Pensione di cittadinanza 2023: requisiti e ultime notizie

Pensione di cittadinanza 2023: requisiti e ultime notizie

Chi ha diritto alla pensione di cittadinanza nel 2023 e quali sono i requisiti per ottenerla? Il governo Meloni la abolirà? Le ultime notizie

Sai cos’è la pensione di cittadinanza, i suoi requisiti e le ultime notizie in merito? Questa importante misura di sostegno sociale è rivolta ai cittadini italiani che vivono una situazione economica difficile. 

È un’iniziativa di welfare ovvero l’insieme delle politiche, degli interventi, dei programmi e dei servizi erogati dalle istituzioni pubbliche per garantire il benessere sociale e tutelare i cittadini, specialmente in termini di sicurezza economica, assistenza sanitaria e istruzione. 

Scopri quali sono i requisiti per ricevere la pensione di cittadinanza e le ultime notizie che hanno fatto seguito al nuovo decreto legge siglato dal governo Meloni.

Pensione di cittadinanza: che cos’è e a quanto ammonta? 

Prima di sottolineare i requisiti della pensione di cittadinanza e le ultime notizie in merito è necessario fare alcune precisazioni. In altre parole vale la pena rispondere alla domanda: cos’è la pensione di cittadinanza? Questa è una forma di sostegno monetario destinata ai cittadini anziani o ai nuclei familiari composti da individui con disabilità gravi e perciò non autosufficienti.

L’ammontare di denaro destinato alle famiglie in difficoltà varia da un minimo di 480€ all’anno ad un massimo di 9.630€. La pensione di cittadinanza varia in base ad alcune caratteristiche del nucleo familiare dell’individuo che la richiede. 

Nello specifico l’importo di base aumenta:

  • dello 0,4% per ogni componente della famiglia che abbia più di 18 anni;
  • dello 0,2% per ogni componente minorenne;
  • fino a un massimo del 2,2% per le famiglie con uno o più individui affetti da disabilità gravi e quindi non autosufficienti;
  • è previsto poi un incremento del sussidio fino a 5.000€ per ogni soggetto con disabilità, e di 7.500€ per ogni membro della famiglia che viva una condizione di disabilità grave o di non autosufficienza.

Questo sussidio è destinato alle persone che hanno superato i 67 anni di età e si trovano in condizioni economiche precarie. Ma vediamo nel dettaglio tutti i requisiti per ricevere la pensione di cittadinanza nel 2023.

Pensione di cittadinanza: requisiti 2023

I requisiti per la pensione di cittadinanza sono essenzialmente due: uno anagrafico e uno economico. La misura infatti spetta ai pensionati o agli individui con età pensionabile che percepiscono un reddito mensile inferiore ai 780€. L’indicatore di riferimento utilizzato per stabilire se un cittadino ha diritto o meno a questo sussidio è l’ISEE. 

Quest’ultimo deve essere inferiore ai 7.560€ annui per chi è solo e ha una casa di proprietà mentre può arrivare fino a 9.360€ nel caso in cui il nucleo familiare preso in esame abiti in una casa in affitto. 

Non basta però rientrare in questi parametri, ci sono altri requisiti per la pensione di cittadinanza: 

  • il valore del patrimonio immobiliare non deve essere superiore a 30.000€;
  • il patrimonio mobiliare, che comprende carte, conti, titoli, libretti, non deve superare i 6.000€. Questa soglia cresce di 2.000€ per ogni componente del nucleo familiare, fino a una cifra massima di 10.000€, e di 1.000€ per ogni figlio successivo al secondo;
  • non si devono possedere veicoli immatricolati da meno di 6 mesi;
  • né veicoli con cilindrata superiore a 1.600 cc o motoveicoli con cilindrata superiore a 250 cc, immatricolati nei 2 anni precedenti;
  • o ancora navi o imbarcazioni da diporto, comprate nei 2 anni precedenti alla richiesta.

Pensione di cittadinanza, ultime notizie: sarà abolita?

Se ti stai chiedendo quali sono le ultime notizie sulla pensione di cittadinanza, e in particolare se il governo Meloni la abolirà, La risposta è “no”. Inizialmente il nuovo esecutivo, attraverso l’approvazione della Legge di Bilancio 2023, aveva deciso di abrogare sia la pensione che il reddito di cittadinanza. Negli ultimi mesi però ha fatto marcia indietro. La pensione di cittadinanza continuerà ad esistere anche nel 2024 grazie al Decreto del Lavoro approvato ad inizio mese.


I requisiti e le modalità in cui verrà erogata il prossimo anno non cambiano, ad eccezione della percentuale aggiuntiva percepita da coloro i quali hanno individui con disabilità gravi a carico, che passa dal 2,2% al 2,3% e dal valore degli immobili che si possiedono. Se fino al 2023 si potevano possedere immobili per un valore complessivo di 30.000€ ora il limite è fissato a 10.000€. Ecco dunque quali sono i requisiti per ricevere la pensione di cittadinanza e le ultime notizie su questo importante strumento di welfare.

Il significato di “Open Source” per le blockchain: decentralizzazione e trasparenza

Open Source: il significato nella blockchain

Chi dice “blockchain” dice “open source”. Ma qual è il significato di questo termine che descrive uno degli ideali più importanti del mondo crypto?

Qual è il significato di “open source” e perché viene associato alla blockchain? Il termine in informatica descrive un metodo di sviluppo dei software, in cui il codice sorgente (che contiene tutte le istruzioni di un programma) è “aperto” ovvero consultabile e riutilizzabile da chiunque. 

Le blockchain e le dapp costruite sopra sono quasi sempre open source. Questa caratteristica rende i prodotti del mondo crypto trasparenti, liberi, decentralizzati e modificabili da tutti e perciò coerenti con i principi di “partecipazione” che il Web3 intende rappresentare. Scopri il significato di open source nella blockchain e la storia del termine in questo articolo.

Che cosa significa open source? Il significato e la storia del termine

Per comprendere a pieno il significato di open source nella tecnologia blockchain è necessario prima dare una definizione generale. Un programma open source non è altro che un codice informatico progettato per essere accessibile pubblicamente.

Non è un concetto o un termine nuovo; già dagli anni ‘50 i primi che hanno  gettato le fondamenta di internet e costruito i primi protocolli per le telecomunicazioni lo hanno fatto con l’idea di aprire le proprie ricerche a chi voleva contribuire. 

L’Advanced Research Projects Agency Network (ARPANET), diventata in seguito la base di internet che tutti conosciamo e utilizziamo, sosteneva un processo di lavoro libero, che promuove  la condivisione di revisioni e feedback tra sviluppatori e utenti. Così “open source” è diventato un termine che indica un vero e proprio metodo di lavoro

Perciò il significato di open source nella tecnologia blockchain (e non solo) è proprio questo: un approccio allo sviluppo di software decentralizzato e collaborativo che si basa sul meccanismo della peer review. Ovvero su revisioni condotte da altri sviluppatori o dagli utenti. Questo metodo di lavoro promuove la trasparenza perché tutti possono vedere con i propri occhi il lavoro svolto, nonché la collaborazione per un obiettivo comune dato che chiunque può accedere e suggerire modifiche al codice sorgente.

Alcuni esempi di programmi open source nella blockchain

Il codice open source è uno dei principi cardine della blockchain, e senza questa caratteristica, l’intera tecnologia perderebbe di significato. Fin dalla sua nascita la blockchain e di conseguenza le criptovalute hanno condiviso l’ideale che questo metodo di lavoro incarna. 

Lo stesso codice di Bitcoin, è open source. Ethereum ha introdotto gli smart contract, e quindi la possibilità di creare applicazioni decentralizzate (dapp), consentendo a tutti gli utenti di accedere al suo codice. Anche le dapp che potresti aver già utilizzato sono spesso copie di altre applicazioni alle quali vengono apportate alcune modifiche, attraverso il codice. L’esempio più lampante in questo senso è Sushiswap, un’exchange decentralizzato costruito modificando il codice sorgente di quello che è oggi il suo principale competitor: Uniswap. E infine i fork, che sono per definizione delle copie di altre blockchain, non esisterebbero se il mondo crypto non si basasse su programmi open source.

Ecco dunque il significato di open source nella tecnologia blockchain. Un aggettivo che descrive progetti, prodotti e applicazioni costruite secondo i principi di scambio aperto, partecipazione collaborativa, trasparenza e sviluppo orientato alla comunità. Questo metodo di sviluppo condivide gran parte dei principi cardine della tecnologia blockchain, in particolare quello della trasparenza e della decentralizzazione.

BTP Italia: cosa sono, come funzionano e come comprare

BTP Italia: cosa sono, come funzionano e come comprare

Cosa sono e come funzionano i BTP Italia? Tutte le info utili sui bond indicizzati all’inflazione: caratteristiche e modalità di acquisto

Ti sei mai chiest* cosa sono i BTP Italia e come funzionano? Cosa succede quando vengono emessi? Al governo servono a finanziare spese pubbliche, dalle infrastrutture all’istruzione. Per gli investitori invece sono uno strumento sempre più apprezzato per ottenere dei rendimenti calcolati sull’andamento del caro vita. Continua a leggere per scoprire cosa sono e come funzionano i BTP, i primi bond indicizzati all’inflazione. 

BTP Italia: cosa sono 

Dunque cosa sono i BTP Italia? “BTP” è la sigla di “Buoni del Tesoro Poliennali” cioè titoli di Stato emessi dal Tesoro italiano. Nel nostro paese esistono tre tipi di obbligazioni governative: i BOT (Buoni ordinari del Tesoro), i CTZ (Certificati del Tesoro zero-coupon) e i BTP. Questi sono strumenti finanziari che un governo emette per raccogliere denaro dai mercati finanziari e dagli investitori, promettendo di restituire il capitale investito più gli interessi entro la scadenza del titolo. Questa tipologia di titoli viene chiamata anche bond ed è considerata una categoria di asset sicuri e poco rischiosi in quanto lo Stato ha basse probabilità di fallimento e poiché hanno una bassa volatilità

I titoli di Stato, come i BTP Italia, sono uno strumento importante per la gestione del debito pubblico, poiché consentono di finanziare le attività senza dover aumentare le tasse ad esempio.

I BTP sono titoli di debito (obbligazioni) a medio-lungo termine, con una durata compresa tra i 3 e i 30 anni, e sono destinati sia agli investitori privati che istituzionali. 

I BTP Italia si differenziano rispetto ai tradizionali titoli di Stato perché:

  • L’investimento minimo richiesto è di soli 1.000 euro;
  • La durata dei titoli può variare tra i 3 e i 30 anni;
  • Il tasso di interesse è stabilito in base all’inflazione, con l’aggiunta di un premio per chi mantiene il titolo fino alla scadenza; 
  • I BTP Italia sono indicizzati all’inflazione italiana, ovvero tengono conto della svalutazione del denaro a causa del caro vita. 

Come funzionano i BTP Italia?

Sapere cosa sono i BTP Italia ci aiuta già a capire come funzionano. Infatti il loro meccanismo è simile agli altri bond, se non per le differenze citate in precedenza. In poche parole, il Tesoro italiano sotto il Ministero dell’Economia e delle Finanze, emette i titoli e gli investitori che li acquistano diventano loro creditori. 

La particolarità di come funzionano i BTP Italia risiede nel fatto che l’interesse maturato è indicizzato all’inflazione italiana che viene calcolata ogni 6 mesi. Ciò significa che se l’inflazione aumenta, anche l’interesse dei BTP Italia aumenterà. Questo meccanismo garantisce agli investitori una protezione contro l’inflazione, che può erodere il valore degli investimenti nel tempo.

Inoltre l’investitore riceve un premio aggiuntivo se non riscatta il titolo prima della scadenza. Questo premio è determinato dal Tesoro italiano in base alle condizioni del mercato e può variare di anno in anno. Ad esempio il nuovo BTP Italia con scadenza nel 2028 ha un premio fedeltà dell’8%. 

Come comprare i BTP Italia

Dopo aver chiarito concettualmente cosa sono i BTP Italia e come funzionano, concentriamoci sul lato pratico. Ovvero come si acquistano?

Per comprare i BTP Italia come investitore privato, è necessario rivolgersi ad un intermediario finanziario autorizzato, come ad esempio una banca o un broker online o in alcuni casi anche agli uffici postali, a cui presentare i propri ordini per un minimo di 1.000 euro e con i multipli di questa cifra. La prima fase delle emissioni dei titoli avviene tramita un’asta in cui vengono incrociate le domande e le offerte e quindi stabilito il rendimento del BTP. 

I BTP Italia possono essere acquistati anche alla fine delle emissioni sul mercato secondario (Mercato telematico delle Obbligazioni e dei Titoli di Stato e il Mercato telematico dei Titoli di Stato). 

Ora che sai cosa sono i BTP Italia, come funzionano e come comprarli, tieni d’occhio le pubblicazioni del Dipartimento del Tesoro per scoprire le prossime emissioni. Se vuoi approfondire l’offerta dei bond italiani, considera anche i BTP Green e i nuovissimi BTP Valore.

Come funziona un Piano di accumulo? Tutto quello che devi sapere 

Piano di accumulo: cos’è e come funziona. Tutte le info utili

Cos’è e come funziona un piano di accumulo? Definizione, vantaggi, rischi e cosa considerare prima di sottoscriverne uno

Sapere cos’è e come funziona un piano di accumulo può essere utile a chi sta valutando di mettere da parte qualche risparmio o investire. I piani di accumulo sono degli strumenti finanziari molto apprezzati in Italia, per fare un esempio, la metà degli investimenti sui fondi comuni di investimento è fatta con questa modalità (Assogestioni, maggio 2022). 

Piano di accumulo: cos’è e come funziona

Cos’è in breve un piano di accumulo? Si tratta di un tipo di investimento che consente di creare un “salvadanaio” accantonando dei fondi attraverso versamenti periodici (anche di piccole somme). In sostanza chi sottoscrive un piano di accumulo, chiamato anche PAC, versa denaro ad intervalli regolari per un periodo di tempo concordato. Questi fondi vengono solitamente investiti in prodotti finanziari come fondi comuni di investimento o polizze assicurative e per questo generano un rendimento.  

Per comprendere come funziona un piano di accumulo, bisogna ripassare uno dei concetti base della finanza ovvero quello degli “interessi”. Quando investi in qualcosa percepisci un rendimento espresso in percentuale, questo succede anche nel caso di questo strumento finanziario. Quindi con un piano d’accumulo non metti semplicemente da parte dei soldi, ma li fai fruttare evitando la svalutazione dell’inflazione

Piano di accumulo: vantaggi e rischi

Dopo aver valutato cos’è davvero un piano di accumulo e come funziona, chi lo sceglie lo fa per i seguenti vantaggi: 

  1. Possibilità di investire anche piccoli importi in maniera costante e automatica;
  2. È una modalità per diversificare i propri investimenti;
  3. I piani di accumulo sono flessibili, basati sulle esigenze di ciascuno. Si possono scegliere la frequenza, gli importi, la durata e il bene sottostante su cui investire;
  4. Si possono ottenere dei rendimenti da un capitale che altrimenti rimarrebbe fermo;
  5. I PAC permettono di acquistare un prodotto (come un’azione o un’obbligazione) a un prezzo “mediato” tra i picchi e i crolli del valore, questo contrasta la volatilità del mercato e il concetto del market timing, ovvero l’idea per cui esiste un momento perfetto per investire

Tuttavia i PAC non vanno sottoscritti senza aver valutato i rischi. In particolare bisogna considerare l’andamento del mercato di riferimento dei prodotti su cui viene investito il capitale accumulato. Se il mercato dovesse andare male, il valore dell’investimento potrebbe diminuire e i rendimenti potrebbero essere inferiori rispetto alle aspettative. 

Inoltre è importante considerare eventuali penali e costi aggiuntivi qualora si decidesse di interrompere un piano di accumulo prima del previsto. 

Piano d’accumulo: come sceglierlo 

Esistono tantissime varietà e tipologie di piani di accumulo tra cui scegliere, nell’indecisione è sempre bene valutare: 

  1. I prodotti finanziari in cui viene investito il denaro decidendo il grado di “rischio” che si vuole assumere; 
  2. I costi e le commissioni, tra cui i costi di apertura, di gestione e negoziazione; 
  3. La solidità dell’istituto finanziario o del servizio che propone PAC, che sia in grado di mantenere la sicurezza sul lungo termine. 

Queste e altre informazioni relative al piano di accumulo sono contenute in un documento chiamato KIID, ovvero il “Key Investor Information Document” da consultare prima di ogni investimento. 

In conclusione, analizzando cos’è e come funziona un piano di accumulo risulta evidente come mai sia uno strumento finanziario amato dagli investitori. Con una scelta oculata e una pianificazione attenta, un PAC può essere un modo efficace per raggiungere i propri obiettivi finanziari nel lungo termine.

Google Bard: cos’è e come funziona l’intelligenza artificiale che fa concorrenza a ChatGPT

Google Bard: cos’è, come funziona e le differenze con ChatGPT

Cos’è Google Bard e come funziona? Scopri caratteristiche, funzionamento dell’intelligenza artificiale e differenze con ChatGPT

Cos’è e come funziona Google Bard, l’intelligenza artificiale dell’azienda di Mountain View? Il progetto è finalmente stato lanciato negli Stati Uniti dopo il test pubblico aperto a marzo. Allora il web si interrogava sul ritardo del lancio dell’AI di Google, ora la rincorsa a ChatGPT di OpenAI è ufficialmente iniziata. Cosa si può fare ora con Bard? Quali sono le differenze con la principale competitor?

Google Bard: cos’è e come funziona la nuova intelligenza artificiale

Cos’è dunque Google Bard? Si tratta di una chatbot ovvero una chat che sfrutta l’intelligenza artificiale per dialogare con gli utenti, fornendo risposte o creando contenuti su richiesta utilizzando il linguaggio naturale. Insomma Google Bard funziona come una chat di botta e risposta a cui porre delle richieste, l’interfaccia è simile a quello di un’app di messaggistica. 

Vediamo ora come funziona Google Vard dal punto di vista tecnico. Questa intelligenza artificiale si basa sul modello di apprendimento chiamato Language Model for Dialogue Application (LaMDA) sviluppato dall’azienda stessa. 

Google non è nuova allo sviluppo di tecnologie per l’AI ma in questo periodo pare aver accelerato il suo lavoro, minacciata dai competitor che propongono sempre più alternative pronte a sostituire i motori di ricerca

Google Bard viene presentata come un’intelligenza artificiale in pieno sviluppo, che ha di fronte diversi miglioramenti per il futuro. L’azienda insomma ci tiene a farci sapere che il suo prodotto non è ancora al massimo della forma

Sei appassionat* delle tecnologie che cambiano il mondo? Impara tutto sulle criptovalute grazie alle risorse gratuite di Young Platform! Con le news del Blog e gli approfondimenti di Academy puoi prepararti al futuro del denaro.

Scopri Young Platform

Google Bard: cosa si può fare ora 

Sapere cos’è Google Bard e come funziona, può far crescere la curiosità sulle sue applicazioni. 

Nello specifico l’intelligenza artificiale Google Bard ora può essere usata come un “consulente personale” pronto a eseguire ogni richiesta. Ad esempio dare consigli e suggerimenti (come posso raggiungere il mio obiettivo di leggere più libri quest’anno?), spiegare argomenti complessi come la fisica quantistica oppure per creare contenuti come post per i social network. Pare che Google Bard mostrerà tre diverse bozze per ogni risposta, questa funzionalità è stata voluta per aumentare il senso di autorevolezza. 

Google ha spiegato che per ogni query, Google Bard includerà un pulsante “Google it” per collegare una sessione di ricerca, e che sarà possibile dare feedback con “pollice in su” o “pollice in giù”. 

L’azienda aveva messo le mani avanti durante la fase di test, Google Bard può commettere errori e sarà normale imbattersi in risposte inappropriate: “poiché [le chatbot] imparano da un’ampia gamma di informazioni che riflettono i pregiudizi e gli stereotipi del mondo reale, questi a volte si manifestano nei loro risultati. E possono fornire informazioni imprecise, fuorvianti o false, pur presentandole con sicurezza”.

Al momento la chatbot non può essere usata nel nostro paese, se vuoi provare Google Bard in Italia devi utilizzare un Virtual Private Network (VPN). L’intelligenza artificiale infatti non è disponibile per i problemi di conformità sollevati dal Garante della Privacy. 

Google Bard: le differenze con ChatGPT

Cos’è Google Bard se non la concorrente per eccellenza di ChatGPT? Il progetto di OpenAI è molto avanti nel campo delle chatbot: lanciato a dicembre 2022, è arrivato ora alla versione 4 e nel frattempo è stato integrato da un altro motore di ricerca, Bing di Microsoft

Google Bard per molti è arrivato troppo tardi nella gara dell’intelligenza artificiale. Secondo alcuni dipendenti e investitori invece, il lancio è stato troppo frettoloso e motivato dall’ansia di rimanere indietro. Mai sentito parlare di FOMO?

Ma quali sono le principali differenze tra le due intelligenze artificiali Google Bard e ChatGPT? Paragonando le due chatbot bisogna tenere presente che da un lato abbiamo un progetto appena entrato nel mercato, e dall’altro uno che è in circolazione da mesi e ha avuto tutto il tempo di rodarsi. 

  • Database di riferimento: la prima principale differenza tra Google Bard e Chat GPT è la fonte da cui estraggono le informazioni. Mentre Bard si appoggia direttamente alla rete e alle risorse di Google, ChatGPT utilizza un database interno a OpenAi. Questo archivio è aggiornato solo a Settembre 2021 e non riesce a soddisfare le ricerche più recenti. Le informazioni in tempo reale sono sicuramente uno dei vantaggi di Google Bard. 
  • Integrazione delle immagini: Google Bard, essendo collegato direttamente al motore di ricerca, può fornire delle risposte anche sotto forma di immagini. ChatGPT invece propone solo risultati testuali. 
  • Lingua: Google Bard può parlare solo inglese, mentre ChatGPT comprende ed elabora risposte in diverse lingue, compreso l’italiano, seppur in livelli diversi. 
  • Risposte: mentre di fronte a una query, Bard propone tre bozze, ChatGPT comunica una sola opzione che può essere eventualmente rigenerata. 

Una volta capito cos’è e come funziona Google Bard, la domanda sorge spontanea: reggerà il confronto con gli altri esperimenti sull’intelligenza artificiale? Nelle prossime settimane avremo i risultati e la soddisfazione dei primi utenti, nel frattempo si fa strada la consapevolezza che le chatbot saranno la nuova frontiera delle ricerche sul web. I motori di ricerca devono solo decidere se stare al passo o combatterle. 

Sei sul blog di Young Platform, la piattaforma italiana per comprare criptovalute. Qui puoi trovare le ultime novità su blockchain, Bitcoin e Web3. Raccontiamo da vicino questa economia emergente con un occhio alla finanza tradizionale, così hai tutto quello che ti serve per entrare nella nuova era del denaro. 

Chi sono i campioni europei del risparmio? La classifica dei paesi

Chi risparmia di più in Europa? La classifica dei paesi

Scopri la classifica dei paesi dove si risparmia di più in Europa

Chi risparmia di più in Europa? Tra la maggior parte degli abitanti del “vecchio continente” c’è la convinzione che i cittadini dei paesi del nord Europa, tra i quali spicca la Germania, siano più propensi al risparmio rispetto a quelli della parte meridionale del continente. Sarà davvero così? Ecco la classifica dei 6 paesi europei in cui si risparmia di più redatta utilizzando i dati dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE).

6° – Austria

Al sesto posto della classifica dei paesi europei in cui si risparmia di più troviamo l’Austria. Uno studio del Vienna Institute for International Economic ha dimostrato come gli austriaci spendono per i loro bisogni primari (casa, trasporti, educazione e salute) soltanto il 30% del loro reddito mensile. Un dato considerevolmente inferiore rispetto alla media europea, che si attesta attorno al 50%. Al contempo però probabilmente si concedono qualche lusso in più dato che mettono da parte, ogni mese, “solo” l’8% circa del loro stipendio.

5° – Belgio

La propensione al risparmio degli abitanti del Belgio è in parte dovuta agli elevati salari percepiti. Il salario medio in questo paese è di circa 1.600€, superiore a quello della maggior parte dei paesi dell’Unione Europea, compresa la Germania. Inoltre in Belgio vi è un elevato grado di consapevolezza finanziaria e un sistema fiscale che offre importanti vantaggi ai contribuenti e attua politiche che incentivano il risparmio a lungo termine. Secondo i dati dell’OCSE, in Belgio le famiglie riescono a risparmiare il 5% di quello che guadagnano al mese. 

I dati della ricerca però non si concentrano soltanto sulla quantità di denaro che le famiglie riescono a mettere da parte. Ma analizzano tanti altri fattori come i debiti che i cittadini contraggono con le istituzioni finanziarie (mutui e finanziamenti), il costo della vita e dei generi alimentari e quanto attentamente le famiglie valutino ogni spesa.

4° – Norvegia

Al quarto posto della classifica dei paesi più risparmiatori d’Europa troviamo la Norvegia. Un paese in cui il reddito pro capite medio è di circa 69.600€ all’anno. La ricchezza dei Norvegesi deriva principalmente dai giacimenti petroliferi presenti sul suo territorio e dalla produzione di energia rinnovabile.

La Norvegia ha un efficiente sistema di previdenza sociale che offre servizi e sussidi generosi per la popolazione. Le famiglie norvegesi riescono a risparmiare circa l’8% del reddito che percepiscono mensilmente.

3° – Germania

La Germania è nota per la sua stabilità economica e anche per la cultura del risparmio condivisa da tutti i suoi cittadini. Al Museo di Storia Tedesca di Berlino dal 2018 è possibile assistere ad una mostra dal titolo “Il risparmio – storia di una virtù tedesca”. Oltre a essere spunto di auto-riflessione per i tedeschi in visita, la mostra offre anche una finestra sulle radici storiche della prudenza finanziaria che caratterizza la nazione. 

Secondo i dati dell’OCSE, negli ultimi due decenni le famiglie tedesche hanno risparmiato costantemente più dell’8% del loro reddito fino a riuscire a mettere da parte circa il 10% delle loro entrate negli ultimi anni.

2° – Irlanda

Gli irlandesi stanno scalando la classifica dei paesi che risparmiano di più in Europa, in particolare dopo la pandemia di COVID-19. Secondo i dati dell’Ufficio Centrale di Statistica gli abitanti dell’Irlanda mettono da parte il 25% di quello che guadagnano, nel 2021 hanno risparmiato quasi 3,9 miliardi di euro, circa il 20% del reddito totale del paese. Prima della pandemia le famiglie irlandesi mettevano da parte in media il 10% del loro salario.

1° – Francia

Siamo arrivati in vetta alla classifica dei paesi che risparmiano di più in Europa, dove troviamo la Francia. Come già anticipato, la classifica stilata dall’OCSE non si concentra soltanto sulla quantità di denaro che le famiglie riescono ad accumulare. Se si guarda soltanto quel dato la Francia occuperebbe una posizione inferiore rispetto alla Germania, dato che i francesi riescono a risparmiare il 9% del loro reddito mentre i tedeschi l’11%.

Tuttavia l’OCSE ha considerato anche che il 94% dei francesi pondera attentamente ogni acquisto ed è alla costante ricerca di offerte e sconti soprattutto per quanto riguarda il denaro speso in generi alimentari. Il che fa di loro un popolo risparmiatore. 

E l’Italia?

Che posizione occupa l’Italia nella classifica dei paesi che risparmiano di più in Europa? Secondo la ricerca dell’OCSE il nostro paese occupa la 12° posizione.

I cittadini italiani riescono a mettere da parte, in media, il 4% del loro reddito mensile e solamente il 68% delle famiglie ha dichiarato di effettuare un’attenta valutazione prima di acquistare un prodotto.

E tu rifletti attentamente e analizzi tutte le offerte prima di comprare qualcosa o spendi i tuoi risparmi senza farti troppi problemi? 

Pianificare le spese mensili e accumulare qualcosa è una vera e propria arte che richiede costanza e forza di volontà. Il risparmio ha diverse sfaccettature, se vuoi mettere da parte anche i tuoi asset digitali, dai un’occhiata alla nuovissima funzione Salvadanaio! Che ti aiuta ad acquistare in maniera automatica e ricorrente le tue criptovalute preferite.

Cos’è il Lipstick effect? Ecco perché nelle crisi economiche si vendono più rossetti

Lipstick effect: cos’è

Diminuisce il potere d’acquisto dei cittadini e schizzano alle stelle le vendite dei rossetti. Ecco cos’è lipstick effect, un fenomeno paradossale che si verifica durante le crisi economiche

Che cos’è il lipstick effect e cosa ha a che vedere con le crisi economiche? Sembra un paradosso ma quando il potere di acquisto si riduce, cresce il consumo di cosmetici e di altri beni economici ma non necessari.

L’origine del lipstick effect risale ad Alan Lauder, figlio degli imprenditori del marchio cosmetico Estée Lauder e primo a parlare di questo effetto. Per corroborare la sua tesi sulle impennate delle vendite dei rossetti, ha creato anche un indice borsistico ad hoc per analizzare il movimento del prezzo dei cosmetici: il lipstick index o “l’indice del rossetto”. Scopri che cos’è il lipstick effect in tempo di crisi, quando è stato teorizzato e i fattori psicologici che lo causano.

Cos’è il lipstick effect e qual è l’origine 

Per capire che cos’è il lipstick effect dobbiamo fare un salto indietro alle origini e tornare ad uno degli anni più difficili della recente storia statunitense, il 2001. Il termine “lipstick effect” infatti è stato coniato durante la crisi economica che ha colpito gli Stati Uniti d’America dopo l’attentato delle torri gemelle e lo scoppio della guerra in Afghanistan. In quel periodo Alan Lauder notò che le vendite dei suoi prodotti aumentavano nei periodi di crisi. La cosa lo stupì perché non si trattava di articoli di necessità. Insomma quando tutti gli altri settori dell’economia vacillavano, le vendite di trucchi e in particolare di rossetti non risentivano del crollo della domanda causato dall’inflazione.

Nonostante Lauder sia stato il primo ad aver spiegato che cos’è il lipstick effect, Winston Churchill probabilmente lo aveva già individuato tempo prima. Durante la Seconda Guerra Mondiale trovandosi costretto a razionare diversi prodotti, escluse categoricamente i cosmetici, secondo lui necessari per tenere alto il morale della popolazione.

Perché i rossetti sono beni “a prova di crisi economica”?

Chiarito che cos’è il lipstick effect e qual è l’origine della teoria possiamo provare a delineare le motivazioni psicologiche e sociologiche che lo provocano. Cosa spinge le persone ad acquistare beni non necessari  il cui simbolo principale è il rossetto? La chiave del fenomeno sta nel la gratificazione che si prova nei momenti successivi all’acquisto di qualcosa che soddisfa qualche nostra vanità. 

In periodi di crisi economica può capitare che il morale sia più basso, fiaccato da continue preoccupazioni per lo stato dei propri risparmi. Così l’acquisto di un prodotto che rimanda alla sfera estetica contribuisce a migliorare nettamente il proprio stato d’animo. 

In questi frangenti comprare rossetti, cosmetici o accessori che per quanto poco costosi non sono davvero necessari, diventa una strategia per sentirsi meglio. Può anche capitare che invece di acquistare il solito lucidalabbra, o lo stesso shampoo di sempre, si opti per un cosmetico di una marca più costosa; In altre parole un rossetto è un lusso accessibile che ci tira su di morale, in periodi in cui si “tira la cinghia” per tutte le altre spese. 

Anche le relazioni sociali contribuiscono ad alimentare il lipstick effect. Durante una crisi economica, le persone possono cercare di mantenere alta la propria autostima attraverso piccoli gesti, come l’acquisto di prodotti di bellezza. 

Infine il lipstick effect è anche un effetto del consumo compensativo, una pratica che spinge le persone a comprare oggetti per la cura personale per compensare l’insoddisfazione che deriva da rinunce più grandi. Durante i periodi più difficili i consumatori riducono nettamente le spese per i beni di alto valore. Non si compra un’abitazione o una macchina o un elettrodomestico, ma oggetti molto più economici ma gratificanti 

Il lipstick effect nel 2023

Perciò il boom delle vendite di cosmetici a cui assistiamo dal 2020 può essere spiegato dal lipstick effect. Secondo una ricerca di mercato di Circana le vendite dei prodotti di bellezza negli Stati Uniti hanno raggiunto i 30 miliardi di dollari lo scorso anno registrando un aumento del 4% rispetto al 2021. Anche i cosmetici di lusso non sono stati da meno, le vendite dei prodotti per la cura personale di Armani e Charlotte Tilbury sono aumentate del 15% rispetto ad un anno fa.

Ora dovresti avere ben chiaro cos’è il lipstick effect e come questo fenomeno porti le persone a farsi dei piccoli regali per sentirsi meglio nei momenti di crisi più duri.
Il lipstick effect racconta quanto le nostre emozioni influenzino il modo in cui gestiamo il denaro. Anche quando la situazione economica ci porta a risparmiare il più possibile, sentiamo il richiamo a concederci un regalo. Bilanciare i nostri desideri alla necessità di mettere da parte qualcosa non è sempre una passeggiata, ma ci sono degli strumenti e delle strategie che ci possono aiutare in questa missione.

Cosa sono i Milady NFT? Perché il prezzo è esploso proprio ora? 

Milady NFT: cosa sono e perché il prezzo è esploso con Musk

Cosa è successo al prezzo dei Milady NFT? Un tweet di Elon Musk li porta to the moon

Cosa sono i Milady NFT? Come mai questa collezione di token non fungibili da ieri sera è sulla bocca di tutti? Dopo un endorsement di un certo livello, la collezione ha raggiunto il suo record di valore e di vendite. E questo, come era ovvio che fosse, ha spinto anche i semplici curiosi a chiedersi non soltanto cosa sono i Milady NFT, ma anche quali sono i motivi che hanno generato l’impennata. Ecco cosa sono i Milady NFT e perché il loro prezzo è esploso. 

Milady NFT: perché il loro prezzo è esploso?

Prima di analizzare nel dettaglio cosa sono i Milady NFT e l’origine di questa collezione, vediamo le ragioni per cui si trova sotto i riflettori. 

Il 10 maggio 2023 Elon Musk ha condiviso un Tweet con un’immagine che raffigura un personaggio della collezione Milady Maker e la didascalia “Non c’è meme, ti amo”. Il suo inconfondibile modo per esprimere l’apprezzamento per qualche progetto. 

A quel punto la collezione è schizzata al primo posto tra le tendenze di mercato su OpenSea, il principale marketplace del settore. Il solito “effetto Elon”, l’ultimo si era verificato con Dogecoin quando l’imprenditore aveva deciso di cambiare il logo di Twitter con il cane simbolo delle meme coin. Il floor price, ovvero il prezzo di base dei Milady NFT, ha toccato per un po’ il massimo storico di 7,3 ETH (circa 13.700 dollari). La raccolta ha visto un aumento del 59% del prezzo di base rispetto agli ultimi sette giorni, nelle ultime ore ha registrato vendite per oltre 9 milioni di dollari (dati CryptoSlam). In questo momento è la prima collezione per volume, perfino sopra al Bored Ape Yacht Club

Cosa sono i Milady NFT? 

Ma allora cosa sono questi Milady NFT da cui Elon Musk è rimasto affascinato? Milady Maker è una collezione di token non fungibili PFP (profile picture) composta da 10.000 pezzi. La raccolta è stata lanciata su Ethereum nel 2022 ad opera del collettivo Remilia, le artiste che si sono occupate del design dei personaggi sono Milady Sonora Sprite e Charlotte Fang

Questi token non fungibili si richiamano all’estetica neochibi, lo stile di disegno molto popolare nella cultura giapponese caratterizzato da personaggi carini e stilizzati, spesso con gli occhi e la testa più grandi rispetto al resto del corpo. Sono presenti anche elementi della cultura Y2K

I personaggi sono divisi in 5 categorie ispirate alle “tribù di moda” di Tokyo: Gyaru, Prep, Lolita, Hypebeast e Harajuku. Come tutte le collezioni PFP, anche i Milady NFT hanno dei tratti distintivi che si alternano casualmente nei personaggi. I due accessori principali sono il cappello e la camicia, gli esemplari Milady che li hanno abbinati hanno un punteggio maggiore nella classifica degli outfit. 

Ecco svelato il mistero su cosa sono i Milady NFT, la collezione che all’improvviso ha conquistato Musk e i suoi fan. Dell’esplosione del loro prezzo, ha beneficiato anche la collezione “espansione” del progetto, Redacted Remilio Babies, che nelle ultime 24 ore ha generato vendite per 1.548.840$. 

Cos’è il Whitepaper di Bitcoin? I punti principali spiegati

Cos’è il Whitepaper di Bitcoin? Analisi dei punti principali

Cos’è il Whitepaper di Bitcoin? Il documento da cui è nata la crypto, da analizzare per conoscere il suo vero potenziale

Cos’è il whitepaper di Bitcoin? Si tratta del documento di nove pagine da cui è nata Bitcoin, pubblicato il 31 ottobre 2008 da Satoshi Nakamoto. L’autore o gruppo di autori, che ha teorizzato per la prima volta l’utilizzo della blockchain come sistema di pagamento. Il documento si intitola “Bitcoin: un sistema di moneta elettronica peer-to-peer” ed è stato pubblicato in un forum di crittografia (Metzdowd). Ma quali sono i temi trattati che hanno portato la rivoluzione tecnologica del secolo? Ecco cos’è il whitepaper di Bitcoin e l’analisi dei punti principali! 

Cos’è il whitepaper di Bitcoin? Il problema di partenza

Per comprendere cos’è il whitepaper di Bitcoin e la portata delle sue tesi, iniziamo con la premessa che Satoshi Nakamoto pone nell’introduzione. Come tutti i nuovi progetti, anche quello di Bitcoin è nato per risolvere un problema. In questo caso è quello della “fiducia” nelle transazioni di denaro online. Gli utenti che acquistano su internet infatti si devono affidare a intermediari finanziari per garantire la sicurezza e l’integrità delle transazioni. Nonostante questo sistema funzioni bene nella maggior parte dei casi, rimangono delle criticità:

  1. Le transazioni possono essere reversibili, le istituzioni che gestiscono i pagamenti possono decidere di bloccarle o gli stessi utenti e venditori possono “truffarsi” tra di loro; 
  2. Avere degli intermediari è costoso e biosogna pagare delle commissioni;
  3. Gli intermediari potrebbero non essere degli di questa fiducia: nessuno ha la certezza che gli intermediari non manipolino, censurino o occultino delle attività. 

Il problema della fiducia si risolve con la tecnologia blockchain, ovvero un database che elimina il bisogno di fidarsi di chi gestisce i dati, perché delega questa responsabilità in maniera peer-to-peer a una rete composta di più individui. E per questo la blockchain viene definita trustless, senza fiducia.

Cos’è il whitepaper di Bitcoin in poche parole? La proposta di un sistema di pagamenti senza intermediari.

Le transazioni 

Il secondo paragrafo del whitepaper di Bitcoin è dedicato alle transazioni. Una moneta elettronica è in sostanza una catena composta di firme digitali, linee di codice informatico protette da crittografia. Nello specifico Bitcoin funziona grazie alla crittografia a chiave pubblica, in cui due codici chiamati “chiave pubblica” e “chiave privata” vengono utilizzati per approvare una transazione. 

Supponiamo che un proprietario di una moneta elettronica come Bitcoin voglia effettuare una transazione. La prima cosa da fare è recuperare la chiave pubblica del destinatario, che funziona come il numero di un conto corrente. Il mittente a questo punto invia la somma e usa la sua chiave privata, che funziona come il codice di accesso del suo conto, per confermare la transazione. 

Naturalmente il destinatario vuole assicurarsi che l’importo che gli deve arrivare non sia già stato usato in una transazione precedente. In altre parole vuole assicurarsi che non ci sia il problema della doppia spesa

L’unico modo per garantire che i fondi non siano stati utilizzati è che la rete accetti tutte le transazioni precedenti nell’ordine in cui sono state effettuate. Ovvero che ogni computer, o nodo, della rete sia d’accordo sulla validità di ogni transazione e tenga traccia di tutte quelle effettuate in passato. Ecco come viene concretizzata il progetto che delinea cos’è il whitepaper di Bitcoin: pagamenti fra pari, istantanei e sicuri. 

Server di timestamp

In questo paragrafo Satoshi Nakamoto introduce il meccanismo del “timestamp” con cui vengono ordinate le transazioni nei registri aggiornati da tutti i migliaia di computer che compongono la rete di Bitcoin. Il timestamp fornisce la prova che una transazione è stata validata in quel momento e ogni timestamp include il timestamp precedente nel suo codice crittografico. In questo modo si forma una catena in cui ogni timestamp aggiuntivo rafforza i timestamp precedenti. Questa concatenazione impedisce che i dati vengano modificati, perché un minimo cambiamento altererebbe tutto il registro. 

Proof-of-Work

Procedendo nell’analisi su cos’è il whitepaper di Bitcoin e cosa spiega questo documento, ci imbattiamo nel paragrafo dedicato al meccanismo di consenso. Il Proof-of-Work, o mining. Questo non è altro che l’insieme di regole che tutta la rete deve seguire per stabilire la validità delle transazioni

Il mining è quindi il processo con cui vengono verificate le transazioni e aggiunti nuovi blocchi alla blockchain, il tutto grazie alla potenza di calcolo dei computer. Nello specifico consiste nel risolvere complessi problemi matematici.

Gli incentivi

Per incoraggiare i nodi a unirsi alla rete e per assicurarsi che svolgessero il loro lavoro in maniera onesta, Satoshi Nakamoto ha elaborato un sistema di incentivi. I nodi che forniscono la loro potenza di calcolo e validano le transazioni sono infatti ricompensati dalla creazione di alcuni Bitcoin e dalle commissioni di transazione. 

La privacy di Bitcoin

Un altro paragrafo è dedicato alla privacy di Bitcoin, l’autore infatti specifica che le informazioni trasmesse nella rete peer-to-peer sono limitate al minimo grazie alla crittografia a chiave pubblica. Mantenendo pseudonime le chiavi pubbliche il pubblico può vedere che qualcuno sta inviando un certo importo a qualcun altro, ma senza dettagli che collegano la transazione ad un utente specifico.

In questo articolo abbiamo approfondito cos’è il whitepaper di Bitcoin e i suoi punti principali, questo documento rimane il punto di svolta di tutta la tecnologia blockchain. Così rilevante a livello culturale e tecnologico che ad aprile 2023 si è scoperto che in tutti i dispositivi Mac Apple in commercio dal 2018 in poi è stata nascosta una copia del whitepaper in formato pdf del documento. 

Come si effettua il calcolo dello stipendio netto? Ecco la guida pratica

Calcolo stipendio netto: ecco come fare

Quanto guadagni davvero? Scopri come fare il calcolo dello stipendio al netto delle detrazioni fiscali e delle imposte sul reddito

Sai come effettuare il calcolo dello stipendio netto? Molto probabilmente conosci la tua retribuzione annua lorda, ovvero la RAL, ma sai realmente quanto guadagni, ovvero quanto denaro riceverai nel corso dell’anno? 

Conoscere il tuo stipendio netto è molto importante dato che parte del tuo salario verrà trattenuto dallo Stato attraverso le imposte sul reddito e le contribuzioni previdenziali. Questo calcolo ti permette di conoscere il denaro che hai a disposizione per affrontare le spese quotidiane e quanti soldi puoi dedicare ai tuoi investimenti. Scopri come si esegue il calcolo dello stipendio netto in questa guida!

Che cos’è lo stipendio netto?

Per scoprire come svolgere l’esatto calcolo dello stipendio netto è innanzitutto necessario capire di cosa stiamo parlando. Si tratta dell’importo effettivo che viene accreditato sul conto bancario di un lavoratore. Spesso il valore netto può discostarsi significativamente da quello lordo, che viene indicato sul contratto di lavoro o sulla lettera di assunzione. Per essere in grado di effettuare il calcolo è quindi indispensabile conoscere i fattori che influiscono sul suo valore finale, come spese e agevolazioni. 

Cosa influisce sul tuo stipendio?

Vediamo ora quali sono i principali fattori che influenzano il valore dello stipendio e impongono il calcolo del netto dal lordo: imposte sul reddito, contribuzioni previdenziali e le detrazioni fiscali.

  • Le detrazioni fiscali sono agevolazioni che riducono le imposte che un lavoratore deve pagare. Esistono diverse detrazioni fiscali comuni, come ad esempio quelle per i figli a carico, le spese mediche, l’acquisto di una casa o le spese per l’istruzione.
  • Le imposte sul reddito rappresentano l’importo che ogni lavoratore deve versare allo Stato in base alle aliquote fiscali stabilite. L’imposta sul reddito che devono pagare le persone fisiche si chiama IRPEF ed è progressiva, ovvero la sua aliquota varia in relazione all’ammontare del reddito imponibile. Ad esempio se il reddito imponibile di un lavoratore è inferiore a 15.000€ esso pagherà un’aliquota del 23% mentre se è compreso tra i 15.000€ e i 28.000 pagherà il 25% e così via.
  • Le contribuzioni previdenziali sono invece gli importi che il lavoratore deve obbligatoriamente versare all’INPS e che verranno, in parte, restituiti al lavoratore attraverso la pensione. Queste contribuzioni vengono solitamente trattenute direttamente dallo stipendio lordo prima del calcolo dello stipendio netto. Le percentuali delle contribuzioni previdenziali possono variare a seconda del paese e del regime previdenziale adottato, in italia, per i lavoratori dipendenti sono del 9,19%.

La procedura per calcolare lo stipendio netto

Ora che sai quali fattori devi considerare per il calcolo del proprio stipendio netto,  vediamo il procedimento “passo dopo passo”:

  1. Calcolare lo stipendio lordo: ovvero l’importo totale dello stipendio prima delle detrazioni fiscali e delle contribuzioni previdenziali. Questa è la RAL (retribuzione annua lorda) che hai concordato con il tuo datore di lavoro quando hai firmato il contratto.
  1. Determinare le contribuzioni previdenziali che devi pagare: ad esempio le assicurazioni sociali e i contributi pensionistici obbligatori e trovare di conseguenza il reddito imponibile.
  1. Calcolare l’imposta sul reddito (IRPEF) moltiplicando il reddito imponibile per l’aliquota: attraverso questa operazione si trovano le imposte lorde, a cui andranno poi sottratte le detrazioni fiscali. Ci sono anche altre imposte sul reddito sempre di questo tipo come l’IRPEF regionale e quello comunale. In questo articolo li tralasceremo per semplificare il procedimento.
  1. Identificare le detrazioni fiscali: è necessario raccogliere tutte le informazioni necessarie per determinare le detrazioni fiscali a cui hai diritto. Queste possono includere detrazioni per i figli a carico, spese mediche, interessi sui mutui o altre più specifiche previste dalla legislazione fiscale in vigore. Sottraendo l’ammontare totale di questi benefici dalle imposte lorde si individuano le imposte nette.
  1. Ricavare la retribuzione netta: sottraendo al reddito imponibile l’imposta netta e sommando eventuali bonus (ad esempio l’ex bonus Renzi di 100€ per i lavoratori che percepiscono un reddito inferiore ai 28.000€ ).

Calcolo stipendio netto: esempio pratico

Se non hai ancora compreso a pieno come effettuare il calcolo dello stipendio netto potrebbe essere utile un esempio pratico. Quanto denaro riceve effettivamente  un lavoratore che percepisce una RAL di 20.000 € e che possiede due figli a carico che gli garantiscono delle detrazioni fiscali per 2.000€ all’anno?

  1. Calcolo del reddito imponibile

Reddito imponibile = retribuzione lorda – contributi INPS a carico del dipendente (9,19%)

20.000€ – (9,19% x 20.000€) = 

20.000€ – 1.838€ = 18.162€

  1. Calcolo dell’imposta lorda (IRPEF)

25% di 18.162€ = 4.540,5€

  1. Calcolo dell’imposta netta = IRPEF – detrazioni fiscali

4.540,5€ – 2.000€ = 2.540,5€

  1. Stipendio netto = reddito imponibile – imposta netta + eventuali bonus

18.162€ – 2.540,5€ = 15.621,5€

Ora che sai quali sono i passaggi principali per effettuare il calcolo dello stipendio netto non ti resta che provare tu stesso in modo da assimilare bene il procedimento da svolgere. In questo modo, nel caso tu debba valutare un’offerta di lavoro, potrai sapere con esattezza quanto denaro riceverai sul tuo conto corrente.