Bitcoin NFT: cosa sono gli Ordinals? Cambieranno la blockchain per sempre?

I Bitcoin ordinals scompariranno?

Una nuova tecnologia porta gli NFT su Bitcoin e la blockchain si prepara a una rivoluzione. Ecco cosa sono gli Ordinals, con tutti pro e i contro 

Cosa sono gli Ordinals, gli NFT su Bitcoin che in questi giorni hanno scosso il settore dei token non fungibili? Tra Bitcoin ed Ethereum, le due blockchain più grandi ed utilizzate, c’è sempre stata una sostanziale differenza: la presenza di servizi di finanza decentralizzata. Su Ethereum vengono costruite ogni giorno dapp e NFT (Non Fungible Token), Bitcoin invece è rimasta una blockchain “pura” che gestisce trasferimenti di criptovalute. Per questioni tecniche, la DeFi è sempre stata un’esclusiva di Ethereum, ma le cose ora stanno cambiando grazie a un innovativo protocollo. 

Il 21 Gennaio 2023 è stato lanciato Ordinals che consente per la prima volta di creare NFT NFT su Bitcoin, direttamente sulla blockchain. Ma la tecnologia alla base di questo protocollo non si limita al campo dei token non fungibili, ha le potenzialità per rivoluzionare il network per sempre. Cosa che ha suscitato critiche, preoccupazioni ma anche tanto entusiasmo. Dobbiamo salutare Bitcoin come lo conosciamo?

Bitcoin NFT: cosa sono gli Ordinals

Per spiegare in breve cosa sono gli Ordinals si può dire “NFT su Bitcoin”. Nello specifico sono nati grazie all’omonimo protocollo sviluppato da Casey Rodarmor. Si tratta di una nuova modalità per registrare dati che sfrutta l’efficienza degli aggiornamenti SegWit (2017) e Taproot (2021) sul tema dell’archiviazione delle informazioni sui nodi della blockchain. 

Ordinals trascrive dati come immagini, video o testi, sui singoli satoshi (sat), ovvero le unità minime di un Bitcoin (1 BTC è suddiviso in 100.000.000 satoshi). In poche parole i dati multimediali vengono associati a un sat tramite un codice chiamato “ordinal”, creando degli “artefatti digitali” molto simili ai classici NFT. Grazie al sistema di numerazione degli ordinal, ogni sat è sia fungibile, in quanto criptovaluta, che non fungibile. 

Quale sarà l’impatto di questa novità sul prezzo e la dominance di Bitcoin? Monitora in tempo reale il suo valore e il grafico per non perderti i movimenti più importanti.

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Il successo di Ordinals e i primi NFT su Bitcoin

La prima transazione è avvenuta il 14 Dicembre 2022 ma è tra la fine di Gennaio e l’inizio Febbraio che gli NFT su Bitcoin sono esplosi. Ad oggi si contano più di 200.000 Ordinals. Sulla blockchain sono stati registrati ogni genere di meme, emoji, piccoli video, opere d’arte digitali ma anche delle semplici scritte. L’ “inscription” 89228 ad esempio contiene un romantico “Dan + Emma”. 

Il 1° Febbraio la società di mining Luxor ha estratto il blocco di Bitcoin più grande di sempre con un Ordinals chiamato Taproot Wizards basato sul meme “magic internet money”. Il blocco ha una dimensione di 3,96 MB, appena inferiore al limite di 4 MB. Per mintarlo sono stati spesi 209 dollari in commissioni. 

Sono migliori degli NFT su Ethereum?

Gli NFT creati su Bitcoin grazie a Ordinals non sono veri e propri token non fungibili, hanno delle caratteristiche differenti e per questo Rodarmor stesso li chiama “artefatti digitali”.

Un classico NFT su Ethereum registra su blockchain solo il suo ID mentre, per questioni di spazio, i metadati delle opere digitali sono archiviati in un sistema esterno come un IPFS. Gli Ordinals invece sono completamente on-chain e quindi immutabili, mentre i metadati degli NFT ad esempio possono essere modificati per migliorare la qualità delle immagini. In un certo senso possono essere considerati “spezzati” o “incompleti”, a differenza di quelli su BTC che nascono e vivono totalmente sulla blockchain. Inoltre gli artefatti digitali non corrispondono esattamente agli NFT perché non sono predisposti a generare royalty per gli artisti. 

Queste diversità non sono necessariamente miglioramenti rispetto ai token su Ethereum, tuttavia gli Ordinals potrebbero non solo essere un cambiamento radicale per Bitcoin, ma anche un avanzamento tecnico per tutti gli NFT. 

Bitcoin NFT: cosa cambia per la blockchain?

Per molti gli Ordinals sono così speciali perché è la prima volta che Bitcoin viene utilizzato per qualcosa di diverso dalle classiche transazioni peer-to-peer. La blockchain ora contiene un mix di transazioni e di file. È un momento storico per BTC: l’innovazione sta cambiando le attività sulla sua rete che non sono più stabilite soltanto dai pagamenti. 

Il primo effetto del successo degli NFT su Bitcoin è stato il fermento dei movimenti del network. L’uso degli Ordinals ha aumentato vertiginosamente l’utilizzo della rete e portato nuovi utenti. In questo ultimo periodo la blockchain elabora più jpeg che transazioni P2P e anche se le commissioni (fee) sono al di sotto della media, gli Ordinals le hanno fatte salire del 25%. Per la prima volta dopo il fallimento di FTX, la media mensile dei nuovi indirizzi che entrano nella rete ha superato la media annuale.

Ma la vera rivoluzione sta nelle potenzialità tecniche degli Ordinals, grazie al protocollo potranno essere integrati in rete smart contract e rollup che amplierebbero i casi d’uso di Bitcoin. La blockchain di Satoshi Nakamoto potrebbe consolidarsi come network del futuro, diventando competitiva anche nel campo DeFi. 

Pro e contro di portare gli NFT su Bitcoin

Il primo pro di portare gli NFT su Bitcoin è l’aumento dei casi d’uso che porta di conseguenza più persone a utilizzare il network. Gli NFT del resto sono la tecnologia crypto più popolare che ha attirato molti utenti estranei al settore. 

I miner di Bitcoin dovrebbero essere i primi a guardare questa novità con interesse: sul lungo termine il loro lavoro verrà retribuito principalmente con le commissioni di transazione piuttosto che dalle ricompense per i nuovi blocchi. Al momento anche una singola dapp di Ethereum come Uniswap genera più fee dell’intera rete di Bitcoin. In due mesi i miner grazie alle transazioni di Ordinals hanno già guadagnato 600.000$. 

Dall’altro lato c’è chi sostiene che gli NFT su Bitcoin portino solo un’inutile congestione della rete che diventerà sempre più lenta. Gli Ordinals in effetti hanno un impatto sulla dimensione dei blocchi che nell’ultima settimana è passata da una media di 1,5-2 MB a 3,0-3,5 MB. Questa scuola di pensiero vede Bitcoin costruito solo per un unico scopo ovvero concretizzare un sistema di pagamento peer-to-peer. 

Dove comprare e custodire gli Ordinals

Gli Ordinals possono essere custoditi solo su wallet appositi, alcuni hanno come Sparrow, Xverse o Metamask hanno già integrato questa opzione. Non esiste un marketplace per comprarli, gli scambi avvengono allo stesso modo in cui scambiavamo le carte dei Pokemon durante l’intervallo a scuola. Questo implica contattare persone su Discord e fare trasferimenti di denaro non proprio sicuri. Senza una piattaforma gli scambi di NFT su Bitcoin ora sono rischiosi e richiedono precauzioni. 

Insomma cosa sono gli Ordinals se non un modo per rendere la blockchain di Bitcoin più diversificata e creativa? Sebbene ci siano alcune differenze rispetto ai token non fungibili standard, gli NFT su Bitcoin potrebbero aprire nuove opportunità per gli artisti e i collezionisti di tutto il mondo. Alla nuova tecnologia resta da superare la sfida di mantenere il network scalabile e di garantire la sicurezza agli utenti.  Dopo questo successo, gli Ordinals sono arrivati anche su Litecoin.  

Sei sul blog di Young Platform, la piattaforma italiana per comprare criptovalute. Qui puoi trovare le ultime novità su blockchain, Bitcoin e Web3. Raccontiamo da vicino questa economia emergente con un occhio alla finanza tradizionale, così hai tutto quello che ti serve per entrare nella nuova era del denaro. 

Metaverso: le aziende italiane che investono nei mondi virtuali 

Metaverso: le aziende italiane che stanno investendo

Aziende nel metaverso: quali società italiane hanno scelto di entrarci? 

Quali aziende si occupano del Metaverso in Italia? L’ultimo report del Metaverse Marketing Lab della School of Management del Politecnico di Milano ha individuato 64 imprese tricolori che hanno investito nei mondi virtuali per potenziare le loro attività. Tra queste circa la metà sono nel settore di moda e intrattenimento, aspetto che conferma la tendenza a livello internazionale. In Italia si stanno avvicinando a questa tecnologia anche altri ambiti centrali della nostra economia come l’automotive, l’agroalimentare, il turismo e lo sport. Le aziende italiane entrano nel Metaverso con strategie di marketing e branding ma anche per migliorare il rapporto con la loro community, soprattutto con le nuove generazioni. 

Benetton

Già in occasione della Milano Fashion Week del 2022, Benetton si è conquistata un posto nella lista delle aziende nel Metaverso di origine italiana. La società ha costruito un negozio virtuale accessibile da quello fisico in Corso Vittorio Emanuele in cui partecipare a giochi e sfide per guadagnare degli sconti da utilizzare per lo shopping. 

Consorzio del Prosciutto San Daniele

Il Metaverso del Consorzio del Prosciutto San Daniele si chiama LAB ed è un portale pensato per esplorare il mondo del prodotto DOP in tutte le fasi del processo di produzione e della filiera. LAB è un vero e proprio laboratorio digitale, ambientato nel set del prosciuttificio, con contenuti che raccontano l’eccellenza e la sostenibilità del San Daniele in maniera trasparente e coinvolgente. 

Dolce e Gabbana

Dolce e Gabbana, oltre ad essere un’eccellenza made in Italy a livello mondiale, è anche una delle prime aziende italiane a investire nel Metaverso. Con una collezione di venti look per avatar, Dolce e Gabbana ha inaugurato, con una sfilata unica nel suo genere, la prima Fashion Week a Decentraland. Pare confermata la presenza del brand anche all’edizione 2023 (prevista per fine Marzo) dove presenterà una serie di opere del concorso di design digitale Future Reward.

FIAT

Tra le aziende del Metaverso come non parlare del nostrano marchio automobilistico, che a Dicembre 2022 ha aperto le porte del suo showroom virtualeFIAT Metaverse Store” dove scoprire, configurare, personalizzare e comprare automobili come in una concessionaria. I primi modelli presentati nello showroom sono stati quelli della gamma della Nuova 500 ma entro il 2023 sono previste nuove integrazioni. In questo mondo virtuale c’è un avatar a disposizione degli utenti, il FIAT Product Genius, pronto a guidare l’esperienza e a rispondere alle domande sui prodotti. Il progetto è stato realizzato in collaborazione con Touchcast e Microsoft.

Gucci

Oltre a possedere un proprio terreno virtuale (LAND) nel metaverso di The Sandbox, Gucci ha una lunga e appassionata storia di collezioni di token non fungibili. Nel 2022 il brand ha cominciato ad accettare pagamenti in Bitcoin e altre crypto nei suoi store degli Stati Uniti ed è entrato nella DAO del marketplace NFT SuperRare. La piattaforma è diventata lo spazio espositivo per la moda virtuale di Gucci. 

Intesa San Paolo

Un’altra fra le aziende italiane nel Metaverso è Intesa San Paolo che durante la Milan Games Week & Cartoomics dello scorso anno, ha lanciato un’esperienza di gioco sul Roblox. Nella “Metaverse Arena”, dedicata soprattutto al pubblico della Gen Z, giocando si potevano vincere premi e pass per le conferenze dell’evento.

Valentino

Sempre nel corso della Milano Fashion Week 2022, Valentino insieme alla piattaforma per la realtà aumentata An art app, ha portato in giro per la città la sua campagna con l’attrice Zendaya. Una settimana fa la maison ha annunciato una partnership con UNXD, il marketplace per NFT di lusso per eccellenza. 

Poste Italiane

Poste Italiane ha annunciato il progetto della “Meta-Postepay” per rendere sempre più smart i pagamenti digitali. In un comunicato l’azienda italiana spiega: “con il Metaverso, stiamo mettendo insieme, in maniera ottimale, le caratteristiche del mondo fisico (la socialità, il concetto di vicinanza tra le persone) con quello digitale (velocità ed efficienza tecnologica)”.

Fendi

Un’altra azienda italiana di moda nel Metaverso è Fendi, il suo debutto nei mondi virtuali è coinciso con la presentazione della collezione uomo autunno/inverno 2022/2023. Fendi ha realizzato delle sneakers digitali per gli avatar dei social network di Meta, Instagram e Facebook. 

PwC Italia

La sezione italiana di PwC ha scelto di usare il Metaverso non per marketing ma per portare su un altro livello la selezione del personale. I candidati sosterranno i colloqui con le Risorse Umane in maniera ibrida: sia in un ambiente virtuale che negli uffici di PwC Italia. Nel mondo digitale i candidati presenteranno le loro competenze, simuleranno un progetto di lavoro e sperimenteranno in modo realistico come si svolge una giornata di lavoro. Il progetto pilota prevede di coinvolgere nelle selezioni virtuali il 20% dei candidati nei prossimi mesi. 

La lista delle aziende nel Metaverso di origine italiana è davvero lunga, altri brand da citare sono Lamborgini, Tucano, Enel, Ferroli, Gruppo Trivellato, Loft Italy, Bulgari e TIM. 

Bitcoin: 10 frasi memorabili pronunciate da chi non ti aspetti

10 frasi celebri su Bitcoin

10 frasi memorabili su Bitcoin pronunciate da chi è sempre stato un sostenitore e da chi invece si sta ricredendo

Frasi su Bitcoin da Bacio Perugina? Non proprio! Su questa criptovaluta se ne dicono di ogni tipo, infatti come per tutti i fenomeni e gli argomenti che fanno scalpore, anche BTC è oggetto di critiche, giudizi e opinioni. Analizziamo alcune delle “frasi crypto” dei personaggi più autorevoli del mondo dell’economia e della tecnologia. La narrativa intorno a Bitcoin si costruisce grazie ai suoi entusiasti sostenitori, tra questi ci sono sia esponenti del mondo crypto che personaggi che si sono avvicinati alle criptovalute in un secondo momento. Vediamo le loro 10 frasi celebri su Bitcoin!

1. Ray Dalio

“Bitcoin si è affermato negli ultimi 10 anni. Non è stato hackerato. Tutto sommato ha funzionato dal punto di vista operativo. Ha costruito un seguito significativo. È un’alternativa, e in un certo senso una riserva di beni. È come contante digitale. Questi sono i suoi vantaggi.”

Ray Dalio è una figura molto conosciuta nel campo degli investimenti e della finanza americana e non solo. Dalio è un manager di fondi speculativi che all’inizio si è dimostrato ostile al mondo delle criptovalute per poi ricredersi. Tra tutte le sue frasi su Bitcoin abbiamo selezionato quella datata 24 Marzo 2021, ma la sua “conversione crypto” risale già a Gennaio dello stesso anno. 

2. Elon Musk

 Cosa dice Elon Musk su BTC? “La struttura di Bitcoin è molto ingegnosa. La cartamoneta  scompare, e le criptovalute sono un modo migliore per trasferire valori rispetto a un pezzo di carta, questo è sicuro.”

La storia di Elon Musk con le crypto è longeva e senza colpi di scena, il miliardario CEO di Tesla è sempre stato sostenitore di Bitcoin (anche se la sua preferita rimane sempre Dogecoin). 

3. Jack Dorsey

“Bitcoin cambia assolutamente tutto, non credo ci sia qualcosa di più importante su cui lavorare nel corso della mia vita.”

Il fondatore ed ex amministratore delegato di Twitter ha le idee molto chiare. Questa è una di quelle frasi su Bitcoin che sostengono sia una rivoluzione, il mondo e internet avranno una moneta unica e quella sarà BTC. Nel Giugno 2021 aveva dichiarato che se non avesse concentrato le sue energie su Square o Twitter, avrebbe lavorato senza dubbio nel settore delle criptovalute. Al momento Dorsey sta finanziando un social network decentralizzato: Nostr. 

4. Peter Thiel

“Bitcoin è l’inizio di qualcosa di grande: una moneta senza un governo, qualcosa di necessario e imperativo.”

Tra le frasi memorabili su Bitcoin c’è poi quella di Peter Thiel, co-fondatore di Paypal. Thiel pare entusiasta: largo a Bitcoin, è quello di cui avevamo bisogno. 

5. Leon Luow

“Ogni persona informata ha bisogno di conoscere Bitcoin perché potrebbe essere uno degli sviluppi più importanti del mondo.”

Leon Luow è un intellettuale, autore e studioso sudafricano che è stato nominato al Premio Nobel per la Pace con la moglie Frances Kendall nel 1987. La sua frase crypto è una “deformazione professionale” da uomo di studi: che si voglia o meno, Bitcoin è pronto a rivoluzionare le nostre vite. Meglio imparare a conoscere il suo funzionamento, per comprendere anche le trasformazioni del mondo.

6. Bill Gates

“Bitcoin è un tour de force tecnologico.”

Con questo breve commento, Bill Gates lascia ampio spazio alle interpretazioni. L’espressione tour de force generalmente viene utilizzata per indicare un’impresa particolarmente ardua, a cui bisogna dedicare un notevole impiego di forze mentali e fisiche. Gates ha voluto sottolineare la grandezza dell’ingegno di chi ha messo a punto Bitcoin? Si può ipotizzare che, da informatico, Gates non sia rimasto indifferente di fronte alla sofisticata tecnologia della criptovaluta ideata da Satoshi Nakamoto

7. Rick Falkvinge

“Bitcoin farà alle banche quello che le email hanno fatto ai servizi postali.”

Rick Falkvinge è un imprenditore informatico e uomo politico svedese. Falkvinge è conosciuto per aver fondato il “Pirate Party” svedese, un partito politico focalizzato sui temi della condivisione delle informazioni, del copyright e dei brevetti. Nato dopo le accese discussioni del 2005 che hanno acceso la nazione sul tema. Falkvinge ha cominciato a studiare da vicino Bitcoin nel 2011 e da quel momento lo ha sempre sostenuto in quanto strumento di libertà personale. Con questa frase crypto paragona Bitcoin al potere rivoluzionario di internet, che ha cambiato le nostre abitudini, soprattutto quelle comunicative. 

8. Milton Friedman 

“Penso che internet sarà una delle forze principali per ridurre il ruolo dei governi. L’unica cosa che manca, ma che sarà presto sviluppata, è una e-cash affidabile, un metodo per cui attraverso internet puoi trasferire fondi da A a B senza che A conosca B o B conosca A.”

L’ottava delle frasi celebri su Bitcoin non è stata pronunciata esattamente in riferimento alla moneta di Nakamoto. Milton Friedman infatti è morto due anni prima che Bitcoin fosse creato. Nonostante l’economista non abbia assistito allo sviluppo della tecnologia blockchain e delle criptovalute, con queste parole del 1999 sembra aver colto il punto centrale di Bitcoin e della decentralizzazione. 

9. Andrew Ross Sorkin

“Bitcoin, a breve o anche a lungo termine può rivelarsi un buon investimento nel senso che tutto ciò che è raro può essere considerato prezioso. Come le carte da baseball. O un Picasso.”

La frase su Bitcoin del giornalista americano Andrew Ross Sorkin descrive il successo della crypto come risultato della sua scarsità, ricordandoci in qualche modo la teoria dello Stock-to-Flow di PlanB. Come succede per gli oggetti da collezionismo o le opere d’arte, più passa il tempo e diventano rare, più il loro valore aumenta. Oggetti da collezionismo, NFT e Bitcoin, da questo punto di vista sono preziosi perché disponibili in quantità limitata.

10. Al Gore 

“Penso che il fatto che all’interno dell’universo Bitcoin un algoritmo sostituisca la funzione del governo, sia in realtà molto interessante.”


Sulla gestione di progetti e nazioni, Al Gore è un esperto. L’ex vice presidente degli Stati Uniti e senatore americano non è rimasto indifferente di fronte al modello decentralizzato di Bitcoin e delle criptovalute. Soprattutto per come tutto il sistema sia funzionante anche senza un team di governance.


Queste frasi su Bitcoin, la crypto per eccellenza, faranno la storia? Al momento ci danno un’idea della sua percezione tra alcune delle menti più influenti del nostro secolo. Vedremo se hanno ragione, nel frattempo noi hodliamo!

Cos’è successo a Solana? Ora è tutto risolto?

Solana news: problemi per la blockchain. Cos’è successo?

Nel weekend il network è stato rallentato da un problema tecnico. Cosa ha fermato il trading su Solana?

Secondo le ultime news su Solana, Sabato la blockchain ha interrotto le sue attività per un breve tempo. Un problema tecnico ha rallentato le prestazioni del network, come lo scambio delle criptovalute e il trading. La causa del problema è ancora ignota, ma la blockchain ora funziona? 

Solana news: cosa è successo davvero 

Intorno alle 7:00 di Sabato mattina, un problema tecnico ha bloccato Solana. In pratica si è verificato un “forking event”: la blockchain si è biforcata creando due versioni alternative e contrastanti della cronologia delle transazioni. Il fork ha portato un aumento dell’uso della memoria da parte dei nodi validatori e una riduzione della velocità delle transazioni. Secondo i dati di Solana Explorer un’ora dopo il verificarsi del problema, la rete stava elaborando circa 93 transazioni al secondo (TPS), un numero ben lontano dalle 5.000 TPS processate solo quindici minuti prima. La news su Solana e le sue difficoltà è dilagata facendo preoccupare i suoi holder. 

Problema risolto?

I validatori e il team di ingegneri si sono affrettati a correggere il problema della blockchain. La causa dell’incidente non è stata subito identificata, qualcuno sospetta che sia stata colpa di un bug nella nuova versione del codice Solana che era stata messa online poche ore prima.

Senza la certezza di avere un bug da scovare, alcuni validatori hanno optato per fare il downgrade alla versione precedente nella speranza di risollevare le performance di Solana.

Nel giro di poche ore la maggioranza di validatori è tornata al vecchio software nel tentativo di ripristinare le operazioni. Ma questo non è servito a risolvere il problema, si è quindi passati a una soluzione più drastica, ovvero riavviare la blockchain al punto immediatamente precedente alla biforcazione. 

Come ha osservato uno dei membri attivi della community di sviluppatori, conosciuto con lo pseudonimo di SolBlaze: “coordinare un tentativo di riavvio significa che la rete sarà completamente offline, il che è sempre l’ultima spiaggia”. 

Le news sulla riattivazione di Solana sono state date dal profilo Twitter Solana Status: la rete ha ripreso a lavorare nelle prime ore del 27 Febbraio (ora italiana).

E ora?

Dopo che il network è stato riavviato, il team è al lavoro per rintracciare la causa del problema. L’indiziato principale al momento rimane il possibile bug nella nuova versione del codice della rete. Gli sviluppatori nel frattempo continuano a monitorare la blockchain, sulla pagina ufficiale è possibile rimanere aggiornati sulle indagini e sulle ultime news su Solana. 

Il mercato NFT di Febbraio: controversie legali e airdrop milionari

Mercato NFT: cos’è successo a Febbraio?

Cosa è successo nel mercato degli NFT a Febbraio? Come mai i volumi di scambio su Ethereum e Polygon sono in crescita?

Il mercato NFT ha cambiato marcia con l’inizio del 2023, stimolato dal parziale recupero del prezzo delle criptovalute. Nelle ultime settimane gli avvenimenti da seguire sono stati tantissimi. È stato lanciato il token dell’NFT marketplace Blur attraverso un airdrop che ha cambiato la vita “economicamente parlando” a tanti collezionisti di token non fungibili. Gli NFT della canzone “B*tch Better Have My Money” di Rihanna sono stati banditi da Opensea e nuove collezioni sono arrivate su Ordinals, la prima piattaforma dedicata ai non fungible token di Bitcoin.

Mercato NFT: tutti i dati di  Febbraio 2023

La ripartenza del mercato NFT sembra procedere senza intoppi, anche se siamo ancora molto lontani dagli all time high (ATH) di inizio 2022 (e probabilmente ci vorrà un bel po’ prima di raggiungerli di nuovo). Su Ethereum il valore totale scambiato ammonta a 1,3 miliardi di dollari, quasi il 100% in più rispetto a Gennaio. 

Al secondo posto della classifica delle blockchain più attive c’è ancora Solana che però deve iniziare a guardarsi le spalle. L’attività sulla rete è diminuita del 40% rispetto al mese scorso, e ha registrato circa 100 milioni di dollari di volumi di scambio. Al terzo posto c’è invece Polygon, che grazie ad uno strabiliante sprint del +315% si avvicina sempre di più a Solana. 

Le vendite migliori del mese

Crypto Punk e Bored Ape si dimostrano, ancora una volta, le collezioni più costose del mercato NFT e troneggiano sulla classifica delle top sales (vendite più onerose). Il Crypto Punks numero #5066 che è stato venduto per 857 ETH, circa 1,4 milioni di dollari, è il non fungible token più caro di questo mese, mentre al secondo posto c’è la Bored Ape #7090 comprata per 1,3 milioni di dollari circa quindici giorni fa. La sorpresa di questo mese è stata la collezione di “spunte non fungibili” NFT Checks, creata dall’artista Jack Butcher, che ha visto il suo prezzo medio schizzare da 0,07 a 1,2 ETH. Non male, eh? Queste opere d’arte digitali si ispirano ai simboli presenti di fianco al nome utente degli account verificati dei social network. 

I Crypto Punks e i DeGods approdano su Bitcoin

Gli NFT su Bitcoin stanno guadagnando sempre più popolarità, tanto da aver attirato l’attenzione di una collezione di non fungible token che risiede su un’altra blockchain. I DeGods, 9.465 NFT che sono diventati famosi su Solana e che si sposteranno su Polygon, popolano ora anche un blocco della rete di Bitcoin. Non si tratta degli stessi token che si trasferiranno sulla rete della crypto MATIC ma dei 535 esemplari della collezione distrutti in occasione del lancio perché rimasti invenduti. Il team dei DeGods ha concesso a questi NFT una seconda vita attraverso l’iscrizione sulla blockchain di Bitcoin grazie ad Ordinals. Ma c’è di più! Con l’aiuto di Nick Hansen, CEO dell’azienda di mining Luxor Technologies, il team dei DeGods è riuscito a registrare tutti i token non fungibili sullo stesso blocco, comprimendo fortemente le immagini. 

Anche degli NFT simili ai Crypto Punks sono approdati su Bitcoin: una nuova collezione di 100 token non fungibili chiamata Ordinal Punks. Solitamente le collezioni che copiano quelle più famose (copycat) non riscuotono molto successo, ma questa volta sembra essere andata diversamente, almeno per ora, tanto che un utente ha deciso di scambiare un CryptoPunk originale (del valore di circa 100.000 dollari) per un Ordinal Punk. 

Nel frattempo, su Litecoin (LTC), che da sempre viene definita la sorella minore di Bitcoin, è entrata nel mercato NFT grazie ad una copia del protocollo per non fungible token nato sulla rete “primogenita”. L’hard fork di Ordinals, creato da uno sviluppatore di Bitcoin Anthony Gurrera, è già attivo ed è pressoché identico a quello su BTC.

Opensea blocca gli NFT della canzone di Rihanna

Opensea ha bloccato gli scambi per la collezione NFT della canzone di Rihanna “B*tch Better Have My Money”. Questi token non fungibili derivano dalla collaborazione tra AnotherBlock e Jamil Pierre, il produttore del famoso brano della cantante. AnotherBlock è un’azienda Web3 che collabora con gli artisti, scrittori e prodotti per trasformare una parte delle royalty derivanti dallo streaming delle loro opere in NFT. Ogni token non fungibile della collezione, in tutto 300, racchiude una piccola percentuale delle royalty sulla traccia che consentono, a chi li possiede, di guadagnare ricompense quando quest’ultima viene riprodotta

Dopo il sold out quasi istantaneo e dopo l’esibizione della cantante al Super Bowl, la collezione è stata bandita da Opensea. Il motivo? Il marketplace non consente di scambiare NFT che “promettono profitti basati sulla proprietà frazionata di token”. Il marketplace ad oggi non ha ancora rilasciato dichiarazioni in merito, vedremo se cambierà idea e consentirà lo scambio di questo tipo di NFT sul suo marketplace in futuro.

Il logo del Bored Apes Kennel Club è stato rubato da Yuga Labs

Le dispute del mercato NFT non finiscono mai e dopo Rihanna è il momento di parlare del logo della collezione “Bored Ape Kennel Club”, i cagnolini delle “scimmie annoiate”. Il marchio, che la collezione utilizza da quando è stata creata, sembra essere stato rubato dal profilo Twitter per aspiranti disegnatori “Easy Drawing Tutorial”. 

Il co-fondatore di Yuga Labs, l’azienda Web3 che ha creato tutte le collezioni NFT del Bored Apes Yacht Club, Greg Solano, ha dichiarato di essere all’oscuro di tutto e si è messo in contatto con l’autore del logo del Kennel Club (un designer freelancer assunto per l’occasione) e la pagina di disegno amatoriale. Yuga Labs rischia di venire indagata per violazione della proprietà individuale, vedremo se le parti riusciranno a risolvere la questione da soli o avranno bisogno di un tribunale.


Insomma, il mercato NFT trova sempre il modo di far parlare di sé, dalle molteplici controversie legali agli airdrop milionari. Quello che ci interessa però è che i volumi di scambio stanno crescendo, recuperando i cali del bear market.

Emergenza Turchia e Siria: dona ora per i bambini colpiti dal terremoto

Terremoto turchia

Dopo il terremoto in Turchia riparte la collaborazione di Young Platform con Save the Children per inviare donazioni in crypto

Il terremoto in Turchia ha mobilitato nel mese di Febbraio donazioni e solidarietà da tutto il mondo, unito di fronte a un disastro naturale. 

Come noto, nella notte tra il 5 e il 6 Febbraio l’area di confine con la Siria è stata l’epicentro di un forte terremoto (magnitudo 7.8 e 7.5). Le due scosse sono risuonate fino a Cipro, Libano e Israele. Il fenomeno si è ripetuto il 20 febbraio con l’epicentro nella città di Hatay a sud-ovest della Turchia, con una magnitudo di 6.4 e 5.8.

Le principali vittime del terremoto in Turchia: i bambini

La Turchia dopo il primo terremoto ha dichiarato oltre 41.000 morti, migliaia di persone ferite e di edifici crollati. In tutto sono 1,4 milioni i bambini che stanno subendo i danni di questa catastrofe. I sopravvissuti tra loro sono ora senza riparo.

Questi territori e soprattutto i suoi abitanti più svantaggiati devono ricevere più aiuti possibile, non bastano i contributi internazionali, e ci vorrà molto tempo per rimarginare questa tra le tante ferite dei luoghi colpiti.

Save the Children con il Fondo Emergenze fa sì che i bambini colpiti dal terremoto ricevano ogni tipo di aiuto.

Puoi fare donazioni anche in criptovalute, come già possibile da questo Natale.

Come inviare donazioni per il terremoto in Turchia

Riportiamo di seguito le istruzioni per inviare criptovalute al Fondo Emergenze.

  1. Parti da questa pagina;
  2. Scegli la crypto da donare;
  3. Scegli se fare una donazione anonima o inserire i tuoi dati;
  4. Clicca su “Dona ora”;
  5. Ti apparirà l’indirizzo del wallet di destinazione in forma di codice alfanumerico e come QR code. Copialo negli appunti;
  6. Apri l’app di Young Platform nella sezione Portafoglio;
  1. Seleziona la criptovaluta che hai deciso di utilizzare;
  2. Clicca su “Preleva”;
  3. Inserisci l’importo e clicca su “Continua”; 
  4. Incolla l’indirizzo del wallet di Save the Children che hai copiato dal link indicato o scannerizza il QR code. Ti consigliamo di non scrivere l’indirizzo manualmente per evitare refusi;
  5. Conferma in maniera definitiva il prelievo tramite la mail che riceverai al tuo indirizzo. 

Se vuoi visualizzare lo stato della tua transazione sulla blockchain, puoi incollare il TxID nella barra di ricerca di un blockchain explorer come Blockchair

In questo modo puoi tracciare le tue donazioni crypto e assicurarti che arrivino a Save the Children, che li userà per aiutare i bambini vittime del terremoto in Turchia. 

Floki Inu: ecco perché la memecoin è in trend

Floki Inu: perché tutti parlano della crypto dopo il tweet di Elon Musk?

Un tweet di Elon Musk spedisce la crypto Floki Inu to the moon. Quali sono i progetti più interessanti che la memecoin ha in serbo per il futuro?

Floki Inu come Dogecoin? Elon Musk ha di nuovo provocato un pump improvviso in una memecoin. Ma questa volta non è la sua crypto del cuore ad essere sulla bocca di tutti, ma Floki, la terza memecoin più famosa del mercato crypto. Eppure pare che Floki Inu sia in trend non soltanto per merito di Musk…

Floki Inu: il tweet di Elon Musk che ha fatto volare il prezzo 

La crypto è stata lanciata a Giugno 2021, su Ethereum, pochi minuti dopo che Elon Musk ha pubblicato, su Twitter, la foto del suo nuovo cucciolo di Shiba Inu chiamato Floki come il protagonista della serie tv Vikings. Inizialmente l’obiettivo del team di Floki Inu era di intercettare l’hype che i tweet di Musk generavano in quel periodo, ma con il progetto si è consolidato e ora viene gestito da una DAO (Organizzazione Autonoma Decentralizzata).

Dopo l’ultimo tweet del patron di Tesla, dove il suo cane viene immortalato nelle vesti di CEO di Twitter, la crypto Floki Inu è stata investita da un interesse degno delle fasi più concitate di un bull market. Il suo prezzo è schizzato verso l’alto, registrando un +190% in meno di 48 ore. Nei giorni successivi poi ha perso qualche livello di prezzo guadagnato durante il pump riuscendo comunque a trovare un supporto intorno agli 0,000039$, e mantenendo un solido +70% dall’inizio del movimento. Quanto vale ora un Floki? Circa 0,000042$ ma attenzione, sta oscillando.

Il tweet di Elon Musk potrebbe però non essere l’unica ragione dietro al movimento rialzista della crypto. In questi giorni è stata votata una proposta sulla DAO della memecoin che potrebbe fare la differenza per il suo futuro.

Le ultime novità di Floki Inu: burn di token e la roadmap

La crypto Floki Inu vuole essere più di una “semplice” memecoin. Ciò si evince dalla regolarità con la quale il team sottopone la sua community a proposte e aggiornamenti, attraverso la sua DAO. In questi giorni si è risolta una spinosa questione sul bridge tra Ethereum e la blockchain di Binance, la Binance Smart Chain (BSC) e sulle commissioni applicate sulle transazioni.

Il team, attraverso una singola proposta, ha chiesto ai suoi utenti se volessero eliminare il bridge che consente di trasportare i token dalla Binance Smart Cahin a Ethereum e se intendessero ridurre le commissioni per gli scambi dal 3% allo 0,3%. La DAO ha accettato la proposta all’unanimità, causando il burning (la distruzione) di circa 600 miliardi di token Floki, circa il 6% della total supply (fornitura totale), i quali servivano a sostenere il bridge e quindi a consentire il trasferimento dei token dalla BNB Chain alla blockchain di Ethereum.

La riduzione delle commissioni, sancita dalla votazione sulla DAO, provocherà un calo delle entrate generate dagli acquisti e dalle vendite delle memecoin ma consentirà agli utenti di processare gli scambi in modo più economico.

In questi giorni è stata anche annunciata la roadmap per il 2023 della crypto. I punti salienti saranno: il lancio di una piattaforma per lo Yield Farming (staking, lending e borrowing), il rilascio di una carta di debito e la costruzione della blockchain di proprietà di Floki Inu, di nome Valhalla. Inoltre alcune voci non ufficiali ipotizzano l’imminente listing della memecoin sui grandi exchange che non consentono ancora di scambiarla; i più quotati sembrano essere Binance e OKX. Insomma, il team di Floki Inu sta lavorando per trasformare la sua crypto in molto di più che una memecoin, ci riusciranno o dovranno continuare a contare su Elon Musk?

Blur supera OpenSea in volumi. Diventerà il nuovo top marketplace NFT?

NFT Blur: cosa sta succedendo con OpenSea? Le cose da sapere

Il successo degli NFT di Blur mette a dura prova il colosso OpenSea. Cosa sta succedendo? Ecco tutte le cose da sapere e perché tenere d’occhio la battaglia tra marketplace

Gli NFT di Blur sono già un caso studio. Come può un marketplace attivo da soli pochi mesi superare il colosso del settore? La piattaforma ci è riuscita con due strategie: togliere tutte le royalty dei token non fungibili e lanciare la sua crypto BLUR con un tempismo perfetto. Il marketplace ha attirato moltissimi utenti e la cosa sta facendo tremare il principale competitor che in questi giorni sta cercando di rimediare e non perdere il suo primato. Ecco cosa sta succedendo tra Blur e OpenSea e tutte le cose da sapere sulla battaglia tra marketplace!

Come gli NFT di Blur hanno superato il volume di quelli di OpenSea

Blur è l’ultima novità del mondo “non fungibile”, e sebbene sia in circolazione solo da pochi mesi, è diventato in poco tempo una delle principali piattaforme per lo scambio di token non fungibili. 

Da Dicembre 2022 i volumi del nuovo marketplace sono cresciuti esponenzialmente fino a superare quelli di Opensea: la settimana scorsa la differenza di volumi di scambio tra le due piattaforme è stata enorme. Opensea ha gestito circa il 16% degli scambi del mercato NFT, Blur quasi l’80%. Quanto accaduto può essere motivato dalle due strategie che si sono, soprattutto negli ultimi giorni, dimostrate vincenti. 

La prima riguarda le royalty. Il marketplace ha deciso di non imporre, ai suoi utenti, il pagamento obbligatorio delle royalty, ovvero le commissioni che vengono trattenute dalle vendite di NFT e redistribuite ai creatori delle collezioni e agli artisti. Solitamente oscillano dal 2,5% fino a massimo il 15% del prezzo totale del token. La decisione di togliere il pagamento obbligatorio delle royalty, introdotta per la prima volta da Magic Eden ad Ottobre 2022, incentiva i retailer (rivenditori) rispetto agli artisti che vengono così privati di una parte dei guadagni.

L’ultimo baluardo per i creator, uno dei pochi marketplace a non aver reso le royalty facoltative, era Opensea, che cercava di resistere ai colpi dei concorrenti mantenendole obbligatorie. Si appunto era! Perché da questa settimana, e in teoria per un periodo di tempo limitato, anche Opensea ha eliminato l’obbligo di pagare le commissioni. Riuscirà in questo modo a fermare l’avanzare di Blur?

L’airdrop da capogiro della crypto di Blur

La seconda strategia è stata costruita attorno al lancio di $BLUR, avvenuto sulla blockchain di Ethereum, che ha permesso agli utenti di ricevere in regalo incredibili somme di Ether (di quelle che ti cambiano la vita) in proporzione a quanto avevano utilizzato la piattaforma. L’airdrop della crypto BLUR ha inizialmente premiato attraverso dei punti, chiamati bid e listing point. I primi sono stati distribuiti tenendo conto della quantità di ETH offerti per acquistare NFT su Blur, mentre i secondi al numero di listing (messa in vendita) dei propri token non fungibili sulla piattaforma.

Successivamente sono stati distribuiti a chi aveva ottenuto questi punti, 400 milioni di dollari. La formula matematica che il team del progetto ha utilizzato per dividere il bottino ha tenuto conto dei punti accumulati da ogni utente e della listing loyalty, ovvero la “lealtà” degli utenti al marketplace. Per alcuni utenti l’airdrop è stato da capogiro! I primi tre classificati hanno ricevuto circa 2.900 ETH, al prezzo attuale più di 3,5 milioni di dollari ciascuno.

In seguito dell’imponente airdrop il prezzo della crypto BLUR ha registrato un andamento schizofrenico. È passato dagli 0,46$ del lancio al prezzo attuale di 1,18$ con oscillazioni anche del 40% in poche ore. Ora occupa la 93° posizione della classifica delle crypto per market cap, ed ha una capitalizzazione di mercato di circa 460 milioni di dollari

Ad oggi non è possibile sapere chi sarà il vincitore della battaglia tra marketplace, gli NFT su Blur riusciranno a mantenere il successo di questi giorni o la loro posizione sfumerà? 
Di sicuro i perdenti di questa situazione non sono i marketplace ma i creator e gli artisti: per la competizione sfrenata a chi vende di più delle piattaforme, dovranno lottare per reintrodurre il pagamento obbligatorio delle royalty. E vedere finalmente ricompensato il loro lavoro.

Nuovo vantaggio per i Club: il Market Report mensile

Per i Club Silver, Gold e Platinum un Market Report mensile creato dal nostro team di trader

Quando i tuoi amici ti chiedono come va il mercato, sai rispondere solamente con “Up” o “Down”? Vai avanti per “sentito dire”? 

No problem! Trovare informazioni affidabili e puntuali oggi non è facile. Per questo lo facciamo noi per te, con il Market Report

Da oggi è disponibile questo benefit riservato ai Club Silver, Gold e Platinum: i loro membri riceveranno un’analisi approfondita del mercato all’inizio di ogni mese, riguardante il mese precedente

Per chi non fa ancora parte dei Club, ecco i principali punti toccati dal report: 

  • Analisi della capitalizzazione di mercato
  • Bitcoin Dominance e Price Action
  • Price action di Ethereum e del pair ETH-BTC
  • Price action della criptovaluta del mese
  • Politiche monetarie USA
  • Notizie del mese
  • Dati on-chain per Bitcoin, Ethereum e criptovaluta del mese

C’è qualche dato o argomento che vorresti vedere trattato mensilmente in questo report? Scrivi un suggerimento sul canale Discord e adatteremo il report con le integrazioni più richieste.

Restare al passo col mercato è fondamentale per avere il controllo delle proprie risorse e utilizzarle al meglio. Con il Market Report hai uno strumento redatto da trader professionisti che mette in luce tutto quello a cui prestare attenzione per avere una comprensione approfondita della situazione attuale. 

I segreti dei domini internet: le storie più strane del web

Domini internet: 5 storie e curiosità sul web

Ti sei mai chiest* cosa vuol dire “Google” o quale sia il dominio più lungo del web? Scoprilo in questo revival di stranezze anni ’90

Scavando a fondo nella storia dei domini internet e non solo, abbiamo scovato queste 5 curiosità sul web. Tra personaggi misteriosi di cui ormai rimane traccia solo sui forum, oltre i siti web più ridicoli e inutili, negli abissi degli archivi di ormai vent’anni fa, sono emersi dei fatti assurdi e inaspettati. Partiamo subito!

1. Nel 2015 qualcuno ha comprato Google.com per 12 dollari

Se cerchi curiosità riguardanti i domini internet, ne troverai più di una riguardo Google stesso. La sua storia è piena di equivoci fin dall’inizio. Ti immagini di digitare Googol.com invece di Google.com? Sarebbe paradossale perché Googol, originariamente, doveva essere il nome del famoso motore di ricerca. 

Il termine indica 10 alla potenza di 100 (1 più 100 zeri) ed è stato il compagno di università di Larry Page, Sean, a suggerirglielo nel 1997. Larry approva il nome e Sean glielo registra, ma senza sapere l’ortografia della parola, così acquista invece quello che conosciamo oggi.

La seconda “svista” di Google accade nel 2015, quando nel cuore della notte un ex dipendente del colosso, Sanmay Ved, riesce ad acquistare proprio Google.com.

Sanmay non si aspettava di riuscire a ottenere il dominio, per di più per soli 12$, eppure riceve persino la fattura. Google però non ci mette troppo a riappropriarsene: in solo un minuto Sanmay vede l’URL più potente del mondo scivolargli via dalle mani.

La trilogia si conclude nel 2021 a Buenos Aires: è sera e siamo alla scrivania di un designer che, lavorando, nota che Google non funziona. Così controlla il sito responsabile dei domini internet in Argentina e vede che Google Argentina è in vendita. Qualcuno al posto suo forse avrebbe pensato che fosse un errore o un bug e avrebbe ignorato l’anomalia. Invece Nicolas, il nostro designer, decide di cliccare e l’acquisto va a buon fine per l’equivalente di soli 2,30€. Per qualche ora, stavolta, il dominio è stato in possesso di Nicolas, tuttavia Google non ha chiarito né come mai questo fosse disponibile, né come l’abbia nuovamente riportato sotto il proprio controllo. 

2. Domini internet che non esistono più: una questione geopolitica

Sono 5 i ccTLD eliminati o inutilizzati per cambiamenti geopolitici. Esatto, Risiko si gioca anche nel WWW e può essere affascinante scoprire come questi avvenimenti vengono gestiti in modi diversi dall’ICANN e dagli enti coinvolti, nonché essere un’occasione di dropcatching per alcuni abitanti di questi paesi.

Il processo di eliminazione di un ccTLD di un paese che non esiste più o che ha un nuovo nome non è sempre immediato. Nel caso degli ex paesi sovietici e dell’URSS stessa, ci sono molti esempi di transizioni trascinate per anni. Lo stesso dominio .su (Soviet Union) è ancora utilizzabile, tanto che ha ancora circa 100.000 domini internet registrati e sembra essere molto apprezzato dai cybercriminali.

Vediamo invece quelli che sono stati resi obsoleti:

  • .an: le Antille Olandesi si sono sciolte nel 2010, da che l’ICANN ha accettato i domini internet .bq (Paesi Bassi Caraibici), .cw (Curaçao) e .sx (Sint Maarten) come sostituzioni.
  • .dd: il dominio era originariamente destinato alla DDR (Repubblica Democratica Tedesca), ma è stato utilizzato solo per un uso interno tra due università della Germania dell’Est.
  • .um: questo TLD che si riferiva alle Isole Minori degli Stati Uniti è stato rimosso nel 2007. Prima era gestito dalla University of Southern California, tuttavia le isole sono pressoché disabitate da decenni e l’istituto ha chiesto di essere liberato da questa responsabilità.
  • .yu: il ccTLD dell’ex Repubblica Jugoslava, dissolta definitivamente nel 2006, è stato rimosso solo nel 2010 dopo che i proprietari di siti web .yu sono riusciti a dividersi tra i domini di primo livello .rs (Serbia) e .me (Montenegro).
  • .zr: poco dopo l’introduzione del ccTLD per la Repubblica dello Zaire, lo stato africano ha cambiato il suo nome in Repubblica Democratica del Congo nel 1997 e gli è stata assegnata l’estensione .cd. Il dominio .zr è stato infine cancellato dall’ICANN nel 2001.

3. La sfida silenziosa a chi registra il dominio più lungo

Internet è veramente un posto meraviglioso, e altrettanto autoreferenziale. Se ti è già capitato di perderti tra le foto e le pagine wiki di lunghissimi nomi di città, ti sfuggirà qualche “Lol” anche per questa curiosità sul filo della geografia.

È proprio il nome di un paese in Galles il primo fra i domini internet più lunghi al mondo. Nel 2002 è stato registrato llanfairpwllgwyngyllgogerychwyrndrobwllllantysiliogogogoch.co.uk, entrato nel Guinness dei primati con 58 caratteri escluso il TLD. Consideriamo però che la lunghezza massima consentita per ogni parte del dominio è di 63 caratteri.

Infatti qualcuno nel 2007, ha sfidato questo primato registrando llanfairpwllgwyngyllgogerychwyrndwllllantysiliogogogochuchaf.eu, con 60 caratteri escluso il TLD, e la cui aggiunta indica la parte “vecchia” o “alta” del paese. Ti sfido a pronunciarlo in un solo respiro, quello sarebbe un vero primato.

A 63 caratteri in quegli anni sono arrivati effettivamente per primi due domini internet. Il primo contiene un blog dedicato al Pi greco, di un matematico tedesco così appassionato da aver memorizzato il nome del dominio:

3.141592653589793238462643383279502884197169399375105820974944592.eu.

Se però il requisito del primato è creare un dominio composto da lettere, lo vince il tautologico thisisthelongesteuropeandomainnameallovertheworldandnowitismine.eu.

4. Coca cola ha fatto una campagna marketing usando 61 domini internet

Non è troppo diversa la strategia di Coca Cola, il cui reparto Marketing ha preso sul serio la questione dei domini e l’ha trasformata in una campagna promozionale. Hai presente le pubblicità della famigerata bevanda preferita da Babbo Natale? A un certo punto si sente un “click” di apertura oppure un “ahh” dissetato. Ecco, questo verso è l’equivalente di uno slogan per il brand rosso. 

Così nel 2013 appaiono ben 61 nomi di dominio a partire da “ahh.com“, continuando con un crescente numero di “h” al cui indirizzo si trovavano gif o giochini a tema. Oggi questi siti sono perlopiù in vendita o inattivi, ma allora l’intento era quello di stupire i millennial ormai indifferenti alle classiche pubblicità.

5. Un uomo nel 2012 ha comprato 14.692 domini internet in un giorno

Se pensi che Nicolas o Sanmay siano degli eroi, non hai ancora conosciuto Mike Mann. Mike non è uno di quegli speculatori da mercato secondario, lui i domini li crea. Se gli chiedi perché, risponde che è per avidità: Mike vuole semplicemente possedere il mondo. Ma chi è questo strano personaggio dal nome così comune?

Questo avido domainer ha oggi 56 anni ed è nella scena dei domini internet fin dall’inizio. Negli anni ‘90 fonda un’azienda fornitrice di internet (ISP), ma un giorno qualcuno gli offre 25.000$ per un dominio che possedeva, e il giorno dopo gli offrono il doppio. Rendendosi conto dell’opportunità, avendo pagato solo 70$ per quel dominio, si tuffa subito in quel (allora) selvaggio mercato.

Mike così comincia a creare e vendere centinaia di domini al giorno, ma nel 2012 supera se stesso acquistandone 14.692 in sole 24 ore. 

Oggi l’imprenditore possiede ancora qualche dominio, su cui ha fondato delle aziende e organizzazioni. Possiede nientemeno che SEO.com e Phone.com, rispettivamente un’agenzia SEO e un servizio di telefonia. Ha fondato poi DomainMarket.com e AccurateAppraisals.com dedicati al mercato dei domini internet. Ma si è dato anche al sociale, creando il progetto educativo FearlessLeaders.com e MakeChange.com, un’organizzazione di beneficenza. Makemillions.com invece è il sito dedicato al suo libro, e naturalmente si è tenuto MikeMann.com.

Speriamo queste 5 curiosità ti abbiano provocato almeno un “ah!”, come in uno spot Coca Cola. E se hai ancora sete, scopri la storia dei domini internet.