Imposta di bollo e IVACA: l’imposta patrimoniale sulle criptovalute 2026

Imposta di bollo crypto

Anche per il 2026 è previsto l’obbligo di pagamento dell’imposta patrimoniale sulle criptovalute, a carico di chi detiene crypto-asset, indipendentemente dal fatto che abbia realizzato guadagni.

In questo articolo spieghiamo che cos’è, come funziona, quando si paga e soprattutto qual è la differenza tra IVACA e imposta di bollo, due concetti spesso confusi ma con importanti differenze pratiche.

Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità puramente divulgative e mirano ad aiutare l’investitore a comprendere il funzionamento della tassazione patrimoniale sulle criptovalute.

IVACA: l’imposta patrimoniale vera e propria

Fino al 2023, le criptovalute detenute su exchange esteri erano soggette alla IVAFE (Imposta sul Valore delle Attività Finanziarie detenute all’Estero).

Con l’introduzione del Decreto Legge 73/2023, la IVAFE non si applica più alle cripto-attività. Al suo posto è stata istituita l’IVACAImposta sul Valore delle Cripto-Attività, che si applica a tutte le criptovalute, indipendentemente dal fatto che siano custodite in Italia o all’estero.

Come funziona l’IVACA

  • Aliquota: 0,2% annuo
  • Base imponibile: il valore di mercato dei crypto-asset detenuti al 31 dicembre. Se non esiste un prezzo di mercato affidabile (es. token illiquidi, NFT non quotati), si utilizza un valore nominale attribuito, coerente e documentabile

Cosa si intende per valore nominale? 

Il valore nominale è un valore stimato, attribuito convenzionalmente al crypto-asset, in assenza di una quotazione ufficiale. Deve essere coerente, ragionevole e documentabile, per poter giustificare il calcolo dell’imposta in caso di verifica da parte dell’Agenzia delle Entrate.

L’IVACA:

  • Si applica al solo possesso di crypto-asset, anche se non sono stati movimentati
  • Si paga attraverso la dichiarazione dei redditi, mediante la compilazione del Quadro RW o W
  • È una vera e propria imposta patrimoniale, come l’IVIE per gli immobili esteri

Imposta di bollo: patrimoniale “assimilata 

Non esiste un’imposta di bollo autonoma per le criptovalute. Tuttavia, per chi detiene crypto-asset su exchange o piattaforme con sede in Italia, viene applicata una tassazione automatica assimilabile all’imposta di bollo.

  • Aliquota: 0,2% annuo
  • Applicazione: automatica, da parte dell’intermediario (es. Young Platform)
  • Base imponibile: valore degli asset detenuti al 31 dicembre 2025 (o, in ogni caso, in proporzione ai giorni di detenzione)

Non si versa in dichiarazione, ma viene trattenuta direttamente dalla piattaforma.

In pratica: quando si applica l’una o l’altra?

  • Detieni criptovalute su piattaforme italiane
    → L’imposta viene trattenuta automaticamente. Devi solo scaricare la ricevuta di pagamento dall’exchange e conservarla per eventuali controlli del fisco. Durante la dichiarazione dei redditi, devi fare una “X” nella casella 16 “solo monitoraggio” per comunicare all’Agenzia delle Entrate che è già stata pagata.
  • Detieni criptovalute su exchange esteri o wallet non custodial
    → Dovrai calcolare e versare tu l’IVACA, inserendola nel Quadro RW della dichiarazione dei redditi.
  • Hai crypto su piattaforme italiane e estere
    → Dovrai conservare le ricevute dell’imposta trattenuta automaticamente dalle piattaforme italiane. Per le criptovalute detenute su exchange esteri o wallet privati, dovrai dichiararle nel Quadro RW e versare l’IVACA corrispondente.

Qual è la scadenza per dichiarare e pagare l’imposta? 

La scadenza per il pagamento dell’IVACA (o per allegare la ricevuta dell’imposta di bollo) coincide con quella della dichiarazione dei redditi: 30 giugno dell’anno successivo a quello di riferimento.

Per l’anno fiscale 2025, il pagamento o l’inserimento in dichiarazione dovrà essere fatto entro il 30 giugno 2026.

Esistono poi delle casistiche che prevedono il pagamento in più rate, in base all’ammontare dell’imposta di bollo. Per approfondire: Scadenza dichiarazione redditi e pagamento delle imposte 2026: il calendario fiscale per le criptovalute

Nota bene – il mancato adempimento comporta sanzioni e interessi: pagamento dell’imposta non versata maggiorata del 70%, a cui si aggiungono gli interessi di mora. Se non sei in regola con le dichiarazioni degli anni passati, ma vuoi attivarti, ti consigliamo di informarti sul ravvedimento operoso, uno strumento che può farti risparmiare migliaia di euro: Ravvedimento operoso: lo strumento per chi non ha dichiarato le crypto

Su Young Platform, l’imposta di bollo viene calcolata e prelevata automaticamente ogni anno, senza che l’utente debba fare nulla. A partire dalla prima settimana di febbraio 2026, l’importo viene prelevato dal Portafoglio Euro, se ci sono fondi disponibili. Se il saldo è insufficiente, l’addebito avverrà alla prima operazione utile successiva.

  • Vai in “Tasse & Report” → “Imposta di bollo” per vedere l’importo pagato.
  • I dettagli della transazione (ID, data, importo, stato) sono disponibili in “Portafoglio Euro” → “Cronologia”.

Come si calcola la base imponibile

Calcolo imposta di bollo (0,2%)

  • Formula: valore totale del portafoglio × 0,2%
  • 17.790 € × 0,2% = 35,58 €

L’imposta di bollo da pagare sarà quindi pari a 35,58 €, che verrà trattenuta automaticamente da Young Platform, in quanto piattaforma italiana.

Cosa deve fare l’utente?

Nulla. L’imposta è già versata dall’exchange. L’utente dovrà solo scaricare la ricevuta del pagamento e conservarla in caso di controlli fiscali o per allegarla alla dichiarazione, se richiesto.

E se avessi lo stesso portafoglio su un exchange estero?

Nel caso in cui questi stessi asset fossero detenuti su un exchange estero o un wallet non custodial, l’imposta da versare sarebbe comunque di 35,58 €, ma non verrebbe trattenuta automaticamente.

In quel caso l’utente dovrebbe:

  • Inserire il valore del portafoglio nel Quadro RW del Modello Redditi o nel Quadro W del modello 730
  • Versare autonomamente l’imposta IVACA tramite Modello F24 entro il 30 giugno 2026

In sintesi: stesso importo, ma modalità diverse di adempimento fiscale

Commercialista esperto di criptovalute: accedi ai servizi di consulenza di Young Platform

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Gestisci al meglio la fiscalità crypto con il supporto di commercialisti specializzati. Scopri come ottimizzare la dichiarazione e ridurre i rischi fiscali.

Investire in criptovalute può essere redditizio e stimolante, ma la gestione fiscale rappresenta spesso un ostacolo complesso. La normativa in materia di crypto asset cambia praticamente ogni anno ed è purtroppo facile commettere errori nella dichiarazione dei redditi,  portando a sanzioni significative.

La soluzione: un commercialista crypto

Per questo motivo, abbiamo creato un portale di consulenza fiscale dedicato, che ti mette in contatto diretto con commercialisti esperti del settore. Grazie al loro supporto, potrai gestire in modo corretto e strategico la tua posizione fiscale, evitando rischi e ottimizzando il pagamento delle imposte.

I principali vantaggi del servizio sono:

  • Dichiarazione corretta degli asset digitali, con l’assistenza di un esperto.
  • Ottimizzazione fiscale, per ridurre il carico tributario nei limiti della legge.
  • Regolarizzazione di errori passati, tramite il Ravvedimento Operoso.
  • Consulenza su operazioni specifiche, come cash out, trasferimenti all’estero e gestione di fondi bloccati.

Il supporto di un commercialista con un documento fiscale come il Report Fiscale di Young Platform sono la soluzione alla tua dichiarazione dei redditi. È disponibile in due versioni:

  • Young Platform (da app e web): ideale per chi utilizza solo l’exchange PRO e Base.
  • Young-Okipo (solo da web): perfetto per chi opera con più wallet o exchange.

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L’accesso al servizio è semplice e immediato. È sufficiente:

  1. Accedere alla sezione “Tasse & Report” della piattaforma
  2. Cliccare sul banner dedicato alla consulenza fiscale
  3. Compilare un rapido questionario
  4. Scegliere un orario disponibile per l’appuntamento con il team di Young Platform.

Il primo incontro conoscitivo è gratuito e parlerai con i tecnici del team Young Platform per capire meglio le tue esigenze. 

Vogliamo infatti valutare insieme se sia davvero necessario attivare una consulenza fiscale professionale, che rappresenta comunque una spesa. In molti casi possiamo già aiutarti noi a chiarire dubbi e rispondere alle domande più comuni. Se invece la situazione lo richiede, ti supporteremo anche nel passaggio successivo, mettendoti in contatto con il nostro commercialista qualificato.

La scadenza per il pagamento delle imposte è fissata al 30 giugno 2026. Nei mesi precedenti questa data la richiesta di consulenze aumenta sensibilmente. Prenotare in anticipo consente di ricevere l’assistenza necessaria senza il rischio di ritardi o sovraccarichi.

Perché scegliere la consulenza fiscale di Young Platform?

Commercialisti esperti in criptovalute

I professionisti disponibili tramite il nostro servizio sono specializzati nel settore crypto e costantemente aggiornati sulle normative fiscali più recenti. Questo consente di ricevere un supporto mirato e affidabile, riducendo al minimo il rischio di errori o omissioni nella dichiarazione.

Integrazione con i Report Fiscali di Young Platform

Uno dei principali vantaggi è l’integrazione con i report fiscali della piattaforma. Questi documenti forniscono un quadro chiaro e dettagliato di tutte le transazioni effettuate, facilitando la compilazione della dichiarazione dei redditi.

Acquistare il Report Fiscale consente di ottenere un riepilogo preciso della propria attività crypto, riducendo il rischio di errori e facilitando il lavoro del commercialista.

Supporto personalizzato in base alle esigenze individuali

Ogni investitore ha una situazione fiscale unica. Per questo motivo, il nostro servizio di consulenza offre un supporto su misura, adattandosi alle necessità specifiche di ciascun utente.

I principali servizi offerti includono:

  • Analisi della situazione fiscale individuale, per sviluppare le strategie dichiarative più efficaci.
  • Calcolo delle imposte su plusvalenze e minusvalenze, per una gestione fiscale ottimale.
  • Compilazione dei quadri RW e RT, necessari per la dichiarazione degli asset digitali.
  • Gestione di fondi bloccati o allocati su piattaforme problematiche, con assistenza nella dichiarazione.
  • Consulenza su strategie per ottimizzare i cash out, evitando impatti fiscali imprevisti.
  • Supporto per trasferimenti di criptovalute da e per l’estero, con analisi degli obblighi fiscali connessi.
  • Guida alla conservazione della documentazione fiscale, per garantire una gestione corretta e conforme.
  • Preparazione alla difesa in caso di accertamenti da parte dell’Agenzia delle Entrate.
  • Assistenza per il ravvedimento operoso, per correggere eventuali errori dichiarativi di anni precedenti.
  • Consulenza su attività imprenditoriali legate alle crypto, come accettazione di pagamenti digitali, fiscalità internazionale, eredità e donazioni.
  • Supporto dedicato a chi ha vissuto situazioni complesse, come vittime di frodi o utenti che hanno perso fondi a causa del fallimento di exchange o piattaforme non più operative

Due formule di servizio: scegli quella più adatta a te

Offriamo due livelli di supporto, pensati per adattarsi al meglio alle tue esigenze:

  • Consulenza Fiscale
    Un incontro singolo con un esperto fiscale per ricevere chiarimenti su dubbi specifici, ottenere indicazioni su come procedere con la dichiarazione e valutare la tua situazione fiscale complessiva.
  • Pacchetto Completo
    Un servizio più approfondito, pensato per chi ha una situazione più articolata o preferisce delegare completamente la gestione della parte fiscale. Include l’analisi dei movimenti, il calcolo delle imposte, la compilazione della dichiarazione e la consegna dei documenti pronti per l’invio.

Queste informazioni sono riprese anche nelle mail che riceverai automaticamente al momento della prenotazione della chiamata, così avrai tutto chiaro fin da subito.

Ravvedimento Operoso e gestione di errori fiscali

Se negli anni precedenti hai commesso errori nella dichiarazione delle criptovalute o hai dimenticato di farla, il ravvedimento operoso rappresenta la soluzione per regolarizzare la tua posizione fiscale riducendo le sanzioni.

Grazie alla consulenza dei nostri esperti, potrai:

  • Analizzare la tua situazione fiscale e individuare eventuali irregolarità.
  • Ricevere un piano dettagliato su come correggere errori passati.
  • Minimizzare i costi delle sanzioni grazie all’intervento tempestivo.
  • Evitare il rischio di accertamenti futuri e contestazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Correggere eventuali inesattezze prima di ricevere una comunicazione ufficiale dall’Agenzia delle Entrate è fondamentale per evitare problemi e costi aggiuntivi.

Gestisci le tue criptovalute con sicurezza e tranquillità

Affidarsi a un commercialista esperto consente di eliminare ogni incertezza sulla fiscalità crypto, evitando errori e garantendo la conformità con la normativa vigente.

Grazie alla nostra consulenza specializzata, potrai concentrarti esclusivamente sulla crescita del tuo portafoglio, senza preoccupazioni legate alla dichiarazione dei redditi.

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Staking e Fisco: come funzionano le imposte sulle ricompense nel 2026

Staking Crypto

In questo articolo spieghiamo che cos’è lo staking e quali sono le implicazioni fiscali derivanti dalla ricezione di nuove crypto tramite questa modalità, affinché chi legge possa fare la dichiarazione dei redditi senza rischiare sanzioni.

Prima di passare alla teoria e procedere in autonomia alla compilazione del classico file Excel per riempire correttamente i vari quadri (RW o W, RT o T), sappi che c’è un modo per risparmiare tempo, energie, cattivi stati d’animo e soldi. 

Grazie ai nostri servizi fiscali, hai la possibilità di sistemare la questione delle imposte in pochi click e senza errori anche se, oltre a Young Platform, hai utilizzato altri exchange. E non è tutto: hai bisogno di fare la dichiarazione anche per gli anni fiscali precedenti al 2025? Con noi, hai tutto lo storico al prezzo di un report annuale.

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Staking: cos’è (in parole semplici)

Lo staking ti permette di bloccare le tue criptovalute per un certo periodo, mettendole a disposizione della rete (blockchain) per farla funzionare meglio. In cambio ricevi delle ricompense in criptovaluta.

È un po’ come lasciare dei soldi in un conto deposito e guadagnare interessi, ma nel mondo crypto.

Esistono vari modi per fare staking:

  • Direttamente sulla blockchain, se hai competenze tecniche.
  • Attraverso exchange come Young Platform, che fanno tutto per te.
  • Con il liquid  staking, che ti permette di usare i tuoi fondi anche mentre sono in staking.

Devo pagare imposte sulle ricompense ottenute con lo staking?

Sì. Secondo la normativa italiana, le ricompense da staking sono considerate guadagni e, come tali, sono tassate.

Ecco quando e quanto si paga:

1. Quando ricevi la ricompensa

L’anno dopo che hai ricevuto le criptovalute dallo staking, devi pagare un’imposta:

L’imposta si calcola sul valore di mercato (quindi il prezzo della criptovaluta) nel momento esatto dell’accredito.

2. Quando le vendi (se le vendi)

Se poi decidi di vendere le criptovalute ricevute e il loro valore è aumentato, paghi un’altra imposta, che varia in base all’anno della dichiarazione (come sopra): 

  • Vendite nel 2025 e dichiarazione nel 2026: aliquota al 26%.
  • Vendite nel 2026 e dichiarazione nel 2027: aliquota al 33%.

In ogni caso, la tassazione si impone sulla plusvalenza, ovvero sulla differenza tra:

  • il valore al momento della ricezione (quando ti sono arrivate), e
  • il valore al momento della vendita.

Esempio:

  1. 2025 – anno di ricezione dei token

Quando ricevi le criptovalute tramite staking, il fisco considera quell’entrata come un reddito. Il valore che la moneta ha in quel preciso istante diventa il tuo “prezzo di carico”.

  • Quantità ricevuta: 10 ETH
  • Prezzo di carico unitario: 1.000 € (valore di 1 ETH al momento della ricezione)
  • Valore imponibile totale: 1.000 € x 10 = 10.000 €
  1. 2026 – Pagamento imposta sulla ricezione

L’anno successivo all’accredito dei token, sei tenuto al pagamento delle imposte (con aliquota del 26%) calcolate sul loro valore al momento della ricezione, a prescindere dal fatto che tu li abbia ancora in portafoglio o meno. Data l’eliminazione della franchigia di 2.000€, l’imposizione fiscale si applica sull’intero importo.

  • Calcolo Imposta: 10.000 € x 26% = 2.600 € 
  1. 2026 – Vendita 

Decidi di vendere una parte dei tuoi ETH in euro perché il loro valore è aumentato. 

  • Quantità venduta: 6 ETH
  • Prezzo di vendita: 3.000 € (valore di 1 ETH al momento della vendita)
  • Incasso totale: 3.000 € x 6 = 18.000 €

La plusvalenza (il tuo guadagno netto) si calcola sottraendo il prezzo di carico unitario dal prezzo di vendita unitario, moltiplicato per i token venduti.

  • Plusvalenza: (3.000 € – 1.000 €) x 6 = 12.000 €
  1. 2027 – Pagamento imposte sulla plusvalenza

Calcolo imposta: 12.000 € x 33% = 3.960 €

Staking e dichiarazione dei redditi: come presentarla correttamente?  

In Italia, chi riceve criptovalute dallo staking deve inserirle nella dichiarazione dei redditi in due parti:

1. Quadro RW o Quadro W

Per dichiarare il possesso di criptovalute, incluse quelle in staking. Serve anche per calcolare l’imposta di bollo dello 0,2% sul totale delle criptovalute possedute al 31 dicembre – Quadri RW e W crypto 2026: come si compilano?

2. Quadro RT o Quadro T

Per dichiarare le eventuali plusvalenze se le hai vendute a un prezzo più alto di quando le hai ricevute – Quadri RT e T crypto 2026: come si compilano?

Nota bene – il mancato versamento delle imposte sulle plusvalenze comporta sanzioni abbastanza salate: pagamento dell’imposta non versata maggiorata del 70%, a cui si aggiungono gli interessi di mora. Se non sei in regola con le dichiarazioni degli anni passati, ma vuoi attivarti, ti consigliamo di informarti sul ravvedimento operoso, uno strumento che può farti risparmiare migliaia di euro: Ravvedimento operoso: lo strumento per chi non ha dichiarato le crypto

Cosa fa Young Platform per aiutarti

Se fai staking su Young Platform, non devi preoccuparti di calcoli complessi. Hai a disposizione:

Report Fiscale

Un documento precompilato con:

  • il valore delle ricompense ricevute
  • eventuali vendite e plusvalenze
  • l’imposta di bollo dovuta.

Pagamento automatico del bollo

Young Platform calcola e versa per te l’imposta di bollo dello 0,2% anche sulle ricompense da staking.

Consulenze fiscali

Puoi prenotare un appuntamento con un commercialista esperto in criptovalute, direttamente dall’app o dalla sezione “Tasse & Report”.

In sintesi

Lo staking è un buon modo per far fruttare le proprie criptovalute, ma bisogna essere in regola con il fisco.
Con gli strumenti giusti – come il Report Fiscale di Young Platform – puoi gestire tutto con facilità, evitare errori e affrontare la dichiarazione dei redditi con serenità.

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Mining di criptovalute: trattamento fiscale in Italia nel 2026

tasse Mining crypto

Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente divulgativo: servono ad aiutare l’investitore a comprendere come il fisco italiano tratta il mining di criptovalute, distinguendo tra attività personale e professionale, e le relative implicazioni fiscali.

Quindi, se stai leggendo questo articolo, significa che è arrivato quel momento dell’anno in cui sai che passerai ore sul sito dell’Agenzia delle Entrate – o su articoli come questo – cercando di capire se e come è cambiata la normativa, al fine di riempire correttamente le caselle di un file excel. Un lavoro che richiede tante energie, tante ore e soprattutto tanta pazienza.

Se utilizzi un servizio di reportistica fiscale per criptovalute, come quello offerto da Young Platform, non devi effettuare alcun calcolo manuale. Caricando un file csv, i redditi da attività di mining vengono calcolati automaticamente e i valori inseriti nelle caselle appropriate dei quadri della dichiarazione (come il Quadro RT o il Quadro T). 

Il risultato è un report fiscale precompilato che puoi usare come guida chiara e sicura durante la compilazione della dichiarazione dei redditi. E non è tutto: ti serve un report fiscale che copra, per esempio, quattro anni di attività? Con noi, lo ottieni al prezzo di un report annuale.

Trovi le informazioni necessarie al bottone verde qui sotto, che ti rimanderà alla pagina dedicata con tutte le soluzioni offerte. 

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Cos’è il mining di criptovalute?

Il mining è il processo attraverso il quale vengono validate e aggiunte nuove transazioni alla blockchain. I miner utilizzano potenza computazionale per risolvere complessi algoritmi crittografici, ricevendo in cambio nuove criptovalute come ricompensa.

Trattamento fiscale del mining in Italia

Il trattamento fiscale del mining di criptovalute in Italia varia a seconda che l’attività sia svolta a livello personale o professionale.

Mining a livello personale

Se svolto in modo occasionale e non professionale, il mining è considerato dal fisco italiano una forma di reddito diverso, assimilabile ad altri redditi di natura finanziaria.
Questo significa che:

  • Al momento dell’accredito della ricompensa (es. BTC), il valore in euro della crypto ricevuta è considerato un reddito imponibile.
  • L’imposta da versare è del 26% sul valore di mercato al momento dell’accredito.

Anche se non vendi la criptovaluta ricevuta, l’imposta è comunque dovuta, proprio perché il reddito si considera “realizzato” al momento della ricezione.

Mining a livello professionale

Quando il mining è svolto in modo continuativo, organizzato e con mezzi professionali, l’attività è considerata imprenditoriale. In questo caso, i proventi sono soggetti a tassazione come reddito d’impresa, con obbligo di apertura della partita IVA e applicazione delle relative imposte sul reddito e dell’IVA.

Come determinare la natura dell’attività di mining

Per stabilire se l’attività di mining è personale o professionale, il fisco valuta diversi fattori, tra cui:

  • Continuità dell’attività: se il mining è svolto regolarmente o saltuariamente.
  • Organizzazione dei mezzi: utilizzo di attrezzature professionali e infrastrutture dedicate.
  • Investimenti effettuati: entità degli investimenti in hardware e software.
  • Volume dei proventi: ammontare delle criptovalute minate e successivamente vendute.

Obblighi fiscali per i miner

Indipendentemente dalla natura dell’attività, i miner devono:

  • Tenere una documentazione accurata: registrare tutte le transazioni, inclusi i dettagli delle criptovalute minate e vendute.
  • Dichiarare i redditi: riportare i proventi nella dichiarazione dei redditi annuale, nel Quadro RT o T per attività personali, o secondo le regole del reddito d’impresa per attività professionali.
  • Versare le imposte dovute: calcolare e pagare le imposte in base al regime fiscale applicabile.

Dove si dichiara il mining?

I redditi da mining personale vanno dichiarati:

Il valore da dichiarare è pari al valore in euro delle criptovalute minate, calcolato nel giorno in cui sono state accreditate sul tuo wallet.

Esempio – Imposta mining personale

Immagina di aver ricevuto 0,05 BTC come ricompensa per attività di mining ad aprile 2025, quando 1 BTC valeva 75.000 €.

  • Calcolo del valore ricevuto:
    0,05 BTC × 75.000 € = 3.750 € di reddito imponibile
  • Calcolo dell’imposta dovuta:
    3.750 € × 26% = 975 € da pagare nel 2026

Quando si paga l’imposta?

L’imposta si paga l’anno successivo a quello in cui hai ricevuto la ricompensa.
Quindi, se hai minato crypto nel 2025, dovrai dichiarare e versare l’imposta nel 2026.

Nota bene – il mancato versamento delle imposte sulle plusvalenze comporta sanzioni abbastanza salate: pagamento dell’imposta non versata maggiorata del 70%, a cui si aggiungono gli interessi di mora. Se non sei in regola con le dichiarazioni degli anni passati, ma vuoi attivarti, ti consigliamo di informarti sul ravvedimento operoso, uno strumento che può farti risparmiare migliaia di euro: Ravvedimento operoso: lo strumento per chi non ha dichiarato le crypto

Tutto calcolato automaticamente

Usando un servizio di reportistica fiscale crypto come quello offerto da Young Platform, il sistema:

  • Riconosce le ricompense da mining
  • Calcola in automatico il valore e l’imposta da pagare
  • Inserisce tutto nei quadri corretti della dichiarazione

Riceverai così un report fiscale precompilato, pronto da usare come guida affidabile per la dichiarazione dei redditi.

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Airdrop crypto: cos’è e quali sono le imposte da pagare nel 2026

Airdrop tasse

Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente divulgativo: servono ad aiutare l’investitore a comprendere come funzionano le imposte sulle criptovalute ricevute tramite airdrop.

Premessa: se stai leggendo questo articolo, significa che è arrivato quel momento dell’anno in cui ti metti davanti a un file Excel, riempi le caselle e cerchi di avere un quadro chiaro della tua situazione fiscale. Il risultato finale: tanto tempo e pazienza persi. Per fortuna, la tecnologia ci viene incontro. 

Grazie ai nostri servizi fiscali, hai la possibilità di sistemare la dichiarazione dei redditi e il pagamento delle imposte sulle criptovalute in pochi clic senza errori anche se, oltre a Young Platform, hai utilizzato altri exchange. Trovi le informazioni necessarie cliccando sul bottone verde qui sotto, che ti rimanderà alla pagina dedicata con tutte le soluzioni offerte. 

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Cos’è un airdrop crypto?

Un airdrop è una distribuzione gratuita di criptovalute.
Spesso i progetti crypto regalano i loro token a utenti selezionati per far conoscere il progetto, premiare chi ha già usato la piattaforma o incentivare l’adozione.

Esempio:
Nel 2020, Uniswap – uno dei più famosi exchange decentralizzati – ha regalato 400 token UNI a ogni utente che aveva interagito con la piattaforma prima di una certa data.

Un altro esempio più recente è Arbitrum, che nel 2023 ha distribuito token ARB agli utenti che avevano utilizzato la sua piattaforma.

Come viene trattato un airdrop crypto a livello fiscale?

Ricevere token tramite airdrop è considerato un reddito anche se non hai speso nulla per ottenerli.

Sono inquadrati come “altri proventi derivanti dalla detenzione di cripto-attività”. Di conseguenza, costituiscono reddito imponibile nel momento esatto in cui li ricevi nel wallet (principio di cassa), calcolato in base al loro valore di mercato in quel preciso giorno.

Per questo motivo, il valore ricevuto è soggetto a imposta.

Dove si dichiarano?

I token ricevuti tramite airdrop vanno indicati:

Quando e quanto si paga?

Le imposte si pagano nell’anno successivo a quello in cui hai ricevuto i token e si si calcolano sul valore di mercato della criptovaluta nel giorno esatto in cui è stata accreditata sul tuo portafoglio: ti basta moltiplicare la quantità di token ricevuti per il prezzo di 1 token in quel giorno. 

Per quanto riguarda l’aliquota, attenzione all’anno di ricezione: per gli airdrop ricevuti nel 2025 (che dichiari quest’anno, nel 2026), l’aliquota è al 26%.

Esempio – Imposta sull’airdrop ricevuto nel 2025

 Hai ricevuto 400 UNI in airdrop il 21 ottobre 2025, quando 1 UNI valeva 7 euro.

  • Calcolo del valore ricevuto: 400 UNI x 7 euro = 2.800 euro.
  • Calcolo dell’imposta: essendo un reddito del 2025, applichi il 26%. Quindi 2.800 euro x 26% = 728 euro da pagare quest’anno (nel 2026). 

Importante: Anche se non hai venduto i tuoi UNI e sono ancora nel wallet, questa prima imposta è comunque dovuta perché hai incassato un reddito. I 2.800 euro diventano il tuo nuovo “prezzo di carico”.

E se vendi le criptovalute?

Se poi vendi le criptovalute in cambio di euro e il loro valore è aumentato, allora paghi anche un’imposta sull’eventuale plusvalenza (cioè sul guadagno).

Esempio – vendita nel 2025:

Hai venduto i tuoi 400 UNI a novembre 2025, quando valevano 10 euro ciascuno.

  • Valore di vendita: 400 UNI x 10 euro = 4.000 euro.
  • Prezzo di carico (valore all’airdrop): 2.800 euro.
  • Plusvalenza: 4.000 euro – 2.800 euro = 1.200 euro.

Calcolo dell’imposta: poiché la vendita è avvenuta nel 2025, con la dichiarazione del 2026 si applica l’aliquota del 26%. Quindi il 26% di 1.200 euro = 312 euro di imposta.

Nota bene: il mancato versamento delle imposte sulle plusvalenze comporta sanzioni abbastanza salate: pagamento dell’imposta non versata maggiorata del 70%, a cui si aggiungono gli interessi di mora. Se non sei in regola con le dichiarazioni degli anni passati, ma vuoi attivarti, ti consigliamo di informarti sul ravvedimento operoso, uno strumento che può farti risparmiare migliaia di euro: Ravvedimento operoso: lo strumento per chi non ha dichiarato le crypto

Quando si paga l’imposta sulla plusvalenza?

Il principio è semplice: le imposte si pagano l’anno successivo rispetto all’anno in cui hai venduto le criptovalute e, ovviamente, solo se hai realizzato un guadagno.

Quindi:

  • Se le vendi nel 2024, paghi nel 2025
  • Se le vendi nel 2025, paghi nel 2026

Se le vendi nel 2026, paghi nel 2027
…e così via.

airdrop crypto imposte 2025

*Nota Bene! Ricordiamo che il prossimo anno l’aliquota applicata salirà al 33%, così come definito dalla Legge di Bilancio 2026. Questo significa che gli airdrop e le plusvalenze ottenute dal 1 gennaio 2026 e che rientreranno nella dichiarazione dei redditi 2027, verranno tassate al 33% e non più  al 26%. 

E se scambi le criptovalute ricevute con un airdrop per una stablecoin?

Con la piena entrata in vigore del regolamento europeo MiCAR, lo scambio di criptovalute volatili con stablecoin regolamentate (cioè gli EMT, Electronic Money Tokens) è fiscalmente rilevante

Gli EMT sono token il cui valore è ancorato a una singola valuta fiat ufficiale (es. dollaro o euro) e la loro funzione è equiparata a quella della moneta elettronica. 

Questo significa che scambiare i tuoi UNI per USDC o USDT è considerato a tutti gli effetti come venderli per valuta fiat: se hai un guadagno rispetto al momento in cui li hai ricevuti, dovrai pagare l’imposta sulla plusvalenza.

Esempio – Imposta sullo scambio con stablecoin nel 2025

Hai ricevuto 400 UNI a ottobre 2025 con un airdrop, quando valevano 7€ ciascuno → valore iniziale: 2.800€

A novembre 2025, quando il prezzo di 1 UNI è salito a 10€, decidi di scambiare i tuoi 400 UNI per USDC. 

  • Dallo scambio ricevi circa 4.000 USDC (equivalenti a 4.000€, dato che 1 USDC ≈ 1€).
  • Perciò il valore ricevuto al momento dello scambio: 4.000€
  • Valore al momento dell’airdrop: 2.800€
  • Plusvalenza: 4.000 – 2.800 = 1.200€
  • Imposta da pagare: 26% di 1.200€ = 312€

Esattamente come avviene per la vendita in euro, anche lo scambio per EMT genera una plusvalenza imponibile.

NOTA – Classificazione degli EMT nel 2026

Al momento non esiste una classificazione ufficiale, chiara e completa che indichi con certezza quali criptovalute rientrano nella categoria degli EMT (Electronic Money Tokens) secondo il regolamento MiCAR, e quali invece ricadono nelle altre categorie previste dalla normativa.

Di conseguenza, l’identificazione di una stablecoin come EMT è frutto di un’interpretazione della norma, basata sulle sue caratteristiche tecniche e funzionali. Questo porta inevitabilmente a categorizzazioni discordanti tra operatori del settore, fiscalisti e piattaforme.

In linea generale, si concorda sul fatto che Tether (USDT) – una delle stablecoin più utilizzate nel trading – può essere considerata un EMT, e quindi le operazioni in USDT sono fiscalmente rilevanti.

Diversamente, USD Coin (USDC) ha ricevuto ufficialmente la classificazione come EMT, avendo completato con successo il processo di due diligence richiesto dalla MiCAR e soddisfatto tutti i criteri normativi previsti.

Questo significa che, almeno per ora, le operazioni con USDC sono sicuramente rilevanti fiscalmente, mentre quelle con altre stablecoin – come USDT – lo sono in base a una lettura coerente e prudente della normativa vigente.

Tutti i calcoli sono automatici

Lo ricordiamo: non è più obbligatorio fare questi calcoli da solo o da sola.
Se utilizzi un servizio di reportistica fiscale per criptovalute, come quello offerto da Young Platform, tutti questi passaggi sono gestiti automaticamente:

  • Il software traccia ogni operazione
  • Calcola eventuali imposte dovute
  • Ti dice esattamente quanto e se devi pagare 

In pochi clic ottieni un report fiscale completo, già precompilato con il valore delle criptovalute e l’esatto importo delle imposte da versare per la dichiarazione dei redditi.

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Scadenza dichiarazione redditi e pagamento delle imposte 2026: il calendario fiscale per le criptovalute

scadenza dichiarazione redditi 2026

Per evitare sanzioni e adempiere correttamente agli obblighi fiscali, è fondamentale conoscere le scadenze principali e le nuove regole applicabili. Scopriamo dunque il calendario fiscale 2026.

Di seguito troverai una guida chiara ed esaustiva sulle date chiave per il pagamento delle imposte, la dichiarazione dei redditi e sulle principali modifiche normative introdotte per il 2026.

Per evitare sanzioni e adempiere correttamente agli obblighi fiscali, è fondamentale conoscere le scadenze per la dichiarazione e il pagamento delle imposte. Scopriamo dunque il calendario fiscale 2026.

Di seguito troverai una guida chiara ed esaustiva sulle date chiave per il pagamento delle imposte, la dichiarazione dei redditi e sulle principali modifiche normative introdotte per il 2026.

Tassazione delle criptovalute: cosa bisogna sapere

Chi investe in criptovalute deve rispettare due obblighi fiscali fondamentali, a prescindere dal fatto che ci sia una plusvalenza/minusvalenza o meno:

  1. Pagamento delle imposte → riguarda il versamento delle somme dovute allo Stato, come l’imposta sulle plusvalenze e l’imposta patrimoniale.
  2. Dichiarazione dei redditi → consiste nella presentazione del documento fiscale che ha un duplice scopo: comunicare le eventuali plusvalenze realizzate (Quadro RT / Quadro T) e dichiarare il semplice possesso dei tuoi asset crypto (Quadro RW ai fini del monitoraggio fiscale e antiriciclaggio), anche se non hai fatto alcuna operazione durante l’anno.

Non rispettare questi obblighi può comportare sanzioni, quindi è essenziale conoscere le date chiave per il 2026.

Scopri i nostri servizi fiscali

Scadenze per il pagamento delle imposte sulle criptovalute

Ecco le principali date da segnare in calendario:

Scadenze per il pagamento delle imposte sulle criptovalute

Ecco le principali date da segnare in calendario per il versamento delle imposte: 

30 giugno 2026 e 30 novembre 2026

  • Pagamento dell’imposta sulle plusvalenze realizzate nel 2025: per i redditi del 2025, l’aliquota da versare è ancora il 26% per tutti i crypto-asset. L’aumento al 33% riguarderà solo le operazioni effettuate a partire dal 1° gennaio 2026.
  • Pagamento dell’imposta di bollo o IVACA (Imposta sul Valore delle Cripto-attività) sul valore delle criptovalute detenute al 31 dicembre 2025. Da pagarsi qualora le cripto-attività non siano custodite presso un exchange che provveda autonomamente a trattenere e versare l’imposta di bollo – come Young Platform.

Imposta sul Valore delle Cripto-attività (IVACA): come funziona l’acconto sulle imposte

È possibile pagare l’IVACA in due momenti distinti, in base al superamento di alcune soglie.  

  • Fino a 51,64 €: non sei tenuto a versare alcun acconto per il 2026. Pagherai solo il saldo – lo 0,2% del valore totale del tuo portafoglio al 31 dicembre 2025 – entro il 30 giugno 2026.
  • Tra 51,65 € e 257,52 €: devi versare il saldo e pagare l’acconto per il 2026 in un’unica soluzione entro il 30 giugno.
  • Oltre i 257,52 €: scatta l’obbligo della rateizzazione in due momenti. È solo in questo caso che devi preoccuparti del “Primo Acconto” del 30 giugno.

Quindi, se il tuo debito d’imposta per il 2025 supera i 257,52 €, quel 100% di acconto dovuto viene “spaccato” in due rate con percentuali fisse:

  • Primo acconto – 30 giugno 2026: devi versare il 40% dell’imposta totale calcolata per il 2025.
  • Secondo acconto – 30 novembre 2026: devi versare il restante 60%.

Scadenze per l’invio della Dichiarazione dei redditi nel 2026

Le dichiarazioni fiscali devono essere presentate nei seguenti termini:

30 settembre 2026 → Scadenza invio telematico Modello 730

  • Utilizzato principalmente da lavoratori dipendenti e pensionati.
  • Contiene il Quadro W obbligatorio per il monitoraggio fiscale delle cripto-attività detenute, a prescindere dal luogo di archiviazione (wallet, exchange, ledger o PC) e calcolo dell’imposta patrimoniale.
  • Contiene il Quadro T, dove si dichiarano le eventuali plusvalenze e minusvalenze per il calcolo dell’imposta sostitutiva del 26%. 

2 novembre 2026  → Scadenza Invio telematico Modello Redditi Persone Fisiche (PF)

  • Necessario per chi ha redditi diversi dal lavoro dipendente, come partite IVA e liberi professionisti.
  • Contiene il Quadro RW obbligatorio per il monitoraggio fiscale delle cripto-attività detenute, a prescindere dal luogo di archiviazione (wallet, exchange, ledger o PC) e calcolo dell’imposta patrimoniale.
  • Include il Quadro RT, dove si dichiarano le plusvalenze e minusvalenze derivanti da criptovalute.

Nota: per normativa, la scadenza è fissata al 31 ottobre, ma cadendo di sabato nel 2026, slitta automaticamente al primo giorno lavorativo utile.

Se non si rispettano le date di pagamento e invio della dichiarazione?

Sanzioni e interessi di mora, simple as that: in caso di accertamenti da parte delle Agenzie delle Entrate, la dichiarazione infedele può costarti fino al 70% dell’imposta dovuta non versata, con un minimo da pagare di 150€. 

Ma il Fisco è clemente nei confronti di chi, consapevole della propria posizione, si attiva per sanare le proprie irregolarità: è possibile risolvere la propria situazione fiscale col ravvedimento operoso, pagando una sanzione notevolmente ridotta: tieni a mente che prima effettui il ravvedimento, meno paghi in sanzioni. 

Ti consigliamo di approfondire il discorso relativo al ravvedimento operoso, perché questo meccanismo può farti risparmiare migliaia di euro: Ravvedimento operoso: lo strumento per chi non ha mai dichiarato le crypto.

Novità fiscali 2026 sulle criptovalute: cosa cambia e cosa segnare in agenda

Le ultime Leggi di Bilancio hanno introdotto nuove regole fiscali per chi possiede criptovalute. Si tratta di cambiamenti significativi che influenzeranno la dichiarazione dei redditi. Vediamo in modo semplice cosa cambia, quali sono le scadenze da ricordare e su cosa riflettere per fare scelte consapevoli.

Fino al 2024: imposta solo sopra i 2.000 euro

Per tutto l’anno fiscale 2024 (cioè per le operazioni effettuate fino al 31 dicembre 2024), le plusvalenze – cioè i guadagni ottenuti dalla vendita o conversione di criptovalute – non erano soggette a imposta se inferiori a 2.000 euro complessivi.

Qualora non avessi mai dichiarato le tue criptovalute, tieni conto della franchigia per il ravvedimento operoso degli anni fiscali 2024 e precedenti – trovi degli esempi concreti nell’articolo sul ravvedimento linkato appena sopra. 

Dal 2025: si paga l’imposta anche per piccoli guadagni

A partire dal 1° gennaio 2025, questa soglia di esenzione, altrimenti detta “franchigia di 2.000€”, è stata abolita: qualsiasi plusvalenza, anche di importo modesto, è ora soggetta a imposta.

Dal 2026: sale l’aliquota

È importante sapere che l’aliquota attualmente prevista del 26% è salita al 33%, come riportato nella Legge di Bilancio del 2026, ma andrà considerata solo dal prossimo anno, cioè nel 2027, quando sarà il momento di dichiarare i redditi del 2026. 

Questo cambiamento, tuttavia, presenta due eccezioni:

  1. la conversione di un crypto-asset in un EMT ancorato all’euro
    Esempio: Bitcoin (BTC) → EURC → aliquota applicata 26%
  2. La conversione di un EMT ancorato a una valuta fiat diversa dall’euro in un EMT denominato in euro (come EURC).
    Esempio: Tether (USDT) → EURC → aliquota applicata 26%

Per chi ha sfruttato la rivalutazione delle criptovalute: cosa succede adesso?

Durante lo scorso anno, la Legge di Bilancio aveva offerto agli investitori la possibilità di “rivalutare” il proprio portafoglio crypto. Si poteva fissare il valore fiscale delle monete al prezzo di mercato del 1° gennaio 2025, pagando un’imposta agevolata del 18%. Questa mossa serviva per creare uno scudo fiscale in vista dell’aumento delle aliquote al 33%, scattato quest’anno. 

Se sei tra coloro che hanno sfruttato questo meccanismo, allora quanto segue potrebbe interessarti. Se, invece, non rientri in questa categoria, la finestra temporale per la rivalutazione del proprio portafoglio è ormai chiusa. Il termine ultimo e improrogabile per esercitare questa opzione e pagare la prima (o unica) rata è scaduto il 1° dicembre 2025.

Se HAI rivalutato nel 2025: 

Hai due adempimenti fondamentali quest’anno.

  1. La dichiarazione: devi obbligatoriamente indicare l’avvenuta rivalutazione nella tua Dichiarazione dei Redditi 2026 (all’interno del Quadro RT), riportando il valore affrancato e l’imposta versata.
  2. Le rate: se avevi scelto il pagamento rateizzato in tre anni, ricordati che entro il 30 novembre 2026 dovrai versare la seconda rata, applicando un interesse del 3%.

Puoi approfondire la questione della rivalutazione fiscale qui: Rivalutazione delle criptovalute: che cos’è e come funziona nel 2026?

Consigli pratici per gestire le imposte sulle criptovalute

Gestire correttamente le criptovalute dal punto di vista fiscale può sembrare complicato, ma con un po’ di organizzazione è possibile evitare errori e brutte sorprese. Ecco tre consigli utili:

1. Tieni tutto sotto controllo

  • Registra ogni operazione: comprare, vendere, scambiare o trasferire criptovalute sono tutte operazioni che vanno tracciate. Quasi tutte le piattaforme ti permettono di scaricare un file (di solito in formato CSV) con lo storico completo delle tue attività. Conserva questi file con cura: sono la prova di quanto hai fatto, nel caso l’Agenzia delle Entrate voglia controllare.
  • Scarica la ricevuta dell’imposta di bollo: se usi piattaforme che anticipano il pagamento per conto tuo (come Young Platform), puoi scaricare la ricevuta e tenerla agli atti.
  • Usa un report fiscale: per compilare la dichiarazione dei redditi in modo più semplice, puoi acquistare un report già pronto. Questi report, offerti da consulenti o da alcune piattaforme crypto come Young Platform, ti forniscono un documento precompilato da consegnare al commercialista o utilizzare tu stesso.

2. Chiedi aiuto a un esperto

Le regole fiscali sulle criptovalute cambiano spesso e possono essere complicate, soprattutto se hai molti wallet, usi protocolli decentralizzati (DeFi) o hai movimentato cifre importanti. In questi casi, affidarsi a un commercialista che conosce il settore può farti risparmiare tempo, denaro e stress. Young Platform offre un servizio di consulenza con un commercialista esperto che puoi richiedere direttamente in app cliccando sul banner.

3. Prepara in anticipo i pagamenti

Non aspettare l’ultimo giorno per versare le imposte.
Un consiglio utile è quello di mettere da parte una parte dei guadagni ogni volta che realizzi un profitto. In questo modo, quando arriverà il momento di pagare, avrai già le risorse pronte.

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Prezzo di carico: perché è così importante per la dichiarazione dei redditi da criptovalute

Prezzo di carico crypto

Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente divulgativo: aiutano l’investitore a comprendere il ruolo del prezzo di carico nella dichiarazione dei redditi e nel calcolo delle imposte sulle criptovalute.

Vedremo cos’è, quando viene assegnato automaticamente e in quali casi va inserito manualmente.

Se utilizzi un servizio di reportistica fiscale per criptovalute come quello offerto da Young Platform, ci sono alcune operazioni per cui sarà necessario inserire manualmente il prezzo di carico.Una volta fornito questo dato, il sistema calcola automaticamente plusvalenze, imposte e li riporta nei quadri fiscali corretti (es. Quadro RT o Quadro T), generando un report precompilato, pronto da usare come guida sicura per la dichiarazione.

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Prezzo di carico: che cos’è? 

Il prezzo di carico rappresenta il valore iniziale attribuito a una criptovaluta nel momento in cui entra nel patrimonio del contribuente.

È fondamentale per il calcolo delle plusvalenze o minusvalenze, che si determinano al momento della vendita o dello scambio della crypto. Se non viene dichiarato correttamente, potresti pagare più imposte del dovuto.

Nota bene: il mancato versamento delle imposte sulle plusvalenze comporta sanzioni abbastanza salate: pagamento dell’imposta non versata maggiorata del 70%, a cui si aggiungono gli interessi di mora. Se non sei in regola con le dichiarazioni degli anni passati, ma vuoi attivarti, ti consigliamo di informarti sul ravvedimento operoso, uno strumento che può farti risparmiare migliaia di euro: Ravvedimento operoso: lo strumento per chi non ha dichiarato le crypto

Come si determina il prezzo di carico?

  • Acquisto diretto → coincide con il prezzo pagato per acquistare la crypto, incluse eventuali commissioni.
  • Airdrop, staking, mining, programmi Earn coincide con il valore di mercato al momento dell’accredito.
  • Trasferimento da altro wallet o exchange (quindi un deposito) → il contribuente deve dichiarare manualmente il prezzo di carico, ovvero il valore originale di acquisto.

Attenzione: prezzo di carico a 0 €

Se al momento della vendita il prezzo di carico è 0 € (perché non indicato, o in mancanza di documentazione), l’intero ricavato sarà considerato plusvalenza e tassato al 26%.

Nota operativa

Il corretto tracciamento del prezzo di carico è essenziale per:

  • Evitare errori nella dichiarazione fiscale
  • Ridurre il rischio di sovrastimare le plusvalenze
  • Dimostrare l’origine e il valore effettivo degli asset in caso di controlli

Esempio 1: Deposito senza prezzo di carico

  • Depositi 1 Bitcoin acquistato in passato, ma senza indicare il prezzo di acquisto.
  • Successivamente, vendi questo BTC a 100.000€.
  • Il fisco considera l’intero importo come plusvalenza → 100.000 €
  • Applicando la franchigia: 100.000 – 2.000 = 98.000€ imponibili.
  • Imposta dovuta: 98.000 × 26% = 25.480€.

Esempio 2: Deposito con prezzo di carico documentato

  • Depositi 1 Bitcoin e dichiari di averlo acquistato a 60.000€.
  • Quando vendi a 100.000€, la plusvalenza lorda sarà: 100.000 – 60.000 = 40.000€.
  • Applicando la franchigia: 40.000 – 2.000 = 38.000€ imponibili.
  • Imposta dovuta: 38.000 × 26% = 9.880€.

Come evitare errori (e pagare meno imposte)

Per non incorrere in una tassazione eccessiva:

  • Conserva sempre le prove d’acquisto delle criptovalute
  • Quando trasferisci fondi su un exchange, inserisci il prezzo di carico corretto

Se usi Young Platform, puoi caricare la cronologia delle transazioni da wallet esterni (es. Metamask, Ledger, ecc.) e ottenere un report fiscale completo e ottimizzato per la dichiarazione dei redditi.

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Trading Bot e Smart Trades: cosa sono e quali sono le imposte da pagare nel 2026

Trading bot e smart trades

Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente divulgativo: servono ad aiutare l’investitore a comprendere il funzionamento della tassazione sulle operazioni eseguite da Trading Bot e, nel caso specifico di Young Platform, tramite gli Smart Trades.

Premessa: se stai leggendo questo articolo, significa che è arrivato quel momento dell’anno in cui sai che passerai ore sul sito dell’Agenzia delle Entrate, cercando di capire se la normativa è cambiata, al fine di riempire correttamente le caselle di un file excel. 

Il risultato finale: tanto tempo e pazienza persi. Ma, per fortuna, la tecnologia ci viene incontro: grazie ai nostri servizi fiscali, hai la possibilità di sistemare la questione tasse in pochi click senza errori anche se, oltre a Young Platform, hai utilizzato altri exchange. 

E non è tutto: ti serve un report fiscale che copra, per esempio, quattro anni di attività? Con noi, lo ottieni al prezzo di un report annuale.

Trovi le informazioni necessarie al bottone verde qui sotto, che ti rimanderà alla pagina dedicata con tutte le soluzioni offerte. 

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Che cos’è un Trading Bot

Un Trading Bot è un software automatizzato che esegue operazioni di acquisto e vendita di criptovalute al posto dell’utente, seguendo parametri preimpostati (strategie di prezzo, volumi, soglie, indicatori tecnici, ecc.).

Dal punto di vista fiscale, tutte le operazioni effettuate dal Bot sono imputabili all’investitore, come se fossero state eseguite manualmente.

Rilevanza fiscale delle operazioni del Bot

Le operazioni eseguite da un Trading Bot sono considerate fiscalmente rilevanti in due casi principali:

  1. Quando la criptovaluta viene venduta in cambio di euro o di un’altra valuta fiat
  2. Quando viene scambiata con una stablecoin classificata come EMT (Electronic Money Token)

Ma cosa significa “EMT”?

Secondo il regolamento europeo MiCAR, gli EMT sono token il cui valore è ancorato a una valuta fiat (come l’euro o il dollaro), e sono trattati come denaro elettronico.
Ai fini fiscali, vengono equiparati alla valuta tradizionale: scambiare una crypto per un EMT è come venderla per euro.

Quindi, se il Bot scambia ad esempio Bitcoin per 1.000 USDC, l’operazione è fiscalmente equiparabile alla vendita per 1.000 euro.

In questo caso, si può generare una plusvalenza (o minusvalenza), che deve essere dichiarata negli apposti Quadri RT e T e tassata se rilevante.Nota bene – il mancato versamento delle imposte sulle plusvalenze comporta sanzioni abbastanza salate: pagamento dell’imposta non versata maggiorata del 70%, a cui si aggiungono gli interessi di mora. Se non sei in regola con le dichiarazioni degli anni passati, ma vuoi attivarti, ti consigliamo di informarti sul ravvedimento operoso, uno strumento che può farti risparmiare migliaia di euro: Ravvedimento operoso: lo strumento per chi non ha dichiarato le crypto

NOTA – Classificazione degli EMT: uno scenario in evoluzione

Al momento non esiste una classificazione ufficiale, chiara e completa che indichi con certezza quali criptovalute rientrano nella categoria degli EMT (Electronic Money Tokens) secondo il regolamento MiCAR, e quali invece ricadano nelle altre categorie previste dalla normativa.

Di conseguenza, l’identificazione di una stablecoin come EMT è frutto di un’interpretazione della norma, basata sulle sue caratteristiche tecniche e funzionali. Questo porta inevitabilmente a categorizzazioni discordanti tra operatori del settore, fiscalisti e piattaforme.

In linea generale, si concorda sul fatto che Tether (USDT) – una delle stablecoin più utilizzate nel trading – può essere considerata un EMT, e quindi le operazioni in USDT sono fiscalmente rilevanti.

Diversamente, USD Coin (USDC) ha ricevuto ufficialmente la classificazione come EMT, avendo completato con successo il processo di due diligence richiesto dalla MiCAR e soddisfatto tutti i criteri normativi previsti.

Questo significa che, almeno per ora, le operazioni con USDC sono sicuramente rilevanti fiscalmente, mentre quelle con altre stablecoin – come USDT – lo sono in base a una lettura coerente e prudente della normativa vigente.

Esempio – Imposta sulle operazioni del Trading Bot

Un Bot vende nel corso del 2025 1 ETH a 2.000 USDC. Se quell’ETH era stato acquistato quando valeva 1.500€, hai una plusvalenza di 500€, su cui si applica il 26% di imposta, da versare l’anno successivo cioè nel 2026.

Smart Trades su Young Platform: Trading Bot e fiscalità

Su Young Platform, puoi utilizzare gli Smart Trades, strumenti di trading algoritmico che funzionano come veri e propri Bot automatici: eseguono operazioni di acquisto e vendita in base a strategie preimpostate, senza che tu debba intervenire manualmente.

Questi Bot possono operare anche contro stablecoin, come USDC o USDT, che rientrano nella categoria degli EMT (e-money tokens) secondo l’interpretazione del regolamento MiCAR.

Impatto fiscale delle operazioni automatiche

Quando un Smart Trade scambia una criptovaluta contro uno di questi EMT, l’operazione è fiscalmente rilevante, come se fosse una vendita per euro.
Se il valore della crypto al momento dello scambio è superiore a quello che aveva quando l’hai acquistata (o quando il Bot l’ha acquistata), si genera una plusvalenza soggetta all’imposta del 26%.

Non fa differenza se l’ordine è stato eseguito da un Bot o da te manualmente: ai fini fiscali conta l’effetto dell’operazione.

Tutto è già calcolato nel tuo Report Fiscale

La buona notizia?
Non devi fare nulla a mano. Su Young Platform, tutte le operazioni eseguite con Smart Trades vengono:

  • Tracciate automaticamente
  • Classificate in base alla loro rilevanza fiscale
  • Incluse nel report fiscale, con eventuali plusvalenze e imposte dovute già calcolate 

In pochi clic ottieni un documento completo e pronto da usare per la dichiarazione dei redditi, senza doverti preoccupare di nulla.

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Stablecoin: come vengono classificate dalla MiCA e dalla normativa fiscale

Stablecoin tasse

L’adozione del Regolamento MiCA (Markets in Crypto-Assets) segna un importante passo avanti nella regolamentazione delle cripto-attività all’interno dell’Unione europea. Tra le novità più rilevanti vi è la classificazione delle stablecoin, come EMT e ART, che ha conseguenze dirette sulla loro tassazione.

Se preferisci evitare la parte teorica, puoi delegare la burocrazia fiscale utilizzando i nostri report fiscali. Sono precisi, economici e ti permettono di risolvere la questione delle imposte in modo rapido e definitivo.

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Cripto-attività: che cosa vuol dire?

Il termine cripto-attività è utilizzato nel regolamento europeo MiCAR (Markets in Crypto-Assets) per identificare qualsiasi forma di asset digitale basato su tecnologie di registro distribuito (DLT), come la blockchain.

Nella classificazione MiCAR, le cripto-attività si dividono in tre categorie principali, ognuna con caratteristiche e trattamenti normativi (e fiscali) distinti:

1. Asset-Referenced Tokens (ART)

Token il cui valore è ancorato a un paniere di asset sottostanti, che può comprendere diverse valute fiat, criptovalute, materie prime o una combinazione di tutti questi elementi.

Gli ART, non essendo strettamente ancorati a una valuta a corso legale come l’euro, sono esposti alla volatilità dei prezzi. Pertanto, le transazioni che li coinvolgono (acquisto, vendita, utilizzo o conversione) possono originare plusvalenze o minusvalenze, le quali sono soggette a tassazione.

Esempio: PAXGold (PAXG) è un token ancorato all’oro.

2. Electronic Money Tokens (EMT)

Token il cui valore è stabilmente ancorato a una singola valuta fiat, come l’euro o il dollaro. Questo ancoraggio garantisce che il loro valore rimanga fisso in un rapporto di 1 a 1 con la valuta di riferimento: un token ancorato all’euro, ad esempio, varrà sempre esattamente un euro (1 token = 1€).

In altre parole, questi token sono progettati per replicare il comportamento del denaro elettronico tradizionale e, per questo,  la normativa li equipara alla valuta tradizionale ai fini fiscali. Non potendo generare plusvalenze o minusvalenze legate alle fluttuazioni di mercato, possedere questi token è considerato, ai fini delle imposte, esattamente come detenere denaro contante o un normale deposito bancario.

Esempio: USD Coin (USDC), classificato ufficialmente come EMT

3. Cripto-Attività Diverse (tra cui Utility Tokens)

Gli Utility sono token che danno accesso a un prodotto o servizio all’interno di un ecosistema digitale specifico. Per rientrare in questa classificazione, devono essere emessi direttamente ed esclusivamente dal soggetto che eroga il servizio o sviluppa il prodotto a cui sono collegati.
Non sono concepiti come mezzo di pagamento, ma come “chiave” d’accesso a funzionalità offerte dalla piattaforma dell’emittente.

Esempio: Young (YNG) è classificato come utility token.

Trattamento fiscale delle cripto-attività

Dal punto di vista fiscale, tutte le cripto-attività possono generare plusvalenze imponibili nel momento in cui:

  • Vengono vendute in cambio di euro o altra valuta fiat
  • Oppure vengono scambiate con EMT, considerati equivalenti a valuta fiat

La categorizzazione MiCAR ha un impatto diretto unificato sulla normativa fiscale italiana: dal 2026, la tassazione agevolata in Italia dipende da come la MiCAR inquadra l’asset in questione. 

Gli EMT, essendo assimilabili a moneta legale, rendono fiscalmente rilevante lo scambio con una cripto-attività come se fosse una vendita.

Gli NFT, anch’essi cripto-attività secondo MiCAR, sono fiscalmente rilevanti solo se ceduti con profitto. Ma c’è una differenza fondamentale: 

  • Se l’NFT rappresenta esclusivamente un’opera d’arte digitale o un bene da collezione – senza alcuna utilità finanziaria, frazionamento o meccanismo di staking – la sua vendita segue le regole fiscali del collezionismo e sfugge alla tassazione legata alle cripto-attività.
  • Se l’NFT viene scambiato in modo sistematico a fini speculativi, allora rientra nella categoria delle cripto-attività e viene tassato secondo le regole vigenti.  

Aliquota applicata

In sintesi, “cripto-attività” è un termine ombrello che copre ogni forma di criptovaluta o token digitale. Qualunque operazione che generi un guadagno da questi asset – indipendentemente dalla loro categoria – può dar luogo a plusvalenze soggette all’imposta del 26%.

Franchigia dei 2.000€

Inoltre, a partire dal 1° gennaio 2025, la cosiddetta franchigia di 2.000€” è stata totalmente abolita

  • se prima le imposte si applicavano solo sui profitti che superavano i 2.000€
  • ora, invece, qualsiasi profitto, anche di 1 solo euro, concorre a formare la base imponibile.

Quando uno scambio è rilevante ai fini fiscali?

In linea generale, la normativa fiscale italiana – in linea con l’interpretazione del regolamento europeo MiCAR – considera fiscalmente rilevante solo lo scambio tra cripto-attività con caratteristiche e funzioni diverse.

“Non si considerano realizzati i redditi diversi qualora le cripto-attività oggetto di permuta abbiano le medesime caratteristiche e funzioni.

Cosa significa?

Che se scambi due cripto-attività simili – cioè appartenenti alla stessa categoria MiCAR – non realizzi una plusvalenza, e quindi non devi pagare imposte su quell’operazione.

Esempi di operazioni NON rilevanti fiscalmente:

  • Bitcoin → Ethereum
    Entrambe sono criptovalute native con funzione di scambio → nessuna imposizione
  • USDC → USDT
    Entrambi sono EMT, ovvero stablecoin ancorate a valute fiat → nessuna imposizione
  • USDC → dollari $
    Equiparati in funzione e valore → nessuna imposizione
  • EURC → euro €
    Equiparati in funzione e valore → nessuna imposizione
  • DAI → PAXG (entrambi sono classificati ART) → nessuna imposizione

Quando l’operazione diventa rilevante fiscalmente?

Lo scambio diventa fiscalmente rilevante quando coinvolge cripto-attività di categoria diversa, perché in questo caso si considera che tu abbia realizzato un guadagno o una perdita.

Esempio:

  • BTC → USDT
    Diversi per funzione e valore → evento fiscalmente rilevante 
  • USDT → euro €
    Equiparati in funzione ma non in valore → evento fiscalmente rilevante 
  • NFT ETH
    L’NFT ha una funzione completamente diversa da Ethereum (non è mezzo di scambio, ma oggetto digitale unico) → evento fiscalmente rilevante.
    Se lo scambio genera una plusvalenza, cioè il controvalore degli ETH ottenuti dalla vendita è maggiore del valore dell’NFT al momento dell’acquisto, questo guadagno è soggetto a un’imposta del 26%. Tuttavia, come abbiamo spiegato poco sopra, la tassazione fa riferimento alla natura dell’NFT: speculazione vs opera d’arte e collezionismo. 

La classificazione ufficiale

Ad oggi, non esiste una classificazione unificata, completa e vincolante a livello europeo che assegni ogni singolo token a una delle categorie previste dalla MiCAR (EMT, ART, utility, ecc.).

Questo significa che la categorizzazione è soggetta a interpretazione e può variare tra operatori, fiscalisti e Stati membri.

Tuttavia, esistono consensi diffusi su alcuni casi pratici:

  • USD Coin (USDC) è stato ufficialmente certificato come EMT, dopo aver completato il processo di due diligence previsto da MiCAR.
  • Tether (USDT) è tecnicamente un EMT, ma non è autorizzato nell’Unione europea, dal momento che non è ancora conforme ai requisiti previsti dalla MiCAR.
  • Bitcoin, Ethereum, Ripple, Uniswap, Litecoin, ecc. sono comunemente trattati come cripto-attività generiche, e gli scambi tra loro non sono fiscalmente rilevanti.
  • I token come PAX Gold (PAXG) sono generalmente considerati ART, perché ancorati a un paniere di asset o a un singolo asset, come l’oro, e non alla valuta fiat.

Come semplifica tutto questo il report fiscale di Young Platform?

Comprendere la categorizzazione delle cripto-attività può essere complesso, soprattutto quando si detengono asset su più piattaforme o wallet.

Per questo, il servizio fiscale di Young Platform applica automaticamente un’interpretazione coerente con la normativa MiCAR, classificando le criptovalute in tuo possesso sia all’interno della nostra piattaforma sia su altri exchange o wallet esterni.

Tutte le operazioni vengono:

  • Analizzate e categorizzate automaticamente
  • Tracciate con precisione
  • Inserite nel report fiscale completo, con plusvalenze e imposte già calcolate

Hai criptovalute anche su altri wallet o exchange?

Nessun problema: ti basta importare i file CSV delle transazioni e il sistema genererà un report fiscale unico e conforme, pronto per essere utilizzato nella tua dichiarazione dei redditi.

Tutto in pochi clic, senza bisogno di interpretazioni manuali o competenze tecniche.

Dai un’occhiata al servizio: 

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Abolita la franchigia dei 2.000€: cosa cambia e come funziona per la dichiarazione dei redditi 2026 

Addio alla franchigia di 2.000€ e guida al rimborso di 520€.

La franchigia di 2.000 € è uno di quei temi fiscali che hanno un po’ il sapore di leggenda: esiste o non esiste? Se esiste, come funziona? Ma siamo sicuri che esiste ancora? Insomma, questa celebre franchigia ha scatenato negli anni un dibattito abbastanza intenso. Con questo articolo, però, non avrai più dubbi. Vediamo insieme di cosa stiamo parlando. 

Partiamo dalla fine: dal 2025 è cambiato tutto, addio franchigia

Il dato è chiaro e inequivocabile: con la Legge di Bilancio 2025 (Legge 207/2024), la franchigia è stata eliminata. A partire dal 1° gennaio 2025, tutte le plusvalenze sono tassabili integralmente, indipendentemente dall’importo. Non esiste più alcuna soglia o franchigia. 

Tuttavia, non è sempre stato così. Prima del 2025, infatti, la franchigia di 2.000 € esisteva e veniva applicata in questo modo: 

  • Se la plusvalenza, dunque il profitto derivante dall’investimento, risultava inferiore a 2.000 €, allora l’imponibile era pari a zero – niente imposte. 
  • Se, al contrario, la plusvalenza superava la franchigia di 2.000€, allora era soggetto a tassazione solamente l’importo eccedente tale franchigia – su 2.100€, era necessario pagare il 26% sui 100€.

Perché nel 2026 sottolineiamo questo aspetto? Per via del famoso “chiarimento del 30 aprile dell’Agenzia delle Entrate sul trattamento fiscale delle plusvalenze crypto nel 2023 e 2024”. Ecco cosa comporta.

Guida al rimborso di 520€ 

​​Grazie al chiarimento dell’Agenzia delle Entrate (AdE) del 30 aprile 2025, migliaia di contribuenti hanno la possibilità di recuperare fino a 520€ di imposte versate in eccesso sulle plusvalenze derivanti da cripto-attività.

Ecco tutto quello che c’è da sapere per capire se ne hai diritto e come procedere per ottenere il rimborso.

Scopri i nostri servizi fiscali

L’origine del problema

Partiamo da un dato certo: le Leggi di Bilancio relative alle imposte sugli anni 2023 e 2024 riportavano una formulazione identica in merito alla franchigia di 2.000€ applicata alle plusvalenze da criptovalute. Detto in parole semplici: il testo della legge era identico per entrambi gli anni. Ciò che cambiava, però, era l’applicazione pratica della norma.

Nel 2023 e 2024, questa franchigia esentava da imposta la parte delle plusvalenze fino a 2.000€. Il problema è che, fino ad aprile 2025, il software dell’Agenzia la trattava erroneamente come soglia, facendo pagare il 26% su tutto il guadagno una volta che il limite veniva superato.

Il 30 aprile 2025 l’Agenzia ha corretto l’interpretazione: i 2.000€ sono una franchigia, non una soglia. Questo significa che, se nel 2024 hai pagato le imposte – relative ai redditi del 2023 – anche sui 2.000€ di plusvalenze, hai diritto a richiedere un rimborso di 520€ all’Agenzia delle Entrate – per altri due anni, ovvero a 48 mesi dalla data in cui hai effettuato il versamento non dovuto

Chi può chiedere il rimborso

Alla luce di questo chiarimento, puoi richiedere il rimborso se rispetti i seguenti requisiti:

  • Nel 2023 (anno d’imposta) hai realizzato plusvalenze da cripto-attività superiori a 2.000€.
  • Nel 2024 hai presentato la dichiarazione dei redditi pagando l’imposta sostitutiva del 26%.
  • A causa dell’errore del software, hai pagato il 26% anche sui primi 2.000€ (non godendo quindi della natura di franchigia dell’importo).

Nota bene: hai tempo fino a 48 mesi (4 anni) dalla data in cui hai effettuato il versamento non dovuto per richiedere i tuoi soldi indietro.

Come presentare la richiesta di rimborso 

La procedura per recuperare i tuoi 520€ è quella standard per le imposte versate in eccesso e fa riferimento all’Art. 38 del DPR 602/1973.

Basterà presentare una formale istanza di rimborso all’Agenzia delle Entrate (tramite PEC o i servizi del portale istituzionale), indicando che l’imposta sostitutiva per l’anno d’imposta 2023 è stata calcolata ignorando la natura di franchigia della soglia dei 2.000€.

La pratica potrebbe richiedere anche l’invio di documenti specifici, come la “Dichiarazione integrativa a favore”, per correggere il vecchio Quadro RT: il nostro consiglio è di non procedere in autonomia, ma di affidare la pratica a un commercialista esperto in cripto-attività.

Fonte ufficiale: l’annuncio del 30 aprile dell’AdE

Per completezza, riportiamo il testo ufficiale pubblicato dall’Agenzia che sancisce questo diritto.

Faq del 30 aprile 2025 – Tassazione sostitutiva delle plusvalenze derivanti da cripto attività

Domanda:

Come vengono tassate le plusvalenze e gli altri proventi derivanti da cripto-attività nei confronti delle persone fisiche?

Risposta:

Sulle plusvalenze e gli altri proventi derivanti da cripto-attività si applica una imposta sostitutiva del 26%. Per il calcolo della base imponibile delle plusvalenze e gli altri proventi realizzate nell’anno di imposta, è riconosciuta una franchigia di euro 2.000.

Esempio: se il contribuente nel 2024 ha realizzato plusvalenze e altri proventi per un ammontare complessivo di 2.500 euro, la base imponibile determinata a seguito della compilazione della specifica sezione del quadro T del Modello 730/2025 o del quadro RT del Modello REDDITI 2025 PF sarà pari all’importo di euro 500, ovvero all’importo eccedente la franchigia.

Nel caso in cui contribuente non abbia potuto tener conto di tale franchigia della dichiarazione dei redditi 2024 (anno d’imposta 2023) può richiedere il rimborso della maggior imposta sostitutiva versata.

Fonte ufficiale: FAQ Agenzia delle Entrate – 30 aprile 2025

Cosa significa questo per te?

Cerchiamo di capirlo concretamente, utilizzando i numeri.

Anno d’imposta 2023 (dichiarazione nel 2024)

  • Plusvalenza di 1.900€ → Nessuna imposta dovuta
  • Plusvalenza di 2.100€:
    • Calcolo errato (vecchio software): 2.100 x 26% = 546€
    • Calcolo corretto: solo su 100€ → 26€
    • Rimborso spettante: 520€

Anno d’imposta 2024 (dichiarazione nel 2025)

  • Plusvalenza di 1.900€ → Nessuna imposta
  • Plusvalenza di 2.500€ → Imposta su 500€ → 130€

Anno d’imposta 2025 (dichiarazione nel 2026)

  • Plusvalenza di 1.500€ → 1.500 x 26% = 390€
  • Plusvalenza di 3.000€ → 3.000 x 26% = 780€

Dall’anno fiscale 2025, come anticipato, ogni euro di guadagno è soggetto a tassazione.

Compensazione delle minusvalenze

Se durante l’anno hai registrato perdite,puoi compensare le minusvalenze con i guadagni ottenuti nello stesso anno o nei quattro successivi.

Esempio:

  • Plusvalenza realizzata: 3.000€
  • Minusvalenza realizzata: 1.000€
  • Plusvalenza netta imponibile: 2.000€ → 2.000 x 26% = 520€

Poiché la vecchia franchigia di 2.000€ è stata abolita, l’intero importo netto (2.000€) è oggi soggetto a tassazione.