Guida alle elezioni USA 2024: tutte le cose da sapere, dalla data ai candidati

Dibattito elezioni americane: tutte le cose da sapere

Le elezioni presidenziali degli Stati Uniti d’America sono sempre più vicine. A cosa prestare attenzione? 

Elezioni USA 2024: dai candidati, alla data esatta della chiamata alle urne, fino alle ipotesi sui risultati, il mondo intero ha già iniziato ad interrogarsi sulle prossime presidenziali degli Stati Uniti d’America. 

In questa semplice guida l’evento verrà passato al setaccio in modo da arrivare preparati ad una delle consultazioni elettorali più attese al mondo, la sessantesima per il Paese. Inoltre, tra pochi giorni inizieranno le primarie che definiranno i candidati che concorreranno per il ruolo di presidente degli Stati Uniti d’America: chi vincerà le elezioni USA del 2024?

Quando ci saranno le prossime elezioni USA: la data

Le presidenziali negli Stati Uniti si tengono ogni quattro anni, il primo martedì di novembre. Pertanto, le prossime elezioni USA si svolgeranno esattamente in data 5 novembre 2024. Gli elettori andranno alle urne per eleggere il nuovo presidente che assumerà ufficialmente l’incarico il 20 gennaio 2025.

Queste consultazioni sono un momento chiave nella democrazia americana e attirano l’attenzione a livello nazionale e internazionale, poiché influenzano una vasta gamma di questioni globali. Per questo l’attenzione su di esse è sempre ai massimi livelli. 

Candidati

Prima di scendere nei dettagli delle elezioni USA 2024 alcune precisazioni sono d’obbligo. Il sistema partitico a stelle e strisce è dominato da due principali partiti politici: il Democratico e il Repubblicano. Entrambi svolgono un ruolo centrale nella politica statunitense ed esercitano una notevole influenza sul processo politico e sulle elezioni a tutti i livelli di governo.

A novembre del 2022 è arrivata la prima conferma di partecipazione, con Donald Trump che ha annunciato la sua ricandidatura per un secondo mandato (non consecutivo) a capo dei repubblicani. Qualche mese dopo, nella primavera del 2023, è stato invece l’attuale presidente Biden a ufficializzare Ia ricandidatura per un secondo mandato con i democratici. A questi due nomi influenti se ne sono aggiunti altri, più e meno noti. La schiera dei dem è risultata sin da subito meno folta rispetto a quella repubblicana. 

Volendo dunque riassumere, i candidati alle elezioni USA 2024 per i democratici sono i seguenti: 

  • Joe Biden
  • Robert Francis Kennedy Jr
  • Marianne Williamson
  • Dean Phillips

I candidati repubblicani invece sono: 

  • Donald Trump
  • Ron DeSantis
  • Doug Burgum
  • Larry Elder
  • Nikki Haley
  • Tim Scott
  • Asa Hutchinson
  • Chris Christie
  • Mike Pence
  • Vivek Ramaswamy
  • Perry Johnson
  • Ryan Binkley
  • Will Hurd

Ma chi, fra questi, sarà scelto a capo di ciascun partito politico? Saranno le primarie di inizio 2024 a deciderlo. Le elezioni primarie sono normali consultazioni in cui gli elettori scelgono i candidati presidenziali che rappresenteranno il loro partito nelle elezioni generali. 

Vale la pena di ricordare che tutti i candidati alle elezioni USA devono rispettare quanto sancito dall’articolo 2 della Costituzione: la persona che si voglia proporre deve essere cittadino dalla nascita, deve avere almeno 35 anni e ancora deve risiedere su territorio statunitense da almeno 14 anni.

Le primarie USA 2024: chi sono i favoriti?

Le elezioni primarie degli Stati Uniti sono alle porte, le votazioni, per i repubblicani, inizieranno il 15 gennaio in Iowa e proseguiranno poi negli altri stati nelle settimane e nei mesi successivi. Come spesso accade nella storia sono da seguire soprattutto quelle all’opposizione (in questo caso quelle repubblicane), visto che è molto raro che il presidente uscente, attualmente Joe Biden, perda quelle del suo schieramento. In questo momento i sondaggi stimano che l’attuale presidente sia “la scelta” di quasi 70% degli elettori dem, anche se, data la sua non più giovane età, anche le primarie del partito democratico potrebbero riservare sorprese. 

Sul fronte repubblicano il favorito ad oggi è ancora Donald Trump. Il tycoon, secondo quanto emerso dai recenti sondaggi sulle Elezioni USA 2024, ha rispettivamente il 47%, 45,7% e 53% dei consensi nei tre seggi chiave di Iowa, New Hampshire e South Carolina. Al secondo posto troviamo Nikki Haley, l’ex governatrice del South Carolina, che “controlla” rispettivamente il 14,3%, 18,7%, 22% dell’elettorato. Ron DeSantis, l’attuale governatore della Florida che sembrava poter essere il principale antagonista dell’ex presidente, ha perso terreno in diversi caucus (incontri dove gli elettori discutono e votano i candidati) a parte quello dell’Iowa, dove possiede ancora il 17,3% dei consensi.

Elezioni USA 2024 e criptovalute

Anche chi opera nel settore crypto guarderà con attenzione alle elezioni USA 2024. Le politiche del governo statunitense, infatti, sono perfettamente in grado di influenzare la regolamentazione delle valute virtuali. Ad esempio, scelte riguardanti normative, regolamenti finanziari o leggi antiriciclaggio possono avere un impatto diretto sul modo in cui le crypto sono utilizzate e scambiate negli Stati Uniti.

Alcuni candidati o amministrazioni potrebbero essere più o meno inclini a sostenere l’innovazione tecnologica, inclusa la tecnologia blockchain e le criptovalute in generale. Per cui politiche mirate alla promozione di nuove tecnologie potrebbero avere un impatto positivo sull’ecosistema.

Le conseguenze potrebbero essere anche di natura fiscale e riguardare dunque la tassazione delle criptovalute (qui tutte le cose da sapere sulla normativa italiana). Più in generale, notizie positive per il comparto potrebbero determinare un aumento dei prezzi degli asset con ripercussioni positive per il mercato globale delle crypto. I candidati alle elezioni USA 2024 saranno in grado di stimolare il settore? 

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Fringe benefit: come funzionano e quali sono i più diffusi

Fringe benefit: cosa sono e come funzionano

Cosa sono i fringe benefit, compensi non in denaro erogati dalle aziende ai propri dipendenti

Cosa sono e come funzionano i fringe benefit? Beni e servizi distribuiti ai dipendenti che si collocano all’interno di iniziative di welfare aziendale. Queste iniziative stanno diventando sempre più popolari nel mondo delle imprese. 

Solitamente, quando si ragiona su questi vantaggi, il primo esempio che ci viene in mente è l’auto aziendale. In realtà però, ne esistono tantissimi altri, sempre più richiesti soprattutto dagli under 30. Vediamo dunque cosa sono i fringe benefit e come si collocano dal punto di vista della tassazione nel 2024.

Cosa sono i fringe benefit e come funzionano?


I fringe benefit sono beni e servizi distribuiti ai dipendenti. Dal punto di vista normativo vengono definite “retribuzioni in natura”, come si legge nell’articolo 2099 comma 3 del codice civile, e fanno quindi parte del compenso del lavoratore. Questa definizione ci permette di affrontare uno dei principali problemi che questi benefit comportano a livello fiscale: se concorrono o meno alla formazione di reddito da lavoro dipendente

Per sciogliere questo dubbio ci viene in soccorso, invece, l’articolo 51 comma 1 del Testo Unico delle imposte sui redditi (TUIR), il quale stabilisce che i fringe benefit non concorrano a formare il reddito da lavoro dipendente se il loro valore è inferiore a 258,23€. In realtà, questa soglia è stata modificata attraverso l’introduzione della Legge di bilancio per il 2024, al fondo di questo articolo trovi l’ammontare monetario aggiornato.

Inoltre ci sono diverse eccezioni già da tempo disciplinate dal comma 4 dello stesso articolo. Per esempio, la tassazione dei veicoli aziendali, degli immobili o dei servizi di trasporto viene stabilita da speciali criteri di determinazione forfetaria

Infine, bisogna anche specificare che la distribuzione di queste prestazioni può anche avvenire in modo informale. In altre parole, il datore di lavoro può decidere di erogare volontariamente benefit senza che questi siano, per forza, previsti da un accordo collettivo o da un regolamento aziendale.

Fringe benefit: esempi pratici

Chiarito cosa sono i fringe benefit e come funzionano a livello legale, vediamo quali sono i più diffusi nel nostro paese.

  • Buoni pasto: sono voucher utilizzati per coprire il costo dei pasti che si consumano durante la giornata lavorativa;
  • auto aziendale: si tratta di un’auto fornita dall’azienda per uso professionale e, talvolta, personale;
  • polizze assicurative: coperture per salute, infortuni o vita, che forniscono sicurezza aggiuntiva al di là del sistema sanitario nazionale o delle assicurazioni personali;
  • buoni acquisto e voucher: voucher o carte regalo per effettuare acquisti, offrono ai dipendenti un’ampia libertà di scelta.

    Se sei il proprietario di un’impresa puoi valutare di distribuire i buoni acquisto Young Platform ai tuoi dipendenti, o comunque proporre loro anche questa alternativa. In questo modo non solo puoi contribuire ad accrescere il loro benessere ma anche aiutarli a proteggere il loro potere d’acquisto nel tempo, minacciato dall’inflazione e dalla svalutazione dell’euro.

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  • Contributi per la formazione: supporto economico per l’acquisto di corsi di formazione professionale o istruzione;
  • assistenza sanitaria integrativa: questa implica la fornitura di servizi sanitari aggiuntivi oltre a quelli forniti dal sistema sanitario nazionale;
  • stock option: possibilità di acquistare azioni della propria azienda a un prezzo fissato, solitamente vantaggioso, oppure un’erogazione diretta. Questo tipo di fringe benefit offre ai dipendenti la possibilità investire regolarmente nell’azienda in cui lavora, incentivando la loro performance e fedeltà. È un vantaggio particolarmente comune in startup e aziende in rapida crescita, dove le azioni possono aumentare significativamente di valore nel tempo.

Fringe benefit: le novità nel 2024

Per rispondere in modo accurato alla domanda cosa sono i fringe benefit bisogna anche specificare che sono state introdotte alcune modifiche con l’approvazione della Legge di bilancio del 2024. In particolare, è stato alzato il tetto massimo di imponibilità delle misure di welfare aziendale per i lavoratori dipendenti senza figli a carico mentre è stato abbassato per quelli con figli a carico.

Nello specifico, a partire dal 1° gennaio del 2024, il limite massimo per escludere i beni e servizi ricevuti dalla tassazione è passato da 258,23€ a 1.000€ per i lavoratori dipendenti senza figli mentre da 3.000€ a 1.000€ per quelli con figli.

Se intendi approfondire la possibilità di distribuire ai dipendenti della tua azienda dei buoni acquisto su Young Platform contatta il team per maggiori informazioni all’indirizzo [email protected].

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Decontribuzione madri lavoratrici: come funziona nel 2024?

Madri lavoratrici: decontribuzione per il 2024

Il 2024 è l’anno degli incentivi alla natalità, dopo il bonus asili nido scopri come funziona la decontribuzione per le madri lavoratrici

Da gennaio 2024 entra in vigore una nuova decontribuzione per le madri lavoratrici. La misura, introdotta dalla nuova Legge di bilancio, si colloca all’interno di un pacchetto che mira ad innalzare il tasso di natalità. È una delle risposte del governo alla crisi demografica che il nostro paese sta affrontando, insieme al bonus asili nido.

Scopri come funzionerà questo beneficio nel 2024 e quali sono i requisiti per riceverlo.

Decontribuzione madri lavoratrici: cos’è?

Negli scorsi giorni ha debuttato la nuova decontribuzione per le lavoratrici madri con almeno due figli, vediamo nel dettaglio come funziona, quali sono i requisiti e le platee interessate. Da quest’anno i benefici previsti da questa misura sono gli stessi per le madri con due o più figli dotate di un contratto di lavoro dipendente a tempo indeterminato (escluso quello domestico). L’incentivo consiste in un esonero del 100% dell’ammontare dei contributi previdenziali per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti a carico del lavoratore.

La decontribuzione per le madri lavoratrici però si applica in modo diverso a seconda del numero di figli. Se questo è uguale a due, lo sgravio fiscale è previsto dal 1° gennaio 2024 al 31 dicembre 2024 fino al mese del compimento del decimo anno di età del secondogenito. Mentre, per chi ha tre o più figli l’esonero del 100% della quota dei contributi previdenziali si applica fino al 2026 o al mese di compimento del diciottesimo anno di età del figlio più piccolo.

Perciò la decontribuzione per le madri lavoratrici verrà percepita per il triennio 2024-26 dalle madri con tre o più figli e, solo per il 2024, per quelle con due figli di cui almeno uno con età inferiore ai 10 anni. Infine, è importante sapere che non è necessario effettuare richiesta per ricevere la decontribuzione per madri lavoratrici per il 2024. È il datore di lavoro che si occupa di riconoscere e distribuire l’agevolazione.

L’ammontare medio della decontribuzione

L’Ufficio parlamentare di Bilancio ha calcolato che il vantaggio derivante dalla decontribuzione per le madri lavoratrici, dopo la detrazione delle tasse, aumenta gradualmente fino a stabilizzarsi a circa 1.700 euro. Questo importo si raggiunge quando il salario lordo dell’interessata è vicino a 27.500 euro e rimane sostanzialmente invariato per salari più alti. 

La riduzione dei contributi a carico della lavoratrice porta a un maggiore introito fiscale che compensa parzialmente il calo delle entrate contributive. Una simulazione realizzata utilizzando il modello Upb su un campione rappresentativo di famiglie stima che il costo per l’erario di questa specifica riduzione contributiva per le lavoratrici madri nel 2024, al netto dell’aumento dell’Irpef e delle addizionali locali, sarà di circa 450 milioni.

Madri lavoratrici: situazione in Italia

Per comprendere a pieno la misura sulla decontribuzione delle madri lavoratrici in Italia può essere utile chiedersi quante nel nostro paese e in che settore lavorano. Secondo la relazione inserita all’interno della Legge di bilancio per il 2024 in Italia ci sono circa 111.000 lavoratrici madri con almeno tre figli, di cui uno minore di 18 anni. Circa 571.000 hanno, invece, due figli, di cui uno di età inferiore ai 10 anni. Nel settore pubblico, le lavoratrici madri dovrebbero essere circa un quarto di quelle che operano nel privato.

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Cos’è il fascicolo previdenziale del cittadino?

Fascicolo previdenziale cittadino: cos’è?

Cos’è e come funziona il fascicolo INPS del cittadino, uno strumento che rende più accessibili le tue informazioni previdenziali?

Il fascicolo previdenziale del cittadino è un’importante innovazione nel panorama dei servizi pubblici italiani, e punta a rendere più accessibili e comprensibili le informazioni previdenziali di ogni individuo. Può essere utile in tantissimi casi, per esempio se hai fatto domanda per ricevere la pensione e vuoi conoscere lo stato di avanzamento della pratica.

Se ti stai chiedendo dunque cos’è il fascicolo previdenziale del cittadino e come accedervi sei nel posto giusto. È una sorta di contenitore digitale in cui è presente tutta la documentazione sulla tua vita lavorativa e sul rapporto con l’INPS.

Che cos’è il fascicolo previdenziale del cittadino?

Abbiamo già parzialmente risposto alla domanda “che cos’è il fascicolo previdenziale del cittadino?” nell’introduzione di questo articolo. È una sorta di piattaforma resa di recente disponibile dall’INPS che racchiude diversi servizi a cui i cittadini italiani possono accedere. Inoltre, all’interno del fascicolo previdenziale cittadino sono anche presenti tutti i documenti che descrivono la situazione contributiva e previdenziale di una persona e tutte le comunicazioni tra esso e l’Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale. Ad esempio puoi trovare al suo interno le certificazioni sanitarie o le informazioni sul reddito che hai percepito.

Questo strumento, rivolto a tutti i lavoratori e pensionati che vivono nel nostro paese, è gratuito e consultabile in qualsiasi momento. Inoltre, si aggiorna automaticamente ogni volta che viene avviene un cambiamento dello stato del cittadino sia dal punto di vista anagrafico che contributivo.

Cosa prevede, a chi è rivolto e come si accede?

Il fascicolo previdenziale del cittadino si rivela estremamente prezioso per chi ha la necessità di consultare l’ammontare dei contributi accantonati per la pensione, ma anche per visionare o richiedere servizi specifici e indennità, ad esempio l’invalidità civile.

Inoltre, la possibilità di avere sempre a portata di mano una piattaforma per consultare un grandissimo numero di documenti, facilità e snellisce numerose procedure, che, fino a poco tempo fa, potevano essere gestite soltanto recandosi fisicamente agli sportelli. Ecco tutto ciò che puoi fare e i dati che puoi consultare accedendo al fascicolo previdenziale per il cittadino attraverso il portale dell’INPS:

  • la lista delle comunicazioni da e per l’istituto previdenziale;
  • tutti i tuoi dati anagrafici;
  • tutti i provvedimenti di gestione (dipendenti pubblici);
  • lo stato della domanda per il pensionamento e in generale i dati sulla pensione;
  • la propria posizione contributiva complessiva nel dettaglio;
  • effettuare i pagamenti e le dichiarazioni dei redditi
  • consultare le informazioni sull’invalidità civile
  • accedere al servizio “INPS risponde”;
  • visionare i dettagli sulla “cessione del quinto”;
  • Gestire contratti di lavoro occasionale e domestico;

Possono usufruire di questi utili servizi le seguenti categorie:

  • lavoratori autonomi e dipendenti
  • chi riceve l’invalidità civile;
  • chi deve fare richiesta di accesso all’invalidità civile;
  • pensionati;

Per sapere davvero cos’è il fascicolo previdenziale del cittadino vorrai anche conoscere le modalità di accesso. Per poter entrare sulla piattaforma devi obbligatoriamente possedere uno di questi documenti: la carta d’identità elettronica (CIE), lo SPID o la Carta Nazionale dei Servizi.

Canone Rai: cosa cambia nel 2024?

Canone Rai: cosa cambia nel 2024?

Il canone Rai dall’inizio del 2024 costa di meno. Quanto costa e chi è esente dal pagamento? Scoprilo in questo articolo

Il costo del canone Rai è stato abbassato a partire dall’inizio del 2024 con la nuova legge di bilancio. Questa spesa, che è a tutti gli effetti un’imposta, dal 2016 è inserita all’interno della bolletta della luce. 

Ecco di quanto è sceso dunque il costo del canone Rai nel 2024 chi è esente dal pagamento e come richiedere l’esenzione.

Canone Rai 2024: quanto costa e come si paga?

Il costo del canone dall’inizio del 2024 è di 70€, rispetto ai 90€ degli anni passati. Questa misura è stata disciplinata dall’articolo 1 della Legge di Bilancio del 2024 e prevede un pagamento in 10 rate da 7€ l’una da effettuare dal mese di gennaio a quello di ottobre. L’importo è calcolato per famiglia ovvero per tutti gli individui residenti nella stessa abitazione e devono pagarlo soltanto i nuclei familiari che possiedono almeno una televisione.

I cittadini italiani pensionati, già per quanto riguarda gli anni passati, hanno potuto scegliere anche come pagare il canone Rai. Qualcuno ha optato per l’addebito automatico sulla bolletta dell’elettricità mentre altri per il pagamento attraverso la pensione.

Come non pagare il canone Rai

La Legge di Bilancio 2024 non ha modificato le categorie dei cittadini che sono esenti dal pagamento del canone Rai. Per esempio possono scegliere di non pagare i 70€ all’anno i nuclei familiari che non possiedono una televisione o chi ha più di 75 anni e un reddito inferiore a 8.000€.

Ovviamente non si può decidere di non pagare il canone Rai senza presentare un documento formale. Se non possiedi più una televisione e vuoi essere quindi esentato dal pagamento di questa imposta devi presentare la dichiarazione sostitutiva di non detenzione. Tale documento deve essere inoltrato dal 1° luglio dell’anno precedente al 31 gennaio dell’anno di riferimento. Per disdire il canone Rai sulla seconda casa o in caso di decesso dell’intestatario bisogna invece compilare il Modello di dichiarazione sostitutiva relativa al canone di abbonamento alla televisione per uso privato, che puoi trovare sul sito dell’agenzia delle entrate.


È anche possibile ottenere un rimborso nel caso in cui tu abbia già pagato il canone Rai. Per farlo è necessario inviare la domanda attraverso la posta in plico raccomandato, senza busta al seguente indirizzo: Agenzia delle Entrate – Ufficio di Torino 1, S. A. T. – Sportello abbonamenti TV – Casella postale 22 – 10121 Torino.

In alternativa puoi usare la posta elettronica certificata (PEC) o richiederlo presso uno degli uffici dell’Agenzia delle entrate. Questo è tutto quello che devi sapere sul canone Rai nel 2024: quanto costa, quali categorie possono non pagarlo e come certificare l’esenzione.

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Aggiornamenti sul servizio del Report Fiscale: scadenza 31 dicembre 2023

A partire dal 1° gennaio 2024, l’acquisto del Report Fiscale verrà sospeso in via temporanea per un importante aggiornamento. Il servizio verrà riattivato nel corso del primo semestre del 2024. Se stavi considerando l’acquisto del Report per la tua dichiarazione crypto, hai tempo fino al 31 dicembre 2023.

Scarica il Report Fiscale da desktop!

Perché questa sospensione?

Questa sospensione temporanea ci permetterà di migliorare il servizio in modo da soddisfare al meglio le esigenze della nostra community, rispettare le linee guida del regolatore e adeguarci ai nuovi standard previsti dal MICAR. Il nostro obiettivo è offrirti uno strumento ancora più efficace e intuitivo per la gestione delle tue dichiarazioni fiscali.

Accesso ai Report acquistati

Se hai già acquistato il Report Fiscale, potrai continuare ad accedervi e scaricarlo ogni qualvolta ne avrai bisogno, fino a quando non sarà disponibile la nuova versione. I tuoi dati e le tue informazioni rimarranno disponibili e i documenti scaricabili dalla sezione Profilo del tuo account. 

Non perdere l’ultima occasione

Se avevi in programma di acquistare il Report Fiscale ma non lo hai ancora fatto, ti consigliamo di agire prima del 31 dicembre 2023. Questa sarà l’ultima data utile per procedere all’acquisto prima della pausa.

Vantaggi Club 

I vantaggi dedicati ai Club verranno aggiornati e mantenuti per la nuova versione del Report Fiscale, godendo della medesima assistenza personalizzata.

Siamo entusiasti delle novità in arrivo e non vediamo l’ora di offrirti un servizio migliorato e semplice da utilizzare. Ti ringraziamo per la tua comprensione e pazienza in questo periodo di transizione.

Bonus benzina 2023: a chi spetta e come richiederlo? La guida

Prezzo benzina in calo: conseguenze petrolio

Che cos’è il bonus benzina e come richiederlo? Una guida per scoprire come ricevere fino a 200 euro per le spese sul carburante

Il bonus benzina 2023 è un’agevolazione per i lavoratori dipendenti introdotta nel 2022 ed estesa dall’attuale governo anche per quest’anno, in risposta alla crescita del prezzo del carburante. I prezzi di gasolio e benzina stanno, infatti, aumentando costantemente da diversi mesi e, dopo lo scoppio del conflitto in Medio Oriente, potrebbero salire ancora. Scopri tutto sul bonus benzina 2023 di 200€, in particolare come richiederlo e a chi spetta.

Cos’è

Il bonus benzina è un’agevolazione introdotta dal Decreto sul caro-energia proposto dal governo Draghi in risposta all’aumento del prezzo del carburante. L’obiettivo principale della misura, contenuta all’interno del decreto legge 21/2022, è ridurre l’impatto sui cittadini del costo di queste materie prime. I buoni della misura “bonus carburante” del valore massimo di 200€ sono distribuiti ai dipendenti dai datori di lavoro. Nonostante si chiami bonus benzina, può essere utilizzato anche per ricaricare veicoli elettrici oltre che per fare rifornimento in modo “tradizionale”.

Ci sono alcune cose importanti da sapere sull’argomento. Per esempio, questa agevolazione non concorre alla formazione di reddito, perciò è completamente detassata. Inoltre, può essere distribuita fino al 31 dicembre 2023 e l’erogazione è a discrezione del datore di lavoro, che non è obbligato a riconoscerlo ai dipendenti.

Bonus benzina 2023: a chi spetta e come richiederlo?

Il bonus spetta a tutte le tipologie di lavoratori dipendenti di aziende private e non ci sono particolari requisiti di reddito o distinzioni contrattuali rilevanti. Lo possono richiedere i lavoratori a tempo pieno che part-time. Attenzione però, questo sussidio non è previsto per i dipendenti pubblici e, dato che è distribuito dal datore di lavoro, neanche per i lavoratori autonomi.

Richiedere questa agevolazione è molto semplice: non bisogna presentare una domanda formale o qualche tipo di documentazione. Se sei un lavoratore dipendente di un’azienda privata, l’unica cosa che devi fare è: informarti presso la tua impresa chiedendo direttamente al tuo datore di lavoro se ha intenzione di erogarla.

Insomma, il bonus benzina 2023 è un’agevolazione introdotta per diminuire l’impatto del crescente costo del carburante sui dipendenti del settore privato. L’ammontare massimo del sussidio è di 200€ ed è il datore di lavoro a scegliere se distribuirlo o meno.


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Bonifico istantaneo: come fare e quali sono i costi? Una guida

ragazza con carta di credito e cellulare in mano

Come fare un bonifico istantaneo, quali i costi e in che modo effettuare l’operazione senza sbagliare? Nonostante il procedimento sia ormai disponibile da diverso tempo, queste domande tornano spesso a galla, soprattutto fra coloro che non hanno mai avuto modo di inviare o ricevere denaro tramite la suddetta operazione. 

Ecco dunque una guida semplice per chiarire i costi, le modalità di esecuzione e tutte le caratteristiche da conoscere. 

Bonifico istantaneo: cos’è

Prima di entrare nel dettaglio della questione, di parlare di costi e di spiegare come fare un bonifico istantaneo vale la pena di chiarire cos’è. Con questi termini si definisce quel trasferimento di denaro da un conto corrente all’altro con disponibilità immediata dei fondi da parte del beneficiario. 

In altre parole, come emerge anche dal nome dell’operazione, i soldi vengono trasferiti immediatamente, anche nel giro di pochissimi secondi, dal conto del mittente a quello del destinatario. 

Il nome ufficiale e tecnico dell’operazione è SEPA Instant Credit Transfer (SCT Inst), ossia un trasferimento di credito istantaneo nell’area SEPA, Single Euro Payments Area, in cui le transazioni devono rispettare standard uniformi.

Come fare un bonifico istantaneo

Come molti avranno già intuito, le modalità di esecuzione dell’operazione variano a seconda del proprio fornitore di servizi di pagamento (o in generale della propria banca). In linea di massima, però, ci sono degli step da seguire per poter portare a termine il procedimento che, ricordiamo, può essere effettuato sia presso uno sportello fisico della propria filiale sia tramite home banking (ove supportato).

Innanzitutto bisogna assicurarsi che proprio il fornitore supporti e aderisca a questo servizio. Poi bisogna ovviamente sincerarsi di possedere sul proprio conto (dunque quello del mittente) tutta la somma che si è intenzionati ad inviare per evitare il blocco dell’operazione. 

Poi bisogna essere in possesso dell’IBAN del destinatario, che dovrà essere comunicato all’operatore di sportello o inserito direttamente sul sito o sull’app che si utilizza. Vale la pena di ricordare che molto spesso i servizi di home banking possono chiedere una nuova conferma della volontà di effettuare un bonifico istantaneo e non ordinario per cui in quel caso occorre sempre accettare nuovamente.

Una volta inserito l’IBAN, l’importo e la causale (dunque nulla di nuovo rispetto alle operazioni standard), basterà procedere al trasferimento dei fondi che nel giro di pochi secondi o minuti saranno disponibili sul conto del beneficiario. Ecco dunque come fare un bonifico istantaneo in pochi, semplici passi. 

Costi 

I costi del bonifico istantaneo variano a seconda del provider di servizi bancari/finanziari da noi scelto. Tramite l’app di Poste Italiane, ad esempio, l’operazione viene a costare 1€, oltre all’ulteriore euro richiesto per l’operazione di base per un totale di 2€. 

Su UniCredit invece si segnalano costi di 2,5€, mentre csu Banca Sella 2,3€. Intesa San Paolo, ancora, ha una commissione equivalente al costo del bonifico ordinario più lo 0,04% dell’importo trasferito. 

Ogni banca, insomma, ha i propri costi di gestione del bonifico istantaneo per cui, se si vuole essere sicuri di quanto verrà addebitato, chiamare direttamente il proprio provider e chiedere l’informazione è la scelta migliore. Nella maggior parte dei casi, però, non ci sono sorprese e tutti i costi sono esplicitati nella pagina di conclusione dell’operazione. 

Vantaggi del bonifico ordinario

Quel che è emerso in questa piccola guida è che il bonifico istantaneo ha le stesse modalità di esecuzione di quello ordinario. Le differenze però sono notevoli. 

Non soltanto infatti il trasferimento istantaneo si verifica effettivamente nel giro di pochi secondi, ma l’operazione è altresì disponibile 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Nel caso del bonifico ordinario, invece, essa viene elaborata e gestita soltanto nei giorni feriali.

La velocità di esecuzione, dunque, è senza dubbio il punto di forza di queste operazioni, in un mondo in costante movimento e perenne corsa, in cui le persone si aspettano che le transazioni avvengano istantaneamente. 

La flessibilità e la sicurezza, poi, sono altri due aspetti fondamentali che portano a prediligere i bonifici istantanei, che possono essere effettuati in qualsiasi momento e ovunque, grazie all’uso diffuso di dispositivi mobili e connessioni internet, il tutto tramite tecniche avanzate di crittografia e sicurezza per proteggere le transazioni, riducendo il rischio di frodi e accessi non autorizzati.

Questo tipo di operazioni, dunque, pare condividere molto con il mondo delle criptovalute, le quali consentono ai titolari di effettuare transazioni dirette senza la necessità di intermediari come banche o istituzioni finanziarie tradizionali. Le operazioni crypto sono solitamente veloci e possono essere considerate equivalenti a un bonifico istantaneo, ma con una struttura decentralizzata e senza confini geografici. Scopri di più su questo mondo e su come sfruttare tutte le sue potenzialità!

Tassa patrimoniale cos’è, la spiegazione completa

Tassa patrimoniale; cos’è? La spiegazione completa

Che cos’è la tassa patrimoniale e come funziona? Chi la paga in Italia? 

Cos’è la tassa patrimoniale? Questa è un’imposta che colpisce il capitale detenuto in Italia e all’estero, sia di persone fisiche che giuridiche. A differenza dell’IRPEF che ha un impatto sul reddito, la patrimoniale fa riferimento alla ricchezza accumulata. 

In breve con questa tassa uno Stato può prendere una parte del capitale dei suoi cittadini per rafforzare le sue casse e far fronte a spese straordinarie oppure come strumento per pareggiare le disparità economiche. Esistono diverse tipologie di questa imposta e alcune le paghiamo già, magari senza saperlo. Ecco cos’è la tassa patrimoniale, come funziona e la situazione in Italia.

Tassa patrimoniale, cos’è 

Per definire cos’è la tassa patrimoniale, dobbiamo innanzitutto spiegare la differenza tra patrimonio e reddito. Quest’ultimo corrisponde alla ricchezza che si ricava dal proprio lavoro, ovvero il guadagno monetario ricevuto in un intervallo di tempo come il salario o gli utili aziendali. 

Il patrimonio invece si riferisce al valore totale dei beni posseduti da un individuo o da un’organizzazione, come immobili, investimenti, conti correnti, proprietà intellettuali e altri beni di valore. Il patrimonio è la misura della ricchezza accumulata nel tempo, ed è proprio questo che viene intaccato da questa imposta. 

Cos’è dunque la tassa patrimoniale? Un contributo che grava sui capitali dei cittadini spesso utilizzata dai governi come misura per risanare il debito pubblico durante crisi economiche particolarmente gravi. 

La forma di tassa patrimoniale più famosa è quella del prelievo forzoso in cui lo Stato può prelevare dai conti correnti senza l’autorizzazione dei proprietari. Questi si troverebbero del denaro in meno in proporzione alla giacenza, per questo la tassa patrimoniale viene considerata da molti l’imposta che erode i risparmi. Ecco il significato della tassa patrimoniale sui conti correnti. Il prelievo forzoso è una pratica chiaramente impopolare e l’ultima volta è stata effettuata nel 1992

Questo prelievo forzoso scosse l’opinione pubblica e i malumori degli italiani furono molti, sembrava inaudito che lo Stato mettesse mano ai conti correnti e sottrarre il 6 per mille dei risparmi depositati. Oggi, a distanza di trent’anni, si può contare su sistemi alternativi per gestire il proprio patrimonio. Sistemi in cui il denaro è davvero tuo. I tuoi fondi in Bitcoin ad esempio sono accessibili solo a te e li puoi gestire senza intermediari. 

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La tassa patrimoniale spiegata

Data una definizione di cos’è la tassa patrimoniale, vediamo come funziona in pratica. Questa imposta può essere reale se si applica solo a un determinato bene, o soggettiva se riferita alla ricchezza totale di una persona. 

Inoltre per spiegare cos’è la tassa patrimoniale può essere utile distinguerla in straordinaria, e quindi richiesta solo una tantum, o fissa, quindi riscossa annualmente. In Italia al momento non esiste un’imposta di questo tipo fissa, tuttavia il nostro sistema tributario prevede già delle tasse sul patrimonio declinate in diverse forme. Una di queste è l’IMU, ma rientrano nella categoria anche la tassa di successione o donazione.

La tassa patrimoniale in Italia

Ora che sappiamo cos’è la tassa patrimoniale, possiamo approfondire la situazione in Italia. Come anticipato, nel nostro paese non viene riscossa in maniera ordinaria. In Francia e negli Stati Uniti ad esempio viene applicata annualmente su certe fasce di patrimonio. Anche come forma di riduzione delle diseguaglianze economiche

Negli anni gli italiani hanno pagato diverse tasse patrimoniali e subito prelievi forzati. Oltre a quello già citato del 1992 sotto il governo Amato, si verificò un prelievo forzoso nel 1919 per affrontare i debiti della Prima Guerra Mondiale, e ancora nel 1936 in seguito alla Guerra in Etiopia e nel 1940 per la Seconda Guerra Mondiale. La tassa patrimoniale per la ricostruzione post bellica nel nostro paese durò per ben 20 anni
Concludendo questo excursus su cos’è la tassa patrimoniale possiamo dire che si tratta di un argomento che suscita sempre un grande dibattito relativo all’equità dei pagamenti e alla possibilità che uno Stato intervenga in maniera diretta sui risparmi dei cittadini.

Come investire in oro? La guida

Investire in oro: come fare? La guida

Come investire in oro? Esistono vari strumenti e diverse modalità per esporsi a questo asset. Scoprili tutti in questa guida!

Come investire in oro? Le risposte a questa domanda sono diverse. Per farlo puoi acquistare monete e lingotti, o esporti a strumenti finanziari come gli ETF e opzioni.

Ognuna di queste modalità di investimento ha i suoi pro e i suoi contro. Per esempio acquistare oro fisico è relativamente semplice ma detenerlo ti espone ai rischi connessi al suo possesso. Mentre comprare un ETF è leggermente più complicato ma non comporta rischi di detenzione.

Investire in oro: come fare?

Viste le diverse modalità in cui ci si può esporre a questo asset vale la pena chiedersi: come investire in oro? Ecco come acquistare tenendo sempre però a mente l’andamento del prezzo del metallo prezioso.

1. Comprare oro fisico

Il primo metodo per  investire in oro è anche il più banale. Ovvero acquistarlo fisicamente. È possibile ottenere il metallo prezioso in principalmente due formati: lingotti e monete. Al contrario di quanto si possa pensare questo tipo di investimento può essere anche economico dato che esistono lingotti e monete di qualsiasi peso e valore.

Investire in oro fisico comporta costi contenuti. È infatti possibile acquistarlo senza pagare l’IVA attraverso banche o società regolarmente registrate all’interno di un apposito albo tenuto dalla Banca d’Italia. Questa pratica però presenta anche rischi e costi connessi alla detenzione dell’asset. Questi ultimi salgono nel caso in cui non si voglia, per ovvie ragioni, detenere il proprio oro fisico all’interno della propria abitazione.

2. Investire in oro con gli ETF

Per ovviare ai costi e agli inconvenienti che si presentano quando si decide di acquistare oro fisico molti investitori decidono di optare per una versione digitale di questo bene. Comprare digitalmente può essere come investire in oro fisico solo che si risparmia sui costi di custodia, assicurazione e trasporto. Uno degli strumenti più utilizzati per investire in oro sono gli exchange traded fund (ETF).

Esistono principalmente due tipi di ETF sull’oro:

  • ETF a replica fisica: esporsi a questi strumenti finanziari è praticamente come investire in oro fisico. Attraverso questi ETF, gli acquirenti acquistano una quantità corrispondente di oro fisico che viene conservata nelle casse dell’emittente;
  • ETF a replica sintetica: non prevedono nessun acquisto di oro fisico. Per garantire l’esistenza di questi prodotti si utilizzano dei contratti derivati (ad esempio futures o opzioni).

3. Investire in oro con i futures e le opzioni

Se le prime due opzioni non fanno per te e ti stai ancora chiedendo come investire in oro sappi che è possibile farlo anche attraverso i futures e le opzioni. Questi sono strumenti derivati che replicano l’andamento del bene che rappresentano. I futures però offrono un’altra possibilità: operare utilizzando la leva finanziaria

Chi sceglie questa strada non diventa proprietario del metallo prezioso, ma di un contratto. Con i futures si può anche vendere allo scoperto, o andare short, che è un po’ come investire contro l’oro. Se decidi di shortare l’oro o un qualsiasi asset guadagnerai nel caso in cui il suo prezzo scenda.

4. Investire in oro con i CFD

È possibile investire in oro anche attraverso i Contratti per Differenza (CFD). Questi sono strumenti derivati come futures e opzioni che permettono di speculare sul prezzo di un determinato asset senza possederlo realmente. Invece di acquistare realmente l’oro si stipula un contratto con un intermediario finanziario. Se il prezzo del metallo sale guadagni la differenza tra il prezzo di acquisto e quello di vendita stabilito nel contratto.

La differenza tra futures e CFD è molto sottile, i primi sono contratti standardizzati negoziati su mercati regolamentati mentre i secondi sono, ogni volta, stipulati tra un investitore e un intermediario finanziario.

5. Investire in oro con le crypto

Come? Investire in oro con le crypto? Sì, hai letto bene, non si tratta di un typo o di un errore di battitura. Esiste una stablecoin, ovvero una criptovaluta ancorata al valore di un asset fisico, che segue l’andamento del prezzo dell’oro. Stiamo parlando di Pax Gold (PAXG) la crypto emessa da Paxos
Ogni token PAXG è riscattabile per 1 oncia d’oro custodita in un caveau da Paxos e da altri suoi partner. Insomma questa stablecoin funziona in modo simile ad un ETF a replica fisica. Investire in oro attraverso le crypto è molto semplice ed è alla portata di tutti dato che che si possono comprare anche solo 20€ di PAXG, l’oro sotto forma di criptovaluta.

Controlla il prezzo di Pax Gold (PAXG) ora!

6. Investire in oro acquistando azioni di società minerarie

Anche il mercato azionario offre la possibilità di investire in oro attraverso l’acquisto di azioni di società minerarie o coinvolte a vario titolo nell’industria di questo materiale. Si tratta di un investimento indiretto, che è legato solo in parte all’andamento del prezzo del metallo.

Conviene investire in oro? Un asset strategico

Ora che sai come investire in oro può essere utile spendere qualche parola per descrivere questo asset. L’oro, oltre ad essere un metallo prezioso, è stato utilizzato fin dall’antichità sia come mezzo di scambio che come riserva di valore e forma di investimento. Mentre in passato l’acquisto fisico sotto forma di monete o lingotti era l’unico modo per investire, negli ultimi decenni sono emerse nuove opzioni che offrono maggiore flessibilità e accessibilità. 

Ad oggi, l’oro è, a tutti gli effetti, una riserva di valore. Un bene apprezzato sia per via della sua scarsità, utilizzato dalle banche centrali e da aziende che operano in diversi settori produttivi, in particolare quello della gioielleria e quello dei materiali tecnologici.

Negli ultimi anni però è nato un altro asset che, per certi versi, possiede caratteristiche simili: Bitcoin. La prima criptovaluta mai creata, nonostante la sua giovane età è già stata paragonata all’asset più antico della storia, tanto da aver guadagnato il soprannome di oro digitale. Ma cosa mai gli è stato affibbiato questo epiteto? Perché l’offerta circolante di Bitcoin è infatti limitata a 21 milioni e quindi è un bene scarso e dunque prezioso


Insomma, ci sono varie risposte alla domanda: come investire in oro? Lo si può fare “alla vecchia maniera” acquistando lingotti e monete, oppure in modo più moderno: utilizzando strumenti finanziari digitali dal computer o dal proprio cellulare.

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