Staking e ricompense: come vengono tassati?

staking crypto

Le ricompense ottenute tramite staking, mining e airdrop sono soggette a tassazione. Ecco come calcolare e dichiarare correttamente le imposte.

Negli ultimi anni, lo staking delle criptovalute è diventato un metodo sempre più diffuso per guadagnare rendite passive nel mondo crypto. Grazie alla crescita delle blockchain basate su Proof-of-Stake (PoS), molti investitori scelgono di bloccare le proprie criptovalute per ottenere ricompense periodiche. Tuttavia, quando si parla di guadagni, è inevitabile affrontare il tema delle tasse.

In Italia, la tassazione delle rendite da staking è un argomento complesso e in continua evoluzione. Capire come funziona è fondamentale per evitare brutte sorprese con il Fisco.

Punti chiave da cui partire:

  • Le ricompense da staking vengono tassate al momento dell’accredito con un’aliquota del 26%.
  • Se successivamente vengono vendute a un prezzo superiore, si applica un ulteriore 26% sulla plusvalenza.
  • Le stesse regole si applicano ai guadagni da airdrop, mining ed earning.
  • La dichiarazione fiscale deve essere fatta compilando il Quadro RW/W e il Quadro RT/T.

Cos’è lo staking e come funziona?

Lo staking consiste nel bloccare una certa quantità di criptovalute per supportare la sicurezza e il funzionamento di una rete blockchain. In cambio, si ricevono ricompense periodiche, un po’ come accade con gli interessi su un deposito bancario.

Esistono diversi modi per fare staking:

  • Staking diretto su blockchain PoS → L’utente può gestire direttamente un nodo validatore o delegare i propri token a un validatore, contribuendo alla rete.
  • Staking su exchange centralizzati → Piattaforme come Young Platform offrono la possibilità di affidare i propri asset e ricevere le ricompense senza gestire un nodo.
  • Liquid staking → Questo metodo permette di ottenere token derivati in cambio delle criptovalute bloccate, consentendo di mantenere liquidità e utilizzarli in altri investimenti.

Dal punto di vista fiscale, la tassazione dello staking dipende dal momento in cui si ricevono le ricompense e dall’uso che se ne fa in seguito, come la loro eventuale vendita. Vediamo come funziona nel dettaglio.

Come vengono tassate le rendite da staking?

Dal 2024, la tassazione delle ricompense da staking segue un sistema a doppia imposizione:

  1. Imposta del 26% al momento dell’accredito delle ricompense.
  2. Ulteriore imposta del 26% sulla plusvalenza in caso di vendita a un prezzo superiore.

In pratica, chi riceve ricompense da staking deve subito pagare un’imposta del 26% sul valore di mercato del token al momento della ricezione, indipendentemente dal fatto che venga venduto o meno. Se in seguito decide di venderlo a un prezzo superiore, dovrà versare un’ulteriore imposta del 26% sulla differenza tra il prezzo di vendita e il valore di accredito.

Esempio pratico

  • Un utente riceve 0,5 ETH quando 1 ETH vale 3.000€
  • Il valore imponibile è: 0,5 × 3.000€ = 1.500€
  • L’imposta da pagare per l’accredito dei token è: 1.500 x 26% = 390€ 

Se in futuro si vendono quei 0,5 ETH quando il prezzo di 1 ETH è di 4.000€, il guadagno sarà:

  • Valore di 0,5 ETH al momento dell’accredito: 3.000 x 0,5 = 1.500€
  • Valore di 0,5 ETH al momento della vendita: 4.000 x 0,5 = 2.000€
  • Valore imponibile = 2.000 – 1.500 = 500€ 
  • Su questa plusvalenza si applica il 26%, ottenendo così 500€ x 26% = 130€ di imposta

Come funziona la rendicontazione fiscale dello staking su Young Platform

La contabilità fiscale delle ricompense ricevute tramite staking sulla piattaforma Young Platform segue questa prassi:

  • La chiusura di uno stake attivo e il conseguente accredito delle ricompense sul tuo wallet Principale è considerao un evento fiscalmente rilevante. Se hai più stake attivi sulla stessa criptovaluta, questi NON costituiscono un evento fiscalmente rilevante fino alla loro chiusura.
  • Sulle ricompense ricevute viene applicata un’imposta del 26%, ma solo sugli importi guadagnati e NON sull’intero capitale in staking. Questa regola vale anche per lo staking effettuato su altre piattaforme o su protocolli DeFi.
  • Un’ulteriore tassazione si applica SOLO SE l’utente decide di vendere le ricompense ricevute. In questo caso, il 26% viene calcolato sulla plusvalenza, ossia sulla differenza tra il prezzo di vendita e il valore di mercato della criptovaluta al momento dell’accredito.

In altre parole, fiscalmente, la vendita delle ricompense viene trattata come qualsiasi altra vendita di criptovalute in euro o stablecoin.

Il calcolo delle ricompense, l’aliquota applicata e l’imposta dovuta sono riportati nel Report Fiscale. Se utilizzi la funzionalità di staking su Young Platform, non dovrai preoccuparti di nulla:

  • Se hai chiuso degli stake nel 2024, le ricompense guadagnate verranno riportate come plusvalenza su cui è applicato il 26%.
  • Se hai venduto parte o tutte queste ricompense per Euro o stablecoin, verranno riportate come plusvalenza su cui è applicato un ulteriore 26%.
  • Tutte le ricompense ricevute tramite staking, siano esse ancora in uno stake attivo o trasferite nel tuo portafoglio principale dopo la chiusura di uno stake, vengono incluse nel totale del tuo capitale in criptovaluta ai fini del pagamento dell’imposta di bollo, che Young Platform ha già provveduto a versare.

Come sempre, consigliamo di acquistare il Report fiscale e di scaricare la ricevuta dell’imposta di bollo dalla sezione “Tasse e Report” per avere tutta la documentazione necessaria alla dichiarazione dei redditi.

Come dichiarare lo staking nella dichiarazione dei redditi?

Se guadagni criptovalute grazie allo staking, devi indicarlo correttamente nella tua dichiarazione dei redditi. In Italia, esistono due sezioni principali da compilare per rispettare la normativa fiscale:

1. Quadro RW o Quadro W – Dichiarare il possesso delle criptovalute

Il Quadro RW del Modello Redditi e Quadro W del 730 servono a dichiarare di possedere criptovalute, anche se non derivano da trading. È obbligatorio per calcolare e pagare l’imposta di bollo del 2 per mille sul valore delle tue criptovalute al 31 dicembre di ogni anno.

In pratica: Se hai criptovalute in staking (o in un wallet), devi inserirle in questa sezione, indipendentemente dal fatto che tu le abbia comprate o guadagnate.

2. Quadro RT o Quadro T – Dichiarare i guadagni dallo staking

Questa parte della dichiarazione serve per segnalare i guadagni ottenuti con lo staking e calcolare le imposte dovute. A seconda del modello che utilizzi per la dichiarazione, devi compilare il Quadro RT (Modello Redditi) o Quadro T (Modello 730).

Come semplificare la dichiarazione?

Per chi utilizza Young Platform, la gestione fiscale dello staking diventa più semplice grazie a una serie di strumenti dedicati. La piattaforma offre servizi specifici per aiutare gli utenti a rispettare le normative senza difficoltà.

1. Report Fiscale completo

Se hai effettuato staking su Young Platform, puoi acquistare un Report Fiscale precompilato, che fornisce tutti i dati necessari per la dichiarazione. Questo documento include il calcolo delle imposte dovute, rendendo più semplice e sicuro il processo di compilazione della dichiarazione dei redditi.

2. Pagamento automatico dell’imposta di bollo

Uno dei vantaggi di utilizzare Young Platform è il calcolo e versamento automatico dell’imposta di bollo sui token guadagnati tramite staking. Questo servizio evita errori nella dichiarazione e garantisce il pagamento corretto dell’imposta del 2 per mille sul valore delle criptovalute al 31 dicembre.

3. Consulenza con commercialisti esperti in criptovalute

Per chi ha una situazione fiscale più complessa o necessita di un supporto personalizzato, Young Platform mette a disposizione la possibilità di prenotare una consulenza con commercialisti specializzati in fiscalità crypto. Questo servizio è accessibile direttamente dalla sezione Tasse & Report della piattaforma, permettendo di ricevere assistenza su misura per la dichiarazione dei redditi e la gestione delle imposte sulle criptovalute.Grazie a questi strumenti, chi utilizza Young Platform può gestire in modo più semplice e sicuro la tassazione dello staking, riducendo il rischio di errori e sanzioni.

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Come vengono tassati airdrop, mining ed earning?

Le stesse regole fiscali applicate alle ricompense dello staking valgono anche per altri tipi di guadagni in criptovalute, come airdrop, mining ed earning.

  • Airdrop → Si tratta di criptovalute ricevute gratuitamente, spesso come parte di campagne promozionali o come premi per il possesso di determinati token.
  • Mining → È il processo di validazione delle transazioni su blockchain Proof-of-Work (PoW), che ricompensa i miner con nuove criptovalute. Se il mining viene svolto in modo continuativo e professionale, potrebbe essere considerato attività d’impresa e soggetto a tassazione come reddito di lavoro autonomo. In caso contrario, si applicano le regole dello staking.
  • Earning → Include interessi e premi ottenuti attraverso piattaforme di finanza decentralizzata (DeFi) o servizi centralizzati che offrono rendimenti sulle criptovalute depositate.

Tirando le somme

Lo staking è un’opportunità interessante per generare rendite passive, ma è fondamentale essere consapevoli delle regole fiscali per evitare sanzioni e gestire al meglio il pagamento delle imposte.

Per semplificare la dichiarazione, strumenti come il Report Fiscale di Young Platform e il supporto di consulenti esperti in criptovalute possono aiutare a gestire il processo in modo corretto, evitando errori e riducendo lo stress. Una buona gestione fiscale permette di sfruttare al meglio i vantaggi dello staking, mantenendo la piena conformità con le normative italiane.

Glossario essenziale per la dichiarazione fiscale sulle criptovalute

Dichiarazione redditi criptovalute: glossario fiscale

Scopri tutte le definizioni utili a compilare la dichiarazione dei redditi da criptovalute per evitare errori con il Fisco.

Dichiarare le criptovalute nel modo corretto può essere complesso, soprattutto con il continuo aggiornamento delle normative fiscali. Per questo, abbiamo creato un glossario chiaro e sintetico con i termini fondamentali che ogni investitore crypto dovrebbe conoscere per affrontare la dichiarazione fiscale senza incertezze. In questa guida troverai le definizioni dei concetti chiave, dai metodi di calcolo delle plusvalenze ai quadri dichiarativi necessari per mettersi in regola con il fisco.

Airdrop

Distribuzione gratuita di criptovalute da parte di un progetto blockchain o di un exchange. Le criptovalute ricevute tramite airdrop sono tassate immediatamente al momento dell’accredito con un’aliquota del 26%. Se successivamente vengono vendute in euro o stablecoin a un prezzo superiore, viene applicata un’ulteriore imposta del 26% sulla plusvalenza (33% dal 2026). Il prezzo di carico da considerare è quello al momento dell’accredito sul wallet.

Bot di trading (Smart Trades)

Software automatizzati che eseguono operazioni di acquisto, vendita o scambio di criptovalute in base a strategie preimpostate, come gli Smart Trades. Le operazioni di trading effettuate dai bot sono fiscalmente rilevanti se le criptovalute vengono convertite in valuta fiat o stablecoin.

Commissioni di transazione

Costi applicati dagli exchange o dalle blockchain per l’esecuzione di operazioni di trading, prelievi o trasferimenti. Le commissioni non sono deducibili dal calcolo delle plusvalenze e minusvalenze.

Crypto-asset

Termine utilizzato dalla normativa per indicare le cripto-attività o criptovalute. Rappresenta qualsiasi asset digitale basato su tecnologia blockchain, incluso Bitcoin, Ethereum e stablecoin, e comprende anche token di utilità, security token e NFT. Tutti i crypto-asset sono soggetti a tassazione se generano plusvalenze.

Dichiarazione fiscale

Documento che riporta tutti i redditi e le operazioni soggette a tassazione. Per chi detiene o opera in criptovalute, la dichiarazione fiscale include la segnalazione delle plusvalenze, minusvalenze e del possesso degli asset digitali.

Depositi in valuta fiat

Trasferimenti di euro o altre valute tradizionali su un exchange con carta o bonifico bancario. Non sono fiscalmente rilevanti.

Depositi in criptovalute

Trasferimenti di asset digitali su un exchange. Non generano tassazione diretta, ma devono essere dichiarati nel Quadro RW. Queste criptovalute, come tutte le altre, diventano rilevanti se vendute per euro o stablecoin. La cosa da sottolineare è il trattamento fiscale: in questo caso deve essere dichiarato il prezzo di carico sull’exchange su cui si deposita. Se non si inserisce il prezzo a cui queste criptovalute sono state comprate, l’Agenzia delle Entrate considera come plusvalenza tutte le criptovalute depositate, applicando quindi sull’intero importo la tassa del 26% al momento della vendita.

Guadagni mining

Ricompense ottenute attraverso l’attività di mining, ovvero la validazione delle transazioni su una blockchain. Le criptovalute minate sono tassate al momento dell’accredito con un’aliquota del 26%. Se in seguito vengono vendute a un prezzo superiore, si applica un’ulteriore imposta del 26% sulla plusvalenza (33% dal 2026). Mining personale: si applica l’aliquota del 26% sul valore al momento dell’accredito e un’eventuale ulteriore imposta sulla plusvalenza in caso di vendita. Mining professionale: può essere considerato attività d’impresa e soggetto a un regime fiscale diverso, con tassazione specifica per le aziende.

Imposta di bollo

Tassa applicata sul valore complessivo delle criptovalute detenute al 31 dicembre di ogni anno. L’imposta è pari al 2 per mille (0,2%) del valore totale e deve essere dichiarata nel Quadro RW.

Metodo contabile LIFO (Last In, First Out)

Sistema di calcolo per la determinazione delle plusvalenze in cui si assume che gli ultimi asset acquistati siano i primi a essere venduti. Questo è il metodo utilizzato nei Report fiscali di Young Platform.

Minusvalenze

Perdita generata dalla vendita di criptovalute a un prezzo inferiore rispetto al prezzo di acquisto. Le minusvalenze possono essere compensate con future plusvalenze nei successivi 5 anni.

Modello Unico

Modello di dichiarazione fiscale utilizzato principalmente da lavoratori autonomi e titolari di partita IVA. Per chi detiene criptovalute, è necessario compilare i Quadri RW e RT.

Ordini con valuta fiat

Operazioni di acquisto o vendita di criptovalute effettuate utilizzando valute tradizionali (es. euro, dollari). Le plusvalenze generate dalla vendita di crypto contro fiat sono sempre imponibili.

Per gli ordini che coinvolgono una valuta fiat come valuta quotata (quote currency), il profitto o la perdita viene calcolato basandosi sul prezzo di carico dello stack di criptovalute.

Esempio:

  • Se possedete 0.5 BTC acquistati a 10.000€ e ulteriori 0.5 BTC a 15.000€, e vendete 0.8 BTC a 20.000€ ciascuno, il calcolo sarà il seguente:
  • Vendete prima i 0.5 BTC a 15.000€, poi 0.3 BTC dei BTC acquistati a 10.000€.
  • Profitto = (0.5 × (20.000 – 15.000)) + (0.3 × (20.000 – 10.000)) = 2.500€ + 3.000€ = 5.500€.

Ordini con stablecoin

Quando si effettua una compravendita utilizzando una stablecoin invece di una valuta fiat come l’euro, è necessario convertire l’importo in euro al tasso di cambio corrente per determinare il prezzo di carico e il profitto.

Esempio pratico:

  • Supponiamo di acquistare 1 ETH pagando 1.000 USDT, con un tasso di cambio di 1 USDT = 0.93 EUR.
  • Il prezzo di carico in euro sarà quindi: 1.000 USDT * 0.93 EUR = 930€.
  • Se in seguito vendiamo lo stesso ETH per 1.100 USDT, con un tasso di cambio aggiornato di 1 USDT = 0.94 EUR, il valore di vendita in euro sarà: 1.100 USDT * 0.94 EUR = 1.034€.
  • Il profitto imponibile sarà quindi calcolato come: 1.034€ – 930€ = 104€.

Ordini swap

Gli ordini swap sono operazioni di scambio diretto tra criptovalute con le medesime caratteristiche e funzioni, e non sono imponibili fiscalmente in quanto non vi è conversione in euro o stablecoin. Tuttavia, il prezzo di carico della criptovaluta ceduta viene trasferito alla criptovaluta ottenuta nello scambio.

Ad esempio:

  • Un utente possiede 1 BTC acquistato a 5.000€ e decide di scambiarlo per 10 ETH.
  • Il prezzo di carico dei 10 ETH sarà di 500€ ciascuno, derivato dal valore del BTC al momento dello swap.
  • Non si genera alcuna plusvalenza immediata, ma solo nel momento in cui gli ETH vengono venduti successivamente.

Se in un secondo momento l’utente vende 8 ETH quando il loro valore è aumentato, ottenendo 1 BTC valutato 4.000€, la plusvalenza si realizzerà solo quando il BTC o gli ETH rimanenti saranno venduti a un prezzo superiore al loro costo di carico.

In sintesi, gli swap trasferiscono il valore d’acquisto da una criptovaluta all’altra, senza generare una tassazione immediata.

Pair (valuta base e valuta quotata)

Nelle coppie di trading, la valuta base è quella che si sta comprando o vendendo, mentre la valuta quotata è quella con cui si misura il valore della valuta base. Ad esempio, nel pair BTC/EUR, BTC è la valuta base e EUR è la valuta quotata.

Plusvalenze

Guadagno derivante dalla vendita di criptovalute a un prezzo superiore a quello di acquisto. Le plusvalenze sono tassate al 26% fino al 2025 e al 33% dal 2026.

Premi di Earn

Qualsiasi accredito di criptovalute effettuato da un exchange, app o piattaforma a seguito di un’azione dell’utente. Ad esempio, se si completa un quiz su una piattaforma e si ricevono crypto in premio, queste sono tassate immediatamente al momento dell’accredito con un’aliquota del 26%.

Se successivamente vengono vendute in euro o stablecoin a un prezzo superiore, si applica un’ulteriore imposta del 26% sulla plusvalenza (33% dal 2026). Il prezzo di carico da considerare è il valore di mercato al momento dell’accredito. La plusvalenza tassata sarà quindi la differenza tra il prezzo di vendita e il prezzo di accredito.

Prezzo di carico

Il valore di acquisto di una criptovaluta, determinante per il calcolo delle plusvalenze o minusvalenze al momento della vendita. In caso di accredito di ricompense per attività di mining, staking, funzionalità Earn o airdrop, il prezzo di carico è pari al prezzo al momento dell’accredito. In caso di deposito di criptovalute su un exchange, il prezzo di carico deve essere dichiarato manualmente, inserendo il prezzo di acquisto di quelle criptovalute. Se il prezzo di carico è 0€ al momento della vendita, l’intero importo verrà considerato come plusvalenza, su cui verrà applicata un’aliquota del 26%.

Quadro RW

Sezione della dichiarazione fiscale utilizzata per dichiarare il possesso di criptovalute detenute su qualsiasi exchange o wallet. È necessario per il calcolo dell’imposta di bollo. Fa parte del Modello Unico, obbligatorio per titolari di partita IVA e liberi professionisti.

Quadro RT

Sezione della dichiarazione fiscale dedicata alla segnalazione delle plusvalenze derivanti dalla vendita di criptovalute per euro o stablecoin. Deve essere compilato da chi ha ottenuto guadagni imponibili durante l’anno fiscale. Fa parte del Modello Unico, obbligatorio per titolari di partita IVA e liberi professionisti.

Quadro T

Sezione introdotta nel Modello 730 per la dichiarazione delle plusvalenze sulle criptovalute. Da compilare se si è lavoratori dipendenti o pensionati.

Quadro W

Parte del Modello 730 dedicata al monitoraggio del possesso di criptovalute. Equivalente del Quadro RW nel Modello Unico.

Ravvedimento Operoso

Procedura che consente ai contribuenti di regolarizzare errori o omissioni nella dichiarazione fiscale delle criptovalute, pagando imposte, interessi e sanzioni ridotte.

Ricompense staking

Ricompense ottenute attraverso lo staking, ossia il blocco di criptovalute per supportare il funzionamento della blockchain. Le criptovalute ottenute tramite staking sono tassate al momento dell’accredito con un’aliquota del 26%. Se vengono successivamente vendute in euro o stablecoin a un prezzo superiore, viene applicata un’ulteriore imposta del 26% sulla plusvalenza (33% dal 2026). Il prezzo di carico da considerare è il valore di mercato della criptovaluta al momento dell’accredito sul wallet. La plusvalenza tassata sarà la differenza tra il prezzo di vendita e il prezzo al momento dell’accredito.

Rivalutazione

Meccanismo che permette di aggiornare il valore fiscale delle criptovalute detenute al 1° gennaio dell’anno di dichiarazione, pagando un’imposta sostitutiva ridotta invece della normale tassazione sulle plusvalenze. Per le imposte sulle plusvalenze del 2024, ciò significa inserire come prezzo di acquisto (o prezzo di carico) il valore al 1° gennaio 2025. Questo sistema è particolarmente utile per chi non conosce il prezzo di acquisto delle proprie criptovalute perché le ha comprate molto tempo fa, non dispone della documentazione degli anni passati o è un early adopter che ha acquistato a prezzi molto bassi. L’obiettivo è evitare di pagare un’imposta molto elevata sulle plusvalenze accumulate nel tempo. Tuttavia, aderire alla rivalutazione comporta l’obbligo esplicito di pagare subito il 18% di imposta sostitutiva e, in futuro, il 26% sulle plusvalenze generate dalla vendita.

Soglia o franchigia

Importo minimo sotto il quale le plusvalenze da criptovalute non erano soggette a tassazione (ad esempio, la soglia di 2.000€ per il 2023). A partire dal 2024, questa franchigia è stata eliminata, rendendo tutte le plusvalenze imponibili.

Stack di criptovalute

Il totale delle criptovalute detenute da un utente, suddiviso per prezzo di acquisto o metodo di acquisizione. Ogni transazione di acquisto, accredito da staking, mining o airdrop contribuisce ad aumentare lo stack di criptovalute, mentre le vendite o conversioni lo riducono.

USDT Tether

Stablecoin ancorata al valore del dollaro statunitense (USD). Le conversioni tra crypto e USDT sono fiscalmente rilevanti.

USD Coin (USDC)

Stablecoin ancorata al valore del dollaro statunitense. Analogamente a USDT, le operazioni di scambio con USDC sono considerate imponibili.

Valuta fiat

Moneta a corso legale emessa da un governo, come l’euro (EUR) o il dollaro statunitense (USD). Le operazioni di conversione tra criptovalute e valute fiat sono sempre soggette a tassazione.

Tassazione delle plusvalenze crypto: come cambia la soglia dei 2.000€ con la nuova normativa

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Dal 2025 la soglia di esenzione dei 2.000€ sulle plusvalenze crypto viene eliminata. Scopri cosa cambia e come dichiarare correttamente i tuoi guadagni.

Negli ultimi anni, le criptovalute sono diventate sempre più popolari come forma di investimento e risparmio. Tuttavia, quando si parla di guadagni, è fondamentale capire anche le regole fiscali applicate dal Fisco italiano.

Uno dei punti più discussi riguarda la cosiddetta soglia dei 2.000€: fino al 2024, le plusvalenze sulle criptovalute non erano tassate se, nel corso dell’anno, non superavano questa cifra. Ma dal 1° gennaio 2025, la normativa cambia: qualsiasi plusvalenza ottenuta dalla vendita di criptovalute sarà soggetta a imposta, indipendentemente dall’importo.

Se non hai esperienza con il mondo della fiscalità o degli investimenti, non preoccuparti: in questo articolo ti spiegheremo tutto in modo semplice e chiaro, con esempi pratici per aiutarti a capire come funziona la tassazione e cosa cambia con le nuove regole.

Cosa significa “plusvalenza” e perché viene tassata?

Per capire meglio il discorso sulle tasse, dobbiamo prima chiarire cos’è una plusvalenza.

In parole semplici, la plusvalenza è il guadagno che ottieni vendendo un bene (in questo caso, criptovalute) a un prezzo più alto rispetto a quello a cui lo hai acquistato. 

Esempio pratico

  • Acquisti 1 Bitcoin a 30.000€.
  • Dopo qualche mese, il valore di Bitcoin sale e decidi di venderlo a 40.000€.
  • Il tuo guadagno è 10.000€ (40.000€ – 30.000€): questa è la tua plusvalenza, su cui dovrai pagare le tasse.

Le criptovalute vengono trattate dal Fisco come strumenti finanziari: proprio come accade con le azioni in borsa, i guadagni derivanti dalla loro vendita vengono tassati.

Fino al 2024: le plusvalenze sotto i 2.000€ non erano tassate

Prima dell’entrata in vigore della nuova normativa, esisteva una regola che favoriva i piccoli investitori: se nell’arco dell’anno le tue plusvalenze non superavano i 2.000€, non dovevi pagare tasse.

Attenzione: questa non era una franchigia, ma una soglia di esenzione. Questo significa che anche con 1€ in più, si superava il limite dei 2.000€ e l’intero importo diventava tassabile, non solo la parte eccedente.

Esempi pratici fino al 2024

  • Se guadagni 1.900€ dalla vendita di crypto → Non paghi imposte. 
  • Se guadagni 2.100€ → L’intero importo viene tassato al 26%, non solo i 100€ eccedenti, per un totale di 2100 x 26% = 546 euro.

Fino al 2024, questa regola ha permesso a chi faceva operazioni di piccolo taglio di non pagare tasse.

Dal 2025: tutte le plusvalenze crypto sono tassate

Con la Legge di Bilancio 2025, la soglia di esenzione dei 2.000€ viene eliminata.

Cosa significa in pratica?

  • Non esiste più un limite minimo sotto il quale non si pagano tasse: anche piccoli guadagni saranno tassabili.
  • Qualsiasi plusvalenza, anche di 50€ o 100€, sarà soggetta a tassazione immediata.
  • L’aliquota applicata è del 26%, come lo scorso anno.

Esempio pratico dal 2025

  • Se un investitore realizza 500€ di plusvalenza, dovrà pagare 130€ di tasse (500 × 26%).
  • Se realizza 3.000€ di plusvalenza, l’imposta sarà 780€.

Questo cambiamento ha un impatto significativo, soprattutto per chi effettuava operazioni di trading o vendita occasionale senza preoccuparsi della soglia di esenzione.

Come gestire al meglio la tassazione sulle criptovalute?

Con le nuove regole, diventa essenziale monitorare le operazioni e dichiarare correttamente i guadagni. Ecco alcuni consigli utili:

  • Tieni traccia di tutte le tue transazioni → Registra acquisti, vendite e movimenti per avere un quadro chiaro della situazione fiscale.
  • Usa strumenti di gestione fiscale → Alcune piattaforme come Young Platform offrono report fiscali con il calcolo delle plusvalenze, semplificando la dichiarazione.
  • Compensa le minusvalenze → Se hai subito perdite vendendo altre criptovalute, puoi dedurle dai guadagni per ridurre l’importo tassabile.

Quindi cosa cambia per chi investe in criptovalute?

Il 2025 segna una svolta nella tassazione delle criptovalute in Italia. L’abolizione della soglia dei 2.000€ significa che tutti i guadagni diventano tassabili.

Se fino al 2024 i piccoli investitori potevano operare senza preoccuparsi della dichiarazione fiscale (finché restavano sotto i 2.000€ di guadagni), ora anche chi fa operazioni di piccolo taglio dovrà pagare le imposte.

Punti chiave da ricordare:

  • Fino al 2024: Nessuna tassa se le plusvalenze erano inferiori a 2.000€.
  • Dal 2025: Qualsiasi guadagno, anche minimo, sarà tassato.
  • Aliquota fiscale: 26% nel 2025 
  • Monitorare le operazioni è fondamentale per evitare errori e compensare le plus con il minusvalenze.

Con l’aumento della tassazione, sarà sempre più importante utilizzare strumenti fiscali adeguati o rivolgersi a consulenti specializzati per gestire correttamente i propri investimenti in criptovalute. Ti consigliamo quindi di dare un’occhiata ai servizi fiscali di Young Platform.

Casinò: il banco vince sempre, meglio puntare sugli investimenti

Casinò: il valore atteso e gli investimenti

Si dice che “il banco vince sempre”, in realtà non vince proprio sempre, ma sicuramente più spesso dei giocatori. Quali sono le probabilità di vincere giocando al casinò e perché è meglio investire?

Qual è il valore atteso di giocare al casinò e come si misura questa grandezza nel mondo degli investimenti? Cos’hanno in comune queste due attività, a parte le intrinseche leggi probabilistiche che le regolano?

La cosa interessante è che entrambe possono essere analizzate a livello statistico e confrontate. Sia i colorati e vibranti giochi del casinò, che i noiosi (non per noi) asset finanziari, hanno un valore atteso. Come si calcola e per quale attività è superiore?

Il banco vince sempre  spesso

Il richiamo sfavillante dei giochi da casinò è forte, tra luci e jackpot promessi – ma matematicamente è una battaglia persa in partenza. Si dice che il banco vince sempre per evocare il vantaggio ineluttabile a favore delle case da gioco (o dello Stato) e si sa, i detti popolari sono spesso efficaci per descrivere la realtà.

In ogni caso, il concetto statistico fondamentale che sta alla base di quanto affermato è noto come valore atteso. Questo è alquanto popolare anche nel mondo degli investimenti, dove viene spesso chiamato “rendimento atteso”, un mezzo indispensabile per gli investitori che intendono valutare i potenziali effetti delle loro decisioni.

Che cos’è il valore atteso?

Prima di affrontare la definizione formale, vediamo un esempio pratico: la via più utile e intuitiva per assimilare questo concetto. Facciamo finta di essere in un casinò e di star giocando a Craps, un gioco dove i giocatori scommettono sul lancio di un dado a sei facce; qual è la probabilità che esca il numero due

Comprensibilmente la risposta a questa domanda è ⅙, dato che le facce sono 6 e la probabilità che “esca” ogni numero è identica. In questo caso il valore atteso si ricava sommando i possibili valori di un evento (il numero sulla faccia del dado), ciascuno moltiplicato per la probabilità che esso si verifichi, che come abbiamo visto è ⅙.

Ecco il calcolo da svolgere: 

(1*⅙) + (2*⅙) + (3*⅙) + (4*⅙) + (5*⅙) + (6*⅙) = 3.5

La prossima volta che assisterai al lancio di un dado in un casinò saprai che il valore atteso sarà 3,5. Ciò significa che se lanci un dado a sei facce moltissime volte, la media dei numeri che otterrai tenderà a essere 3,5. Ma adesso concentriamoci sulla definizione più formale.

“In teoria della probabilità il valore atteso (chiamato anche media o speranza matematica) di una variabile casuale X è un numero indicato con E(X) formalizza l’idea euristica di valore medio di un fenomeno aleatorio.”

Ricapitolando, il valore atteso di un evento è dato dalla somma dei possibili valori, ciascuno moltiplicato per la probabilità che si verifichi. In altre parole è uguale alla media ponderata dei possibili risultati. Teniamo a mente quest’ultima frase che ci tornerà molto utile quando parleremo di investimenti.

Il banco vince sempre: perché non vale la pena giocare al casinò

Teletrasportiamoci in un casinò. Ora che abbiamo capito cos’è il valore atteso, tutto appare sotto una nuova luce: questo valore è sempre negativo per i giocatori, e sempre positivo per il banco.

Se questa frase vi è scivolata addosso senza troppa attenzione, forse vi è sfuggito un dettaglio non da poco: abbiamo appena messo in discussione un’industria che, solo in Europa, ha generato 131 miliardi di euro di ricavi (dati del 2023).

La ragione è semplice. I giochi d’azzardo sono progettati per garantire un margine di vantaggio al casinò — noto come house edge. È questo vantaggio che rende sostenibile il loro modello di business: se il valore atteso fosse positivo per i giocatori, gestire un casinò equivarrebbe a regalare denaro ai clienti nel lungo periodo.

Certo, non tutti i giochi sono uguali. Alcuni, come la roulette, hanno un valore atteso solo lievemente negativo. Altri, come il SuperEnalotto, presentano probabilità talmente sfavorevoli da rendere praticamente impossibile una vincita consistente. Ma andiamo a vedere nel dettaglio il valore atteso dei giochi da casinò più popolari.

Un esempio pratico: il valore atteso della Roulette

Uno dei giochi da casinò più generosi nei confronti dei giocatori è la roulette europea, ovvero quella con un solo zero. Per confermare quanto affermato calcoliamo le probabilità di una puntata semplice, ad esempio rosso o nero, pari o dispari, 1-18 o 19-36. In una roulette europea ci sono 37 numeri possibili (18 rossi, 18 neri, 1 zero verde). 

Scommettendo, ad esempio, sul rosso:

  • La probabilità di vincere è 18/37 (circa il 48.65%), perché 18 numeri su 37 sono rossi. 
  • La probabilità di perdere è 19/37 (circa il 51.35%), perché 18 sono neri più lo zero che fa perdere le puntate sul rosso.

Il payout per una puntata vincente sul rosso è 1:1. In altre parole, si raddoppia la posta: se puntiamo 1€ ne otteniamo 2€ in totale quando vinciamo, ovvero 1€ di profitto netto, mentre se perdiamo, perdiamo l’intera somma puntata

Il valore atteso totale sarà quindi il risultato della differenza tra il valore atteso dalla probabilità di vittoria (18/37) meno quello della sconfitta (19/37), il cui risultato è una perdita di 0,027€ per ogni euro puntato. Per semplificare il discorso non abbiamo riportato la formula, ma se vuoi verificare calcolando questa differenza dopo aver applicato lo stesso procedimento che abbiamo seguito per il dado.

Il Valore atteso negli investimenti finanziari

Ora che conosci, in linea generale, il concetto di valore atteso dei giochi da casinò, è il momento di parlare di investimenti; dato che per stimare il rendimento futuro di strumenti come azioni, obbligazioni, indici e anche criptovalute si utilizzano leggi probabilistiche simili.

Innanzitutto, bisogna specificare che cambiando sistema di riferimento cambia anche il tipo di approccio alla probabilità. Non possiamo analizzare il mondo finanziario in modo probabilisticamente oggettivo, dato che non è costituito da eventi perfettamente simmetrici e costruiti (come il lancio di un dato). In questo caso, si modellano le probabilità in base ai dati storici. 

Il valore atteso negli investimenti è detto rendimento atteso e non è altro che la media ponderata dei possibili rendimenti di un investimento, tenendo conto della probabilità di ciascun risultato. Se ci fate caso, questa definizione è praticamente identica a quella enunciata sopra parlando di giochi da casinò.

In questo articolo per comprendere il valore atteso in finanza utilizzeremo uno degli indici azionari più longevi del mercato: l’S&P 500. L’S&P 500 è uno degli indici azionari più importanti al mondo, che segue l’andamento delle 500 grandi aziende statunitensi più capitalizzate. Ha uno storico di dati di quasi un secolo, ed è quindi molto efficace e utilizzato per stimare i rendimenti azionari di lungo termine. Storicamente, l’S&P 500 ha offerto un rendimento medio annuo positivo.

Quello atteso è attualmente del +10% circa considerando i dati storici dal 1928 ad oggi, includendo i dividendi reinvestiti, su lunghi periodi. Sarebbe interessante fare lo stesso con Bitcoin, ma purtroppo quindici anni di storico sono decisamente pochi per valutare un fenomeno finanziario dal punto di vista statistico. Ad oggi il rendimento atteso sarebbe dell’85%, analizzando le sue performance dal 2011 ad oggi.

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Perché investire non è come giocare d’azzardo: conclusioni

Sebbene sia vero che sia l’investimento sia il gioco d’azzardo implicano il mettere a rischio del capitale con la speranza di aumento, la differenza fondamentale sta nel segno e nella natura del valore atteso.

Nel gioco d’azzardo il valore atteso è negativo per il giocatore, il sistema è chiuso e a somma negativa: il banco trattiene sempre una frazione delle puntate (il margine). Non importa quanto a lungo si giochi o quali strategie di puntata vengano adottate. Sistemi come la Martingala e simili possono modificare la distribuzione delle vincite nel breve termine, ma non possono agire sul valore atteso.

Alla lunga il giocatore perderà, in media, la percentuale corrispondente al vantaggio del banco. Insomma, “il banco vince sempre” non è solo un detto: è una legge matematicamente dimostrata dovuta alla struttura del gioco

Negli investimenti finanziari, soprattutto sul mercato azionario, il valore atteso per l’investitore è storicamente positivo. Questo perché l’economia genera costantemente nuova ricchezza: le aziende crescono, producono utili, innovazione, e ciò si riflette in un aumento di valore nel lungo termine. Investire in un indice di mercato diversificato significa partecipare alla crescita economica generale.

Certo, esiste il rischio di scegliere un investimento sbagliato o di subire flessioni nel breve periodo, ma questo può essere gestito con la diversificazione, impostando i propri obiettivi in un orizzonte temporale di lungo periodo e con la disciplina (accortezze impossibili da attuare nel gioco d’azzardo, dove ogni puntata è indipendente e sicuramente sfavorevole).

Volatilità e valore atteso: la relazione

L’ultimo punto da considerare in questo confronto tra giochi da casinò e mondo degli investimenti è la volatilità, messa in contrapposizione con la certezza di registrare una perdita. Nei giochi da casinò, ma anche nei gratta e vinci e nel Superenalotto il risultato è prevedibile nel lungo termine (perdita di una frazione fissa di quanto giocato), con una volatilità che tende a ridursi come percentuale sul volume giocato man mano che aumentano le puntate

Negli investimenti, invece, la volatilità non scompare per periodi di tempo più prolungati (anzi, inizialmente può far aumentare l’incertezza di risultato nell’orizzonte medio), ma poiché il valore atteso è positivo, col passare del tempo crescono le probabilità di registrare un rendimento positivo. 

Ad esempio, detenere un’azione per un singolo giorno è come lanciare una moneta (circa 50% di giorni positivi, 50% negativi); holdarla per un anno dà una buona probabilità di rendimento positivo, ma non garantita; conservarla per 10 o 20 anni storicamente ha quasi sempre garantito un rendimento significativo.​

Al contrario, giocare alla roulette ripetutamente per 10 o 20 anni darà sicuramente un risultato netto negativo vicino al valore atteso teorico, salvo il verificarsi di eventi eccezionali e irripetibili. Mentre se si punta sul rosso una sola volta le probabilità di vittoria sono incredibilmente più alte.

In conclusione, investire (saggiamente) è un’attività statisticamente vincente nel lungo termine, mentre chi gioca d’azzardo ha la certezza matematica di registrare perdite. L’investimento produce ricchezza nel sistema economico, mentre il gioco d’azzardo ridistribuisce semplicemente il valore e ne erode una parte, quella che finisce nelle casse del banco.

Naturalmente, ciò non significa che investire sia un’attività priva di rischio: ma che chi investe viene compensato da un premio per il rischio che si assume, cosa che non avviene nel gioco d’azzardo, dove il rischio si traduce solo in ulteriore svantaggio senza alcun premio atteso.

Scadenza dichiarazione redditi 2025: il calendario fiscale

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Per evitare sanzioni e adempiere correttamente agli obblighi fiscali, è fondamentale conoscere le scadenze principali e le nuove regole applicabili. Scopriamo dunque il calendario fiscale 2025.

Di seguito, troverai una guida chiara ed esaustiva sulle date chiave per il pagamento delle imposte, la dichiarazione dei redditi e le principali modifiche normative introdotte per il 2025.

Tassazione delle criptovalute: cosa bisogna sapere

Chi investe in criptovalute deve rispettare due obblighi principali:

  1. Pagamento delle imposte → riguarda il versamento delle somme dovute allo Stato, come l’imposta sulle plusvalenze e altre imposte specifiche.
  2. Dichiarazione dei redditi → consiste nella presentazione del documento fiscale che riepiloga i redditi percepiti nell’anno, comprese le entrate derivanti dalle criptovalute.

Non rispettare questi obblighi può comportare sanzioni, quindi è essenziale conoscere le date chiave per il 2025.

Scadenze per il pagamento delle imposte sulle criptovalute

Ecco le principali date da segnare in calendario:

30 giugno 2025

  • Pagamento dell’imposta sulle plusvalenze realizzate nel 2024 (26%).
  • Pagamento dell’IVAFE (imposta di bollo dello 0,2%) sul valore delle criptovalute detenute al 31 dicembre 2024.
  • Versamento del primo acconto sulle imposte per l’anno fiscale 2025.

30 novembre 2025

  • Versamento del secondo acconto sulle imposte per il 2025.

Se non si rispettano queste date, si rischiano sanzioni e interessi di mora. In caso di ritardo, è possibile regolarizzare i versamenti con il ravvedimento operoso, pagando una sanzione ridotta.

Scadenze per la Dichiarazione dei redditi nel 2025

Le dichiarazioni fiscali devono essere presentate nei seguenti termini:

30 settembre 2025 → Scadenza Modello 730

  • Utilizzato principalmente da lavoratori dipendenti e pensionati.
  • Contiene il Quadro W per il monitoraggio del possesso di cripto-attività.
  • Include il Quadro T, dove si dichiarano le plusvalenze derivanti da criptovalute.

31 ottobre 2025 → Scadenza Modello Redditi Persone Fisiche (PF)

  • Necessario per chi ha redditi diversi dal lavoro dipendente, come partite IVA e liberi professionisti.
  • Contiene il Quadro RW per il monitoraggio del possesso di cripto-attività.
  • Include il Quadro RT, dove si dichiarano le plusvalenze derivanti da criptovalute.
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Novità della Legge di Bilancio 2025 sulla tassazione crypto

La Legge di Bilancio ha introdotto importanti modifiche fiscali per chi detiene criptovalute. Ecco le principali:

Abolizione della soglia di esenzione

  • Fino al 2024, le plusvalenze sotto i 2.000 euro non erano tassate.
  • Dal 1° gennaio 2025, tutte le plusvalenze, anche di importi minimi, saranno soggette a tassazione.

Imposta sostitutiva sul valore delle Criptovalute

  • È possibile optare per una tassazione fissa del 18% sul valore delle cripto-attività, rivalutate al prezzo del 1° gennaio 2025.
  • Il pagamento dell’imposta deve avvenire entro il 30 novembre 2025.
  • L’importo può essere rateizzato in tre anni, con un interesse annuo del 3% sulle rate successive alla prima.
  • Chi opta per la rivalutazione, deve comunque pagare un’ulteriore tassa del 26% sulle plusvalenze in caso di vendita per Euro o conversione a stablecoin.  

Cosa fare in caso di ritardo nei pagamenti

Se non si rispettano le scadenze, è necessario:

  • Calcolare e versare gli interessi di mora e le eventuali sanzioni.
  • Usare il ravvedimento operoso per regolarizzare la situazione con una sanzione ridotta.
  • Consultare un commercialista o esperto fiscale per valutare la soluzione migliore.

Consigli pratici per la gestione fiscale delle criptovalute

1. Tieni traccia di tutte le transazioni

  • Registra tutte le transazioni: mantieni traccia di acquisti, vendite, scambi e trasferimenti.
  • Scarica la ricevuta dell’imposta di bollo: se utilizzi una piattaforma che ha già anticipato il pagamento per te, come Young Platform, scarica la ricevuta e conservala. Questa dovrà essere allegata alla dichiarazione dei redditi.
  • Utilizza un Report Fiscale: per semplificare la compilazione della dichiarazione dei redditi, puoi acquistare un Report Fiscale fornito da un consulente specializzato o da piattaforme come Young Platform, che offrono facsimili precompilati per agevolare il processo.

2. Affidati a un consulente fiscale

La normativa sulle criptovalute è complessa e in continua evoluzione. Se hai grandi capitali o una situazione piuttosto complessa perché utilizzi protocolli DeFi e molti wallet, un commercialista esperto è quello che ci vuole.

3. Pianifica i pagamenti

  • Non aspettare l’ultimo momento per versare le imposte.
  • Se possibile, accantona una parte dei guadagni per coprire le tasse future.

Commercialista esperto di criptovalute: accedi ai servizi di consulenza di Young Platform

Commercialista criptovalute

Gestisci al meglio la fiscalità crypto con il supporto di commercialisti specializzati. Scopri come ottimizzare la dichiarazione e ridurre i rischi fiscali.

Investire in criptovalute può essere redditizio e stimolante, ma la gestione fiscale rappresenta spesso un ostacolo complesso. La normativa in materia di crypto asset cambia praticamente ogni anno ed è purtroppo facile commettere errori nella dichiarazione dei redditi,  portando a sanzioni significative.

La soluzione: un commercialista crypto

Per questo motivo, abbiamo creato un portale di consulenza fiscale dedicato, che ti mette in contatto diretto con commercialisti esperti del settore. Grazie al loro supporto, potrai gestire in modo corretto e strategico la tua posizione fiscale, evitando rischi e ottimizzando il pagamento delle imposte.

I principali vantaggi del servizio sono:

  • Dichiarazione corretta degli asset digitali, con l’assistenza di un esperto.
  • Ottimizzazione fiscale, per ridurre il carico tributario nei limiti della legge.
  • Regolarizzazione di errori passati, tramite il ravvedimento operoso.
  • Consulenza su operazioni specifiche, come cash out, trasferimenti all’estero e gestione di fondi bloccati.

La combo Report fiscale di Young Platform o Report fiscale Young-Okipo più commercialista è quello che ci vuole se sei in difficoltà.

Prenota il tuo appuntamento con il commercialista

L’accesso al servizio è semplice e immediato. È sufficiente:

  1. Accedere alla sezione Tasse & Report della piattaforma
  2. Cliccare sul banner dedicato alla consulenza fiscale
  3. Compilare un rapido questionario
  4. Scegliere un orario disponibile per l’appuntamento con il team di Young Platform.

Durante l’appuntamento non verrai messo subito in contatto con un commercialista: prima facciamo un incontro conoscitivo con te per capire meglio le tue esigenze. 

Vogliamo infatti valutare insieme se sia davvero necessario attivare una consulenza fiscale professionale, che rappresenta comunque una spesa. In molti casi possiamo già aiutarti noi a chiarire dubbi e rispondere alle domande più comuni. Se invece la situazione lo richiede, ti supporteremo anche nel passaggio successivo, mettendoti in contatto con il nostro commercialista qualificato.

La scadenza per il pagamento delle imposte è fissato al 30 giugno 2025. Nei mesi precedenti questa data, la richiesta di consulenze aumenta sensibilmente. Prenotare in anticipo consente di ricevere l’assistenza necessaria senza il rischio di ritardi o sovraccarichi.

Nel caso ritenessi di averne bisogno, ti consigliamo di prenotare il prima possibile, per non rischiare di arrivare in overbooking sul calendario del commercialista. Perché scegliere la consulenza fiscale di Young Platform?

Commercialisti esperti in criptovalute

I professionisti disponibili tramite il nostro servizio sono specializzati nel settore crypto e costantemente aggiornati sulle normative fiscali più recenti. Questo consente di ricevere un supporto mirato e affidabile, riducendo al minimo il rischio di errori o omissioni nella dichiarazione.

Integrazione con i Report Fiscali di Young Platform

Uno dei principali vantaggi è l’integrazione con i report fiscali della piattaforma. Questi documenti forniscono un quadro chiaro e dettagliato di tutte le transazioni effettuate, facilitando la compilazione della dichiarazione dei redditi.

Acquistare il Report Fiscale consente di ottenere un riepilogo preciso della propria attività crypto, riducendo il rischio di errori e facilitando il lavoro del commercialista.

Supporto personalizzato in base alle esigenze individuali

Ogni investitore ha una situazione fiscale unica. Per questo motivo, il nostro servizio di consulenza offre un supporto su misura, adattandosi alle necessità specifiche di ciascun utente.

I principali servizi offerti includono:

  • Analisi della situazione fiscale individuale, per sviluppare le strategie dichiarative più efficaci.
  • Compilazione dei quadri RW e RT, necessari per la dichiarazione degli asset digitali.
  • Calcolo delle imposte su plusvalenze e minusvalenze, per una gestione fiscale ottimale.
  • Gestione di fondi bloccati o allocati su piattaforme problematiche, con assistenza nella dichiarazione.
  • Consulenza su strategie per ottimizzare i cash out, evitando impatti fiscali imprevisti.
  • Supporto per trasferimenti di criptovalute da e per l’estero, con analisi degli obblighi fiscali connessi.
  • Guida alla conservazione della documentazione fiscale, per garantire una gestione corretta e conforme.
  • Preparazione alla difesa in caso di accertamenti da parte dell’Agenzia delle Entrate.
  • Assistenza per il ravvedimento operoso, per correggere eventuali errori dichiarativi di anni precedenti.
  • Consulenza su attività imprenditoriali legate alle crypto, come accettazione di pagamenti digitali, fiscalità internazionale, eredità e donazioni.
  • Supporto dedicato a chi ha vissuto situazioni complesse, come vittime di frodi o utenti che hanno perso fondi a causa del fallimento di exchange o piattaforme non più operative

Due formule di servizio: scegli quella più adatta a te

Offriamo due livelli di supporto, pensati per adattarsi al meglio alle tue esigenze:

  • Consulenza Fiscale
    Un incontro singolo con un esperto fiscale per ricevere chiarimenti su dubbi specifici, ottenere indicazioni su come procedere con la dichiarazione e valutare la tua situazione fiscale complessiva.
  • Pacchetto Completo
    Un servizio più approfondito, pensato per chi ha una situazione più articolata o preferisce delegare completamente la gestione della parte fiscale. Include l’analisi dei movimenti, il calcolo delle imposte, la compilazione della dichiarazione e la consegna dei documenti pronti per l’invio.

Queste informazioni sono riprese anche nelle mail che riceverai automaticamente al momento della prenotazione della chiamata, così avrai tutto chiaro fin da subito.

Ravvedimento Operoso e gestione di errori fiscali

Se negli anni precedenti hai commesso errori nella dichiarazione delle criptovalute, il ravvedimento operoso rappresenta la soluzione per regolarizzare la tua posizione fiscale riducendo le sanzioni.

Grazie alla consulenza dei nostri esperti, potrai:

  • Analizzare la tua situazione fiscale e individuare eventuali irregolarità.
  • Ricevere un piano dettagliato su come correggere errori passati.
  • Minimizzare i costi delle sanzioni grazie all’intervento tempestivo.
  • Evitare il rischio di accertamenti futuri e contestazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Correggere eventuali inesattezze prima di ricevere una comunicazione ufficiale dall’Agenzia delle Entrate è fondamentale per evitare problemi e costi aggiuntivi.

Gestisci le tue criptovalute con sicurezza e tranquillità

Affidarsi a un commercialista esperto consente di eliminare ogni incertezza sulla fiscalità crypto, evitando errori e garantendo la conformità con la normativa vigente.

Grazie alla nostra consulenza specializzata, potrai concentrarti esclusivamente sulla crescita del tuo portafoglio, senza preoccupazioni legate alla dichiarazione dei redditi.

Sale la tensione: USA, dazi e guerra commerciale

Sale la tensione: USA, dazi e guerra commerciale

Il Presidente degli USA Donald Trump annuncia i “dazi doganali reciproci”: è l’inizio di una guerra commerciale dichiarata dagli Stati Uniti al resto del mondo?

Dal giorno dell’insediamento, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dimostrato di voler mantenere le promesse fatte in campagna elettorale: è pronto a dichiarare guerra commerciale al mondo attraverso l’imposizione di dazi sulle merci importate, in quello che ha simbolicamente chiamato “Liberation Day”. Gli USA si isolano e il mondo si adatta, cosa sta succedendo?

Cosa sono e come funzionano i dazi? 

I dazi sono una tassa commerciale che un paese decide di applicare sulle merci che importa per spingere i propri cittadini a scegliere beni di produzione nazionale, col fine ultimo di proteggere e favorire le proprie imprese dalla concorrenza estera. L’idea è scoraggiare l’acquisto di merci straniere attraverso l’imposizione di una tassa ad hoc, espressa in termini percentuali, spesso a carico dell’importatore.

In parole povere: l’Italia vuole incentivare la vendita di un determinato bene che produce internamente e impone dei dazi doganali al 25% a paesi che già lo esportano in Italia. Se il costo finale di tale oggetto nel paese di produzione è di 10€, sarà di 12,5€ nei paesi che lo esportano. Segue che i consumatori italiani saranno spinti a preferire beni prodotti nel loro paese perché più economici. Ma funziona sempre così?

Un dazio non fa primavera

Il processo non è sempre automatico: l’imposizione di dazi non è necessariamente correlata alla crescita economica. Questo per alcuni motivi: 

  • Dipende dal tipo di prodotto: più un prodotto è essenziale, più i consumatori saranno disposti ad accettare l’onere del dazio e del sovrapprezzo. In tal caso, continueranno a scegliere merci importate piuttosto che di produzione nazionale, con conseguente aumento dell’inflazione. 
  • C’è il rischio di ottenere l’effetto contrario: se i dazi doganali riguardano beni di prima necessità, si corre il rischio di colpire più duramente le fasce di popolazione con reddito più basso, perché hanno meno margine di spesa. In breve: 2€ in più sul detersivo hanno un impatto maggiore su chi guadagna 1000€ rispetto a chi ne prende 5000€.
  • Front Loading: comportamento che le imprese adottano per paura di guerre commerciali imminenti che consiste nel fare scorta di quella merce che si teme sarà sottoposta a dazi. Fenomeno verificatosi recentemente con la forte importazione di tequila dal Messico, o del vino dall’Italia, verso gli Stati Uniti. 

Perchè Donald Trump vuole mettere i dazi: M.A.G.A e America First

Come è noto, M.A.G.A.Make America Great Again – è stato lo slogan della campagna elettorale che ha portato Donald Trump ad essere il 47esimo Presidente degli Stati Uniti d’America. Uno dei punti fermi di questa campagna è stato l’“America First”, un programma finalizzato a privilegiare le questioni interne, isolazionistico e protezionistico, a scapito della tradizionale vocazione espansionistica che caratterizza il paese a stelle e strisce. 

Infatti, in occasione del discorso di insediamento del 20 Gennaio, il tycoon newyorkese ha dichiarato: “Durante ogni singolo giorno dell’amministrazione Trump metterò semplicemente l’America al primo posto, America First” per “restituire al popolo la sua fede, la sua ricchezza, la sua democrazia e la sua libertà… Il declino dell’America è finito”. 

Oltre alle questioni di politica interna – come immigrazione e sicurezza – l’America First passa ovviamente per la politica economica: la scelta di scatenare una guerra commerciale deriva dal fatto che, storicamente, gli USA sono un paese fortemente importatore con un deficit (il bilancio negativo netto fra export e import) di 1,2 trilioni di dollari. Donald Trump ha promesso che avrebbe fermato tutto ciò e che con lui “l’età dell’oro dell’America inizia proprio adesso. Da oggi in poi, il nostro Paese rifiorirà e sarà rispettato di nuovo in tutto il mondo”. 
Il tempo gli ha dato ragione?

Effetto Trump sulla Borsa: i listini americani

È presto per dirlo, ma al momento i dati non sono affatto positivi: a un’iniziale euforia è seguito un calo generalizzato dei principali listini del mercato americano. Dal giorno stesso in cui Trump si è insediato, S&P 500 e Nasdaq, i due indici più importanti della borsa americana, hanno perso rispettivamente il 7% e il 10%. Inoltre, sono calate in modo netto anche le aspettative sulla crescita economica degli Stati Uniti (dal 2,2% al 2%) nel 2025 così come, al contrario, sono cresciute le attese dei consumatori sull’inflazione (dal 4% al 5%). 
In aggiunta, il giorno dopo aver annunciato i dazi al 25% su tutte le auto di importazione, la General Motors – una delle principali case americane – ha registrato perdite in borsa per il 10%.  Il colosso automobilistico importa moltissimo dal Messico, tra auto e componentistica, e subisce a pieno l’effetto dei dazi doganali.

Non tutti i mali vengono per nuocere: l’Eurozona prende iniziativa

Situazione diversa in Europa. Nonostante sia il bersaglio principale della guerra commerciale – il vicepresidente JD Vance ha descritto gli europei come “scrocconi” – i listini del Vecchio Continente stanno reagendo sorprendentemente bene: dall’insediamento di The Donald, la borsa di Francoforte ha registrato un +6% mentre quella di Milano un +6%. Tra le varie motivazioni, il piano europeo da 800 miliardi “Readiness2030” e quello tedesco da 1000 miliardi a dare impulso all’economia. La pressione della politica economica trumpiana sembra aver risvegliato un dormiente senso di appartenenza europeo. 

Infatti, nelle scorse settimane gli stati europei e non – come il Canada – hanno raccolto il guanto di sfida e hanno messo in moto vari processi di cooperazione volti alla costruzione di un’Europa allargata unita e compatta, consapevole di essere il secondo mercato globale per commercio e di rappresentare circa il 17% del PIL mondiale.

La guerra commerciale non fa bene a nessuno, neppure a chi la scatena

È la conclusione che dovrebbe seguire quanto esposto sopra: l’isolazionismo e il protezionismo made in M.A.G.A., secondo numerosi analisti, porterà a conseguenze negative dal punto vista economico soprattutto agli Stati Uniti. 
L’Europa, senza l’alleato commerciale di riferimento, sarà costretta a guardare verso altri mercati. L’opzione più probabile è senza dubbio la Cina, che si sta già muovendo in questo senso: oltre ai numerosissimi “Free Trade Agreements” – Accordi di Libero Scambio – già in essere, è di questi giorni l’intesa commerciale a tre fra Corea del Sud, Giappone e la stessa Cina, in risposta ai dazi promessi da Donald Trump.

Bonus bollette 200 euro: da domani arriva il nuovo contributo

Bonus bollette 200 euro: come funziona e chi lo riceverà da aprile 2025

Dal 1° aprile 2025 parte il bonus bollette da 200 euro. Scopri chi può riceverlo, come funziona il nuovo contributo extra e in che modo si somma al bonus bolletta sociale

Il ‘bonus bollette’ è in arrivo. Il governo ha approvato un contributo da 200 euro per aiutare le famiglie in difficoltà a far fronte ai rincari dell’energia elettrica. Il nuovo contributo, previsto dal decreto Bollette 2025, verrà erogato a partire da domani (martedì 1° aprile 2025) e si aggiungerà al tradizionale bonus bolletta sociale.

La novità più importante? Il bonus extra sarà esteso anche a chi ha un ISEE fino a 25.000 euro, allargando così la platea dei beneficiari.

Bonus bollette: chi ha diritto al contributo straordinario

First things first: il nuovo bonus bolletta 200 euro sarà riconosciuto:

  • automaticamente a chi già riceve il bonus sociale elettrico (ISEE sotto i 9.530 euro);
  • su richiesta, per chi presenta un ISEE fino a 25.000 euro, con verifica dei requisiti da parte dell’INPS e degli enti competenti.

Ma andiamo con ordine cercando di capire prima che cos’è il bonus sociale elettrico, per poi approfondire i requisiti specifici necessari per rientrare in uno di questi due gruppi di beneficiari.

Bonus sociale elettrico: cos’è e come funziona?

Come anticipato il bonus bolletta verrà automaticamente erogato a chi riceve il bonus sociale elettrico. Si tratta di una misura, prevista dal Governo e resa operativa dall’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, che mira a ridurre la spesa sostenuta dalle famiglie in condizione di disagio economico e fisico per il consumo dell’energia elettrica. 

Questa si divide, a sua volta, in due tipologie di bonus sociale:

  • Bonus sociale per disagio economico: destinato ai nuclei familiari con un indicatore ISEE non superiore a 9.530€, oppure percettori di Reddito o Pensione di Cittadinanza o ai nuclei familiari con almeno quattro figli a carico. Il bonus viene riconosciuto in automatico in bolletta senza necessità di fare domanda, a condizione che l’ISEE sia aggiornato e corretto.
  • Bonus sociale per disagio fisico: riservato a chi si trova in gravi condizioni di salute e necessita di apparecchiature elettromedicali salvavita alimentate dall’energia elettrica. In questo caso è necessario presentare apposita domanda presso il Comune o un Centro di Assistenza Fiscale (CAF), allegando la certificazione sanitaria e la documentazione richiesta.

Come funziona il bonus bollette “extra” 200 euro

Dopo aver chiarito cos’è e come funziona il bonus bollette classico è il momento di approfondire quello extra. Si tratta di un contributo straordinario che scatterà da domani: martedì 1° aprile 2025, e sarà erogato a chi ha un ISEE al di sotto dei 25.000$. 

ARERA, l’Autorità per l’Energia, ha fatto sapere che il nuovo bonus bollette sarà distribuito in rate giornaliere da 1,64 euro, per un totale di circa 200 euro nel trimestre aprile–luglio 2025. Il contributo sarà sommato al bonus bolletta esistente, che varia in base alla composizione del nucleo familiare. Per chi lo ho già ricevuto in passato il processo di validazione sarà automatico, mentre gli altri dovranno presentare l’ISEE e attendere le verifiche.

Chi nel 2025 ha ancora in corso l’erogazione del bonus in base all’ISEE del 2023 (tra 9.530€ e 15.000€), riceverà l’80% dell’importo riconosciuto ai beneficiari “ordinari”. Con l’arrivo del bonus straordinario da 200 euro, questi utenti potranno cumulare i due contributi, ottenendo così un aiuto maggiore.


I servizi fiscali di Young Platform: una soluzione completa per la dichiarazione delle criptovalute e il pagamento delle imposte

Report Fiscale dichiarazione crypto

Tutto ciò che devi sapere per calcolare, documentare e dichiarare le tue attività crypto senza errori.

Per semplificare il processo di dichiarazione e garantire la piena conformità alle normative italiane, Young Platform offre strumenti avanzati che permettono di calcolare, documentare e dichiarare le proprie attività crypto in modo semplice e accurato.

In questo articolo vedremo quali report acquistare, a cosa servono, quanto costano e come utilizzarli.

  • Report fiscale di Young Platform: per chi utilizza solo il nostro exchange.
  • Report fiscale Young-Okipo: per chi utilizza diversi exchange, DEX, NFT e protocolli DeFi.
  • Report delle transazioni: per archiviare lo storico movimenti, ordini e Smart Trades.
  • Ricevuta imposta di bollo: per allegare il saldo alla dichiarazione.
  • Commercialista crypto: per chi ha qualche dubbio o ha bisogno di delegare completamente la sua dichiarazione a un esperto.

Documentazione fiscale di Young Platform

In base alla tua operatività, puoi scegliere tra due tipologie di Report Fiscale:

  1. Report Fiscale Young Platform → ideale per chi opera esclusivamente su Young Platform Base e Pro.
  2. Report Fiscale Young-Okipo → pensato per chi utilizza più exchange, wallet esterni, piattaforme DeFi o possiede NFT.

Entrambi i report sono accessibili direttamente dalla sezione “Tasse & Report” disponibile su desktop e app.

Report Fiscale Young Platform: per chi utilizza solo Young Platform

Se hai comprato, venduto o detenuto criptovalute solo su Young Platform (Base o Pro), questo report fiscale ti permette di ottenere facilmente tutti i dati necessari per la dichiarazione dei redditi.

Cosa contiene il report?

Calcolo automatico delle plusvalenze e minusvalenze
Il report analizza tutte le operazioni effettuate e calcola il guadagno o la perdita netta, fornendo direttamente i valori da inserire nella dichiarazione fiscale.

Quadri precompilati per la dichiarazione
Il report fornisce i moduli fiscali già organizzati con i tuoi dati, semplificando la compilazione della dichiarazione dei redditi.

  • Quadro RW lo trovi nel Modello Redditi persone fisiche. Serve per dichiarare il possesso di criptovalute ed è necessario per il calcolo dell’imposta di bollo.
  • Quadro RT → Serve per dichiarare le plusvalenze e le minusvalenze, ottenendo così il calcolo dell’imposta dovuta.
  • Quadro W → Equivalente al Quadro RW ma specifico per i lavoratori dipendenti e pensionati che utilizzano il 730. Indica il possesso di criptovalute e consente il calcolo dell’imposta di bollo.
  • Quadro T → Equivalente al Quadro RT per chi utilizza il 730. Permette di dichiarare guadagni o perdite sulle criptovalute e calcolare l’imposta sulle plusvalenze.

Gli sconti dedicati ai Club Young Platform 

I membri dei Club godono di sconti fissi sull’acquisto del Report Fiscale di Young Platform. 

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I vantaggi del Report Fiscale di Young Platform

Il Report Fiscale di Young Platform è pensato per rendere la dichiarazione delle criptovalute semplice, chiara e conveniente. A differenza di altri servizi, offre condizioni vantaggiose che aiutano gli utenti a risparmiare sui costi.

Pagamento unico per tutti gli anni fiscali 

Molti servizi simili richiedono il pagamento di un report separato per ogni anno da dichiarare. Con Young Platform, invece, paghi una sola volta e il report copre automaticamente tutti gli anni fiscali di operatività.  

Esempio: se hai iniziato a investire su Young Platform nel 2019, il report includerà tutti i tuoi dati dal 2019 a oggi, senza costi aggiuntivi.

Prezzo basato sulla tua reale attività 

Il costo del report dipende dal numero di transazioni effettuate e non è fisso. Questo significa che chi ha fatto poche operazioni paga meno rispetto a chi ha un’attività più intensa. Il piano base parte da 19,99€.

A differenza di altri servizi che applicano un costo uguale per tutti, Young Platform adotta un sistema più equo, evitando tariffe alte per chi ha effettuato poche operazioni.

Prezzo ancora più vantaggioso per chi ha già acquistato il report in passato 

Se hai già comprato il Report Fiscale di Young Platform negli anni passati, non dovrai pagare di nuovo per le transazioni già dichiarate. Il prezzo verrà calcolato solo sulle nuove operazioni del 2024, garantendoti un risparmio concreto.

Questa soluzione permette agli utenti di rimanere in regola con il Fisco senza costi inutili, con un servizio trasparente e conveniente.

Report Fiscale Young-Okipo: per chi possiede più wallet o utilizza diversi exchange

Se hai operato su più piattaforme di trading, utilizzi wallet esterni, investi in NFT o partecipi ad attività DeFi come staking e yield farming, dichiarare le tue criptovalute può diventare complicato.

Il Report Fiscale Young-Okipo è stato creato per semplificare questo processo: raccoglie automaticamente tutte le operazioni effettuate su qualsiasi exchange o wallet in un unico documento fiscale pronto per la dichiarazione. Basta importare il file csv delle transazioni.

In questo modo, puoi gestire facilmente la tua fiscalità crypto, senza dover ricostruire manualmente ogni transazione.

Cosa include il Report Young-Okipo?

Collegamento diretto con altri exchange e wallet
Questo report consente di importare le transazioni da qualsiasi piattaforma, comprese Binance, Coinbase, Kraken, Metamask, Ledger e molte altre. In questo modo, puoi ottenere una panoramica completa della tua attività in un solo documento.

Supporto per DeFi, NFT e altre attività crypto
Se hai operato in staking, yield farming, lending o trading su DEX, il Report Young-Okipo è in grado di calcolare le plusvalenze e minusvalenze anche su queste operazioni.

Storico dal 2016 ad oggi
Questo strumento ti permette di importare e regolarizzare le transazioni passate, creando un report retroattivo che copre tutti gli anni fiscali di cui hai bisogno.

Importazione automatizzata
Non è necessario inserire manualmente i dati delle operazioni. Il sistema consente di caricare file CSV o collegare gli account per generare un report unificato e pronto per la dichiarazione fiscale.

Quadri precompilati per la dichiarazione
Il report include i fac-simile dei Quadri RW, RT, W e T, che servono per la compilazione della dichiarazione dei redditi:

  • Quadro RW e Qadro W → Per dichiarare il possesso di criptovalute.

Quadro RT e Quadro T → Per riportare le plusvalenze generate nel periodo fiscale.

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Per usufuire di questi sconti e prezzi è necessario acquistare il Report Young-Okipo direttamente da Young Platform nella sezione “Tasse & Report” e non sul sito di Okipo.

Quali sono i vantaggi del Report Young-Okipo?

Un unico report per tutti gli anni fiscali

A differenza di altri servizi che fanno pagare separatamente ogni anno, con il Report Young-Okipo paghi una sola volta per regolarizzare tutte le transazioni dal 2016 ad oggi.

Semplicità d’uso

Il sistema automatizzato permette di importare i dati da diversi exchange e wallet senza inserimenti manuali, risparmiando tempo ed evitando errori.

Assistenza dedicata

Gli utenti Young Platform hanno accesso a un servizio clienti prioritario per supporto e chiarimenti sulla dichiarazione fiscale.

Questa soluzione è pensata per chi ha un’attività crypto distribuita su più piattaforme e vuole ottenere un unico documento fiscale per semplificare la dichiarazione dei redditi, riducendo al minimo il rischio di errori o omissioni.

Report delle Transazioni di Young Platform

Il Report delle Transazioni di Young Platform è uno strumento utile e gratuito per monitorare e documentare tutte le operazioni effettuate sulla piattaforma. Si tratta di un documento che riporta in modo dettagliato ogni movimento di criptovalute e valute fiat, inclusi acquisti, vendite, depositi e prelievi.

A cosa serve il Report delle Transazioni?

Questo report non è un documento fiscale, ma rappresenta un estratto conto completo della propria attività su Young Platform. È utile per diversi motivi:

  • Tracciabilità e archiviazione delle operazioni
    Il report consente di avere una panoramica chiara e dettagliata di tutte le transazioni effettuate, facilitando il controllo del proprio storico di investimenti.
  • Supporto alla dichiarazione fiscale
    Sebbene non sostituisca il Report Fiscale, il Report delle Transazioni è un documento essenziale per chi vuole verificare i movimenti. Inoltre, in caso di dichiarazione autonoma senza un report fiscale precompilato, può servire come base per il calcolo delle plusvalenze e minusvalenze.
  • Utilità in caso di controlli fiscali
    Se l’Agenzia delle Entrate dovesse effettuare verifiche sulle operazioni di un contribuente, il Report delle Transazioni può essere utilizzato per dimostrare l’origine dei fondi e la tipologia di operazioni eseguite.
  • Integrazione con altri strumenti di gestione finanziaria
    Chi utilizza software di contabilità o strumenti di analisi finanziaria per monitorare il proprio portafoglio può importare i dati del report per avere un quadro più dettagliato della propria situazione patrimoniale.

Cosa contiene il Report delle Transazioni?

Il documento include informazioni dettagliate su:

  • lo storico movimenti, che contiene la cronologia di tutte le transazioni effettuate su Young Platform
  • lo storico ordini, che contiene la cronologia di tutti gli ordini di acquisto, vendita e conversione effettuati su Young Platform
  • storico transazioni Smart Trade, che permette di scaricare tutte le transazioni automaticamente eseguite dalle strategie Smart Trades. 

I documenti sono scaricaabili singolarmente.

Come ottenere i documenti fiscali su Young Platform

Per scaricare i report fiscali e le transazioni, basta accedere alla propria area personale su Young Platform, disponibile via web o app.

  • Per acquistare e scaricare il Report Fiscale (Young Platform o Young-Okipo), vai nella sezione “Tasse & Report”, seleziona il report desiderato e completa l’acquisto. Dopo il pagamento, il documento sarà disponibile per il download in formato PDF e inviato via email. Potrai utilizzarlo per compilare la dichiarazione o consegnarlo al tuo commercialista.
  • Per scaricare il Report delle Transazioni, accedi sempre alla sezione “Tasse & Report” e seleziona l’opzione per generarlo gratuitamente. Questo documento fornisce un registro completo di tutte le operazioni effettuate su Young Platform, utile per la gestione della fiscalità e il monitoraggio delle attività crypto.

Grazie a questa procedura semplice e veloce, puoi ottenere tutti i dati necessari senza doverli raccogliere manualmente.

Pagamento automatico dell’Imposta di Bollo su Young Platform

L’imposta di bollo sulle criptovalute è un obbligo fiscale per chi possiede asset digitali. Gli utenti di Young Platform Base e Pro non devono preoccuparsi di calcolarla o versarla manualmente, perché l’exchange si occupa automaticamente del pagamento, prelevando l’importo dovuto direttamente dal saldo disponibile.

Come funziona il calcolo dell’imposta di bollo?

  • Aliquota: l’imposta di bollo è pari al 2 per mille (0,2%) del valore totale del portafoglio.
  • Data di riferimento: l’importo viene calcolato sul valore complessivo delle criptovalute detenute su Young Platform al 31 dicembre dell’anno fiscale.
  • Determinazione del valore: il valore del portafoglio viene stabilito sulla base dei prezzi degli asset al 31 dicembre.

Come verificare il pagamento?

Dopo che Young Platform ha effettuato il pagamento dell’imposta di bollo per conto dell’utente, la ricevuta è disponibile per il download direttamente nella sezione “Tasse & Report” della piattaforma. È importante scaricare questa ricevuta e allegarla alla propria dichiarazione fiscale per dimostrare che l’imposta è stata versata.

Cosa fare se utilizzi più exchange?

Se hai criptovalute su altre piattaforme, è fondamentale verificare se l’imposta di bollo è già stata pagata per te. Ogni exchange ha una politica diversa: alcuni, come Young Platform, versano automaticamente l’imposta in tua vece, mentre altri richiedono che sia tu a provvedere al pagamento autonomamente.

Per evitare di pagare due volte l’imposta sullo stesso importo o, al contrario, di omettere il versamento, segui questi passaggi:

  1. Controlla la sezione fiscale dei tuoi exchange per verificare se hanno già versato l’imposta.
  2. Scarica le ricevute di pagamento da ogni piattaforma.
  3. Somma i valori per assicurarti di aver pagato l’importo corretto in base al totale delle criptovalute detenute su tutti i tuoi account.
  4. Se un exchange non ha versato l’imposta per te, dovrai dichiararla autonomamente nel Quadro RW e procedere al pagamento tramite F24.

Young Platform semplifica questo processo per chi detiene criptovalute sulla sua piattaforma, eliminando la necessità di calcoli manuali e riducendo il rischio di errori nella dichiarazione fiscale.

Consulenza fiscale personalizzata per la Dichiarazione dei redditi da criptovalute

La consulenza fiscale personalizzata di Young Platform è pensata per supportare chi deve dichiarare criptovalute in modo corretto, anche in situazioni complesse come operazioni su più piattaforme, attività in DeFi o regolarizzazioni di anni passati. Il servizio, gestito da commercialisti esperti in crypto, guida l’utente nella compilazione dei quadri RW, RT, W e T, nel ravvedimento operoso e nell’ottimizzazione fiscale tramite la compensazione di minusvalenze. Dopo una prima analisi della situazione, viene proposta la strategia fiscale più adatta e, se necessario, un preventivo personalizzato in base alla complessità. Sono disponibili due formule: Consulenza Fiscale (singolo appuntamento) e Pacchetto Completo (servizio all inclusive). Tutti i dettagli sono spiegati nell’articolo dedicato, dove puoi approfondire ogni aspetto del servizio.

Le 10 carte dei Pokémon più rare e costose al mondo

Carte Pokemon rare: la classifica e il prezzo

Quali sono le 10 carte dei Pokémon più rare e costose? Scopri la classifica e il loro esorbitante prezzo

Il mondo delle carte Pokémon rare ha affascinato collezionisti e appassionati per decenni, generando un mercato secondario a dir poco virtuoso. I Pokémon, termine che deriva dall’abbreviazione di “Pocket Monsters”, sono i protagonisti dell’omonimo videogioco giapponese creato da Satoshi Tajiri e Ken Sugimori che ha conquistato il mondo a partire dalla sua prima edizione, rilasciata nel 1996. Il gioco di carte collezionabili, noto anche come Pokémon Trading Card Game (TCG), ha visto la luce nello stesso anno e ha rapidamente guadagnato popolarità a livello mondiale

Le carte Pokémon sono, attualmente, utilizzate non solo per giocare, ma anche come oggetti da collezione. Ogni carta raffigura un Pokémon specifico con abilità e punti vita, permettendo ai giocatori di combattere tra loro in partite strategiche. Sono oltre 9.000 quelle rilasciate fino ad oggi, alcune di queste, le carte Pokémon rare, hanno raggiunto prezzi esorbitanti, tanto da poter essere considerate la nuova frontiera del collezionismo, al pari di monete e francobolli.

Leggi attentamente la classifica delle nove carte Pokémon più rare al mondo; chissà, magari ne possiedi un esemplare nascosto da qualche parte in casa.

Carte Pokémon: quali caratteristiche le rendono rare e preziose?

I fattori che rendono queste carte Pokémon rare sono diversi. Il principale, come spesso accade agli oggetti da collezione, ha a che fare con la loro storia. Quelle rilasciate in occasioni speciali, come eventi, tornei esclusivi o anniversari, tendono a essere più di valore dato che sono prodotte in quantità limitate.

Anche le condizioni di conservazione sono un fattore molto importante. Quelle intonse, valutate come “Gem Mint” o con voti alti da parte di servizi di classificazione come PSA o Beckett, possono raggiungere prezzi molto più elevati rispetto a quelle che presentano segni di usura.

Così come per i francobolli, anche gli errori di stampa sono in grado di trasformare una carta ordinaria in un oggetto di grande valore. A volte questi “difetti”, come ombreggiature mancanti, errori di “battitura” o colori alterati sono impercettibili, soprattutto per collezionisti in erba, che non conoscono a memoria tutte le caratteristiche di queste carte Pokèmon rare.

Infine, il valore delle carte varia anche a seconda del Pokémon raffigurato. Pokémon iconici come Charizard o Pikachu tendono ad avere carte che valgono di più, semplicemente perché più ricercate e amate dai fan.

La tecnologia dei non fungible token (NFT) sta, ormai da diversi anni, ricalcando le logiche di scarsità e rarità introdotte dagli oggetti di collezione nel corso del tempo. Prima francobolli e monete, poi carte da gioco, capi d’abbigliamento e strumenti musicali e infine asset digitali unici. Insomma, il collezionismo si evolve, gli NFT hanno le carte in regola per esserne la nuova frontiera?

Scopri il mondo degli asset digitali!

La classifica delle 10 carte Pokémon più rare al mondo

10. Test Print Blastoise “Gold Border” (1998)

Nonostante possa sembrare falsa, questa è una delle carte Pokémon più rare in circolazione. Il dorso della carta non è il classico con la Pokéball, ma è quello delle carte Magic: è infatti un tentativo di Wizard of the Coast di portare le carte Pokémon al pubblico inglese. È stata venduta a Luglio 2021 per $216.000.

9. Carta Promozionale Ishihara GX (Autografata)

Questa carta unica è stata distribuita nel 2017 per celebrare il 60º compleanno di Tsunekazu Ishihara, fondatore del franchise Pokémon. Rilasciata esclusivamente allo staff dell’azienda e autografata da Ishihara stesso, il suo valore ha raggiunto l’incredibile cifra di 247.230$, rendendola una delle carte più ambite dai collezionisti.

8. Snap Pikachu

Questa rara carta del 1999 è stata il premio di un concorso legato al gioco Pokémon Snap. Ne esiste soltanto una copia e il suo valore è di circa 270.000$.

7. Trofeo Pikachu N. 3 Allenatore Bronzo

Distribuita ai primi tre classificati del primo torneo Pokémon in Giappone nel 1997, questa carta trofeo ha un grande valore storico. Battuta all’asta per l’impressionante cifra di 300.000$ è il premio di una delle prime competizioni ufficiali.

6. Charizard, No Rarity Set con autografo di Mitsuhiro Arita (1996)

Questa carta Pokémon deve la sua rarità a tre elementi: è la prima carta mai realizzata di Charizard, non ha il simbolo che classifica la rarità ed è autografata da uno degli illustratori più famosi di sempre, Mitsuhiro Arita. Venduta nel 2022 per $324.000.

5. Blastoise Wizards of the Coast Presentazione Galaxy Star Holo

Creata nel 1998 come anteprima della linea TCG di Wizards of the Coast, questa carta è estremamente rara. Ne esistono soltanto due esemplari. Il suo valore, dovuto alla sua scarsità e al suo status speciale, è di 360.000$.

4. Trofeo Pikachu N. 2 Allenatore Argento

Rilasciata nel 1998, questa carta trofeo celebra uno dei primi eventi competitivi di carte di Pokémon in Giappone. Anche questa, come numerose carte Pokémon rare, è stata disegnata da Mitsuhiro Arita. Il suo prezzo si aggira sui $440.000.

3. Charizard Base Set Shadowless 1a edizione

Questa carta di Pokémon rara del 1999 è divenuta celebre per un errore di stampa, dato che non presenta le ombreggiature tipiche delle sue “gemelle” più comuni. Ciò la rende una delle carte più desiderate tra i collezionisti, con un valore che raggiunge i 420.000$.

2. Charizard Top Sun Blue Back (1997)

Parte della collezione promozionale Top Sun, col caratteristico dorso blu, questa carta Pokémon è una delle più rare per l’artwork ma soprattutto per un errore di stampa particolare: se sulla carta c’è scritto 1995, l’anno di pubblicazione è in realtà il 1997. Venduta per $493.230 nel 2021.

1. Pikachu-Holo Illustrator

Questa carta del 1998 è stata distribuita a meno di 20 illustratori come premio di un concorso artistico ed è la più preziosa e rara del mondo. Grazie alla sua rarità estrema e al suo significato storico, è considerata il Santo Graal delle carte Pokémon e il valore di una, forse l’ultima ancora in ottime condizioni, è di 6 milioni di dollari.

Ora che conosci quali sono le 10 carte di Pokémon più rare non ti resta che ribaltare casa, garage e cantina per controllare se ne hai mai posseduta una!