Il tuo conto, la tua carta, il tuo cashback: Young fa sul serio

Cashback carta young

C’è una domanda che ci siamo fatti spesso, qui dentro: perché spostare soldi tra un conto bancario e un exchange crypto deve essere così complicato?

Bonifici che partono e arrivano quando vogliono. Banche estere con nomi impronunciabili che compaiono sull’estratto conto. Commissioni nascoste. Tempi di attesa che mettono alla prova la pazienza di chiunque. Se hai comprato crypto almeno una volta, sai di cosa stiamo parlando.

Ecco, da oggi tutto questo non esiste più. Young lancia il suo conto di pagamento e la carta di debito. Non si tratta di un’aggiunta cosmetica: è il pezzo che mancava per rendere l’esperienza davvero completa, dalla gestione degli euro quotidiani fino al mondo crypto. Tutto in un unico posto.

Un conto di pagamento che parla la tua lingua (e quella della tua banca)

Partiamo dalle basi. Il conto di pagamento Young ti dà un IBAN tutto tuo, con cui puoi ricevere lo stipendio, fare bonifici e gestire la tua liquidità in euro. Fin qui, niente di rivoluzionario — lo fanno in tanti.

La differenza? È integrato direttamente nell’exchange. Significa che trasferire euro dal conto all’account crypto (e viceversa) è istantaneo e senza costi. Niente più bonifici verso l’estero, niente più attese di uno o due giorni lavorativi per vedere i fondi accreditati. Vuoi comprare Bitcoin? I soldi sono già lì. Vuoi riportare gli euro sul conto? Stesso discorso, in tempo reale.

C’è un altro aspetto che vale la pena sottolineare: le banche su cui si appoggia il conto Young sono tutte italiane. Questo non è un dettaglio da poco. Chi ha usato exchange con conti appoggiati su istituti esteri — magari in paesi fuori dall’Unione Europea — sa bene quanto possa essere frustrante: bonifici bloccati dalla propria banca, richieste di giustificazione, tempi biblici. Con Young, il tuo istituto bancario vede un trasferimento verso un conto italiano, e questo riduce drasticamente l’attrito. Meno problemi, meno stress.

La carta che ti restituisce qualcosa ogni volta che la usi

Insieme al conto arriva la carta di debito Young. La usi come qualsiasi altra carta: al supermercato, online, per pagare un abbonamento, al ristorante. La differenza è che ogni volta che la strisci, ricevi un cashback in YNG, il token di Young Platform.

Ora, sappiamo cosa stai pensando: “Ok, ma cosa me ne faccio di un token?”. Bella domanda, e la risposta è più interessante di quanto sembri. I token YNG che accumuli con il cashback puoi usarli in diversi modi: puoi tenerli come investimento, sperando che il loro valore cresca nel tempo. Puoi venderli in qualsiasi momento e convertirli in euro. Oppure — e questa è la scelta più strategica — puoi usarli per iscriverti a uno dei Club di Young Platform, che ti garantiscono percentuali di cashback più alte (sempre in token YNG) su tutte le spese future.

Un dettaglio importante: finché rimani iscritto a un Club, il cashback che accumuli non ha scadenza. Non devi correre a riscattarlo, non c’è una data limite che ti mette fretta. Resta lì, tuo, finché decidi cosa farne.

Per chi arriva per primo: cashback in YNG al 3% per 90 giorni

Abbiamo pensato a un modo per premiare chi decide di provare subito il conto e la carta. I primi 1.000 utenti che attivano la carta avranno accesso a un cashback del 3% in YNG sulle spese con carta, anche senza essere iscritti a nessun Club.

La promozione dura fino a 90 giorni dall’attivazione, con un tetto massimo di 25 euro al mese in cashback — che corrisponde a circa 833 euro di spesa mensile con carta. In pratica, se usi la carta Young per le spese quotidiane, in tre mesi puoi accumulare fino a 75 euro in token YNG.

Al termine dei 90 giorni, il cashback applicato sarà dello 0,1%. Ma qui entra in gioco la parte intelligente: i token che hai accumulato durante la promozione possono essere usati per iscriverti a un Club — ad esempio l’Essential — e garantirti un cashback più alto a tempo indeterminato, finché mantieni l’iscrizione. In altre parole, la promozione non è solo un incentivo temporaneo: è una rampa di lancio per un vantaggio che dura nel tempo.

Quanto cashback puoi ottenere? Dipende dal Club

Ecco il quadro completo delle percentuali di cashback in base al Club a cui sei iscritto. Più sale il livello, più la tua carta lavora per te:

I token YNG necessari per iscriversi a un Club non vengono spesi: restano bloccati nel tuo account finché rimani membro, e puoi sbloccarli in qualsiasi momento (con un periodo minimo di iscrizione di 3 mesi). La soglia in euro è fissa, quindi il numero di token richiesto si adatta automaticamente al prezzo di YNG: se il prezzo sale, servono meno token.

Tradotto: con i token accumulati grazie alla promo al 3%, potresti già avere abbastanza YNG per entrare nel Club Essential e mantenere un cashback in YNG attivo a tempo indeterminato. Non male come punto di partenza.

Non solo un lancio: un invito a testare il futuro

Nelle prossime fasi di sviluppo arriveranno la versione digitale della carta (oggi disponibile solo in formato fisico), le analytics sulle spese per aiutarti a capire dove vanno i tuoi soldi e prendere decisioni più consapevoli, e una sezione Save dedicata interamente al risparmio.

Questi tre mesi di promozione sono pensati anche per questo: darti il tempo di esplorare il conto e la carta, capire come si integrano nella tua vita quotidiana, e dirci cosa funziona e cosa possiamo migliorare. Non è marketing aggressivo — è un invito a costruire insieme qualcosa che abbia davvero senso per chi lo usa.

Inizia da qui

Se sei già utente Young, attivare il conto è semplice: trovi tutto nell’app. Se non ci conosci ancora, questo è un buon momento per iniziare. Non perché te lo stiamo urlando con un countdown e un banner lampeggiante, ma perché abbiamo costruito qualcosa che crediamo valga la pena provare.

Alla fine, la domanda è semplice: preferisci continuare a fare bonifici verso conti esteri sperando che tutto fili liscio, oppure vuoi che il tuo conto e il tuo exchange vivano sotto lo stesso tetto?

Noi la risposta la conosciamo già. E tu?


Dichiarazione dei redditi e tasse sulle crypto: qual è il quadro nel 2026?

dichiarazione redditi 2026 crypto

La dichiarazione dei redditi è sempre un argomento complesso, specialmente quando ci sono di mezzo le crypto: come cambia la normativa nel 2026?

Le tasse sulle crypto sono soggette a continue modifiche, poiché si tratta di un settore relativamente giovane che deve ancora essere pienamente regolamentato. A fine dicembre 2025, il Parlamento ha approvato la nuova Legge di Bilancio, nella quale sono esposte le nuove normative sul tema della tassazione crypto: cosa dice il testo?

Una premessa rapida

Come avrai intuito, questo articolo si concentrerà sui cambiamenti in materia fiscale relativi alla detenzione e alla vendita di crypto: si tratta di un tema estremamente specifico, in continuo aggiornamento – sia dalle aliquote sia dalle interpretazioni legali e via dicendo. 

Noi, ogni anno, aggiorniamo i nostri articoli sulle tasse affinché la nostra Community – e non solo – possa operare nel pieno della consapevolezza senza rischiare sanzioni fino a migliaia di euro.

Allo stesso tempo, mettiamo a disposizione una serie di servizi fiscali con cui l’investitore può raggiungere l’obiettivo appena esposto, ma con una grande differenza: delegare il lavoro a tool e software professionali, risparmiando tempo, energie, pazienza e, soprattutto, soldi.

Trovi le informazioni necessarie al bottone verde qui sotto, che ti rimanderà alla pagina dedicata con tutte le soluzioni offerte da Young Platform.

Scopri i nostri servizi

Dichiarazione dei redditi e tasse sulle crypto: l’aliquota sulle plusvalenze resta al 26%? 

La risposta è una sola: dipende.

Ma, senza ulteriori giri di parole, andiamo diretti al punto:

Sulle plusvalenze e sugli altri proventi […] è applicata con l’aliquota del 33 per cento. Le disposizioni di cui al primo periodo si applicano con l’aliquota del 26 per cento, in luogo di quella ordinaria del 33 per cento, ai redditi diversi e agli altri proventi di cui alla lettera c-sexies) del comma 1 dell’articolo 67 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, derivanti da operazioni di detenzione, cessione o impiego di token di moneta elettronica denominati in euro”. 

In parole povere: 

  • l’aliquota resta al 26% nel momento in cui le plusvalenze derivano da scambio CRYPTO > EMT (Electronic Money Token, cioè le stablecoin) ancorate all’euro, come EURC
  • l’aliquota sale al 33% quando queste si ottengono con scambi che coinvolgono:
    • CRYPTO > Euro o altra valuta fiat (come il dollaro)
    • CRYPTO > EMT non denominati in euro, come USDC o USDT (ancorati al dollaro)

Ma facciamo un esempio concreto.

Esempio

Immagina di comprare 0,1 BTC a metà febbraio 2026, quando 1 Bitcoin valeva 60.700€, per poi vendere o scambiare lo stesso 0,1 BTC a ottobre 2026, quando – numero assolutamente casuale – il suo valore salirà a 86.600€. 

Questa la situazione: 

  • 0,1 BTC a febbraio 2026: valore 6.070€ (0,1 BTC x 60.700€)
  • 0,1 BTC a ottobre 2026:  valore 8.660€ (0,1 BTC x 86.600€)
  • Plusvalenza: 2.590€.

In base all’operazione effettuata, il trattamento fiscale della plusvalenza può variare. Vediamo le casistiche:

  • BTC > EURO → Vendi i tuoi 0,1 BTC per Euro → aliquota al 33% → 2.590€ x 33% = 854,7€ di imposta da versare nel 2027
  • BTC > USDT → Scambi i tuoi 0,1 BTC per un EMT ancorato al dollaro → aliquota al 33% → 2.590€ x 33% = 854,7€ di imposta da versare nel 2027
  • BTC > PAXG →  Converti i tuoi BTC in un ART ancorato all’oro → aliquota al 33% → 2.590€ x 33% = 854,7€ di imposta da versare nel 2027
  • BTC > EURC → Converti i tuoi BTC in un EMT ancorato all’euro → aliquota 26% →  2.590€ x 26% = 673,4€ di imposta da versare nel 2027
  • BTC > ETH → Converti i tuoi BTC per una crypto che NON è né ART né EMT (quindi sostanzialmente una stablecoin) → nessuna imposta

Quest’ultima casistica rientra tra le fattispecie di operazioni “non fiscalmente rilevanti” o, più semplicemente, fiscalmente neutre. Vediamole brevemente. 

Neutralità fiscale tra asset omogenei

Le operazioni di scambio tra cripto-attività – per usare la terminologia specifica – che presentano le stesse caratteristiche e funzioni non sono operazioni soggette a tassazione. In questo caso, lo scambio non genera né plusvalenze né minusvalenze, poiché non si configura un effettivo realizzo di ricchezza. Il costo fiscalmente riconosciuto – il prezzo di carico – dell’attività ceduta si trasferisce integralmente sul nuovo asset acquisito. 

Sarà necessario pagare le dovute imposte solo in caso di una vendita successiva in cambio di:

  • una qualsiasi valuta fiat (come euro o dollaro) 
  • di un EMT (come abbiamo visto sopra)
  • l’acquisto di beni e servizi

Riprendendo l’esempio di prima:

  • 0,1 BTC a febbraio 2026: valore 6.070€ (0,1 BTC x 60.700€)
  • 0,1 BTC a ottobre 2026:  valore 8.660€ (0,1 BTC x 86.600€)

Ora, immaginiamo che, a ottobre 2026, 1 ETH valga – anche qui, numero totalmente casuale –  2.000€ e vuoi convertire BTC in ETH

  • 0,1 BTC (valore 8.660€) → 4,3 ETH (con 1 ETH = 2.000€). 

Questo è classificato come evento fiscalmente neutro. Sarà necessario applicare le imposte solo quando deciderai di vendere ETH. 

Irrilevanza della conversione Euro → EMT

Il passaggio da euro a un EMT (Electronic Money Token) denominato in euro (come EURC), e viceversa, non produce alcuna variazione economica e, pertanto, non ha rilevanza fiscale. Tale conversione rimane esclusa dal calcolo dei redditi diversi, mantenendo l’obbligo fiscale limitato al solo monitoraggio nel Quadro W/RW e all’applicazione dell’imposta patrimoniale (Imposta di bollo o IVACA).

Per maggiori informazioni sul trattamento degli EMT e sulle operazioni fiscalmente rilevanti, leggi l’articolo dedicato → Stablecoin: come vengono classificate dalla MiCA e dalla normativa fiscale

Abolita la franchigia di 2.000€

Non è una breaking news, nel senso che, proprio come l’aumento dell’aliquota, questa misura era già prevista dalla Legge di Bilancio 2025 (Legge 207/2024). La franchigia, quindi, è stata eliminata e, dall’1 gennaio 2025, tutte le plusvalenze sono integralmente imponibili, indipendentemente dall’importo. 

Tuttavia, a causa di un errore del software dell’Agenzia delle Entrate (AdE), e grazie a un successivo chiarimento del 30 aprile 2025, migliaia di contribuenti potrebbero avere la possibilità di recuperare fino a 520€ di imposte versate in eccesso sulle plusvalenze. Ha diritto al rimborso chi:

  • Nel 2023 (anno d’imposta) hai realizzato plusvalenze da cripto-attività superiori a 2.000€.
  • Nel 2024 hai presentato la dichiarazione dei redditi pagando l’imposta sostitutiva del 26%.

Ti consigliamo di andare ad approfondire la questione nell’articolo dedicato: Abolita la franchigia dei 2.000€: come funziona per la dichiarazione dei redditi 2026.

Istituzione di un Tavolo Permanente 

Nel testo della Legge di Bilancio 2026, specialmente nella seconda parte dell’Articolo 13, si parla poi dell’istituzione di un “Tavolo permanente di controllo e vigilanza sulle criptoattività e la finanza innovativa volto a favorire lo sviluppo ordinato e legale del settore”. 

Si tratta di un “tavolo” composto da rappresentanti del MEF (Ministero dell’economia e delle Finanze), della Guardia di Finanza, della CONSOB (Commissione Nazionale per le Società e la Borsa), della Banca d’Italia, dell’Unità di Informazione Finanziaria e da accademici

In altre parole, la Legge prevede la creazione di un gruppo di esperti e addetti ai lavori che avrà il compito di affiancare le istituzioni di controllo, di monitorare i rischi, di prevenire le frodi, di contrastare attività connesse al riciclaggio e al terrorismo, di seguire l’evoluzione tecnologica del settore e di promuovere l’educazione finanziaria.

Il Tavolo Permanente, come dice il testo ufficiale, sarà attivo entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della Legge di Bilancio 2026 – quindi, teoricamente, prima del 31 marzo 2026.

Per quest’anno è tutto, via ai titoli di coda.

Allenati con Builtdifferent: benefit esclusivi per i Club di Young Platform

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In poche parole, Builtdifferent prende in considerazione 25+ variabili e 5 metodologie di allenamento per la palestra differenti per costruire piani di workout in palestra adatti a principianti ed esperti – il programma è 100% personalizzato. Inoltre, i piani nutrizionali seguono i principi adottati dai dietisti professionisti, così da massimizzare i tuoi risultati in palestra.

Builtdifferent per i Club di Young Platform

Se fai parte dei nostri Club hai diritto a uno sconto progressivo sul piano annuale – allenamento e nutrizione, insieme – in base al programma di loyalty di appartenenza: anche solo la membership al Club Essential – il livello base – ti dà diritto a una riduzione superiore al 50%. 

Inoltre, in occasione del rinnovo della partnership, gli sconti previsti sono maggiori rispetto a quella precedente: se hai perso l’occasione nel 2025, il 2026 potrebbe essere l’anno giusto. Ma vediamo tutto insieme.

Partiamo ricordando che l’abbonamento annuale a prezzo intero costa 279,99€. Invece, grazie alla promozione riservata ai nostri Club, spenderesti: 

  • 129€ con l’Essential (54% in meno)
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E se, per caso, dopo aver provato realizzi che non fa per te, non c’è da preoccuparsi: prima di procedere alla sottoscrizione, hai diritto a un periodo di prova gratuito di 14 giorni – potrai revocare l’abbonamento in qualsiasi momento prima del termine. 

In questo modo, potrai testare Builtdifferent senza vincoli e raccogliere tutte le informazioni sul funzionamento e sulla qualità del servizio. 

Come funziona?

Prima di tutto iscriviti a un Club o effettua l’upgrade a quello più vantaggioso con l’app Young Platform. Poi accedi alla sezione Club del tuo account, seleziona il vantaggio Builtdifferent e clicca su “Ottieni codice“. 

Riceverai un’email da Young Platform con cui potrai sbloccare lo sconto, tramite un apposito pulsante. Ovviamente, troverai anche le istruzioni per l’utilizzo. A questo punto:

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NOTA BENE

  • Lo sconto si applica solo sul piano annuale. 
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Le informazioni relative al Token YNG hanno finalità informativa. Il Token non rappresenta uno strumento finanziario. L’acquisto e l’utilizzo del Token YNG comportano rischi e devono essere valutati con attenzione. Non è una sollecitazione all’investimento, né un’offerta pubblica ai sensi del D.Lgs. 58/1998.

Dazi e Iran: i mercati scontano l’incertezza

Dazi e Iran: i mercati scontano l’incertezza

I dazi al 15% e le tensioni geopolitiche spaventano i mercati: i futures USA in rosso, le crypto seguono, il dollaro perde punti e l’oro sale.

La sentenza della Corte Suprema provoca la reazione di Trump, che introduce dazi su scala globale al 15%. Intanto, gli Stati Uniti continuano ad ammassare la flotta militare nel Mediterraneo: attacco in Iran sempre più vicino? Gli investitori, per sicurezza, entrano in modalità risk-off: fuga dagli asset più volatili alla ricerca di stabilità. Il punto.

Dazi e Iran: il contesto macro

La scintilla che ha fatto saltare i nervi ai mercati ha un nome: Donald Trump. Se, infatti, la potenziale escalation militare in Iran, e l’incertezza che ne consegue, occupano da settimane le prime pagine dei giornali, la mossa che ha innescato le vendite arriva dalla Casa Bianca. Cos’è successo?

Trump non ha gradito la sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti  

La notizia è arrivata venerdì 20 febbraio come un fulmine a ciel sereno: per la Corte Suprema USA, la maggior parte dei dazi imposti da Trump sono illegali. Il Presidente degli Stati Uniti, ovviamente, non ha gradito la sentenza e ha dichiarato di aver già pronto un “piano di riserva”: altri dazi. 

L’inquilino della Casa Bianca, nel weekend immediatamente successivo, ha introdotto altre tariffe doganali globali al 10%, per poi rilanciare alzando la soglia al 15%. Sul suo social Truth, Trump ha scritto testualmente: “Io, in qualità di Presidente degli Stati Uniti d’America, innalzerò con effetto immediato i dazi globali del 10% applicati sui Paesi – molti dei quali hanno ‘derubato’ gli Stati Uniti per decenni, senza subire conseguenze (finché non sono arrivato io!) – portandoli al livello del 15%, una soglia pienamente consentita e confermata in sede legale“.

Investitori in modalità risk-off

Questa combo ha provocato un cambio netto del sentiment: siamo entrati in una fase di forte risk-off, in cui i capitali escono molto velocemente dagli asset considerati volatili o rischiosi per cercare sicurezza in lidi tradizionalmente più stabili.

Per fare un esempio, il Fear & Greed Index – l’indice che misura la paura degli investitori crypto – attualmente si trova a quota 5, “Extreme Fear”. Al contrario, e come da manuale durante le crisi geopolitiche, l’oro ha messo a segno un +3% a partire da venerdì 20, tornando sopra i 5.000 dollari/oncia.

Il punto sui mercati: i numeri di azionario e crypto

A Wall Street, il quadro sembra chiaro già al momento in cui scriviamo, prima dell’apertura delle borse: i futures sul Dow Jones cedono lo 0,3%, mentre quelli sull’S&P 500 e sul Nasdaq 100 stanno perdendo rispettivamente lo 0,3% e lo 0,4%. 

Anche il prezzo del petrolio ne risente: i futures sul Brent calano dello 0,5% fino a 71,2 dollari al barile, mentre quelli sul WTI – il greggio statunitense – si attestano a 66,11 dollari al barile, giù dello 0,6%.

Il mercato crypto, segue: nelle ultime ore, la market cap totale del settore è arrivata a cedere oltre 100 miliardi di dollari in due giorni, salvo poi recuperarne la metà nella giornata di lunedì. Bitcoin ha registrato un calo pesante di circa il 5,5%, fino a toccare i 64.300$ ma rimbalzando e attestandosi, per ora, sui 66.300$.

Molto interessante la situazione lato liquidazioni: circa 468 milioni di dollari in posizioni long liquidati tra domenica e lunedì. Ma non è tutto: un singolo trader ha visto andare in fumo ben 61,5 milioni di dollari in una sola operazione.

Altre due info di contorno, tra Ethereum e Nvidia

Chiudiamo con due notizie che potrebbero provocare ulteriori ripercussioni sul mercato, data la loro rilevanza. 

In primo luogo, i dati on-chain rilevati da Lookonchain segnalano un movimento che, tendenzialmente, non piace moltissimo alla community, per usare un eufemismo: Vitalik Buterin, il founder di Ethereum, è tornato a vendere ETH. Nel weekend del 21-22 febbraio, Buterin ha ceduto 1.869 ETH, incassando più di 3 milioni di dollari. Ethereum, in quelle stesse ore, ha ceduto fino al 6,4%, spingendosi anche sotto i 1.850$. 


Infine, mercoledì 25 febbraio, Nvidia pubblicherà i tanto attesi utili trimestrali. Il motivo alla base dell’importanza di questi numeri dovrebbe essere chiara a tutto il mondo: Nvidia non è solo un’azienda tecnologica, è il motore dell’intera narrativa legata all’Intelligenza Artificiale e, per estensione, del mercato azionario statunitense degli ultimi due anni. 

Se i dati dovessero deludere e non battere le altissime previsioni degli analisti, l‘evento potrebbe innescare un’ulteriore ondata di volatilità, trascinando giù con sé anche il comparto tech in generale, crypto incluse.

Cosa succederà nei prossimi mesi? Impossibile dirlo, più facile raccontarlo: entra nel nostro canale Telegram e iscriviti a Young Platform per restare sul pezzo!

Dazi, per la Corte Suprema USA sono illegali

Dazi, per la Corte Suprema USA sono illegali

I dazi reciproci imposti da Donald Trump, secondo la Corte Suprema degli Stati Uniti, sono illegali: l’ordinanza è arrivata venerdì 20 febbraio

I dazi reciproci introdotti dal Presidente Donald Trump in occasione del “Liberation Day” del 2 aprile 2025, sono stati giudicati illegali dalla Corte Suprema degli Stati Uniti. Il motivo ruota intorno alle modalità attraverso cui sono stati applicati. Vediamo rapidamente cos’è successo.

Queste news le trovi prima nel nostro canale Telegram

Corte Suprema USA: “è necessaria l’autorizzazione del Congresso”

Nel pomeriggio italiano del 20 febbraio, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha decretato in merito alla legittimità dei dazi reciproci imposti da Donald Trump

Il Presidente della Corte John Roberts ha redatto la motivazione della maggioranza, nella quale si legge: “Il presidente Trump rivendica il potere straordinario di imporre unilateralmente dazi di entità, durata e portata illimitate. Considerata l’ampiezza, la storia e il quadro costituzionale di tali poteri rivendicati, è necessario che dimostri una chiara autorizzazione del Congresso per poterli esercitare“.

In due parole, la SCOTUSSupreme Court of the United States – ci sta comunicando che i poteri di emergenza a cui Trump ha tentato di appellarsi “non sono sufficienti” .

I dazi, infatti, sono stati introdotti scavalcando il classico iter che prevede l’approvazione del Congresso degli Stati Uniti: Donald Trump, per poter fare ciò, si è appellato all’IEEPA, cioè l’International Emergency Economic Powers Act.

L’IEEPA, per dare contesto, è una legge federale degli Stati Uniti che permette al Presidente di dichiarare l’esistenza di “una minaccia per la sicurezza nazionale, la politica estera o l’economia degli Stati Uniti” che abbia origine “interamente o in misura sostanziale al di fuori degli Stati Uniti” – come si legge nell’articolo 50 dello United States Code.

In questo caso, secondo Trump, il deficit commerciale tra Stati Uniti, forti importatori, e il resto del mondo, che esporta moltissimo negli USA, costituiva una minaccia per l’economia nazionale. E i dazi rappresentavano lo strumento per ridurre questa disparità.

È una sconfitta bruciante per l’amministrazione Trump

Per capire la portata dell’evento, dobbiamo contestualizzarlo politicamente: questa ordinanza è, secondo molti analisti, la più importante sconfitta legale che la seconda amministrazione Trump abbia subìto da parte di una Corte Suprema a maggioranza conservatrice.

C’è, tuttavia, un punto rimasto irrisolto: se i dazi sono incostituzionali, che fine fanno i soldi già incassati? 

La Corte Suprema, infatti, pur dichiarando illegale la manovra, non ha specificato cosa debba accadere agli oltre 130 miliardi di dollari in tariffe già riscossi dal governo federale. Un nodo che, molto probabilmente, si tradurrà in una valanga di ricorsi da parte delle aziende importatrici danneggiate.

What’s next?

Secondo alcune fonti, il Presidente Trump avrebbe dichiarato che questa decisione “è una vergogna” e che “ho un piano di riserva”. Il punto fondamentale, però, e uno: la strategia commerciale di Trump, fondata sull’utilizzo dei dazi come leva negoziale contro chiunque, è appena stata neutralizzata dalla magistratura del suo stesso paese

Come reagiranno i mercati a questo cambio netto? Entra nel nostro canale Telegram e registrati su Young Platform che te lo raccontiamo noi!

Bitcoin e interesse istituzionale: un update

Bitcoin e interesse istituzionale

Harvard ruota su Ethereum, mentre i fondi pensione USA comprano Strategy (MSTR), che domina gennaio con acquisti record di Bitcoin.

Gli istituzionali non si fermano. I documenti depositati alla SEC – i Form 13F trimestrali – parlano chiaro: l’Università di Harvard ribilancia il proprio portafoglio cedendo IBIT e comprando ETHA, mentre i grandi fondi pensione statunitensi consolidano la loro esposizione indiretta a Bitcoin acquistando Strategy. Vediamo i numeri nel dettaglio.

Harvard verso il cambio di passo?

Partiamo da una delle università più famose al mondo. Harvard ha deciso di modificare l’assetto del suo portafoglio a tema crypto, come emerge dall’ultimo report trimestrale: il celebre ateneo ha ridotto l’esposizione a IBIT, l’ETF Spot su Bitcoin di BlackRock, vendendo circa 1,48 milioni di quote, dopo il forte accumulo registrato quest’estate – +257% nel terzo trimestre (Q3) rispetto al secondo semestre (Q2) del 2025.  

A giudicare dai dati, sembra una rotazione di capitali: alla vendita di una parte di IBIT, infatti,  è seguita l’apertura di una posizione importante su ETHA, l’ETF Spot su Ethereum, emesso sempre da BlackRock, con un investimento di ben 86,8 milioni di dollari.

La strategia sembra chiara: diversificare l’esposizione sugli asset digitali, puntando anche sulla regina delle altcoin, nonché seconda crypto per market cap, Ethereum.

Le mosse dei fondi pensione USA

Mentre Harvard riduce le quote di IBIT, i fondi pensione pubblici statunitensi scelgono l’esposizione indiretta a Bitcoin acquistando Strategy (MSTR), la Bitcoin Treasury Company per eccellenza guidata da Michael Saylor. Diamo alcuni esempi – dati al 31.12.2025.

California Public Employees’ Retirement System 

Il California Public Employees’ Retirement System, il più grande fondo pensione pubblico degli Stati Uniti, ha aggiunto al portafoglio altre 22.475 azioni MSTR, portando il totale detenuto a 470.632 azioni: uno stake dal controvalore pari a circa 60 milioni di dollari (ai prezzi correnti).

Ohio State Teachers Retirement System 

Anche lo State Teachers Retirement System dell’Ohio si muove con decisione, incrementando le proprie quote in MSTR del 16,6%. Il totale sale così a 87.689 azioni, per un controvalore di 11 milioni di dollari (ai prezzi correnti).

North Carolina State Treasury

Infine, il North Carolina State Treasury aggiunge 9.117 azioni MSTR e porta la sua posizione complessiva a 168.688 azioni, valutate circa 22,6 milioni di dollari (ai prezzi correnti).

Strategy (MSTR): overview di gennaio

Come abbiamo appena visto, i fondi pensione stanno comprando Strategy (MSTR) per ottenere un’esposizione a Bitcoin senza detenerlo fisicamente. Ma come si è mossa l’azienda fondata da Michael Saylor nel primo mese dell’anno? 

Gennaio 2026, come riportato dal Corporate Adoption Report di BitcoinTreasuries.net, ha segnato una svolta decisiva: l’intensa “campagna acquisti” di Strategy starebbe ridefinendo il ritmo del mercato. Strategy, infatti, ha comprato 40.150 BTC in poco più di trenta giorni

Ma, in realtà, non si tratta di una tendenza del 2026: negli ultimi cinque anni, Strategy ha mantenuto una media di acquisto di 357 BTC al giorno. Per dare un termine di paragone, dal report emerge che, tra le società quotate – public companies – che detengono Bitcoin, solo venti riescono ad acquisire una media di almeno 10 BTC al giorno, mentre il resto aggiunge in media circa 1 BTC al giorno.

E proprio durante la stesura di questo articolo, abbiamo aperto X (ex Twitter) e abbiamo letto il solito tweet: “Strategy ha acquisito 2.486 BTC per circa 168,4 milioni di dollari, a un prezzo medio di ~67.710$ per Bitcoin. Al 16 febbraio 2026, deteniamo un totale di 717.131 BTC“. Reazione trascurabile di Bitcoin a un’ora dalla notizia: +0.3% – come volevasi dimostrare.

La grande domanda

Riflettiamo un secondo su questo dato. Ora, il mercato dà praticamente per scontato il fatto che Strategy compri centinaia di Bitcoin al giorno: i tweet settimanali della società in cui viene comunicato l’acquisto di migliaia di BTC non sortiscono alcun effetto a livello di prezzo, nonostante si tratti di cifre impressionanti – milioni di dollari ogni volta. 

La grande domanda è: quando Strategy deciderà di vendere Bitcoin, come verrà interpretata la notizia? Il bias della negatività, cioè “la tendenza cognitiva a dare maggiore importanza, peso e memoria alle esperienze, a notizie ed emozioni negative rispetto a quelle positive”, può aiutarci nella risposta: quasi sicuramente, si griderà all’apocalisse perché “anche Saylor sta vedendo!” e scatterà il panic selling, soprattutto tra gli investitori retail.
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The Reveal: cosa si vince in questo Torneo?

The Reveal, la terza tappa verso la liberazione dalla Box che condiziona il modo in cui concepiamo la realtà. Cosa si vince in questo Torneo?

Il 9 dicembre è partito ufficialmente The Reveal, il terzo step del tuo personale viaggio alla scoperta di una realtà pura e autentica, libera dai limiti che, per anni, la Box ti ha imposto, influenzando e modellando le scelte più importanti. Il nostro compito sarà supportarti in questo speciale cammino, guidandoti verso la rivelazione della realtà oltre le apparenze che da sempre plasmano l’idea di finanza personale. L’obiettivo finale? La tua libertà finanziaria. Diamo un’occhiata ai premi, che c’è un bel po’ di roba da vedere!

Un concorso doppio: Campionato e Tornei

Lo ripetiamo un’altra volta, nel caso in cui ti fossi perso questo dettaglio fondamentale: The Reveal si articola su due binari paralleli, ovvero il Campionato e i Tornei. Se ancora non ne conosci il funzionamento, qui trovi tutte le informazioni necessarie: 

Questo spazio, invece, sarà dedicato ai singoli Tornei: oggi parliamo del sesto, iniziato il 17 febbraio, che si concluderà 10 marzo. Spoiler: è l’ultimo Torneo del concorso – sotto troverai i Tornei precedenti: cosa ti sei perso!

Torneo Become a Younger: 17 febbraio – 10 marzo

Ci siamo: come diceva il saggio, “nulla è eterno, neanche – purtroppo – The Reveal”. Eccoci qui, alla fine della terza tappa di un lungo viaggio iniziato quasi un anno fa con The Box

Dato che si tratta, appunto, dell’ultimo torneo, abbiamo deciso di aumentare sia i giorni sia le ricompense: avrai a disposizione non le solite due, ma ben tre settimane per provare a raccogliere i Ticket necessari e partecipare all’estrazione finale. Cosa si vince?

Il motivo che ci ha guidato alla scelta dei premi è semplice: vogliamo ringraziare la nostra Community per il supporto e per aver preso parte con tanta energia ai nostri concorsi. 

Durante queste tre settimane, potrai competere e provare a vincere: 

  • 100 pack col merch di Young, composti da felpa, t-shirt, cappellino e adesivi

Parliamo di merch esclusivo, disponibile solo per noi dipendenti: non lo trovi in vendita da nessuna parte. L’unico modo per averlo è completare le missioni, riscattare le gemme e guadagnare i Ticket. 

Lo ricordiamo: per poter partecipare all’estrazione finale, ti basta raccogliere anche un solo Ticket. Tuttavia, per ragioni puramente matematiche, più Ticket accumuli, più possibilità avrai di essere estratto. Ciascun Ticket, infatti, possiede un codice univoco con cui verranno individuati i vincitori. Partecipa al Torneo! Ne vale la pena. 

Ancora qui? Corri sull’app di Young Platform, completa le Missioni, guadagna Gemme e colleziona quanti più Ticket possibili: altri concorrenti stanno già raccogliendo le gemme con la pala!In bocca al lupo!

Torneo Travel Vibes: 3 febbraio – 17 febbraio

Il 17 febbraio si è concluso il quinto torneo o meglio, il penultimo: come hai potuto leggere sopra, The Reveal è quasi giunto alla fine e, con esso, la possibilità di vincere una valanga di premi ogni due settimane.  

Ma, a breve, terminerà anche l’inverno, quel periodo fatto di mattine freddissime, giornate con poca luce, nebbia o pioggia incessante – c’è a chi piace. Ci avviciniamo piano piano alla primavera e all’estate, il periodo in cui la gente ama viaggiare: i weekend toccata e fuga nelle capitali europee sono un grande classico. 

Per questo, il quinto Torneo ha preso il nome di Travel Vibes e metteva in palio dei premi pensati per chi ama esperienze simili. Partecipando al Torneo, avresti potuto sbloccare l’opportunità di vincere: 

  • 25 SmartBox per vivere tre giorni di sogno in Europa.

Torneo Game On: 20 gennaio – 3 febbraio

Con questo torneo abbiamo ufficialmente oltrepassato la metà di The Reveal: ci siamo lasciati alle spalle le prime sei settimane. Da questo momento in poi si fa sul serio, si entra nel vivo della sfida: Game On! come direbbero dalle parti di Londra e New York. 

Non a caso, Game On era il nome della quarta competizione: le parole per noi hanno un senso, infatti i premi si riferivano al mondo del gaming e – siamo sicuri – hanno conquistato i nostri gamer.  O meglio: anche i nostri gamer. 

Dunque, cosa si vinceva in Game On? Vediamolo subito: 

  • 3 PlayStation 5
  • 3 Meta Quest 3

Come vedi, non era obbligatorio essere un fan dei videogames: sia la PS5 che i Meta Quest 3 possono essere utilizzati per un sacco di attività quotidiane – guardare film, ascoltare musica, allenarsi e altro ancora.

Torneo Discount Party: 6 gennaio – 20 gennaio

Erano appena finite le vacanze di Natale, quelle in cui tra cenoni, pranzi, regali e spumante, si finisce sempre per spendere tanto. Il Torneo è partito il 6 gennaio, il giorno che decreta ufficialmente il termine del periodo natalizio, quelle in cui tra cenoni, pranzi, regali e spumante, si spende sempre tanto: i premi sono stati pensati proprio per risparmiare

Dall’intro, si poteva capire già qualcosa sulla natura delle ricompense. L’obiettivo era ammortizzare i costi e quindi:

  • 30 GiftCard Amazon da 50€
  • 15 GiftCard Volagratis da 100€
  • 30 Buoni Carburante Q8 da 50€

Torneo Tech Mania: 23 dicembre – 6 gennaio

Il secondo Torneo ha messo al centro un elemento che noi di Young Platform adoriamo – no, stavolta non si parlava di Bitcoin. Come avrai potuto intuire, il tema di fondo che legava i premi in palio era la tecnologia

In un mondo che corre così veloce è necessario avere gli strumenti adeguati per stare al passo coi tempi: immagina di correre nei 100 metri con delle infradito ai piedi. Molto complicato, per usare un eufemismo. Dunque, tornando a noi, cosa si vinceva in questo Torneo? 

Per Tech Mania, abbiamo messo in palio ben cinque premi: 

  • 3 iPhone 17
  • 2 MacBook Air 13

Torneo Taste of Luxury: 9 dicembre – 23 dicembre

Il primo Torneo è stato pensato con l’obiettivo di farti entrare in gara sin da subito, così da poter accumulare vantaggio nei confronti dei concorrenti: ci sei riuscito? I premi, naturalmente, avevano a che fare col lusso.  
Le ricompense del primo Torneo, infatti, erano super preziose: due Bracciali Tennis Extensible in Diamanti neri. Oro bianco, diamanti scuri e un design senza tempo: ogni dettaglio parla il linguaggio dell’eleganza

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Bitcoin scende, ma agli istituzionali non interessa

Bitcoin scende ma agli istituzionali non interessa

La Groenlandia spinge BTC sotto i 90.000$, ma ai grandi player non interessa: l’adozione istituzionale procede con assoluta determinazione

La Groenlandia e il caos intorno al tema si fa sentire: nei mercati si vede un po’ di panico, con Bitcoin che scivola sotto la soglia dei 90.000$. Ma allargando l’orizzonte, oltre il grafico a breve termine, la situazione cambia: mentre il prezzo scende, gli istituzionali continuano a scegliere Bitcoin per le loro tesorerie. Vediamo i dati.

Caos Groenlandia: lo scontro tra USA e UE tinge i mercati di rosso

Il caos geopolitico scoppiato in Groenlandia ha generato un’ondata di panico che ha colpito i mercati finanziari, tradizionali e non: i principali indici americani ed europei sono in rosso, Bitcoin è sceso sotto i 90.000$ ed Ethereum ha salutato i 3.000$ ed è tornato in zona 2.960$ – al momento della scrittura. 

La più classica delle reazioni emotive: di fronte all’incertezza globale improvvisa, gli investitori entrano in modalità risk-off e si spostano verso asset più sicuri – l’oro ha nuovamente aggiornato i massimi, rompendo con decisione il tetto dei 4.880$.

Ma questo, per i grandi player istituzionali, è solamente rumore di fondo.  

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Le compagnie assicurative mettono le mani su Bitcoin

La notizia del giorno arriva dal Delaware Life Insurance Company, una compagnia assicurativa da 60 miliardi di AUM (Asset Under Management): con un comunicato del 20 gennaio, hanno annunciato l’inserimento del BlackRock U.S. Equity Bitcoin Balanced Risk 12% Index nel proprio portafoglio di Fixed Index Annuity (FIA) – Rendita Fissa Indicizzata. Cosa vuol dire?

Innanzitutto, lo U.S. Equity Bitcoin Balanced Risk 12% di BlackRock è un indice con cui è possibile esporsi sull’azionario, tramite l’iShares Core S&P 500 ETF, e su Bitcoin, con liShares Bitcoin Trust ETF, noto al grande pubblico come IBIT, l’ETF Spot su BTC

Questo prodotto finanziario, come abbiamo anticipato, è stato inserito all’interno della FIA, una categoria di strumenti di risparmio a lungo termine, molto popolare negli Stati Uniti per la pianificazione pensionistica

Con questa mossa, il management della Delaware Life ha stabilito un importante precedente nel settore: è la prima volta che una compagnia assicurativa offre un indice che include le criptovalute.

Strategy non si ferma: altro acquisto record

Intanto, Michael Saylor non guarda in faccia nessuno: Strategy, la Bitcoin Treasury Company per eccellenza, di cui è presidente, ha appena annunciato l’acquisto di altri 22.305 Bitcoin per 2,13 miliardi di dollari. 

Si tratta del quarto acquisto più grande di sempre per l’azienda, che ora detiene un totale di 709.715 Bitcoin: parliamo del 3,4% dell’intera offerta totale di BTC esistente. In merito, secondo bitcointreasuries.net, le Top 100 Public Bitcoin Treasury Companies – cioè le prime compagnie quotate in borsa per Bitcoin detenuti – possiedono 1,127,656 BTC

I dati on-chain confermano l’accumulo

Non è solo Saylor a muoversi. I dati di Glassnode ci dicono che negli ultimi sei mesi le tesorerie aziendali hanno assorbito ben 260.000 BTC, a un ritmo di circa 43.000 BTC al mese. 

A conferma del trend, CryptoQuant segnala un aumento esponenziale dei wallet di fascia media – quelli con un saldo compreso tra 100 e 1.000 BTC. 

In una frase: mentre il prezzo scende, le Whales – le balene –  stanno facendo scorta di Bitcoin. Anche abbastanza velocemente. 

I Big Money lavorano sotto traccia 

Da una parte i retail si lasciano distrarre dalle dinamiche di prezzo e vendono nel panico,dall’altra i Big Money si disinteressano della volatilità giornaliera e si concentrano sul medio-lungo periodo

Volendo riassumere, il punto centrale è uno: chi ha decine di miliardi di dollari da gestire, guarda a Bitcoin, alle crypto e alla blockchain – tokenizzazione ti dice qualcosa? – con interesse sempre maggiore. Avranno ragione? 

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Mercosur-UE: firmato l’Accordo

Mercosur: dall'UE via libera all'Accordo

Mercosur e Unione Europea hanno ufficialmente firmato l’intesa strategica dopo 26 anni di trattative. Cosa significa tutto ciò?

Mercosur e Unione Europea, il 17 gennaio, hanno ufficialmente firmato un accordo commerciale definito dalla stessa Commissione europea come “la maggiore intesa di libero commercio mai siglata”. L’accordo UE-Mercosur, infatti, coinvolge paesi che rappresentano circa il 20% del PIL mondiale e 700 milioni di consumatori. Di cosa si tratta? 

Mercosur: cos’é? 

Il MercosurMercado Común del Sur – è un’organizzazione istituita nel 1991 col Trattato di Asunción, che ha lo scopo di “promuovere uno spazio comune che generi opportunità di business e investimento attraverso l’integrazione competitiva delle economie nazionali nel mercato internazionale”.

I membri a pieno titolo sono il Brasile, l’Argentina, il Paraguay, l’Uruguay e il Venezuela – quest’ultimo sospeso nel 2016 per pratiche antidemocratiche – mentre la Bolivia è in fase di adesione come quinto membro a pieno titolo. Ci sono poi i membri associati, privilegiati ma esterni al blocco, come il Cile, la Colombia, l’Ecuador e il Perù. 

Il Mercosur è quindi un mercato comune che ha l’obiettivo di aumentare gli scambi commerciali di beni e servizi e il libero movimento delle persone sia a livello regionale, cioè fra i vari paesi del Sud America, sia a livello internazionale, attraverso accordi con altri blocchi – come quello con l’Unione Europea. Affinché ciò si realizzi, col Mercosur i paesi membri lavorano per ridurre reciprocamente le barriere doganali favorendo, in questo modo, l’integrazione economica. 

Per dare un paio di dati, il blocco del Mercosur, nel 2023, ha generato un volume di 447 miliardi di dollari per l’export e di 357 miliardi per l’import, equivalente al 10,9% del commercio internazionale – con questi numeri si fa riferimento sia agli scambi interni, quindi tra membri del blocco, sia esteri. 

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Mercosur-UE: cosa prevede l’accordo?

I negoziati tra UE e Mercosur sono andati avanti per circa 26 anni, con un susseguirsi di momenti di tensione e distensione. Finalmente, il 17 gennaio 2026 in Paraguay, i vertici dell’Unione Europea sono riusciti a trovare un’intesa coi paesi del blocco sudamericano. 

La Presidente dell’Unione Europea Ursula von der Leyen, al momento della firma, ha ribadito un concetto fondamentale: “Stiamo dando vita alla più grande zona di libero scambio al mondo, un mercato che vale quasi il 20% del PIL globale, in grado di offrire opportunità incalcolabili ai nostri 700 milioni di cittadini”. Ha poi sottolineato che, con questo accordo commerciale, “Scegliamo il commercio equo rispetto ai dazi, scegliamo una partnership produttiva e di lungo termine e, soprattutto, intendiamo garantire benefici reali e tangibili ai nostri popoli e alle nostre imprese”.

L’accordo, infatti, è frutto della volontà di abbattere gli ostacoli commerciali, assicurare un accesso responsabile ed eco-compatibile a materie prime – con un occhio di riguardo alla deforestazione dell’Amazzonia – e lanciare un chiaro messaggio a favore del commercio internazionale regolamentato e contro ogni forma di protezionismo, in un momento in cui Donald Trump utilizza i dazi doganali come leva contrattuale. 

I dettagli

L’intesa si basa su un principio di reciprocità: l’industria europea con auto, macchinari, alcolici e tessile in primis, guadagnerà un maggiore accesso al mercato del Mercosur, che a sua volta potrà esportare più facilmente in Europa i suoi prodotti agroalimentari, tra cui carne bovina, zucchero, pollame, caffè e soia. Per facilitare il commercio transatlantico, le due parti hanno azzerato i dazi sul 91% delle merci scambiate. 

Secondo i calcoli dell’Unione Europea, con la rimozione delle barriere doganali, dovremmo assistere all’esplosione dell’export di tre categorie di prodotti europei verso il Sudamerica, in particolare: autovetture (+200%), prodotti chimici (+50%) e macchinari industriali (+35%).

Discorso molto simile se si parla della filiera agroalimentare. Abbattendo i costi all’ingresso, i paesi UE dovrebbero vedere un incremento del 49% – cioè di 1,2 miliardi di euro – nell’export di questo tipo di merci. In particolare: latte e derivati (+102%), bevande (+53%), frutta e verdura (+36%) e oli vegetali (+21%).

Non è tutto rose e fiori

L’accordo, tuttavia, ha causato anche qualche malumore tra le imprese della filiera agroalimentare: il timore principale, infatti, è relativo alla concorrenza sleale. Francia, Austria, Ungheria, Irlanda e Polonia, anche per questo motivo, hanno votato contro la firma del trattato.

I paesi sudamericani, infatti, dispongono di normative ambientali e alimentari più permissive rispetto a quelle previste dall’UE, che permettono l’uso di antibiotici, pesticidi e ormoni vietati nel Vecchio Continente.  

In ogni caso, nei termini del contratto, sono specificate anche le Salvaguardie, ovvero delle misure speciali finalizzate alla protezione di alcune classi merceologiche ritenute “sensibili”. Tra queste: carne bovina, pollame, miele, zucchero, uova, riso e più di trecento prodotti alimentari tradizionali – per capirci, quelli sotto le sigle IGP (Indicazione Geografica Protetta) e DOP (Denominazione di Origine Protetta).  

Come funzionano le Salvaguardie? Molto semplicemente, la Commissione europea dovrebbe sospendere le agevolazioni all’ingresso nel caso in cui si verificassero dei cali di prezzo pari al 5% o più.  

Che i flussi commerciali abbiano inizio!

Sarà una collaborazione fruttuosa? Oppure questo accordo si tradurrà in un fallimento? Noi, naturalmente, seguiremo l’evoluzione della situazione. Tu, nel mentre, iscriviti al nostro canale Telegram per non perdere gli aggiornamenti o a Young Platform cliccando qui sotto!

Iran: Bitcoin come strumento di resistenza

Iran: Bitcoin come strumento di resistenza

In Iran la resistenza passa anche attraverso le crypto: dove la valuta nazionale vale zero, Bitcoin è uno strumento per sopravvivere 

L’Iran sta vivendo un momento di rivoluzione interna: a fine dicembre sono scoppiate delle imponenti manifestazioni contro il regime che governa il paese. La ragione delle proteste: una crisi economica senza precedenti. Qui, Bitcoin è uno strumento di resistenza.

Cosa succede in Iran? Il contesto tra inflazione e repressione

L’Iran sta affrontando una fase estremamente complessa a livello interno, con proteste di massa e sussulti di guerra civile, spesso repressi nel sangue. Tutto comincia intorno al 28 dicembre, quando un gruppo di manifestanti, composti per lo più dai commercianti dei bazaar della capitale Teheran, scende in piazza per protestare contro il regime islamico. 

Il motivo delle proteste ruota prevalentemente intorno alla situazione economica: con un’inflazione annua al 40% e il prezzo dei beni di prima necessità alle stelle, la Repubblica Islamica iraniana si trova nel mezzo di una crisi economica senza precedenti. Dal 7 gennaio il rial, la valuta nazionale, vale ufficialmente 0 (zero) euro. 

Passano pochi giorni e quello che sembrava un movimento di piazza localizzato, assume una dimensione nazionale, intercettando il malessere in modo trasversale. Contestualmente, la repressione si fa sempre più intensa: sale il numero di decessi, di cui non conosciamo il numero esatto, e il regime blocca l’accesso a internet a livello nazionale. 

Al momento della scrittura, il governo guidato dall’Ayatollah Ali Khamenei è in forte difficoltà: molti analisti ritengono che questo sia uno dei momenti di maggiore debolezza dal 1979, quando venne spodestato il precedente regnante, lo Scià di Persia. Dall’altro lato, la violenza delle forze di sicurezza iraniane nei confronti dei manifestanti testimonia la volontà di soffocare il dissenso e mantenere il controllo.  

Iran e Bitcoin: cosa dicono i dati onchain?

In Iran, Bitcoin è uno strumento di sopravvivenza e, per estensione, di resistenza. È quanto si legge nel report di Chainalysis, nella sezione che prende il titolo di “Inside Iran’s Growing $7.8 Billion Crypto Ecosystem” – “Dentro l’ecosistema crypto iraniano: un mercato da 7,8 miliardi in crescita”. Qual è il quadro onchain? Cosa si può dedurre?

Utilizzando le parole del report, “i dati più recenti a nostra disposizione rivelano un cambiamento significativo di comportamento onchain durante l’attuale movimento di proteste di massa“. 

Metodologia  

Per arrivare a questa conclusione, il team di analisti di Chainalysis ha esaminato sia l’importo medio transato – cioè ritirato dagli exchange – in dollari, sia il numero di transazioni da exchange a wallet, entrambi su base quotidiana. Inoltre, per poter attribuire eventuali cambiamenti a determinati eventi, ha scomposto l’analisi in due periodi: “prima della protesta (1 novembre – 27 dicembre)” e “durante la protesta (28 dicembre – 8 gennaio, giorno del blackout di internet)”. Infine, le transazioni sono state divise per fasce: prelievi piccoli (sotto i 100$), medi (sotto i 1000$), grandi (sotto i 10.000$) e molto grandi (sotto i 100.000$).  

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Risultati

Mettendo a confronto il periodo “prima della protesta” con quello “durante la protesta”, emerge una differenza sostanziale nel comportamento onchain, per riprendere la tesi di Chainalysis. 

Durante la protesta, infatti, la fascia compresa tra 1$ e 100$ ha visto un incremento dei prelievi da exchange del 111% e del numero delle transazioni pari al 78%, rispetto al periodo pre-protesta. Discorso diverso per le fasce comprese tra i 101$ e i 1000$ e tra i 1001$ e i 10.000$, dove la crescita è stata ancora più netta: a livello di prelievi, la prima ha registrato un aumento del 228%, la seconda del 236%; se parliamo del numero di transazioni, invece, la fascia 101$-1000$ “si ferma” al +128%, mentre quella 1001$-10.000$ ha segnato un’espansione del 262%. 

Cosa significa tutto ciò?

Questo comportamento, spiega Chainalysis, rappresenta una reazione logica e razionale al collasso del rial iraniano che, lo ricordiamo, attualmente non vale assolutamente nulla. Bitcoin, in questo caos totale, ha assunto il ruolo della “scialuppa di salvataggio” in una nave che affonda. Bitcoin è la risorsa alternativa che ha permesso agli iraniani di preservare i propri risparmi dalle politiche scellerate di un regime sanguinario. Ma c’è dell’altro. 

Il ruolo di Bitcoin in questa crisi”, concludono gli analisti, “va oltre la semplice protezione del capitale: per molti iraniani è diventato un elemento di resistenza, in grado di fornire liquidità e libertà di scelta operativa in un contesto economico sempre più restrittivo”.

BItcoin, grazie alla sua natura decentralizzata, anti-censura e self-custodial – a custodia personale – is freedom money, per citare un report di Human Rights Foundation.