Swift, blockchain e tokenizzazione: via al test

Swift, blockchain e tokenizzazione: via al test

Swift si prepara al grande test: “pronti a implementare la blockchain per il trasferimento cross-border di depositi tokenizzati”

Nel mondo degli investimenti in cripto-attività, si parla spesso di come la finanza tradizionale (TradFi) stia lentamente abbracciando la tecnologia decentralizzata. Oggi, però, uno degli attori centrali del mondo economico e finanziario globale ha fatto un passo da gigante che merita tutta la nostra attenzione. Parliamo di Swift: via al test per il trasferimento dei depositi tokenizzati su blockchain.

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Cos’è Swift e perché questa notizia è fondamentale

Per chi non è così esperto di infrastruttura bancaria, Swift rappresenta la spina dorsale invisibile dei pagamenti mondiali: è una cooperativa di respiro globale controllata dai propri membri, nonché principale fornitore al mondo di sistemi per il trasferimento di denaro a livello internazionale. Per capire l’importanza di Swift, basti pensare che la sua infrastruttura connette oltre 11.500 istituzioni finanziarie in più di 200 paesi e territori.

La notizia di cui parleremo in questa sede è la seguente:  il nuovo registro distribuito di Swift, interamente basato su blockchain, è ufficialmente pronto per la fase di test.

Dalla teoria alla pratica: il test globale e l’obiettivo 24/7 

Come recita la nota canzone del celebre ex wrestler John Cena, “The Time is Now”. Swift, il 9 luglio, ha diffuso un comunicato stampa che non lascia spazio a interpretazioni: “Il registro blockchain di Swift è pronto all’uso: 17 banche fanno da apripista per i pagamenti transfrontalieri tokenizzati su un’infrastruttura globale affidabile”. 

È chiaro che non stiamo parlando di una remota dichiarazione di intenti, ma di un aggiornamento pronto per essere implementato: ben 17 grandi banche provenienti da più continenti si stanno preparando per avviare transazioni pilota utilizzando depositi tokenizzati direttamente sui propri registri.

Tra i partecipanti di questa prima fase sperimentale figurano colossi finanziari del calibro di Citibank, Bank of New York, HSBC, UBS e BNP Paribas.

Qual è l’obiettivo finale di questa operazione?

Molto semplicemente, lo scopo è risolvere uno dei problemi più antichi della finanza globale: gli orari di chiusura. Come? Ovviamente – e non siamo per nulla stupiti – sfruttando la blockchain. In questo modo, l’infrastruttura punta a sbloccare movimenti di denaro più veloci e flessibili, supportando pagamenti transfrontalieri operativi 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. Questo significa permettere lo spostamento di fondi e la liquidazione anche durante la notte e nei fine settimana, esattamente come accade da anni sui mercati crypto.

Ciò che stupisce, però, è la velocità con cui si è passati dalla teoria alla pratica: Swift ha bruciato una tappa dopo l’altra, saltando dall’ideazione concettuale all’attivazione del ledger basato su blockchain in soli nove mesi, grazie ai feedback diretti delle istituzioni internazionali. 

Le grandi banche in piena FOMO?

I top manager delle top banche mondiali non lo nascondono più: la decentralizzazione e i registri distribuiti non sono più visti come esperimenti di nicchia, ma come la soluzione più efficiente per questo tipo di problemi.

Thierry Chilosi, Chief Business Officer di Swift, ha spiegato che la blockchain permette al valore tokenizzato di spostarsi oltre confine con la flessibilità e la velocità richieste dal commercio moderno, portando “la fiducia e la stabilità della finanza consolidata alle frontiere della moneta digitale“. 

Sulla stessa lunghezza d’onda si pongono dirigenti come Lim Soon Chong di DBS (The Development Bank of Singapore) e Lisa Vasic di ANZ (Australia and New Zealand Banking Group), i quali hanno sottolineato come i fondi tokenizzati consentano alle banche di gestire la liquidità in modo radicalmente più flessibile, rapido e trasparente.

Manish Kohli di HSBC (The Hongkong and Shanghai Banking Corporation) ha evidenziato il fatto che l’infrastruttura blockchain sia uno strumento fondamentale per far funzionare i pagamenti “in tempo reale, attraverso i fusi orari, e senza interruzioni artificiali“. 

Allo stesso modo, manager come So Lay Hua di UOB (United Overseas Bank) e Andreas Kubli di UBS (Union Bank of Switzerland) confermano che questo nuovo ecosistema 24/7 sblocca il settlement istantaneo e facilita l’adozione su larga scala degli asset digitali.

Se Swift punta sulla blockchain…

Insomma, quando Swift, infrastruttura alla base del sistema economico e finanziario globale, arriva a considerare seriamente la blockchain per spostare enormi masse di denaro tokenizzato, il dato è chiaro: la tokenizzazione degli asset non è una promessa del futuro, ma è già qui e, probabilmente, è destinata a restare.

Azimut punta su Young Group con un investimento da 22,5 milioni di euro

Young Group ha concluso un importante aumento di capitale da 22,5 milioni di euro guidato dal Gruppo Azimut: un momento storico per Young Platform 

Azimut, gruppo quotato alla Borsa di Milano, leader nella gestione degli investimenti pubblici e privati e nei servizi finanziari per le imprese, ha deciso di puntare con convinzione su Young Group, holding che riunisce Young Platform e Fleap. È un momento fondamentale per la nostra storia e per il futuro dell’innovazione in Italia.  

Young Group: crypto, digital banking e tokenizzazione degli asset reali 

Chi ci segue fin dai primi momenti sa bene che Young Platform e il suo ecosistema nascono da una volontà molto chiara: democratizzare e semplificare l’accesso al mondo delle cripto-attività

Questa missione prende forma dalla visione di un gruppo di studenti del Politecnico di Torino che, animati dalla passione per l’innovazione e la tecnologia, decisero di trasformare questa idea in realtà

Oggi, a quasi dieci anni di distanza, Young Platform rappresenta una via sicura, affidabile e trasparente al mondo delle cripto-attività per centinaia di migliaia di investitori, italiani e non. Il tutto rafforzato dal recente ottenimento dell’autorizzazione MiCA, un sigillo di garanzia emesso dai regolatori italiani ed europei che, in questo modo, certificano ufficialmente la totale compliance della nostra piattaforma con le normative vigenti.

Nel tempo, però, abbiamo voluto allargare il nostro raggio d’azione, concentrandoci anche su un trend, sempre legato alla blockchain, destinato a rivoluzionare il sistema finanziario globale: la tokenizzazione degli asset reali (RWA, Real World Assets). Come? Integrando nel nostro ecosistema Fleap, la prima azienda italiana ad aver ottenuto l’autorizzazione di CONSOB (Commissione Nazionale per le Società e la Borsa) per la digitalizzazione e tokenizzazione di strumenti finanziari come azioni, obbligazioni e titoli di debito.

È per queste ragioni che nasce Young Group, una holding che ha sede a Torino, creata proprio allo scopo di unire queste due anime sotto lo stesso tetto e, in definitiva, dare vita a un’infrastruttura sempre più completa, trasversale ed efficiente

Azimut supporta Young Group con un investimento di 22,5 milioni di euro

Il Gruppo Azimut crede nel futuro del progetto e l’ha dimostrato guidando un investimento di 22,5 milioni di euro su Young Group in qualità di lead investor, cioè investitore principale. Questo perchè, come sottolineato dal CEO Giorgio Medda, la strategia del Gruppo Azimut “da tempo guarda con attenzione all’evoluzione dei mercati finanziari e al ruolo degli asset digitali e delle tecnologie blockchain” e Young Group, in questo senso, “è un progetto imprenditoriale solido, in rapida crescita, che si distingue per competenze tecnologiche di rilievo e per una forte attenzione ai temi della sicurezza e della conformità normativa”.

Ma, per comprendere a fondo la portata dell’evento, forse è utile capire chi è Azimut: parliamo di un gruppo indipendente e globale, leader nell’asset management nei mercati pubblici e privati, nel wealth management e nell’investment banking. È una società quotata alla Borsa di Milano, presente in ben 20 Paesi nel mondo e forte di una rete di circa 2.000 professionisti tra gestori e consulenti finanziari. 

Cosa significa questo aumento di capitale per Young Platform?

Andrea Ferrero, nostro Co-CEO e cofounder, ha risposto a questa domanda in modo molto chiaro: “L’investimento segna una nuova fase nel percorso di crescita di Young Group e rafforza la nostra capacità di eseguire una visione che perseguiamo fin dalla nascita: costruire un’infrastruttura finanziaria in cui cripto-attività, servizi bancari e asset tokenizzati convivano in un’unica esperienza, semplice, regolamentata e accessibile”.

In questo nuovo capitolo che si sta per aprire, ci teniamo a fare una precisazione: la nostra identità rimane e rimarrà sempre incentrata sulla Community, cioè su chi non ha mai smesso di credere in Young Platform. 

Il cuore pulsante che lega i nostri sostenitori è Young (YNG), l’utility token necessario per sfruttare al massimo le funzionalità della piattaforma, progettato in modo da riflettere intimamente la crescita e le performance dell’intero ecosistema. In altre parole: più Young Group si espande e si rafforza più le fondamenta su cui poggia il token YNG diventano solide.

Allacciate le cinture: comincia una nuova avventura

Per concludere, con questo aumento di capitale da 22,5 milioni di euro, Young Group entra in una nuova era: il supporto continuo di partner istituzionali del calibro di Azimut ci consente di alzare gli standard e accelerare lo sviluppo, potenziando l’ecosistema attraverso i tre pilastri fondamentali:

  • Crypto: con Young Platform sempre più efficiente e il token Young (YNG) al centro del progetto;
  • Digital Banking: attraverso il Conto di pagamento e la Carta Young;
  • Real World Asset: grazie alle infrastrutture di digitalizzazione e tokenizzazione offerte da Fleap.

Abbiamo sognato in grande fin dal primo giorno e oggi abbiamo gli strumenti, i capitali, le licenze e, soprattutto, la community giusta per portare avanti i nostri obiettivi. Noi siamo pronti a cominciare una nuova fase della nostra storia, tu sei con noi?

Parlano di noi

Young Group chiude un aumento di capitale da 22,5 milioni di euro. Azimut guida l’operazione

Le risorse sosterranno il piano di crescita della fintech torinese nei servizi di investimento in criptovalute, digital banking e tokenizzazione di asset reali. L’operazione segue la nascita della holding Young Group e il rafforzamento del presidio regolamentare nel quadro del MiCAR.

Torino, 7 luglio 2026 – Young Group, fintech italiana attiva nei servizi di investimento in criptovalute, digital banking e tokenizzazione di asset reali, ha perfezionato un aumento di capitale da 22,5 milioni di euro guidato dal Gruppo  Azimut in qualità di lead investor

L’investimento di Azimut è stato realizzato tramite un veicolo lussemburghese dedicato che ha permesso ai clienti seguiti dalla rete di consulenti finanziari e wealth manager del Gruppo in Italia di accedere ad un’iniziativa di investimento nel settore degli asset digitali finanziari in forte evoluzione. 

Le risorse raccolte sosterranno il piano di sviluppo del gruppo, con l’obiettivo di accelerare la realizzazione di una piattaforma integrata che riunisca in un unico ecosistema servizi di investimento in criptovalute, pagamenti, conti digitali e tokenizzazione di strumenti finanziari e asset reali.

L’operazione si inserisce in una fase di evoluzione societaria e regolamentare del gruppo. Negli ultimi mesi è stata completata la costituzione della holding Young Group S.p.A., che riunisce sotto un’unica struttura le attività di Young Platform, dedicata agli investimenti in criptovalute, e Fleap, società specializzata nella tokenizzazione di strumenti finanziari come quote, azioni, SFP, fondi aperti e fondi chiusi. Parte delle risorse sarà destinata al rafforzamento della struttura di Fleap e allo sviluppo della relativa offerta per rafforzare il posizionamento sul mercato italiano ed europeo.

Il closing dell’aumento di capitale arriva inoltre a valle del rafforzamento del profilo regolamentare del gruppo nell’ambito del Regolamento europeo MiCAR, con un’autorizzazione di ampia portata che consente a Young Platform di offrire otto servizi su dieci per le cripto-attività – quasi l’intero spettro delle attività disciplinate – posizionando il gruppo come primo in Italia per numero e ampiezza delle autorizzazioni e ottavo in Europa, e abilitando l’operatività tramite passaporto europeo già utilizzato per il mercato francese. 

A seguito dell’operazione, il capitale di Young Group vede la presenza di Azimut e di altri investitori istituzionali accanto ai sei soci fondatori, che mantengono la guida manageriale e strategica della società.

Nell’ambito dell’operazione, Gianni & Origoni ha assistito le parti in qualità di advisor legale.

«Questo investimento segna una nuova fase nel percorso di crescita di Young Group e rafforza la nostra capacità di eseguire una visione che perseguiamo fin dalla nascita: costruire un’infrastruttura finanziaria in cui criptovalute, servizi bancari e asset tokenizzati convivano in un’unica esperienza, semplice, regolamentata e accessibile», dichiara Andrea Ferrero, Co-CEO e cofondatore di Young Group.

Giorgio Medda, CEO del Gruppo Azimut, commenta «Questa operazione si inserisce nella più ampia strategia di venture capital del Gruppo che da tempo guarda con attenzione all’evoluzione dei mercati finanziari e al ruolo degli asset digitali e delle tecnologie blockchain. Young Group è un progetto imprenditoriale solido, in rapida crescita, che si distingue per competenze tecnologiche di rilievo e per una forte attenzione ai temi della sicurezza e della conformità normativa. Siamo quindi lieti di partecipare al suo percorso di sviluppo, con la convinzione che potrà competere con successo a livello nazionale ed europeo contribuendo in modo concreto all’evoluzione dell’ecosistema della finanza digitale

Cosa cambia su Young Platform con la MiCAR

Prima di iniziare: cos’è la MiCAR e perché ti riguarda!

La MiCAR (che sta per Markets in Crypto-Assets Regulation) è il regolamento europeo che dal 30 giugno 2026 disciplina in modo uniforme in tutta l’Unione Europea il funzionamento delle piattaforme di crypto come Young Platform. È simile, per fare un paragone, a quello che è stata la normativa sulle banche negli anni Duemila: un insieme di regole che stabilisce come le crypto-piattaforme devono trattare i clienti, custodire i loro asset, dichiarare i rischi, gestire i conflitti di interesse e i reclami.

Young Platform è stata autorizzata come CASP (Crypto-Asset Service Provider, cioè prestatore di servizi crypto) da Consob e Banca d’Italia il 30 giugno 2026. Da quella data ha dovuto adeguare l’intera piattaforma. Questa guida ti spiega — nel concreto — cosa è cambiato dal tuo punto di vista di cliente.

Se hai già letto la guida “Base vs Pro” trovi qui le altre novità. Se non l’hai letta, ti consigliamo di leggerla prima, qui trovi il link: Guida per capire Young Platform Base e Young Platform Pro dopo la MiCAR: alcuni concetti (Bilaterale, Execution Policy, Order Book, Limit Order) ricorrono anche qui.

1. Il Token YNG resta solo su Base, non è più su Pro (temporaneamente)

Cosa è cambiato

Prima del 1° luglio 2026, potevi comprare e vendere il Token YNG (il token di Young Platform) sia su Young Platform Base sia su Young Platform Pro. Dal 1° luglio 2026 è disponibile solo su Base. Su Pro non è più possibile inserire ordini di acquisto o di vendita del YNG. Tutti gli ordini pendenti sul YNG che avevi su Pro sono stati chiusi automaticamente durante la finestra di manutenzione della notte fra il 30 giugno e il 1° luglio, e i tuoi euro/crypto ti sono stati restituiti sul saldo disponibile.

Attenzione: le tue posizioni in YNG che avevi in “cassaforte” (custodia) non sono state toccate. Se avevi 500 YNG nel tuo wallet, ce li trovi ancora. Solo il modo di comprarli e venderli è cambiato: adesso lo fai su Base.

Perché

Su Pro, Young Platform fa da intermediario e cerca la migliore controparte su mercati esterni (altri exchange). Ma il Token YNG non è ancora ammesso alla negoziazione su altri exchange qualificati con cui Young Platform sia collegata. Quindi, di fatto, su Pro non c’era 

Cosa devi fare tu

Se prima usavi Pro per comprare/vendere YNG, da oggi devi usare Base (exchange.youngplatform.com o l’app mobile aggiornata). Il resto del funzionamento è lo stesso: vedi il prezzo, hai 5 secondi per accettarlo, l’operazione si conclude direttamente con Young Platform.

Il servizio potrebbe tornare disponibile su Pro in futuro, se e quando il YNG verrà ammesso su exchange esterni qualificati. Young Platform lo comunicherà con largo anticipo.

2. Prelievi e depositi: le nuove verifiche sui trasferimenti

Questa è probabilmente la novità più visibile per chi trasferisce crypto fra Young Platform e wallet esterni. Le regole cambiano a seconda di dove vanno (o da dove vengono) le crypto, e a seconda dell’importo.

La regola fondamentale, valida sempre: puoi trasferire solo verso wallet tuoi

Prima di tutto, la cosa più importante da sapere e che vale per qualsiasi importo, senza eccezioni: non puoi mandare crypto da Young Platform a un wallet non-custodial (MetaMask, Ledger, Trezor, ecc.) intestato a qualcun altro. Nemmeno se è tuo padre, tua sorella, il tuo migliore amico o un fornitore. Lo stesso vale per i depositi in entrata: se una crypto entra sul tuo account Young Platform da un wallet non-custodial, quel wallet deve essere il tuo, non di terzi.

Questo divieto viene dal Regolamento europeo sulla Travel Rule (Regolamento UE 2023/1113) e vale a prescindere dalla soglia economica: anche un trasferimento da 5 euro è vietato se il wallet non-custodial di destinazione non è dimostrabilmente tuo. Se provi a farlo, la piattaforma blocca il trasferimento e le crypto restano bloccate finché non chiarisci l’operazione.

Per i wallet su altri exchange autorizzati (es. Coinbase, Kraken, ecc.) vengono comunque applicati controlli specifici.

Come Young Platform verifica che un wallet non-custodial sia davvero tuo

Un wallet non-custodial è quello in cui solo tu hai le chiavi private. Esempi: MetaMask, Ledger, Trezor, Trust Wallet, Rabby. Il modo in cui Young Platform accerta la titolarità cambia in base all’importo del trasferimento.

Se l’importo è inferiore a 1.000 euro: ti compare una schermata dedicata in cui devi spuntare un flag dichiarando, sotto la tua responsabilità, di essere l’unico proprietario del wallet e delle chiavi private. È un’autocertificazione vincolante: se dichiari il falso, ne rispondi personalmente. Senza spuntare il flag, il trasferimento non parte.

Se l’importo è pari o superiore a 1.000 euro: l’autocertificazione non basta più. Ti viene chiesta una firma crittografica vera e propria. Serve a dimostrare in modo oggettivo, non solo dichiarativo, che possiedi le chiavi private di quel wallet.

Cosa vuol dire “firma crittografica” in modo semplice

La firma crittografica è una firma matematica. Non è una dichiarazione a parole, è un’operazione tecnica: consiste nell’usare le chiavi private del tuo wallet per firmare un messaggio unico che Young Platform ti manda. Se sei davvero il proprietario del wallet, riesci a produrre quella firma. Se non lo sei, non ci riesci. È come se, per dimostrare di essere il proprietario dell’auto, non ti chiedessero solo il libretto ma anche di far partire il motore con la tua chiave davanti al notaio.

I passaggi in pratica sono guidati sullo schermo:

  1. Young Platform ti mostra un messaggio.
  2. Tu apri il tuo wallet non-custodial.
  3. Il wallet ti chiede di confermare la firma (di solito con Face ID, PIN o toccando il dispositivo Ledger/Trezor).
  4. Il wallet genera la firma e la comunica a Young Platform.

Se la firma è valida, Young Platform sblocca il trasferimento. Se non è valida (o non la fai), il trasferimento viene rifiutato e le tue crypto restano dove sono, sul tuo account Young Platform.

Il fornitore tecnico che Young Platform usa per gestire la verifica della firma si chiama Notabene, una piattaforma specializzata nella conformità alla Travel Rule.

Se il wallet è su un altro exchange 

Qui la logica è diversa. Un wallet su un altro exchange autorizzato non ha “chiavi private” che il cliente può firmare — le detiene l’exchange. Quindi la firma crittografica non si applica.

In questo caso, la Travel Rule prevede uno scambio automatico di dati tra Young Platform e l’altro exchange. Nel dettaglio:

  • Quando disponi il trasferimento, Young Platform ti chiede i dati anagrafici del beneficiario (nome, cognome, se coincide con te o meno).
  • Young Platform e l’altro exchange si scambiano queste informazioni in modo cifrato e automatico, usando uno standard tecnico internazionale chiamato IVMS101 (una specie di “linguaggio comune” fra le piattaforme).
  • Se l’altro exchange conferma i dati, il trasferimento va a buon fine.
  • Se l’altro exchange non risponde, o risponde con dati incompleti, il trasferimento resta temporaneamente bloccato e Young Platform ti chiede di integrare manualmente le informazioni mancanti prima di sbloccarlo.

Anche in questo caso, lo strumento tecnico è Notabene, che orchestra lo scambio dati tra le piattaforme.

Cos’è la Travel Rule (e perché esiste)

La Travel Rule è una regola introdotta dall’Unione Europea con il Regolamento UE 2023/1113. In sostanza dice: certi dati identificativi devono “viaggiare” con la transazione, così come avviene nei bonifici bancari internazionali. Se una banca fa un bonifico da 10.000 euro verso un’altra banca, deve indicare chi manda e chi riceve — nome, indirizzo, codice IBAN. La Travel Rule crypto fa la stessa cosa, con qualche adattamento tecnico (usa gli indirizzi blockchain al posto degli IBAN).

L’obiettivo è la prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo: se ogni movimento crypto è tracciabile, diventa molto più difficile spostare denaro sporco attraverso le piattaforme regolate.

Cosa succede se il trasferimento si blocca

Può capitare, per varie ragioni tecniche:

  • l’altro exchange non risponde in tempo utile allo scambio dati;
  • i dati inviati sono incompleti;
  • il tuo wallet non-custodial non riesce a firmare per un errore tecnico;
  • l’indirizzo di destinazione risulta in una lista di indirizzi sospetti (sanzionati, legati a truffe note, ecc.).

In tutti questi casi, il trasferimento entra in stato di blocco temporaneo. Le tue crypto non escono dall’account e non arrivano al destinatario finché la situazione non si sblocca. Riceverai una notifica in-app che ti spiega cosa manca e cosa devi fare (per esempio: fornire di nuovo la firma, integrare i dati del beneficiario, contattare il Servizio Clienti).

Non spaventarti se succede: è un meccanismo di protezione, non una punizione. Se hai dubbi, contatta subito il Servizio Clienti.

Cosa è la Politica di Trasferimento (in senso ampio)

Vale la pena distinguere due documenti che si somigliano ma coprono cose diverse:

  • La Politica di Trasferimento di Cripto-attività (art. 82 MiCAR) è il documento in cui Young Platform descrive come offre il servizio di trasferimento come attività regolamentata: chi può trasferire, come si eseguono i trasferimenti, quali garanzie di sicurezza tecnica sono applicate, e così via.
  • La Procedura Travel Rule (Regolamento UE 2023/1113) è il documento più specifico che descrive come Young Platform raccoglie e scambia i dati che devono accompagnare ogni trasferimento crypto, e come applica la firma crittografica per i wallet non-custodial.

I due documenti si leggono in modo complementare.  

Cosa devi fare tu, in pratica

  • Se prelevi/depositi meno di 1.000 euro verso o da un wallet non-custodial tuo: spunta il flag di autocertificazione quando compare. Nient’altro.
  • Se prelevi/depositi 1.000 euro o più verso o da un wallet non-custodial tuo: preparati a fare la firma crittografica (installa il wallet sullo smartphone o collega il dispositivo hardware in anticipo).
  • Se il wallet è su un altro exchange: fornisci i dati anagrafici richiesti; il resto viene fatto in automatico dietro le quinte.
  • Non provare mai a mandare crypto a un wallet non-custodial di un’altra persona (nemmeno familiare): non è ammesso a nessuna soglia. Se devi far ricevere crypto a qualcuno, chiedigli di aprire un proprio account su Young Platform o su un altro exchange autorizzato.

3. Alcune criptovalute non sono più disponibili (il “delisting”)

Cosa è successo

Con l’entrata in vigore della MiCAR, Young Platform ha dovuto rivedere l’elenco delle crypto disponibili sulla piattaforma. Alcune sono state rimosse. Il termine tecnico è “delisting”, che semplicemente significa “toglierle dall’assortimento”. È un po’ come un supermercato che smette di vendere alcuni prodotti perché non conformi ai nuovi standard.

Perché

Le ragioni possono essere diverse a seconda della crypto:

  • Alcune stablecoin non hanno lo status di EMT (E-Money Token) sotto MiCAR e quindi non possono essere offerte in Europa. USDT (Tether) è l’esempio più noto: non essendo ancora conforme MiCAR, non può essere commercializzata come EMT nell’UE.
  • Alcune crypto sono considerate ad alto rischio (bassa liquidità, rischi tecnici, dubbi sulla governance del progetto).
  • Alcune crypto non hanno un White Paper conforme MiCAR notificato all’autorità competente, requisito ora obbligatorio per essere offerte al pubblico europeo.

L’elenco aggiornato delle crypto disponibili è sempre consultabile su youngplatform.com/exchange/listed/ e sui Termini e Condizioni.

Cosa devi fare tu

Hai ricevuto una comunicazione dedicata da Young Platform con le opzioni disponibili (convertire, prelevare verso un wallet esterno, ecc.) e una scadenza per decidere. Se non ricordi di aver ricevuto la comunicazione, verifica la casella email associata all’account. In caso di dubbi, contatta il Servizio Clienti.

4. Alcuni “pair” cambiano: da USDC a EUR

Cos’è un “pair”

Un pair (o “coppia di scambio”) è la combinazione di due valute che scambi. Se compri Bitcoin pagando in euro, il pair è BTC/EUR. Se compri Bitcoin pagando in USDC (una stablecoin ancorata al dollaro), il pair è BTC/USDC.

Cosa è cambiato

Dopo il 1° luglio 2026, Young Platform ha convertito alcuni pair da USDC a EUR.  

Perché

Due ragioni principali:

  1. Per te è più semplice: quando compri in EUR sai esattamente quanto stai spendendo nella tua valuta. Compri in USDC significa fare due passaggi mentali (converto euro in USDC, converto USDC in BTC) e ogni passaggio ha un piccolo costo. Per l’utente retail europeo, il pair EUR è più intuitivo.
  2. Regolamentazione: con MiCAR, offrire pair contro stablecoin conformi a determinati requisiti (EMT autorizzati) è più oneroso in termini di controlli e disclosure. In alcuni casi, per semplicità operativa, è preferibile per Young Platform gestire il pair direttamente in euro.

Cosa devi fare tu

Se prima operavi abitualmente contro USDC su determinate crypto, controlla se il pair è cambiato in EUR. Se sì, non c’è nulla di preoccupante: continui a fare la stessa operazione, solo che paghi e ricevi euro invece di USDC. Se ti serve comunque USDC, puoi comprarlo separatamente come qualsiasi altra crypto.

5. Salvadanaio (acquisti ricorrenti) e Staking Ricorrente

Cos’ è il Salvadanaio 

La funzionalità Salvadanaio ti consente di programmare acquisti automatici e ricorrenti (su base settimanali, bisettimanale o mensile) su una o più crypto supportate. 

Gli acquisti ricorrenti del Salvadanaio si basano sullo stesso modello di Scambio Bilaterale descritto nella guida “Base vs Pro“. In ogni caso, qui sotto trovi un riassunto – ma ti consigliamo di leggere la guida. 

Cosa è cambiato

Semplicemente, quando premi “Compra”, compri le crypto direttamente da Young Platform. La piattaforma fa da unico negoziante: è Young Platform che ti vende (o riacquista) da te le crypto al prezzo che vedi sullo schermo. 

Al momento della creazione di un piano di acquisto ricorrente tramite Salvadanaio, ti verrà chiesta l’autorizzazione preventiva per eseguire gli ordini: è ovviamente un modo per automatizzare e semplificare il processo di acquisto ricorrente.  

Quando completi un acquisto ricorrente tramite Salvadanaio, Young Platform applica una commissione pari all’1,89% sul controvalore dell’operazione, laddove l’ordine superi i 100€ – per avere una panoramica completa delle commissioni, ti suggeriamo di visitare questa pagina.

Naturalmente, puoi modificare, sospendere o cancellare il Salvadanaio in qualsiasi momento, con effetto sull’ordine successivo precedentemente programmato.

Cos’è lo Staking Ricorrente

Lo Staking Ricorrente ti permette di programmare acquisti automatici di crypto (anche qui su base settimanale, bisettimanale o mensile). Una volta acquistate, le crypto vanno dritte nel tuo Staking Wallet – che descriveremo a brevissimo – per iniziare a generare ricompense in automatico, senza che tu debba fare altro.

Come nel caso precedente, anche gli acquisti effettuati tramite Staking Ricorrente seguono il modello dello Scambio Bilaterale.

Cosa è cambiato

Ogni acquisto programmato tramite Staking Ricorrente funziona esattamente come quelli autorizzati tramite la funzionalità Salvadanaio: compri le crypto direttamente da Young Platform al prezzo di mercato calcolato in tempo reale, con una commissione che segue lo stesso schema linkato poco sopra.

Non appena l’acquisto si conclude, le crypto verranno spostate immediatamente nel tuo Staking Wallet. Ne parliamo in modo approfondito nel prossimo paragrafo ma ricorda che, dal punto di vista legale, il servizio di Staking ha un contratto a sé e non è regolato dalla MiCAR.

Attivando il piano autorizzi in anticipo sia l’acquisto che il posizionamento nello Staking Wallet, con tutti i costi in chiaro fin dall’inizio e, come nel caso del Salvadanaio, puoi modificare, sospendere o cancellare il tuo piano in qualsiasi momento. La modifica sarà valida a partire dall’acquisto successivo.

In caso di sospensione o cancellazione, i fondi che hai già accumulato restano al sicuro nello SIn caso di cancellazione di uno o più stake, i fondi che hai già accumulato vengono spostati automaticamente al tuo Portafoglio Principale.

Lo Staking Wallet non è un servizio MiCAR

Cos’è lo Staking Wallet

Lo Staking Wallet è il servizio di Young Platform che ti permette di mettere in “staking” alcune tue crypto (Ethereum ad esempio) e riceverne un reward periodico. Tecnicamente, quando fai staking la tua crypto viene “immobilizzata” per contribuire al funzionamento della blockchain, e in cambio ricevi una ricompensa periodica.

Perché ci teniamo a precisare che “non è un servizio MiCAR”

Perché la MiCAR non regola direttamente lo staking. Il regolamento europeo copre attività come lo scambio di crypto (art. 77), l’esecuzione di ordini per conto dei clienti (art. 78), la custodia (art. 75), il trasferimento (art. 82), la consulenza, la gestione discrezionale e il collocamento. Ma non lo staking come servizio a sé.

Questo ha due conseguenze pratiche importanti:

  • Le tutele MiCAR (per esempio la segregazione della custodia, la disclosure sui rischi, i requisiti sui provider) si applicano al servizio di custodia sottostante, non allo staking come tale.
  • Lo staking ha rischi specifici che non sono coperti dal quadro MiCAR e che devi conoscere prima di attivarlo: rischio di slashing (una parte della crypto in staking può essere “confiscata” se il validatore commette errori), rischi legati al protocollo (per esempio Lido per Ethereum), possibili periodi di lock-up dove non puoi ritirare, e rischio di de-peg per i token derivati come wstETH (Wrapped Staked Ether).

Cosa devi fare tu

Se usi lo Staking Wallet, leggi con attenzione i Termini e Condizioni specifici dello Staking Wallet e le informative sui rischi dedicate (pubblicate su youngplatform.com/staking-wallet/). Sono documenti separati rispetto ai Termini Generali MiCAR di Young Platform e coprono aspetti specifici come:

  • come si formano i reward;
  • quando li ricevi;
  • quali crypto sono in staking e presso quali protocolli/validatori;
  • come funziona un eventuale “unstaking” (ritiro);
  • che cosa succede se il protocollo subisce uno slashing o un problema tecnico.

In sintesi: lo Staking Wallet non è meno sicuro di prima, ma è un servizio diverso dai servizi MiCAR, con rischi e regole proprie. Trattalo come tale.

Le cose importanti in poche righe

Se dovessi memorizzare solo le cose davvero pratiche di questa guida, sarebbero queste:

  1. Il YNG lo compri e lo vendi solo su Base, non più su Pro.
  2. Trasferimenti verso wallet non-custodial: solo verso il tuo (mai di terzi, a nessuna soglia). Sotto 1.000 EUR ti basta un flag di autocertificazione, da 1.000 EUR in su serve la firma crittografica. Se il wallet è su un altro exchange, i dati anagrafici sono scambiati in automatico via Notabene (Travel Rule).
  3. Alcune crypto sono state tolte dalla piattaforma. Se ne avevi, sei già stato avvisato con le opzioni disponibili.
  4. Alcuni pair sono passati da USDC a EUR. È un vantaggio per la trasparenza dei prezzi.
  5. Lo Staking Wallet e il DeFi Wallet non sono servizi MiCAR. Hanno regole e rischi propri: leggi le loro informative dedicate.

Domande e risposte

1. Devo scaricare qualcosa di nuovo per la firma crittografica? No. Se hai già un wallet non-custodial (MetaMask, Ledger, Trust Wallet ecc.) la firma la fai da lì. Se non hai ancora un wallet non-custodial e vuoi solo trasferire crypto verso account su altri exchange (Coinbase, Kraken), non ti serve un wallet non-custodial: seguirai la procedura di “prova di titolarità dell’account”.

2. La soglia di 1.000 euro si applica al singolo trasferimento o al totale in un certo periodo? Al singolo trasferimento, secondo la Procedura Travel Rule di Young Platform. Un prelievo da 990 euro verso un tuo wallet non-custodial richiede solo il flag di autocertificazione; un prelievo da 1.000 euro (o più) richiede la firma crittografica. Attenzione: se tenti sistematicamente di frazionare gli importi per aggirare la soglia, potresti attivare controlli antiriciclaggio ulteriori sull’account.

3. Se metto tanti soldi in staking sto violando qualche regola MiCAR? No, lo staking non è vietato. È semplicemente non regolato dalla MiCAR come servizio a sé. Puoi continuare a farlo, ma assicurati di conoscere i rischi specifici (slashing, lock-up, rischi del protocollo).

4. Il valore delle mie crypto è garantito da qualcuno adesso che c’è la MiCAR? No. La MiCAR garantisce la trasparenza, la corretta condotta della piattaforma, la segregazione della custodia, il diritto a fare reclamo. Non garantisce il valore delle crypto, che continua a essere soggetto alle oscillazioni di mercato. Le crypto non hanno equivalenti del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi.

5. Se ho un problema con un prelievo bloccato o con una firma che non passa, cosa faccio? Contatta il Servizio Clienti su support.youngplatform.com. Se non sei soddisfatto della risposta, puoi presentare un reclamo formale attraverso youngplatform.com/legal/complaints/. Come ultima risorsa, puoi rivolgerti a Consob o Banca d’Italia o attivare una procedura di risoluzione alternativa delle controversie (ADR).

6. Ma perché tutti questi controlli? Sembra più macchinoso di prima. È una domanda legittima. La MiCAR è nata per un motivo semplice: portare le crypto in un quadro di regole simile a quello degli altri servizi finanziari, in modo che chi usa una piattaforma crypto europea abbia più o meno le stesse tutele di chi usa una banca. Alcuni controlli (come la firma crittografica sopra soglia) sono equivalenti crypto della verifica dell’IBAN nei bonifici. All’inizio possono sembrare seccanti, con l’uso diventano naturali. E servono a te tanto quanto alla piattaforma.

Questa guida è a scopo puramente informativo. Non è consulenza in materia di investimenti né una raccomandazione personalizzata. Per le condizioni contrattuali vincolanti si rinvia ai Termini e Condizioni Generali di Young Platform, alla Politica di Trasferimento di Cripto-attività, alla Politica di Custodia, alla Best Execution Policy e alle altre informative pubblicate su youngplatform.com/legal.

Iran: guerra finita? Come stanno reagendo i mercati?

Guerra Israele-USA e Iran: le reazioni dei mercati?

La guerra tra USA e Iran sembra essere arrivata alla fine: le parti dovrebbero firmare un accordo in settimana. Come stanno reagendo i mercati?

La guerra tra Stati Uniti-Israele e Iran è entrata nel terzo mese, che sembra anche essere l’ultimo: lo Stretto di Hormuz, snodo fondamentale dove passa un quinto della produzione mondiale di petrolio e GNL, potrebbe iniziare a sbloccarsi a breve, poiché le delegazioni iraniana e statunitense sembrano intenzionate a trovare un accordo. Le Borse mondiali, ovviamente, sono molto ottimiste. Il mercato crypto sembra seguire: qual è la situazione?

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Guerra in Iran: la timeline del conflitto

Nella mattinata italiana del 28 febbraio, Stati Uniti e Israele davano ufficialmente avvio a una serie di bombardamenti coordinati ai danni dell’Iran: in meno di 24 ore, raggiungono uno dei principali obiettivi dei raid, eliminando l’Ayatollah Alì Khamenei, guida suprema della Repubblica islamica iraniana. A poche ore dall’evento, i Guardiani della rivoluzione, uno dei tre corpi armati iraniani, dichiaravano chiuso lo Stretto di Hormuz: “Se qualcuno tenterà di passare, gli eroi delle Guardie Rivoluzionarie e della marina regolare daranno alle fiamme quelle navi”. 

Nei giorni successivi, il traffico nello Stretto si è ridotto drasticamente: i media e gli organi di sicurezza internazionali segnalavano la presenza di mine navali nel canale. Il prezzo delle materie prime energetiche, di conseguenza, è schizzato alle stelle: attraverso lo Stretto di Hormuz passa tra il 25% e il 30% della produzione mondiale di petrolio e di GNL (gas naturale liquefatto). Con l’apertura del fronte, il Brent – benchmark internazionale – è schizzato alle stelle ed è rimasto stabilmente sopra i 100$ al barile. 

I tre mesi successivi è stato un continuo alternarsi tra minacce reciproche e aperture negoziali, ma le parti in conflitto sono riuscite a mettersi d’accordo: ufficialmente, mentre scriviamo, Stati Uniti e Repubblica islamica dell’Iran hanno temporaneamente seppellito l’ascia di guerra. 

In merito, dal weekend del 23-24 maggio, i principali media internazionali hanno iniziato a parlare di passi avanti verso la chiusura definitiva della guerra: CNN, per esempio, titolava “Stati Uniti e Iran mostrano segnali di progresso negli sforzi per porre fine al conflitto, ma i dettagli cruciali di un accordo quadro sono ancora in fase di negoziazione”.

Alla fine, tra venerdì 12 e domenica 14 giugno, il presidente degli Stati Uniti ha iniziato a dare segnali sempre più incoraggianti: da un vago “abbiamo concluso la guerra” a un vero e proprio annuncio di firma imminente. 

Infatti, secondo quanto riferito dai media più importanti del mondo, venerdì 19 giugno le rispettive delegazioni dovrebbero incontrarsi in Svizzera per apporre le firme. 

Il Brent, dai massimi toccato a fine aprile, ha peso più del 30% e, mentre scriviamo, si aggira sugli 82,6$ al barile, un prezzo che non si vedeva dal 4 marzo. 

Le performance dei principali indici azionari

Quando il prezzo dell’energia cresce a dismisura, l’economia reale ne risente: le aziende spendono di più per produrre a causa dell’aumento trasversale dei costi, come quelli per il trasporto e per l’elettricità in generale. Il risultato: i rincari, alla fine, vengono trasferiti sul consumatore, che vede un rialzo dei prezzi generalizzato, anche detto inflazione

E i mercati sanno bene che alla crescita dell’inflazione aumentano le probabilità di un rialzo dei tassi di interesse – il prossimo FOMC avrà luogo tra due giorni esatti. Cosa significa tutto ciò in numeri? 

Partendo dagli Stati Uniti, i tre principali listini sono tornati ampiamente in territorio positivo: dal giorno uno del conflitto, il Dow Jones sta guadagnando il 4,7%, mentre l’S&P500 e il Nasdaq 100 hanno messo a segno nuovi All Time High e stanno guadagnando, rispettivamente, l’8% e il 18,6% – il Dow Jones cresce meno più degli altri due proprio perché maggiormente esposto alle variazioni dei prezzi energetici. 

Queste percentuali, tuttavia, non considerano la giornata di lunedì 15 giugno perché, al momento della scrittura, le Borse americane sono ancora chiuse. I futures ci possono aiutare: il pre-market segnala un’apertura a dir poco allegra, col Dow Jones che guadagna l’1,08%, l’S&P500 l’1,27% e il Nasdaq il 2,1%.

Ma voliamo in Europa, che se la passa un po’ peggio, ma comunque non ha di che lamentarsi: l’Eurostoxx 50 (STOXX), l’indice che include le top 50 aziende europee, continua il suo percorso in territorio positivo, dopo aver ceduto fino al 10%: attualmente, è su del 4,9% rispetto alla chiusura del 2 marzo. Ma la situazione non è rosea per tutti: nel dettaglio, Londra è giù del 2,9%,, mentre Parigi e Francoforte e Milano, al contrario, stanno guadagnando rispettivamente lo 0,8% e l’1,4%. 

Milano sembra giocare un campionato a parte: dal 2 marzo, primo giorno di contrattazione dall’apertura del fronte, l’indice FTSEMIB è cresciuto del 12,4%.

In Asia la situazione è tornata molto più favorevole: il Nikkei, che rappresenta le 225 aziende più importanti del Giappone, ha aggiornato i massimi storici e, dal 2 marzo, sta mettendo a segno un +20,3%, mentre il KOSPI, il principale indice sudcoreano che, con lo scoppio della guerra, era arrivato a cedere anche fino al 18%, ha invertito il trend con una performance senza senso: +47,5% dalla chiusura del 3 marzo. In Cina, l’Hang Seng viaggia in negativo: -4,7% dal Day One. 

Focus metalli preziosi: oro e argento 

In questo caos, sarebbe lecito aspettarsi un buon comportamento da parte dei metalli preziosi, universalmente concepiti come lido sicuro in tempi di forti turbolenze. Non è proprio così

La quotazione dell’oro, dall’inizio dei bombardamenti, è scesa del 18,16%, seguita a stretto giro dall’argento (-20,4%). Contestualmente, nonostante non sia un metallo prezioso, il dollaro torna ad assumere un ruolo di riserva di valore: in queste dieci settimane, il DXY – dollaro vs sei principali valute estere – sta guadagnando l’1,6%

E il mercato crypto?

Il mercato crypto sembrava essere legato all’andamento del settore tech USA: da venerdì 27 febbraio a metà maggio, Bitcoin ha guadagnato il 25,8%, dopo settimane di alta volatilità in cui ha puntato i 70.000$ per ben quattro volte, riuscendo infine a rompere quel tetto e passare all’attacco degli 80.000$; Ethereum ha fatto peggio ma era cresciuto comunque del 23%

Da quel momento, tuttavia, il mercato crypto ha subito una contrazione che potrebbe essere legata a fattori di natura più politica. Coerentemente, la Total Market Cap è cresciuta solo di circa 11,5 miliardi di dollari (+0,5%).

Qualche dato interessante  

Secondo BitcoinTreasuries.net, negli ultimi trenta giorni le Public Companies hanno aumentato i loro stake di Bitcoin del 3,2%. In altre parole, le società quotate – come Strategy (MSTR) – hanno portato il totale detenuto in Bitcoin pari a 1,262 milioni di BTC. Discorso opposto per ETF ed exchange: i recenti deflussi hanno ridotto la quantità di BTC detenuti dello 0,4% (totale: 1,622 milioni di BTC). 

In merito, è interessante confrontare gli stake delle entità più rappresentative di queste due categorie: Strategy (MSTR) per le Public Companies e IBIT per gli ETF. Si tratta di un testa a testa serratissimo: la prima detiene 846.842 BTC, il secondo 764.259 BTC

Cosa ci attende?

È la grande domanda, a cui gli investitori crypto (e non) stanno cercando di rispondere da giorni. Chiaramente, nessuno ha la risposta, perché il futuro non può essere previsto. In questi momenti, la cosa migliore da fare è studiare i fondamentali e capire il funzionamento dei protocolli

Non sai da dove partire? Non preoccuparti: la nostra Academy è ottima per chi vuole iniziare, ma anche per chi è già esperto e vuole ripassare.  

In ultimo: se sei arrivata/o fino alla fine dell’articolo, significa che il tema ti interessa: iscriviti al nostro canale Telegram o a Young Platform cliccando qui sotto per non perdere gli aggiornamenti!

Riunione BCE giugno 2026: i risultati

Riunione BCE marzo 2026: i risultati

La BCE si è riunita l’11 giugno per decidere la politica monetaria dell’Eurozona: cosa è successo ai tassi di interesse? Qui i risultati

La riunione della Banca Centrale Europea di giovedì 11 giugno 2026 ha visto i membri del Consiglio Direttivo riunirsi per discutere, tra le altre cose, in merito alle politiche monetarie dell’Eurozona. Sul tavolo, le decisioni relative ai tassi di interesse. Cosa è successo?

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Riunione della BCE: qual è il contesto economico?

La riunione della BCE di giugno 2026 è avvenuta in uno scenario economico complesso, in cui l’incertezza sul futuro domina incontrastata, tra l’imprevedibilità di Donald Trump e le guerre che sembrano destinate a durare ancora a lungo. 

I temi principali hanno riguardato soprattutto la crescita economica, fortemente condizionata dall’instabilità del contesto geopolitico, e l’inflazione, al 3,2% secondo l’ultima rilevazione – maggiore rispetto alle previsioni. Vediamo nel dettaglio cosa si è deciso.

La BCE alza i tassi di interesse 

Giovedì 11 giugno. Il Consiglio Direttivo della Banca Centrale Europea ha comunicato la sua decisione in materia di politica monetaria per l’Eurozona: per la prima volta dal 2023, la BCE ha deciso alzare i suoi tre tassi di interesse chiave di 25 punti base

Di conseguenza, il tasso sui depositi presso la banca centrale sale al 2,25%, il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,40% e il tasso sulla marginal lending facility al 2,65%.

Le motivazioni dietro la scelta

La BCE ha spiegato che la decisione è è riassunta in questa frase: “Il conflitto in Medio Oriente sta generando pressioni inflazionistiche e la decisione di aumentare i tassi è solida rispetto a una serie di scenari che delineano come lo shock potrebbe evolvere e incidere sulle prospettive di medio termine per l’area euro”.

In questo contesto, come è logico che sia, “le implicazioni complessive della guerra per l’inflazione e la crescita a medio termine dipenderanno dall’intensità e dalla durata dello shock sui prezzi dell’energia, nonché dalla portata dei suoi effetti indiretti e di secondo impatto.”.

Naturalmente, le settimane che verranno saranno fondamentali per capire quale sarà la prossima mossa dell’Eurotower

La prossima riunione è prevista per il 22-23 Luglio 2026: cosa decideranno i membri del Consiglio direttivo? Per non perderti i prossimi meeting, dai un’occhiata al nostro calendario della BCE del 2026 – in ogni caso, noi saremo qui a commentarli. 

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Tasse Crypto e DAC8: perché ormai chi evade si vede davvero 

Tasse crypto DAC8

Dichiarazione dei redditi crypto: cos’è la direttiva DAC8? E perché con questo provvedimento gli evasori saranno individuati molto più facilmente?

L’ecosistema delle crypto ha raggiunto un livello di maturità che impone un approccio trasparente alla gestione dei propri asset. A livello normativo, dal 1° gennaio 2026, con la piena operatività della Direttiva europea DAC8 (Direttiva 2023/2226/UE, recepita dagli Stati membri dell’Unione Europea), ogni operazione finanziaria di rilievo compiuta attraverso intermediari è visibile, tracciata e a disposizione dell’amministrazione finanziaria.

Una premessa rapida: la soluzione è qui sotto

Se stai leggendo questo articolo sarai sicuramente in quel periodo di ricerca disperata di informazioni sulle tasse crypto sotto titoli come “tutto quello che devi sapere nel 2026”. 

Sappiamo perfettamente quanto tutto questo possa essere faticoso e poco piacevole: oltre allo studio delle normative fiscali, dovrai poi metterti davanti allo schermo, recuperare lo storico, tra date, prezzo di carico e via dicendo, per compilare un file Excel. 

Per questo motivo, abbiamo pensato a delle soluzioni ad hoc per coloro che investono in cripto-attività. 

La prima, più rapida, è richiedere una consulenza fiscale su misura coi nostri commercialisti specializzati sul tema Tasse Crypto.
Per farlo, ti basterà cliccare sul tasto qui sotto e indicare se sei già nostro cliente o meno, poi ti ricontatteremo noi appena possibile: in meno di un giro di orologio avrai compilato il modulo.

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La seconda, leggermente più complessa, ma sempre molto più veloce della “via tradizionale”, si riferisce ai servizi fiscali offerti da Young Platform, con cui hai la possibilità di sistemare la questione una volta per tutte anche se hai utilizzato altre piattaforme oltre a Young Platform.

E non è tutto: devi regolarizzare più di un anno di operatività? Con noi, lo ottieni al prezzo di un report annuale. Info al tasto che vedi qui.

Scopri i nostri servizi fiscali

Tasse crypto, con la DAC8 cambia tutto: le autorità potranno incrociare i dati in modo automatico

Nell’era della digitalizzazione, il controllo fiscale non si basa più su indagini lunghe e dispendiose: l’infrastruttura dell’Agenzia delle Entrate ha automatizzato i processi di verifica, creando un flusso continuo di informazioni che viaggiano dalle piattaforme di scambio direttamente ai server istituzionali

I dati raccolti dagli exchange vengono sistematicamente confrontati con le dichiarazioni dei redditi presentate dai contribuenti, con un’attenzione particolare al Quadro RW, la sezione del modello redditi necessaria per il monitoraggio delle attività finanziarie detenute all’estero, e ai moduli per la dichiarazione delle plusvalenze, come il Quadro RT

Molto semplicemente, nel momento in cui il software rileva un’incongruenza tra i volumi indicati dall’operatore crypto e quanto comunicato dal cittadino, il sistema genera in automatico un alert

Signore e signori, benvenute e benvenuti nell’era del “chi evade si vede“. 

Il monitoraggio è completo: la tecnologia vale per tutti 

In molti sono ancora convinti che le piattaforme comunichino al Fisco esclusivamente il controvalore del portafoglio al 31 dicembre di ogni anno: si tratta di una visione che sottovaluta enormemente le capacità delle amministrazioni

Ora, gli exchange e i fornitori di servizi legati agli asset virtuali sono obbligati a condividere un tracciato digitale estremamente dettagliato che associa il codice fiscale dell’utente a un panorama completo di movimenti: questo perimetro include le operazioni di “cash-out, ovvero gli scambi diretti da crypto a valute fiat come l’Euro, e altro ancora. 

Infatti, vengono comunicati gli scambi interni tra diverse criptovalute, i movimenti che coinvolgono le stablecoin, i trasferimenti verso portafogli privati e persino le transazioni quotidiane effettuate tramite le carte di pagamento collegate ai saldi crypto. 

Il risultato: una “fotografia finanziaria” che non ammette più punti ciechi.

Dichiarazione dei redditi crypto non presentata? Ti attendono due step

A fronte di un flusso di dati così preciso, il rischio di subire un controllo in caso di omissione dichiarativa diventa una certezza a stretto giro

Qualsiasi discordanza significativa fa scattare l’invio della classica lettera di compliance da parte dell’Agenzia delle Entrate: si tratta di una comunicazione ufficiale con cui il Fisco invita il contribuente a giustificare l’anomalia riscontrata o a regolarizzare in modo spontaneo la propria posizione

Decidi di ignorare questo avviso formale? Il passaggio successivo consiste nell’avvio di un accertamento fiscale vero e proprio. 

Le conseguenze, a quel punto, si misurano in sanzioni amministrative o pecuniarie capaci di erodere in modo critico il capitale accumulato.

Con la DAC8 e il modello CARF, l’estero non ti salva più 

Qualora si ipotizzasse di poter fuggire dal Fisco spostando i propri capitali verso l’estero, è fondamentale comprendere la vastità della rete di controllo: la direttiva DAC8 impone un livello di cooperazione e di scambio di informazioni vincolante tra tutte le amministrazioni fiscali dell’Unione Europea. Ma non è tutto: l’orizzonte della vigilanza supera ampiamente i confini europei
Attraverso il CARF (Crypto-Asset Reporting Framework), elaborato dall’OCSE/OECD (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), adesso si parla di condivisione delle informazioni su scala globale.

Detto in modo più romantico: le nazioni stanno unendo le forze per combattere l’evasione, rendendo obsoleto il concetto di paradiso fiscale per gli asset crypto.

Basta dichiarare i redditi crypto per dormire sereni

Dichiarare correttamente le crypto, all’interno di un quadro normativo così delineato, diventa un pilastro fondamentale della gestione del proprio patrimonio. In sintesi: se prima sperare di farla franca evitando di dichiarare era illegale e disonesto, adesso è illegale, disonesto e anche decisamente sciocco e controproducente. 

Presentare la dichiarazione dei redditi crypto rappresenta oggi l’unico vero strumento di protezione per i propri investimenti: mettersi in regola è il passaggio obbligato per operare in un mercato che, giorno dopo giorno, si sta muovendo in un contesto sempre più regolamentato, istituzionale e, di conseguenza, controllato

La dichiarazione dei redditi crypto facile è a due click di distanza

C’è poco da aggiungere, il quadro è chiaro: prima o poi, chi evade viene beccato. L’unico comportamento da adottare – e questo a prescindere dalle nuove direttive – è mostrare la massima trasparenza e dichiarare

Con Young Platform, puoi ricostruire lo storico crypto senza stressarti dietro ai file pdf e al riempimento di caselle Excel: devi solo accedere al tuo account, o registrarti, entrare nella sezione Tasse & Report e cliccare su Report fiscale Young, qualora avessi utilizzato solo il nostro exchange, o su Report fiscale Young-Okipo, nel caso in cui volessi dichiarare l’operatività effettuata su altre piattaforme.

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Messaggio pubblicitario. Le cripto-attività sono altamente volatili e ad alto rischio. Young Platform non fornisce consulenza finanziaria né fiscale. Fai sempre le tue ricerche autonome.

Disoccupazione e Non Farm Payroll: i dati USA

Occupazione USA: i dati e le reazioni dei mercati

Sono usciti i dati sull’occupazione negli Stati Uniti: Non Farm Payrolls e disoccupazione. Qual è la situazione?

Nella giornata di venerdì 5 giugno, il BLS (Bureau of Labor Statistics) americano ha comunicato i dati relativi al mercato del lavoro. Nello specifico, sono uscite le rilevazioni sui Non Farm Payrolls (NFP), cioè i nuovi posti di lavoro creati al netto del settore agricolo, e sul tasso di disoccupazione. Qual è la situazione? Come si sono comportati i mercati e perchè?

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I dati: Non Farm Payrolls e tasso di disoccupazione 

La rilevazione del 5 giugno è la sesta del 2026, ma andiamo subito al sodo: i NFP sono cresciuti di 172.000 unità, un dato di gran lunga superiore rispetto alle aspettative che stimavano 85.000 nuovi posti di lavoro, mentre il tasso di disoccupazione resta invariato al 4,3% rispetto al mese di maggio, in linea con le previsioni.

Le implicazioni 

Come è noto, il mondo della finanza dà molta importanza a queste rilevazioni dal momento che il mercato del lavoro è un indicatore preso in forte considerazione, soprattutto da quando la Federal Reserve ha rilasciato i FOMC Minutes di maggio: nel valutare le mosse di politica monetaria, la banca centrale statunitense sta monitorando attentamente tanto la situazione occupazionale quanto la stabilità dei prezzi e, con lo scoppio della Guerra in Iran e delle relative pressioni inflazionistiche, è auspicabile che almeno il primo di questi due indicatori resti positivo. 

Sulla base di queste dichiarazioni, la catena logica che sta guidando i mercati dall’inizio del conflitto in Iran è la seguente: con un’inflazione così alta, se i NFP sono inferiori alle previsioni e il tasso di disoccupazione sale, allora aumentano le probabilità che il FOMC possa alzare i tassi di interesse nel corso di quest’anno – se ti interessano le riunioni di politica monetaria, qui trovi il calendario completo con tutti i meeting del 2026

Le previsioni sul FOMC di giugno

Il FedWatch del CME Group, uno strumento che calcola le probabilità del taglio dei tassi da parte del FOMC sulla base dei prezzi dei futures sui Fed Funds, attualmente dà il No Change al 98,3%, mentre il taglio di 25 punti base – cioè dello 0,25% – vede una probabilità pari all’1,7%. 

Anche se manca ancora un bel po’ al prossimo meeting, il Consumer Price Index di maggio, il secondo dallo scoppio del conflitto in territorio iraniano, segnala un importante ritorno dell’inflazione: il prezzo del petrolio Brent, che ormai viaggia stabilmente vicino ai 100$ al barile, sta provocando un rincaro generalizzato sul costo della vita.  

What’s next?

Nei prossimi giorni, con ogni probabilità, assisteremo a un mercato molto volatile, in particolare lato crypto. In merito, la politica degli Stati Uniti sta condizionando notevolmente il sentiment: il presidente USA Donald Trump sembra trovarsi in un momento di difficoltà. 
In ogni caso, noi saremo qui ad aggiornarti sulle notizie e sui fatti che muovono i mercati. Iscriviti al nostro canale Telegram – se già sei dentro condividi il link con amici e amiche interessati – e a Young Platform per non perderti ciò che conta!

Iran: quando la politica USA influenza i mercati

guerra in iran

Guerra in Iran: a Washington sta cambiando il clima? Trump sotto scacco? Intanto i mercati tradizionale e crypto accusano. Qual è lo scenario?

La Camera degli Stati Uniti ha approvato una risoluzione che traccia una linea di demarcazione netta nella politica estera americana: con 215 voti a favore e 208 contrari, il Congresso ha votato per frenare il Presidente Donald Trump, intimandogli di non intraprendere ulteriori azioni militari nel conflitto con l’Iran. Quando accaduto potrebbe avere un risvolto più importante di quanto si creda. Cerchiamo di capirlo insieme. 

Guerra in Iran: Trump ora appare molto più debole 

Ciò che è successo nella notte italiana tra il 3 e il 4 giugno potrebbe avere un’importanza clamorosa: dal punto di vista puramente tecnico, si tratta di una misura ampiamente simbolica, una specie di risoluzione non vincolante che non ha la forza legale di bloccare i fondi per l’esercito dall’oggi al domani.

 Tuttavia, il suo peso politico è enorme: l’atto impone formalmente alla Casa Bianca di ritirare le forze armate o, in alternativa, di chiedere un’approvazione esplicita al Congresso prima di ogni mossa.

Ma la vera notizia, a parer nostro, risiede nelle dinamiche interne del voto. I Democratici sono riusciti a far passare la misura solo grazie al sostegno di quattro deputati Repubblicani che hanno deciso di rompere i ranghi e votare contro il proprio leader. Questa spaccatura evidenzia una forte tensione interna alla maggioranza. 

Come si può immaginare, il motivo principale dietro questo nervosismo è legato alla reazione dell’opinione pubblica: con i prezzi della benzina in costante aumento alla pompa e un ritorno di fiamma dell’inflazione , i cittadini americani stanno mostrando una crescente insofferenza verso i costi economici dei conflitti mediorientali, spingendo i parlamentari a cercare una via d’uscita per non perdere il consenso degli elettori.

Qual è la conseguenza politica principale? La risposta è relativamente semplice: la votazione ha confermato che la maggioranza dei Repubblicani alla Camera è estremamente fragile

Tra qualche mese, a novembre, avranno luogo le Midterm, cioè le elezioni di metà mandato in cui si rinnova la composizione del Congresso: se, com’è probabile, il partito di Trump dovesse perdere il controllo sia della Camera che del Senato, l’intera agenda politica pro-business e pro-crypto, tipica del partito Repubblicano, subirebbe una brusca frenata.

Wall Street divisa: il Tech trema e l’industria festeggia

I riflessi di questo voto si sono fatti sentire immediatamente sui mercati finanziari globali, registrando reazioni asimmetriche nel pre-market, ovvero quella finestra temporale di contrattazioni che precede l’apertura ufficiale delle borse, dove si muovono principalmente i grandi operatori istituzionali.

L’indice S&P 500 che, come è noto, raggruppa le cinquecento aziende statunitensi a maggiore capitalizzazione, ha registrato un calo dello 0,49%, mentre il Nasdaq, l’indice tecnologico per eccellenza, sta cedendo l’1,21% – al momento della scrittura. 

Il motivo di queste performance è perfettamente coerente con quanto scritto poco fa: una probabile perdita di controllo politico da parte di Trump e la prospettiva di una futura avanzata democratica spaventano la Silicon Valley

Questo perché sotto l’amministrazione repubblicana, le aziende stanno beneficiando di una politica accomodante caratterizzata da deregolamentazione e sgravi fiscali. Uno spostamento dell’asse politico verso i Democratici potrebbe portare con sé un aumento delle tasse societarie e, in generale, un approccio molto più restrittivo sull’Antitrust, l’organismo che vigila sulla concorrenza per evitare monopoli, e sullo sviluppo normativo dell’Intelligenza Artificiale.

Al contrario, il Dow Jones sta viaggiando in territorio positivo con un incremento dello 0,45%. L’indice, infatti, è composto dai giganti dell’economia industriale, della manifattura e dei trasporti, come Caterpillar e Boeing. Per queste realtà, la fine delle ostilità in Iran significherebbe una riduzione immediata delle tensioni sul mercato del petrolio

In ultima istanza, un calo del prezzo del greggio ridurrebbe i costi di produzione e logistica, aumentando notevolmente i margini di profitto, erosi dagli attuali rincari energetici. 

L’effetto sul mercato crypto

Le ripercussioni di questo voto parlamentare, naturalmente, hanno un effetto netto anche sul mercato crypto: nella notte, Bitcoin è arrivato a sfiorare i 60.000$, mentre Ethereum è sceso a quota 1.730$, ma anche gli ETF su Crypto registrano forti deflussi. 

Il rischio principale, in questo caso, riguarda il CLARITY Act, il progetto di legge quadro che punta a definire una regolamentazione chiara e stabile per l’industria delle criptovalute negli Stati Uniti: senza una sponda politica forte a Washington, ora rappresentata dalla fazione repubblicana, la sua approvazione diventerebbe più che complessa.

Tuttavia, nonostante la tendenza a credere che la crescita del tech e delle crypto dipenda esclusivamente da governi di stampo repubblicano, i dati storici mostrano una realtà diversa: certamente il contesto era differente, caratterizzato da forti stimoli fiscali per contrastare gli effetti economici della pandemia, ma durante la presidenza del democratico Joe Biden, il valore di Bitcoin è cresciuto del 200%, rompendo per la prima volta in assoluto il tetto dei 100.000$.

CLARITY Act: Cynthia Lummis contro Jamie Dimon 

Già che abbiamo lanciato il tema, ne approfittiamo per approfondire rapidamente il discorso. Il CLARITY Act si trova oggi al centro di uno scontro tra la lobby bancaria e i sostenitori dell’innovazione finanziaria.

Come anticipato, il CLARITY Act è un disegno di legge che mira a stabilire regole certe per il mercato crypto: per questa ragione, sta incontrando una forte resistenza dal settore tradizionale, che vuole proteggere i propri spazi.

Jamie Dimon, amministratore delegato di JPMorgan, ha criticato pubblicamente la proposta di legge: per Dimon, il CLARITY Act concederebbe alle società crypto la possibilità di raccogliere capitali e pagare interessi sui depositi dei clienti senza però sottostare ai medesimi controlli previsti per gli istituti di credito ordinari. 

Il banchiere ha fatto riferimento in particolare al rispetto delle normative AML (Anti-Money Laundering), l’insieme di leggi antiriciclaggio per il tracciamento dei fondi illeciti, e del Bank Secrecy Act (BSA), la legge che impone agli intermediari finanziari di segnalare le transazioni sospette alle autorità di vigilanza.

La senatrice repubblicana Cynthia Lummis, da sempre favorevole allo sviluppo degli asset digitali, ha risposto in modo deciso all’attacco del numero uno di JPMorgan: secondo Lummis, le dichiarazioni di Dimon sono un tentativo di confondere l’opinione pubblica o derivano da una lettura parziale del testo di legge.

La sostanza della disputa è di natura commerciale, dal momento che le banche tradizionali temono lo sviluppo delle stablecoin: se aziende crypto avessero la piena legittimità di offrire rendimenti trasparenti sui depositi in stablecoin, molti risparmiatori potrebbero decidere di spostare i propri capitali fuori dal circuito bancario tradizionale – il cosiddetto deposit flight – dove i tassi di interesse sui conti correnti rimangono spesso vicini allo zero. 

In poche parole, l’obiettivo della lobby bancaria è quello di rallentare il più possibile il CLARITY Act, proprio in virtù di ciò che scrivevamo qualche riga fa: una Camera e un Senato non più a trazione repubblicana renderebbero l’approvazione del testo di legge molto complicata. 

Come andrà a finire?

Non ci resta che attendere: la politica americana ha regalato spesso forti colpi di scena che hanno cambiato le carte in tavola da un giorno all’altro. Noi, ovviamente, continueremo a seguirne gli sviluppi: per restare sempre sul pezzo su ciò che muove davvero i mercati, entra nel nostro canale Telegram ufficiale o iscriviti direttamente a Young Platform!

Bitcoin scivola a 66.000$: cosa è successo?

Bitcoin e interesse istituzionale

Bitcoin ha regalato una festa della Repubblica dal sapore amaro: giù fino a 66.000$. Il mercato crypto ha seguito. Quali sono le motivazioni?

Martedì sera, il mercato crypto ha deciso di turbare un tranquillo giorno di festa: in poche ore, Bitcoin è sceso sotto i 66.000 dollari, spingendosi fino ai 65.700 dollari, per poi recuperare leggermente rimbalzo in zona 66.460 dollari. Il resto del mercato ha seguito: Ethereum ha incassato il colpo perdendo il 7,7% e scivolando a 1.849 dollari. Vediamo insieme cosa ci dicono i dati.

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ETF e liquidazioni hanno grosse responsabilità 

Per capire la dinamica bisogna osservare dove si muovono i grandi flussi di denaro, in particolare quelli gestiti dagli investitori istituzionali: nella sola giornata di martedì, gli ETF spot su Bitcoin, che permettono ai grandi fondi di esporsi su BTC senza doverlo detenere direttamente, hanno segnato deflussi netti per ben 519,2 milioni di dollari, costringendo i gestori dei fondi a vendere BTC sul mercato per liquidare le quote. Una dinamica simile ha colpito anche gli ETF spot su Ethereum, che hanno visto uscire 90,2 milioni di dollari.

Il calo di prezzo che, come abbiamo visto, è anche una conseguenza dei deflussi istituzionali, ha poi innescato una forte ondata di liquidazioni delle posizioni long, quelle operazioni finanziarie in cui l’investitore compra un asset sperando che il suo valore cresca nel tempo. Molti trader, tuttavia, fanno questa scommessa utilizzando la leva finanziaria, ovvero prendendo in prestito denaro dalla piattaforma per amplificare i propri potenziali guadagni.

È chiaramente un gioco fantastico quando il mercato sale, ma diventa un incubo quando il prezzo scende anche solo dell’1-2%: se il valore dell’asset rompe al ribasso una certa soglia critica, la piattaforma fa scattare una “liquidazione forzata”, vendendo automaticamente la posizione del trader per recuperare il denaro prestato. 

Questo meccanismo crea un effetto domino di un certo rilievo: i prezzi scendono, scattano le liquidazioni dei trader a leva che buttano giù ulteriormente il prezzo e fanno scattare le liquidazioni del livello successivo e cosi via. 

In cifre: per Coinglass, tra martedì 2 giugno e mercoledì 3 giugno, sono stati liquidati quasi 270.000 trader con posizioni long per circa 1,8 miliardi di dollari.

Perché Strategy ha venduto Bitcoin dopo quattro anni?

In questo contesto, una notizia specifica ha catalizzato l’attenzione della comunità crypto mondiale: Strategy, la più grande Bitcoin Treasury Company al mondo, ha venduto Bitcoin. L’azienda guidata da Michael Saylor, considerata da tutti il faro dell’accumulo istituzionale, ha rotto il mantra del never sell liquidando 32 BTC per un valore di circa 2,5 milioni di dollari in un arco di tempo compreso tra il 26 e il 31 maggio. 

A prima vista, per chi segue le dinamiche di mercato con un occhio superficiale, potrebbe sembrare un segnale di resa: “se anche Saylor vende, è finita”. Ma, come sempre, occorre indagare più a fondo e analizzare i dettagli con razionalità, senza farsi prendere dal panico.

In primo luogo, è necessario ricordarsi che 32 BTC rappresentano letteralmente lo 0,0004% del totale detenuto, che ora ammonta a 843.706 BTC. In secondo luogo, la società ha immediatamente comunicato che questi fondi non rappresentano un cambio di rotta strategico, ma una pura necessità tecnica di gestione aziendale: servono a finanziare i dividendi sulle sue azioni privilegiate Stretch (STRC)

Nel caso in cui non lo sapessi, le azioni privilegiate sono strumenti finanziari particolari che garantiscono ai loro possessori un diritto di priorità nella distribuzione dei guadagni – i dividendi, appunto – rispetto agli azionisti ordinari, in cambio di solito della rinuncia al diritto di voto nelle assemblee.

Michael Saylor ha definito questa micro-vendita come una sorta di “inoculazione” per l’azienda: un piccolo vaccino finanziario controllato per mantenere sani e bilanciati i conti societari senza intaccare la strategia di accumulo di lungo termine. 

Ma i mercati finanziari stanno ancora cercando di assimilare e contestualizzare questa mossa: vedere Strategy, dopo quattro anni, dal lato dei venditori ha un impatto psicologico non trascurabile sul sentiment.

Strive in controtendenza: compra BTC e supera Coinbase

Mentre il grande pubblico si concentrava sui 32 BTC venduti da Saylor, c’è chi ha deciso di muoversi nella direzione opposta: Strive, un altro peso massimo della finanza, ha aspirato ben 2.500 BTC nella settimana tra il 23 maggio e il 1 giugno. 

Parliamo di un investimento massiccio da circa 185,2 milioni di dollari che ha portato le riserve totali di Strive alla cifra tonda di 19.000 BTC. Una mossa strategica che ha permesso all’azienda di diventare ufficialmente il settimo più grande detentore aziendale pubblico di Bitcoin al mondo, superando Coinbase.

Per evitare di cadere nella stessa necessità tecnica di Strategy ed essere costretta a vendere frazioni della propria riserva crypto per pagare gli investitori, Strive ha parallelamente blindato il proprio bilancio aumentando le riserve di contanti a 137,3 milioni di dollari. Questo tesoretto in valuta fiat ha l’obiettivo specifico e dichiarato di garantire una copertura sicura dei dividendi aziendali per i prossimi 18 mesi

È già qualche mese che il mercato sta cambiando natura sotto i nostri occhi: mentre i piccoli risparmiatori si lasciano spaventare dal rosso dei grafici giornalieri, i grandi capitali aziendali continuano a ridisegnare le proprie tesorerie per i prossimi anni

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