Stablecoin: la moneta del popolo. Il caso della Turchia.

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In Turchia le stablecoin stanno diventando l’alternativa alla lira. Ecco come l’economia reale sta cambiando nelle strade del Gran Bazar di Istanbul.

Se ci si addentra nei vicoli di Istanbul, nel Gran Bazar, in mezzo alla folla, al vociare dei mercanti e alla gente che contratta il prezzo di spezie e oggetti di ogni tipo, si noterà un viavai di persone che entrano ed escono dai retrobottega. Seguendo i loro passi, si scopriranno stanze in cui uomini che si fanno chiamare trader scambiano contanti per stablecoin. Nelle retrovie del Gran Bazar, i negozianti pagano i fornitori in criptovalute, i migranti inviano rimesse bypassando i costi bancari, e chi ha bisogno di proteggere i propri risparmi dall’inflazione usa Tether (USDT) o USD Coin come cassaforte digitale.

Milioni di dollari vengono transati ogni giorno in quella che è l’economia reale della città. Nel 2024, le transazioni in stablecoin hanno raggiunto il 4,3% del PIL turco. In un paese con una valuta volatile e una forte dipendenza dal dollaro, la gente comune ha trovato la sua soluzione. 

Le criptovalute come soluzione tangibile

Il report della Banca Mondiale, Remittance Prices Worldwide, evidenzia che, in gran parte del mondo, l’invio di rimesse tramite transazioni internazionali può costare fino al 7% e richiedere diversi giorni, soprattutto quando coinvolge paesi emergenti. Ancora oggi, milioni di persone sono escluse dai servizi bancari, mentre molte valute nazionali subiscono gli effetti di un’inflazione incontrollabile. In questo scenario, le stablecoin stanno emergendo come una soluzione accessibile e affidabile per milioni di persone che lottano quotidianamente per far fronte alle spese essenziali.

Le criptovalute possono essere fino a 5.000 volte più economiche rispetto ai metodi di pagamento tradizionali e 432.000 volte più veloci, soprattutto per i trasferimenti internazionali, come riportato nella ricerca di The Block, The State of Crypto. Se per un bonifico bancario servono giorni, sulla rete blockchain bastano secondi. Se un trasferimento tradizionale può costare decine o centinaia di euro in commissioni, sulla blockchain bastano pochi centesimi.

Stablecoin: un’economia in crescita

A differenza di Bitcoin e altre criptovalute, le stablecoin – come suggerisce il nome – hanno un prezzo stabile. Questo è possibile perché il loro valore riflette quello di valute fiat (come il dollaro) o materie prime (come l’oro). Le stablecoin sono generalmente garantite da contanti o titoli di Stato e funzionano su blockchain pubbliche.

Il peso delle stablecoin nell’economia digitale è colossale: secondo i dati di Chainalysis, oggi il 40% di tutto il valore trasferito sulle blockchain pubbliche è in stablecoin, in crescita rispetto al 20% del 2020, per un totale di 27,6 trilioni di dollari nel 2023.

In parte, questa crescita riflette il crescente consolidamento del mercato delle criptovalute, ma le stablecoin stanno assumendo un ruolo sempre più rilevante come strumento per affrontare problemi concreti, e non solo come strategia di investimento. I migranti le usano per inviare rimesse, sostituendo i sistemi bancari tradizionali, costosi e lenti. Un sondaggio condotto da Castle Island Ventures e Visa in Turchia e in quattro altri mercati emergenti rivela che quasi la metà degli utenti di stablecoin le utilizza proprio per proteggere i propri risparmi dall’inflazione.

Gli Stati Uniti rimangono il mercato più grande, secondo Chainalysis, poiché le stablecoin sono centrali per il trading crypto. Tuttavia, in rapporto alla dimensione dell’economia, la Turchia è oggi il paese leader nelle transazioni con stablecoin. In Etiopia, invece, si è registrata la crescita più rapida: le transazioni sotto i 10.000 dollari si sono triplicate in un anno, principalmente per rimesse e pagamenti quotidiani.

Tether: il colosso delle stablecoin 

Nel regno delle stablecoin, Tether (USDT) è il sovrano assoluto. Domina il mercato con il 70% delle transazioni, rendendolo il punto di riferimento per trader, investitori e cittadini in cerca di una valuta digitale stabile.

Tether guadagna investendo le proprie riserve e afferma di possedere 113 miliardi di dollari di asset, di cui il 72% è in titoli del Tesoro statunitense. Con i rendimenti obbligazionari in crescita, questi investimenti sono diventati una miniera d’oro per l’azienda. Tuttavia, ad oggi Tether (USDT) non si è ancora adeguato alla normariva europea Market in Crypto Asset (MiCA).

Verso la regolamentazione delle piattaforme

Di fronte a questa nuova realtà, anche la Turchia sta prendendo provvedimenti per regolamentare il settore, sulla scia dell’Europa con la MiCAR. A partire dal 25 febbraio 2025, il paese imporrà norme più rigide: le piattaforme di scambio dovranno ottenere una licenza, adottare procedure di verifica KYC (Know Your Customer) e implementare misure più severe contro il riciclaggio di denaro.

Ma la Turchia non è l’unico paese a intervenire. In Nigeria, un giro di vite sulle piattaforme crypto ha portato alla revoca di oltre 4.000 licenze, con un conseguente calo del 38% nelle transazioni in stablecoin. Al contrario, in Etiopia l’uso di questi asset digitali sta esplodendo: nel corso dell’ultimo anno, le transazioni inferiori a 10.000 dollari sono triplicate, segnale che sempre più persone li utilizzano per pagamenti quotidiani e rimesse.

Negli Stati Uniti, invece, l’approccio sembra andare nella direzione opposta. A gennaio, Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo per definire un quadro normativo sulle criptovalute entro sei mesi, sostenendo che gli USA dovrebbero diventare la “capitale mondiale delle crypto”. L’iniziativa punta a rafforzare il ruolo delle stablecoin ancorate al dollaro, viste come uno strumento strategico per consolidare la supremazia della valuta americana.

Anche le grandi aziende stanno investendo in questa trasformazione. Stripe, colosso dei pagamenti digitali, ha acquisito Bridge, una startup specializzata in infrastrutture per stablecoin. Visa ha lanciato una piattaforma per facilitare l’emissione di stablecoin da parte delle banche, e BBVA, il secondo istituto di credito più grande di Spagna, sarà tra i primi a sperimentarla, probabilmente per l’ottimizzazione dei trasferimenti di denaro.

Un equilibrio intelligente tra innovazione e regolamentazione

Le stablecoin hanno dimostrato di rispondere a esigenze reali: protezione dall’inflazione, accesso a un sistema finanziario senza barriere e trasferimenti di denaro più veloci ed economici. La regolamentazione è necessaria per garantire trasparenza e sicurezza, ma deve essere costruita tenendo conto della realtà sul campo. Limitare o soffocare questi strumenti con normative eccessivamente restrittive significherebbe penalizzare proprio quelle persone che, nei mercati emergenti, le usano per necessità e non per speculazione. Il futuro delle stablecoin non dipenderà solo dalla tecnologia o dai mercati, ma anche da un equilibrio intelligente tra innovazione e regolamentazione.

DeepSeek: l’AI cinese che ha fatto crollare il mercato

DeepSeek AI: crollo crypto e intelligenza artificiale

Il mercato crolla in seguito al lancio della versione R1 di DeepSeek, un’intelligenza artificiale sviluppata da un’azienda cinese. Cos’è successo?

Nelle ultime ore, i mercati – in particolare il NASDAQ (l’indice dei principali titoli tecnologici) e quello delle criptovalute – hanno subito un forte calo. Secondo molti analisti, parte di questa reazione è attribuibile al lancio della versione R1 di DeepSeek, un’intelligenza artificiale basata su modelli linguistici simili a Chat GPT.

In particolare, ha destato scalpore la rapidità con cui è stato sviluppato DeepSeek e i costi estremamente contenuti, soprattutto considerando che il modello è gratuito e open source. Stando alle dichiarazioni dei suoi sviluppatori, infatti, la realizzazione di DeepSeek R1 avrebbe richiesto soltanto 6 milioni di dollari e 2 mesi di lavoro.

DeepSeek: una minaccia per gli Stati Uniti?

Qual è il principale motivo di preoccupazione legato a questa novità nel campo dell’intelligenza artificiale, che ha contribuito al recente crollo dei titoli tecnologici? È presto detto: DeepSeek sembra funzionare egregiamente e i costi per svilupparlo sono irrisori se paragonati a quelli sostenuti, per esempio, da Google per “allenare” Gemini (191 milioni di dollari) o da OpenAI per il rilascio di Chat GPT 5 (tra 1,7 e 2,5 miliardi di dollari). Tale disparità pone dubbi sulla solidità dell’impressionante crescita delle azioni legate all’AI.

L’ipotesi più diffusa, che è comunque da prendere con cautela, è che DeepSeek possa rivoluzionare il mercato dell’intelligenza artificiale e diminuire drasticamente la domanda di componenti hardware specifici, innescando un’ondata di panic selling. D’altra parte, c’è chi sostiene che si tratti di una semplice narrazione, il classico “catalizzatore” utile a giustificare movimenti che, in realtà, rientrano nelle normali oscillazioni di mercato.

E il mercato crypto?

Come mai anche le criptovalute hanno subito una flessione? Le motivazioni principali sono due. La prima riguarda la correlazione tra mercato azionario e mercato crypto: quando uno scende, spesso trascina con sé anche l’altro. Tuttavia, c’è chi ritiene che ci siano altre ragioni, in particolare di natura macroeconomica: il Federal Open Market Committee (FOMC), nella riunione del 29 gennaio, potrebbe lasciare invariati o persino aumentare i tassi di interesse, nonostante il neo-presidente Donald Trump spinga per una riduzione.

Il mercato e i movimenti di prezzo

Passando ai numeri, l’indice Nasdaq ha registrato una correzione di quasi il 4% prima dell’apertura, mentre il titolo NVIDIA è sceso di oltre il 14% nel pre-market, per poi recuperare leggermente all’avvio degli scambi.

Per quanto riguarda le criptovalute, Bitcoin è scivolato sotto la soglia psicologica dei 100.000 dollari – che alcuni analisti consideravano un supporto cruciale – per poi recuperare. Tuttavia il sentiment per quanto riguarda la crypto più importante del mercato sembra sotto controllo. Analisti di rilievo, come Arthur Hayes, continuano a prospettare un target, per questo bull market, tra i 180.000$ e i 250.000$ per BTC. Inoltre, è necessario aggiungere che febbraio è un mese storicamente rialzista per le criptovalute, con una performance media del +15% circa per quanto riguarda Bitcoin.

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DeepSeek non è un “cigno nero”

Nonostante l’allarmismo e la ricerca di un capro espiatorio per il calo dei prezzi delle ultime ore, molti esperti ritengono che DeepSeek non sia assolutamente un “cigno nero”. Per definizione, infatti, questa locuzione indica eventi imprevedibili e dirompenti (come guerre, pandemie o il collasso inaspettato di settori o attori chiave) capaci di alterare radicalmente i mercati per lungo tempo. Per esempio i cigni neri dello scorso ciclo sono stati due: il crollo dell’ecosistema Terra-Luna e il fallimento dell’exchange centralizzato FTX.

Nel caso di DeepSeek, invece, ci troviamo di fronte a un’innovazione certamente interessante ma, con ogni probabilità, già ampiamente “prezzata” dai mercati, soprattutto in un periodo in cui l’intelligenza artificiale è al centro dell’interesse mediatico e finanziario. Se tutti parlano di una potenziale bolla, significa che l’informazione è già nota e dunque in buona parte scontata.

Come sottolineano diversi analisti sui social, spesso si costruisce una narrativa ad hoc per giustificare fasi di panico o vendite improvvise. Senza prove concrete di un collasso generalizzato, l’attuale correzione potrebbe essere solo un aggiustamento tecnico all’interno di un trend che rimane ancora rialzista. In un mercato famoso per le sue ampie oscillazioni, concentrarsi sui dati fondamentali e sulle prospettive di lungo termine è la strategia più prudente, evitando di farsi condizionare da ipotesi estreme o “rumori” momentanei.

È in arrivo un ETF su Solana?

ETF Solana: arriverà davvero?

Gli ETF su Solana verranno approvati? Quando la SEC deciderà in merito a tali strumenti finanziari?

Gli ETF su Solana non sono ancora stati approvati. Qualcuno si aspettava potessero arrivare il 25 gennaio, perché incombeva la prima scadenza della SEC sulle proposte di approvazione degli ETF di VanEck, 21Shares, Canary e Bitwise.

Cosa prevedono gli esperti alla luce degli ultimi avvenimenti, legati soprattutto al nuovo presidente americano? Che impatto potrebbe avere una futura approvazione sul prezzo di Solana? Scoprilo in questo articolo.

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Cosa manca per gli ETF su Solana?

Secondo alcuni analisti del mondo crypto, la SEC avrebbe potuto approvare gli ETF su Solana il 25 gennaio, dato che, come già anticipato, incombevano le prime scadenze delle proposte di VanEck, 21Shares, Canary e Bitwise. Tuttavia, così come è successo per gli ETF su Bitcoin ed Ethereum, quelli su Solana non sono stati approvati alla prima scadenza. Sarà dunque necessario aspettare almeno fino all’11 marzo (seconda scadenza).

Chi si è dichiarato ottimista sulla questione pone l’accento sul fatto che il presidente della SEC non è più Gary Gensler, da tempo antagonista del settore come gran parte del panorama politico democratico degli Stati Uniti. In queste ore si sta insediando Mark Uyeda, repubblicano pro-crypto, e il quadro politico vede la presenza dei repubblicani e di Donald Trump, il quale proprio lo scorso weekend ha lanciato una meme coin sulla blockchain di Solana.

Insomma, il futuro degli ETF su Solana rimane incerto. Secondo Polymarket, il più importante prediction market del mondo crypto, è praticamente certo (89% di probabilità) che l’approvazione arriverà entro la fine del 2025, sebbene potrebbe volerci più di qualche ora. Ora che Donald Trump è tornato al governo, l’imprevedibilità generale del mercato sembra aumentata. Può succedere di tutto, in qualsiasi momento.

Un buon momento per Solana

Solana sta vivendo un periodo positivo, a prescindere dal fatto che l’approvazione dei suoi ETF arrivi a marzo o venga nuovamente rinviata. Un fattore rilevante è che il presidente degli Stati Uniti l’abbia scelta come infrastruttura per lanciare la sua meme coin ufficiale.

Non limitiamoci però a considerazioni qualitative: diamo un’occhiata a qualche dato concreto. Il valore monetario totale bloccato (TVL) sulla rete ha raggiunto un nuovo massimo storico di 12 miliardi di dollari, superando il precedente record di 10 miliardi stabilito nel 2022. Anche i volumi di scambio non sono mai stati così elevati: secondo DefiLlama, la blockchain di Solana ha registrato oltre 200 miliardi di dollari di transazioni soltanto a gennaio.

Infine, da non sottovalutare sono anche le revenue, ossia i ricavi, che — come prevedibile alla luce dei risultati elencati — sono stati da capogiro: quasi 100 milioni di dollari soltanto a gennaio.

I recenti movimenti di prezzo di Solana (SOL)

Quanto descritto finora ha trovato riscontro anche nell’andamento del prezzo di Solana, una delle poche altcoin in crescita negli ultimi giorni. Dal minimo di 185 dollari toccato il 13 gennaio, la crypto è rimbalzata con forza registrando quattro sessioni giornaliere consecutive al rialzo, che l’hanno portata a quota 220 dollari il 18 gennaio.

Guarda il grafico di Solana!

Da quel momento in poi, però, è successo qualcosa di inaspettato: Donald Trump ha lanciato la sua meme coin ufficiale. In quel preciso istante, molti appassionati di criptovalute hanno preso coscienza del fatto che, almeno in questa fase del mercato, Solana sta superando la concorrenza di tutti gli altri Layer 1 nella corsa verso la mass adoption. Dal livello di 220 dollari raggiunto il 18 gennaio, SOL è letteralmente esplosa al rialzo, segnando in meno di 48 ore un nuovo massimo storico a 295 dollari.

Il fisiologico ritracciamento dei giorni successivi si è fermato nell’area dei 230$ e sembra essersi già esaurito, con SOL che oggi torna a puntare verso i 270$. Dove può arrivare in questo bull market?


5 curiosità che non conosci su Donald Trump

Donald Trump: 5 curiosità che non conosci

Donald Trump è, di nuovo, il Presidente degli Stati Uniti. Tra politica, affari e spettacolo, ci sono aspetti della sua vita che probabilmente non conosci. Scopri 5 curiosità che lo rendono unico nel suo genere

Donald Trump, il 20 gennaio, è diventato ufficialmente il 47° presidente degli Stati Uniti d’America. Solo Stephen Grover Cleveland era riuscito nella storia (1885 e 1893) a ricoprire la più importante carica del Paese per due mandati non consecutivi. Ma questa è soltanto una delle tantissime curiosità che ruotano attorno al nuovo inquilino della Casa Bianca.

Quanto anticipato ci permette di chiederci, e soprattutto di risponderci con sincerità: quanto conosciamo davvero Donald Trump? Le cosiddette (e proverbiali) “sparate” che è solito rivolgere a media e giornalisti non sono così campate in aria come si possa pensare.

La sua carriera imprenditoriale e politica è stata interamente costruita attorno al suo, a tratti buffo ma senza dubbio efficace, modo di comunicare. Ecco cinque cose su Donald Trump che probabilmente non sai:

1. Il suo impero a Coney Island

Parte della fortuna di Donald Trump deriva dal padre, Fred Trump, che aveva costruito un piccolo impero immobiliare a Coney Island, una penisola e un quartiere della parte sud di New York noto per i suoi luna park e le attività di intrattenimento.

Gli appartamenti costruiti dal padre di Donald Trump nel dopoguerra sono stati fondamentali per la carriera dell’attuale presidente degli Stati Uniti, che ha potuto ottenere numerosi finanziamenti utilizzando proprio quegli alloggi come garanzia.

2. Si è inventato un portavoce

Forse non lo sai ma parte del successo di Donald Trump deriva dalla sua abilità di comprendere, prima di altri, l’importanza della reputazione e della presenza mediatica. Per essere onnipresente sui giornali e in TV, Trump si è addirittura inventato un portavoce, che ha chiamato Barron (lo stesso nome che avrebbe poi dato al figlio avuto con Melania Trump).

Nello specifico era solito chiamare i giornali fingendosi un’altra persona, ovvero Barron, per comunicare scoop, notizie e dichiarazioni che lo riguardavano. Insomma, “se la cantava e se la suonava”. In questo modo riusciva a comparire spesso sui media e a plasmare l’opinione pubblica con le sue stesse parole.

3. Ha la sua stella sulla Walk of Fame

Tra quest 5 curiosità su Donald Trump c’è spazio anche per il cinema, dato che il tycoon possiede una stella sulla Hollywood Walk of Fame. Gli è stata assegnata nel 2007 per il suo contributo al mondo dell’intrattenimento grazie al reality show The Apprentice, che lo ha reso una figura iconica in televisione.

Tuttavia, la stella è stata più volte al centro di polemiche e atti di vandalismo, specialmente durante la sua presidenza.

4. È stato un habitué della WWE

Prima di diventare presidente, Donald Trump ha fatto incursioni nel mondo del wrestling professionistico. Nel 2007 ha partecipato a una storyline della WWE, culminata in una famosa scena a WrestleMania 23, dove ha rasato la testa del proprietario Vince McMahon dopo aver vinto un incontro.

Questo evento ha mostrato il lato eccentrico e autoironico di Trump (non possiamo dichiarare con certezza che esista davvero), oltre a rendere ancora più centrale la sua immagine nel mondo dello spettacolo.

5. Marla Maples: “Il miglior s**** che ho mai fatto”

Sì, il sottotitolo che introduce l’ultima delle 5 curiosità che non sai su Donald Trump è quantomeno particolare. Ma anche questa nasce dal singolare rapporto tra Donald Trump e i giornali.

La frase del titolo è apparsa sul New York Post il 16 febbraio 1990, poco dopo che il giornale aveva scoperto e pubblicato la relazione extraconiugale tra l’attuale presidente degli Stati Uniti e Marla Maples, all’epoca sposato con Ivana Trump. Non si sa se la frase sia mai stata realmente pronunciata, ma pare che sia stato proprio Trump a insistere affinché il giornale la pubblicasse, dimostrando ancora una volta la sua capacità di usare i media a suo vantaggio. 

Da quel momento in poi tantissimi americani sono stati convinti che Donald Trump fosse un amante incredibilmente passionale. Tutto ciò ha contribuito a mettere il tycoon in una posizione di vantaggio per quanto riguarda gli affari? Poco probabile, ma come direbbe lo stesso presidente degli Stati Uniti: la reputazione è tutto.

Ecco come Donald Trump ha capitalizzato 12 miliardi in due giorni con la sua meme coin

La meme coin di Donald Trump su Solana

Donald Trump ha sorpreso tutti annunciando il lancio di un meme coin su Solana. Scopri gli ultimi movimenti di prezzo e perché questa mossa sta agitando il mercato crypto.

Senza preavviso, nella notte tra venerdì e sabato e quindi a pochi giorni dal suo insediamento alla Casa Bianca, Donald Trump ha fatto un annuncio che ha scosso il mondo delle criptovalute. Il 47° presidente USA ha svelato di aver lanciato su Solana una meme coin chiamata Official Trump (TRUMP), che in poche ore ha superato la capitalizzazione di 12 miliardi di dollari.

Alcuni investitori inizialmente hanno pensato a uno scherzo o a un attacco hacker ai canali social. Eppure, le conferme sono arrivate direttamente da CIC Digital LLC, la stessa entità che si è già occupata di gestire il lancio delle collezioni NFT del tycoon.

Il token è stato lanciato con l’immagine di Trump ispirata al tentativo di assassinio di luglio a Butler, in Pennsylvania, un’iniziativa commerciale che ha spaccato il mondo tra chi critica l’operazione come un palese tentativo di trarre profitto dalla carica che sta per occupare, e chi sposa l’idea di uno strumento celebrativo della vittoria.

Ufficialmente “Official Trump (TRUMP)”: token “presidenziale” su Solana

L’idea alla base di Official Trump (TRUMP) è piuttosto chiara: affermarsi come l’unica e sola meme coin “ufficiale” di Donald Trump. Secondo le informazioni fornite dal team, la distribuzione del token prevede una disponibilità iniziale di 200 milioni di TRUMP già dal primo giorno, con l’obiettivo di estendere la fornitura totale a 1 miliardo nell’arco di tre anni.

  • Prezzo aggiornato: stando agli ultimi dati, 1 TRUMP si aggira intorno ai 53$
  • Volume di scambio: nelle ultime 24 ore la meme coin di Trump ha registrato circa 51 miliardi di dollari di volumi. Un record per il settore.
  • Distribuzione: secondo il sito web della meme coin, l’80% della fornitura della moneta è di proprietà della CIC Digital LLC, affiliata alla Trump Organization, e di Fight Fight Fight LLC, una società costituita nel Delaware il 7 gennaio, secondo i documenti depositati dallo Stato, ed entrambe le società riceveranno una quota non divulgata di entrate derivanti dall’attività di trading.

Trump ha annunciato il lancio del suo token con un post sui social media: “È tempo di celebrare tutto ciò che rappresentiamo: VINCERE! Unisciti alla mia speciale Trump Community. OTTIENI SUBITO IL TUO $TRUMP“. In poche ore, il token è rapidamente entrato tra le top 20 crypto del mercato per capitalizzazione. 

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Nelle note legali si specifica che i token non devono essere considerati come “un’opportunità di investimento” o “un titolo”, ma piuttosto come un’espressione di supporto e impegno verso gli ideali e le convinzioni incarnati dal simbolo ‘$TRUMP’.

Reazioni del mercato e della community

L’opinione pubblica resta divisa:

  • Pro: I sostenitori vedono in TRUMP un modo per democratizzare l’accesso agli asset digitali e celebrare una figura politica di spicco.
  • Contro: I critici temono un uso improprio del potere presidenziale per fini commerciali, sollevando dubbi etici e regolamentari.

Critiche e scetticismo

Molti analisti e investitori hanno espresso dubbi sull’operazione. Nick Tomaino, venture capitalist ed ex dirigente di Coinbase, ha dichiarato: “Il fatto che Trump possieda l’80% dei token e li abbia lanciati a ridosso dell’insediamento è predatorio, e molti potrebbero subire perdite.”

Anche The Kobeissi Letter, noto analista del settore, ha commentato negativamente su X, definendo l’operazione come “al limite della follia”. In particolare, ha evidenziato come il lancio di $MELANIA, un’altra meme coin legata alla famiglia Trump abbia provocato la polverizzazione di 7,5 miliardi di dollari in soli 10 minuti .

Supporto e celebrazione

D’altra parte, la community di sostenitori di Trump vede questa iniziativa come un simbolo di vittoria e celebrazione. Con lo slogan “È tempo di celebrare tutto ciò che rappresentiamo: VINCERE!”, Trump ha attirato migliaia di acquirenti, alimentando l’hype intorno al progetto.

Il lancio di $MELANIA fa competizione a $TRUMP

Il lancio di $MELANIA, avvenuto poco pià di 24 ore dopo quello di Trump, sembra aver avuto un impatto imprevisto sul mercato, spingendo alcuni trader a vendere la moneta meme $TRUMP per puntare su un nuovo obiettivo. “Il meme ufficiale di Melania è disponibile! Puoi acquistare $MELANIA ora”, è stato scritto su X e successivamente condiviso anche da Trump.

Subito dopo il debutto di $MELANIA, il valore di $TRUMP è crollato di oltre il 50%, passando da $75 a $30, per poi risalire gradualmente nelle ore seguenti fino a circa $64. Nel frattempo, la capitalizzazione di mercato di $MELANIA ha raggiunto l’impressionante cifra di 13 miliardi di dollari.

Da scettico a sostenitore delle crypto?

Trump si era in passato espresso in modo critico sui Bitcoin e sull’intero settore delle criptovalute, definendole “truffe”. Tuttavia, durante la campagna elettorale, ha cambiato radicalmente rotta, definendosi in più occasioni il “presidente delle criptovalute” e diventando il primo candidato alla presidenza ad accettare donazioni in criptovalute.

Sull’onda di questo interesse, Trump aveva già lanciato un progetto DeFi su Ethereum chiamato World Liberty Financial. Tuttavia, in quel caso i membri della famiglia Trump non erano proprietari della piattaforma né ricoprivano ruoli ufficiali nell’azienda.

Inoltre, ha dichiarato l’intenzione di utilizzare i suoi poteri esecutivi per ridurre il carico normativo che grava sulle aziende del settore delle criptovalute, annunciando anche la formazione di un nuovo consiglio consultivo dedicato. 

Tra i suoi piani figura un ordine esecutivo che riconosca Bitcoin e il settore crypto come prioritario all’interno della  politica nazionale, invitando le agenzie governative a collaborare con l’industria del settore. L’ordine prevederebbe, inoltre, l’istituzione di una riserva federale di Bitcoin, permettendo al governo di acquistare e vendere la criptovaluta. 

Quanto successo questo week end nel mondo della finanza decentralizzata ha avuto un impatto anche sul prezzo di Bitcoin, che ha registrato un nuovo massimo storico a quota 109.500$. 

Trump Token: l’ultimo step del Merchandising della campagna elettorale

La meme coin di Trump è l’ultima aggiunta alla crescente linea di merchandising, che comprende già prodotti come profumi, colonie, i “Trump Watches” (con un valore fino a 100.000 dollari), nonché monete d’argento, sneakers in edizione limitata, Bibbie con il marchio Trump e NFT da collezione. Solo gli NFT e le chitarre firmate Trump hanno generato 11,8 milioni di ricavi.

Come hanno reagito gli altri “Trump token”?

La notizia non ha mancato di creare scompiglio tra le diverse criptovalute che già utilizzavano il nome o l’immagine di Trump – progetti nati ben prima del lancio ufficiale di TRUMP. Molti di questi token, pur avendo goduto di un picco di popolarità nei mesi passati, per via delle gesta politiche e non del tycoon, hanno registrato un crollo immediato nel valore, a favore della più “autentica” meme coin firmata CIC Digital LLC.

  • Performance altalenanti: entro poche ore dalla presentazione ufficiale di TRUMP, le altre coin a tema Trump hanno mostrato un calo dei volumi di scambio.
  • Possibile consolidamento: non è escluso che alcuni progetti “non ufficiali” tenteranno un rebranding  o di stringere collaborazioni per distinguersi, anche se competere con il “marchio Trump” originale potrebbe rivelarsi una sfida complessa.

E adesso che succede?

L’effetto mediatico generato da questa mem ecoin è già evidente: Official Trump (TRUMP) ha catalizzato l’attenzione della stampa e dei social, alimentando il dibattito su come i leader politici possano influenzare (e, talvolta, distorcere) i mercati crypto.

Le prossime mosse potrebbero riguardare:

  1. Nuovi listing sugli exchange: se TRUMP dovesse approdare su piattaforme di trading ad alto volume, la capitalizzazione potrebbe aumentare ancora.
  2. Sviluppo di utility: al di là della dimensione “meme”, il progetto potrebbe evolversi con funzionalità aggiuntive, come staking, governance o sinergie con il mondo NFT.
  3. Regolamentazioni: l’ipotesi di una meme coin sostenuta pubblicamente da un presidente USA in carica pone una serie di quesiti dal punto di vista regolamentare, specialmente considerata la propensione di alcune autorità a monitorare con attenzione gli asset digitali.

Cosa sono le meme coin

Le meme coin sono criptovalute ispirate a meme, battute o fenomeni virali di internet. A differenza degli utility token, le meme coin nascono spesso con l’intento di sfruttare la popolarità di un meme o di una community. Due degli esempi più famosi sono Dogecoin, creata come uno scherzo basato sul meme del cane Shiba Inu, e Shiba Inu, sviluppata come risposta diretta a Dogecoin.

Queste criptovalute vengono spesso lanciate con motivazioni legate all’umorismo o al desiderio di cavalcare un trend. Il loro valore si basa principalmente sul supporto e sulla speculazione della community, più che su una reale utilità o innovazione tecnologica. Il prezzo di una meme coin è alimentato dalla domanda e dall’hype del momento, rendendolo estremamente volatile.

In conclusione il lancio di Official Trump (TRUMP) rappresenta un caso unico nel panorama crypto, con implicazioni che vanno oltre il mercato delle meme coin. La questione principale resta se questa operazione segnerà un nuovo standard per l’utilizzo delle criptovalute da parte di leader politici e personaggi pubblici o se si rivelerà solo una parentesi controversa nel mondo crypto.

L’acquisto di $TRUMP è altamente speculativo e comporta un rischio significativo di perdita. Il valore di $TRUMP è soggetto a un’elevata volatilità e può fluttuare drasticamente in brevi periodi. Si prega di notare che: $TRUMP è una memecoin, una criptovaluta basata su un meme internet e il suo valore può essere influenzato da fattori non correlati ai fondamentali economici. Il mercato delle criptovalute è in gran parte non regolamentato e gli acquirenti hanno una protezione limitata in caso di perdite. Le informazioni fornite in questa newsletter non costituiscono in alcun modo una consulenza. Si consiglia di consultare un consulente finanziario qualificato prima di prendere qualsiasi decisione di acquisto. Acquista solo ciò che puoi permetterti di perdere e comprendi appieno i rischi connessi all’acquisto di criptovalute, in particolare memecoin, prima di procedere.

Intesa Sanpaolo ha comprato 11 Bitcoin per 1 milione di euro

Bitcoin: Intesa Sanpaolo compra 1 milione di euro

Intesa Sanpaolo compra 11 Bitcoin. È la prima volta che una banca italiana acquista crypto

Durante la mattinata di ieri, lunedì 13 gennaio 2025, Intesa Sanpaolo ha acquistato Bitcoin. La più grande banca italiana, che secondo i dati del 2022 gestisce più di 400 miliardi di euro di asset, è la prima a processare ufficialmente un’operazione in criptovalute nel nostro Paese.

Quali sono le motivazioni che hanno portato l’istituto di credito a processare questo acquisto e perché (e come) è stato reso pubblico?

Perché l’istituto di credito ha deciso di acquistare BTC?

Le ragioni di questa scelta non sono state ancora chiarite nel dettaglio: la banca non ha rilasciato commenti pubblici approfonditi, limitandosi a confermare la notizia. È comunque ragionevole ipotizzare che l’operazione rientri in una strategia di diversificazione delle riserve o che sia parte di un futuro ampliamento dei servizi legati alle criptovalute.

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Le dinamiche dell’acquisto

Stando alle informazioni trapelate, Intesa Sanpaolo avrebbe acquistato 11 Bitcoin per un controvalore di circa 1 milione di euro. La notizia è stata inizialmente divulgata da uno screenshot pubblicato su 4Chan e attribuito a una conversazione interna firmata da Niccolò Bardoscia, Head of Digital Assets Trading & Investments di Intesa Sanpaolo. Il messaggio recitava:

“A oggi 13/01/2025, Intesa Sanpaolo possiede 11 Bitcoin. Grazie a tutti per il lavoro di squadra.”

Nella giornata di lunedì 13 gennaio, Bitcoin ha registrato un elevato livello di volatilità e il suo prezzo ha oscillato nel range compreso tra i 93.130€ e 88.500€. Il prezzo effettivo di acquisto da parte dell’istituto non è stato reso noto; tuttavia, dal contenuto dello screenshot si evince che la transazione sarebbe avvenuta nelle prime ore della mattinata, presumibilmente ad un prezzo di circa 90.000€.

Dopo la pubblicazione del leak, alcune testate giornalistiche italiane hanno contattato Intesa Sanpaolo per avere conferme. L’istituto ha ammesso di aver perfezionato l’acquisto, senza fornire ulteriori dettagli sulle motivazioni o sulle finalità a lungo termine.

Che cosa cambierà nel panorama bancario italiano?

Questa mossa di Intesa Sanpaolo rappresenta un precedente importante: è la prima banca italiana a dichiarare di possedere Bitcoin in portafoglio. In un contesto internazionale in cui crescono gli investimenti in criptovalute da parte di grandi fondi istituzionali, l’interesse di un attore bancario di primo piano potrebbe anticipare ulteriori aperture o sperimentazioni anche da parte di altri istituti di credito.

Resta da capire ancora la finalità dell’acquisto. Questo si colloca all’interno di una mera strategia di diversificazione di portafoglio, con i BTC che dovranno svolgere un ruolo di riserva all’interno della banca. O, al contrario, Intesa Sanpaolo ha intenzione di lanciare servizi crypto per i propri clienti. Magari una piattaforma per la custodia o persino un exchange.

In quest’ultimo caso, sarebbe necessario ottenere tutte le licenze e i permessi previsti dalle normative vigenti in materia di servizi finanziari e criptovalute.

L’acquisto di 11 Bitcoin da parte di Intesa Sanpaolo rappresenta un segnale di svolta nel rapporto fra il sistema bancario tradizionale italiano e il mondo delle criptovalute. Soprattutto perché sia Banca d’Italia che diverse istituzioni unitarie, su tutte la Banca Centrale Europea, si sono espresse più volte in modo contrario nei confronti di questa tecnologia. Mentre oltreoceano, soprattutto dopo la vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali USA, le crypto giocano ormai un ruolo centrale dal punto di vista economico.

Generazione Z e il fenomeno dei Neet: cause e conseguenze

Generazione Z e il fenomeno dei Neet: cause e conseguenze

Sempre più giovani della Generazione Z diventano Neet (not in education, employment or training). Scopri le cause e le possibili conseguenze del fenomeno

Il modo in cui i Gen Z si approcciano al mondo del lavoro è totalmente diverso rispetto a quello delle generazioni precedenti. Tuttavia, la crescita dei cosiddetti Neet, ovvero di chi decide di non dedicarsi a percorsi di istruzione, lavoro o formazione, preoccupa le istituzioni. Quanti sono i Neet in Europa? Sono in crescita rispetto agli anni passati? Cosa spinge i più giovani a fare questa scelta?

In questo articolo, attraverso un’analisi dei dati più recenti sulla disoccupazione, cercheremo di fornire un quadro completo della situazione.

Cosa significa NEET?

L’acronimo “Neet” (dall’inglese Neither in Employment nor in Education and Training) coniato dal Ministero dell’Interno del Regno Unito nel 1986, viene oggi utilizzato per indicare i giovani compresi tra i 15 e i 34 anni che non studiano, non lavorano e non sono inseriti in un percorso di formazione.

Come si può intuire dal significato dell’acronimo Neet, si tratta di una categoria ombrello, sotto la quale sono comprese situazioni e persone le cui caratteristiche sono molto diverse tra di loro. In ogni caso, sopratutto negli ultimi anni, è emerso che le problematiche che affliggono questa categoria di giovani, spesso contemporaneamente, sono principalmente tre: scoraggiamento, emarginazione e disoccupazione.

Un fenomeno in crescita

Secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO), nel 2022 quasi un quarto dei giovani (23,5%) nel mondo era Neet, un dato superiore ai livelli pre-pandemia. Perciò è probabile che il Covid-19 abbia contribuito ad aumentare il numero di giovani ai margini del sistema educativo e occupazionale.

Ma la pandemia ha generato o “soltanto” intensificato un fenomeno già in crescita? Secondo l’ILO più la seconda, dato che i membri della generazione Z potrebbero essersi scoraggiati dopo aver perso, per qualche mese, l’opportunità di viaggiare all’estero o di lavorare fisicamente all’interno delle aziende. 

Secondo l’ILO, è cruciale intensificare gli sforzi per ridurre i tassi di Neet giovanile, poiché quasi 289 milioni di giovani sono esclusi dal mondo del lavoro e dello studio, con un impatto duraturo sul loro futuro economico e professionale.

Per avere un quadro completo sulla questione, però, possiamo analizzare la situazione descritta da Eurostat. Secondo l’ufficio statistico dell’Unione europea, la media UE dei Neet si aggira intorno all’11%. In Italia questa categoria trova maggior riscontro nella fascia compresa tra i 25 e i 29 anni di età, dove i Neet sono il 25,2%, percentuale che poi si riduce per gli scaglioni successivi: 21,5% tra i 20 e i 24 anni e 10,1% tra i 15 e i 19 anni.

Le categorie di NEET

Dopo aver compreso quanti sono effettivamente i Neet in Italia e come sono suddivisi, è il momento di cercare di comprendere i motivi principali che portano i giovani a rientrare all’interno di questa condizione. Per farlo ci viene in soccorso una ricerca svolta da Intesa San Paolo in collaborazione con l’università LUISS, che mette in evidenza le tipologie di Neet più comuni.

Una delle principali cause che porta i cittadini italiani a non intraprendere un percorso di studi o lavorativo è causato dalla dispersione scolastica, vissuta principalmente da individui maschi in età compresa tra i 15 e i 19 anni. Una grande percentuale di questi non porta a termine gli studi e, al contempo, non esplora il mondo del lavoro, rimanendo nel limbo.

Anche tante giovani madri vanno in contro allo stesso destino. Si tratta, generalmente, di ragazze single di età compresa tra i 25 e i 29 anni, che non possiedono o non cercano un lavoro. Un’altra categoria molto popolosa è quella delle giovani ventenni che svolgono lavoretti: sono generalmente ragazze single, tra i 20 e i 24 anni, possiedono un titolo di studio secondario, sono impiegate in lavori temporanei e non trovano occupazioni stabili.

Infine ci sono, probabilmente, le due categorie che vivono con maggior disagio e disillusione la condizione di Neet. Gli scoraggiati: giovani di età compresa tra i 22 e i 27 anni che hanno frequentato gli ultimi anni di formazione in lockdown, vivendo una difficile transizione tra scuola e lavoro. E i “troppo qualificati.” Individui di età compresa tra i 20 e i 29 anni, disoccupati e spesso in attesa della prima occupazione, in possesso di un titolo di studio elevato, disponibili al lavoro, ma che non trovano corrispondenza tra le loro competenze e quelle richieste dal mercato del lavoro.

Perché ci sono sempre più Neet?

La vita da Neet non sempre implica una visione negativa del futuro. Secondo quanto emerso dalla ricerca di Eurostat molti giovani scelgono volontariamente di rientrare in questa condizione, rivendicando il loro spazio di “attesa” fino a quando non trovano un lavoro che sia in linea con le loro aspettative di sicurezza e appagamento

In alcuni casi quest’idea scaturisce da un sentimento crescente di disillusione nei confronti della cosiddette corporate fra i giovani, che vedono le grandi aziende come sfruttatrici dei lavoratori. Questo rifiuto del tradizionale “corporate life” si riflette anche sui social media, dove l’hashtag #corporatelife è utilizzato per esprimere l’insoddisfazione verso le dinamiche lavorative moderne.

Alcuni giovani preferiscono, quindi, rifiutare lavori ritenuti alienanti e attendere opportunità che considerano più significative. Laurie Cure, manager della società di consulenza Innovative Connections, sostiene che questa generazione, avendo vissuto periodi di instabilità economica, preferisce lavori che offrano sicurezza e soddisfazione personale. Essere Neet, in questo contesto, non significa evitare il lavoro, ma cercare quello giusto e sufficentemente appagante. Questo atteggiamento riflette un cambiamento significativo nella percezione del lavoro: non più solo un mezzo di sostentamento, ma un elemento che deve avere un significato intrinseco e positivo per l’individuo.

Effetti a lungo termine e criticità

Sebbene per molti giovani la scelta di essere Neet possa sembrare una ribellione positiva verso un sistema lavorativo insoddisfacente, ci sono anche delle criticità da considerare. Gli esperti di carriera avvertono che rimanere disoccupati per troppo tempo può avere effetti negativi a lungo termine, limitando le opportunità future di inserimento nel mercato del lavoro e riducendo le competenze professionali acquisite. Inoltre, in un mercato sempre più competitivo, periodi di inattività prolungata possono rappresentare un ostacolo per ottenere un’occupazione stabile.

Nonostante ciò, per molti giovani della Generazione Z, aspettare l’opportunità giusta è preferibile rispetto ad accettare un lavoro che non li soddisfi o che li renda infelici. La pandemia ha accentuato l’importanza della salute mentale e del benessere personale, e per questa nuova generazione, un lavoro deve anche garantire qualità di vita e soddisfazione. Questo nuovo approccio al mondo del lavoro riflette cambiamenti culturali profondi, che mirano a una visione più umana e appagante dell’occupazione.


Nucleare in Italia? Le sfide per il 2030

Nucleare in Italia? Il punto della situazione

L’Italia pensa alla reintroduzione del Nucleare per la produzione di energia elettrica. Quali sono le sfide principali per il 2030?

Negli ultimi anni, il dibattito sul nucleare in Italia è tornato al centro della scena politica ed economica, soprattutto a causa della crisi energetica che ha colpito l’Europa dopo lo scoppio del conflitto russo-ucraino. Nonostante varie iniziative stiano prendendo forma, tra cui la nomina di un esperto da parte del governo per valutare la fattibilità della reintroduzione dei reattori e l’annuncio di una prossima legge delega per disciplinare il settore, raggiungere l’obiettivo non sarà semplice né immediato. 

Le sfida principale in questo senso riguarda il convincimento dell’opinione pubblica, soprattutto per quanto riguarda la sicurezza delle centrali

Il ritorno del nucleare in Italia è possibile?

La storia d’amore e odio tra Italia e nucleare è, da molti anni, piuttosto travagliata. Tuttavia, nell’ultimo periodo, la necessità di ridurre la dipendenza dal gas e dalle importazioni energetiche, insieme all’obiettivo di raggiungere gli standard europei per la riduzione delle emissioni di CO2, ha riaperto il dibattito.

Il Governo italiano ha nominato un esperto per valutare la fattibilità del nucleare e sta preparando una legge delega per regolamentare il settore. Il percorso non sarà facile, soprattutto perché l’opinione pubblica ha votato contro questa fonte di energia attraverso due referendum, quello di novembre 1987 e quello di giugno 2011. Inoltre, bisogna anche specificare che nel caso di un via libera, i primi reattori non saranno attivi prima del 2030, e quindi questa fonte di energia non avrà un impatto immediato sull’approvvigionamento energetico italiano.

NewCo Enel e e i mini reattori

Tra le iniziative più significative c’è la creazione della NewCo Enel, una società dedicata alla valutazione e allo sviluppo di tecnologie nucleari in Italia. L’Enel, insieme a due colossi della storia industriale italiana come Ansaldo e Leonardo, sta esplorando l’opportunità di utilizzare i mini reattori nucleari modulari (SMR), una tecnologia di terza generazione considerata più sicura e flessibile rispetto ai reattori tradizionali.

Gli SMR sono molto più piccoli degli impianti tradizionali. Le loro dimensioni difficilmente superano quelle di un campo da calcio (105 m X 68 m) e utilizzano sistemi automatici di raffreddamento. Senza entrare nel tecnico, si può dire che i mini reattori nucleari modulari sarebbero più sicuri e più facili da costruire e trasportare. Inoltre, sarebbe possibile produrli all’interno di capannoni industriali, assemblandoli poi nel luogo di installazione. Questa flessibilità potrebbe consentire a un’Italia che punta al nucleare di creare una filiera produttiva competitiva.

I vantaggi del nucleare per l’Italia

Il nucleare garantirebbe al nostro paese la possibilità di attingere da una fonte di energia elettrica costante e affidabile, risolvendo i problemi di intermittenza di queste ultime che affliggono prevalentemente il fotovoltaico. Inoltre, i costi di produzione dell’energia nucleare sono competitivi rispetto a quelli per l’estrazione del gas, il che potrebbe ridurre i costi energetici che imprese e cittadini devono affrontare.

Secondo alcune stime, una trentina di mini reattori nucleari garantirebbero una potenza di circa 12-16 gigawatt, pari a un decimo della domanda energetica del Paese durante il 2023. L’energia prodotta da questi impianti, anche se non sufficiente per coprire il fabbisogno totale delle grandi città, sarebbe ideale per attività produttive ad alta intensità energetica, come le imprese manifatturiere e i data center.

L’interesse per il nucleare è particolarmente forte tra le Big Tech, che richiedono una fonte di energia costante e affidabile per alimentare i loro data center. L’Enel ha già ricevuto oltre 40 richieste da operatori internazionali per la realizzazione di data center in Italia, tra cui Google e Amazon.

Le sfide del nucleare Italia

Nonostante i vantaggi che garantisce questa tecnologia, il percorso del nucleare in Italia è ancora pieno di sfide. In primis “convincere l’opinione pubblica,” che ha votato due volte contro all’istallazione di centrali sul suolo del nostro Paese principalmente a causa della preoccupazione per il rispetto degli standard di sicurezza. Sia per quanto riguarda l’installazione e il funzionamento dei reattori, ma anche, e forse soprattutto, per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi. La seconda, invece, riguarda il tempo, dato che se si iniziasse oggi sarebbe difficile concludere i lavori entro il 2030, visto che  per costruire un un mini reattore nucleare sono necessari più di quattro anni. L’impatto economico di questa tecnologia potrebbe, però, essere prorompente, e ammonterebbe, secondo le stime, a circa 45 miliardi di euro.

Insomma, l’energia nucleare potrebbe ricoprire un ruolo determinante nel percorso verso la transizione dai combustibili fossili a fonti energetiche, in grado di garantire la sicurezza energetica e contrastare il cambiamento climatico, dato che costituisce un elemento chiave per istituire sistemi elettrici a basse emissioni. Nell’ambizioso obiettivo mondiale di raggiungere un bilancio net-zero entro metà secolo, l’energia nucleare, attualmente presente in 32 Paesi con una capacità totale di 413 GW, gioca un ruolo significativo nell’evitare 1,5 gigatonnellate (Gt) di emissioni globali e ridurre la domanda mondiale di gas di 180 miliardi di metri cubi (bcm) annualmente.

In conclusione, si può dire che reintrodurre il nucleare in Italia è un’attività molto ambiziosa, ma sicuramente realizzabile. Grazie a iniziative come la NewCo Enel, il paese sta facendo passi importanti verso una nuova era energetica. Tuttavia, il successo dipenderà dalla capacità di superare le sfide politiche, sociali e tecnologiche, e di trovare un equilibrio tra innovazione e sostenibilità.

5 regali di Natale per appassionati di criptovalute

5 regali di Natale per appassionati di criptovalute

Cerchi idee regalo per questo Natale? Ecco una lista di oggetti e pensieri a tema criptovalute. Per accontentare i gusti di tutti!

Il Natale è alle porte! Da un lato ci sono quelli che già a Ferragosto hanno pianificato con precisione maniacale i loro regali di Natale. Dall’altro ci sei tu che stai per entrare nel panico e rischi di comprare l’ultimo bagnoschiuma Tesori d’Oriente rimasto al centro commerciale. Young Platform è qui con la lista definitiva di idee regalo di Natale per appassionati di criptovalute!

1. BTC è per sempre

Secondo il 97% degli italiani il regalo perfetto per Natale è…Bitcoin. Ok, ci siamo inventati questa percentuale ma d’altronde il valore di Bitcoin è sempre cresciuto nel tempo. Insomma chi è che non vorrebbe ricevere un regalo così?


Se, invece, pensi che i migliori regali siano le esperienze da condividere, puoi utilizzare Bitcoin per esplorare il mondo crypto insieme alla persona che ami, alla tua gym sister o in compagnia di quel tuo lontano zio con cui non sai mai di cosa parlare.

Regala Bitcoin!

2. A Natale siamo tutti più… colti!

A Natale puoi fare quello che non puoi fare mai, tipo leggere un libro. Le vacanze sono il momento perfetto per rallentare e dedicarsi a scoprire la storia di Ethereum accanto al camino. I libri sulle criptovalute e sulla blockchain sono tantissimi, e possono essere interessanti per ogni tipo di utente. Potresti regalare il libro di Laura Shin “The Cryptopians” ai tuoi amici appassionati di tecnologia e trame intriganti, mentre per i tuoi parenti meno esperti scegliere come regalo “Mamma ho comprato Bitcoin” di Lorenzo Primiterra

3. Con un wallet vai sul sicuro

Se non hai ancora trovato l’idea regalo natalizia giusta per un appassionato di criptovalute potresti considerare l’acquisto di un hardware wallet. Gli hardware wallet sono portafogli digitali sotto forma di chiavette USB che permettono di conservare offline le criptovalute e gli NFT. Anche se potrebbe sembrare un regalo più adatto ad utenti esperti, in realtà gli ultimi modelli di hardware sono molto semplici da configurare e utilizzare. I marchi più famosi che producono questo tipo di wallet sono Ledger e Trezor. Se conosci un hodler accanito, potrebbe apprezzarlo!

4. Fai una donazione in criptovalute

Esistono molte Onlus che danno la possibilità di fare una donazione in criptovalute, anche a nome di un’altra persona. Per un regalo di immenso valore! 

Tra le più note organizzazioni ad accettare donazioni in crypto, grazie a Young Platform, ci sono Save the Children e EMERGENCY che, attraverso i loro programmi, sostengono rispettivamente i bambini che vivono in zone di conflitto e le vittime di quest’ultimo.

Supportando i pagamenti via blockchain, questi enti permettono una raccolta tracciabile e senza confini verso paesi dove i servizi finanziari sono spesso carenti o costosi. Puoi inviare criptovalute direttamente dall’app di Young Platform, processando un trasferimento all’address che trovi sulle pagine (linkate qui sopra) delle organizzazioni citate.

Dona in crypto, la guida completa

5. Oh, oh, oh! Una nevicata di gadget crypto

Se sei ancora a corto di idee, prova a pensare cosa vorresti che regalassero a te a Natale.

Pandoro o panettone? Gadget di Bitcoin o di Ethereum? Bel dilemma! Ecco la soluzione che unisce tutti. Di qualunque squadra sia il destinatario, non passerà sicuramente inosservato!

5 regali di Natale per appassionati di criptovalute

Ti manca la fantasia e pensi di ricorrere al vecchio trucco della zia regalando calzini? Mantieni la tradizione viva, ma stilosa, con delle calze a tema crypto

5 regali di Natale per appassionati di criptovalute

Ti sei fatt* un’idea? Ora non ti resta che scegliere il miglior regalo di Natale crypto per i tuoi amici e parenti!

Come andare in pensione anticipata a 64 anni: la guida spiegata semplice

pensione anticipata a 64 anni

Cosa si deve fare per andare in pensione a 64 anni? Chi ci può andare? Con quali requisiti?

Dal 1° gennaio 2025, sarà possibile andare in pensione anticipata a 64 anni, ma con nuove regole e requisiti. In questa guida spiegheremo non solo chi può accedere a questa opportunità, ma anche cosa sono il regime contributivo puro, l’assegno sociale e la pensione integrativa, per aiutarti a capire meglio come funzionano queste misure introdotte dalla nuova Legge di Bilancio.

1. Chi può andare in pensione anticipata a 64 anni?

Le nuove regole si applicano a:

  • Lavoratori nel regime contributivo puro, cioè chi ha iniziato a lavorare dopo il 31 dicembre 1995.
  • Chi ha almeno 25 anni di contributi (30 anni dal 2030).
  • Chi raggiunge una pensione minima di 1.603,23 euro al mese (tre volte l’assegno sociale del 2024).

Cos’è il regime contributivo puro?

Il regime contributivo puro è un sistema di calcolo della pensione basato esclusivamente sui contributi versati durante la carriera lavorativa.

  • Si applica a chi ha iniziato a lavorare dopo il 1995, in seguito alla riforma Dini.
  • La pensione dipende dall’importo totale dei contributi accantonati e dalla loro rivalutazione nel tempo.
  • Non tiene conto di eventuali retribuzioni precedenti, come avviene nel regime retributivo o misto.

2. Cosa serve per andare in pensione anticipata?

Ricapitolando quanto abbiamo detto, dal 2025:

  • Età: almeno 64 anni.
  • Contributi: almeno 25 anni (30 anni dal 2030).
  • Importo minimo della pensione: devi raggiungere almeno tre volte l’assegno sociale, pari a 1.603,23 euro al mese.

Cos’è l’assegno sociale?

L’assegno sociale è un supporto economico fornito dallo Stato alle persone con redditi molto bassi o nulli, che abbiano almeno 67 anni e risiedano in Italia.

  • L’importo dell’assegno sociale nel 2024 è di 534,41 euro al mese.
  • Per accedere alla pensione anticipata, è necessario che la pensione raggiunga almeno tre volte questo importo (circa 1.603 euro).

3. Come funziona la pensione integrativa?

Se la pensione INPS (obbligatoria) non raggiunge la soglia minima richiesta, puoi utilizzare la pensione integrativa per colmare la differenza.

Cos’è la pensione integrativa?

La pensione integrativa è un sistema di risparmio volontario che permette di accantonare somme aggiuntive durante la vita lavorativa per avere una rendita extra una volta in pensione.

  • Viene accumulata aderendo a un fondo pensione o a un piano individuale pensionistico (PIP).
  • Può essere riscossa come rendita periodica o come capitale, a seconda delle regole del fondo.
  • È particolarmente utile per chi è nel regime contributivo, dove la pensione è calcolata solo sui contributi versati, e rischia di essere più bassa.

Esempio pratico:

Se la tua pensione INPS è di 1.300 euro al mese e la rendita dal tuo fondo pensione è di 350 euro, il totale sarà di 1.650 euro, permettendoti di accedere alla pensione anticipata.

4. Pensione anticipata per le donne a 64 anni: agevolazioni per chi ha figli

Le lavoratrici madri possono accedere al pensionamento anticipato con requisiti ridotti:

  • Con un figlio, la soglia minima scende a 1.496 euro al mese (2,8 volte l’assegno sociale).
  • Con due figli, si riduce ulteriormente a 1.389 euro al mese (2,6 volte l’assegno sociale).

5. Divieto di cumulo con altri redditi per chi va in pensione anticipata

Un aspetto importante da considerare per chi sceglie la pensione anticipata è il divieto di cumulo con altri redditi da lavoro.

  • Non puoi lavorare come dipendente o autonomo: chi va in pensione anticipata non può svolgere attività lavorative regolari.
  • Eccezione per il lavoro occasionale: è consentito solo il lavoro occasionale, ma con un limite massimo di 5.000 euro lordi annui.

Questa regola vuole evitare che chi accede alla pensione anticipata possa continuare a generare redditi regolari, garantendo così che il sistema previdenziale mantenga un equilibrio economico. Prima di scegliere questa opzione, valuta attentamente le implicazioni sul tuo reddito complessivo.

6. Clausole di sicurezza e futuri cambiamenti

Dal 2030, i requisiti per la pensione anticipata diventeranno più stringenti:

  • I contributi richiesti aumenteranno a 30 anni.
  • La soglia minima salirà a 1.710 euro al mese (3,2 volte l’assegno sociale).

La riforma include inoltre clausole di sicurezza per evitare costi eccessivi per lo Stato. Queste potrebbero comportare:

  • Un aumento ulteriore dei requisiti contributivi o della soglia minima.
  • Eventuali posticipazioni della pensione anticipata.

Se hai intenzione di andare in pensione anticipata, ti consigliamo di inoltrare la richiesta entro i prossimi 5 anni per evitare di rientrare nelle clausole più restrittive previste dal 2030.

7.  Pensione di vecchiaia a 67 anni: cosa cambia?

Le nuove regole introdotte dalla riforma non si limitano al pensionamento anticipato, ma interessano anche la pensione di vecchiaia, accessibile a partire da 67 anni. Per chi è nel regime contributivo puro, sarà possibile utilizzare la rendita della pensione integrativa per raggiungere la soglia minima dell’assegno sociale e accedere alla pensione.

Come funziona?

Requisiti minimi:

  • 67 anni di età.
  • Almeno 20 anni di contributi versati.
  • Importo minimo della pensione: deve essere pari almeno a 534,41 euro al mese (l’importo dell’assegno sociale nel 2024).

Se la pensione obbligatoria INPS non raggiunge questa soglia, sarà possibile integrare l’importo con la rendita maturata nella pensione complementare.

Esempio pratico:

Se la pensione INPS è di 500 euro al mese, è possibile utilizzare 50 euro dalla rendita del fondo pensione per raggiungere i 534,41 euro richiesti e andare in pensione a 67 anni.

Questa possibilità offre un’importante opportunità per chi ha carriere lavorative discontinue o stipendi bassi, garantendo un minimo di sicurezza economica.

8. Aumento delle pensioni minime per gli over 70

Dal 2025, le pensioni minime per gli over 70 in difficoltà economica saranno aumentate di 8 euro al mese, e verrà leggermente innalzato il reddito massimo per ottenere questi benefici.

9. Novità per i giovani lavoratori: contributi extra per una maggiore sicurezza pensionistica

La riforma include importanti novità per i giovani lavoratori assunti dal 2025, offrendo strumenti per migliorare le loro pensioni future.

Contributi extra volontari

I neoassunti potranno scegliere di aumentare volontariamente la loro contribuzione previdenziale fino a un massimo del 2% in più rispetto alla contribuzione standard.

  • Esempio per i dipendenti: l’attuale aliquota contributiva del 9,19% potrà salire fino all’11,19%.
  • Questo contributo extra sarà deducibile al 50% dalle tasse, rendendolo meno oneroso per chi decide di aderire.

L’obiettivo è incentivare i giovani a versare di più durante la carriera lavorativa, così da costruire una pensione più elevata nel lungo termine, anche a fronte di carriere meno lineari o stipendi iniziali bassi.

In sintesi: cosa fare per andare in pensione a 64 Anni?

  1. Verifica i tuoi requisiti:
    • Età (64 anni).
    • Anni di contributi (almeno 25).
    • Importo minimo della pensione (1.603,23 euro al mese).
  2. Calcola la tua pensione:
    • Accedi al portale INPS per controllare la tua posizione contributiva.
    • Consulta il tuo fondo pensione per verificare la rendita maturata.
  3. Richiedi supporto:
    • Rivolgiti a un patronato o al tuo fondo pensione per avere assistenza nel calcolo e nella domanda.
  4. Presenta la domanda:
    • Utilizza il portale INPS per inoltrare la richiesta di pensionamento anticipato.

Andare in pensione anticipata a 64 anni sarà possibile per chi ha maturato almeno 25 anni di contributi e utilizza la pensione integrativa per colmare eventuali carenze. Questa misura offre maggiore flessibilità, ma richiede una pianificazione attenta e una conoscenza delle regole.

Consulta subito il tuo estratto contributivo e prepara la tua strategia per il pensionamento!

Fonti utili:

  • Portale INPS: www.inps.it
  • Fondi pensione e consulenti previdenziali per assistenza.