Il significato di anno sabbatico: è possibile vivere 365 giorni senza entrate?

Anno sabbatico: significato e idee di finanziamento

Il significato di “anno sabbatico” e come finanziare un periodo di pausa senza entrate economiche

Il significato di anno sabbatico rimanda alla parola ebraica “shabbat” che significa “riposo”. Nella tradizione infatti lo shabbat è il giorno di riposo settimanale che cade ogni sabato, durante il quale gli ebrei si astengono dal lavoro e dedicano il tempo alla preghiera, alla famiglia e alla riflessione. 

Oggi questa espressione indica un periodo di pausa dal lavoro o dallo studio sempre più popolare tra coloro che desiderano fare esperienze fuori dall’ordinario e scoprire nuove passioni. Dietro al significato di anno sabbatico però è sottintesa l’idea che per un anno intero non ci siano entrate economiche, per questo in molti sono preoccupati dai costi associati. In questo articolo, esploreremo non soltanto il significato di anno sabbatico, ma anche e soprattutto  alcune idee su come finanziarlo.

Anno sabbatico: significato e definizione

Come già anticipato, il significato di anno sabbatico risiede nel concetto di pausa dalle attività quotidiane. Esso può durare effettivamente un anno, ma in molti scelgono di fermarsi solo per qualche mese. Il motivo principale per cui le persone decidono di fare un anno sabbatico è quello di fare nuove esperienze di vita come ad esempio viaggiare, partecipare a corsi di formazione all’estero per imparare una nuova lingua o fare volontariato. In molti lo scelgono per ridurre lo stress, approfondire la conoscenza di se stessi e del mondo che ci circonda. In generale il profondo significato di anno sabbatico è prendersi tempo per i propri interessi, mettendo da parte per un momento la carriera. 

Pianificare l’anno sabbatico

Se sei un lavoratore o una lavoratrice, prima di pianificare un anno sabbatico è essenziale assicurarsi di poterlo fare. Non tutti i posti di lavoro infatti garantiscono questo benefit chiamato anche “aspettativa”. Se hai la possibilità di prenderti un anno sabbatico devi poi concordare la durata e verificare se si tratta di un’aspettativa retribuita o meno. Se puoi vai incontro alle esigenze della tua azienda, decidendo insieme quale potrebbe essere il momento migliore. 

Se il significato di anno sabbatico ti ha conquistato e hai preso la tua decisione di partire per quest’avventura, segui questi passaggi: 

  1. Definisci gli obiettivi: cosa vorresti ottenere o realizzare nel tuo anno sabbatico? Viaggiare, acquisite competenze o semplicemente prenderti una pausa dal lavoro? 
  2. Scegli la destinazione: dopo aver definito gli obiettivi, è importante scegliere la destinazione, quella che sarà casa tua per un anno. Preferisci viaggiare in un luogo specifico o esplorare diverse destinazioni?
  3. Valuta i costi: una volta scelta la destinazione, è importante valutare i costi associati come quelli di alloggio, di trasporto, di cibo e di svago.
  4. Crea un budget: sulla base dei costi valutati, è importante creare un budget per tenere traccia delle spese e gestire il denaro in modo efficace.

Come finanziare l’anno sabbatico?

Come abbiamo visto, nel significato di anno sabbatico è intrinseca una particolare gestione delle spese. Finanziare un periodo di pausa può essere costoso, ma puoi considerare diverse opzioni: 

  1. Risparmio anticipato: una delle opzioni più comuni per finanziare un anno sabbatico è quella di risparmiare denaro in anticipo magari adottando qualche trucco per arrotondare lo stipendio. Ciò richiede una pianificazione a lungo termine e la capacità di mettere da parte una somma significativa di denaro che possa coprire le spese quando non hai una retribuzione.
  2. Prestito personale: un’altra opzione è quella di ottenere un prestito personale. Prima di prendere questa decisione, è importante valutare attentamente la propria capacità di rimborso e le condizioni di tasso di interesse. Tuttavia, se si dispone di un buon punteggio di credito, si potrebbe ottenere un tasso relativamente basso.
  3. Programmi di scambio culturale: i programmi di scambio culturale possono offrire un’opportunità per finanziare un anno sabbatico. In alcuni casi, questi programmi possono coprire i costi di alloggio e pasti in cambio del lavoro volontario o dell’insegnamento di una lingua straniera.
  4. Lavoro freelance e remoto: se si dispone di competenze o esperienze che possono essere utilizzate in modalità freelance o lavoro remoto, si potrebbe considerare di lavorare un po’ durante l’anno sabbatico. Questa potrebbe essere un’opzione per mantenere una fonte di reddito durante il periodo di pausa.
  5. Lavoro part-time: con lavori stagionali o contratti a breve termine si potrebbe lavorare in maniera ridotta e guadagnare l’indispensabile.
  6. Crowdfunding: se vuoi prenderti un anno sabbatico per un progetto artistico, culturale o umanitario puoi considerare anche un crowdfunding, ovvero una raccolta fondi, da promuovere tra amici, familiari o sconosciuti.

In sintesi, il significato di anno sabbatico è quello di un’esperienza gratificante e arricchente. Prendersi una pausa dal lavoro o dagli studi richiede una pianificazione accurata e una conoscenza delle proprie opzioni di finanziamento. Dove la strategia di risparmiare dei fondi è quella più efficace e immediata. Se stai considerando l’idea di prenderti un anno sabbatico hai mai pensato di finanziarlo in criptovalute? Con il nuovo Salvadanaio puoi mettere da parte Bitcoin e altre monete digitali. 

Come leggere la busta paga?

Come leggere la busta paga?

Come leggere la busta paga? Ecco la guida per interpretare il documento che ricevi ogni mese il tuo datore di lavoro

Sai come leggere la tua busta paga o ti sembra solo una accozzaglia di numeri e acronimi incomprensibili? Saper interpretare il documento che, ogni mese, ricevi dal tuo datore di lavoro è importante per gestire in modo efficace le proprie finanze e per capire dove finisce il denaro che viene trattenuto dallo stipendio netto. Se non sai da dove iniziare leggi questa guida. Scoprirai come leggere la busta paga e quali sono le voci più importanti del documento.

Come leggere la busta paga: le voci principali

Per sapere come leggere la busta paga è necessario conoscere le sue sezioni principali. Per convezione essa si divide in tre parti e ognuna di queste contiene informazioni di diverso tipo. Nella prima parte della busta paga troviamo i dati del dipendente e dell’azienda per la quale lavora, mentre nella seconda tutte le voci relative alla retribuzione. Infine nell’ultima sezione troverai i dati previdenziali, i contributi che versa mensilmente, le detrazioni fiscali e il trattamento di fine rapporto (TFR).

Vediamo ora nel dettaglio tutte le informazioni contenute in ciascuna sezione e impariamo dunque come leggere la busta paga.

Intestazione: i dati del lavoratore e dell’azienda

La prima parte di questa guida su come leggere la busta paga si concentra sull’intestazione del documento che contiene le informazioni del lavoratore e dell’impresa per cui lavora. Leggendo la busta paga dall’alto verso il basso ci troveremo davanti, in ordine:

  • Il mese di retribuzione, ossia la mensilità per la quale viene erogato lo stipendio al lavoratore;
  • I dati dell’azienda, in particolare il ovvero il codice identificativo univoco e il numero di posizione INAIL e INPS;
  • Nome, cognome e posizione INAIL e INPS del lavoratore;
  • Numero di matricola aziendale;
  • Data di assunzione;
  • Tipo di CCNL “Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro”: il documento che determina i parametri che influenzano il calcolo dello stipendio del lavoratore. Ogni settore o categoria professionale ha il suo CCNL; 
  • Qualifica o funzione lavorativa;
  • Mansione;
  • La paga base (o minimo tabellare) che è determinata dal contratto collettivo in base alla categoria, alla qualifica del lavoratore e agli scatti di anzianità.

Corpo: retribuzione effettiva

Nella seconda sezione della busta paga sono riportate varie voci riguardo allo stipendio percepito dal lavoratore, ovvero la retribuzione effettiva.

In questa sezione compaiono in ordine:

  • Le ore ordinarie lavorate;
  • I premi ricevuti;
  • Le ore di straordinari;
  • Le indennità, ovvero: i giorni di ferie goduti, i permessi, le festività, le ore passate in malattia, eventuali infortuni o maternità;
  • In periodi particolari possono essere riportate anche la tredicesima o la quattordicesima, eventuali anticipi del TFR o premi di produttività “speciali”; 

Parte finale: riepilogo contributi

Un ultimo sforzo e saprai come leggere la tua busta paga per intero. L’ultima sezione è riservata alle voci che “trasformano” la retribuzione lorda del lavoratore nello stipendio netto che poi effettivamente percepisce alla fine del mese.

Nell’ultima parte della busta paga compaiono:

  • I contributi previdenziali e assistenziali che in parte il lavoratore e in parte il datore di lavoratore devono obbligatoriamente versare all’INPS e all’INAIL per la pensione di vecchiaia, invalidità, cassa integrazione e maternità;
  • L’imponibile fiscale: ovvero la parte dello stipendio che verrà tassata;
  • Le detrazioni fiscali: agevolazioni che riducono le imposte che un lavoratore deve pagare. Esistono diverse detrazioni fiscali comuni, come ad esempio quelle per i figli a carico, le spese mediche, l’acquisto di una casa o le spese per l’istruzione;
  • Le addizionali IRPEF, quote tributarie aggiuntive applicate a livello comunale e regionale;
  • Il TFR (Trattamento di Fine Rapporto) e la sua tassazione;
  • Lo stipendio netto, ovvero la somma di denaro che viene effettivamente percepita dal lavoratore dipendente e versata sul conto corrente.

Speriamo che questa guida su come leggere la busta paga ti sia stata utile. Puoi metterti e metterci alla prova recuperando l’ultima che hai ricevuto e provando ad interpretarla.

Le news sulle criptovalute dal G7 di Hiroshima

Criptovalute news: tutte le novità crypto al G7

Le ultime news sulle criptovalute e la loro regolamentazione vengono dal G7 appena concluso ad Hiroshima 

Non sono mancate le news sul fronte criptovalute al G7 di Hiroshima. Durante la 49° edizione del summit, i leader politici di Italia, Canada, Francia, Germania, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti hanno discusso ed elaborato propositi su vari temi come il conflitto in Ucraina, la resilienza economica, la sicurezza alimentare, il disarmo nucleare ma anche delle sfide della nuova finanza digitale. Ma cosa è successo davvero e in che modo l’evento ha puntato i riflettori sul mondo crypto? Le ultime news sulle criptovalute provenienti dal G7 hanno suscitato immediatamente l’attenzione di tutti gli interessati. 

Criptovalute news: il G7 sostiene le CBDC

La prima tra le news sulle criptovalute e la loro regolamentazione riguarda l’appoggio che i membri del G7 hanno dato alle Central Bank Digital Currency, ovvero le monete digitali emesse dalle banche centrali come l’euro digitale a cui sta già lavorando la BCE. Altra questione al centro dei dibattiti è stata il tracciamento e la regolazione delle transazioni in criptovalute, chiamando in causa la “trave rule” che già nel 2019 la Financial Action Task Force (FATF) proponeva di applicare ai crypto asset. Secondo questa regola gli istituti finanziari che elaborano transazioni crypto superiori ai 3.000 dollari dovrebbero tenere traccia di nome, indirizzo e informazioni sul conto. 

News sulla regolamentazione che arriva poco dopo che il Consiglio europeo ha approvato il MiCA che impone ai fornitori dei servizi crypto, i “crypto-asset service provider” (CASP), di raccogliere informazioni sui trasferimenti di criptovalute di qualsiasi importo per garantire la tracciabilità e identificare le transazioni sospette. Il tutto nell’ottica di rafforzare le norme dell’Unione Europea contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo.

Il Regno Unito, un po’ controcorrente, ha raccomandato invece di regolamentare il trading di criptovalute come se fosse gioco d’azzardo a causa dei rischi intrinseci connessi per i consumatori.  

Per riassumere le news sulle criptovalute provenienti dal G7, si può dire che i paesi del summit si stanno impegnando a fornire standard internazionali per l’innovazione sia delle crypto e dei digital asset, che per l’intelligenza artificiale. 

Il discorso di Biden sulle crypto

Per il settore delle criptovalute, le news sono continuate con il discorso di chiusura del G7 pronunciato da Joe Biden. In questa occasione il presidente degli Stati Uniti ha espresso la sua opposizione alla proposta dei Repubblicani di sospendere il tax-loss harvesting per i trader crypto come uno dei tentativi di riduzione del deficit dello Stato. In poche parole si tratterebbe di attuare una “scappatoia fiscale”, meccanismo già applicato agli azionisti: l’idea è quella di vendere gli investimenti che hanno subito perdite per ridurre l’imponibile fiscale e compensare le plusvalenze di altri investimenti. 

Biden è stato molto fermo nella sua posizione: “non accetterò un accordo che protegge i ricchi imbroglioni fiscali e i trader di criptovalute mettendo a rischio l’assistenza alimentare per quasi cento — scusate — quasi un milione di americani”.

Le ultime news sulle criptovalute giunte dal G7 hanno prospettato un futuro all’insegna di grandi e movimentate discussioni, tutte volte a determinare delle regole comuni. 

Cos’è ERC-721-C? Il nuovo standard di Ethereum per gli NFT spiegato

ERC-721-C: cos’è il nuovo standard Ethereum per NFT

Cos’è l’ERC-721-C? A cosa serve e come funziona? Tutto quello che devi sapere sul nuovo standard per NFT su Ethereum

Cos’è l’ERC-721-C e a cosa serve? Il nuovissimo standard per Ethereum arriva per rispondere a un’esigenza precisa: trasferire i pagamenti delle royalty per i creatori di NFT sulla blockchain e non lasciarli in mano alle piattaforme. Questi nuovi token promettono agli artisti digitali un maggior controllo e una migliore personalizzazione delle loro collezioni. Anche se il mercato non è dei migliori, per il settore dei token non fungibili è tempo di innovazione. Forse è arrivata una soluzione alla tanto discussa questione sui “diritti d’autore” digitali. Ecco cos’è l’ERC-721-C!   

ERC-721-C: cos’è?

Per spiegare cos’è l’ERC-721-C e a cosa serve, si può dire che sia un’estensione del classico ERC-721, lo standard di Ethereum per creare token non fungibili. È stato sviluppato da Limit Break per migliorare il modo in cui i creatori di NFT e gli artisti digitali controllano le royalty sulle loro opere. Al momento il nuovo standard è supportato su Polygon e ovviamente Ethereum. 

Il team di sviluppo ha indicato diverse piattaforme NFT in cui i token ERC-721-C potrebbero essere compatibili e tra queste ci sono OpenSea, Rarible, X2Y2. Tuttavia l’integrazione non sarà automatica ma dovrà essere esplicitamente avanzata dai marketplace. Limit Break ha dichiarato che se nessuna delle principali piattaforme NFT dovesse aggiungere il nuovo token, lancerà un proprio marketplace. 

A cosa serve l’ERC-721-C?

Completando il discorso su cos’è l’ERC-721-C, ricordiamo cosa si intende per royalty. Queste non sono altro che delle commissioni che vengono pagate agli artisti delle opere NFT per ogni vendita successiva alla creazione. Le royalty servono ai creator a generare entrate anche dopo la prima vendita. 

L’importo di queste commissioni non viene deciso dall’artista, sono le piattaforme di vendita di NFT che impongono le tariffe. Ad esempio Blur è un marketplace nato con l’intenzione di non imporre royalty per incrementare gli acquisti, ora ne richiede una minima dello 0,5%. 

Per riassumere cos’è l’ERC-721-C e a cosa serve possiamo dire che permette di creare NFT che avvantaggiano i creator in virtù degli ideali della creator economy del Web3.  

ERC-721-C: come funziona il token

Ma come funzionano allora i token realizzati secondo questo standard? Innanzitutto specifichiamo che l’ERC-721-C è “opt-in” questo significa che anche NFT già esistenti possono usarlo, in questo caso spetta ai proprietari delle opere decidere se adottarlo o meno. 

In sostanza i token ERC-721-C hanno le royalty incorporate nello smart contract, questo rende le commissioni flessibili e programmabili. Ad esempio i creator potrebbero decidere di condividerle con i primi acquirenti per premiarli della fiducia; oppure di farle guadagnare solo a chi si occupa del minting gli NFT o stipulare dei veri e propri criteri per stabilire se e quando le commissioni andranno pagate. 

Infine dopo aver presentato cos’è l’ERC-721-C e a cosa serve, bisogna specificare che non si tratta ancora di uno standard ufficiale riconosciuto da Ethereum. La community NFT è entusiasta di questa innovazione per il settore e aspetta le prime applicazioni. 

Arrotondare lo stipendio? Ecco come fare con idee e trucchi per una seconda entrata

Come arrotondare lo stipendio: idee, trucchi e consigli

Qualche idea su come arrotondare lo stipendio? Non farti sfuggire l’ispirazione!

Ti sei mai chiesto come arrotondare lo stipendio? Se fai parte della Generazione Z o se sei un Millennial probabilmente la risposta è “sì”. Un’indagine di Deloitte infatti ha dimostrato che i ragazzi e le ragazze di queste generazioni accettano sempre più spesso un secondo lavoro a causa delle preoccupazioni economiche. Nello specifico nel 2023 il 46% dei GenZ hanno un altro lavoro rispetto a quello principale, per i Millennial il dato scende al 37%. Per l’indagine Deloitte ha raccolto risposte da 44 paesi del mondo e le principali attività emerse per arrotondare lo stipendio riguardano la vendita di prodotti o servizi online, la consegna di cibo o le attività di creazione di contenuti. 

Trovare un’entrata economica alternativa è innanzitutto una necessità ma può essere anche un modo per approfondire una passione, rispolverare un hobby e renderlo remunerativo o per imparare nuove competenze ed espandere la rete professionale. Ma esistono davvero queste opportunità? Come arrotondare lo stipendio e guadagnare magari rimanendo a casa?

Come arrotondare lo stipendio online

A volte tutto quello che serve per avere una seconda entrata e cominciare ad arrotondare lo stipendio è una connessione internet! Il principio alla base di queste idee è “se sei brav* a fare qualcosa, fatti pagare per farla!”. Questo non vale solo per il tuo lavoro principale, quanti hobby che consideri solo dei passatempi hanno un potenziale economico? 

  1. Vendi le tue foto agli stock

Se ti piace fare fotografie e hai interi hard disk pieni di scatti di qualità, prova a venderli ai siti di stock. I più famosi sono Adobe Stock, Shutterstock e iStockPhoto. 

  1. Vendi le tue grafiche

Un’altra idea per arrotondare lo stipendio adatta ai grafici è quella di creare dei template da vendere online. Con Canva Creators puoi caricare sul marketplace le tue grafiche ed ottenere una rendita passiva, puoi realizzare dei libri da colorare per bambini o libri mandala e metterli in vendita su Amazon. 

  1. Vendi quello che non usi più

Fare spazio nell’armadio e in cantina è un ottimo modo per arrotondare lo stipendio. Oltre alle classiche piattaforme come Ebay o Subito.it, negli ultimi anni si sta facendo strada Vinted, un’app in cui è davvero semplice sbarazzarsi degli oggetti inutilizzati e dare loro una nuova vita. Non solo vestiti ma anche libri e accessori. 

A proposito l’analisi di Deloitte sostiene che le nuove generazioni siano le più propense ad acquistare articoli di seconda mano

Arrotondare lo stipendio: idee per tutti

Le idee per arrotondare lo stipendio non sono solo digitali, ci sono ad esempio i classici “lavoretti” che si fanno da quando si è giovanissimi. Se sei familiare ad un determinato argomento o sei fresco di scuola o università, puoi proporti come insegnante privato, le ripetizioni ai bambini e ai ragazzi ormai si fanno ad ogni età. Per le elementari sono gettonatissimi gli “aiuto compiti”. Anche le consulenze tecniche e professionali possono rientrare in questa idea su come arrotondare lo stipendio. Sei un social media manager? Offriti per aiutare qualche pagina Instagram. Sei uno sviluppatore? Proponi la tua competenza a chi vuole tirare su un sito web da zero. 

Se sei una persona pratica puoi pensare di arrotondare lo stipendio come “factotum”: lavori di giardinaggio, traslochi, dipingere o imbiancare. Ricordati sempre di informarti su come dichiarare queste prestazioni occasionali ed essere in regola con le norme vigenti. 

Queste sono solo alcune delle tantissime attività extra che si possono intraprendere per arrotondare lo stipendio. Quando l’inflazione e il costo della vita si fanno sentire, una sola busta paga può non bastare. Ricevere una seconda entrata invece può essere il punto di partenza per risparmiare qualcosa

Pensione di cittadinanza 2023: requisiti e ultime notizie

Pensione di cittadinanza 2023: requisiti e ultime notizie

Chi ha diritto alla pensione di cittadinanza nel 2023 e quali sono i requisiti per ottenerla? Il governo Meloni la abolirà? Le ultime notizie

Sai cos’è la pensione di cittadinanza, i suoi requisiti e le ultime notizie in merito? Questa importante misura di sostegno sociale è rivolta ai cittadini italiani che vivono una situazione economica difficile. 

È un’iniziativa di welfare ovvero l’insieme delle politiche, degli interventi, dei programmi e dei servizi erogati dalle istituzioni pubbliche per garantire il benessere sociale e tutelare i cittadini, specialmente in termini di sicurezza economica, assistenza sanitaria e istruzione. 

Scopri quali sono i requisiti per ricevere la pensione di cittadinanza e le ultime notizie che hanno fatto seguito al nuovo decreto legge siglato dal governo Meloni.

Pensione di cittadinanza: che cos’è e a quanto ammonta? 

Prima di sottolineare i requisiti della pensione di cittadinanza e le ultime notizie in merito è necessario fare alcune precisazioni. In altre parole vale la pena rispondere alla domanda: cos’è la pensione di cittadinanza? Questa è una forma di sostegno monetario destinata ai cittadini anziani o ai nuclei familiari composti da individui con disabilità gravi e perciò non autosufficienti.

L’ammontare di denaro destinato alle famiglie in difficoltà varia da un minimo di 480€ all’anno ad un massimo di 9.630€. La pensione di cittadinanza varia in base ad alcune caratteristiche del nucleo familiare dell’individuo che la richiede. 

Nello specifico l’importo di base aumenta:

  • dello 0,4% per ogni componente della famiglia che abbia più di 18 anni;
  • dello 0,2% per ogni componente minorenne;
  • fino a un massimo del 2,2% per le famiglie con uno o più individui affetti da disabilità gravi e quindi non autosufficienti;
  • è previsto poi un incremento del sussidio fino a 5.000€ per ogni soggetto con disabilità, e di 7.500€ per ogni membro della famiglia che viva una condizione di disabilità grave o di non autosufficienza.

Questo sussidio è destinato alle persone che hanno superato i 67 anni di età e si trovano in condizioni economiche precarie. Ma vediamo nel dettaglio tutti i requisiti per ricevere la pensione di cittadinanza nel 2023.

Pensione di cittadinanza: requisiti 2023

I requisiti per la pensione di cittadinanza sono essenzialmente due: uno anagrafico e uno economico. La misura infatti spetta ai pensionati o agli individui con età pensionabile che percepiscono un reddito mensile inferiore ai 780€. L’indicatore di riferimento utilizzato per stabilire se un cittadino ha diritto o meno a questo sussidio è l’ISEE. 

Quest’ultimo deve essere inferiore ai 7.560€ annui per chi è solo e ha una casa di proprietà mentre può arrivare fino a 9.360€ nel caso in cui il nucleo familiare preso in esame abiti in una casa in affitto. 

Non basta però rientrare in questi parametri, ci sono altri requisiti per la pensione di cittadinanza: 

  • il valore del patrimonio immobiliare non deve essere superiore a 30.000€;
  • il patrimonio mobiliare, che comprende carte, conti, titoli, libretti, non deve superare i 6.000€. Questa soglia cresce di 2.000€ per ogni componente del nucleo familiare, fino a una cifra massima di 10.000€, e di 1.000€ per ogni figlio successivo al secondo;
  • non si devono possedere veicoli immatricolati da meno di 6 mesi;
  • né veicoli con cilindrata superiore a 1.600 cc o motoveicoli con cilindrata superiore a 250 cc, immatricolati nei 2 anni precedenti;
  • o ancora navi o imbarcazioni da diporto, comprate nei 2 anni precedenti alla richiesta.

Pensione di cittadinanza, ultime notizie: sarà abolita?

Se ti stai chiedendo quali sono le ultime notizie sulla pensione di cittadinanza, e in particolare se il governo Meloni la abolirà, La risposta è “no”. Inizialmente il nuovo esecutivo, attraverso l’approvazione della Legge di Bilancio 2023, aveva deciso di abrogare sia la pensione che il reddito di cittadinanza. Negli ultimi mesi però ha fatto marcia indietro. La pensione di cittadinanza continuerà ad esistere anche nel 2024 grazie al Decreto del Lavoro approvato ad inizio mese.


I requisiti e le modalità in cui verrà erogata il prossimo anno non cambiano, ad eccezione della percentuale aggiuntiva percepita da coloro i quali hanno individui con disabilità gravi a carico, che passa dal 2,2% al 2,3% e dal valore degli immobili che si possiedono. Se fino al 2023 si potevano possedere immobili per un valore complessivo di 30.000€ ora il limite è fissato a 10.000€. Ecco dunque quali sono i requisiti per ricevere la pensione di cittadinanza e le ultime notizie su questo importante strumento di welfare.

Il significato di “Open Source” per le blockchain: decentralizzazione e trasparenza

Open Source: il significato nella blockchain

Chi dice “blockchain” dice “open source”. Ma qual è il significato di questo termine che descrive uno degli ideali più importanti del mondo crypto?

Qual è il significato di “open source” e perché viene associato alla blockchain? Il termine in informatica descrive un metodo di sviluppo dei software, in cui il codice sorgente (che contiene tutte le istruzioni di un programma) è “aperto” ovvero consultabile e riutilizzabile da chiunque. 

Le blockchain e le dapp costruite sopra sono quasi sempre open source. Questa caratteristica rende i prodotti del mondo crypto trasparenti, liberi, decentralizzati e modificabili da tutti e perciò coerenti con i principi di “partecipazione” che il Web3 intende rappresentare. Scopri il significato di open source nella blockchain e la storia del termine in questo articolo.

Che cosa significa open source? Il significato e la storia del termine

Per comprendere a pieno il significato di open source nella tecnologia blockchain è necessario prima dare una definizione generale. Un programma open source non è altro che un codice informatico progettato per essere accessibile pubblicamente.

Non è un concetto o un termine nuovo; già dagli anni ‘50 i primi che hanno  gettato le fondamenta di internet e costruito i primi protocolli per le telecomunicazioni lo hanno fatto con l’idea di aprire le proprie ricerche a chi voleva contribuire. 

L’Advanced Research Projects Agency Network (ARPANET), diventata in seguito la base di internet che tutti conosciamo e utilizziamo, sosteneva un processo di lavoro libero, che promuove  la condivisione di revisioni e feedback tra sviluppatori e utenti. Così “open source” è diventato un termine che indica un vero e proprio metodo di lavoro

Perciò il significato di open source nella tecnologia blockchain (e non solo) è proprio questo: un approccio allo sviluppo di software decentralizzato e collaborativo che si basa sul meccanismo della peer review. Ovvero su revisioni condotte da altri sviluppatori o dagli utenti. Questo metodo di lavoro promuove la trasparenza perché tutti possono vedere con i propri occhi il lavoro svolto, nonché la collaborazione per un obiettivo comune dato che chiunque può accedere e suggerire modifiche al codice sorgente.

Alcuni esempi di programmi open source nella blockchain

Il codice open source è uno dei principi cardine della blockchain, e senza questa caratteristica, l’intera tecnologia perderebbe di significato. Fin dalla sua nascita la blockchain e di conseguenza le criptovalute hanno condiviso l’ideale che questo metodo di lavoro incarna. 

Lo stesso codice di Bitcoin, è open source. Ethereum ha introdotto gli smart contract, e quindi la possibilità di creare applicazioni decentralizzate (dapp), consentendo a tutti gli utenti di accedere al suo codice. Anche le dapp che potresti aver già utilizzato sono spesso copie di altre applicazioni alle quali vengono apportate alcune modifiche, attraverso il codice. L’esempio più lampante in questo senso è Sushiswap, un’exchange decentralizzato costruito modificando il codice sorgente di quello che è oggi il suo principale competitor: Uniswap. E infine i fork, che sono per definizione delle copie di altre blockchain, non esisterebbero se il mondo crypto non si basasse su programmi open source.

Ecco dunque il significato di open source nella tecnologia blockchain. Un aggettivo che descrive progetti, prodotti e applicazioni costruite secondo i principi di scambio aperto, partecipazione collaborativa, trasparenza e sviluppo orientato alla comunità. Questo metodo di sviluppo condivide gran parte dei principi cardine della tecnologia blockchain, in particolare quello della trasparenza e della decentralizzazione.

BTP Italia: cosa sono, come funzionano e come comprare

BTP Italia: cosa sono, come funzionano e come comprare

Cosa sono e come funzionano i BTP Italia? Tutte le info utili sui bond indicizzati all’inflazione: caratteristiche e modalità di acquisto

Ti sei mai chiest* cosa sono i BTP Italia e come funzionano? Cosa succede quando vengono emessi? Al governo servono a finanziare spese pubbliche, dalle infrastrutture all’istruzione. Per gli investitori invece sono uno strumento sempre più apprezzato per ottenere dei rendimenti calcolati sull’andamento del caro vita. Continua a leggere per scoprire cosa sono e come funzionano i BTP, i primi bond indicizzati all’inflazione. 

BTP Italia: cosa sono 

Dunque cosa sono i BTP Italia? “BTP” è la sigla di “Buoni del Tesoro Poliennali” cioè titoli di Stato emessi dal Tesoro italiano. Nel nostro paese esistono tre tipi di obbligazioni governative: i BOT (Buoni ordinari del Tesoro), i CTZ (Certificati del Tesoro zero-coupon) e i BTP. Questi sono strumenti finanziari che un governo emette per raccogliere denaro dai mercati finanziari e dagli investitori, promettendo di restituire il capitale investito più gli interessi entro la scadenza del titolo. Questa tipologia di titoli viene chiamata anche bond ed è considerata una categoria di asset sicuri e poco rischiosi in quanto lo Stato ha basse probabilità di fallimento e poiché hanno una bassa volatilità

I titoli di Stato, come i BTP Italia, sono uno strumento importante per la gestione del debito pubblico, poiché consentono di finanziare le attività senza dover aumentare le tasse ad esempio.

I BTP sono titoli di debito (obbligazioni) a medio-lungo termine, con una durata compresa tra i 3 e i 30 anni, e sono destinati sia agli investitori privati che istituzionali. 

I BTP Italia si differenziano rispetto ai tradizionali titoli di Stato perché:

  • L’investimento minimo richiesto è di soli 1.000 euro;
  • La durata dei titoli può variare tra i 3 e i 30 anni;
  • Il tasso di interesse è stabilito in base all’inflazione, con l’aggiunta di un premio per chi mantiene il titolo fino alla scadenza; 
  • I BTP Italia sono indicizzati all’inflazione italiana, ovvero tengono conto della svalutazione del denaro a causa del caro vita. 

Come funzionano i BTP Italia?

Sapere cosa sono i BTP Italia ci aiuta già a capire come funzionano. Infatti il loro meccanismo è simile agli altri bond, se non per le differenze citate in precedenza. In poche parole, il Tesoro italiano sotto il Ministero dell’Economia e delle Finanze, emette i titoli e gli investitori che li acquistano diventano loro creditori. 

La particolarità di come funzionano i BTP Italia risiede nel fatto che l’interesse maturato è indicizzato all’inflazione italiana che viene calcolata ogni 6 mesi. Ciò significa che se l’inflazione aumenta, anche l’interesse dei BTP Italia aumenterà. Questo meccanismo garantisce agli investitori una protezione contro l’inflazione, che può erodere il valore degli investimenti nel tempo.

Inoltre l’investitore riceve un premio aggiuntivo se non riscatta il titolo prima della scadenza. Questo premio è determinato dal Tesoro italiano in base alle condizioni del mercato e può variare di anno in anno. Ad esempio il nuovo BTP Italia con scadenza nel 2028 ha un premio fedeltà dell’8%. 

Come comprare i BTP Italia

Dopo aver chiarito concettualmente cosa sono i BTP Italia e come funzionano, concentriamoci sul lato pratico. Ovvero come si acquistano?

Per comprare i BTP Italia come investitore privato, è necessario rivolgersi ad un intermediario finanziario autorizzato, come ad esempio una banca o un broker online o in alcuni casi anche agli uffici postali, a cui presentare i propri ordini per un minimo di 1.000 euro e con i multipli di questa cifra. La prima fase delle emissioni dei titoli avviene tramita un’asta in cui vengono incrociate le domande e le offerte e quindi stabilito il rendimento del BTP. 

I BTP Italia possono essere acquistati anche alla fine delle emissioni sul mercato secondario (Mercato telematico delle Obbligazioni e dei Titoli di Stato e il Mercato telematico dei Titoli di Stato). 

Ora che sai cosa sono i BTP Italia, come funzionano e come comprarli, tieni d’occhio le pubblicazioni del Dipartimento del Tesoro per scoprire le prossime emissioni. Se vuoi approfondire l’offerta dei bond italiani, considera anche i BTP Green e i nuovissimi BTP Valore.

Come funziona un Piano di accumulo? Tutto quello che devi sapere 

Piano di accumulo: cos’è e come funziona. Tutte le info utili

Cos’è e come funziona un piano di accumulo? Definizione, vantaggi, rischi e cosa considerare prima di sottoscriverne uno

Sapere cos’è e come funziona un piano di accumulo può essere utile a chi sta valutando di mettere da parte qualche risparmio o investire. I piani di accumulo sono degli strumenti finanziari molto apprezzati in Italia, per fare un esempio, la metà degli investimenti sui fondi comuni di investimento è fatta con questa modalità (Assogestioni, maggio 2022). 

Piano di accumulo: cos’è e come funziona

Cos’è in breve un piano di accumulo? Si tratta di un tipo di investimento che consente di creare un “salvadanaio” accantonando dei fondi attraverso versamenti periodici (anche di piccole somme). In sostanza chi sottoscrive un piano di accumulo, chiamato anche PAC, versa denaro ad intervalli regolari per un periodo di tempo concordato. Questi fondi vengono solitamente investiti in prodotti finanziari come fondi comuni di investimento o polizze assicurative e per questo generano un rendimento.  

Per comprendere come funziona un piano di accumulo, bisogna ripassare uno dei concetti base della finanza ovvero quello degli “interessi”. Quando investi in qualcosa percepisci un rendimento espresso in percentuale, questo succede anche nel caso di questo strumento finanziario. Quindi con un piano d’accumulo non metti semplicemente da parte dei soldi, ma li fai fruttare evitando la svalutazione dell’inflazione

Piano di accumulo: vantaggi e rischi

Dopo aver valutato cos’è davvero un piano di accumulo e come funziona, chi lo sceglie lo fa per i seguenti vantaggi: 

  1. Possibilità di investire anche piccoli importi in maniera costante e automatica;
  2. È una modalità per diversificare i propri investimenti;
  3. I piani di accumulo sono flessibili, basati sulle esigenze di ciascuno. Si possono scegliere la frequenza, gli importi, la durata e il bene sottostante su cui investire;
  4. Si possono ottenere dei rendimenti da un capitale che altrimenti rimarrebbe fermo;
  5. I PAC permettono di acquistare un prodotto (come un’azione o un’obbligazione) a un prezzo “mediato” tra i picchi e i crolli del valore, questo contrasta la volatilità del mercato e il concetto del market timing, ovvero l’idea per cui esiste un momento perfetto per investire

Tuttavia i PAC non vanno sottoscritti senza aver valutato i rischi. In particolare bisogna considerare l’andamento del mercato di riferimento dei prodotti su cui viene investito il capitale accumulato. Se il mercato dovesse andare male, il valore dell’investimento potrebbe diminuire e i rendimenti potrebbero essere inferiori rispetto alle aspettative. 

Inoltre è importante considerare eventuali penali e costi aggiuntivi qualora si decidesse di interrompere un piano di accumulo prima del previsto. 

Piano d’accumulo: come sceglierlo 

Esistono tantissime varietà e tipologie di piani di accumulo tra cui scegliere, nell’indecisione è sempre bene valutare: 

  1. I prodotti finanziari in cui viene investito il denaro decidendo il grado di “rischio” che si vuole assumere; 
  2. I costi e le commissioni, tra cui i costi di apertura, di gestione e negoziazione; 
  3. La solidità dell’istituto finanziario o del servizio che propone PAC, che sia in grado di mantenere la sicurezza sul lungo termine. 

Queste e altre informazioni relative al piano di accumulo sono contenute in un documento chiamato KIID, ovvero il “Key Investor Information Document” da consultare prima di ogni investimento. 

In conclusione, analizzando cos’è e come funziona un piano di accumulo risulta evidente come mai sia uno strumento finanziario amato dagli investitori. Con una scelta oculata e una pianificazione attenta, un PAC può essere un modo efficace per raggiungere i propri obiettivi finanziari nel lungo termine.

Google Bard: cos’è e come funziona l’intelligenza artificiale che fa concorrenza a ChatGPT

Google Bard: cos’è, come funziona e le differenze con ChatGPT

Cos’è Google Bard e come funziona? Scopri caratteristiche, funzionamento dell’intelligenza artificiale e differenze con ChatGPT

Cos’è e come funziona Google Bard, l’intelligenza artificiale dell’azienda di Mountain View? Il progetto è finalmente stato lanciato negli Stati Uniti dopo il test pubblico aperto a marzo. Allora il web si interrogava sul ritardo del lancio dell’AI di Google, ora la rincorsa a ChatGPT di OpenAI è ufficialmente iniziata. Cosa si può fare ora con Bard? Quali sono le differenze con la principale competitor?

Google Bard: cos’è e come funziona la nuova intelligenza artificiale

Cos’è dunque Google Bard? Si tratta di una chatbot ovvero una chat che sfrutta l’intelligenza artificiale per dialogare con gli utenti, fornendo risposte o creando contenuti su richiesta utilizzando il linguaggio naturale. Insomma Google Bard funziona come una chat di botta e risposta a cui porre delle richieste, l’interfaccia è simile a quello di un’app di messaggistica. 

Vediamo ora come funziona Google Vard dal punto di vista tecnico. Questa intelligenza artificiale si basa sul modello di apprendimento chiamato Language Model for Dialogue Application (LaMDA) sviluppato dall’azienda stessa. 

Google non è nuova allo sviluppo di tecnologie per l’AI ma in questo periodo pare aver accelerato il suo lavoro, minacciata dai competitor che propongono sempre più alternative pronte a sostituire i motori di ricerca

Google Bard viene presentata come un’intelligenza artificiale in pieno sviluppo, che ha di fronte diversi miglioramenti per il futuro. L’azienda insomma ci tiene a farci sapere che il suo prodotto non è ancora al massimo della forma

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Google Bard: cosa si può fare ora 

Sapere cos’è Google Bard e come funziona, può far crescere la curiosità sulle sue applicazioni. 

Nello specifico l’intelligenza artificiale Google Bard ora può essere usata come un “consulente personale” pronto a eseguire ogni richiesta. Ad esempio dare consigli e suggerimenti (come posso raggiungere il mio obiettivo di leggere più libri quest’anno?), spiegare argomenti complessi come la fisica quantistica oppure per creare contenuti come post per i social network. Pare che Google Bard mostrerà tre diverse bozze per ogni risposta, questa funzionalità è stata voluta per aumentare il senso di autorevolezza. 

Google ha spiegato che per ogni query, Google Bard includerà un pulsante “Google it” per collegare una sessione di ricerca, e che sarà possibile dare feedback con “pollice in su” o “pollice in giù”. 

L’azienda aveva messo le mani avanti durante la fase di test, Google Bard può commettere errori e sarà normale imbattersi in risposte inappropriate: “poiché [le chatbot] imparano da un’ampia gamma di informazioni che riflettono i pregiudizi e gli stereotipi del mondo reale, questi a volte si manifestano nei loro risultati. E possono fornire informazioni imprecise, fuorvianti o false, pur presentandole con sicurezza”.

Al momento la chatbot non può essere usata nel nostro paese, se vuoi provare Google Bard in Italia devi utilizzare un Virtual Private Network (VPN). L’intelligenza artificiale infatti non è disponibile per i problemi di conformità sollevati dal Garante della Privacy. 

Google Bard: le differenze con ChatGPT

Cos’è Google Bard se non la concorrente per eccellenza di ChatGPT? Il progetto di OpenAI è molto avanti nel campo delle chatbot: lanciato a dicembre 2022, è arrivato ora alla versione 4 e nel frattempo è stato integrato da un altro motore di ricerca, Bing di Microsoft

Google Bard per molti è arrivato troppo tardi nella gara dell’intelligenza artificiale. Secondo alcuni dipendenti e investitori invece, il lancio è stato troppo frettoloso e motivato dall’ansia di rimanere indietro. Mai sentito parlare di FOMO?

Ma quali sono le principali differenze tra le due intelligenze artificiali Google Bard e ChatGPT? Paragonando le due chatbot bisogna tenere presente che da un lato abbiamo un progetto appena entrato nel mercato, e dall’altro uno che è in circolazione da mesi e ha avuto tutto il tempo di rodarsi. 

  • Database di riferimento: la prima principale differenza tra Google Bard e Chat GPT è la fonte da cui estraggono le informazioni. Mentre Bard si appoggia direttamente alla rete e alle risorse di Google, ChatGPT utilizza un database interno a OpenAi. Questo archivio è aggiornato solo a Settembre 2021 e non riesce a soddisfare le ricerche più recenti. Le informazioni in tempo reale sono sicuramente uno dei vantaggi di Google Bard. 
  • Integrazione delle immagini: Google Bard, essendo collegato direttamente al motore di ricerca, può fornire delle risposte anche sotto forma di immagini. ChatGPT invece propone solo risultati testuali. 
  • Lingua: Google Bard può parlare solo inglese, mentre ChatGPT comprende ed elabora risposte in diverse lingue, compreso l’italiano, seppur in livelli diversi. 
  • Risposte: mentre di fronte a una query, Bard propone tre bozze, ChatGPT comunica una sola opzione che può essere eventualmente rigenerata. 

Una volta capito cos’è e come funziona Google Bard, la domanda sorge spontanea: reggerà il confronto con gli altri esperimenti sull’intelligenza artificiale? Nelle prossime settimane avremo i risultati e la soddisfazione dei primi utenti, nel frattempo si fa strada la consapevolezza che le chatbot saranno la nuova frontiera delle ricerche sul web. I motori di ricerca devono solo decidere se stare al passo o combatterle. 

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