Yuga Labs, la startup dietro il BAYC e il crash di Ethereum

Bored Ape Yuga Labs ha intasato Ethereum

Yuga Labs, l’azienda di NFT che ha creato il Bored Ape Yacht Club, ha mandato in tilt Ethereum con gli NFT del suo metaverso Otherside

Se hai provato a eseguire una transazione su Ethereum sabato sera, probabilmente avrai avuto la sensazione di essere sul Raccordo Anulare a ridosso delle vacanze o di prendere un caffé in piazza San Marco a Venezia. Per qualche ora, le gas fee di Ethereum hanno raggiunto vette astronomiche. Parliamo di più di tremila dollari di gas! Dietro a questo incredibile picco c’è lo zampino di Yuga Labs, creatori di Bored Ape Yacht Club, che ha aperto il mint degli attesissimi NFT del suo metaverso, Otherside. Scopri come Yuga Labs ha intasato Ethereum con Otherside, il loro nuovo progetto NFT!

Yuga Labs: la startup che ha rivoluzionato gli NFT

Come tutte le migliori storie, quella di Yuga Labs comincia con quattro amici al bar. Un bar virtuale, però, ovvero su Twitter! Gordon, Gargamel, Tomato e Sass, gli pseudonimi dei quattro amici, erano tutti interessati alle crypto fin dal 2017. Twitter, il social di riferimento per tutti gli appassionati di blockchain, era invaso da meme, milionari in cerca di un progetto promettente, e falsi milionari in cerca di un progetto che li rendesse veri milionari. La maggior parte degli appassionati amava farsi chiamare “ape”, cioè “scimmia”.

In questo panorama tecnologico, in cui le crypto si stavano affacciando nel mondo mainstream, stava anche nascendo una nuova tecnologia: quella degli NFT, ovvero non-fungible token. I quattro amici, sulla scia dei CryptoPunks e dei Crypto Kitties, volevano creare delle collezioni artistiche digitali sfruttando proprio questi token. Rispetto ai loro predecessori, avevano però avuto un’idea brillante: gli NFT potevano servire non solo a provare inequivocabilmente il possesso di qualcosa, ma anche a dare accesso a eventi privati, ad airdrop esclusivi e molto altro! Fondarono la startup Yuga Labs e il loro primo progetto fu l’ormai leggendario Bored Ape Yacht Club

La prima settimana di minting non fu particolarmente brillante: in sei giorni, solo 500 scimmie annoiate su 10.000 erano state acquistate, nonostante il prezzo di 0.2 ETH. Ma la notte del primo maggio, le “scimmie” dello spazio crypto rivalutarono il progetto: tutti i restanti NFT andarono a ruba! Yuga Labs, forte del successo di BAYC, continuò a sfornare collezioni come la Mutant Ape Yacht Club o la Bored Ape Kennel Club. Tra party esclusivi a New York, aste milionarie ed eventi di beneficenza, la startup continua con un nuovo progetto: Otherside, dando forma al metaverso che finora esiste solo nelle fantasie della community crypto!

Che cos’è Otherside, il metaverso di Yuga Labs tra scimmie, LAND e Koda

Otherside è il nome del metaverso ideato da Yuga Labs e sviluppato da Animoca Brands. Anche se non ci sono ancora dettagli specifici su come funziona Otherside, circolano varie ipotesi. Quel che è sicuro è che sarà compatibile con gli altri metaversi sviluppati su Ethereum, e perciò è probabile che gli asset acquistati su The Sandbox, ad esempio, saranno utilizzabili anche su Otherside.

Nonostante la scarsità di informazioni, Yuga Labs ha dato il via al mint di 55.000 Otherdeeds, ovvero NFT che rappresentano la proprietà di alcuni appezzamenti di terreno su Otherside. Ogni LAND ha un ecosistema e delle risorse, di varie rarità. Alcune possono avere degli oggetti rari, o possono persino contenere un Koda, la creaturina raffigurata anche nel logo del metaverso di Yuga Labs. Tantissimi hanno acquistato un terreno virtuale al prezzo di 305 APE, il token del Bored Ape Yacht Club. 

Dopo pochissime ore tutte le LAND sono andate sold out, e adesso il floor price è già più che raddoppiato! Su OpenSea, il prezzo minimo per un Otherdeed comune è di 3 ETH. L’hype è alle stelle, e a quanto pare tutti vogliono entrare nel nuovissimo metaverso! Nonostante questo, il mint di Yuga Labs ha intasato Ethereum per qualche ora, perciò è lecito chiedersi: è stato un successo o un fallimento?

Yuga Labs ha intasato Ethereum: le reazioni sui social

Il mint dei nuovissimi NFT di Yuga Labs è stato uno degli eventi di maggiore successo nel mondo crypto, considerando che i 55.000 Otherdeeds sono stati comprati tutti in pochissime ore. Il mint, che si è tenuto su Ethereum, ha sovraccaricato la rete, che ha avuto anche problemi di congestione. Le gas fee si sono alzate così tanto che è cominciata una cosiddetta “gas war”, dove chi vuole eseguire transazioni è disposto a pagare commissioni altissime pur di avere la precedenza rispetto a tutte le altre transazioni. 

Anche se la rete di Ethereum non ha subito nessun down e ha continuato a funzionare nonostante il sovraccarico, Yuga Labs è stata piuttosto dura con la blockchain di Buterin. “È fin troppo chiaro che ApeCoin dovrà migrare su una blockchain proprietaria se vorrà davvero scalare” ha scritto su Twitter. Altri utenti, però, hanno fatto notare a Yuga Labs che il sovraccarico è stato dovuto a un errore nella compilazione dello smart contract che regolava il minting. Un utente in particolare ha simulato uno smart contract che avrebbe fatto risparmiare quasi 40.000 ETH in gas fees.

Comunque la si pensi, Yuga Labs è una startup che è riuscita a far parlare di nuovo di sé con questo nuovo progetto. Otherside potrebbe essere il degno successore dei Bored Ape Yacht Club? Riuscirà a trasformare gli APE in una valuta in grado di rivaleggiare con altri metaversi come The Sandbox o Decentraland? Tutto dipende dalle scelte di Yuga Labs, ma considerando il loro passato, sembra molto probabile che – Ethereum o no – riusciranno a riproporre un progetto di successo! Ora che sai cos’è Otherside dai un’occhiata a tutte le LAND già disponibili su OpenSea, ma occhio: non sono economiche!

5 curiosità che rendono Fantom una piattaforma DeFi unica 

5 curiosità su Fantom, la piattaforma blockchain

Perché Fantom è legata a Cronje? Cosa ci fa il suo logo sui circuiti di F1? Davvero posso pagare un hotel in FTM? Scopri 5 curiosità su Fantom!

Su Young Platform è ora disponibile FTM, il token di Fantom! Di sicuro ne hai già sentito parlare, questa piattaforma blockchain è una delle più usate per la fornitura di servizi DeFi ma sei sicuro di sapere proprio tutto? Di certo il suo brand “spettrale” non passa inosservato, tra emoji di fantasmini e il riferimento al musical “il Fantasma dell’Opera” gli sviluppatori che usano Fantom si sbizzarriscono in metafore e nomi da brividi. Un esempio? Il token BOO di Spookyswap, la dapp Tomb Finance e gli NFT di Fantums of Opera. Ma l’ecosistema di FTM non nasconde solo easter egg horror, ecco 5 curiosità su Fantom!

1. La storia di Andre Cronje con Fantom

Una semplice ricerchina su Google o su Twitter mostra che Fantom è associata spesso al nome di Andre Cronje. Ma chi è Andre Cronje? E soprattutto, perché è così importante per Fantom? Cronje è uno degli sviluppatori più prolifici del settore DeFi, creando diversi protocolli e dapp ha contribuito a formare l’attuale immagine della finanza decentralizzata e del Web3. Cronje è diventato una crypto star per la sua abilità con i codici ma anche per i suoi ripetuti “rage quitting” alla DeFi (dopo l’ultimo di qualche mese fa, nei giorni scorsi ha rotto il silenzio parlando della necessità di una regolamentazione crypto). Le sue creature più famose sono Yearn Finance e Keep3r, ma Cronje ha contribuito anche allo sviluppo di altri protocolli come quello di Fantom. Lo sviluppatore ha lavorato a Fantom dal 2018 al 2022 come technical advisor e come presidente del Fantom Foundation Technology Council. La sua impronta è stata decisiva e il suo prestigio nel campo DeFi ha attirato la fiducia di molte persone che sono diventate sostenitrici di Fantom.

Dopo il saluto di Cronje, Fantom ne ha risentito in termini di popolarità e in calo di TVL, ma la DeFi non è fatta da singoli sviluppatori. Il team ha continuato a lavorare guadagnando meritati successi!

2. Fantom culla di Metaversi

Quando si progetta un Metaverso su blockchain si deve tenere conto di tutte le transazioni che devono essere processate da tutti gli utenti attivi, e Fantom ha tutte le carte in regola per essere una piattaforma amata dagli sviluppatori di Metaversi: è veloce, scalabile ed economica! 8BIT Nostalgia è uno dei Metaversi su Fantom, in sostanza è uno spazio 3D interattivo che può essere esplorato da avatar venduti come NFT. Su 8BIT ci sono aree di gioco e arene in cui gli utenti possono trovarsi a chiacchierare e progettare nuove funzionalità. 8BIT si sta espandendo grazie a diverse collaborazioni, ad esempio i proprietari della collezione ADAPunks su Cardano potranno utilizzare le loro “skin” anche su Fantom. Come dice il nome, le atmosfere di 8BIT sono davvero nostalgiche. Non può che scenderti una lacrimuccia ripensando a Pokemon Perla su Nintendo DS!

Un altro Metaverso su Fantom è Pod Town, che si sta distinguendo per la costruzione di una solida economia in-game. Pod Town infatti sta integrando una serie di servizi DeFi con cui i giocatori possono gestire e monitorare i loro asset di gioco e wallet. Terzo progetto degno di nota è Slothtopia, questo Metaverso su Fantom sta sviluppando un mondo virtuale in 3D compatibile con la VR. 

3. Una squadra fortissimi

Fantom lavora con la crème del Web3, infatti tra i protocolli integrati alla piattaforma blockchain troviamo Chainlink, The Graph e Ankr. Nel dettaglio, Fantom lavora con Chainlink per “costruire prodotti DeFi sicuri e scalabili come stablecoin decentralizzate, protocolli di prestito e asset sintetici”. Gli sviluppatori che utilizzano l’infrastruttura di Fantom possono accedere liberamente agli oracoli di Chainlink per combinare e confrontare dati on-chain e off-chain da fonti affidabili. The Graph invece torna utile quando si vogliono consultare informazioni di diverse blockchain, informazioni che possono essere utili per sviluppare e offrire soluzioni crosschain. Con The Graph, Fantom ha trovato la soluzione ai problemi di interoperabilità. Fantom infine utilizza le API e i tool di sviluppo del protocollo Ankr

4. Prenota le tue vacanze con Fantom

Tra le 5 curiosità su Fantom, c’è un’iniziativa che fa sognare le vacanze. Nel 2020 Fantom ha iniziato una partnership con Travala.com, la principale piattaforma di prenotazione di viaggi in criptovalute attiva dal 2017. Grazie a questa collaborazione, su Travala si possono utilizzare direttamente i propri FTM per prenotare hotel, case, voli, tour e varie attività. Il progetto Travala mira a rendere l’industria dei viaggi più economica, equa e inclusiva, chi usa FTM per i pagamenti potrà risparmiare oltre il 40% (rispetto ad altre classiche agenzie di viaggio online) e poter scegliere fra 2 milioni di strutture e 600 compagnie aeree. 

5. Tra campioni di velocità ci si intende: Fantom e F1

Fantom ha firmato due accordi per sponsorizzare altrettanti progetti di Formula 1. Nel 2021 è stata annunciata la collaborazione con il team italiano Scuderia Alpha Tauri, il logo di Fantom è comparso sulla vettura, sui caschi e le tute dei piloti. 

Da Marzo 2022 il brand di Fantom è presente anche sulle attrezzature di Pietro e Enzo Fittipaldi, i due piloti di F1 conosciuti anche come i Fittipaldi Brothers. Oltre alla sponsorizzazione, i due fratelli hanno scelto Fantom come piattaforma per creare la loro prima collezione di NFT: “mio fratello ed io ci siamo interessati allo spazio delle criptovalute da un po’ di tempo, siamo affascinati dal potenziale che ha per ispirare la libertà finanziaria e dagli strumenti per gli atleti di impegnarsi con i loro fan“, ha commentato Pietro Fittipaldi.

UniSwap o Curve? Due exchange decentralizzati a confronto

Uniswap vs Curve 2022

Uniswap e Curve sono due exchange, entrambi decentralizzati ma con alcune differenze. Scopri qual è il DEX migliore del 2022!

All’inizio, il mercato delle crypto era dominato dagli exchange centralizzati. La facilità d’uso e la comodità dei CEX li ha resi e li rende tuttora lo strumento più sicuro e user-friendly per gli appassionati di crypto. Nel 2018, però, è arrivato UniSwap, il primo exchange decentralizzato innovativo. Rispetto agli exchange decentralizzati di prima generazione, UniSwap è automatizzato, senza un order book vero e proprio, e per questo dispone quasi sempre di una buona liquidità per permettere gli scambi.

Il successo di questo nuovo protocollo ha portato alla nascita di molti altri DEX, a volte quasi “copiati” da UniSwap. Proprio mentre l’ambiente della DeFi stava diventando monotono, è arrivato Curve, un exchange decentralizzato multichain specializzato negli scambi di stablecoin. Questo DEX risolve un problema di UniSwap, ovvero la volatilità delle pool quando le crypto che si scambiano hanno prezzi simili. Vediamo le differenze tra UniSwap e Curve e qual è il miglior DEX nel 2022.

UniSwap, pioniera degli exchange decentralizzati

Chi prima arriva meglio alloggia: anche se le “copie” abbondano, UniSwap è il DEX con i volumi più alti del mercato DeFi. Dal 2018, il protocollo ha rivoluzionato il mercato crypto con la sua piattaforma user-friendly e dalla tecnologia innovativa. Fino a quel momento, i pochi exchange decentralizzati esistenti utilizzavano dei classici order book, che gestivano gli ordini di acquisto o di vendita. Il problema era che in questo modo c’era poca liquidità all’interno dell’exchange; non era raro trovarsi di fronte a scambi lenti, eseguiti a prezzi indesiderati o totalmente bloccati.

UniSwap ha quindi sfruttato la tecnologia degli smart contract e ha sostituito il vecchio sistema peer-to-peer con un sistema peer-to-contract. Il DEX ha inserito nel protocollo gli AMM (Automated Market Maker). Il “maker”, ovvero la parte che soddisfa l’ordine, non è più un altro trader ma uno smart contract. L’AMM prende liquidità dalle “liquidity pool” e porta a termine gli scambi in maniera totalmente automatica. Ogni “pair” di crypto ha una liquidity pool, all’interno della quale sono presenti un gran numero di token sempre disponibili. 

La domanda sorge spontanea: chi è che rimpingua le liquidity pool? Ecco l’altra trovata geniale di UniSwap. Invece di affidarsi ad aziende o investitori, come per gli exchange centralizzati, UniSwap offre ricompense agli utenti che “bloccano” le loro crypto nelle pool di liquidità. Così, sono gli stessi utilizzatori della blockchain a offrire liquidità al DEX, in cambio di una parte delle commissioni dell’exchange.

Curve, un DEX per stablecoin 

UniSwap, e gli exchange decentralizzati in generale, hanno un problema notevole: quando si scambiano crypto con valori simili (come le stablecoin, per esempio), può avvenire un fenomeno detto “slippage”. Lo slippage avviene quando il prezzo di mercato varia repentinamente mentre lo smart contract sta finalizzando l’ordine, portandoti a un risultato diverso da quello inizialmente previsto. 

Curve ha implementato un metodo per evitare questo fenomeno, comune negli altri DEX soprattutto durante lo scambio di stablecoin. Le sue liquidity pool sono specializzate per far fronte a grossi scambi tra valute con bassa differenza di valore. Oltre alle classiche stablecoin, è possibile scambiare anche altre crypto come ad esempio wBTC e renBTC, entrambi token su Ethereum ancorati al valore di BTC.

Curve ha riscosso un certo successo in quanto un DEX così efficace nello scambiare valute di questo tipo ancora non esisteva. Spesso i trader hanno bisogno di un certo tipo di stablecoin rispetto a un altro, perché non tutte le piattaforme e i protocolli accettano ogni tipo di crypto. Ad esempio, un protocollo di DeFi potrebbe accettare solo stablecoin decentralizzate, portando un trader a dover prima scambiare i suoi Tether per DAI o UST.

UniSwap e Curve: le novità dei DEX per il 2022

Due DEX innovativi con due specializzazioni differenti: sembra un buon compromesso, ma sia Curve che UniSwap vogliono espandersi e diventare gli exchange decentralizzati migliori della blockchain! Con gli ultimi aggiornamenti, entrambi i DEX hanno cercato di andare oltre Ethereum e oltre le loro nicchie, ed entrambe le roadmap promettono grandi innovazioni. Vediamo le novità!

UniSwap: l’espansione verso nuovi orizzonti e la concorrenza a Curve

UniSwap ha dominato il mercato dal suo rilascio, tranne per qualche periodo in cui il suo market share è stato insidiato da SushiSwap. Ma, durante l’estate 2021, Curve è riuscito a “flippare” la situazione, e da agosto 2021 UniSwap ha perso la sua corona per quanto riguarda il valore dei token bloccati nel protocollo. Nonostante questo, il team di sviluppo del DEX più famoso della blockchain ha messo in campo una serie di miglioramenti per non essere lasciato indietro dagli avversari sempre più determinati. 

Tra le azioni più significative, c’è l’espansione oltre l’ecosistema di Ethereum verso piattaforme layer-2 come Arbitrum, Optimism e Polygon. Proprio su Polygon il DEX, implementato a fine 2021, ha riscosso un enorme successo! In poco tempo, UniSwap ha scalzato altri exchange decentralizzati come SushiSwap o QuickSwap presenti su Polygon da più tempo. La DAO che governa UniSwap ha inoltre promosso delle iniziative per portarla su altre blockchain, in particolare Gnosis (GNO) e Moonbeam, una parachain di Polkadot (DOT). L’exchange ha anche deciso di provare a esplorare orizzonti oltre la finanza decentralizzata, istituendo gli UniSwap Lab Ventures (ULV), un fondo di investimenti attivo nello sviluppo di strumenti per il Web3. Tra i progetti supportati ci sono nomi importanti come Aave e MakerDAO, l’organizzazione autonoma centralizzata che governa la stablecoin DAI.

Inoltre, l’ultimo grande aggiornamento di UniSwap, V3 (rilasciato a maggio 2021) ha istituito la liquidità concentrata e i range order, due facce della stessa medaglia. La prima permette ai fornitori di liquidità di selezionare una fascia di prezzo specifica per cui fornire liquidità a una singola pool, il secondo dà la possibilità ai trader di scegliere il range di prezzo limite a cui eseguire un ordine. Il vantaggio per i fornitori è che l’estrema volatilità non costituisce più una minaccia per i loro token, mentre per i trader significa avere commissioni più proporzionate al rischio e minore slittamento dei prezzi. La soluzione  è una sfida esplicita a Curve, e potrebbe convincere i trader a scegliere UniSwap come DEX di fiducia se questo sistema dovesse risultare più performante rispetto a quello messo in atto da Curve.

Curve: le liquidity pool e l’endorsement di Terra

Anche Curve ha provato a estendere le proprie potenzialità. Con Curve V2, il protocollo ha cominciato a offrire mercati anche per asset dai valori diversi, grazie a delle liquidity pool che comprendono più di due crypto. Con la nuova versione, infatti, sono state istituite pool con 3, 4 o anche 5 crypto differenti. Tricrypto è una delle liquidity pool più importanti di Curve, e permette scambi tra ETH, wBTC e USDT. Su Polygon è persino disponibile una pool che permette di scambiare wBTC, ETH, DAI, USDC e USDT. Nonostante la presenza di più crypto, l’algoritmo studiato da Curve permette di utilizzare la liquidità in maniera più efficiente, senza creare perdite alla pool stessa.

Per quanto riguarda le pool che comprendono solo stablecoin, 3pool è sicuramente la più importante. All’interno troviamo liquidità per DAI, USDT e USDC. La sua dominanza però è stata messa in discussione da Do Kwon, nella lotta tra DAI e UST, la stablecoin dell’ecosistema Terra. Il 2 aprile, il fondatore di Terra ha annunciato il lancio di 4pool, composta dalle stablecoin UST, FRAX, USDT e USDC. Considerando l’importanza dell’ecosistema Terra, un annuncio del genere potrebbe convincere trader esterni a Curve a utilizzare 4pool per gli scambi tra stablecoin, considerando che USDT, USDC e UST sono rispettivamente prima, seconda e quarta per market cap.

In futuro, Curve potrebbe approdare su Celo, una blockchain per la DeFi che si dichiara eco-sostenibile e “mobile friendly”. Questo potrebbe essere un grande vantaggio per la DeFi, essendo un settore che risente di una gran mancanza di usabilità e accessibilità. Celo ha anche delle stablecoin native ancorate all’euro e al real brasiliano, e potrebbe rappresentare una svolta per chi si approccia alla finanza decentralizzata dall’Europa o dall’America del Sud.

Qual è il miglior DEX nel 2022?

Entrambi i DEX hanno dei punti di forza ma anche delle differenze, qual è il migliore nel 2022? UniSwap è sicuramente un “unicorno” della DeFi, e lo sta dimostrando ulteriormente dopo gli ultimi annunci. Il suo utilizzo si sta diffondendo a macchia d’olio, andando anche oltre la finanza decentralizzata, anche grazie all’interfaccia più semplice e user-friendly rispetto agli avversari. In più, UNI rimane il token DEX con marketcap più alto.

D’altro canto, Curve rimane un exchange decentralizzato valido, con tantissima liquidità a disposizione e con una community attiva. Il valore bloccato all’interno del protocollo è più alto rispetto a UniSwap, un bene per la finanza decentralizzata sempre assetata di liquidità. La governance di Curve, però, ha un difetto: è vulnerabile a un cosiddetto “governance attack”. Bloccare i propri CRV infatti garantisce agli individui un certo numero di voti. Questi voti possono anche aumentare o diminuire gli incentivi di ciascuna pool. Dei malintenzionati, quindi, potrebbero comprare un gran numero di CRV, bloccarli e votare per aumentare le ricompense di una pool, manipolando artificialmente il mercato. Fortunatamente esiste un board di sicurezza per rispondere agli attacchi e ribilanciare l’ecosistema, ma se questa debolezza non verrà sradicata, si tratta di un altro punto a sfavore di CRV rispetto a UNI.


Ma il verdetto finale è riservato al futuro: sarà la V3 di UniSwap la soluzione ai problemi dei DEX, o l’algoritmo firmato Curve rimarrà anche nel 2022 il DEX migliore per le stablecoin?

L’adozione delle criptovalute nel 2022 in Europa e nel mondo

Futuro criptovalute 2022 USA Europa Africa America del Sud

Il futuro delle criptovalute nel 2022 tra le leggi in USA ed Europa, i divieti in Cina e i casi d’uso reali in Africa e America del Sud.

Ormai il fenomeno delle crypto è troppo grande per essere ignorato. Negli USA, il tema è scottante e molto sentito, tanto che ci sono discrepanze tra le idee della SEC, che continua a vietare gli ETF spot, e il governo statunitense stesso. Le crypto però riescono anche a “riunire” la frammentata situazione politica USA, come dimostrato dalle idee affini di Eric Adams, sindaco democratico di New York, e Francis Suarez, primo cittadino repubblicano di Miami recentemente impegnato nella Miami Bitcoin Conference.

E nel resto del mondo? L’Unione Europea sta preparando una serie di leggi che regolamenti le crypto e i wallet, al contrario della Cina che ha completamente bandito le crypto. In Africa e in America del Sud, invece, troviamo casi d’uso reali, un piccolo assaggio di quello che le criptovalute potranno diventare! Scopri di più sul futuro delle criptovalute nel 2022 in Europa, in Africa e in America del Sud.

Le crypto in Europa: regolamentazioni e utilizzi concreti

Il mercato bullish del 2021 ha sicuramente fatto breccia nei cuori di molti europei, che vuol dire questo per il futuro delle criptovalute nel 2022? Secondo uno studio, i cittadini europei sono meno propensi a fidarsi delle criptovalute rispetto ad altri Paesi nel mondo. Il sondaggio ha rilevato che solo il 17% possiede delle crypto, mentre la media globale è del 23%. La presenza di un sistema bancario solido ed efficiente forse non crea quella necessità di convenienza e velocità che le criptovalute soddisfano, tra le altre cose.

Nonostante l’84% della popolazione europea abbia un conto bancario, l’invasione russa dell’Ucraina ha mostrato che le criptovalute possono avere i loro utilizzi in situazioni impreviste ed eccezionali. Con i trasferimenti bancari limitati, è emersa in fretta l’utilità della blockchain come mezzo per trasferire il denaro in maniera peer-to-peer e decentralizzata. L’Ucraina, infatti, ha raccolto più di 70 milioni di dollari con le criptovalute, ignorando i rallentamenti dovuti al collasso delle infrastrutture bancarie. 

Allo stesso modo, la pseudonimia delle crypto ha messo in allerta Europa e USA, che stanno lavorando per garantire che le sanzioni alla Russia siano rispettate. D’altronde le crypto sono neutrali: tutto dipende da ciò che le persone decidono di fare con questa tecnologia. 

L’Africa e il boom delle criptovalute: il caso della Nigeria

Da anni, la maggior parte degli Stati africani ha un grande problema: quello delle infrastrutture finanziarie carenti. Secondo uno studio, solo il 48% dei cittadini africani possiede un conto bancario, meno della metà. Questo rappresenta un grosso limite in un’economia sempre più globale, dove il contante rappresenta ormai una minima parte di tutte le transazioni. Una delle cause è la corruzione dilagante di molti governi, che di conseguenza non riescono a tenere a bada l’inflazione delle monete sovrane. Per esempio, la Nigeria ha un’inflazione del 18%, un numero vertiginoso a cui si è accompagnato un incremento dei prezzi dei generi alimentari del 21%. 

Sempre in Nigeria, c’è un altro dato interessante: su 201 milioni di abitanti, ci sono più di 180 milioni di smartphone con connessione a Internet. E, sorprendentemente, il 35% dei nigeriani afferma di possedere crypto! Più della metà di loro ha poi rivelato che ha intenzione di comprare altre criptovalute nell’immediato futuro, entro il 2022. A cosa si deve questo boom? Più della metà della popolazione dello Stato africano è composta da under-19. Questo, unito all’alta inflazione e alla difficoltà ad accedere a servizi finanziari, potrebbe spiegare la ragione di questo numero così alto.

I dati dal resto dell’Africa sono simili, ma è interessante notare anche un’altra cosa. Rispetto al resto del mondo, i cittadini africani hanno meno crypto ma sono più propensi a utilizzarle in scambi peer-to-peer. Questo dimostra che, mentre nei Paesi più industrializzati si preferiscono criptovalute con un valore tecnologico e finanziario più alto, in Africa si preferisce usare le crypto come valuta per effettuare pagamenti tra cittadini. Come reagiranno i governi di fronte a questi numeri? Mentre alcuni, come in Etiopia, si sono dimostrati aperti alla tecnologia blockchain, è probabile che altri proveranno a rendere i controlli ancora più stringenti. Le criptovalute riusciranno a spianare la strada per la libertà economica dell’Africa?

Le criptovalute in America del Sud: antidoto contro l’inflazione?

L’America del Sud soffre degli stessi problemi dell’Africa, problemi che le crypto possono risolvere, secondo molti sudamericani. Brasile, Argentina e Colombia sono 3 degli Stati che hanno risposto più positivamente alle innovazioni tecnologiche e alla facilità di trasferimento delle criptovalute. In un sondaggio condotto da Sherlock Communications, più del 25% dei cittadini brasiliani ha affermato che ha intenzione di comprare crypto nei prossimi 12 mesi, ovvero più di 36 milioni di persone! 

Quali possono essere i fattori scatenanti? La mancanza di facile accesso a conti bancari, e la dipendenza degli stati dell’America del Sud dalle rimesse estere. Solo il 54% dei cittadini sudamericani possiede un conto corrente. Il problema però è amplificato dal fatto che molte famiglie dipendono dalle rimesse mandate da parenti all’estero. Mandare denaro dagli Stati Uniti al Venezuela, per esempio, è molto costoso e richiede del tempo. Per molti, è più conveniente scambiare il proprio denaro in stablecoin o in Bitcoin, e trasferirli ai wallet dei propri familiari senza passare per dogane o istituti bancari dai controlli troppo stretti. In più, sempre nel caso del Venezuela, è evidente che l’inflazione sta mettendo in ginocchio l’economia del Paese. Invece di conservare i propri soldi sotto il materasso, alcuni cittadini venezuelani hanno deciso di acquistare Bitcoin o stablecoin per proteggere il valore del loro denaro.

Un altro dato interessante è che più della metà degli intervistati ha risposto che non ha intenzione di comprare crypto non perché non le ritiene un buon asset, ma perché non sa come funzionano gli exchange e i wallet. Potenzialmente, degli interventi come quello di Cardano in Etiopia potrebbero avere enormi benefici per la popolazione sudamericana.

Il futuro delle criptovalute e della blockchain potrebbe avere una svolta nel 2022, e non solo nei Paesi meno ricchi. Il dollaro americano sta subendo una inflazione mai vista prima, e alcuni sostengono che le stablecoin possano in parte sopperire alla perdita di valore della valuta più diffusa al mondo.

I 5 migliori tweet di Do Kwon, fondatore di Terra

Do Kwon, il fondatore di Terra

Shopping di BTC? Polemiche contro gli hater del Web3? Scopri i 5 migliori tweet di Do Kwon, il fondatore di Terra! 

A maggio 2022 si è verificato un tracollo dell’ecosistema Terra che ha avuto effetti negativi sia su TerraUSD che su LUNA. Questo articolo è stato scritto prima dell’evento, quindi prima di leggerlo ti invitiamo ad approfondire la situazione e a restare aggiornat*.
In generale, gli articoli di Young Platform sono da considerarsi puramente informativi e non costituiscono un consiglio finanziario.

Chi è Do Kwon? Personalità brillante del mondo crypto di origine coreana, per qualcuno potrebbe incarnare  il classico stereotipo del piccolo genio di origine asiatica. Ex studente di informatica a Stanford, Kwon nel 2018 ha fondato Terra, la blockchain d’appoggio per la creazione di stablecoin decentralizzate. Su Twitter con l’handle di “stablekwon”, Kwon tiene aggiornata la sua community su Terra ma soprattutto sulla sua vita da crypto-star. Ecco una selezione dei 5 migliori tweet di Do Kwon, il fondatore di Terra!

1. Inguaribile shopaholic di Bitcoin 

Tra chi usa Twitter come un diario per condividere le proprie giornate, c’è anche Do Kwon: 

“Oggi ho:

– Innaffiato le mie piante

– Scritto alcune e-mail

– Comprato 230M in $BTC

– Passato l’aspirapolvere in casa

– Mangiato un po’ di McDonalds 

Ora vado a portare a spasso il cane”

Anche le crypto-star passano l’aspirapolvere, hanno una vita come la nostra! Sì, tutto tranne comprare 230 milioni di Bitcoin. Il piano di Do Kwon è quello di costruire una riserva di criptovalute per aiutare le stablecoin algoritmiche di Terra a mantenere il loro valore. La stabilità di UST dipende in primo luogo da LUNA ma le riserve danno una mano. A partire da Gennaio 2022 Do Kwon ha cominciato ad acquistare in maniera costante Bitcoin. Tanto che il wallet della Luna Foundation Guard è entrato nella top 20 dei più grandi e influenti holder, con oltre 1 miliardo di dollari in BTC

Il 10 Aprile Do Kwon ha scritto su Twitter “mi sento carino, potrei andare a fare shopping più tardi” con un cuore arancione. Ecco in arrivo altri Bitcoin, lo shopping può creare dipendenza. Kwon sembra interessato a creare una riserva diversificata e infatti ha anche iniziato ad acquistare anche AVAX.

2. DAI? Morirà per mano mia!

Nella battaglia tra stablecoin chi avrà la meglio? DAI o UST? Do Kwon ha le idee chiare.

Ovvero “per mano mia, DAI morirà”. Do Kwon sembra avere ben chiari i suoi obiettivi cryptocidi e si augura che le stablecoin di Terra diventeranno così forti da poter rendere tutte le altre obsolete. DAI è una delle prime stablecoin ad essere state sviluppate e proprio per la sua resistenza ha convinto anche da coloro che bazzicano nella finanza tradizionale e centralizzata. Dall’altro lato Terra LUNA è il punto di riferimento del momento per la DeFi. 

3. Il nemico comune delle crypto

In uno dei 5 migliori tweet di Do Kwon, il fondatore di Terra spiega che il Web3 va costruito insieme, i sostenitori di Ethereum “non hanno nulla da guadagnare dalla distruzione di Solana, e la DeFi non ha nulla da guadagnare dalla caduta di UST. Ricordate chi è il vero nemico”. Il mondo crypto deve essere competitivo ma non per questo diviso, chi ha scelto di proporre un progetto su blockchain ha bene in mente qual è l’obiettivo finale. Certo, Do Kwon si è promesso di “uccidere” DAI, ma per competizione non perché non ne condivide la mission o percepisce il valore. 

“La divisione che vedo è tra i bagholder che vorrebbero vedere il Web3 diviso, e il resto di noi. E noi abbiamo un messaggio per loro: siete in minoranza”, spesso sono le persone esterne al mondo crypto che cercano di dipingerlo come un mondo selvaggio e spietato. Per commentare questa tendenza, Do Kwon utilizza una scena della serie Rick e Morty che descrive una situazione in cui anche se le persone credono nella stessa causa, si mettono una contro le altre. 

4. Videogiochi su blockchain

Do Kwon su Twitter condivide anche la sua passione per i Lego…

e per Harry Potter. 

Il fondatore di Terra LUNA sembra essere un grande fan dei mondi fantastici e dei videogiochi. Ogni tanto sbucano testimonianze tipo queste o fotografie che immortalano domeniche passate a giocare con videogiochi su blockchain come Super Heroes o C2X, il primo Metaverso costruito su Terra.

5. Fare la storia della DeFi un passo alla volta

Tra i 5 migliori tweet di Do Kwon, c’è anche un piccolo sfogo rivolto a tutti i sostenitori di Terra LUNA. Appassionati ma insaziabili.

“Me stesso: annuncia una pietra miliare monumentale per Terra e per tutta la DeFi 

Luna Twitter: quando <inserire una funzionalità casuale che interessa a una nicchia ristretta di persone>”. 

Tradotto: appena viene rilasciato un aggiornamento o comunicato un progresso importante per l’ecosistema, qualcuno reclama già il passo successivo. Forse Do Kwon sente la pressione di soddisfare tutti i desideri e le richieste della sua esigente community, soprattutto quando viene accusato sottilmente di non fare abbastanza. Per il progetto è essenziale tenersi aggiornato, ma ogni cosa richiede il suo tempo. Per rivoluzionare la finanza bisogna fare un passo alla volta, essere innovatori non significa avere tutte le soluzioni a portata di mano. Il mondo blockchain ha ancora tanto da sviluppare e lungo la strada è bene godersi un successo per volta! 

Polygon e il piano per rendere MATIC una crypto green

Polygon, il piano per rendere MATIC una criptovaluta green

L’impatto ambientale delle criptovalute è un tema molto discusso, Polygon ha presentato il suo piano per diventare una tra le criptovalute green

Polygon diventa green! La blockchain Proof-of-Stake ha annunciato che entro la fine del 2022 sarà carbon neutral. L’obiettivo? Arrivare a zero emissioni. Uno dei fondatori di Polygon, Sandeep Nailwal ha spiegato: “insieme a Polygon, l’intera industria blockchain ha bisogno di formare un fronte unito per finanziare, sostenere e sfruttare la tecnologia che aiuta a guarire la terra, piuttosto che distruggerla.” 

Presentato il Manifesto Green di Polygon

Lo slogan del Manifesto Green che è stato pubblicato il 12 Aprile 2022 da Polygon recita “uno smart contract con il Pianeta Terra”. La blockchain si è presa dunque l’impegno di siglare un vero e proprio contratto con l’ambiente per rendere ogni token, NFT e operazione DeFi del network sostenibile. Polygon è pronta per attuare il piano per rendere MATIC una criptovaluta green!

“Quando i nostri figli ci chiederanno cosa stavamo facendo durante il decennio cruciale in cui il futuro della vita sulla Terra era in bilico, sarà sufficiente dire che stavamo costruendo una suite completa di soluzioni di scalabilità per Ethereum?”, questo è l’incipit provocatorio del Manifesto. Il team di Polygon ha le idee chiare: l’ambizione, il duro lavoro, le sfide e le vittorie della blockchain non avranno nessun significato per le prossime generazioni se non accompagnate da un progetto concreto per ridurre l’impatto ambientale delle criptovalute. Il Web3 va costruito tenendo presente che ogni azione ha un peso sul pianeta, “la portata del problema [ambientale] può essere scoraggiante, ma possiamo iniziare a fare ciò che è possibile”. Polygon, una volta presentato il piano per rendere MATIC una criptovaluta green, ribadisce la responsabilità di dare l’esempio

Il cambiamento climatico minaccia di accentuare le disuguaglianze economiche esistenti e crearne di nuove, vanificando gli sforzi del Web3 e delle criptovalute per evitare che ciò accada. Questo è uno dei motivi per cui Polygon si sta dedicando a diventare il più green possibile. 

Polygon sarà carbon neutral nel 2022

Qual è il piano di Polygon per diventare carbon neutral nel 2022? La blockchain ha stanziato 20 milioni di dollari per compensare le sue emissioni di carbonio. In concreto verrà registrata e calcolata l’anidride carbonica prodotta con ogni transazione, che sia un NFT creato da un artista, un’operazione DeFi o un token collegato a un progetto che si costruisce sulla rete, per poi compensarla. Come si controbilancia l’emissione di anidride carbonica? Acquistando crediti di carbonio che finanziano iniziative green, progetti nazionali e globali per la tutela ambientale e climatica. Polygon acquisterà 400.000 dollari di crediti di carbonio BCT e MCO2, creati da compensazioni certificate secondo il Verified Carbon Standard, uno dei molti standard approvati dall’International Carbon Reduction and Offset Alliance (ICROA), un organismo chiave del settore che stabilisce le migliori pratiche e garantisce l’integrità ambientale del commercio di crediti di carbonio. 

Dopo aver compensato le transazioni del network, Polygon ha in programma di comprare anche crediti extra per rientrare nella lista delle criptovalute legate all’ambiente. Polygon si vanta di essere la prima blockchain positiva per il clima! 

Polygon sta collaborando anche con KlimaDAO, un collettivo decentralizzato di ambientalisti, sviluppatori e imprenditori, che si occupa del commercio di crediti di carbonio su blockchain. Il piano di 20 milioni servirà anche a incoraggiare i partner dell’ecosistema Polygon a perorare la causa e a facilitare le donazioni per le ONG che combattono il cambiamento climatico.

Ma quanto inquina Polygon? 

KlimaDAO ha condotto anche una ricerca sull’impatto ambientale di Polygon. L’interno network nel 2021 ha prodotto 90.645 T/CO2e, ovvero tonnellate di CO2 equivalente, l’unità di misura per calcolare l’impatto di un gas serra in termini di quantità di anidride carbonica. Per avere un termine di paragone, nello stesso anno, Microsoft ne ha prodotte 10.900.000 tonnellate, Paypal 89.000. Il 99% delle emissioni di Polygon derivano dalle attività per collegare il network alla blockchain di Ethereum, attraverso l’apposito bridge. L’impatto ambientale delle criptovalute spesso viene calcolato a partire dal meccanismo di consenso delle blockchain, Polygon è Proof-of-Stake quindi di per sé è molto più sostenibile di altre blockchain Proof-of-Work. Infatti l’hardware necessario per lo staking di Polygon, e quindi per le attività di validazione dei blocchi, produce 20 T/CO2e, una minima parte di tutti i consumi del network. Le basi per ridurre i consumi sono già buone, ma sarà il Manifesto Green a concretizzare il piano per rendere MATIC una criptovaluta green!

DAI e UST: due stablecoin a confronto

DAI vs UST stablecoin migliore

DAI o UST: qual è la migliore? Un confronto tra le due stablecoin decentralizzate più importanti sul mercato

(Articolo aggiornato al 12 maggio 2022)

Le stablecoin sono fondamentali nell’ecosistema delle crypto. Senza di loro, sarebbe impossibile fare i conti con l’elevata volatilità del mercato delle criptovalute. È per questo che sono fondamentali nel complesso settore della DeFi: permettono di sfruttarne tutte le funzionalità e Dapp potendo contare su un prezzo costante nel tempo, senza sorprese.

Le stablecoin possono essere centralizzate, come Tether o USD Coin, ma questo sistema richiede fiducia nell’azienda che le emette. Un sistema che rispecchia la filosofia blockchain, invece, è quello delle stablecoin decentralizzate. Questo tipo di criptovalute mantiene l’ancoraggio alla valuta di riferimento o attraverso degli algoritmi, che regolano automaticamente domanda e offerta, o attraverso una collateralizzazione in crypto. DAI di MakerDAO e UST di Terra sono le due più importanti sul mercato. Qual è la stablecoin migliore? Vediamo come funzionano e quali sono le differenze!

DAI, la prima stablecoin decentralizzata

DAI è stata la prima stablecoin decentralizzata ad avere successo nel mercato DeFi, nel lontano 2017. La crypto è governata da MakerDAO, una organizzazione autonoma decentralizzata tra le più importanti della blockchain. L’idea di una stablecoin decentralizzata venne al fondatore di MakerDAO Rune Christhensen, in cerca di un modo per creare una criptovaluta efficace come moneta di scambio, ma che non fosse centralizzata come lo era già allora USD Tether. Insieme a MakerDAO rilasciò, nel 2017 il white paper della prima versione di DAI: una stablecoin ancorata al dollaro e collateralizzata da Ethereum. Nel 2019, a seguito di un aggiornamento, DAI può essere collateralizzata da numerose altre crypto oltre ETH. La precedente versione della valuta è passata alla storia come SAI (single-collateral DAI).

Al 12 aprile 2022, la capitalizzazione di mercato di DAI è di 9,2 miliardi di dollari. Questo la rende la quinta stablecoin più importante, e infatti è molto utilizzata non solo nella DeFi e nelle pool di liquidità, ma anche da alcuni e-commerce o progetti di beneficenza come Unicef.

Terra, a ogni valuta la sua stablecoin

L’ecosistema Terra-LUNA, fondato dal coreano Do Kwon, è un progetto a tutto tondo. Oltre a supportare NFT e Web3, Terra è anche una piattaforma molto prolifica nel settore DeFi. E non solo per gli smart contract, ma anche perché permette di creare facilmente stablecoin ancorate a qualunque valuta esistente. USD Terra, la più utilizzata, è ancorata al valore del dollaro; ma esistono anche EUT (ancorata all’euro) e KRT (ancorata al won sudcoreano). A differenza delle altre stablecoin più famose, non c’è niente a collateralizzare il valore delle stablecoin su Terra. Ciò che mantiene stabile UST, ad esempio, è un algoritmo che fa leva sulla crypto principale di Terra, LUNA. Il sistema si è dimostrato molto efficace, ma per garantire ulteriormente la stabilità Do Kwon ha optato per acquistare riserve di criptovalute per avere un ulteriore livello di sicurezza, qualora l’algoritmo non riuscisse più a mantenere il valore di UST pari a quello del dollaro.

Al 12 aprile 2022, la capitalizzazione di USD Terra è di 16,7 miliardi di dollari, ed è la quarta stablecoin più importante. La rapidità di Terra, la presenza di forti protocolli di sicurezza e la possibilità di avere una stablecoin per ogni valuta rendono l’ecosistema coreano uno dei più versatili, e infatti nonostante sia relativamente nuovo (UST esiste solo dal 2020) è già riuscito a superare la più rodata DAI.

DAI vs UST a confronto: quali sono le differenze?

Entrambe le stablecoin sono nate per offrire una soluzione decentralizzata a un mercato estremamente polarizzato. Le prime 3 stablecoin (USD Tether, USD Coin e Binance USD) sono centralizzate, e hanno un market cap di più di 150 miliardi di dollari, ma la situazione potrebbe eventualmente cambiare se UST e DAI continueranno la loro crescita. Vediamo le differenze tra le due stablecoin decentralizzate più importanti, e come hanno intenzione di continuare la loro crescita per diventare la migliore!

DAI, la collateralizzazione e la governance della DAO

Il funzionamento di DAI è allo stesso tempo tradizionale e innovativo. Le stablecoin ancorate al dollaro collateralizzate non sono una novità, ma normalmente erano sempre state garantite da una combinazione di contanti, bond, e titoli di credito. L’idea rivoluzionaria è stata quella di utilizzare come collaterale una criptovaluta! Inizialmente, DAI era collateralizzata solo da Ethereum. Dal 2019, una votazione della DAO ha stabilito che potessero essere usate anche altre crypto. Per assicurare la stabilità della valuta, DAI ha implementato un sistema di “sovracollateralizzazione”. In breve, per ottenere un certo numero di DAI bisogna bloccare negli smart contract della blockchain un valore maggiore di valute collaterali.

Il vantaggio di una collateralizzazione in crypto è che DAI non ha nessuna restrizione legale, al contrario di Tether, per esempio. In quanto totalmente basata su blockchain, l’unico ente a cui dare ascolto è la DAO che la governa. Proprio la DAO è fondamentale nel plasmare lo sviluppo e le innovazioni di DAI. MakerDAO è una delle organizzazioni autonome decentralizzate più longeve della blockchain, e il token MKR permette a chi lo possiede di votare e suggerire nuove funzionalità. Per far fronte all’avanzata di UST, che ha spodestato DAI come stablecoin decentralizzata con più market cap, l’organizzazione ha proposto alcuni aggiornamenti che rendano la stablecoin più stabile, o che le permettano di espandersi oltre i confini della blockchain.

Proposte future per DAI

La prima proposta per rendere l’ecosistema di MakerDAO più appetibile è l’introduzione di un sistema di staking per la valuta di governance, MKR. Per partecipare alle votazioni, non basta possedere MKR ma bisogna anche metterlo in staking, ottendendo in cambio un token chiamato stkMKR. La proposta vuole anche introdurre un sistema di ricompense per chi blocca i propri MKR. Questo incentiverebbe i possessori del token a conservarlo senza venderlo, e potrebbe potenzialmente stabilizzare, se non addirittura far alzare, il valore di MKR.

La seconda proposta è potenzialmente innovativa, ma per questo molto controversa. L’idea di alcuni membri della DAO è di permettere la collateralizzazione di DAI non solo con crypto, ma anche con asset della finanza tradizionale (Real Word Assets, o RWA). Un sistema simile è già stato provato da Centrifuge, una dapp su Ethereum e Polkadot che funge da bridge tra la blockchain e asset tradizionali.

Terra, la regina degli algoritmi

La stablecoin di Terra, UST, ha rappresentato una rivoluzione nel mondo della DeFi. Il suo funzionamento è innovativo, e attualmente rappresenta lo stato dell’arte delle stablecoin decentralizzate. A differenza di DAI, US Terra mantiene il suo ancoraggio al dollaro grazie a un algoritmo, e a un continuo ribilanciamento con la crypto nativa di Terra, LUNA. La fornitura di UST è direttamente legata a quest’ultima. 

Il funzionamento si basa su un sistema di signoraggio. Quando il prezzo di UST sale oltre il dollaro, l’algoritmo converte 1$ di LUNA in UST, aumentando la fornitura circolante e facendo così scendere il prezzo, ma facendo aumentare il valore di LUNA. Al contrario, quando il prezzo della stablecoin scende, allora è UST a essere convertita in LUNA. Così il prezzo della stablecoin sale, e quello di LUNA scende. Questo sistema purtroppo non è riuscito a reggere al crollo del mercato di metà maggio 2022, in cui una combinazione di mercato ribassista e sell-off hanno fatto perdere l’ancoraggio di UST e crollare il prezzo di LUNA. ha studiato un sistema algoritmico che ha resistito ad alcuni crash importanti come quello del 2020, anche se ha subito un crollo durante una fase di discesa di Bitcoin nel 2022. C’è da dire che la “falla” dell’algoritmo potrebbe essere sanata, se la community sceglierà di continuare a credere in Terra, per dar vita a un algoritmo più solido e affidabile di prima.

Stabilità ed espansione, le due parole d’ordine

Nonostante l’ecosistema di Terra abbia già raggiunto grandi traguardi, gli sviluppatori della blockchain non vogliono fermarsi qui. La qualità più preziosa di una stablecoin è, appunto, la stabilità, e per questo Terra Labs, l’azienda dietro LUNA, ha studiato ulteriori metodi per assicurarsi che UST non perda mai il suo ancoraggio anche in questa fase di grandissima espansione. Ha deciso quindi di creare una riserva di crypto differenti, che possano assorbire la volatilità di UST in caso di crolli improvvisi del mercato. La Luna Foundation Guard, la non-profit che custodisce queste riserve, attualmente possiede un gran numero di LUNA e BTC. L’obiettivo di Kwon Do è raggiungere una riserva di BTC del valore di 10 miliardi di dollari. Recentemente, alla riserva si sono aggiunti anche 200 milioni di dollari in AVAX. Questa crypto è stata scelta per la sua recente espansione e per l’entusiasmo della sua community. Il progetto vuole eliminare completamente il rischio di “depegging” di UST, che i detrattori ritengono possibile.

Terra comunque non rinuncia all’espansione nella DeFi. Kwon Do ha annunciato la creazione di “4pool” su Curve, una pool di liquidità di cui fanno parte 4 stablecoin: UST, FRAX, USDC e USDT. La pool ha più di 21 miliardi di dollari di asset, e punta a diventare il punto di riferimento della finanza decentralizzata su Curve. L’obiettivo dichiarato del fondatore di Terra Labs è sostituirsi completamente a DAI, attualmente presente nella “3pool” di Curve con più di 3,3 miliardi di dollari. 

Qual è la stablecoin decentralizzata migliore tra DAI e UST?

La longeva DAI o la rivoluzionaria UST: qual è la stablecoin migliore tra le due? Entrambe hanno dei grandi vantaggi. DAI, proprio in qualità di stablecoin decentralizzata più affermata, ha dei casi d’uso che vanno oltre la blockchain ed è accettata da alcune istituzioni non-crypto. Se la proposta sui Real World Asset dovesse passare, allora si affermerebbe come il ponte primario tra il mondo centralizzato e quello decentralizzato.

D’altra parte, UST ha studiato un sistema algoritmico che ha resistito ad alcuni crash importanti come quello del 2020, anche se ha subito un crollo durante una fase di discesa di Bitcoin nel 2022. C’è da dire che la “falla” dell’algoritmo potrebbe essere sanata, se la community sceglierà di continuare a credere in Terra, per dar vita a un algoritmo più solido e affidabile di prima.

Nonostante le differenze, sia DAI che UST sono stablecoin imprescindibili per un corretto funzionamento e utilizzo della finanza decentralizzata. Tra 10 anni esisteranno ancora entrambe, o una delle due avrà preso totalmente il sopravvento sull’altra? 

Le novità sul Mining alla Miami Bitcoin Conference 2022

Il Mining di Bitcoin alla Miami Bitcoin Conference

Il Proof-of-Work e il mining di Bitcoin sono al centro dell’evento di Miami, quali le novità?

Cosa si può concludere dagli ultimi giorni della Miami Bitcoin Conference 2022? Che Bitcoin è ormai un fenomeno culturale. I partecipanti all’evento sono stati 35.000, come si può leggere nel sito ufficiale, e gli ospiti non erano solo esponenti del mondo crypto ma anche celebrità come la campionessa Serena Williams che si è rivelata una grande fan delle crypto. Questa edizione della Bitcoin Conference ha evidenziato come il progetto di Satoshi Nakamoto non sia più una nicchia ma che attiri anche persone non particolarmente interessate agli aspetti tecnologici, dimostrando che non bisogna sapere cos’è la SHA256 per essere a favore di Bitcoin. Insomma proprio tutti cominciano a simpatizzare per Bitcoin! 

A Miami si parla di Lightning Network, della diffusione di BTC nelle città ma il tema principale pare essere il mining. Ci sono molte esposizioni di aziende di mining e conferenze legate al Proof-of-Work, infatti se Ethereum sta passando gradualmente al Proof-of-Stake, Bitcoin è sempre più legato al mining. Sembra proprio che il futuro delle due principali blockchain in circolazione d’ora in avanti si giocherà sulle differenze del loro meccanismo di consenso. Vediamo le novità del mining di Bitcoin alla Miami Bitcoin Conference!

Cosa ne pensano i bitcoiner della DeFi?

L’entusiasmo generale per gli NFT e la DeFi sembra aver spostato i riflettori da Bitcoin a Ethereum e ad altre blockchain PoS. Per alcuni Bitcoin non può competere con altri network per quanto riguarda la finanza decentralizzata, ma alla Miami Bitcoin Conference la DeFi non è stata un tasto dolente. Anzi, esperti e appassionati si sono chiesti come Bitcoin possa ricavarsi uno spazio nella finanza decentralizzata, scambiandosi input per trovare delle soluzioni concrete. Una delle idee emerse è quella di programmare Layer 1 collegate a Bitcoin e dedicate allo sviluppo di smart contract e dapp. ALEX ad esempio, è una piattaforma DeFi che si serve di market maker automatizzati (AMM) basati su Bitcoin. 

I bitcoiner non hanno timori nel sostenere che Bitcoin possa essere una grande infrastruttura per il Web3 e che sarà capace di soddisfare la domanda del mercato anche in termini di smart contract e dapp. 

Novità per il mining di Bitcoin? La discussione aperta 

Tra i rappresentanti del mondo Bitcoin alla Miami Bitcoin Conference ci sono stati anche leader dell’industria del mining. Questi, discutendo sullo stato attuale del mining di Bitcoin, hanno affrontato temi caldi come la decentralizzazione delle mining farm, la stabilità dell’industria e l’home mining, ovvero il mining di Bitcoin svolto da singoli miner senza alcuna azienda alle spalle. Il punto di partenza di tutti gli interventi è stata la consapevolezza che il mining si sta muovendo a tutta velocità, l’industria è frenetica e la sfida è riuscire a tenere il passo. Le compagnie di mining stanno scalando a un ritmo sempre più incalzante e per resistere i miner devono essere competitivi a livelli di costi e utilizzare le tecnologie più recenti ed efficienti. Nell’industria del mining c’è così tanta concorrenza che alcuni tra i dirigenti presenti alla Miami Bitcoin Conference hanno affermato che non vorrebbero trovarsi nei panni di chi vuole iniziare un business di questo tipo ora! 

La decentralizzazione delle mining farm

Il mining di Bitcoin può essere decentralizzato solo se le mining farm sono sparse nel territorio? Questa è stata la domanda principale a cui si è cercato di rispondere sul tema della decentralizzazione delle mining farm. Ben Gagnon, chief mining officer di Bitfarms, ha fatto notare che non bisogna considerare la decentralizzazione solo dal punto di vista geografico, se si vogliono prevenire i famosi 51% attack, non è la distribuzione fisica delle attrezzature di mining che conta ma la proprietà di queste: “posso controllare il 51% degli hashrate in tutto il mondo ma non ho bisogno di controllarlo tutto da un luogo”. Anche Stephen Barbour, il proprietario di Upstream Data, ha confermato che è la proprietà dell’hashrate il fattore determinante nella decentralizzazione: se c’è un unico proprietario la distribuzione geografica non fa la differenza. 

Cosa aspettarci dal mining di Bitcoin in futuro?

I leader del settore hanno in più occasioni incoraggiato l’home mining durante l’evento. Tra il pubblico delle conferenze molti hanno affermato di aver fatto mining a casa in qualche modo. In futuro la tecnologia potrebbe rendere sempre più accessibile questa pratica anche a miner meno esperti e “casalinghi”, permettendo loro di utilizzare anche il calore prodotto dal lavoro degli hardware. È questa la più chiacchierata novità del mining di Bitcoin: il riutilizzo degli eccessi di calore. Jonathan Yuan, proprietario di Coin Heated, ha cominciato a commercializzare questa fonte energetica come prodotto lavorando con una distilleria di whisky per riscaldare l’acqua necessaria nel processo di distillazione. 

L’ultimo aspetto del mining di Bitcoin alla Miami Bitcoin Conference 2022 è la richiesta dei miner di stabilità. I governi infatti sembrano cambiare idea molto spesso sui permessi e i requisiti per aprire una mining farm nel proprio paese. Fred Thiel, CEO di Marathon, ha spiegato che aprire un’impresa di mining è costoso e ci vogliono anni per recuperare i capitali, non è l’ideale quando si è costretti da un giorno all’altro a cambiare sede. 

Bitcoin Conference 2022 a Miami: le novità dalla Wall Street delle crypto

Le novità della Bitcoin Conference 2022 a Miami

Apre i battenti la Bitcoin Conference 2022, voluta dal sindaco di Miami Francis Suarez: quali novità aspettarsi?

È cominciato in maniera spettacolare il congresso più atteso da tutti i fan di Satoshi Nakamoto. La Bitcoin Conference 2022 di Miami è stata inaugurata con la scoperta di una statua che incarna alla perfezione Bitcoin: un toro meccanico con gli occhi laser! La statua ricalca il famoso Toro di Wall Street, la scultura dell’artista Antonio Di Modica installata davanti alla Borsa di New York. Sono già stati venduti più di 30mila biglietti: che novità aspettarsi dalla prima giornata della Bitcoin Conference 2022? 

Francis Suarez, il sindaco più bullish d’America

Francis Suarez, il sindaco di Miami, non ha mai nascosto la sua passione per Bitcoin, anzi! Da quando è stato eletto sindaco, ha dimostrato costantemente grande interesse per i vantaggi che offre la blockchain, per esempio ha abbracciato la tecnologia dei CityCoin. Il suo sogno? Una città basata su blockchain che funzioni senza tasse! Anche se l’obiettivo è chiaramente utopico, questo non l’ha scoraggiato, e ha fatto di tutto per rendere Miami la città pioniera dell’economia del futuro. È per questo che i bitcoiner hanno scelto la capitale della Florida per la conferenza dedicata a Bitcoin più importante al mondo. 

Suarez stesso ha inaugurato la Bitcoin Conference 2022 di Miami con un discorso di apertura estremamente bullish. “Bitcoin ha il potere di creare ricchezza per chi non ha accesso alle banche, e per i poveri delle nostre comunità che stanno venendo decimati dall’inflazione e dagli sprechi” ha affermato il sindaco. Per questo, ha illustrato il suo piano per portare Bitcoin e la blockchain “in ogni parte della nostra società” entro il 2024. Ha concluso dicendo che il prossimo presidente americano dovrebbe essere pro-crypto. “Potrei anche essere io… nah, non quest’anno”, ha aggiunto scherzosamente.

Da Cash App al Messico, Bitcoin verso la mass adoption

Tra gli speaker di rilievo, la Bitcoin Conference 2022 di Miami ha accolto un rappresentante di Cash App, che ha annunciato una grande novità. “Per anni ci hanno detto che Bitcoin non è scalabile. La prova del contrario è davanti agli occhi” ha detto Miles Suter, a capo della sezione crypto per la famosa app per pagamenti statunitense. Ha poi annunciato che Cash App permetterà di scambiare Bitcoin, sia on-chain sia con Lightning Network, e che sarà possibile effettuare acquisti e pagamenti in BTC. Secondo Suter, Bitcoin è una moneta “sound”, sicura e affidabile. Grazie all’implementazione di Lightning Network, poi, gli scambi saranno quasi istantanei. L’obiettivo del cambiamento è dare la possibilità a tutti di scambiare denaro e fare acquisti on-line, anche a chi non ha facile accesso ai servizi bancari.

Tra le altre novità dalla Bitcoin Conference 2022 di Miami c’è la volontà di ben due Stati di rendere Bitcoin valuta legale. Indira Kempis, senatore del Messico, ha detto che nel suo Stato ci sono 67 milioni di persone senza accesso al sistema bancario. Tra due mesi, Kempis presenterà dunque una proposta di legge sulle fintech e sulle valute digitali. Il suo obiettivo è convincere il Parlamento a votare una legge rivoluzionaria: Bitcoin come valuta legale. Anche Miguel Albuquerque, presidente dell’isola di Madeira, regione autonoma del Portogallo, vuole legalizzare la crypto di Satoshi: “Credo nel futuro e credo in Bitcoin”.

Questa è solo la prima giornata della più importante conferenza su Bitcoin al mondo, e le novità non si fermeranno di certo qui! Miami riuscirà davvero a diventare la Wall Street delle crypto?

Come si inizia a lavorare nel settore crypto? L’esperienza di 4 donne italiane 

Lavorare con le crypto Rispondono 4 donne italiane

Quali sono i primi passi da compiere per chi vuole lavorare con le crypto? 4 professioniste italiane ci raccontano la loro esperienza!

Il mondo crypto, come il settore dell’informatica e della finanza, spesso è caratterizzato da disparità di genere. A questo proposito abbiamo parlato di gender gap con 7 donne italiane che lavorano ogni giorno con la blockchain e tutte loro hanno le idee chiare su come migliorare le cose rendendo il settore più inclusivo. Dopo esserci confrontati con loro, abbiamo intercettato altre professioniste per chiedere loro quali sono stati i primi passi nel settore crypto e le difficoltà che hanno incontrato. Alla domanda “come hai iniziato a lavorare con le crypto?”, rispondono 4 donne italiane. Queste 4 esperte ci hanno raccontato anche le strategie che utilizzano per comunicare un settore molto tecnico e in evoluzione cercando di avvicinare il più alto numero di persone con background diversi. Vediamo le risposte!

La risposta di Chiara Ventura

“In realtà [lavorare con le crypto] è stato un caso fortuito. Le uniche cose che conoscevo erano Bitcoin e poche nozioni che avevo imparato in Cina durante un periodo di studio all’estero. Quando ho avuto l’occasione di entrare nel settore blockchain stavo frequentando un Master in Digital Marketing e, respirando aria di startup tutti i giorni, sapevo di volermi cimentare in un settore innovativo. Ho trovato un’offerta per un tirocinio nel campo del marketing in un’azienda che si occupava di blockchain. Incoraggiata da un collega che aveva qualche esperienza in più, ci ho provato. Mi hanno scelta e, dopo un periodo di formazione in azienda, tante letture, esperimenti online con i tool a disposizione, oggi sono grata di aver fatto quella scelta qualche anno fa.

C’è un mito secondo cui la blockchain è appannaggio esclusivo dei tecnici e la percezione che si limiti alle criptovalute, ma la verità è che le sue applicazioni sono molte e molto diverse tra loro e l’utilità di questa tecnologia può essere sperimentata in vari settori. La finanza è certamente uno di questi ma da citare sono anche la supply chain e la logistica, arte e musica, la creazione di contenuti, il real-estate ecc, e chissà quali altre opportunità si presenteranno in futuro in questo settore in evoluzione.

In parte questo mito è stato alimentato anche dal modo in cui noi operatori del settore tendiamo a comunicare: potremmo parlare degli aspetti tecnici della blockchain per ore, potremmo usare tutte le parole tecniche che conosciamo, ma queste rendono poco chiari i vantaggi della tecnologia piuttosto che spiegarli. Potremmo discutere dei pro e contro dello pseudo-anonimato e dei metodi di crittografia, senza toccare davvero con mano la vera forza della blockchain. Con esempi reali e casi studio nei diversi settori, insieme ad analogie realistiche, si possono spiegare i fondamenti della blockchain a chiunque, perché presto la blockchain toccherà la vita di ognuno di noi.”

Chi è Chiara Ventura

Chiara Ventura è Account Manager di Blockchain Italia srl, impresa che si pone l’obiettivo di fornire supporto tecnologico e strategico alle imprese nel panorama blockchain, tra i principali partner mondiali di Algorand. Rappresenta l’Associazione Italia4Blockchain all’interno del progetto CHAISE, Blockchain Skills for Europe,  ed è stata recentemente eletta Co-Chair del Working Group Education di INATBA

La risposta di Angelica Finatti

“Mi si è presentata l’occasione quando vivevo ancora a Shanghai. Cercavano chi potesse aprire i mercati per un exchange di criptovalute. Mi interessava il settore da tempo quindi mi sono detta: perché non provare a capirne davvero di più? Così ho iniziato, viaggiavo molto, parlavo con professionisti del settore, sviluppatori, fondatori di progetti. Insomma, tutti coloro che mi potessero dare maggiori informazioni e conoscenza della materia. Così piano piano ho iniziato ad acquisire sempre maggiore esperienza, specialmente per quanto riguardava gli exchange e come sviluppare progetti di tokenization. Quando ho lasciato Shanghai dopo 4 anni, ho sentito l’esigenza di rimanere nello stesso settore e adesso dirigo un’Accademia di formazione Blockchain che sviluppa anche progetti per aziende che vogliono affacciarsi al mondo crypto. 

[Il settore della blockchain si comunica] con semplicità e chiarezza. Non ci si deve riempire la bocca di terminologie inutili, altisonanti o troppo complesse, ma di pratica data dall’esperienza concreta che si è fatti. Solo quando si è messa davvero in pratica la teoria si riesce a spiegare in maniera semplice e diretta, facendo capire all’interlocutore il settore in questione. In fondo, quando si cerca di spiegare la propria realtà, qualsiasi essa sia, se chi sta dall’altra parte non la comprende non può mai avere torto. Sta sempre a noi spiegare e raccontare in maniera tale che chi ci ascolta capisca, per quanto tecnico possa essere il ramo trattato.”

Chi è Angelica Finatti

Angelica Finatti studia a Maastricht University School of Law e successivamente completa il ciclo di studi magistrale in legge internazionale finanziaria alla Shanghai University of Finance and Economics.

Inizia la sua carriera in crypto proprio a Shanghai lavorando come Head of Western Europe per un Exchange asiatico. Adesso è Direttrice della The Blockchain Academy powered by Rocket Sharing Company Spa. Ha condotto Imprenditori in Blockchain, programma TV su SKY 511 in collaborazione con Forbes Italia ed il gruppo RSC Spa. 

La risposta di Amelia Tomasicchio

“[Lavorare con le crypto] è capitato per caso anche perché era il 2015 e nessuno sapeva come il settore si sarebbe evoluto. In quegli anni dovevo preparare la mia tesi di laurea e la decisi di scriverla su Bitcoin per dedicarmi a qualcosa che potesse avere uno sbocco lavorativo o un qualche futuro, invece di scrivere le solite tesi di laurea che rimangono in uno scaffale.

Così l’argomento mi ha appassionata, ho iniziato a cercare lavoro nel settore e dopo 6 anni sono ancora nel settore crypto.

[Comunicare il settore] è un lavoro di educazione, di spiegazione del settore che richiede termini facili e alla portata di tutti, cercando di fare luce sulle opportunità concrete che può offrire la tecnologia, il suo futuro e sfatando leggende urbane e fake news.”

Chi è Amelia Tomasicchio 

Amelia Tomasicchio è esperta di digital marketing, Amelia inizia a lavorare nel settore fintech nel 2014 dopo aver scritto la sua tesi di laurea sulla tecnologia Bitcoin. Precedentemente è stata un’autrice di diversi magazine crypto all’estero e CMO di Eidoo. Oggi è co-founder e direttrice di Cryptonomist. È stata nominata una delle 30 under 30 secondo Forbes. Oggi Amelia è anche insegnante di marketing presso Digital Coach e Business Developer di MEXC per il mercato italiano.

La risposta di Elisa Grinza

“Lavorare con le crypto è diventato il mio obiettivo professionale. Essendo un’artista ho intuito il potenziale della tecnologia blockchain per valorizzare le mie competenze, realizzare i miei progetti e cogliere tutte le opportunità che questa tecnologia offre. Il Metaverso è stato il mio punto di svolta, riuscendo a capire che il posto ideale per le mie opere virtuali non poteva che essere anche un luogo virtuale dove esporle e interagire con esse. Proprio per questo i miei primi passi da professionista li ho compiuti nel metaverso di The Sandbox, acquisendo terreni virtuali ed entrando a far parte del Creator Fund dove ho avuto l’opportunità di creare asset ufficiali ampliando le mie competenze.

Il successo di The Sandbox è dovuto alla semplicità della piattaforma e dei tool offerti per la creazione di asset/experience/game. Questo, a mio parere, è il giusto approccio, in quanto dà l’opportunità a diverse tipologie di utenti di avvicinarsi anche per la prima volta all’arte digitale. In base alla mia esperienza professionale ho potuto notare il potenziale di un nuovo tipo di economia combinata alla realtà virtuale. Infatti il metaverso può ospitare diversi settori: dall’architettura alla moda, dal gaming alla musica. La mia speranza è quindi quella di poter vedere realizzata questa tecnologia nella quotidianità della società per concedere a tutti le stesse opportunità che ho avuto io. 

Lavorare per The Sandbox è molto gratificante e meritocratico. Incentivano molto la libertà creativa e apprezzano nuovi concept di lavoro. Si vengono così a creare tante nuove opportunità ancora da esplorare.”

Chi è Elisa Grinza

Elisa Grinza è una Fashion e Interior designer. Attualmente è 3D Voxel Artist nel Creator Fund di The Sandbox. Si sta specializzando principalmente nella realizzazione di architetture e arredamento per la creazione di esperienze nel Metaverso.

Iniziare a lavorare con le crypto può essere frutto del caso o di qualche sconosciuta congiunzione astrale! La storia di queste professioniste ce lo insegna. Una volta che si comincia però arrivano la passione e la voglia di coinvolgere sempre più persone alla scoperta di una tecnologia che non è inaccessibile come spesso si crede.