In Iran la resistenza passa anche attraverso le crypto: dove la valuta nazionale vale zero, Bitcoin è uno strumento per sopravvivere
L’Iran sta vivendo un momento di rivoluzione interna: a fine dicembre sono scoppiate delle imponenti manifestazioni contro il regime che governa il paese. La ragione delle proteste: una crisi economica senza precedenti. Qui, Bitcoin è uno strumento di resistenza.
Cosa succede in Iran? Il contesto tra inflazione e repressione
L’Iran sta affrontando una fase estremamente complessa a livello interno, con proteste di massa e sussulti di guerra civile, spesso repressi nel sangue. Tutto comincia intorno al 28 dicembre, quando un gruppo di manifestanti, composti per lo più dai commercianti dei bazaar della capitale Teheran, scende in piazza per protestare contro il regime islamico.
Il motivo delle proteste ruota prevalentemente intorno alla situazione economica: con un’inflazione annua al 40% e il prezzo dei beni di prima necessità alle stelle, la Repubblica Islamica iraniana si trova nel mezzo di una crisi economica senza precedenti. Dal 7 gennaio il rial, la valuta nazionale, vale ufficialmente 0 (zero) euro.
Passano pochi giorni e quello che sembrava un movimento di piazza localizzato, assume una dimensione nazionale, intercettando il malessere in modo trasversale. Contestualmente, la repressione si fa sempre più intensa: sale il numero di decessi, di cui non conosciamo il numero esatto, e il regime blocca l’accesso a internet a livello nazionale.
Al momento della scrittura, il governo guidato dall’Ayatollah Ali Khamenei è in forte difficoltà: molti analisti ritengono che questo sia uno dei momenti di maggiore debolezza dal 1979, quando venne spodestato il precedente regnante, lo Scià di Persia. Dall’altro lato, la violenza delle forze di sicurezza iraniane nei confronti dei manifestanti testimonia la volontà di soffocare il dissenso e mantenere il controllo.
Iran e Bitcoin: cosa dicono i dati onchain?
In Iran, Bitcoin è uno strumento di sopravvivenza e, per estensione, di resistenza. È quanto si legge nel report di Chainalysis, nella sezione che prende il titolo di “Inside Iran’s Growing $7.8 Billion Crypto Ecosystem” – “Dentro l’ecosistema crypto iraniano: un mercato da 7,8 miliardi in crescita”. Qual è il quadro onchain? Cosa si può dedurre?
Utilizzando le parole del report, “i dati più recenti a nostra disposizione rivelano un cambiamento significativo di comportamento onchain durante l’attuale movimento di proteste di massa“.
Metodologia
Per arrivare a questa conclusione, il team di analisti di Chainalysis ha esaminato sia l’importo medio transato – cioè ritirato dagli exchange – in dollari, sia il numero di transazioni da exchange a wallet, entrambi su base quotidiana. Inoltre, per poter attribuire eventuali cambiamenti a determinati eventi, ha scomposto l’analisi in due periodi: “prima della protesta (1 novembre – 27 dicembre)” e “durante la protesta (28 dicembre – 8 gennaio, giorno del blackout di internet)”. Infine, le transazioni sono state divise per fasce: prelievi piccoli (sotto i 100$), medi (sotto i 1000$), grandi (sotto i 10.000$) e molto grandi (sotto i 100.000$).
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Risultati
Mettendo a confronto il periodo “prima della protesta” con quello “durante la protesta”, emerge una differenza sostanziale nel comportamento onchain, per riprendere la tesi di Chainalysis.
Durante la protesta, infatti, la fascia compresa tra 1$ e 100$ ha visto un incremento dei prelievi da exchange del 111% e del numero delle transazioni pari al 78%, rispetto al periodo pre-protesta. Discorso diverso per le fasce comprese tra i 101$ e i 1000$ e tra i 1001$ e i 10.000$, dove la crescita è stata ancora più netta: a livello di prelievi, la prima ha registrato un aumento del 228%, la seconda del 236%; se parliamo del numero di transazioni, invece, la fascia 101$-1000$ “si ferma” al +128%, mentre quella 1001$-10.000$ ha segnato un’espansione del 262%.
Cosa significa tutto ciò?
Questo comportamento, spiega Chainalysis, rappresenta una reazione logica e razionale al collasso del rial iraniano che, lo ricordiamo, attualmente non vale assolutamente nulla. Bitcoin, in questo caos totale, ha assunto il ruolo della “scialuppa di salvataggio” in una nave che affonda. Bitcoin è la risorsa alternativa che ha permesso agli iraniani di preservare i propri risparmi dalle politiche scellerate di un regime sanguinario. Ma c’è dell’altro.
“Il ruolo di Bitcoin in questa crisi”, concludono gli analisti, “va oltre la semplice protezione del capitale: per molti iraniani è diventato un elemento di resistenza, in grado di fornire liquidità e libertà di scelta operativa in un contesto economico sempre più restrittivo”.
BItcoin, grazie alla sua natura decentralizzata, anti-censura e self-custodial – a custodia personale – is freedom money, per citare un report di Human Rights Foundation.

