si effettuano vendite, conversioni o trasferimenti. Il valore di carico (cioè il prezzo di riferimento) di ciascuna unità dello stack è importante per calcolare correttamente le imposte in caso di vendita.

Per una spiegazione dettagliata con esempi pratici, consulta l’articolo di approfondimento: Prezzo di carico: perché è così importante per la dichiarazione dei redditi da criptovalute

Stablecoin – USDT Tether

Stablecoin ancorata al valore del dollaro statunitense (USD). Le conversioni tra crypto e USDT sono fiscalmente rilevanti.

Stablecoin – USD Coin (USDC)

Stablecoin ancorata al valore del dollaro statunitense. Analogamente a USDT, le operazioni di scambio con USDC sono considerate imponibili.

Stablecoin – EUR Coin (EURC)

Stablecoin ancorata al valore del’euro (EUR). Le conversioni tra crypto e EURC sono fiscalmente rilevanti.

Valuta fiat

Moneta a corso legale emessa da un governo, come l’euro (EUR) o il dollaro statunitense (USD). Le operazioni di conversione tra criptovalute e valute fiat sono sempre soggette a tassazione.

Quadri RT e T crypto 2026: come si compilano?

Quadri rt e t

I Quadri RT e T della dichiarazione dei redditi sono molto importanti se investi in crypto: a cosa servono? Come fare per compilarli correttamente?

I Quadri RT e T fanno parte, rispettivamente, del Modello Redditi PF e del Modello 730: se si investe in crypto, è obbligatorio presentare questi documenti ogni anno all’Agenzia delle Entrate per evitare gravi sanzioni. In questo articolo capirai a cosa servono, qual è la differenza e come fare per compilarli in modo corretto. 

La dichiarazione dei redditi crypto 2026? Falla facile

Leggere questo tipo di articoli e studiare i righi e le colonne dei vari Quadri RT/T o RW/W ti annoia tremendamente? Esiste un modo molto più semplice e immediato per presentare correttamente la tua dichiarazione dei redditi crypto 2026: i servizi fiscali offerti da Young Platform

Per fortuna, la tecnologia ci fornisce degli strumenti che mettono la parola fine all’epoca dei pomeriggi passati a riempire le varie caselle dei file excel, con formule, calcoli manuali e nervosismi. 

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Quadro RT e Quadro T: a cosa servono?

I Quadri RT e T servono a dichiarare al Fisco italiano le plusvalenze e le minusvalenze generate ovvero se, quando vendi o scambi le tue crypto, realizzi un guadagno o una perdita. 

In pratica, questi quadri sono fondamentali perché servono a calcolare l’imposta del 26% sui profitti, quindi sulle plusvalenze, che hai effettivamente incassato nell’anno precedente al periodo di imposta che, in questo caso, è il 2025. Vediamo rapidamente i punti chiave relativi ai Quadri RT e T. 

Plusvalenza al netto della spesa 

Il calcolo si fa sottraendo il costo di acquisto, detto prezzo di carico, dal prezzo di vendita, per individuare la parte di profitto su cui applicare l’aliquota al 26%. Se però hai smarrito le prove di quanto avevi pagato inizialmente, il Fisco considera il prezzo di carico pari a zero e ti tasserà sull’intero valore della vendita – articolo dedicato: Prezzo di carico: perché è così importante per la dichiarazione dei redditi da criptovalute

Le minusvalenze come “bonus”

Se invece hai venduto in perdita realizzando una minusvalenza, dichiararlo è una mossa intelligente. Le minusvalenze vengono messe da parte e potrai usarle per abbattere le tasse sui guadagni che farai nei successivi 4 anni. Se vuoi approfondire questo punto fondamentale: Minusvalenze nelle criptovalute: cosa sono e come utilizzarle per compensare l’imposizione fiscale nel 2026.

Addio alla franchigia dei 2.000€

La dichiarazione 2026 segna un cambiamento importante; la vecchia soglia di esenzione di 2.000 euro è stata eliminata: questo significa che, per tutte le operazioni fatte dal 2025 in poi, pagherai le tasse su ogni singolo euro di profitto netto – articolo dedicato: Abolita la franchigia dei 2.000€: cosa cambia e come funziona per la dichiarazione dei redditi 2026.

Cosa cambia tra Quadro RT e Quadro T? Quale scegliere?

La dichiarazione dei redditi può essere presentata attraverso due Modelli differenti: Il Modello Redditi PF e il Modello 730. Come abbiamo anticipato nell’introduzione, se il tuo Modello è il primo allora al suo interno troverai il Quadro RT, altrimenti dovrai compilare il Quadro T, che fa riferimento al Modello 730. Cosa cambia? Vediamo rapidamente a chi è rivolto l’uno e a chi l’altro. 

Modello Redditi PF e Modello 730: chi deve compilare cosa? 

Il Modello Redditi PF è diretto a quelle categorie di contribuenti che non possono o non vogliono usare il modello 730, soprattutto i lavoratori autonomi (obbligati dalla Partita IVA) e chi percepisce redditi diversi, come quelli derivanti da rendite finanziarie o partecipazioni in società. 

Anche la gestione di immobili in affitto o di asset detenuti all’estero (comprese le attività digitali) richiede spesso il passaggio a questo modello. Infine, è la soluzione necessaria per chi deve gestire crediti d’imposta particolari che non trovano spazio nelle procedure semplificate del 730.

Il Modello 730 è un modello semplificato ed è la soluzione per la maggior parte dei dipendenti, compresi coloro che lavorano all’estero o percepiscono ammortizzatori sociali (come la cassa integrazione), e pensionati. 

Possono utilizzarlo anche i soci di cooperative, i sacerdoti e chi ricopre cariche pubbliche elettive – i politici. Il 730 è disponibile anche per chi ha un contratto a tempo determinato (incluso il personale della scuola).

Se non hai capito quale Modello fa al caso tuo, rivolgiti al tuo commercialista o approfitta dei nostri che sono commercialisti specializzati proprio sul tema crypto.

Prima di passare al tema principale, cioè la compilazione dei Quadri RT e T, occorre sottolineare un dettaglio: anche se nel 2025 non hai comprato o venduto crypto, generando plusvalenze o minusvalenze, devi comunque presentare la dichiarazione dei redditi all’Agenzia delle Entrate per il semplice fatto di possedere le crypto

In questo caso, i documenti di riferimento sono i Quadri RW e W: questi ti serviranno sia per segnalare le crypto in tuo possesso che per pagare l’imposta di bollo allo 0,2%. Abbiamo scritto un articolo che spiega per filo e per segno i Quadri RW e W tra differenze, funzione e guida alla compilazione: Quadri RW e W crypto 2026: come si compilano?

Come compilare il Quadro RT?

Il Quadro RT, come abbiamo spiegato poco fa, è un foglio digitale – si può stampare ovviamente – dove dovrai inserire tutte le informazioni relative alla tua operatività del 2025: acquisti e vendite e relative plusvalenze o minusvalenze.

Per la dichiarazione dei redditi crypto nel 2026, le sezioni del Quadro che ci interessano sono tre: la Sezione V-A (Plusvalenze derivanti dalla cessione di cripto-attività 26%), la Sezione VI (Plusvalenze o minusvalenze) e la Sezione V-B (Dati calcolati). I righi che ci interessano, invece, sono nove: da RT41 a RT45, RT57 e RT88, RT89 e RT90

Tieni a mente che ogni rigo presenta un massimo di quattro colonne, ognuna con una funzione specifica: nel quadro RW si arriva fino a 34 colonne. Partiamo con la guida rigo dopo rigo, colonna dopo colonna.

Quadro RW: Sezione V-A, rigo RT41 e RT42

Questa coppia di righi rappresenta il cuore del Quadro RW: qui dovrai distinguere tra vendite normali e quelle “agevolate”. Per dare contesto, questa distinzione è frutto di un provvedimento particolare che ha offerto agli investitori la possibilità di ridurre legalmente il carico fiscale sulle plusvalenze future: la rivalutazione con aliquota agevolata al 18%

RT41 (Cripto-attività “normali”): è il rigo per chi non ha fatto la rivalutazione.

  • Colonne 1 e 2: servono solo se hai venduto entro la fine del 2024 ma hai incassato i soldi nel 2025. In questo caso fortunato, dato che si parla delle operazioni pre-2025, la vecchia franchigia dei 2.000 euro vale ancora: paghi solo se superi quella cifra.
  • Colonne 3 e 4: qui finisce tutta l’operatività del 2025. Naturalmente, non si parla più di franchigia e ogni euro di guadagno viene tassato. Nella colonna 4 scrivi il costo d’acquisto usando il metodo L.I.F.O. (Last In First Out). Lo ricordiamo: assicurati di avere a portata di mano le hai prove del prezzo di acquisto, altrimenti il fisco lo considererà pari a zero e ti tasserà su tutto l’incasso.

RT42 (Cripto-attività rivalutate): usalo solo se hai pagato l’imposta del 18% entro il 1° dicembre 2025 per “aggiornare” il valore delle tue monete. Ricorda che con questa opzione non puoi dichiarare perdite (minusvalenze). Se non hai aderito al meccanismo, puoi andare avanti.

Quadro RW: Sezione V-A, rigo RT43, RT44 e RT45

Non ci sono solo tasse, puoi anche recuperare qualcosa: ti ricordi il discorso di prima sulle minusvalenze?

RT43 (Minusvalenze passate): se dal 2023 in poi hai dichiarato delle minusvalenze, in particolare nel rigo RT94 del quadro RT del Modello Redditi PF 2024, puoi scriverle qui per compensare le plusvalenze di quest’anno. Se però all’epoca non le avevi dichiarate, ci dispiace per te: non potrai sfruttarle.

RT44 (Perdite certificate): qui indichi le perdite che ti sono state certificate ufficialmente da exchange o banche. Nella colonna 2 inserisci le eventuali minusvalenze del 2025, mentre nella colonna 1 quelle degli anni passati – ma non oltre il 2023.

RT45 (Crediti d’imposta): se l’anno scorso avevi pagato più tasse del dovuto, compila l’unica colonna del rigo col credito in eccesso: puoi scalarlo da ciò che dovrai versare quest’anno.

Quadro RW: Sezione VI, righi RT57

Dopo aver inserito tutti i dati, è tempo di calcolare le eventuali plusvalenze e/o minusvalenze.

RT57: è il riassunto finale della sezione V-A. Se sei in attivo e hai generato una plusvalenza, scrivi il guadagno nella colonna 2. Se sei in perdita e hai realizzato una minusvalenza, l’importo va nella colonna 1. A livello concreto, questo valore si ottiene sottraendo tra l’importo indicato nella colonna 3 dei righi RT41 e RT42 – quest’ultimo solo se hai aderito alla rivalutazione e se il valore è positivo – e quelli della colonna 4. 

Quadro RW: Sezione V-B, righi RT88, RT89 e RT90

In questa sezione capirai definitivamente quante tasse versare per l’operatività del 2025. In parole semplici, sono i righi dove si calcola il conto finale: si prende il guadagno netto, si tolgono le vecchie perdite e sulla cifra rimasta si applica l’imposta del 26%

RT88: va indicato il risultato della seguente operazione: risultato finale meno minusvalenze meno minusvalenze certificate da exchange o banche. Concretamente: RT57, colonna 2 meno RT43 meno RT44, colonna 2.

RT89: qui va indicata l’imposta sostitutiva, pari al 26% dell’importo inserito nel rigo RT88.

RT90: da compilare con l’ammontare dell’imposta sostitutiva dovuta. Quindi: RT89 meno RT45. 

Come compilare il Quadro T?

Il Quadro T e il Quadro RT sono praticamente identici, con qualche piccola differenza. Innanzitutto, a livello di nomenclatura: i righi perdono una R. Quindi, anziché chiamarsi RT41 o RT42, nel Quadro T li troverai sotto la dicitura T41, T42 e via dicendo.

Poi, a livello di calcolo dell’imposta: dopo aver inserito correttamente tutti i valori necessari, fare le operazioni matematiche sarà compito del professionista a cui ti rivolgerai o dei sistemi delle Agenzie delle Entrate.  

Ma facciamo un breve recap del Quadro T non si nega a nessuno: 

Righi T41 – T45: da compilare con i dati relativi alle plusvalenze e alle minusvalenze realizzate nel 2025, esattamente come faresti nei righi del Quadro RT. Nello specifico:

  • Rigo T41 (colonne 1 e 2): va usato solo per le vendite concluse entro il 31 dicembre 2024 ma incassate materialmente nel 2025. Anche qui, è ancora valida la franchigia dei 2.000 euro.
  • Rigo T41 (colonne 3 e 4): qui indichi le operazioni fatte nel 2025. Ricorda che per queste la franchigia è stata eliminata: ogni euro di plusvalenza viene tassato al 26%.
  • Rigo T42: è riservato a chi ha scelto di rivalutare il valore delle proprie crypto alla data del 1° gennaio 2025.
  • Righi T43 – T44: servono per recuperare le perdite degli anni scorsi (fino al quarto anno precedente) o quelle certificate dai tuoi intermediari, così da pagare meno tasse sui guadagni di oggi.
  • Rigo T45: qui indichi gli eventuali crediti d’imposta che ti porti dietro dalla dichiarazione dell’anno scorso.

Scadenze: occhio alle date!

Il termine massimo per versare l’aliquota del 26% sulle eventuali sulle plusvalenze e  l’IVACA a seguito della compilazione dei Quadri RW o W, è il 30 giugno 2026 – se vuoi segnarti anche le altre date, questo è l’articolo dedicato al calendario fiscale 2026.

Approfittiamo per ricordarti che i nostri servizi fiscali sono costruiti appositamente per facilitare la vita di chi investe in criptovalute: tra la guerra in Iran e il prezzo del petrolio, il mercato è già stressante di suo. Almeno levati il pensiero della compilazione dei vari Quadri!

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Quadri RW e W crypto 2026: come si compilano?

Quadri rw e w

I Quadri RW e W sono dei documenti della dichiarazione dei redditi molto importanti se investi in crypto: qual è la differenza? Come si compilano?

La scadenza per i versamenti delle imposte dovute dalla dichiarazione dei redditi è fissata al 30 giugno 2026. In base alla tua categoria, dovrai compilare il Modello Redditi PF o il Modello 730 e quindi, rispettivamente, il Quadro RW o il Quadro W. In questo articolo capirai quali sono le differenze tra i due modelli, a cosa servono e come compilarli correttamente. 

Dichiarazione dei redditi crypto 2026: esiste una via più semplice?

Una breve premessa prima di procedere con le risposte: c’è un modo più rapido e indolore per presentare correttamente la dichiarazione dei redditi crypto nel 2026.  

Grazie ai servizi fiscali offerti da Young Platform, potresti evitare di buttare qualche pomeriggio post-lavoro al pc alla ricerca delle informazioni sui vari righi dei numerosi Quadri da presentare sfruttando i vantaggi della tecnologia. 

Con noi, infatti, hai la possibilità di sistemare la questione delle imposte sulle crypto in pochi click e senza errori: il report fiscale Young Platform è l’ideale se hai operato sul nostro exchange, dato che recupera tutto lo storico e parte da prezzi iper competitivi. 

Non hai mai utilizzato Young Platform? Non c’è problema: grazie al report integrato Young-Okipo, frutto della partnership proprio con Okipo (si occupano di tasse crypto dal giorno zero), ti basta recuperare i file csv con le transazioni e le operazioni effettuate e caricarle per avere un report completo e senza errori. Naturalmente, passando dal link appena qui sopra, potrai sfruttare lo sconto esclusivo dedicato agli utenti di Young Platform.

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Quadro RW e Quadro W: a cosa servono? 

Il Quadri RW e il Quadro W servono per il monitoraggio fiscale delle crypto e per il calcolo dell’imposta di bollo sulle cripto-attività. Questo vuol dire che, ogni anno, devi dichiarare al Fisco le criptovalute che possiedi anche se l’anno precedente non hai effettuato operazioni. Inoltre, nei Quadri RW/W  dovrai segnalare il valore del tuo portafoglio al 31 dicembre dell’anno precedente alla dichiarazione. 

Questo secondo passaggio è fondamentale per il pagamento dell’imposta patrimoniale sulle criptovalute, detta imposta di bollo o IVACA (Imposta sul Valore sulle Cripto-attività), in base ad alcune caratteristiche, come la sede legale del tuo exchange – per approfondire: Imposta di bollo e IVACA: l’imposta patrimoniale sulle criptovalute 2026.

Quadro RW o Quadro W? Quale scegliere?

Per compilare correttamente la dichiarazione dei redditi crypto 2026, devi prima capire qual è il Quadro giusto. Il Quadro RW rientra nel Modello Redditi PF, mentre il Quadro W lo trovi all’interno del Modello 730. Vediamo le differenze. 

Modello Redditi PF e Modello 730: chi deve compilare cosa? 

Il Modello Redditi PF è lo strumento utilizzato da quelle categorie di contribuenti che non possono o non vogliono usare il modello 730. È il caso dei lavoratori autonomi (obbligati dalla Partita IVA) e di chi percepisce redditi diversi, come quelli derivanti da rendite finanziarie o partecipazioni in società. 

Anche la gestione di immobili in affitto o di asset detenuti all’estero (comprese le attività digitali) richiede spesso il passaggio a questo modello. Infine, è la soluzione necessaria per chi deve gestire crediti d’imposta particolari che non trovano spazio nelle procedure semplificate del 730.

Il Modello 730 è la soluzione per la maggior parte dei dipendenti e pensionati, compresi coloro che lavorano all’estero o percepiscono ammortizzatori sociali (come la cassa integrazione). Possono utilizzarlo anche i soci di cooperative, i sacerdoti e chi ricopre cariche pubbliche elettive – i politici. Il 730 è disponibile anche per chi ha un contratto a tempo determinato (incluso il personale della scuola).

Se non hai ancora la certezza del Modello da scegliere, chiedi ai professionisti: rivolgiti al tuo commercialista o approfitta dei nostri che sono commercialisti specializzati proprio sul tema crypto.

Passiamo ora al nucleo dell’articolo: la compilazione dei Quadri RW e W. 

Come compilare il Quadro RW?

Vediamo ora come si svolge nella pratica la compilazione del Quadro RW. Innanzitutto, i righi che ci interessano sono quelli che vanno da RW1 a RW5 ed RW8

Dal rigo RW1 al rigo RW5 dovrai inserire i dati relativi alle tue posizioni, dunque gli exchange e i wallet che hai utilizzato. Il rigo RW8 è un po’ il recap finale, quello dove sommi tutto e capisci quanto pagare. 

Righi RW1 – RW5

Ogni rigo presenta 34 colonne, ognuna con una precisa funzione. Quindi, per esempio, nel rigo RW1 troverai la Colonna 1, 2, 3 fino alla 34. Stessa cosa per il rigo RW2 e via dicendo.

Colonne 1 – 5: in questa prima parte si capiscono il “dove” e il “come”.

  • Colonna 1 (Codice titolo di possesso): Indica a che titolo detieni le tue crypto: nel 99% dei casi si usa il codice 1, che indica la proprietà.
  • Colonna 2 (Tipo di contribuente): definisce chi sta compilando il modello. Bisogna indicare il codice 1 se il contribuente è un soggetto delegato al prelievo o alla gestione del conto corrente oppure il codice 2 se il contribuente risulta il titolare effettivo. Usa il codice 2 se sei il titolare effettivo delle crypto che stai dichiarando.
  • Colonna 3 (Codice individuazione bene): Scrivi sempre 21 (il codice specifico per le cripto).
  • Colonna 4 (Codice Stato estero): come scrive l’Agenzia delle Entrate, tale codice non è obbligatorio nel caso di compilazione per dichiarare “valute virtuali”.
  • Colonna 5 (Quota di possesso): Scrivi 100 se le cripto sono solo tue.

Colonne 6 – 10: qui inserisci i numeri necessari per il calcolo.

  • Colonna 6 (Criterio Valore): usa il codice 1 (valore di mercato), che è il codice standard per le crypto comprate sul mercato. Metti il codice 6 se invece ti sono state donate o le hai ricevute in eredità.
  • Colonna 7 (Valore Iniziale): qui devi indicare il valore delle cripto all’inizio dell’anno di imposta, quindi al 1° gennaio 2025, o il prezzo di carico, cioè quanto valevano le tue crypto quando le hai comprate, se l’acquisto è avvenuto nel 2025.
  • Colonna 8 (Valore Finale): qui, invece, devi indicare il valore delle cripto alla fine dell’anno di imposta, quindi al 31° dicembre 2025 o quando le hai vendute, sempre se la cessione è stata effettuata nel 2025.
  • Colonna 9 (Valore massimo c/c paesi non collaborative): non ci interessa.
  • Colonna 10 (Giorni): quanti giorni hai posseduto queste cripto nel 2025. Se le hai avute tutto l’anno, scrivi 365.

Colonne 12 – 16

  • Colonna 12 (Credito d’imposta): se l’exchange che utilizzi ti fa da sostituto di imposta perché versa l’imposta di bollo per te – come Young Platform – questa colonna va lasciata vuota. 
  • Colonna 13 (Detrazioni): non ci interessa.
  • Colonna 14 (Redditi): Usa il codice 3 (compilazione quadro RT) se hai venduto e devi dichiarare un guadagno nel Quadro RT. Se invece non hai venduto nulla, usa il codice 5 (bene infruttifero).
  • Colonna 15 (Quota partecipazione): non ci interessa.
  • Colonna 16 (Solo monitoraggio): Barrala con una X solo se la piattaforma (per esempio un exchange italiano come Young Platform) ha già pagato l’imposta di bollo per te. Se la barri, non devi compilare le colonne 33 e 34.

Colonne 17 – 32: queste colonne fanno riferimento ai casi in cui le criptovalute siano detenute da più di una persona, cioè cointestate. 

Colonne 33 – 34: se non hai barrato la Colonna 16, allora devi calcolare tu la tassa da versare:

  • Colonna 33 (IC): Calcola lo 0,2% della cifra scritta nella Colonna 8 (Valore Finale), riproporzionata al valore inserito nella Colonna 10 (giorni): l’imposta da versare è proporzionale ai giorni di detenzione delle crypto: se hai messo 365, non devi fare altri calcoli.
  • Colonna 34 (IC dovuta): Inserisci il risultato della sottrazione tra il valore inserito nella Colonna 33 e quello della Colonna 12. 

Rigo RW8

Dopo aver compilato i singoli righi (RW1, RW2, ecc.), vai al rigo RW8 per fare la somma totale.

  • Colonna 1 (Totale imposta dovuta): Somma tutte le Colonne 34 dei vari righi che hai compilato sopra.
  • Colonna 4 (Acconti versati): Se hai pagato in anticipo nel 2025, per rateizzare l’imposta, qui devi riportare l’importo, cioè i vari acconti.
  • Colonna 5 (Da Versare): Fai la sottrazione: Colonna 1 meno Colonna 2. Se il risultato della Colonna 5 è maggiore di 12 euro, dovrai pagare tramite il modello F24 usando il codice tributo 1727.

Come compilare il Quadro W?

Cominciamo con una buona notizia: questo paragrafo non sarà lungo come quello sulla compilazione del Quadro RW. Per quale motivo?

Molto semplicemente, perché i due Quadri sono praticamente identici, con qualche piccola differenza. Una su tutti: la nomenclatura dei righi perde una R. Quindi, anziché chiamarsi RW1 o RW2, nel Quadro W li troverai sotto la dicitura W1, W2 e via dicendo.

Facciamo comunque un breve recap:

  • Righi W1 – W5: da compilare con le informazioni relative alle tue posizioni, esattamente come nel caso dei righi del Quadro RW che vanno da RW1 a RW5.
  • Non esistono gli equivalenti delle colonne 33 e 34 e del rigo RW8. Se ricordi, nel Quadro RW, questi spazi sono dedicati al calcolo dell’imposta dovuta: nel caso di presentazione del 730, sarà compito del professionista a cui ti rivolgerai o dei sistemi dell’Agenzia delle Entrate a eseguire le varie operazioni per determinare l’imposta. 

Scadenze: occhio alle date!

Chiudiamo con un rapido avvertimento: il termine massimo per versare l’IVACA e, eventualmente, l’aliquota del 26% sulle plusvalenze a seguito della compilazione dei Quadri RT o T, è il 30 giugno 2026 – se vuoi approfondire, questo è l’articolo dedicato al calendario fiscale 2026.

Approfittiamo per ricordarti che i nostri servizi fiscali sono costruiti appositamente per facilitare la vita di chi investe in criptovalute: tra la guerra in Iran e il prezzo del petrolio, il mercato è già stressante di suo. Almeno levati il pensiero della compilazione dei vari Quadri!

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Ravvedimento operoso: lo strumento per chi non ha dichiarato le crypto

Ravvedimento operoso

Il ravvedimento operoso è una soluzione che premia chi vuole risolvere spontaneamente la propria situazione fiscale. Hai crypto non dichiarate e vuoi regolarizzarti? Questo è l’articolo che cercavi

La dichiarazione dei redditi è un tema che può risultare molto difficile, soprattutto quando si parla di criptovalute: questo settore è ancora relativamente giovane e la normativa può cambiare da un anno all’altro. Moltissimi investitori potrebbero non aver dichiarato le proprie crypto anche perché non erano a conoscenza delle procedure. Il ravvedimento operoso è una soluzione pensata proprio per questi profili: dichiarando spontaneamente le omissioni passate, si va incontro a sanzioni di gran lunga inferiori. Se sei tra questi, hai trovato l’articolo che fa per te.

Una premessa: grazie ai nostri sistemi, dichiarare nel 2026 non è mai stato così facile

La questione fiscale è la tua nemica principale? Studiare le normative ti annoia tremendamente? Esiste un modo molto più semplice e immediato per presentare correttamente la tua dichiarazione dei redditi crypto 2026: i servizi fiscali offerti da Young Platform

Grazie ai nostri sistemi, possiamo mettere definitivamente la parola fine all’epoca dei pomeriggi passati tra siti web di CAF e commercialisti che ci aggiornano sul nuovo articolo X comma Y-quinquies, oltre a darci delle info su come riempire le varie colonne dei Quadri, tra calcoli manuali e nervosismi. 

Young Platform, invece, ti mette a disposizione degli strumenti costruiti appositamente per chiudere la questione delle imposte sulle crypto in pochi click e senza errori

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Inoltre, grazie ai nostri commercialisti specializzati in criptovalute, puoi prenotare un appuntamento e fare tutte le domande sull’argomento: dubbi sul funzionamento del ravvedimento operoso? Chiedi direttamente ai più esperti del settore. 

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Ravvedimento operoso: cos’è?

Prima di partire con la guida pratica sul ravvedimento operoso, è importante capire di cosa stiamo parlando e perché ti conviene sfruttarlo: spesso, infatti, con l’argomento tasse, si entra in questioni complesse che sembrano dirette esclusivamente agli addetti ai lavori. Ma non è così. 

Il ravvedimento operoso, come si legge sul sito ufficiale dell’Agenzia delle Entrate, è uno strumento con cui “è possibile regolarizzare omessi o insufficienti versamenti e altre irregolarità fiscali, beneficiando della riduzione delle sanzioni”.

In altre parole, il ravvedimento operoso ti consente di sanare il tuo passato da “evasore” a prezzi notevolmente ridotti: il principio alla base premia la buona volontà del contribuente che, consapevole della propria situazione, si attiva per rimediare. 

Nota bene: le sanzioni andranno pagate in entrambi i casi, sia che ti muova tu per primo regolarizzando la tua posizione, sia che sia il Fisco a cercarti con la temuta “letterina” di avviso. La differenza fondamentale, come abbiamo anticipato, risiede nella grandezza della sanzione: tramite ravvedimento operoso, questa può ridursi anche fino a dieci volte – ci arriviamo a brevissimo.

Perché ti conviene sfruttare questo strumento?

Il ravvedimento operoso, l’avrai capito, è uno strumento molto utile a prescindere, ma può essere particolarmente d’aiuto in questo momento storico, per due motivi in particolare. 

Abolizione soglia dei 2.000€ e incremento aliquota al 33%

In primo luogo, perché dal 1° gennaio 2025 tutte le plusvalenze generate sono tassate per intero, a causa dell’abolizione della celebre franchigia dei 2.000€. Di conseguenza, dato che le sanzioni sulla dichiarazione errata delle plusvalenze si basano sulle plusvalenze stesse, in proporzione si alza anche l’entità della multa

Per esempio, se dichiari meno del dovuto, la sanzione applicata va dal 90% al 180% dell’imposta evasa: nel 2024 l’imposta sulla plusvalenza era calcolata al netto dei 2.000€; dal 2025, invece, viene calcolata dal primo centesimo. 

Ora immagina di aver generato una plusvalenza da 3.000€: è chiaro che la multa del 90% che dovresti pagare sul 26% di 3.000€ – cioè sull’imposta evasa – è di gran lunga maggiore rispetto alla stessa multa applicata sul 26% di 1.000€, al netto della plusvalenza (ovvero 3.000€ meno la franchigia dei 2.000€). A questo, aggiungiamo il fatto che la dichiarazione dei redditi 2027 vedrà anche l’incremento dell’aliquota al 33%

Ricapitolando: più netto tassabile, tasse più alte e, di conseguenza, multe più alte in caso di irregolarità.   

DAC8 e Tavolo permanente di controllo e vigilanza sulle cripto-attività

In secondo luogo, perché l’Unione europea da una parte e il Governo italiano dall’altra, si stanno attivando con decisione per regolamentare quanto più possibile il settore delle criptovalute. 

Da una parte, la Commissione europea ha approvato la DAC8, che sta per Directive on Administrative Cooperation: “la DAC8, si legge sul sito dell’UE, “stabilisce lo scambio automatico di informazioni sulle cripto-attività tra i Paesi dell’Unione Europea”. In pratica, grazie alla DAC8, il Fisco riceverà automaticamente i dati dai vari exchange europei, rendendo quasi impossibile nascondere i propri asset.

Dall’altra, con la Legge di Bilancio 2026, il nostro Governo ha istituito il “Tavolo permanente di controllo e vigilanza sulle cripto-attività”, entrato in vigore all’inizio di aprile: il Tavolo è composto da rappresentanti del MEF (Ministero dell’Economia e delle Finanze), della Guardia di Finanza, della CONSOB (Commissione Nazionale per le Società e la Borsa), della Banca d’Italia e dell’Unità di Informazione Finanziaria.  

Dunque è evidente che, se non hai mai dichiarato, non devi chiederti “se mi beccheranno” ma “quando mi beccheranno”.

Inoltre, ai sensi dell’art 13 del D.Lgs 472/1997, una volta che l’Agenzia delle Entrate ti notificherà che sta controllando la tua situazione fiscale, puoi scordarti gran parte degli sconti previsti dal ravvedimento operoso

È una questione di tempo, prendi la palla al balzo

METTITI IN REGOLA

Ravvedimento operoso e sanzioni: quanto si riducono se ti metti in regola spontaneamente?

Arriviamo al nucleo dell’articolo: in che modo, concretamente, il ravvedimento operoso va a incidere sulle eventuali sanzioni?

Innanzitutto è fondamentale specificare che la normativa italiana prevede due “binari di violazione” distinti, con regole e codici di pagamento differenti: violazioni relative al monitoraggio fiscale e violazioni relative all’obbligo impositivo – qui ripercorreremo l’argomento, ma abbiamo anche scritto un articolo specifico proprio sulle sanzioni e sui rischi per chi non dichiara correttamente le criptovalute.

Violazioni relative al monitoraggio fiscale

Questo tipo di sanzioni riguarda la trasparenza, ovvero l’obbligo di segnalare ogni anno all’Agenzia delle Entrate cosa detieni e a quanto ammonta il suo valore. Il tutto avviene mediante presentazione dei Quadri RW e W, che servono anche a calcolare l’imposta patrimoniale pari allo 0,2% del valore totale del tuo portafoglio – che vedremo nel prossimo paragrafo.

Qui, la mancata dichiarazione si traduce in una sanzione che può spaziare dal 3% al 15% del valore totale del tuo portafoglio, per ogni anno di irregolarità. 

Esempio: hai iniziato a investire in crypto nel 2023: 

  • al 31 dicembre 2023, il tuo portafoglio – cioè la somma del valore di tutte le tue crypto – valeva 10.000€. Non dichiari nulla e continui a investire. 
  • Al 31 dicembre 2024, l’anno successivo, il valore sale a 20.000€. Resti ancora nell’ombra mentre il tuo portafoglio si ingrossa. 
  • Al 31 dicembre 2025, due anni dopo, ciò che detieni vale ormai 40.000€. Ma non hai ancora dichiarato niente: sei ancora in tempo, la scadenza per il versamento è fissata al 30 giugno 2026.

Caso 1) a maggio 2026, arriva la letterina dal Fisco: devi pagare il 9% (abbiamo immaginato una media tra il 3% e il 15%) sul totale per ogni singolo anno non dichiarato. 

  • 2023: 10.000 x 9% = 900€ → 2024: 20.000 x 9% = 1800€Totale: 2700€ di multa

Caso 2) ti metti in regola col ravvedimento operoso: il Fisco applica il cosiddetto “minimo edittale” del 3% sul valore totale del portafoglio: 

  • 2023: 10.000 x 3% = 300€ → 2024: 20.000 x 3% = 600€ → Totale: 900€. Ma non finisce qui.

Il totale dovuto, infatti, subisce un’ulteriore riduzione, che varia in base al ritardo nella regolarizzazione: prima ti regolarizzi, meno paghi. Per il 2023, si parla di 1/7 (un settimo) del totale dovuto, per il 2024, poiché è passato meno tempo, di 1/8 (un ottavo) – lo vedremo meglio alla fine.

  • 2023: un settimo di 300€ = 42,86€
  • 2024: un ottavo di 600€ = 75€
  • Totale dovuto: 117,86€ anziché 2.700€

Violazioni relative all’obbligo impositivo: imposta patrimoniale e plusvalenze

Prima abbiamo affrontato l’argomento dal punto di vista del monitoraggio. Ora è il momento di capire cosa succede in caso di mancato versamento delle tasse: precisamente, quando non si liquida l’imposta patrimoniale del 2×1000 (0,2%) e/o non si paga l’aliquota del 26% perché le plusvalenze non sono state dichiarate con gli appositi Quadri RT e T.

Imposta di bollo e IVACA

Cominciamo con l’imposta patrimoniale, che può essere chiamata imposta di bollo o IVACA in base alla casistica. È importante sapere che questo tipo di imposta va versata a prescindere dalla generazione o meno di plusvalenze: si paga perché si detengono le crypto. 

L’imposta di bollo o IVACA è pari allo 0,2% (cioè il 2×1000) del valore totale del tuo portafoglio al 31 dicembre dell’anno di imposta: se devi presentare la dichiarazione dei redditi nel 2026, naturalmente parliamo del 31 dicembre 2025 e così via. Cosa succede se non hai versato l’imposta di bollo o IVACA? 

Senza ravvedimento operoso, in caso di controlli e relative sanzioni, dovrai pagare l’imposta non versata maggiorata del 30% fino al 31 agosto 2024, mentre dall’1 settembre 2024 la maggiorazione scende al 25%. A ciò si aggiungono gli interessi di mora giornalieri: 5% nel 2023, 2,5% nel 2024 e 2% nel 2025). 

Torniamo all’esempio di prima, in cui avevamo immaginato di avere un portafoglio dal valore di 10.000€ al 31 dicembre 2023, raddoppiato a 20.000€ l’anno successivo. In teoria, avresti dovuto pagare l’imposta dello 0,2% per ognuno dei due anni: 20€ nel 2023 e 40€ nel 2024. Ma non l’hai fatto

Caso 1) sempre a maggio 2026, arriva la famosa letterina dal Fisco: devi versare l’imposta dovuta più il 30% che, come abbiamo visto, si riduce al 25%, e gli interessi: 

  • 2023: 26,76€, cioè 20€ di imposta + il 30% = 6€ + 0,76€ di interessi 
  • 2024: 50,61€, cioè 40€ di imposta + il 25% = 10€ + 0,61€ di interessi
  • Totale: 77,37€ 

Caso 2) ti metti in regola col ravvedimento operoso: si applica la riduzione prevista in base al ritardo, come per il monitoraggio. Anche qui, questa equivale a 1/6 (un sesto) della sanzione per il 2023 e a 1/7 (un settimo) per il 2024. 

  • 2023: 21,76€, con 1€ di sanzione anziché 6€ (1/6). 
  • 2024: 42,04€, con 1,43€ di sanzione anziché 10€ (1/7). 
  • Totale dovuto: 63,80€ anziché 77,37€. 

Imposta sulle plusvalenze

Il ravvedimento operoso è ancora più utile perché le imposte sulle plusvalenze sono decisamente più importanti in proporzione a quelle viste finora. In primo luogo, è importante specificare che la normativa vigente separa la dichiarazione infedele dalla dichiarazione omessa

Con dichiarazione infedele si intende l’atto di presentare la dichiarazione dei redditi in modo errato, falsando a tutti gli effetti la dichiarazione stessa: maggiori costi, meno reddito, “dimenticanze” varie relative alle plusvalenze, eccetera. Con dichiarazione omessa, invece, si fa riferimento alla mancata presentazione della dichiarazione dei redditi.

Il sistema fiscale italiano, come è logico che sia, sanziona i due tipi di inadempienza in modo differente e, anche in questo caso come per l’imposta di bollo, distingue due diversi regimi sanzionatori intesi come:

Pre-31 agosto 2024

  • Dichiarazione infedele: imposta sulle plusvalenze dovuta (26%) maggiorata del 90%-180% con ulteriori incrementi (120%-240%) nel caso in cui le crypto fossero detenute su exchange con sede all’estero.
  • Dichiarazione omessa: imposta sulle plusvalenze dovuta (26%) maggiorata del 120%-240%, percentuale che, anche in questo caso, sale al 160%–320% se c’è di mezzo un exchange estero.

Post-31 agosto 2024

  • Dichiarazione infedele: imposta sulle plusvalenze dovuta (26%) maggiorata del 70% con un minimo di 150€
  • Dichiarazione omessa: imposta sulle plusvalenze dovuta (26%) maggiorata del 120% con un minimo di 250€.

Naturalmente, occorre inserire nel calcolo gli interessi di mora giornalieri che, lo ripetiamo, equivalgono al 5% nel 2023, 2,5% nel 2024 e 2% nel 2025.

Facciamo un esempio concreto per capire di che parliamo anche se, entrando in gioco le plusvalenze, non possiamo più riferirci a quello utilizzato finora. Quindi: 

Immagina di aver comprato un Bitcoin intero nel gennaio 2023, quando valeva 20.000€, e averlo rivenduto a dicembre 2023 per 40.000€. Nel 2024 decidi di ricomprarlo ad aprile per 60.000€ per poi venderlo un’altra volta intorno a fine novembre al prezzo di 90.000€. Ricapitolando: nel 2023 e nel 2024 le plusvalenze generate ammontano, nell’ordine, a 20.000€ e 30.000€. Ma tu non hai mai presentato il Quadro RT o T. 

Caso 1) sempre a maggio 2026, è il momento della nostra cara letterina dal Fisco. Dato che non hai mai presentato alcuna dichiarazione, ti viene richiesto di versare le tasse evase, la sanzione del 70% (per dichiarazione infedele) e gli interessi di mora: 

  • 2023: 8.136€ che comprende l’aliquota al 26% al netto della franchigia di 2.000€ (4.680€), la sanzione al 70% (3.276€) e circa 180€ di interessi di mora.
  • 2024: 12.492€, ovvero l’aliquota al 26% al netto della franchigia di 2.000€ (7.280€), la sanzione al 70% (5.096€) e 116€ circa di interessi.
  • Totale: 20.628€ anziché 11.960€, su una plusvalenza di 50.000€ – hai regalato allo Stato il 40% dei tuoi profitti o quasi 8.700€. 

Caso 2) presenti una dichiarazione integrativa: sfrutti il ravvedimento operoso e la riduzione prevista come nei due casi precedenti. Ma non è tutto, perché la normativa, in questo caso, prevede un ulteriore “sconto” per chi corregge una dichiarazione infedele in modo spontaneo: la sanzione prevista, pari al 70% dell’imposta non versata, scende al 50%

  • 2023: 5.194,29€, che comprende l’aliquota al 26% (4.680€), gli interessi di mora (180€ circa) e un settimo del 50% previsto, pari a 334,29€. 
  • 2024: 7.851€, cioè aliquota al 26% (7.280€), gli interessi di mora (116€ circa) e un ottavo del 50%, ovvero 455€.
  • Totale: 13.045,29€ al posto dei 20.628€ precedentemente calcolati.

Detta in un altro modo: col ravvedimento operoso, il costo della multa crolla da 8.372€ a 789,29€.

E in caso di Dichiarazione omessa? Brutte notizie: se non hai mai presentato la dichiarazione dei redditi – Modello Redditi PF o Modello 730 – comunicando, pertanto, i tuoi redditi al Fisco, non potrai avvalerti del ravvedimento operoso. Dovrai pagare tutto per intero

Ravvedimento operoso e tabelle di recap

Facciamo un recap di ciò che abbiamo visto tra sanzioni e riduzioni rese possibile grazie al ravvedimento operoso 

Sanzioni in base al tipo di violazione e al regime fiscale

Sanzioni dichiarazione reddi

Riduzione delle sanzioni in base al ritardo del ravvedimento

Nota bene: anche le riduzioni previste dal ravvedimento operoso seguono i due differenti regimi fiscali pre-31 agosto 2024 e post-31 agosto 2024

Pre-31 agosto 2024

*Verbale PVC: Processo Verbale di Constatazione in cui sono indicate le eventuali violazioni rilevate e i relativi addebiti

Post-31 agosto 2024

*Schema di Atto: comunicazione preliminare che informa il contribuente delle violazioni contestabili e dei motivi alla base

Se scriverlo è stato un lavoro lungo, figurati metterlo in pratica! 

Il ravvedimento operoso, come avrai potuto notare, è uno strumento veramente utile che ti consente di risparmiare migliaia e migliaia di euro in sanzioni di vario tipo. 

Il fatto è che è tanto utile quanto complesso: immagina mettersi lì, sulla scrivania alla luce fioca di una abat-jour, e recuperare tutti i dati necessari fino al 2022, tra i file csv di exchange che, magari, non esistono neanche più – R.I.P. FTX – ma finalmente effettuare il ravvedimento. Salvo poi, due mesi dopo, sentirsi dire che è stato compilato male e che è tutto da rifare. 

Noi ti ricordiamo che, grazie ai servizi fiscali offerti da Young Platform, potrai avverti di sistemi automatici e commercialisti esperti in criptovalute, per risanare le tue ombre fiscali del passato. Ti basta cliccare sul pulsante verde qui sotto.

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Cashback: come funzionano le tasse se è in crypto?

Cashback crypto

Il cashback è sempre ottimo: quanto è bello quando ti ritorna una parte della spesa? Ma se il cashback è in crypto, come funziona con le tasse?

A chi non piace risparmiare sugli acquisti? Alla fine, il cashback può essere inteso come uno sconto al contrario: anziché una riduzione sul prezzo, la spesa viene compensata con un rimborso. Ma quando il cashback è in crypto, come nel caso della Carta Young, il discorso va leggermente approfondito: la questione tasse necessita di qualche accorgimento. Ed è proprio ciò che faremo in questo articolo. 

Prima di cominciare, una premessa rapida

Come abbiamo anticipato qui sopra, ora partirà il classico spiegone sul cashback e sulle relative imposte, con tutti gli approfondimenti del caso, tra definizioni, normative fiscali, regolamenti europei e via dicendo. 

Se stai leggendo questo articolo, significa che è arrivato quel momento dell’anno in cui ti metti davanti al portatile, apri un file Excel e inizi a riempire le caselle varie cercando di avere un quadro chiaro della tua situazione fiscale

Il risultato: tanto tempo, energia e pazienza persi. E non è neanche detto che il prodotto finale sia corretto: inserire per errore un dato nella casella sbagliata può costarti caro in termini di tempo – e, potenzialmente, anche di denaro. 

Ma ogni problema, per fortuna, ha la sua soluzione che, in questo caso, prende il nome di “servizi fiscali di Young Platform”: nel link trovi tutto ciò che ti serve per poter delegare la tua dichiarazione dei redditi crypto – con tutte le noie del caso – a chi lo fa per mestiere. 

Uno spoiler? Se usi Young Platform, con meno di due gin tonic ti porti a casa un report fiscale che copre tutti gli anni di attività sul nostro exchange – cioè 19,99€, se hai eseguito meno di 50 transazioni. 

Se invece negli anni hai utilizzato altri exchange, no problem: grazie alla nostra partnership con Okipo, hai la possibilità di richiedere – a prezzi estremamente competitivi rispetto al mercato – il report fiscale Young-Okipo e di risolvere le tue grane.  

In ogni caso, che lo spiegone abbia inizio!

Cashback: cos’è e come funziona? 

Il cashback può essere definito come “una pratica che concede un rimborso all’utente che usufruisce di un servizio o compra un bene; una percentuale della spesa, infatti, verrà riconosciuta al consumatore e restituita sul suo conto. In ambito crypto, il meccanismo del cashback viene talvolta utilizzato per incentivare la fidelizzazione a un servizio”. 

Young Platform, per esempio, offre il cashback proprio per quest’ultimo motivo: i membri dei nostri Club, aprendo il Conto Young e attivando la Carta fluo, hanno diritto a una percentuale di cashback in token YNG sulle proprie spese in base al tipo di membership – per sempre. 

Se, quindi, fossi iscritto al Club Platinum e utilizzassi la Carta Young per acquistare una felpa da 100€, riceveresti sul tuo Conto Young il 3,6% sul totale speso, cioè 8,2 YNG (al prezzo attuale, 1 YNG = 0,44€). Se, invece, fossi un Club Gold, avresti diritto all’1,8% e così via – essere dentro uno dei nostri Club ti dà diritto anche ad altri benefit, tra cui staking maggiorato e commissioni ridotte: tutte le info sulla pagina dedicata ai Club

Naturalmente, il cashback in crypto presenta una differenza fondamentale rispetto al classico cashback in euro (o in valuta fiat): il token, che nel nostro caso è YNG, può cambiare valore nel tempo. Tornando all’esempio di poco fa, gli 8,2 YNG che, al momento della ricezione, valevano in tutto 3,6€, in futuro potrebbero valere 5€ (se 1 YNG = 0,61€) o anche 3€ (se 1 YNG = 0,36€) e via dicendo. 

La questione appena esposta cade a pennello, perché ci offre il pretesto per agganciarci al discorso imposte: cosa succede a livello fiscale se ricevo il cashback in token e, nel tempo, questo aumenta o perde valore?

Cashback in crypto: cosa fare con le tasse?

Partiamo da un punto fondamentale che, allo stesso tempo, ci semplifica lo spiegone: a livello fiscale, in Italia, il cashback è trattato come se fosse un airdrop. Con airdrop, in breve, “si intende la distribuzione gratuita di token in cambio di un’azione da parte dell’utente. Le modalità di svolgimento degli Airdrop variano a seconda del progetto, ma generalmente fanno riferimento alla distribuzione di piccole quantità di token a un insieme di wallet”. 

Possiamo notare che, effettivamente, le definizioni di cashback e airdrop si sovrappongono. Passiamo dunque alla domanda centrale: come viene trattato un cashback crypto a livello fiscale?  

Cashback crypto: il trattamento fiscale in Italia

La regola principale: anche se in modo gratuito, in Italia il token ottenuto tramite airdrop è considerato un reddito a tutti gli effetti sin dal momento della sua ricezione.

Nello specifico, gli airdrop sono inquadrati come “altri proventi derivanti dalla detenzione di cripto-attività” e, di conseguenza, costituiscono reddito imponibile nel momento esatto in cui li ricevi nel wallet (principio di cassa), calcolato in base al loro valore di mercato in quel preciso giorno. Per questo motivo, il valore ricevuto è soggetto a imposta.

Nota. Se vuoi saperne di più sull’airdrop, con esempi concreti, qui trovi un articolo dedicato: Airdrop crypto: cos’è e quali sono le imposte da pagare nel 2026.

Quanto e quando si paga? 

Come abbiamo appena scritto, per capire quanto pagare occorre prendere il prezzo della crypto nel momento in cui ti è arrivata nel portafoglio e moltiplicare per il numero di token ricevuti. Quella è la cifra su cui pagherai le tasse l’anno dopo

È importante ricordare che, per i token arrivati nel 2025, la scadenza fiscale è proprio ora, nel 2026, e l’aliquota da applicare è quella standard del 26%.

Dove si dichiarano?

I token ricevuti tramite airdrop vanno indicati:

Cosa succede se, successivamente, vendi questi token?

Se, in futuro, deciderai di vendere i token ricevuti col cashback in cambio di euro e il loro valore è aumentato, allora dovrai pagare anche un’imposta sulla plusvalenza, cioè sul guadagno. Se, invece, vendi comunque i token ma il loro valore è diminuito, allora non parliamo – ovviamente – di plusvalenza ma di minusvalenza, cioè di perdita, che, a livello fiscale, può dare una grossa mano. 

Non ne sai nulla? Ti consigliamo di dare una letta all’approfondimento: Minusvalenze nelle criptovalute: cosa sono e come utilizzarle per compensare l’imposizione fiscale nel 2026.

Non abbiamo ancora finito, esiste un’ulteriore casistica: cosa succede se vendi i token ricevuti tramite cashback per stablecoin? È presto detto: con l’entrata in vigore della MiCA – Market in Crypto-Assets Regulation – la conversione di crypto volatili con EMT regolamentati (Electronic Money Token, cioè stablecoin) come EURC o USDC, è un evento fiscalmente rilevante.

In parole semplici: scambiare i tuoi YNG per EURC o USDT è considerato a tutti gli effetti come venderli per valuta fiat: se hai un guadagno rispetto al momento in cui li hai ricevuti, dovrai pagare l’imposta sulla plusvalenza. 

Se, anche qui, non ne sai nulla, non ti preoccupare: è già pronto l’approfondimentoStablecoin: come vengono classificate dalla MiCA e dalla normativa fiscale.

Ma perché fare i calcoli a mano quando esistono sistemi automatici?

Cashback, EMT, MiCA, stablecoin, airdrop, minusvalenze… Un bel delirio, a maggior ragione se, per esempio, investi in crypto dal 2022 ed è la prima volta che dichiari: in bocca al lupo coi file Excel e i pdf dell’Agenzia delle Entrate. 

Ma ricorda: esistono già due soluzioni a tutto questo mare di noia e sono già integrate nel tuo account Young Platform, nella sezione Tasse & Report: si chiamano Report fiscale Young Platform e Report fiscale Young-Okipo. Ti basta cliccare sul bottone qui sotto per avere tutte le informazioni necessarie.

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Sanzioni e rischi per chi non dichiara correttamente le criptovalute

Omessa dichiarazione sanzioni

L’omessa dichiarazione dei redditi relativi alle criptovalute può comportare conseguenze gravi, sia in termini di sanzioni pecuniarie che di possibili accertamenti fiscali. Vediamo le sanzioni previste e come rimediare.

La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto controlli più stringenti e sanzioni più severe per chi omette la dichiarazione delle cripto-attività. Qui, vedremo quali sanzioni sono previste per l’anno 2026. 

Grazie ai nostri servizi fiscali, hai la possibilità di sistemare la questione una volta per tutte anche se, oltre a Young Platform, hai utilizzato altri exchange. E non è tutto: ti serve un report fiscale che copra, per esempio, quattro anni di attività? Con noi, lo ottieni al prezzo di un report annuale.

Trovi le informazioni necessarie al bottone verde appena sotto, che ti rimanderà alla pagina dedicata con tutte le soluzioni offerte. 

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Sanzioni per omessa o errata dichiarazione del possesso di criptovalute

Quadro RW / Quadro W

Il semplice possesso di criptovalute su exchange esteri o wallet privati (es. Ledger, Metamask) deve essere obbligatoriamente dichiarato nel Quadro RW del Modello Redditi (o Quadro W del 730). 

Se l’exchange è italiano e fa da sostituto d’imposta, l’obbligo non sussiste, ma in tutti gli altri casi l’omissione costa cara: se non dichiari il tuo portafoglio crypto, le sanzioni amministrative colpiscono l’intero capitale.

Nello specifico, la sanzione va dal 3% al 15% dell’importo non dichiarato per le cripto-attività detenute in Italia e dal 6% al 30% dell’importo non dichiarato per le cripto-attività detenute su exchange esteri o su wallet non registrati in Italia.

Oltre alla sanzione, resta poi dovuta l’imposta di bollo dello 0,2% sul valore complessivo delle criptovalute, calcolato al 31 dicembre 2025. 

Esempio:
Se un investitore possiede 100.000 euro in criptovalute su un exchange estero e non le dichiara, rischia una multa compresa tra 6.000 e 30.000 euro, oltre al pagamento dell’imposta di bollo di 200 euro (100.000 × 0,2%).

Sanzioni per omessa dichiarazione dei redditi (plusvalenze) da criptovalute 

Quadro RT / Quadro T

La mancata dichiarazione delle plusvalenze realizzate attraverso la vendita di criptovalute può essere considerata evasione fiscale e comportare:

  • Dichiarazione infedele: se dichiari meno del dovuto, la sanzione applicata va dal 90% al 180% dell’imposta evasa.
  • Dichiarazione omessa: se non presenti proprio la dichiarazione (o lo fai con oltre 90 giorni di ritardo), la sanzione  va dal 120% al 240% dell’imposta evasa, con un minimo di 250€ da pagare.
  • A queste cifre vanno sempre aggiunti gli interessi di mora per il ritardo.

Se hai dubbi sulla compilazione dei Quadri RT e T: Quadri RT e T : come si compilano?

Esempio pratico (sui redditi 2025):

 Un investitore realizza una plusvalenza netta di 50.000 euro vendendo criptovalute e non la dichiara.

  • L’imposta dovuta (fissa al 26% per il 2025): 13.000 euro.
  • Sanzione per dichiarazione infedele (90% dell’imposta, ragionando per difetto): 11.700 euro.
  • Totale da pagare all’Agenzia: 24.700 euro (più gli interessi legali).

Accertamenti fiscali e controlli sugli exchange

Operare nell’anonimato è ormai impossibile. Da una parte, l’entrata in vigore della direttiva europea DAC8 obbliga tutti i fornitori di servizi crypto (exchange, broker, app) che operano in Europa a trasmettere automaticamente i dati fiscali degli utenti (saldi al 31 dicembre, volumi di scambio e conversioni in fiat) alle autorità fiscali nazionali. 

D’altra parte, la Legge di Bilancio 2026 ha istituito un Tavolo permanente di controllo e vigilanza sulle cripto-attività e sulla finanza innovativa presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze. Questo significa che l’Agenzia delle Entrate ha oggi strumenti potentissimi e database incrociati per individuare rapidamente chi non dichiara le proprie operazioni..

Il Ravvedimento Operoso: come regolarizzare la propria posizione

Chi si accorge di una omessa dichiarazione dei redditi relativi alle criptovalute o di averle dichiarate in modo sbagliato, può usufruire del ravvedimento operoso, uno strumento che consente di sanare la propria posizione fiscale prima che vengano avviati controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate.

I vantaggi del Ravvedimento Operoso sono:

  • Riduzione delle sanzioni, che possono scendere fino a 1/10 dell’importo massimo previsto.
  • Possibilità di rateizzare il pagamento delle imposte e delle sanzioni.
  • Minore rischio di accertamenti fiscali, in quanto il contribuente dimostra di voler regolarizzare la propria posizione spontaneamente.

Per accedere al Ravvedimento Operoso è necessario ricalcolare le imposte non versate, presentare una dichiarazione integrativa e versare l’importo dovuto (comprensivo di tasse, sanzioni ridotte e interessi) tramite modello F24.

Supporto di un commercialista esperto di criptovalute

Young Platform offre un servizio completo per aiutarti a metterti in regola con il fisco, mettendo a disposizione un commercialista esperto in criptovalute. Se hai bisogno di assistenza nella compilazione del Ravvedimento Operoso o nel calcolo degli interessi di mora, puoi richiedere una consulenza direttamente dal tuo account. Accedendo alla sezione Tasse e Report, troverai un banner dedicato ai commercialisti, attraverso cui potrai prenotare il supporto di un professionista per regolarizzare la tua posizione fiscale nel modo più semplice e veloce possibile. Questo servizio ti permette di evitare errori nella dichiarazione e ridurre al minimo le sanzioni, garantendoti un percorso chiaro per metterti in regola quanto prima.

Riepilogo delle sanzioni e delle soluzioni per regolarizzarsi

Sanzioni dichiarazione reddi

Per evitare problemi con il fisco in seguito a un’omessa dichiarazione dei redditi, è essenziale mantenere una contabilità precisa delle proprie operazioni crypto e dichiararle correttamente. A questo scopo il Ravvedimento Operoso e la consulenza di un commercialista esperto sono la soluzione vincente.

Rivalutazione delle criptovalute: che cos’è e come funziona nel 2026?

tasse crypto rivalutazione

La rivalutazione promossa nel 2025 consentiva di ridurre le imposte sulle plusvalenze future, pagando subito un’imposta sostitutiva del 18%. Vediamo come si applica negli anni successivi.

Una delle novità più rilevanti della Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) è stata l’introduzione di un meccanismo di rivalutazione delle criptovalute, che ha offerto agli investitori la possibilità di ridurre legalmente il carico fiscale sulle plusvalenze future. Ma attenzione: l’opzione è ormai chiusa. Vediamo cos’era e, soprattutto, come devi comportarti oggi nella tua dichiarazione dei redditi 2026.

Cos’era la rivalutazione delle criptovalute?

Questa opzione consente di rivalutare il valore fiscale delle criptovalute al 1° gennaio 2025, pagando un’imposta sostitutiva agevolata, invece di calcolare le plusvalenze in base al prezzo di acquisto originale.

L’opportunità di rivalutazione è nata per mitigare l’impatto dell’incremento dell’aliquota sulle plusvalenze, passata dal 26% al 33% a partire dal 1° gennaio 2026. Questo strumento si è rivelato particolarmente utile per gli investitori che avevano smarrito la documentazione relativa al prezzo d’acquisto originale delle loro criptovalute.

Aliquote e tempistiche (opzione chiusa)

  • L’imposta sostitutiva per la rivalutazione era fissata al 18% sull’intero valore rivalutato (e non solo sull’eventuale plusvalenza).
  • La scadenza tassativa per aderire e versare l’imposta in un’unica soluzione (o per pagare la prima rata) era fissata al 1° dicembre 2025
  • Oggi non è più possibile accedere a questa agevolazione. 

Cosa fare ora? 

Dato che, come abbiamo visto, non è più possibile accedere alla rivalutazione, è il caso di passare alla pratica. Ecco cosa devi fare in base alle decisioni prese l’anno scorso:

Se HAI ADERITO alla rivalutazione nel 2025

  • L’obbligo dichiarativo: l’Agenzia delle Entrate non applica l’agevolazione in automatico. Devi dichiararla obbligatoriamente quest’anno nel tuo Modello Redditi 2026 (all’interno del Quadro RT) o nel Modello 730/2026 (nel nuovo Quadro T), indicando la base imponibile rivalutata al 1° gennaio 2025 e l’imposta del 18% già versata. Questo diventerà ufficialmente il tuo nuovo prezzo di carico per abbattere le tasse sulle vendite future.
  • Il pagamento a rate: se l’anno scorso hai scelto di dilazionare il pagamento in tre anni, segnati in calendario che entro il 30 novembre 2026 dovrai versare la seconda rata, maggiorata del 3% di interessi legali.

Se NON HAI ADERITO (o hai perso la scadenza) Nessun problema burocratico aggiuntivo, ma il tuo prezzo di carico fiscale rimane quello originale di quando hai acquistato le criptovalute. Tieni presente che per tutte le vendite o conversioni in euro effettuate a partire dal 1° gennaio 2026, sei ora soggetto al nuovo “doppio binario”: pagherai il 33% di imposte sui guadagni netti derivanti da cripto-attività e EMT non ancorate all’euro, mentre manterrai l’agevolazione al 26% solo se scambi EMT ancorati all’euro – come EURC. Ne abbiamo parlato nell’articolo dedicato alle novità introdotte con la nuova Legge di Bilancio.

rivalutazione delle criptovalute dichiarazione dei redditi 2025

Hard fork: cos’è e quali sono le imposte da pagare nel 2026

hard fork Tasse crypto

Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente divulgativo: servono ad aiutare l’investitore a comprendere come funzionano le imposte sulle criptovalute ricevute in seguito ad un hard fork.

Se utilizzi un servizio di reportistica fiscale per criptovalute, come quello offerto da Young Platform, non devi effettuare alcun calcolo manuale.

Ogni transazione viene tracciata in automatico: i valori vengono calcolati correttamente e inseriti nelle caselle appropriate dei quadri della dichiarazione (come il Quadro RT o il Quadro T). Il risultato è un report fiscale precompilato, che puoi usare come guida chiara e sicura durante la compilazione della dichiarazione dei redditi.

Acquista il Report Fiscale

Cos’è un hard fork?

Un hard fork è una modifica significativa e incompatibile con le versioni precedenti del protocollo di una blockchain, che porta alla creazione di una nuova catena separata dalla precedente. Questo evento si verifica quando una parte della comunità decide di implementare cambiamenti sostanziali alle regole del sistema, non accettati da tutti i partecipanti. Di conseguenza, si formano due blockchain distinte: una che segue le vecchie regole e un’altra che adotta le nuove. 

Esempio:
Nel 2022, Ethereum ha subito un aggiornamento che ha dato origine a una nuova rete chiamata EthereumPoW (ETHW).

Chi possedeva ETH al momento del fork ha ricevuto gratuitamente un numero equivalente di token ETHW.

Cosa succede a livello fiscale? La regola del “costo zero” 

A differenza degli Airdrop, che sono considerati come un reddito e tassati al momento dell’accredito, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che ricevere criptovalute a seguito di un Hard Fork non è un evento tassabile al momento della ricezione

I token derivanti da Hard Fork nascono quando una blockchain si divide in due versioni incompatibili tra loro, dando origine a una nuova rete e a una nuova criptovaluta. Per questo motivo, non devi pagare alcuna tassa quando ti arrivano nel wallet. Tuttavia, poiché non hai sostenuto alcun costo per acquistarli, il Fisco stabilisce che il prezzo di carico” di queste nuove criptovalute è pari a 0 €.

Dove si dichiarano?

I token ricevuti tramite hard fork vanno indicati nel Modello Redditi (ex Unico) o nel Modello 730:

  • Finché li detieni senza venderli: vanno inseriti nel Quadro RW (o Quadro W del 730) per il solo monitoraggio fiscale e il calcolo dell’imposta patrimoniale di bollo.
  • Quando li vendi o li scambi per EMT: la plusvalenza va dichiarata nel Quadro RT (o Quadro T del 730).

Quando si pagano le imposte sulle criptovalute ricevute dopo un hard fork?

Nell’anno successivo a quello in cui hai venduto i token.

Esempio:
Se hai venduto criptovalute ricevute tramite hard fork nel 2025, dovrai dichiararle e pagare le imposte nel 2026.

E se vendi le criptovalute?

Il vero impatto fiscale si verifica solo nel momento in cui deciderai di vendere i token dell’Hard Fork in cambio di euro o di un’altra valuta fiat. 

Poiché il tuo costo di partenza è zero, l’intero importo che incasserai sarà considerato una plusvalenza netta e verrà tassato per intero con l’aliquota fissa del 26%.

Esempio – Imposta sulla vendita (cash-out): hai ricevuto 50 ETHW in seguito a un hard fork. Prezzo di carico: 0 €. Nel corso del 2025 decidi di vendere i tuoi 50 ETHW, incassando 250€.

  • Plusvalenza: 250 € (Incasso) – 0 € (Costo) = 250 € di guadagno netto.
  • Imposta da pagare nel 2026: 250 € × 26% = 65 €.

Nota bene: il mancato versamento delle imposte sulle plusvalenze comporta sanzioni abbastanza salate: pagamento dell’imposta non versata maggiorata del 70%, a cui si aggiungono gli interessi di mora. Se non sei in regola con le dichiarazioni degli anni passati, ma vuoi attivarti, ti consigliamo di informarti sul ravvedimento operoso, uno strumento che può farti risparmiare migliaia di euro: Ravvedimento operoso: lo strumento per chi non ha dichiarato le crypto

Quando si paga l’imposta sulla plusvalenza?

Il principio è semplice: le imposte si pagano l’anno successivo rispetto all’anno in cui hai venduto le criptovalute e, ovviamente, solo se hai realizzato un guadagno.

Quindi:

  • Se le vendi nel 2024, paghi nel 2025
  • Se le vendi nel 2025, paghi nel 2026

Se le vendi nel 2026, paghi nel 2027
…e così via.

hard fork imposte 2025

Nota: con l’ultima Legge di Bilancio, sono state introdotte delle modifiche. Abbiamo scritto un articolo dedicato proprio agli aggiornamenti: Dichiarazione dei redditi e tasse sulle crypto: qual è il quadro nel 2026?

E se scambi le criptovalute ricevute con un hard fork per una stablecoin?

Con l’entrata in vigore del regolamento europeo MiCAR, anche lo scambio di cripto-attività (come ETHW) con stablecoin classificate come EMT (Electronic Money Tokens) è fiscalmente rilevante

Gli EMT sono token il cui valore è ancorato a una valuta fiat, come l’euro o il dollaro. Per il Fisco, convertire crypto in EMT equivale a venderle in valuta tradizionale. Se l’operazione avviene nel 2025, dovrai pagare l’imposta del 26% sull’intero importo.

Esempio – Imposta sullo scambio con stablecoin nel 2025 A dicembre 2025, decidi di scambiare i tuoi 50 ETHW (ricevuti a costo zero) per 200 USDC.

  • Valore al momento dello scambio: 200 USDC (equivalenti a circa 200 €).
  • Prezzo di carico: 0 €.
  • Plusvalenza: 200 € – 0 € = 200 € di guadagno netto.
  • Imposta da pagare nel 2026: 200 € × 26% = 52 €. Esattamente come avviene per la vendita in euro, anche lo scambio per EMT genera una plusvalenza imponibile.

NOTA – Classificazione degli EMT

Al momento non esiste una classificazione ufficiale, chiara e completa che indichi con certezza quali criptovalute rientrano nella categoria degli EMT (Electronic Money Tokens) secondo il regolamento MiCAR, e quali invece ricadono nelle altre categorie previste dalla normativa.

Di conseguenza, l’identificazione di una stablecoin come EMT è frutto di un’interpretazione della norma, basata sulle sue caratteristiche tecniche e funzionali. Questo porta inevitabilmente a categorizzazioni discordanti tra operatori del settore, fiscalisti e piattaforme.

In linea generale, si concorda sul fatto che Tether (USDT) – una delle stablecoin più utilizzate nel trading – può essere considerata un EMT, e quindi le operazioni in USDT sono fiscalmente rilevanti.

Diversamente, USD Coin (USDC) ha ricevuto ufficialmente la classificazione come EMT, avendo completato con successo il processo di due diligence richiesto dalla MiCAR e soddisfatto tutti i criteri normativi previsti.

Questo significa che, almeno per ora, le operazioni con USDC sono sicuramente rilevanti fiscalmente, mentre quelle con altre stablecoin – come USDT – lo sono in base a una lettura coerente e prudente della normativa vigente.

Tutti i calcoli sono automatici

Ricorda che non devi fare questi calcoli da solo o da sola.
Se utilizzi un servizio di reportistica fiscale per criptovalute, come quello offerto da Young Platform, tutti questi passaggi sono gestiti automaticamente:

  • Il software traccia ogni operazione
  • Calcola eventuali imposte dovute
  • Ti dice esattamente quanto e se devi pagare 

In pochi clic ottieni un report fiscale completo, già precompilato con il valore delle criptovalute e l’esatto importo delle imposte da versare per la dichiarazione dei redditi.

Acquista il Report Fiscale

Minusvalenze nelle criptovalute: cosa sono e come utilizzarle per compensare l’imposizione fiscale nel 2026

Minusvalenze cosa sono

Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente divulgativo: servono ad aiutarti a comprendere cosa sono le minusvalenze e come usarle per la compensazione delle imposte. 

Se vuoi evitare di perdere ore a inserire dati e numeri nelle caselle giuste, esiste una via più breve: i servizi di reportistica fiscale per le criptovalute offerti direttamente da Young Platform

Con i nostri sistemi, ogni transazione viene tracciata automaticamente; le minusvalenze e le plusvalenze vengono calcolate correttamente e inserite nelle caselle appropriate dei quadri della dichiarazione (come il Quadro RT o il Quadro T).

Il risultato è un report fiscale precompilato che puoi usare come guida chiara e sicura per la compilazione della dichiarazione dei redditi.

Hai usato altri exchange oltre Young Platform? Non c’è problema: grazie alla partnership con Okipo, che si occupa proprio di fiscalità crypto, puoi risolvere una volta per tutte la situazione “imposte crypto” a prezzi assolutamente competitivi.  

Cliccando sul bottone qui sotto, potrai esplorare le nostre soluzioni e individuare quella più in linea con le tue esigenze. 

Scopri i nostri servizi

Minusvalenze: cosa sono? Definizione e utilizzo per la compensazione fiscale

Una minusvalenza si verifica quando si vende una criptovaluta a un prezzo inferiore rispetto al suo costo di acquisto, generando una perdita finanziaria. Dal punto di vista fiscale, in Italia, queste minusvalenze possono essere utilizzate per compensare le plusvalenze (guadagni) ottenute dalla vendita di altre criptovalute, riducendo così l’imposta dovuta.​

Minusvalenze: periodo di compensazione

A partire dal 2023, la normativa italiana stabilisce che tali minusvalenze possono essere portate in deduzione nell’anno in cui vengono realizzate e nei quattro anni successivi. Spesso si parla di cinque anni includendo l’anno di realizzo, ma per non sbagliare i calcoli, la formula fiscale esatta è: anno della perdita + 4 anni successivi.. 

Ad esempio, una perdita registrata nel 2024 può essere compensata fino alla dichiarazione dei redditi del 2028.

È importante notare che le minusvalenze realizzate prima del 2023 non possono essere usate per compensare le plusvalenze.

Perché? Prima del 2023 le criptovalute erano considerate “valute estere” e non esisteva una normativa chiara che consentisse la compensazione delle perdite.

Come compensare le minusvalenze 

Esempio pratico di compensazione minusvalenze

Capire come compensare minusvalenze permette di ridurre l’imponibile derivante dalle plusvalenze. Nel 2026, dal momento che si dichiarano le operazioni del 2025, l’aliquota sulle crypto resta al 26%. Questo meccanismo può comunque farti risparmiare un bel po’ di soldi. 

Immaginiamo un investitore che compra Bitcoin in questa situazione:

  • 2025: realizza una minusvalenza – perdita complessiva – di 10.000 euro.
  • Sempre nel 2025: ottiene una plusvalenza – guadagno – di 5.000 euro.

Cosa succede? Grazie alla compensazione delle minusvalenze, l’investitore può sottrarre la vecchia perdita, quindi la minusvalenza, al nuovo guadagno, cioè alla plusvalenza, riducendo l’importo su cui pagare le imposte: 

  • Base imponibile: 5.000 € – 10.000 € = -5.000 €.
  • Imposta maturata nel 2025 (da versare nel 2026): 0€

Perchè? Perché, come abbiamo detto, il risultato dell’anno è una minusvalenza. Senza la compensazione, l’imposta sarebbe stata di 1.300 euro (5.000 × 26%), pari al totale risparmiato con questo meccanismo. 

Non solo non paghi imposte per il 2025, ma puoi “conservare” questa perdita per compensare le plusvalenze dei prossimi anni – fino al quarto anno successivo. Vediamo un altro esempio, con lo stesso investitore di prima: 

  • 2026: realizza una plusvalenza di 6.000€
  • Ha ancora un “credito” di 5.000€ – ciò che resta dalla compensazione della dichiarazione del 2026 che abbiamo visto poco fa. 

Cosa succede ora? Togliendo alla plusvalenza realizzata la minusvalenza “residua”, si riduce la base imponibile e quindi le imposte da pagare:

  • Base imponibile: 6.000 € – 5.000 € = 1.000€
  • Imposta maturata nel 2026 (da versare nel 2027): 260€

Senza la compensazione, il nostro investitore avrebbe dovuto pagare sempre 1.300€ (5.000 × 26%) di imposte.

Minusvalenze: quali si possono compensare?

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che:

  • Si possono riportare negli esercizi successivi solo minusvalenze nette, ovvero dopo aver compensato eventuali plusvalenze dello stesso anno.
  • Sono valide solo le perdite derivanti da “cash-out”, ovvero dalla vendita di criptovalute rispetto al loro prezzo di acquisto (o dall’acquisto di beni/servizi reali usando crypto).
  • Non si generano (e non si compensano) perdite derivanti da puri scambi tra crypto che rientrano nella categoria “altri crypto-asset”. Per esempio: vendere Bitcoin per comprare Ethereum a un valore inferiore non genera una minusvalenza fiscale.
  • L’eccezione delle stablecoin: lo scambio genera minusvalenza (o plusvalenza) solo se si converte la crypto in un Electronic Money Token (EMT), cioè in una stablecoin ancorata a valute legali come USDT, USDC o EURC. Questo passaggio è considerato, a tutti gli effetti, una conversione in valuta fiat.

Procedura per la compensazione

Per utilizzare le minusvalenze nella compensazione fiscale:​

  1. Dichiarazione: indicare le minusvalenze nel Quadro RT del Modello Redditi o nel Quadro T del Modello 730, a seconda del regime dichiarativo adottato nell’anno in cui si verificano.
  2. Documentazione: conservare tutta la documentazione relativa alle operazioni che hanno generato le minusvalenze, inclusi i dettagli delle transazioni e le evidenze dei prezzi di acquisto e vendita.​
  3. Monitoraggio delle scadenze: tenere traccia del periodo di 5 anni per assicurarsi che le minusvalenze siano compensate entro i termini previsti.​

Strategie per l’ottimizzazione fiscale

Una gestione attenta delle minusvalenze consente di ottimizzare l’imposizione fiscale sulle criptovalute. Ad esempio, se si prevede di realizzare plusvalenze significative in futuro, potrebbe essere vantaggioso conservare le minusvalenze per compensarle con quei guadagni, riducendo così l’imposta complessiva dovuta.​

Acquista il Report Fiscale

I servizi fiscali di Young Platform: una soluzione completa per la dichiarazione delle criptovalute e il pagamento delle imposte

Servizi Fiscali

Tutto ciò che devi sapere per calcolare, documentare e dichiarare le tue attività crypto senza errori.

Per semplificare il processo di dichiarazione e garantire la piena conformità alle normative italiane, Young Platform offre strumenti avanzati che permettono di calcolare, documentare e dichiarare le proprie attività crypto in modo semplice e accurato.

In questo articolo vedremo quali report scaricare gratuitamente e quali acquistare, a cosa servono, quanto costano e come utilizzarli.

  • Report fiscale di Young Platform: per chi utilizza solo il nostro exchange.
  • Report fiscale Young-Okipo: per chi utilizza diversi exchange, DEX, NFT e protocolli DeFi.
  • Report delle transazioni: per archiviare lo storico movimenti, ordini e Smart Trades.
  • Ricevuta imposta di bollo: da scaricare e conservare per eventuali accertamenti del fisco.
  • Commercialista crypto: per chi ha qualche dubbio o ha bisogno di delegare completamente la sua dichiarazione a un esperto.

Documentazione fiscale di Young Platform

In base alla tua operatività, puoi scegliere tra due tipologie di Report Fiscale:

  1. Report Fiscale Young Platform → ideale per chi opera esclusivamente su Young Platform Base e Pro.
  2. Report Fiscale Young-Okipo → pensato per chi utilizza più exchange, wallet esterni, piattaforme DeFi o possiede NFT.

Entrambi i report sono accessibili direttamente dalla sezione “Tasse & Report” disponibile su desktop e app

Scopri i servizi sul tuo account

Report Fiscale Young Platform: per chi utilizza solo Young Platform

Se hai comprato, venduto o detenuto criptovalute solo su Young Platform (Base o Pro), questo report fiscale ti permette di ottenere facilmente tutti i dati necessari per la dichiarazione dei redditi.

Cosa contiene il report?

Calcolo automatico delle plusvalenze e minusvalenze
Il report analizza tutte le operazioni effettuate e calcola il guadagno o la perdita netta, fornendo direttamente i valori da inserire nella dichiarazione fiscale.

Quadri precompilati per la dichiarazione
Il report fornisce i moduli fiscali già organizzati con i tuoi dati, semplificando la compilazione della dichiarazione dei redditi.

  • Quadro RW lo trovi nel Modello Redditi Persone Fisiche. Serve per dichiarare il possesso di criptovalute ed è necessario per il calcolo dell’imposta di bollo.
  • Quadro RT → Serve per dichiarare le plusvalenze e le minusvalenze, ottenendo così il calcolo dell’imposta dovuta.
  • Quadro W → Equivalente al Quadro RW ma specifico per i lavoratori dipendenti e pensionati che utilizzano il 730. Indica il possesso di criptovalute e consente il calcolo dell’imposta di bollo.
  • Quadro T → Equivalente al Quadro RT per chi utilizza il 730. Permette di dichiarare guadagni o perdite sulle criptovalute e calcolare l’imposta sulle plusvalenze.

Gli sconti dedicati ai Club Young Platform 

I membri dei Club godono di sconti fissi sull’acquisto del Report Fiscale di Young Platform.

dichiarazione dei redditi 2025 criptovalute

I vantaggi del Report Fiscale di Young Platform

Il Report Fiscale di Young Platform è pensato per rendere la dichiarazione delle criptovalute semplice, chiara e conveniente. A differenza di altri servizi, offre condizioni vantaggiose che aiutano gli utenti a risparmiare sui costi.

Pagamento unico per tutti gli anni fiscali 

Molti servizi simili richiedono il pagamento di un report separato per ogni anno da dichiarare. Con Young Platform, invece, paghi una sola volta e il report copre automaticamente tutti gli anni fiscali di operatività.  

Esempio: se hai iniziato a investire su Young Platform nel 2019, il report includerà tutti i tuoi dati dal 2019 a oggi, senza costi aggiuntivi.

Prezzo basato sulla tua reale attività 

Il costo del report dipende dal numero di transazioni effettuate e non è fisso. Questo significa che chi ha fatto poche operazioni paga meno rispetto a chi ha un’attività più intensa. Il piano base parte da 19,99€.

A differenza di altri servizi che applicano un costo uguale per tutti, Young Platform adotta un sistema più equo, evitando tariffe alte per chi ha effettuato poche operazioni.

Prezzo ancora più vantaggioso per chi ha già acquistato il report in passato 

Se hai già comprato il Report Fiscale di Young Platform negli anni passati, non dovrai pagare di nuovo per le transazioni già dichiarate. Il prezzo verrà calcolato solo sulle nuove operazioni del 2025, garantendoti un risparmio concreto.Questa soluzione permette agli utenti di rimanere in regola con il Fisco senza costi inutili, con un servizio trasparente e conveniente.

Acquista il Report Fiscale di Young Platform

Report Fiscale Young-Okipo: per chi possiede più wallet o utilizza diversi exchange

Se hai operato su più piattaforme di trading, utilizzi wallet esterni, investi in NFT o partecipi ad attività DeFi come staking e yield farming, dichiarare le tue criptovalute può diventare complicato.

Il Report Fiscale Young-Okipo è stato creato per semplificare questo processo: raccoglie automaticamente tutte le operazioni effettuate su qualsiasi exchange o wallet in un unico documento fiscale pronto per la dichiarazione. Basta importare il file csv delle transazioni.

In questo modo, puoi gestire facilmente la tua fiscalità crypto, senza dover ricostruire manualmente ogni transazione.

Cosa include il Report Young-Okipo?

Collegamento diretto con altri exchange e wallet
Questo report consente di importare le transazioni da qualsiasi piattaforma, comprese Binance, Coinbase, Kraken, Metamask, Ledger e molte altre. In questo modo, puoi ottenere una panoramica completa della tua attività in un solo documento.

Supporto per DeFi, NFT e altre attività crypto
Se hai operato in staking, yield farming, lending o trading su DEX, il Report Young-Okipo è in grado di calcolare le plusvalenze e minusvalenze anche su queste operazioni.

Storico dal 2016 ad oggi
Questo strumento ti permette di importare e regolarizzare le transazioni passate, creando un report retroattivo che copre tutti gli anni fiscali di cui hai bisogno.

Importazione automatizzata
Non è necessario inserire manualmente i dati delle operazioni. Il sistema consente di caricare lo storico delle transazione in formato CSV o collegare gli account per generare un report unificato e pronto per la dichiarazione fiscale.

Quadri precompilati per la dichiarazione
Il report include i fac-simile dei Quadri RW, RT, W e T, che servono per la compilazione della dichiarazione dei redditi:

  • Quadro RW e Qadro W → Per dichiarare il possesso di criptovalute.
  • Quadro RT e Quadro T → Per riportare le plusvalenze generate nel periodo fiscale.

Prezzi del Report Fiscale Young-Okipo

dichiarazione dei redditi okipo 2025

Per usufuire di questi sconti e prezzi è necessario acquistare il Report Young-Okipo direttamente da Young Platform nella sezione “Tasse & Report” e non sul sito di Okipo.

Acquista il Report Fiscale Young-Okipo

Quali sono i vantaggi del Report Young-Okipo?

Un unico report per tutti gli anni fiscali

A differenza di altri servizi che fanno pagare separatamente ogni anno, con il Report Young-Okipo paghi una sola volta per regolarizzare tutte le transazioni dal 2016 ad oggi.

Semplicità d’uso

Il sistema automatizzato permette di importare i dati da diversi exchange e wallet senza inserimenti manuali, risparmiando tempo ed evitando errori.

Assistenza dedicata

Gli utenti Young Platform hanno accesso a un servizio clienti prioritario per supporto e chiarimenti sulla dichiarazione fiscale.

Questa soluzione è pensata per chi ha un’attività crypto distribuita su più piattaforme e vuole ottenere un unico documento fiscale per semplificare la dichiarazione dei redditi, riducendo al minimo il rischio di errori o omissioni.

Report delle Transazioni di Young Platform

Il Report delle Transazioni di Young Platform è uno strumento utile e gratuito per monitorare e documentare tutte le operazioni effettuate sulla piattaforma. Si tratta di un documento che riporta in modo dettagliato ogni movimento di criptovalute e valute fiat, inclusi acquisti, vendite, depositi e prelievi.

A cosa serve il Report delle Transazioni?

Questo report non è un documento fiscale, ma rappresenta un estratto conto completo della propria attività su Young Platform. È utile per diversi motivi:

  • Tracciabilità e archiviazione delle operazioni
    Il report consente di avere una panoramica chiara e dettagliata di tutte le transazioni effettuate, facilitando il controllo del proprio storico di investimenti.
  • Supporto alla dichiarazione fiscale
    Sebbene non sostituisca il Report Fiscale, il Report delle Transazioni è un documento essenziale per chi vuole verificare i movimenti. Inoltre, in caso di dichiarazione autonoma senza un report fiscale precompilato, può servire come base per il calcolo delle plusvalenze e minusvalenze.
  • Utilità in caso di controlli fiscali
    Se l’Agenzia delle Entrate dovesse effettuare verifiche sulle operazioni di un contribuente, il Report delle Transazioni può essere utilizzato per dimostrare l’origine dei fondi e la tipologia di operazioni eseguite.
  • Integrazione con altri strumenti di gestione finanziaria
    Chi utilizza software di contabilità o strumenti di analisi finanziaria per monitorare il proprio portafoglio può importare i dati del report per avere un quadro più dettagliato della propria situazione patrimoniale.

Cosa contiene il Report delle Transazioni?

Il documento include informazioni dettagliate su:

  • lo storico movimenti, che contiene la cronologia di tutte le transazioni effettuate su Young Platform
  • lo storico ordini, che contiene la cronologia di tutti gli ordini di acquisto, vendita e conversione effettuati su Young Platform
  • storico transazioni Smart Trade, che permette di scaricare tutte le transazioni automaticamente eseguite dalle strategie Smart Trades. 

I documenti sono scaricabili singolarmente.

Come ottenere i documenti fiscali su Young Platform

Per scaricare i report fiscali e le transazioni, basta accedere alla propria area personale su Young Platform, disponibile via web o app.

  • Per acquistare e scaricare il Report Fiscale (Young Platform o Young-Okipo), vai nella sezione “Tasse & Report”, seleziona il report desiderato e completa l’acquisto. Dopo il pagamento, il documento sarà disponibile per il download in formato PDF e inviato via email. Potrai utilizzarlo per compilare la dichiarazione o consegnarlo al tuo commercialista.
  • Per scaricare il Report delle Transazioni, accedi sempre alla sezione “Tasse & Report” e seleziona l’opzione per generarlo gratuitamente. Questo documento fornisce un registro completo di tutte le operazioni effettuate su Young Platform, utile per la gestione della fiscalità e il monitoraggio delle attività crypto.

Grazie a questa procedura semplice e veloce, puoi ottenere tutti i dati necessari senza doverli raccogliere manualmente.

Pagamento automatico dell’Imposta di Bollo su Young Platform

L’imposta di bollo sulle criptovalute è un obbligo fiscale per chi possiede asset digitali. Gli utenti di Young Platform Base e Pro non devono preoccuparsi di calcolarla o versarla manualmente, perché l’exchange si occupa automaticamente del pagamento, prelevando l’importo dovuto direttamente dal saldo disponibile.

Come funziona il calcolo dell’imposta di bollo?

  • Aliquota: l’imposta di bollo è pari al 2 per mille (0,2%) del valore totale del portafoglio.
  • Data di riferimento: l’importo viene calcolato sul valore complessivo delle criptovalute detenute su Young Platform al 31 dicembre dell’anno fiscale.
  • Determinazione del valore: il valore del portafoglio viene stabilito sulla base dei prezzi degli asset al 31 dicembre.

Come verificare il pagamento?

Dopo che Young Platform ha effettuato il pagamento dell’imposta di bollo per conto dell’utente, la ricevuta è disponibile per il download direttamente nella sezione “Tasse & Report” della piattaforma. È importante scaricare questa ricevuta e allegarla alla propria dichiarazione fiscale per dimostrare che l’imposta è stata versata.

Scarica la ricevuta

Cosa fare se utilizzi più exchange?

Se hai criptovalute su altre piattaforme, è fondamentale verificare se l’imposta di bollo è già stata pagata per te. Ogni exchange ha una politica diversa: alcuni, come Young Platform, versano automaticamente l’imposta in tua vece, mentre altri richiedono che sia tu a provvedere al pagamento autonomamente.

Per evitare di pagare due volte l’imposta sullo stesso importo o, al contrario, di omettere il versamento, segui questi passaggi:

  1. Controlla la sezione fiscale dei tuoi exchange per verificare se hanno già versato l’imposta.
  2. Scarica le ricevute di pagamento da ogni piattaforma.
  3. Somma i valori per assicurarti di aver pagato l’importo corretto in base al totale delle criptovalute detenute su tutti i tuoi account.
  4. Se un exchange non ha versato l’imposta per te, l’imposta dello 0,2% (che in questo caso prende il nome di IVACA) deve essere versata autonomamente. Dovrai indicare il valore dei tuoi asset nel Quadro RW, se usi il Modello Redditi PF, o nel Quadro W, se invece utilizzi il Modello 730, e procedere al pagamento del saldo tramite Modello F24..

Young Platform semplifica questo processo per chi detiene criptovalute sulla sua piattaforma, eliminando la necessità di calcoli manuali e riducendo il rischio di errori nella dichiarazione fiscale.

Consulenza fiscale personalizzata per la Dichiarazione dei redditi da criptovalute

La consulenza fiscale personalizzata di Young Platform è pensata per supportare chi deve dichiarare criptovalute in modo corretto, anche in situazioni complesse come operazioni su più piattaforme, attività in DeFi o regolarizzazioni di anni passati. Il servizio, gestito da commercialisti esperti in crypto, guida l’utente nella compilazione dei quadri RW, RT, W e T, nel ravvedimento operoso e nell’ottimizzazione fiscale tramite la compensazione di minusvalenze.

Dopo una prima analisi della situazione, viene proposta la strategia fiscale più adatta e, se necessario, un preventivo personalizzato in base alla complessità. Sono disponibili due formule: Consulenza Fiscale (singolo appuntamento) e Pacchetto Completo (servizio all inclusive). Tutti i dettagli sono spiegati nell’articolo dedicato, dove puoi approfondire ogni aspetto del servizio.

Le informazioni relative al Token YNG hanno finalità informativa. Il Token non rappresenta uno strumento finanziario. L’acquisto e l’utilizzo del Token YNG comportano rischi e devono essere valutati con attenzione. Non è una sollecitazione all’investimento, né un’offerta pubblica ai sensi del D.Lgs. 58/1998.