Come funziona un Piano di accumulo? Tutto quello che devi sapere 

Piano di accumulo: cos’è e come funziona. Tutte le info utili

Cos’è e come funziona un piano di accumulo? Definizione, vantaggi, rischi e cosa considerare prima di sottoscriverne uno

Sapere cos’è e come funziona un piano di accumulo può essere utile a chi sta valutando di mettere da parte qualche risparmio o investire. I piani di accumulo sono degli strumenti finanziari molto apprezzati in Italia, per fare un esempio, la metà degli investimenti sui fondi comuni di investimento è fatta con questa modalità (Assogestioni, maggio 2022). 

Piano di accumulo: cos’è e come funziona

Cos’è in breve un piano di accumulo? Si tratta di un tipo di investimento che consente di creare un “salvadanaio” accantonando dei fondi attraverso versamenti periodici (anche di piccole somme). In sostanza chi sottoscrive un piano di accumulo, chiamato anche PAC, versa denaro ad intervalli regolari per un periodo di tempo concordato. Questi fondi vengono solitamente investiti in prodotti finanziari come fondi comuni di investimento o polizze assicurative e per questo generano un rendimento.  

Per comprendere come funziona un piano di accumulo, bisogna ripassare uno dei concetti base della finanza ovvero quello degli “interessi”. Quando investi in qualcosa percepisci un rendimento espresso in percentuale, questo succede anche nel caso di questo strumento finanziario. Quindi con un piano d’accumulo non metti semplicemente da parte dei soldi, ma li fai fruttare evitando la svalutazione dell’inflazione

Piano di accumulo: vantaggi e rischi

Dopo aver valutato cos’è davvero un piano di accumulo e come funziona, chi lo sceglie lo fa per i seguenti vantaggi: 

  1. Possibilità di investire anche piccoli importi in maniera costante e automatica;
  2. È una modalità per diversificare i propri investimenti;
  3. I piani di accumulo sono flessibili, basati sulle esigenze di ciascuno. Si possono scegliere la frequenza, gli importi, la durata e il bene sottostante su cui investire;
  4. Si possono ottenere dei rendimenti da un capitale che altrimenti rimarrebbe fermo;
  5. I PAC permettono di acquistare un prodotto (come un’azione o un’obbligazione) a un prezzo “mediato” tra i picchi e i crolli del valore, questo contrasta la volatilità del mercato e il concetto del market timing, ovvero l’idea per cui esiste un momento perfetto per investire

Tuttavia i PAC non vanno sottoscritti senza aver valutato i rischi. In particolare bisogna considerare l’andamento del mercato di riferimento dei prodotti su cui viene investito il capitale accumulato. Se il mercato dovesse andare male, il valore dell’investimento potrebbe diminuire e i rendimenti potrebbero essere inferiori rispetto alle aspettative. 

Inoltre è importante considerare eventuali penali e costi aggiuntivi qualora si decidesse di interrompere un piano di accumulo prima del previsto. 

Piano d’accumulo: come sceglierlo 

Esistono tantissime varietà e tipologie di piani di accumulo tra cui scegliere, nell’indecisione è sempre bene valutare: 

  1. I prodotti finanziari in cui viene investito il denaro decidendo il grado di “rischio” che si vuole assumere; 
  2. I costi e le commissioni, tra cui i costi di apertura, di gestione e negoziazione; 
  3. La solidità dell’istituto finanziario o del servizio che propone PAC, che sia in grado di mantenere la sicurezza sul lungo termine. 

Queste e altre informazioni relative al piano di accumulo sono contenute in un documento chiamato KIID, ovvero il “Key Investor Information Document” da consultare prima di ogni investimento. 

In conclusione, analizzando cos’è e come funziona un piano di accumulo risulta evidente come mai sia uno strumento finanziario amato dagli investitori. Con una scelta oculata e una pianificazione attenta, un PAC può essere un modo efficace per raggiungere i propri obiettivi finanziari nel lungo termine.

Google Bard: cos’è e come funziona l’intelligenza artificiale che fa concorrenza a ChatGPT

Google Bard: cos’è, come funziona e le differenze con ChatGPT

Cos’è Google Bard e come funziona? Scopri caratteristiche, funzionamento dell’intelligenza artificiale e differenze con ChatGPT

Cos’è e come funziona Google Bard, l’intelligenza artificiale dell’azienda di Mountain View? Il progetto è finalmente stato lanciato negli Stati Uniti dopo il test pubblico aperto a marzo. Allora il web si interrogava sul ritardo del lancio dell’AI di Google, ora la rincorsa a ChatGPT di OpenAI è ufficialmente iniziata. Cosa si può fare ora con Bard? Quali sono le differenze con la principale competitor?

Google Bard: cos’è e come funziona la nuova intelligenza artificiale

Cos’è dunque Google Bard? Si tratta di una chatbot ovvero una chat che sfrutta l’intelligenza artificiale per dialogare con gli utenti, fornendo risposte o creando contenuti su richiesta utilizzando il linguaggio naturale. Insomma Google Bard funziona come una chat di botta e risposta a cui porre delle richieste, l’interfaccia è simile a quello di un’app di messaggistica. 

Vediamo ora come funziona Google Vard dal punto di vista tecnico. Questa intelligenza artificiale si basa sul modello di apprendimento chiamato Language Model for Dialogue Application (LaMDA) sviluppato dall’azienda stessa. 

Google non è nuova allo sviluppo di tecnologie per l’AI ma in questo periodo pare aver accelerato il suo lavoro, minacciata dai competitor che propongono sempre più alternative pronte a sostituire i motori di ricerca

Google Bard viene presentata come un’intelligenza artificiale in pieno sviluppo, che ha di fronte diversi miglioramenti per il futuro. L’azienda insomma ci tiene a farci sapere che il suo prodotto non è ancora al massimo della forma

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Google Bard: cosa si può fare ora 

Sapere cos’è Google Bard e come funziona, può far crescere la curiosità sulle sue applicazioni. 

Nello specifico l’intelligenza artificiale Google Bard ora può essere usata come un “consulente personale” pronto a eseguire ogni richiesta. Ad esempio dare consigli e suggerimenti (come posso raggiungere il mio obiettivo di leggere più libri quest’anno?), spiegare argomenti complessi come la fisica quantistica oppure per creare contenuti come post per i social network. Pare che Google Bard mostrerà tre diverse bozze per ogni risposta, questa funzionalità è stata voluta per aumentare il senso di autorevolezza. 

Google ha spiegato che per ogni query, Google Bard includerà un pulsante “Google it” per collegare una sessione di ricerca, e che sarà possibile dare feedback con “pollice in su” o “pollice in giù”. 

L’azienda aveva messo le mani avanti durante la fase di test, Google Bard può commettere errori e sarà normale imbattersi in risposte inappropriate: “poiché [le chatbot] imparano da un’ampia gamma di informazioni che riflettono i pregiudizi e gli stereotipi del mondo reale, questi a volte si manifestano nei loro risultati. E possono fornire informazioni imprecise, fuorvianti o false, pur presentandole con sicurezza”.

Al momento la chatbot non può essere usata nel nostro paese, se vuoi provare Google Bard in Italia devi utilizzare un Virtual Private Network (VPN). L’intelligenza artificiale infatti non è disponibile per i problemi di conformità sollevati dal Garante della Privacy. 

Google Bard: le differenze con ChatGPT

Cos’è Google Bard se non la concorrente per eccellenza di ChatGPT? Il progetto di OpenAI è molto avanti nel campo delle chatbot: lanciato a dicembre 2022, è arrivato ora alla versione 4 e nel frattempo è stato integrato da un altro motore di ricerca, Bing di Microsoft

Google Bard per molti è arrivato troppo tardi nella gara dell’intelligenza artificiale. Secondo alcuni dipendenti e investitori invece, il lancio è stato troppo frettoloso e motivato dall’ansia di rimanere indietro. Mai sentito parlare di FOMO?

Ma quali sono le principali differenze tra le due intelligenze artificiali Google Bard e ChatGPT? Paragonando le due chatbot bisogna tenere presente che da un lato abbiamo un progetto appena entrato nel mercato, e dall’altro uno che è in circolazione da mesi e ha avuto tutto il tempo di rodarsi. 

  • Database di riferimento: la prima principale differenza tra Google Bard e Chat GPT è la fonte da cui estraggono le informazioni. Mentre Bard si appoggia direttamente alla rete e alle risorse di Google, ChatGPT utilizza un database interno a OpenAi. Questo archivio è aggiornato solo a Settembre 2021 e non riesce a soddisfare le ricerche più recenti. Le informazioni in tempo reale sono sicuramente uno dei vantaggi di Google Bard. 
  • Integrazione delle immagini: Google Bard, essendo collegato direttamente al motore di ricerca, può fornire delle risposte anche sotto forma di immagini. ChatGPT invece propone solo risultati testuali. 
  • Lingua: Google Bard può parlare solo inglese, mentre ChatGPT comprende ed elabora risposte in diverse lingue, compreso l’italiano, seppur in livelli diversi. 
  • Risposte: mentre di fronte a una query, Bard propone tre bozze, ChatGPT comunica una sola opzione che può essere eventualmente rigenerata. 

Una volta capito cos’è e come funziona Google Bard, la domanda sorge spontanea: reggerà il confronto con gli altri esperimenti sull’intelligenza artificiale? Nelle prossime settimane avremo i risultati e la soddisfazione dei primi utenti, nel frattempo si fa strada la consapevolezza che le chatbot saranno la nuova frontiera delle ricerche sul web. I motori di ricerca devono solo decidere se stare al passo o combatterle. 

Sei sul blog di Young Platform, la piattaforma italiana per comprare criptovalute. Qui puoi trovare le ultime novità su blockchain, Bitcoin e Web3. Raccontiamo da vicino questa economia emergente con un occhio alla finanza tradizionale, così hai tutto quello che ti serve per entrare nella nuova era del denaro. 

Chi sono i campioni europei del risparmio? La classifica dei paesi

Chi risparmia di più in Europa? La classifica dei paesi

Scopri la classifica dei paesi dove si risparmia di più in Europa

Chi risparmia di più in Europa? Tra la maggior parte degli abitanti del “vecchio continente” c’è la convinzione che i cittadini dei paesi del nord Europa, tra i quali spicca la Germania, siano più propensi al risparmio rispetto a quelli della parte meridionale del continente. Sarà davvero così? Ecco la classifica dei 6 paesi europei in cui si risparmia di più redatta utilizzando i dati dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE).

6° – Austria

Al sesto posto della classifica dei paesi europei in cui si risparmia di più troviamo l’Austria. Uno studio del Vienna Institute for International Economic ha dimostrato come gli austriaci spendono per i loro bisogni primari (casa, trasporti, educazione e salute) soltanto il 30% del loro reddito mensile. Un dato considerevolmente inferiore rispetto alla media europea, che si attesta attorno al 50%. Al contempo però probabilmente si concedono qualche lusso in più dato che mettono da parte, ogni mese, “solo” l’8% circa del loro stipendio.

5° – Belgio

La propensione al risparmio degli abitanti del Belgio è in parte dovuta agli elevati salari percepiti. Il salario medio in questo paese è di circa 1.600€, superiore a quello della maggior parte dei paesi dell’Unione Europea, compresa la Germania. Inoltre in Belgio vi è un elevato grado di consapevolezza finanziaria e un sistema fiscale che offre importanti vantaggi ai contribuenti e attua politiche che incentivano il risparmio a lungo termine. Secondo i dati dell’OCSE, in Belgio le famiglie riescono a risparmiare il 5% di quello che guadagnano al mese. 

I dati della ricerca però non si concentrano soltanto sulla quantità di denaro che le famiglie riescono a mettere da parte. Ma analizzano tanti altri fattori come i debiti che i cittadini contraggono con le istituzioni finanziarie (mutui e finanziamenti), il costo della vita e dei generi alimentari e quanto attentamente le famiglie valutino ogni spesa.

4° – Norvegia

Al quarto posto della classifica dei paesi più risparmiatori d’Europa troviamo la Norvegia. Un paese in cui il reddito pro capite medio è di circa 69.600€ all’anno. La ricchezza dei Norvegesi deriva principalmente dai giacimenti petroliferi presenti sul suo territorio e dalla produzione di energia rinnovabile.

La Norvegia ha un efficiente sistema di previdenza sociale che offre servizi e sussidi generosi per la popolazione. Le famiglie norvegesi riescono a risparmiare circa l’8% del reddito che percepiscono mensilmente.

3° – Germania

La Germania è nota per la sua stabilità economica e anche per la cultura del risparmio condivisa da tutti i suoi cittadini. Al Museo di Storia Tedesca di Berlino dal 2018 è possibile assistere ad una mostra dal titolo “Il risparmio – storia di una virtù tedesca”. Oltre a essere spunto di auto-riflessione per i tedeschi in visita, la mostra offre anche una finestra sulle radici storiche della prudenza finanziaria che caratterizza la nazione. 

Secondo i dati dell’OCSE, negli ultimi due decenni le famiglie tedesche hanno risparmiato costantemente più dell’8% del loro reddito fino a riuscire a mettere da parte circa il 10% delle loro entrate negli ultimi anni.

2° – Irlanda

Gli irlandesi stanno scalando la classifica dei paesi che risparmiano di più in Europa, in particolare dopo la pandemia di COVID-19. Secondo i dati dell’Ufficio Centrale di Statistica gli abitanti dell’Irlanda mettono da parte il 25% di quello che guadagnano, nel 2021 hanno risparmiato quasi 3,9 miliardi di euro, circa il 20% del reddito totale del paese. Prima della pandemia le famiglie irlandesi mettevano da parte in media il 10% del loro salario.

1° – Francia

Siamo arrivati in vetta alla classifica dei paesi che risparmiano di più in Europa, dove troviamo la Francia. Come già anticipato, la classifica stilata dall’OCSE non si concentra soltanto sulla quantità di denaro che le famiglie riescono ad accumulare. Se si guarda soltanto quel dato la Francia occuperebbe una posizione inferiore rispetto alla Germania, dato che i francesi riescono a risparmiare il 9% del loro reddito mentre i tedeschi l’11%.

Tuttavia l’OCSE ha considerato anche che il 94% dei francesi pondera attentamente ogni acquisto ed è alla costante ricerca di offerte e sconti soprattutto per quanto riguarda il denaro speso in generi alimentari. Il che fa di loro un popolo risparmiatore. 

E l’Italia?

Che posizione occupa l’Italia nella classifica dei paesi che risparmiano di più in Europa? Secondo la ricerca dell’OCSE il nostro paese occupa la 12° posizione.

I cittadini italiani riescono a mettere da parte, in media, il 4% del loro reddito mensile e solamente il 68% delle famiglie ha dichiarato di effettuare un’attenta valutazione prima di acquistare un prodotto.

E tu rifletti attentamente e analizzi tutte le offerte prima di comprare qualcosa o spendi i tuoi risparmi senza farti troppi problemi? 

Pianificare le spese mensili e accumulare qualcosa è una vera e propria arte che richiede costanza e forza di volontà. Il risparmio ha diverse sfaccettature, se vuoi mettere da parte anche i tuoi asset digitali, dai un’occhiata alla nuovissima funzione Salvadanaio! Che ti aiuta ad acquistare in maniera automatica e ricorrente le tue criptovalute preferite.

Cos’è il Lipstick effect? Ecco perché nelle crisi economiche si vendono più rossetti

Lipstick effect: cos’è

Diminuisce il potere d’acquisto dei cittadini e schizzano alle stelle le vendite dei rossetti. Ecco cos’è lipstick effect, un fenomeno paradossale che si verifica durante le crisi economiche

Che cos’è il lipstick effect e cosa ha a che vedere con le crisi economiche? Sembra un paradosso ma quando il potere di acquisto si riduce, cresce il consumo di cosmetici e di altri beni economici ma non necessari.

L’origine del lipstick effect risale ad Alan Lauder, figlio degli imprenditori del marchio cosmetico Estée Lauder e primo a parlare di questo effetto. Per corroborare la sua tesi sulle impennate delle vendite dei rossetti, ha creato anche un indice borsistico ad hoc per analizzare il movimento del prezzo dei cosmetici: il lipstick index o “l’indice del rossetto”. Scopri che cos’è il lipstick effect in tempo di crisi, quando è stato teorizzato e i fattori psicologici che lo causano.

Cos’è il lipstick effect e qual è l’origine 

Per capire che cos’è il lipstick effect dobbiamo fare un salto indietro alle origini e tornare ad uno degli anni più difficili della recente storia statunitense, il 2001. Il termine “lipstick effect” infatti è stato coniato durante la crisi economica che ha colpito gli Stati Uniti d’America dopo l’attentato delle torri gemelle e lo scoppio della guerra in Afghanistan. In quel periodo Alan Lauder notò che le vendite dei suoi prodotti aumentavano nei periodi di crisi. La cosa lo stupì perché non si trattava di articoli di necessità. Insomma quando tutti gli altri settori dell’economia vacillavano, le vendite di trucchi e in particolare di rossetti non risentivano del crollo della domanda causato dall’inflazione.

Nonostante Lauder sia stato il primo ad aver spiegato che cos’è il lipstick effect, Winston Churchill probabilmente lo aveva già individuato tempo prima. Durante la Seconda Guerra Mondiale trovandosi costretto a razionare diversi prodotti, escluse categoricamente i cosmetici, secondo lui necessari per tenere alto il morale della popolazione.

Perché i rossetti sono beni “a prova di crisi economica”?

Chiarito che cos’è il lipstick effect e qual è l’origine della teoria possiamo provare a delineare le motivazioni psicologiche e sociologiche che lo provocano. Cosa spinge le persone ad acquistare beni non necessari  il cui simbolo principale è il rossetto? La chiave del fenomeno sta nel la gratificazione che si prova nei momenti successivi all’acquisto di qualcosa che soddisfa qualche nostra vanità. 

In periodi di crisi economica può capitare che il morale sia più basso, fiaccato da continue preoccupazioni per lo stato dei propri risparmi. Così l’acquisto di un prodotto che rimanda alla sfera estetica contribuisce a migliorare nettamente il proprio stato d’animo. 

In questi frangenti comprare rossetti, cosmetici o accessori che per quanto poco costosi non sono davvero necessari, diventa una strategia per sentirsi meglio. Può anche capitare che invece di acquistare il solito lucidalabbra, o lo stesso shampoo di sempre, si opti per un cosmetico di una marca più costosa; In altre parole un rossetto è un lusso accessibile che ci tira su di morale, in periodi in cui si “tira la cinghia” per tutte le altre spese. 

Anche le relazioni sociali contribuiscono ad alimentare il lipstick effect. Durante una crisi economica, le persone possono cercare di mantenere alta la propria autostima attraverso piccoli gesti, come l’acquisto di prodotti di bellezza. 

Infine il lipstick effect è anche un effetto del consumo compensativo, una pratica che spinge le persone a comprare oggetti per la cura personale per compensare l’insoddisfazione che deriva da rinunce più grandi. Durante i periodi più difficili i consumatori riducono nettamente le spese per i beni di alto valore. Non si compra un’abitazione o una macchina o un elettrodomestico, ma oggetti molto più economici ma gratificanti 

Il lipstick effect nel 2023

Perciò il boom delle vendite di cosmetici a cui assistiamo dal 2020 può essere spiegato dal lipstick effect. Secondo una ricerca di mercato di Circana le vendite dei prodotti di bellezza negli Stati Uniti hanno raggiunto i 30 miliardi di dollari lo scorso anno registrando un aumento del 4% rispetto al 2021. Anche i cosmetici di lusso non sono stati da meno, le vendite dei prodotti per la cura personale di Armani e Charlotte Tilbury sono aumentate del 15% rispetto ad un anno fa.

Ora dovresti avere ben chiaro cos’è il lipstick effect e come questo fenomeno porti le persone a farsi dei piccoli regali per sentirsi meglio nei momenti di crisi più duri.
Il lipstick effect racconta quanto le nostre emozioni influenzino il modo in cui gestiamo il denaro. Anche quando la situazione economica ci porta a risparmiare il più possibile, sentiamo il richiamo a concederci un regalo. Bilanciare i nostri desideri alla necessità di mettere da parte qualcosa non è sempre una passeggiata, ma ci sono degli strumenti e delle strategie che ci possono aiutare in questa missione.

Cosa sono i Milady NFT? Perché il prezzo è esploso proprio ora? 

Milady NFT: cosa sono e perché il prezzo è esploso con Musk

Cosa è successo al prezzo dei Milady NFT? Un tweet di Elon Musk li porta to the moon

Cosa sono i Milady NFT? Come mai questa collezione di token non fungibili da ieri sera è sulla bocca di tutti? Dopo un endorsement di un certo livello, la collezione ha raggiunto il suo record di valore e di vendite. E questo, come era ovvio che fosse, ha spinto anche i semplici curiosi a chiedersi non soltanto cosa sono i Milady NFT, ma anche quali sono i motivi che hanno generato l’impennata. Ecco cosa sono i Milady NFT e perché il loro prezzo è esploso. 

Milady NFT: perché il loro prezzo è esploso?

Prima di analizzare nel dettaglio cosa sono i Milady NFT e l’origine di questa collezione, vediamo le ragioni per cui si trova sotto i riflettori. 

Il 10 maggio 2023 Elon Musk ha condiviso un Tweet con un’immagine che raffigura un personaggio della collezione Milady Maker e la didascalia “Non c’è meme, ti amo”. Il suo inconfondibile modo per esprimere l’apprezzamento per qualche progetto. 

A quel punto la collezione è schizzata al primo posto tra le tendenze di mercato su OpenSea, il principale marketplace del settore. Il solito “effetto Elon”, l’ultimo si era verificato con Dogecoin quando l’imprenditore aveva deciso di cambiare il logo di Twitter con il cane simbolo delle meme coin. Il floor price, ovvero il prezzo di base dei Milady NFT, ha toccato per un po’ il massimo storico di 7,3 ETH (circa 13.700 dollari). La raccolta ha visto un aumento del 59% del prezzo di base rispetto agli ultimi sette giorni, nelle ultime ore ha registrato vendite per oltre 9 milioni di dollari (dati CryptoSlam). In questo momento è la prima collezione per volume, perfino sopra al Bored Ape Yacht Club

Cosa sono i Milady NFT? 

Ma allora cosa sono questi Milady NFT da cui Elon Musk è rimasto affascinato? Milady Maker è una collezione di token non fungibili PFP (profile picture) composta da 10.000 pezzi. La raccolta è stata lanciata su Ethereum nel 2022 ad opera del collettivo Remilia, le artiste che si sono occupate del design dei personaggi sono Milady Sonora Sprite e Charlotte Fang

Questi token non fungibili si richiamano all’estetica neochibi, lo stile di disegno molto popolare nella cultura giapponese caratterizzato da personaggi carini e stilizzati, spesso con gli occhi e la testa più grandi rispetto al resto del corpo. Sono presenti anche elementi della cultura Y2K

I personaggi sono divisi in 5 categorie ispirate alle “tribù di moda” di Tokyo: Gyaru, Prep, Lolita, Hypebeast e Harajuku. Come tutte le collezioni PFP, anche i Milady NFT hanno dei tratti distintivi che si alternano casualmente nei personaggi. I due accessori principali sono il cappello e la camicia, gli esemplari Milady che li hanno abbinati hanno un punteggio maggiore nella classifica degli outfit. 

Ecco svelato il mistero su cosa sono i Milady NFT, la collezione che all’improvviso ha conquistato Musk e i suoi fan. Dell’esplosione del loro prezzo, ha beneficiato anche la collezione “espansione” del progetto, Redacted Remilio Babies, che nelle ultime 24 ore ha generato vendite per 1.548.840$. 

Cos’è il Whitepaper di Bitcoin? I punti principali spiegati

Cos’è il Whitepaper di Bitcoin? Analisi dei punti principali

Cos’è il Whitepaper di Bitcoin? Il documento da cui è nata la crypto, da analizzare per conoscere il suo vero potenziale

Cos’è il whitepaper di Bitcoin? Si tratta del documento di nove pagine da cui è nata Bitcoin, pubblicato il 31 ottobre 2008 da Satoshi Nakamoto. L’autore o gruppo di autori, che ha teorizzato per la prima volta l’utilizzo della blockchain come sistema di pagamento. Il documento si intitola “Bitcoin: un sistema di moneta elettronica peer-to-peer” ed è stato pubblicato in un forum di crittografia (Metzdowd). Ma quali sono i temi trattati che hanno portato la rivoluzione tecnologica del secolo? Ecco cos’è il whitepaper di Bitcoin e l’analisi dei punti principali! 

Cos’è il whitepaper di Bitcoin? Il problema di partenza

Per comprendere cos’è il whitepaper di Bitcoin e la portata delle sue tesi, iniziamo con la premessa che Satoshi Nakamoto pone nell’introduzione. Come tutti i nuovi progetti, anche quello di Bitcoin è nato per risolvere un problema. In questo caso è quello della “fiducia” nelle transazioni di denaro online. Gli utenti che acquistano su internet infatti si devono affidare a intermediari finanziari per garantire la sicurezza e l’integrità delle transazioni. Nonostante questo sistema funzioni bene nella maggior parte dei casi, rimangono delle criticità:

  1. Le transazioni possono essere reversibili, le istituzioni che gestiscono i pagamenti possono decidere di bloccarle o gli stessi utenti e venditori possono “truffarsi” tra di loro; 
  2. Avere degli intermediari è costoso e biosogna pagare delle commissioni;
  3. Gli intermediari potrebbero non essere degli di questa fiducia: nessuno ha la certezza che gli intermediari non manipolino, censurino o occultino delle attività. 

Il problema della fiducia si risolve con la tecnologia blockchain, ovvero un database che elimina il bisogno di fidarsi di chi gestisce i dati, perché delega questa responsabilità in maniera peer-to-peer a una rete composta di più individui. E per questo la blockchain viene definita trustless, senza fiducia.

Cos’è il whitepaper di Bitcoin in poche parole? La proposta di un sistema di pagamenti senza intermediari.

Le transazioni 

Il secondo paragrafo del whitepaper di Bitcoin è dedicato alle transazioni. Una moneta elettronica è in sostanza una catena composta di firme digitali, linee di codice informatico protette da crittografia. Nello specifico Bitcoin funziona grazie alla crittografia a chiave pubblica, in cui due codici chiamati “chiave pubblica” e “chiave privata” vengono utilizzati per approvare una transazione. 

Supponiamo che un proprietario di una moneta elettronica come Bitcoin voglia effettuare una transazione. La prima cosa da fare è recuperare la chiave pubblica del destinatario, che funziona come il numero di un conto corrente. Il mittente a questo punto invia la somma e usa la sua chiave privata, che funziona come il codice di accesso del suo conto, per confermare la transazione. 

Naturalmente il destinatario vuole assicurarsi che l’importo che gli deve arrivare non sia già stato usato in una transazione precedente. In altre parole vuole assicurarsi che non ci sia il problema della doppia spesa

L’unico modo per garantire che i fondi non siano stati utilizzati è che la rete accetti tutte le transazioni precedenti nell’ordine in cui sono state effettuate. Ovvero che ogni computer, o nodo, della rete sia d’accordo sulla validità di ogni transazione e tenga traccia di tutte quelle effettuate in passato. Ecco come viene concretizzata il progetto che delinea cos’è il whitepaper di Bitcoin: pagamenti fra pari, istantanei e sicuri. 

Server di timestamp

In questo paragrafo Satoshi Nakamoto introduce il meccanismo del “timestamp” con cui vengono ordinate le transazioni nei registri aggiornati da tutti i migliaia di computer che compongono la rete di Bitcoin. Il timestamp fornisce la prova che una transazione è stata validata in quel momento e ogni timestamp include il timestamp precedente nel suo codice crittografico. In questo modo si forma una catena in cui ogni timestamp aggiuntivo rafforza i timestamp precedenti. Questa concatenazione impedisce che i dati vengano modificati, perché un minimo cambiamento altererebbe tutto il registro. 

Proof-of-Work

Procedendo nell’analisi su cos’è il whitepaper di Bitcoin e cosa spiega questo documento, ci imbattiamo nel paragrafo dedicato al meccanismo di consenso. Il Proof-of-Work, o mining. Questo non è altro che l’insieme di regole che tutta la rete deve seguire per stabilire la validità delle transazioni

Il mining è quindi il processo con cui vengono verificate le transazioni e aggiunti nuovi blocchi alla blockchain, il tutto grazie alla potenza di calcolo dei computer. Nello specifico consiste nel risolvere complessi problemi matematici.

Gli incentivi

Per incoraggiare i nodi a unirsi alla rete e per assicurarsi che svolgessero il loro lavoro in maniera onesta, Satoshi Nakamoto ha elaborato un sistema di incentivi. I nodi che forniscono la loro potenza di calcolo e validano le transazioni sono infatti ricompensati dalla creazione di alcuni Bitcoin e dalle commissioni di transazione. 

La privacy di Bitcoin

Un altro paragrafo è dedicato alla privacy di Bitcoin, l’autore infatti specifica che le informazioni trasmesse nella rete peer-to-peer sono limitate al minimo grazie alla crittografia a chiave pubblica. Mantenendo pseudonime le chiavi pubbliche il pubblico può vedere che qualcuno sta inviando un certo importo a qualcun altro, ma senza dettagli che collegano la transazione ad un utente specifico.

In questo articolo abbiamo approfondito cos’è il whitepaper di Bitcoin e i suoi punti principali, questo documento rimane il punto di svolta di tutta la tecnologia blockchain. Così rilevante a livello culturale e tecnologico che ad aprile 2023 si è scoperto che in tutti i dispositivi Mac Apple in commercio dal 2018 in poi è stata nascosta una copia del whitepaper in formato pdf del documento. 

Young Platform lancia il “Report fiscale”: ora è più facile dichiarare i crypto-asset

report fiscale

Torino, 9 maggio 2023 – Young Platform, la piattaforma italiana di exchange leader nel settore delle criptovalute, annuncia l’introduzione della nuova funzionalità “Report Fiscale”, che semplifica la dichiarazione di plusvalenze e minusvalenze da parte dell’utente, mettendo a disposizione in download il documento per le dichiarazioni fiscali in formato Pdf, nell’area dell’account personale.

Il report, concepito da Young Platform in linea con le nuove normative vigenti in materia, indicherà il valore del portafoglio dell’utente, gli eventuali reward ottenuti con lo staking, l’imposta sul reddito, e potrà essere accompagnato da un file .csv con l’elenco completo dei movimenti. Il Report Fiscale è disponibile sulla piattaforma web di Young Platform. Da giugno la nuova funzionalità sarà disponibile anche in Francia, dove Young Platform è presente dal 2022.

Report Fiscale è il primo servizio di questo tipo offerto da un exchange nazionale e al tempo stesso compliant con le normative fiscali italiane e francesi, che permette agli utenti di collegare non solo i propri wallet privati come Metamask, ma anche i wallet exchange e i wallet provider, questi ultimi a partire da giugno 2023. Può includere anche le royalty da NFT o dominio Web3 e il tracciamento delle transazioni. Il Tax Report potrà quindi essere un servizio adatto non solo agli utenti di Young Platform, ma anche a qualsiasi tipo di professionista, società o investitore in criptovalute che abbia bisogno di dichiarare i propri asset per questioni fiscali. 

“Finalmente un servizio che permette sia agli utenti sia ai professionisti di calcolare le imposte sui cripto asset, consentendo una costante pianificazione fiscale durante tutto l’anno, in modo semplice e diretto” – commenta Alberto Bertagnolio Licio, Dottore Commercialista e Senior Partner presso Studio Boursier.

Report Fiscale è stato realizzato in collaborazione con Taxtris, uno dei principali provider di servizi di consulenza fiscale per il mercato crypto, specializzato in soluzioni fiscali per il settore delle criptovalute. Taxtris venta un team di esperti in materia di fiscalità e di tecnologia blockchain e grazie a questa partnership, Young Platform è ora in grado di offrire ai propri utenti una nuova soluzione semplice e completa per l’accesso alle criptovalute. 

“È grazie a strumenti semplici e che semplificano la vita, come il report fiscale, che una tecnologia così complessa riesce a permeare nelle vite di tutti noi. A Young Platform, ci sforziamo di dotare tutti i nostri utenti dei migliori strumenti per operare con facilità.” – Lorenzo Palombi, Head of Legal & Corporate Affairs a Young Platform.

D’altra parte, gli italiani si confermano attenti a cryptovalute e token: più di 7 milioni li hanno già acquistati e altrettanti dichiarano di essere interessati a farlo in futuro. Il metodo più usato per entrare in possesso di questi strumenti sono gli exchange (40%) (dati “Blockchain & Web3: time to build”, report dell’Osservatorio Blockchain and Distributed Ledger della School of Management del Politecnico di Milano).

A livello globale, il mercato crypto ha superato nuovamente i mille miliardi di dollari di capitalizzazione, da metà gennaio 2023 (dati CoinMarketCap). Nonostante i fattori sfavorevoli che hanno influito su un’ampia flessione del settore nel 2022, dopo i precedenti record del 2021, i detentori di criptovalute sono ugualmente aumentati del 39% nel corso del 2022, salendo da 306 milioni a 425 milioni in totale (dati Crypto.com).

“È essenziale avere strumenti che agevolino la corretta gestione fiscale delle criptovalute in Italia, un mercato sempre più rilevante dell’ecosistema crypto su scala globale. In questo senso, la soluzione proposta da Young Platform è un passo avanti importante per semplificare e rendere trasparente la tassazione delle cripto-attività, che agevola sia utenti che professionisti” – commenta Stefano Capaccioli, dottore commercialista titolare e fondatore dello Studio Capaccioli e di Coinlex.

“L’obiettivo principale di Young Platform è sempre stato avvicinare un ampio pubblico al mondo delle criptovalute, costruendo un rapporto di fiducia con la propria community di riferimento e in piena compliance con le normative vigenti – spiega Andrea Ferrero, Ceo e co-fondatore di Young Platform -. Per raggiungere questo obiettivo è necessario rendere accessibile la fase di acquisto delle crypto, ma anche semplificare la gestione del wallet, su più livelli. Ciò include funzioni che garantiscano la piena conformità alle normative fiscali nazionali e internazionali. Report Fiscale è la soluzione che dimostra ancora una volta l’impegno di Young Platform per una gestione corretta e trasparente dei crypto-asset, uno strumento sempre più compreso e apprezzato da una platea crescente di italiani, e non solo“.

Leggi la notizia su La Repubblica

Come si effettua il calcolo dello stipendio netto? Ecco la guida pratica

Calcolo stipendio netto: ecco come fare

Quanto guadagni davvero? Scopri come fare il calcolo dello stipendio al netto delle detrazioni fiscali e delle imposte sul reddito

Sai come effettuare il calcolo dello stipendio netto? Molto probabilmente conosci la tua retribuzione annua lorda, ovvero la RAL, ma sai realmente quanto guadagni, ovvero quanto denaro riceverai nel corso dell’anno? 

Conoscere il tuo stipendio netto è molto importante dato che parte del tuo salario verrà trattenuto dallo Stato attraverso le imposte sul reddito e le contribuzioni previdenziali. Questo calcolo ti permette di conoscere il denaro che hai a disposizione per affrontare le spese quotidiane e quanti soldi puoi dedicare ai tuoi investimenti. Scopri come si esegue il calcolo dello stipendio netto in questa guida!

Che cos’è lo stipendio netto?

Per scoprire come svolgere l’esatto calcolo dello stipendio netto è innanzitutto necessario capire di cosa stiamo parlando. Si tratta dell’importo effettivo che viene accreditato sul conto bancario di un lavoratore. Spesso il valore netto può discostarsi significativamente da quello lordo, che viene indicato sul contratto di lavoro o sulla lettera di assunzione. Per essere in grado di effettuare il calcolo è quindi indispensabile conoscere i fattori che influiscono sul suo valore finale, come spese e agevolazioni. 

Cosa influisce sul tuo stipendio?

Vediamo ora quali sono i principali fattori che influenzano il valore dello stipendio e impongono il calcolo del netto dal lordo: imposte sul reddito, contribuzioni previdenziali e le detrazioni fiscali.

  • Le detrazioni fiscali sono agevolazioni che riducono le imposte che un lavoratore deve pagare. Esistono diverse detrazioni fiscali comuni, come ad esempio quelle per i figli a carico, le spese mediche, l’acquisto di una casa o le spese per l’istruzione.
  • Le imposte sul reddito rappresentano l’importo che ogni lavoratore deve versare allo Stato in base alle aliquote fiscali stabilite. L’imposta sul reddito che devono pagare le persone fisiche si chiama IRPEF ed è progressiva, ovvero la sua aliquota varia in relazione all’ammontare del reddito imponibile. Ad esempio se il reddito imponibile di un lavoratore è inferiore a 15.000€ esso pagherà un’aliquota del 23% mentre se è compreso tra i 15.000€ e i 28.000 pagherà il 25% e così via.
  • Le contribuzioni previdenziali sono invece gli importi che il lavoratore deve obbligatoriamente versare all’INPS e che verranno, in parte, restituiti al lavoratore attraverso la pensione. Queste contribuzioni vengono solitamente trattenute direttamente dallo stipendio lordo prima del calcolo dello stipendio netto. Le percentuali delle contribuzioni previdenziali possono variare a seconda del paese e del regime previdenziale adottato, in italia, per i lavoratori dipendenti sono del 9,19%.

La procedura per calcolare lo stipendio netto

Ora che sai quali fattori devi considerare per il calcolo del proprio stipendio netto,  vediamo il procedimento “passo dopo passo”:

  1. Calcolare lo stipendio lordo: ovvero l’importo totale dello stipendio prima delle detrazioni fiscali e delle contribuzioni previdenziali. Questa è la RAL (retribuzione annua lorda) che hai concordato con il tuo datore di lavoro quando hai firmato il contratto.
  1. Determinare le contribuzioni previdenziali che devi pagare: ad esempio le assicurazioni sociali e i contributi pensionistici obbligatori e trovare di conseguenza il reddito imponibile.
  1. Calcolare l’imposta sul reddito (IRPEF) moltiplicando il reddito imponibile per l’aliquota: attraverso questa operazione si trovano le imposte lorde, a cui andranno poi sottratte le detrazioni fiscali. Ci sono anche altre imposte sul reddito sempre di questo tipo come l’IRPEF regionale e quello comunale. In questo articolo li tralasceremo per semplificare il procedimento.
  1. Identificare le detrazioni fiscali: è necessario raccogliere tutte le informazioni necessarie per determinare le detrazioni fiscali a cui hai diritto. Queste possono includere detrazioni per i figli a carico, spese mediche, interessi sui mutui o altre più specifiche previste dalla legislazione fiscale in vigore. Sottraendo l’ammontare totale di questi benefici dalle imposte lorde si individuano le imposte nette.
  1. Ricavare la retribuzione netta: sottraendo al reddito imponibile l’imposta netta e sommando eventuali bonus (ad esempio l’ex bonus Renzi di 100€ per i lavoratori che percepiscono un reddito inferiore ai 28.000€ ).

Calcolo stipendio netto: esempio pratico

Se non hai ancora compreso a pieno come effettuare il calcolo dello stipendio netto potrebbe essere utile un esempio pratico. Quanto denaro riceve effettivamente  un lavoratore che percepisce una RAL di 20.000 € e che possiede due figli a carico che gli garantiscono delle detrazioni fiscali per 2.000€ all’anno?

  1. Calcolo del reddito imponibile

Reddito imponibile = retribuzione lorda – contributi INPS a carico del dipendente (9,19%)

20.000€ – (9,19% x 20.000€) = 

20.000€ – 1.838€ = 18.162€

  1. Calcolo dell’imposta lorda (IRPEF)

25% di 18.162€ = 4.540,5€

  1. Calcolo dell’imposta netta = IRPEF – detrazioni fiscali

4.540,5€ – 2.000€ = 2.540,5€

  1. Stipendio netto = reddito imponibile – imposta netta + eventuali bonus

18.162€ – 2.540,5€ = 15.621,5€

Ora che sai quali sono i passaggi principali per effettuare il calcolo dello stipendio netto non ti resta che provare tu stesso in modo da assimilare bene il procedimento da svolgere. In questo modo, nel caso tu debba valutare un’offerta di lavoro, potrai sapere con esattezza quanto denaro riceverai sul tuo conto corrente.

Pepe The Frog: tutto sulla nuova crypto che sta entusiasmando il mercato delle meme coin

Pepe The Frog crypto: tutto sulla memecoin che sta entusiasmando il mercato

Pepe The Frog è la nuova crypto che si ispira al famoso meme. Vuole fare concorrenza a Dogecoin (per il momento ci sta riuscendo)

Il famosissimo meme Pepe The Frog ha ispirato una nuova crypto che in questi giorni è protagonista dei mercati e argomento che ha infiammato la community su Twitter. Lanciata il 14 aprile, la meme coin PEPE ha raggiunto in pochissimo tempo una capitalizzazione di mercato di 691 milioni di dollari (toccando anche il miliardo). Ma i fondatori avvertono: “è una meme coin senza alcun valore intrinseco o aspettativa di ritorno finanziario. Non esiste un team formale o una roadmap. La moneta è completamente inutile e ha solo scopi di intrattenimento”. Ecco tutto quello che devi sapere sulla crypto di Pepe The Frog!

Pepe The Frog crypto: cos’è e perché sta entusiasmando il mercato

Dal punto di vista tecnico, la crypto ispirata a Pepe The Frog è un token ERC-20 su Ethereum. La meme coin PEPE è stata lanciata il 17 aprile e in soli tre giorni ha registrato un rally del 21.000%, raccogliendo 30 milioni di dollari di volumi di scambio su Uniswap (al momento unico DEX in cui comprare PEPE) e un market cap di 139 milioni. Il giorno dopo l’ingresso nel mercato gli holder di PEPE erano 10.000. Per fare un paragone, SHIB ha raggiunto i 100.000 utenti dopo 90 giorni dal lancio.

La tokenomics della crypto di Pepe The Frog prevede una fornitura massima di 420,690,000,000,000. Come si può leggere sul sito internet ufficiale, il 93,1% dei token è stato inviato al pool di liquidità, il restante 6,9% della fornitura viene conservato in un portafoglio multi-sig del team rintracciabile con il dominio NFT ENS “pepecexwallet.eth”.

I fondatori presentano la crypto come una risposta alle meme coin canine: “i cani hanno fatto il loro tempo, è ora che Pepe prenda il sopravvento”. 

La “roadmap” nella sua fase iniziale prevede il listing su exchange centralizzati, avere più di mille holder e “far diventare $PEPE virale su Twitter con il nostro potere memetico”. E pare che almeno per due obiettivi ci siano riusciti alla grande. Tuttavia da queste poche battute, viene confermato il puro intento scherzoso della crypto di Pepe The Frog. 

Nonostante la nuova crypto si ispiri a un meme, il team dichiara che “non ha alcuna associazione con Matt Furie o con la sua creazione Pepe the Frog. Questo token rende semplicemente omaggio a un meme che tutti amiamo e riconosciamo”.

Nonostante continuino le perplessità sul successo di una crypto senza una reale utilità, PEPE ha dato il via a una rinascita delle meme coin. Portando una congestione sia della rete di Ethereum che di quella di Bitcoin, nonché commissioni di transazione elevate. Perché è coinvolto anche il network di BTC? Sfruttando il nuovo standard BRC-20, è stata creata una versione di Pepe The Frog anche su Bitcoin. 

Nonostante questo Bitcoin e Pepe sono due criptovalute molto diverse. Infatti a differenza della memecoin, BTC ha alle spalle un progetto consolidato e affidabile. Su Young Platform puoi scorprire tutto su Bitcoin e altri validi protocolli crypto.

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Pepe The Frog: l’origine del meme

Come anticipato, la Pepe The Frog crypto ha preso ispirazione dal personaggio di Matt Furie che rappresenta una rana dal corpo umanoide. La sua prima apparizione è stata nel 2005 nel fumetto Boy’s Club, negli anni successivi Pepe si è trasformato in un meme parte della cultura di internet. 

Pepe si è diffuso prima su Myspace per poi approdare su tutti i social network e i forum, soprattutto per indicare diversi stati d’animo. Sono nate le varianti di “Sad Frog”, “Smug Frog” e “Angry Pepe”. La rana antropomorfa è diventata spesso un simbolo politico, ad esempio nel 2019 è stata utilizzata ad Hong Kong nelle proteste contro l’atto di estradizione. 

Per alcuni il successo della nuova crypto ispirata a Pepe The Frog è un buon segno, ovvero quello di un mercato attivo e in ripresa. Hanno notato che le meme coin stanno pumpando come nel 2021 e vedono in notizie come questa la speranza della fine del bear market. Altri continuano a sottolineare che le meme coin sono soggette ad alta volatilità, e per questo rischiose, e che non contribuiscono allo sviluppo del settore. Insomma, come sempre, soltanto il tempo ci dirà quale sarà il futuro della Pepe The Frog crypto!

Sei sul blog di Young Platform, la piattaforma italiana per comprare criptovalute. Qui puoi trovare le ultime novità su blockchain, Bitcoin e Web3. Raccontiamo da vicino questa economia emergente con un occhio alla finanza tradizionale, così hai tutto quello che ti serve per entrare nella nuova era del denaro. 

Avalanche Summit 2023: cosa è successo alla conferenza crypto di Barcellona

Avalanche Summit 2023: le news sulla conferenza crypto di Barcellona

L’Avalanche Summit 2023 è stata un successo! Scopri cosa è accaduto durante l’evento più importante dell’anno per la blockchain della crypto AVAX 

L’Avalanche Summit è la principale conferenza annuale della blockchain della crypto AVAX, dedicata a tutti coloro che la sviluppano e la utilizzano. È l’evento in cui vengono presentati gli ultimi aggiornamenti e le novità della blockchain fondata da Emin Gün Sirer e dove incontrare sviluppatori e manager della sedicesima criptovaluta più capitalizzata del mercato e di altri interessanti progetti Web3

Avalanche Summit 2023: cos’è la conferenza crypto di Barcellona?

L’Avalanche Summit è l’evento IRL (“In real life”) più importante dell’anno per la blockchain della crypto AVAX. Dal 3 al 5 maggio si è svolta la seconda edizione, che come l’anno scorso si è dimostrata molto di più di una semplice conferenza. Oltre agli speech di tanti protagonisti del Web3, come quello del CEO e fondatore di Avalanche, Emin Gün Siren, ci sono stati anche workshop e presentazioni interattive.

L’evento si è tenuto dal 3 al 5 maggio nel suggestivo quartiere Poble Espanyol, a Barcellona. Una sorta di museo a cielo aperto situato su una delle colline della città: Montjuïc. Tra i partner della conferenza tanti grandi nomi dell’industria blockchain come Cricle, Chainlink e The Graph

Gli speech dei personaggi più attesi

Durante l’Avalanche Summit 2023, la conferenza crypto di Barcellona sono intervenuti più di 300 speakers, sui diversi palcoscenici dell’evento: Eco-Dome, Mainnet Stage, Teather Stage, Subnet Stage, Auditorium e Monastery.

Quali sono stati gli speech più importanti dell’evento? Scopri le funzionalità, le collaborazioni e le novità annunciate all’Avalanche Summit 2023, la conferenza crypto di Barcellona.

Mercoledì 3 Maggio:

  • La cerimonia di apertura della conferenza crypto di Barcellona ha visto protagonisti il CEO e fondatore di Avalanche, Emin Gün Sirer, e il presidente di Ava Labs, John Wu;
  • David Palmer, il responsabile dell’area blockchain di Vodafone, ha presentato all’Avalanche Summit 2023 le possibili applicazioni della tecnologia blockchain nel settore delle reti telefoniche mobili e in quello dell’Internet of Things (IoT);
  • All’Avalance summit di Barcellona è stato intervistato  Stani Kulechov, fondatore e CEO di Aave, da Jacquelyn Melinek una giornalista di TechCrunch, sul futuro delle stablecoin. In particolare di quella di Aave ,GHO, che verrà rilasciata nei prossimi mesi;
  • Bryan Pellegrino CEO e co-fondatore di Layer 0, ha presentato questa blockchain basata sulla tecnologia Zero Knowledge. Layer Zero è stata anche sponsor del party dell’exchange decentralizzato TraderJoe di mercoledì 3 maggio;
  • La prima giornata dell’Avalanche Summit 2023 si è chiusa in bellezza con l’annuncio del metaverso di Alibaba Cloud (Cloudverse) presentate da Raymond Xiao, l’head of international Web3 solutions dell’azienda cinese;

Giovedì 4 Maggio:

  • Il secondo giorno ha avuto luogo la conferenza di Defi Kingdoms, uno dei giochi play-to-earn che ha riscosso più successo nel settore. Il presidente, noto con lo pseudonimo di Dreamer –, ha presentato la sua visione del futuro del gaming su blockchain annunciando una nuova versione del gioco play-to-earn;
  • Il presidente di Ava Labs, John Wu e Jeff Hasselman, Web3 global head di Amazon Web Service hanno descritto come AWS e Ava Labs stanno lavorando per rendere più scalabili le infrastrutture tecnologiche di governi e imprese grazie alla blockchain;
  • Emin Gün Sirer ha annunciato la tecnologia Coin Operated Agents (COA), in arrivo a breve sulla blockchain della crypto Avax. Questa nuova funzionalità si servirà dell’ intelligenza artificiale per permettere agli utenti di scrivere il codice degli smart contract e di pubblicarli sulla rete di Avalanche formulando richieste in linguaggio umano. 

Venerdì 5 Maggio:

  • Uno degli eventi salienti della terza giornata dell’Avalanche Summit 2023 è stato quello condotto da Thodoris Karakostas, blockchain partnership manager, e Max Melcher, product manager di Chainlink, che hanno spiegato gli ultimi aggiornamenti dell’oracolo più famoso e utilizzato e annunciato i dettagli di una funzionalità disponibile per ora sulla testnet di Avalanche: Chainlink Functions. Uno strumento che permetterà di importare gli API delle applicazioni e dei siti web tradizionali sulle dapp Web3;

Come già anticipato l’Avalanche Summit 2023, la conferenza crypto di Barcellona, è stato molto di più di un semplice convegno. Oltre al grande numero di presentazioni e speech “frontali” ci sono stati anche tantissimi workshop dedicati agli sviluppatori ma non solo. 

Dei veri e propri laboratori dove acquisire tantissime nozioni, sia teoriche che pratiche sulla tecnologia blockchain e le sue applicazioni. Chi ha assistito all’Avalanche Summit ha imparato ad ottimizzare il suo portafoglio DeFi grazie alla lezione di Jesus Rodriguez CEO di IntoTheBlock, e ha scoperto come il Web3 sta ridisegnando la cultura degli esports (gaming) grazie al workshop dedicato del 3 maggio.

Inoltre, alla fine di ogni giornata ci sono state feste e eventi dove i partecipanti all’Avalanche Summit 2023, la conferenza crypto di Barcellona hanno potuto conoscersi e divertirsi insieme dal vivo in modo da rendere la community della crypto AVAX ancora più coesa.