Zoom Out: il recap settimanale che si concentra sul Macro

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Nuova settimana, nuovo episodio di Zoom Out, il recap settimanale che si concentra sul Macro. Il tema principale della settimana: tre fattori alla base della flessione dei mercati

Update Tasse: speriamo che la live sia servita!

Come anticipato domenica scorsa, mercoledì 3 abbiamo fatto due chiacchiere in diretta sul tema Tasse col commercialista Alberto Franco e il co-founder di Okipo Simone Notaristefano, due esperti che si occupano dell’argomento da sempre. 

Se non avete potuto partecipare, no problem: trovate la registrazione in questa playlist su Youtube, dove abbiamo anche caricato la Parte 1 e 2 della nostra guida definitiva alla dichiarazione dei redditi crypto – in settimana esce la Parte 3. 

La scadenza del 30 giugno si avvicina e con la normativa DAC8 chi evade si vede: date un’occhiata ai nostri servizi fiscali e non buttate soldi inutilmente in sanzioni!

Rapidissimo aggiornamento sulla situazione in Medio Oriente

Continua il tira e molla tra Stati Uniti e Iran da una parte e Israele e Hezbollah dall’altra: la velocità con cui si passa da un accordo di cessate il fuoco ai missili è impressionante. 

Nonostante il caos, il Brent resta – per ora – sotto i 100$ al barile.   

Su questo fronte c’è una novità interessante

Questa news è particolare rispetto a quelle solite, perchè è di carattere prettamente politico. E allora, perché la menzioniamo? 

Perché ci interessano le conseguenze, che potrebbero spiegare in parte la performance attuale di Bitcoin – e del mercato in generale, crypto e non: giovedì la Camera USA ha votato per fermare Trump dal compiere ulteriori azioni militari in Iran.

Risultato: vittoria dei Democratici, che ovviamente vogliono lo stop, per 215 a 208, grazie all’aiuto di quattro Repubblicani “convertiti”

In poche parole, l’evento ha certificato che la maggioranza repubblicana – trumpiana – è fragile: il Presidente USA potrebbe non essere più così sicuro dei suoi. 

La conseguenza: se Trump perderà Camera e Senato alle elezioni di Midterm, l’agenda pro-crypto – e, per esteso, pro-business – portata avanti dai Repubblicani potrebbe iniziare a vacillare.

Abbiamo approfondito la questione in un breve articolo dedicato: Iran: quando la politica USA influenza i mercati

Anthropic è pronta a quotarsi in borsa

L’azienda dietro l’AI più famosa al mondo ha comunica di aver depositato il form S-1 alla SEC (Securities and Exchange Commission) per quotarsi al Nasdaq.

Se riceverà l’ok, è probabile che assisteremo a un’IPO (Initial Public Offering) assurda, forse anche maggiore di quella da 80+ miliardi di SpaceX.

La corsa alle IPO – SpaceX, Anthropic e, tra poco, OpenAI – è vista da molti come un altro fattore drenante di liquidità: gli investitori vendono alla ricerca di queste potenziali occasioni. 

Strategy non compra, anzi

La mossa dell’azienda guidata da Michael Saylor potrebbe essere il terzo dei tre elementi alla base di un sentiment così debole: nei piani alti di Strategy, per la prima volta, hanno schiacciato il tasto Sell

Ma attenzione: la notizia ha scatenato un FUD – Fear, Uncertainty, and Doubt – impressionante anche se la Bitcoin Treasury per eccellenza ha dichiarato la vendita di 32 BTC, ovvero letteralmente lo 0,0038% del totale detenuto, ora a 843.706 BTC. 

Strive, invece, compra

Nella settimana in cui Strategy vende, arriva un altro attore sulla scena: Strive ha dichiarato l’acquisto di 2.500 BTC effettuato la settimana scorsa. 

Con questa aggiunta, il totale detenuto dall’azienda sale a 19.000 BTC.

ETF: rotta la streak di candele rosse 

Dopo ben 13 giorni di fila di net flow negativi, giovedì 4 giugno gli ETF Crypto hanno chiuso il bilancio complessivo in positivo: il netto tra acquisti e vendite è stato pari a 26,3 milioni di dollari. 

Non è molto, ma è un lavoro onesto”, per citare un vecchio e glorioso meme. 

A proposito di ETF: ne arriva un altro su Hyperliquid

Grayscale ha lanciato un ETF su HYPE al Nasdaq: il Grayscale Hyperliquid Staking ETF (HYPG)

Flash Macro: usciti i dati sull’occupazione USA

Il Bureau of Labor Statistics (BLS) ci dice che i NFP (Non Farm Payrolls), cioè i nuovi posti di lavoro creati al netto del settore agricolo, sono cresciuti di 172.000 unità (previsione: 85.000, precedente: 179.000). 

Il tasso di disoccupazione resta invariato al 4,3% (previsione: 4,3%, precedente: 4,3%).

ZCash o ZCaos?

Brutte ore in casa ZCash: è stata rilevata una vulnerabilità nel protocollo Orchard che permetteva di produrre una quantità illimitata di ZEC contraffatti. 

Il token ha perso il 45% in due giorni

Alleanza tra colossi bancari contro il settore crypto?

Ne abbiamo parlato a lungo: uno dei principali motivi alla base dello stallo del CLARITY Act è stata l’opposizione delle banche verso la possibilità di offrire interessi sulle stablecoin da parte delle società crypto.  

Secondo quanto riferito dal Wall Street Journal, una serie di colossi finanziari tra cui JPMorgan Chase, Bank of America, Citigroup e Wells Fargo vorrebbero lanciare un “network per connettere i pagamenti tradizionali con l’infrastruttura su cui viaggiano i digital asset” entro la prima metà del 2027. 

Come si legge nel WSJ: “la mossa […] consentirebbe il trasferimento istantaneo dei depositi tokenizzati su blockchain 24 ore su 24, sette giorni su sette”. 

Lo scontro si fa sempre più intenso?

Per questa settimana è tutto. Ricordatevi che il prezzo è una distrazione momentanea: fate Zoom Out e godetevi il viaggio!

Disoccupazione e Non Farm Payroll: i dati USA

Occupazione USA: i dati e le reazioni dei mercati

Sono usciti i dati sull’occupazione negli Stati Uniti: Non Farm Payrolls e disoccupazione. Qual è la situazione?

Nella giornata di venerdì 5 giugno, il BLS (Bureau of Labor Statistics) americano ha comunicato i dati relativi al mercato del lavoro. Nello specifico, sono uscite le rilevazioni sui Non Farm Payrolls (NFP), cioè i nuovi posti di lavoro creati al netto del settore agricolo, e sul tasso di disoccupazione. Qual è la situazione? Come si sono comportati i mercati e perchè?

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I dati: Non Farm Payrolls e tasso di disoccupazione 

La rilevazione del 5 giugno è la sesta del 2026, ma andiamo subito al sodo: i NFP sono cresciuti di 172.000 unità, un dato di gran lunga superiore rispetto alle aspettative che stimavano 85.000 nuovi posti di lavoro, mentre il tasso di disoccupazione resta invariato al 4,3% rispetto al mese di maggio, in linea con le previsioni.

Le implicazioni 

Come è noto, il mondo della finanza dà molta importanza a queste rilevazioni dal momento che il mercato del lavoro è un indicatore preso in forte considerazione, soprattutto da quando la Federal Reserve ha rilasciato i FOMC Minutes di maggio: nel valutare le mosse di politica monetaria, la banca centrale statunitense sta monitorando attentamente tanto la situazione occupazionale quanto la stabilità dei prezzi e, con lo scoppio della Guerra in Iran e delle relative pressioni inflazionistiche, è auspicabile che almeno il primo di questi due indicatori resti positivo. 

Sulla base di queste dichiarazioni, la catena logica che sta guidando i mercati dall’inizio del conflitto in Iran è la seguente: con un’inflazione così alta, se i NFP sono inferiori alle previsioni e il tasso di disoccupazione sale, allora aumentano le probabilità che il FOMC possa alzare i tassi di interesse nel corso di quest’anno – se ti interessano le riunioni di politica monetaria, qui trovi il calendario completo con tutti i meeting del 2026

Le previsioni sul FOMC di giugno

Il FedWatch del CME Group, uno strumento che calcola le probabilità del taglio dei tassi da parte del FOMC sulla base dei prezzi dei futures sui Fed Funds, attualmente dà il No Change al 98,3%, mentre il taglio di 25 punti base – cioè dello 0,25% – vede una probabilità pari all’1,7%. 

Anche se manca ancora un bel po’ al prossimo meeting, il Consumer Price Index di maggio, il secondo dallo scoppio del conflitto in territorio iraniano, segnala un importante ritorno dell’inflazione: il prezzo del petrolio Brent, che ormai viaggia stabilmente vicino ai 100$ al barile, sta provocando un rincaro generalizzato sul costo della vita.  

What’s next?

Nei prossimi giorni, con ogni probabilità, assisteremo a un mercato molto volatile, in particolare lato crypto. In merito, la politica degli Stati Uniti sta condizionando notevolmente il sentiment: il presidente USA Donald Trump sembra trovarsi in un momento di difficoltà. 
In ogni caso, noi saremo qui ad aggiornarti sulle notizie e sui fatti che muovono i mercati. Iscriviti al nostro canale Telegram – se già sei dentro condividi il link con amici e amiche interessati – e a Young Platform per non perderti ciò che conta!

Iran: quando la politica USA influenza i mercati

guerra in iran

Guerra in Iran: a Washington sta cambiando il clima? Trump sotto scacco? Intanto i mercati tradizionale e crypto accusano. Qual è lo scenario?

La Camera degli Stati Uniti ha approvato una risoluzione che traccia una linea di demarcazione netta nella politica estera americana: con 215 voti a favore e 208 contrari, il Congresso ha votato per frenare il Presidente Donald Trump, intimandogli di non intraprendere ulteriori azioni militari nel conflitto con l’Iran. Quando accaduto potrebbe avere un risvolto più importante di quanto si creda. Cerchiamo di capirlo insieme. 

Guerra in Iran: Trump ora appare molto più debole 

Ciò che è successo nella notte italiana tra il 3 e il 4 giugno potrebbe avere un’importanza clamorosa: dal punto di vista puramente tecnico, si tratta di una misura ampiamente simbolica, una specie di risoluzione non vincolante che non ha la forza legale di bloccare i fondi per l’esercito dall’oggi al domani.

 Tuttavia, il suo peso politico è enorme: l’atto impone formalmente alla Casa Bianca di ritirare le forze armate o, in alternativa, di chiedere un’approvazione esplicita al Congresso prima di ogni mossa.

Ma la vera notizia, a parer nostro, risiede nelle dinamiche interne del voto. I Democratici sono riusciti a far passare la misura solo grazie al sostegno di quattro deputati Repubblicani che hanno deciso di rompere i ranghi e votare contro il proprio leader. Questa spaccatura evidenzia una forte tensione interna alla maggioranza. 

Come si può immaginare, il motivo principale dietro questo nervosismo è legato alla reazione dell’opinione pubblica: con i prezzi della benzina in costante aumento alla pompa e un ritorno di fiamma dell’inflazione , i cittadini americani stanno mostrando una crescente insofferenza verso i costi economici dei conflitti mediorientali, spingendo i parlamentari a cercare una via d’uscita per non perdere il consenso degli elettori.

Qual è la conseguenza politica principale? La risposta è relativamente semplice: la votazione ha confermato che la maggioranza dei Repubblicani alla Camera è estremamente fragile

Tra qualche mese, a novembre, avranno luogo le Midterm, cioè le elezioni di metà mandato in cui si rinnova la composizione del Congresso: se, com’è probabile, il partito di Trump dovesse perdere il controllo sia della Camera che del Senato, l’intera agenda politica pro-business e pro-crypto, tipica del partito Repubblicano, subirebbe una brusca frenata.

Wall Street divisa: il Tech trema e l’industria festeggia

I riflessi di questo voto si sono fatti sentire immediatamente sui mercati finanziari globali, registrando reazioni asimmetriche nel pre-market, ovvero quella finestra temporale di contrattazioni che precede l’apertura ufficiale delle borse, dove si muovono principalmente i grandi operatori istituzionali.

L’indice S&P 500 che, come è noto, raggruppa le cinquecento aziende statunitensi a maggiore capitalizzazione, ha registrato un calo dello 0,49%, mentre il Nasdaq, l’indice tecnologico per eccellenza, sta cedendo l’1,21% – al momento della scrittura. 

Il motivo di queste performance è perfettamente coerente con quanto scritto poco fa: una probabile perdita di controllo politico da parte di Trump e la prospettiva di una futura avanzata democratica spaventano la Silicon Valley

Questo perché sotto l’amministrazione repubblicana, le aziende stanno beneficiando di una politica accomodante caratterizzata da deregolamentazione e sgravi fiscali. Uno spostamento dell’asse politico verso i Democratici potrebbe portare con sé un aumento delle tasse societarie e, in generale, un approccio molto più restrittivo sull’Antitrust, l’organismo che vigila sulla concorrenza per evitare monopoli, e sullo sviluppo normativo dell’Intelligenza Artificiale.

Al contrario, il Dow Jones sta viaggiando in territorio positivo con un incremento dello 0,45%. L’indice, infatti, è composto dai giganti dell’economia industriale, della manifattura e dei trasporti, come Caterpillar e Boeing. Per queste realtà, la fine delle ostilità in Iran significherebbe una riduzione immediata delle tensioni sul mercato del petrolio

In ultima istanza, un calo del prezzo del greggio ridurrebbe i costi di produzione e logistica, aumentando notevolmente i margini di profitto, erosi dagli attuali rincari energetici. 

L’effetto sul mercato crypto

Le ripercussioni di questo voto parlamentare, naturalmente, hanno un effetto netto anche sul mercato crypto: nella notte, Bitcoin è arrivato a sfiorare i 60.000$, mentre Ethereum è sceso a quota 1.730$, ma anche gli ETF su Crypto registrano forti deflussi. 

Il rischio principale, in questo caso, riguarda il CLARITY Act, il progetto di legge quadro che punta a definire una regolamentazione chiara e stabile per l’industria delle criptovalute negli Stati Uniti: senza una sponda politica forte a Washington, ora rappresentata dalla fazione repubblicana, la sua approvazione diventerebbe più che complessa.

Tuttavia, nonostante la tendenza a credere che la crescita del tech e delle crypto dipenda esclusivamente da governi di stampo repubblicano, i dati storici mostrano una realtà diversa: certamente il contesto era differente, caratterizzato da forti stimoli fiscali per contrastare gli effetti economici della pandemia, ma durante la presidenza del democratico Joe Biden, il valore di Bitcoin è cresciuto del 200%, rompendo per la prima volta in assoluto il tetto dei 100.000$.

CLARITY Act: Cynthia Lummis contro Jamie Dimon 

Già che abbiamo lanciato il tema, ne approfittiamo per approfondire rapidamente il discorso. Il CLARITY Act si trova oggi al centro di uno scontro tra la lobby bancaria e i sostenitori dell’innovazione finanziaria.

Come anticipato, il CLARITY Act è un disegno di legge che mira a stabilire regole certe per il mercato crypto: per questa ragione, sta incontrando una forte resistenza dal settore tradizionale, che vuole proteggere i propri spazi.

Jamie Dimon, amministratore delegato di JPMorgan, ha criticato pubblicamente la proposta di legge: per Dimon, il CLARITY Act concederebbe alle società crypto la possibilità di raccogliere capitali e pagare interessi sui depositi dei clienti senza però sottostare ai medesimi controlli previsti per gli istituti di credito ordinari. 

Il banchiere ha fatto riferimento in particolare al rispetto delle normative AML (Anti-Money Laundering), l’insieme di leggi antiriciclaggio per il tracciamento dei fondi illeciti, e del Bank Secrecy Act (BSA), la legge che impone agli intermediari finanziari di segnalare le transazioni sospette alle autorità di vigilanza.

La senatrice repubblicana Cynthia Lummis, da sempre favorevole allo sviluppo degli asset digitali, ha risposto in modo deciso all’attacco del numero uno di JPMorgan: secondo Lummis, le dichiarazioni di Dimon sono un tentativo di confondere l’opinione pubblica o derivano da una lettura parziale del testo di legge.

La sostanza della disputa è di natura commerciale, dal momento che le banche tradizionali temono lo sviluppo delle stablecoin: se aziende crypto avessero la piena legittimità di offrire rendimenti trasparenti sui depositi in stablecoin, molti risparmiatori potrebbero decidere di spostare i propri capitali fuori dal circuito bancario tradizionale – il cosiddetto deposit flight – dove i tassi di interesse sui conti correnti rimangono spesso vicini allo zero. 

In poche parole, l’obiettivo della lobby bancaria è quello di rallentare il più possibile il CLARITY Act, proprio in virtù di ciò che scrivevamo qualche riga fa: una Camera e un Senato non più a trazione repubblicana renderebbero l’approvazione del testo di legge molto complicata. 

Come andrà a finire?

Non ci resta che attendere: la politica americana ha regalato spesso forti colpi di scena che hanno cambiato le carte in tavola da un giorno all’altro. Noi, ovviamente, continueremo a seguirne gli sviluppi: per restare sempre sul pezzo su ciò che muove davvero i mercati, entra nel nostro canale Telegram ufficiale o iscriviti direttamente a Young Platform!

Bitcoin scivola a 66.000$: cosa è successo?

Bitcoin e interesse istituzionale

Bitcoin ha regalato una festa della Repubblica dal sapore amaro: giù fino a 66.000$. Il mercato crypto ha seguito. Quali sono le motivazioni?

Martedì sera, il mercato crypto ha deciso di turbare un tranquillo giorno di festa: in poche ore, Bitcoin è sceso sotto i 66.000 dollari, spingendosi fino ai 65.700 dollari, per poi recuperare leggermente rimbalzo in zona 66.460 dollari. Il resto del mercato ha seguito: Ethereum ha incassato il colpo perdendo il 7,7% e scivolando a 1.849 dollari. Vediamo insieme cosa ci dicono i dati.

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ETF e liquidazioni hanno grosse responsabilità 

Per capire la dinamica bisogna osservare dove si muovono i grandi flussi di denaro, in particolare quelli gestiti dagli investitori istituzionali: nella sola giornata di martedì, gli ETF spot su Bitcoin, che permettono ai grandi fondi di esporsi su BTC senza doverlo detenere direttamente, hanno segnato deflussi netti per ben 519,2 milioni di dollari, costringendo i gestori dei fondi a vendere BTC sul mercato per liquidare le quote. Una dinamica simile ha colpito anche gli ETF spot su Ethereum, che hanno visto uscire 90,2 milioni di dollari.

Il calo di prezzo che, come abbiamo visto, è anche una conseguenza dei deflussi istituzionali, ha poi innescato una forte ondata di liquidazioni delle posizioni long, quelle operazioni finanziarie in cui l’investitore compra un asset sperando che il suo valore cresca nel tempo. Molti trader, tuttavia, fanno questa scommessa utilizzando la leva finanziaria, ovvero prendendo in prestito denaro dalla piattaforma per amplificare i propri potenziali guadagni.

È chiaramente un gioco fantastico quando il mercato sale, ma diventa un incubo quando il prezzo scende anche solo dell’1-2%: se il valore dell’asset rompe al ribasso una certa soglia critica, la piattaforma fa scattare una “liquidazione forzata”, vendendo automaticamente la posizione del trader per recuperare il denaro prestato. 

Questo meccanismo crea un effetto domino di un certo rilievo: i prezzi scendono, scattano le liquidazioni dei trader a leva che buttano giù ulteriormente il prezzo e fanno scattare le liquidazioni del livello successivo e cosi via. 

In cifre: per Coinglass, tra martedì 2 giugno e mercoledì 3 giugno, sono stati liquidati quasi 270.000 trader con posizioni long per circa 1,8 miliardi di dollari.

Perché Strategy ha venduto Bitcoin dopo quattro anni?

In questo contesto, una notizia specifica ha catalizzato l’attenzione della comunità crypto mondiale: Strategy, la più grande Bitcoin Treasury Company al mondo, ha venduto Bitcoin. L’azienda guidata da Michael Saylor, considerata da tutti il faro dell’accumulo istituzionale, ha rotto il mantra del never sell liquidando 32 BTC per un valore di circa 2,5 milioni di dollari in un arco di tempo compreso tra il 26 e il 31 maggio. 

A prima vista, per chi segue le dinamiche di mercato con un occhio superficiale, potrebbe sembrare un segnale di resa: “se anche Saylor vende, è finita”. Ma, come sempre, occorre indagare più a fondo e analizzare i dettagli con razionalità, senza farsi prendere dal panico.

In primo luogo, è necessario ricordarsi che 32 BTC rappresentano letteralmente lo 0,0004% del totale detenuto, che ora ammonta a 843.706 BTC. In secondo luogo, la società ha immediatamente comunicato che questi fondi non rappresentano un cambio di rotta strategico, ma una pura necessità tecnica di gestione aziendale: servono a finanziare i dividendi sulle sue azioni privilegiate Stretch (STRC)

Nel caso in cui non lo sapessi, le azioni privilegiate sono strumenti finanziari particolari che garantiscono ai loro possessori un diritto di priorità nella distribuzione dei guadagni – i dividendi, appunto – rispetto agli azionisti ordinari, in cambio di solito della rinuncia al diritto di voto nelle assemblee.

Michael Saylor ha definito questa micro-vendita come una sorta di “inoculazione” per l’azienda: un piccolo vaccino finanziario controllato per mantenere sani e bilanciati i conti societari senza intaccare la strategia di accumulo di lungo termine. 

Ma i mercati finanziari stanno ancora cercando di assimilare e contestualizzare questa mossa: vedere Strategy, dopo quattro anni, dal lato dei venditori ha un impatto psicologico non trascurabile sul sentiment.

Strive in controtendenza: compra BTC e supera Coinbase

Mentre il grande pubblico si concentrava sui 32 BTC venduti da Saylor, c’è chi ha deciso di muoversi nella direzione opposta: Strive, un altro peso massimo della finanza, ha aspirato ben 2.500 BTC nella settimana tra il 23 maggio e il 1 giugno. 

Parliamo di un investimento massiccio da circa 185,2 milioni di dollari che ha portato le riserve totali di Strive alla cifra tonda di 19.000 BTC. Una mossa strategica che ha permesso all’azienda di diventare ufficialmente il settimo più grande detentore aziendale pubblico di Bitcoin al mondo, superando Coinbase.

Per evitare di cadere nella stessa necessità tecnica di Strategy ed essere costretta a vendere frazioni della propria riserva crypto per pagare gli investitori, Strive ha parallelamente blindato il proprio bilancio aumentando le riserve di contanti a 137,3 milioni di dollari. Questo tesoretto in valuta fiat ha l’obiettivo specifico e dichiarato di garantire una copertura sicura dei dividendi aziendali per i prossimi 18 mesi

È già qualche mese che il mercato sta cambiando natura sotto i nostri occhi: mentre i piccoli risparmiatori si lasciano spaventare dal rosso dei grafici giornalieri, i grandi capitali aziendali continuano a ridisegnare le proprie tesorerie per i prossimi anni

Noi, ovviamente, continueremo a monitorare la situazione giorno per giorno: per restare sempre aggiornati su ciò che muove davvero i mercati, entra nel nostro canale Telegram ufficiale o iscriviti direttamente a Young Platform.

Le API di Young Platform Pro in officina: pausa dal 25 giugno, nuovo set in arrivo entro fine anno

Le API di Young Platform Pro in officina: pausa dal 25 giugno, nuovo set in arrivo entro fine anno

Dal 25 giugno 2026 l’infrastruttura API di Young Platform Pro va in pausa per essere riprogettata. Cosa cambia per chi opera con i bot.

In Young Platform stiamo allineando ogni livello della piattaforma ai nuovi standard europei sulle cripto-attività (sì, il famoso regolamento MiCAR). L’allineamento non riguarda solo i documenti contrattuali o l’interfaccia dell’app: tocca anche l’infrastruttura più tecnica, quella che usano gli utenti più smanettoni.

Per questo motivo, portiamo le API di Young Platform Pro in officina: una pausa programmata e una riprogettazione completa, per riaprire entro fine anno con un set costruito sui requisiti MiCAR fin dalle fondamenta.

Ecco le date, il perché e cosa puoi fare se hai bot o integrazioni attive.

Le date da segnare sul calendario

25 giugno 2026: sospensione delle API operative

A partire da questa data vengono disattivate le API di:

  • invio di ordini — nessun nuovo ordine potrà essere inviato via API;
  • revoca di ordini — non sarà possibile revocare ordini tramite API;
  • consultazione degli ordini attivi — il portafoglio ordini in corso non sarà accessibile via API.

Cosa resta attivo: le API di consultazione non legate all’operatività di trading — storico operazioni, saldo, dati di mercato, integrazioni fiscali — continuano a funzionare regolarmente. Se hai un sistema di calcolo fiscale collegato, non si interrompe niente.

Quarto trimestre 2026: il nuovo set di API

Stiamo lavorando in parallelo a un set di API completamente rivisto, allineato ai servizi MiCAR offerti da Young Platform. La data esatta di riapertura te la comunicheremo con il giusto preavviso.

Cosa devo fare se uso le API?

Se hai bot, dashboard o integrazioni che girano in produzione sugli endpoint di trading, queste cose ti tornano utili:

  • Pianifica: tieni conto del 25 giugno 2026 per la gestione delle tue integrazioni. Da quella data le API operative di trading non saranno più disponibili. 
  • Conserva i log e la documentazione delle tue integrazioni attuali: ti serviranno quando arriverà il nuovo set.
  • Caso d’uso particolare: se operi in alta frequenza, su volumi elevati o con integrazioni custom che richiedono coordinamento durante la transizione, scrivici tramite i canali ufficiali.

Riceverai un aggiornamento dedicato con i dettagli sulle tempistiche e sulle modalità di transizione verso il nuovo set.

Contesto normativo

Le API attualmente in essere sono state progettate per un perimetro di servizi precedente all’entrata in vigore del MiCAR. Young Platform ha scelto di riprogettare l’infrastruttura sui requisiti del nuovo framework europeo fin dal disegno iniziale. 

Cosa non cambia

I tuoi asset, il tuo account, i tuoi Club. Tutta l’operatività via app e via web continua a funzionare come oggi. Le API di consultazione (storico, saldo, dati di mercato, fiscale) restano operative. La pausa riguarda esclusivamente le API operative di trading.

Hai dubbi? Siamo qui.

Sappiamo che, per chi opera in modo programmatico, una pausa di infrastruttura è una cosa importante. Stiamo lavorando per completare la transizione nei tempi previsti. Nel frattempo, se hai dubbi sul tuo setup, sui tempi o sulla transizione, il nostro team di supporto è a tua disposizione tramite il Supporto.

Per il dettaglio normativo completo, ti invitiamo a leggere l’Informativa Ufficiale di Servizio.

Questo articolo è un’informativa di servizio per tenerti aggiornato sugli sviluppi relativi all’infrastruttura di Young Platform. Non è un consiglio finanziario né un invito a investire. Le cripto-attività comportano dei rischi. In caso di discrepanza tra il contenuto di questo articolo e l’Informativa Ufficiale di Servizio, prevale quest’ultima. Per tutti i dettagli legali sui nostri servizi, consulta i Termini e Condizioni ufficiali. Young Platform opera nel pieno rispetto delle normative vigenti, incluso il Regolamento (UE) 2023/1114 (MiCAR).Young Platform S.p.A., Via Cigna 96/17, 10155 Torino — youngplatform.com — PEC: [email protected].

Aggiornamento dei documenti contrattuali e informativi

Aggiornamento dei documenti contrattuali e informativi

Young Platform sta aggiornando i propri documenti contrattuali e informativi per allinearsi al MiCAR. Ecco cosa cambia, quando e perché.

Se segui le notizie dal mondo crypto europeo, avrai sentito parlare del Regolamento (UE) 2023/1114. La MiCA è il quadro normativo che porta i servizi relativi alle cripto-attività su un piano regolato analogo a quello dei servizi finanziari tradizionali. Si applica a tutti i prestatori di servizi attivi nell’Unione Europea, Young Platform inclusa, secondo i termini e le scadenze previsti dal Regolamento medesimo.

Per arrivare al pieno allineamento, alcuni documenti contrattuali e informativi della piattaforma saranno aggiornati.

Cosa stiamo aggiornando

  • i Termini e Condizioni dei nostri servizi;
  • Informative e Policy; 
  • eventuali comunicazioni separate su servizi specifici che potrebbero richiedere il tuo consenso esplicito.

Il processo non sarà un’unica mega-comunicazione: ogni documento verrà aggiornato e comunicato separatamente, con una mail dedicata che ti spiegherà esattamente cosa è cambiato, perché e — se necessario — cosa devi fare tu.

Nessuna modifica sarà retroattiva. Le condizioni che hai accettato restano valide fino alla data di efficacia del nuovo testo, che riceverai con il preavviso previsto.

Cosa devi fare adesso

Per ora: niente. Puoi però fare due cose utili in anticipo:

  • Verifica il tuo indirizzo email. Le comunicazioni di aggiornamento contrattuale arriveranno all’indirizzo email associato al tuo account.
  • Aggiorna il profilo se hai cambiato dati rilevanti dall’iscrizione.
  • Tieni d’occhio la posta nelle prossime settimane: alcune comunicazioni potrebbero richiedere la tua attenzione attiva (lettura, conferma, accettazione del nuovo testo).

La MiCA è il modo in cui l’Europa ha deciso di portare il mondo crypto in un perimetro regolato, con più garanzie per gli utenti, più trasparenza sulle caratteristiche e i rischi dei servizi, e più solidità operativa per le piattaforme che ci lavorano seriamente. È la cornice normativa che introduce standard armonizzati di trasparenza, governance e tutela degli utenti per il settore delle cripto-attività.

Aggiornare i nostri documenti è il modo in cui formalizziamo questo passaggio. È un lavoro che stiamo facendo con cura e che troverai riflesso — progressivamente — in ogni documento che ti invieremo.

Per il dettaglio normativo completo, consulta l’Informativa ufficiale sul sito. Per domande, il Supporto è a disposizione.


Questo articolo è un’informativa di servizio. Non è un consiglio finanziario né un invito a investire. Le cripto-attività comportano rischi, incluso il rischio di perdita totale del capitale. Per tutti i dettagli legali, consulta i Termini e Condizioni ufficiali. Young Platform opera nel pieno rispetto delle normative vigenti, incluso il Regolamento (UE) 2023/1114 (MiCAR). Young Platform S.p.A., Via Cigna 96/17, 10155 Torino — youngplatform.com — PEC: [email protected].

Smart Trade si rifà il look: pausa temporanea in vista di grandi novità!

Smart Trade si rifà il look: pausa temporanea in vista di grandi novità!

In Young Platform lavoriamo costantemente per offrirvi un’esperienza sempre più fluida, sicura e in linea con i più recenti standard europei (il famoso regolamento MiCAR, per i più nerd del settore!).

Proprio per questo motivo, abbiamo deciso di prendere la nostra funzionalità Smart Trade, metterla un attimo in pausa e portarla in “officina” per un bel restyling.

Non preoccupatevi, è solo un arrivederci! Ecco tutto quello che c’è da sapere su questa transizione, spiegato in modo semplice.

Le date da segnare sul calendario

Per fare le cose per bene, procederemo per gradi:

  • 25 giugno 2026  

A partire da questa data, non sarà più possibile aprire nuovi Smart Trade e la funzione verrà temporaneamente disattivata.

  • Entro la fine del 2026 

Stiamo lavorando per riattivare uno Smart Trade completamente nuovo e migliorato entro la fine del 2026.  Vi sveleremo la data esatta più avanti!

Cosa devo fare se ho uno Smart Trade attivo?

Il nostro consiglio è di chiudere in autonomia i tuoi Smart Trade attivi entro il 24  giugno 2026, direttamente dall’app.

E se me ne dimentico? Niente panico! Il 25 giugno chiuderemo noi d’ufficio gli Smart Trade rimasti aperti. Le tue cripto-attività sono al sicuro: torneranno automaticamente nel tuo Portafoglio Principale. Tornerà tutto comodamente a casa.

Club e Token YNG: cambia qualcosa?

Assolutamente no.

Sappiamo che lo Smart Trade è uno dei benefit dei Young Platform Club, e ci dispiace che per qualche mese non sarà disponibile. Tuttavia, tutti gli altri vantaggi del tuo Club restano attivi e operativi al 100%.

Anche per il nostro token YNG non cambia di una virgola. I meccanismi di locking (quelli che ti fanno salire di livello nei Club), lo staking e la disponibilità del token nell’app rimangono esattamente come li conosci.

Questa comunicazione non modifica i Termini e Condizioni del servizio né il White Paper del token YNG.

Hai dubbi? Siamo qui!

Stiamo riprogettando lo Smart Trade per renderlo ancora più utile alle tue strategie di mercato. Non vediamo l’ora di mostrarvi le novità! Nel frattempo, se hai qualsiasi dubbio o domanda, il nostro team di supporto è sempre a tua disposizione tramite il sito del Supporto.

Per consultare il documento completo e i dettagli normativi, ti invitiamo a leggere l’Informativa Ufficiale di Servizio o a scaricarla cliccando qui.

Disclaimer: Questo articolo è un’informativa di servizio per tenerti aggiornato sulle funzionalità dell’app. Non è un consiglio finanziario né un invito a investire. Ricorda sempre che le cripto-attività comportano dei rischi. In caso di discrepanza tra il contenuto di questo articolo e l’Informativa Ufficiale di Servizio, prevale quest’ultima.  Per tutti i dettagli legali su YNG e sui nostri servizi, dai un’occhiata al White Paper e ai Termini e Condizioni ufficiali. Young Platform opera nel pieno rispetto delle normative vigenti.

FOMC Minutes: le prospettive future della Fed

FOMC Minutes

Sono usciti i FOMC Minutes, dei verbali che interessano molto i mercati perché danno indizi sulle prospettive future della Fed. Qui gli highlight

Il 20 maggio sono stati pubblicati i FOMC Minutes, ovvero i verbali della Federal Reserve che mostrano nel dettaglio le motivazioni alla base della decisione del FOMC (Federal Open Market Committee), la riunione di politica monetaria in cui vengono stabiliti i tassi di interesse. I mercati sono molto attenti a questo tipo di comunicazioni, anche perché, spesso, danno delle anticipazioni sul futuro. Ma prima, vediamo rapidamente qual è il quadro di riferimento – relativo all’ultimo FOMC del 28-29 aprile, l’ultimo presieduto da Jerome Powell prima del passaggio di testimone a Kevin Warsh

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Il contesto macroeconomico: tra inflazione e mercato del lavoro 

Per capire le discussioni interne alla Fed e la loro rilevanza, è però necessario fare un passo indietro e guardare ai numeri che Jerome Powell e colleghi avevano sul tavolo.

L’inflazione: i dati di maggio 

Secondo quanto pubblicato dal BLS (Bureau of Labor Statistic), l’inflazione si è attestata al 3,3% anno su anno. Il rialzo, com’è logico, è stato spinto fortemente dall’aumento dei prezzi dell’energia, innescato dalla chiusura dello Stretto di Hormuz e dal conflitto in Iran e nel Medio Oriente. Si tratta di un quadro abbastanza preoccupante: l’inflazione corre ancora ben sopra il target del 2% della Fed.

Tassi di interesse (FOMC): la decisione del 29 aprile 

Al termine della riunione di fine aprile, il FOMC ha lasciato i tassi di interesse invariati: durante la conferenza stampa, il Presidente uscente della Fed Jerome Powell ha difeso la scelta di mantenere nel comunicato il cosiddetto “easing bias” – un linguaggio che indica un’inclinazione verso futuri tagli – spiegando che modificare le parole è di per sé un segnale e la Fed preferisce mantenere un approccio più conservativo. 

Dunque, per riassumere, gli Stati Uniti si trovano in una situazione in cui l’inflazione ha ripreso a correre a causa degli shock geopolitici e dei massicci investimenti nell’intelligenza artificiale (AI), che stanno surriscaldando la domanda. Dall’altra parte, il tasso di disoccupazione si attesta al 4,3% con una creazione di nuovi posti di lavoro che rimane contenuta. Passiamo ora ai Minutes.

FOMC Minutes: cambio di rotta in arrivo?

Arriviamo al nucleo centrale: cosa si sono detti i membri della banca centrale USA a porte chiuse? I verbali mostrano una Fed che ha quasi del tutto accantonato la domanda degli ultimi due anni – ovvero se tagliare i tassi – per iniziare a valutare seriamente l’ipotesi opposta: alzarli.

Leggendo i Minutes, emerge che la maggioranza dei funzionari ha sottolineato che “un certo inasprimento della politica monetaria diventerebbe probabilmente appropriato se l’inflazione dovesse continuare a correre persistentemente sopra il 2%“. Inoltre, si segnala una certa preferenza nel rimuovere dal comunicato il cosiddetto easing bias, cioè la tendenza a includere il taglio dei tassi tra le alternative, supportando la linea dei tre presidenti – Hammack, Kashkari e Logan – che si sono opposti formalmente su quel preciso punto. Ma c’è anche chi continua a prediligere una politica monetaria più dovish: Stephen Miran, Governatore nominato da Trump in seguito alle dimissioni di Adriana Kugler, ha votato contro, preferendo – come sempre – un taglio di 25 punti base a causa dei rischi legati al mercato del lavoro.

Sul fronte della gestione del rischio, i membri concordano nel vedere rischi al rialzo per l’inflazione e rischi al ribasso per l’occupazione. Il timore principale è che i prezzi dell’energia prolungatamente alti e i dazi doganali possano rendere strutturale l’inflazione. Per questo motivo, la politica monetaria non segue un percorso prestabilito e i membri hanno ribadito che le decisioni future verranno prese riunione per riunione.

Prossimo FOMC: quali sono le previsioni? 

Le stime del FedWatch del CME Group sui mercati dei futures dei tassi di interesse, al momento della scrittura, indicano una probabilità di quasi il 50% di assistere ad almeno un aumento dei tassi di 25 punti base entro la fine di quest’anno. Per quanto riguarda il prossimo FOMC, il No Change – tassi invariati – è dato per certo al 99,1%, mentre il restante 0,9% si riferisce al rialzo. 
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Iran: tre mesi di guerra. Come sta reagendo il mercato crypto?

Guerra Israele-USA e Iran: le reazioni dei mercati?

La guerra tra Israele-USA e Iran entra nel terzo mese: le Borse  sembrano ignorare il blocco dello Stretto di Hormuz. E il mercato crypto?

La guerra tra Stati Uniti-Israele e Iran è entrata nel terzo mese: lo Stretto di Hormuz, snodo fondamentale dove passa un quinto della produzione mondiale di petrolio e GNL, è ancora semibloccato, anche se le delegazioni iraniana e statunitense sembrano intenzionate a trovare un accordo. Le Borse mondiali, ovviamente, non hanno idea di cosa potrebbe riservare il futuro ma sono molto ottimiste. Il mercato crypto segue ma ultimamente accusa: qual è la situazione?

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Guerra in Iran: la timeline del conflitto

Nella mattinata italiana del 28 febbraio, Stati Uniti e Israele davano ufficialmente avvio a una serie di bombardamenti coordinati ai danni dell’Iran: in meno di 24 ore, raggiungono uno dei principali obiettivi dei raid, eliminando l’Ayatollah Alì Khamenei, guida suprema della Repubblica islamica iraniana. A poche ore dall’evento, i Guardiani della rivoluzione, uno dei tre corpi armati iraniani, dichiaravano chiuso lo Stretto di Hormuz: “Se qualcuno tenterà di passare, gli eroi delle Guardie Rivoluzionarie e della marina regolare daranno alle fiamme quelle navi”. 

Nei giorni successivi, il traffico nello Stretto si è ridotto drasticamente: i media e gli organi di sicurezza internazionali segnalavano la presenza di mine navali nel canale. Il prezzo delle materie prime energetiche, di conseguenza, è schizzato alle stelle: attraverso lo Stretto di Hormuz passa tra il 25% e il 30% della produzione mondiale di petrolio e di GNL (gas naturale liquefatto). Con l’apertura del fronte, il Brent – benchmark internazionale – è schizzato alle stelle ed è rimasto stabilmente sopra i 100$ al barile. 

I tre mesi successivi è stato un continuo alternarsi tra minacce reciproche e aperture negoziali, ma le parti in conflitto sono riuscite a mettersi d’accordo: ufficialmente, mentre scriviamo, Stati Uniti e Repubblica islamica dell’Iran hanno temporaneamente seppellito l’ascia di guerra. 

In merito, nel weekend del 23-24 maggio, i principali media internazionali parlano di passi avanti verso la chiusura definitiva della guerra: CNN, per esempio, riferisce che “Stati Uniti e Iran mostrano segnali di progresso negli sforzi per porre fine al conflitto, ma i dettagli cruciali di un accordo quadro sono ancora in fase di negoziazione”.

Nonostante non la situazione non sia chiarissima, la notizia appena menzionata ha riportato il prezzo del Brent sotto i 100$ al barile dopo più di un mese.  

Le performance dei principali indici azionari

Quando il prezzo dell’energia cresce a dismisura, l’economia reale ne risente: le aziende spendono di più per produrre a causa dell’aumento trasversale dei costi, come quelli per il trasporto e per l’elettricità in generale. Il risultato: i rincari, alla fine, vengono trasferiti sul consumatore, che vede un rialzo dei prezzi generalizzato, anche detto inflazione

E i mercati sanno bene che alla crescita dell’inflazione aumentano le probabilità di un rialzo dei tassi di interesse – il prossimo FOMC avrà luogo tra meno di un mese giorni. Cosa significa tutto ciò in numeri? 

Partendo dagli Stati Uniti, i tre principali listini sono tornati ampiamente in territorio positivo: dal giorno uno del conflitto, il Dow Jones sta guadagnando il 3,4%, mentre l’S&P500 e il Nasdaq 100 hanno messo a segno nuovi All Time High e stanno guadagnando, rispettivamente, l’8,6% e il 18% – il Dow Jones subisce più degli altri due proprio perché maggiormente esposto alle variazioni dei prezzi energetici. 

Il momento di turning point, cioè il bottom a cui è seguita l’inversione di trend, si è verificato il 30 marzo. Dalla chiusura di quel giorno, i tre listini hanno messo a segno un recupero di una certa importanza: Dow Jones, S&P500 e Nasdaq 100 stanno guadagnando, nell’ordine, l’11,86%, il 17,8% e il 30,4%

Ma voliamo in Europa, che se la passa un po’ peggio: l’Eurostoxx 50 (STOXX), l’indice che include le top 50 aziende europee, torna in positivo per la prima volta dall’inizio del conflitto: attualmente, è su del 2% rispetto alla chiusura del 2 marzo. Ma la situazione non è rosea per tutti: nel dettaglio, Londra è giù del 2,9%, Parigi dell’1,8%, mentre Francoforte e Milano, al contrario, stanno guadagnando rispettivamente il 2,5% e l’8,15%.

In Asia la situazione è tornata più favorevole: il Nikkei, che rappresenta le 225 aziende più importanti del Giappone, ha aggiornato i massimi storici e, dal 2 marzo, sta mettendo a segno un +13,6%, mentre il KOSPI, il principale indice sudcoreano che, con lo scoppio della guerra, era arrivato a cedere anche fino al 18%, ha invertito il trend con una performance senza senso: +35,5% dalla chiusura del 3 marzo. In Cina, l’Hang Seng viaggia in negativo: -1,6% dal Day One. 

Focus metalli preziosi: oro e argento 

In questo caos, sarebbe lecito aspettarsi un buon comportamento da parte dei metalli preziosi, universalmente concepiti come lido sicuro in tempi di forti turbolenze. Non è proprio così

La quotazione dell’oro, dall’inizio dei bombardamenti, è scesa del 14,1%, seguita a stretto giro dall’argento (-12,5%). Contestualmente, nonostante non sia un metallo prezioso, il dollaro torna ad assumere un ruolo di riserva di valore: in queste dieci settimane, il DXY – dollaro vs sei principali valute estere – sta guadagnando l’1,15%

E il mercato crypto?

Il mercato crypto sembra essere legato, con le dovute proporzioni, all’andamento del settore tech USA: da venerdì 27 febbraio, Bitcoin sta guadagnando il 17,8%, dopo settimane di alta volatilità in cui ha puntato i 70.000$ per ben quattro volte, riuscendo infine a rompere quel tetto e passare all’attacco degli 80.000$; Ethereum fa peggio ma cresce comunque del 9,8%; Ripple e Solana, invece, mettono a segno performance più modeste, salendo dello 0,5% e del 5%. In generale, la Total Market Cap è cresciuta di circa 308,5 miliardi di dollari (+13,7%).

Qualche dato interessante  

Secondo BitcoinTreasuries.net, negli ultimi trenta giorni le Public Companies hanno aumentato i loro stake di Bitcoin del 2,2%. In altre parole, le società quotate – come Strategy (MSTR) – hanno portato il totale detenuto in Bitcoin pari a 1,24 milioni di BTC. Discorso opposto per ETF ed exchange: i recenti deflussi hanno ridotto la quantità di BTC detenuti dello 0,2% (totale: 1,62 milioni di BTC). 

In merito, è interessante confrontare gli stake delle entità più rappresentative di queste due categorie: Strategy (MSTR) per le Public Companies e IBIT per gli ETF. Si tratta di un testa a testa serratissimo: la prima detiene 843.738 BTC, il secondo 804.921 BTC

Cosa ci attende?

È la grande domanda, a cui gli investitori crypto (e non) stanno cercando di rispondere da giorni. Chiaramente, nessuno ha la risposta, perché il futuro non può essere previsto. In questi momenti, la cosa migliore da fare è studiare i fondamentali e capire il funzionamento dei protocolli

Non sai da dove partire? Non preoccuparti: la nostra Academy è ottima per chi vuole iniziare, ma anche per chi è già esperto e vuole ripassare.  
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Inflazione USA: il dato del CPI oggi

Inflazione USA: il dato del CPI di oggi

È uscito il Consumer Price Index (CPI), il dato utilizzato per stimare l’inflazione negli Stati Uniti d’America

È uscito il Consumer Price Index (CPI), il dato utilizzato per stimare l’inflazione negli Stati Uniti d’America. Il destino dei mercati passa dall’inflazione USA e, quindi, dal dato del Consumer Price Index (CPI) pubblicato il 12 maggio. In questo articolo, scopriremo cos’è il CPI, perché è importante e analizzeremo gli ultimi dati disponibili. 

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CPI significato

Tecnicamente, il CPI (Consumer Price Index), o Indice dei Prezzi al Consumo, è un indicatore economico fondamentale che misura quanto sono cambiati i prezzi di beni e servizi che compriamo quotidianamente. In altre parole, il CPI ci dice quanto costa oggi vivere rispetto al passato.  

Il CPI si calcola raccogliendo i dati sui prezzi di un “paniere” rappresentativo di beni e servizi che i consumatori solitamente acquistano. Questo paniere include una varietà di prodotti, come cibo, abbigliamento, alloggio, trasporti, istruzione, assistenza sanitaria e altri beni e servizi comuni. Il Bureau of Labor Statistics (BLS) degli Stati Uniti raccoglie ogni mese i prezzi in 75 aree urbane e li confronta con quelli del periodo precedente.

Perché è importante?

Il CPI è utilizzato per misurare l’inflazione, cioè quanto aumenta il costo della vita. Se il CPI sale, significa che i prezzi stanno aumentando e che, in media, si deve spendere di più per vivere come si faceva prima.

Bitcoin e CPI: come sono legati?

Il Consumer Price Index è uno dei principali indicatori che i membri della Federal Reserve prendono in considerazione quando devono effettuare delle scelte in materia di politica monetaria: generalmente, quando l’inflazione scende, il FOMC (Federal Open Market Committee) è più sereno nel tagliare i tassi e viceversa.

Attualmente, tuttavia, gli analisti credono che il Presidente della Fed e il gruppo di Governatori – Board of Governors – che presiede il FOMC, siano inclini a mantenere stabili i tassi anche per le prossime riunioni, al fine di valutare l’impatto dei tagli effettuati durante il 2025.

Bitcoin, generalmente, accoglie positivamente il taglio dei tassi: quando il denaro costa meno, gli investitori sono più inclini a spostare la liquidità verso asset più volatili alla ricerca di maggiori profitti. In questo scenario ipotetico, azionario e crypto rientrano tra le scelte principali.

In ogni caso, il CPI resta uno strumento fondamentale per comprendere l’andamento dell’inflazione e cercare di prevedere il comportamento della banca centrale americana: se ti interessa il tema, trovi tutte le date per il 2026 nel nostro articolo sul calendario delle riunioni della Fed

L’ultima volta che è successo

L’ultimo CPI di maggio è risultato superiore rispetto alle previsioni e al CPI del mese precedente: l’inflazione cresce mese dopo mese spinta dai rincari dei prezzi dell’energia conseguenti allo scoppio della guerra in Iran, che ha portato al blocco dello Stretto di Hormuz, collo di bottiglia attraverso cui transita un quinto del petrolio e del GNL (gas naturale liquefatto) prodotti a livello mondiale.  

In numeri, com’è andato il CPI di oggi?

CPI di maggio 2026: l’analisi dei dati

Secondo il rapporto pubblicato dal BLS (Bureau of Labor Statistics), il CPI mensile (MoM) è aumentato dello 0,6% rispetto al mese precedente, così come il CPI anno su anno (YoY), in crescita del 3,8%. Questo dato, per usare un eufemismo, è negativo, poiché l’inflazione anno su anno non sembra arrestarsi e si allontana sempre di più dal target imposto dalla Fed, cioè il 2%. 

Il CPI di giugno sarà più alto? È molto probabile: anche se la guerra che vede coinvolti Stati Uniti, Israele e Repubblica islamica dell’Iran dovesse terminare, gli effetti di un rincaro prolungato del prezzo del Brent si faranno sentire a lungo.  

Taglio dei tassi all’orizzonte? Scordiamocelo

Cosa deciderà la Fed riguardo ai tassi di interesse nel FOMC del 16-17 giugno 2026? Sul FedWatch Tool, lo strumento principe per questo tipo di previsioni, le probabilità del taglio di 25 punti base sono ormai pari a zero. Il No Change è dato al 99,9%, con un restante 0,1% legato al rialzo dei tassi. 

Dati storici del CPI YoY nel 2026 

Ecco come sta andando il CPI nel 2026:
Maggio 2026: +3,8% (previsto 3,7%)
Aprile 2026: +3,3% (previsto 3,3%)
Marzo 2026: 2,4% (previsto 2,4%)
Febbraio 2026: 2,4% (previsto 2,5%)
Gennaio 2026: 2,6% (previsto 2,7%)

Dati del 2025: 

Dicembre 2025: 2,7% (previsto 3,1%)
Ottobre 2025: 3% (previsto 3,1%)
Settembre 2025: 2,9% (previsto 2,9%)
Agosto 2025: 2,7% (previsto 2,7%)
Luglio 2025: 2,7% (previsto 2,7%)
Giugno 2025: 2,4% (previsto 2,5%)
Maggio 2025: 2,3% (previsto 2,4%)
Aprile 2025: 2,4% (previsto 2,5%)
Marzo 2025: 2,8% (previsto 2,9%)
Febbraio 2025: 3% (previsto 2,9%)
Gennaio 2025: 2,9% (previsto 2,9%)

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