Scopri come gestire le tue finanze personali con efficacia attraverso consigli pratici su risparmio, investimenti e budgeting. Impara a pianificare per il futuro, ridurre i debiti e massimizzare i tuoi risparmi.
Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente divulgativo: servono ad aiutarti a comprendere cosa sono le minusvalenze e come usarle per la compensazione delle imposte.
Con i nostri sistemi, ogni transazione viene tracciata automaticamente; le minusvalenze e le plusvalenze vengono calcolate correttamente e inserite nelle caselle appropriate dei quadri della dichiarazione (come il Quadro RT o il Quadro T).
Il risultato è un report fiscale precompilato che puoi usare come guida chiara e sicura per la compilazione della dichiarazione dei redditi.
Hai usato altri exchange oltre Young Platform? Non c’è problema: grazie alla partnership con Okipo, che si occupa proprio di fiscalità crypto, puoi risolvere una volta per tutte la situazione “imposte crypto” a prezzi assolutamente competitivi.
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Minusvalenze: cosa sono? Definizione e utilizzo per la compensazione fiscale
Una minusvalenza si verifica quando si vende una criptovaluta a un prezzo inferiore rispetto al suo costo di acquisto, generando una perdita finanziaria. Dal punto di vista fiscale, in Italia, queste minusvalenze possono essere utilizzate per compensare le plusvalenze (guadagni) ottenute dalla vendita di altre criptovalute, riducendo così l’imposta dovuta.
Minusvalenze: periodo di compensazione
A partire dal 2023, la normativa italiana stabilisce che tali minusvalenze possono essere portate in deduzione nell’anno in cui vengono realizzate e nei quattro anni successivi. Spesso si parla di cinque anni includendo l’anno di realizzo, ma per non sbagliare i calcoli, la formula fiscale esatta è: anno della perdita + 4 anni successivi..
Ad esempio, una perdita registrata nel 2024 può essere compensata fino alla dichiarazione dei redditi del 2028.
È importante notare che le minusvalenze realizzate prima del 2023 non possono essere usate per compensare le plusvalenze.
Perché? Prima del 2023 le criptovalute erano considerate “valute estere” e non esisteva una normativa chiara che consentisse la compensazione delle perdite.
Come compensare le minusvalenze
Esempio pratico di compensazione minusvalenze
Capire come compensare minusvalenze permette di ridurre l’imponibile derivante dalle plusvalenze. Nel 2026, dal momento che si dichiarano le operazioni del 2025, l’aliquota sulle crypto resta al 26%. Questo meccanismo può comunque farti risparmiare un bel po’ di soldi.
Immaginiamo un investitore che compra Bitcoin in questa situazione:
2025: realizza una minusvalenza – perdita complessiva – di 10.000 euro.
Sempre nel 2025: ottiene una plusvalenza – guadagno – di 5.000 euro.
Cosa succede? Grazie alla compensazione delle minusvalenze, l’investitore può sottrarre la vecchia perdita, quindi la minusvalenza, al nuovo guadagno, cioè alla plusvalenza, riducendo l’importo su cui pagare le imposte:
Base imponibile: 5.000 € – 10.000 € = -5.000 €.
Imposta maturata nel 2025 (da versare nel 2026): 0€
Perchè? Perché, come abbiamo detto, il risultato dell’anno è una minusvalenza. Senza la compensazione, l’imposta sarebbe stata di 1.300 euro (5.000 × 26%), pari al totale risparmiato con questo meccanismo.
Non solo non paghi imposte per il 2025, ma puoi “conservare” questa perdita per compensare le plusvalenze dei prossimi anni – fino al quarto anno successivo. Vediamo un altro esempio, con lo stesso investitore di prima:
2026: realizza una plusvalenza di 6.000€
Ha ancora un “credito” di 5.000€ – ciò che resta dalla compensazione della dichiarazione del 2026 che abbiamo visto poco fa.
Cosa succede ora? Togliendo alla plusvalenza realizzata la minusvalenza “residua”, si riduce la base imponibile e quindi le imposte da pagare:
Base imponibile: 6.000 € – 5.000 € = 1.000€
Imposta maturata nel 2026 (da versare nel 2027): 260€
Senza la compensazione, il nostro investitore avrebbe dovuto pagare sempre 1.300€ (5.000 × 26%) di imposte.
Minusvalenze: quali si possono compensare?
L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che:
Si possono riportare negli esercizi successivi solo minusvalenze nette, ovvero dopo aver compensato eventuali plusvalenze dello stesso anno.
Sono valide solo le perdite derivanti da “cash-out”, ovvero dalla vendita di criptovalute rispetto al loro prezzo di acquisto (o dall’acquisto di beni/servizi reali usando crypto).
Non si generano (e non si compensano) perdite derivanti da puri scambi tra crypto che rientrano nella categoria “altri crypto-asset”. Per esempio: vendere Bitcoin per comprare Ethereum a un valore inferiore non genera una minusvalenza fiscale.
L’eccezione delle stablecoin: lo scambio genera minusvalenza (o plusvalenza) solo se si converte la crypto in un Electronic Money Token (EMT), cioè in una stablecoin ancorata a valute legali come USDT, USDC o EURC. Questo passaggio è considerato, a tutti gli effetti, una conversione in valuta fiat.
Procedura per la compensazione
Per utilizzare le minusvalenze nella compensazione fiscale:
Dichiarazione: indicare le minusvalenze nel Quadro RT del Modello Redditi o nel Quadro T del Modello 730, a seconda del regime dichiarativo adottato nell’anno in cui si verificano.
Documentazione: conservare tutta la documentazione relativa alle operazioni che hanno generato le minusvalenze, inclusi i dettagli delle transazioni e le evidenze dei prezzi di acquisto e vendita.
Monitoraggio delle scadenze: tenere traccia del periodo di 5 anni per assicurarsi che le minusvalenze siano compensate entro i termini previsti.
Strategie per l’ottimizzazione fiscale
Una gestione attenta delle minusvalenze consente di ottimizzare l’imposizione fiscale sulle criptovalute. Ad esempio, se si prevede di realizzare plusvalenze significative in futuro, potrebbe essere vantaggioso conservare le minusvalenze per compensarle con quei guadagni, riducendo così l’imposta complessiva dovuta.
Tutto ciò che devi sapere per calcolare, documentare e dichiarare le tue attività crypto senza errori.
Per semplificare il processo di dichiarazione e garantire la piena conformità alle normative italiane, Young Platform offre strumenti avanzati che permettono di calcolare, documentare e dichiarare le proprie attività crypto in modo semplice e accurato.
In questo articolo vedremo quali report scaricare gratuitamente e quali acquistare, a cosa servono, quanto costano e come utilizzarli.
Report fiscale di Young Platform: per chi utilizza solo il nostro exchange.
Report fiscale Young-Okipo: per chi utilizza diversi exchange, DEX, NFT e protocolli DeFi.
Report delle transazioni: per archiviare lo storico movimenti, ordini e Smart Trades.
Ricevuta imposta di bollo: da scaricare e conservare per eventuali accertamenti del fisco.
Commercialista crypto: per chi ha qualche dubbio o ha bisogno di delegare completamente la sua dichiarazione a un esperto.
Documentazione fiscale di Young Platform
In base alla tua operatività, puoi scegliere tra due tipologie di Report Fiscale:
Report Fiscale Young Platform → ideale per chi opera esclusivamente su Young Platform Base e Pro.
Report Fiscale Young-Okipo → pensato per chi utilizza più exchange, wallet esterni, piattaforme DeFi o possiede NFT.
Entrambi i report sono accessibili direttamente dalla sezione “Tasse & Report” disponibile su desktop e app
Report Fiscale Young Platform: per chi utilizza solo Young Platform
Se hai comprato, venduto o detenuto criptovalute solo su Young Platform (Base o Pro), questo report fiscale ti permette di ottenere facilmente tutti i dati necessari per la dichiarazione dei redditi.
Cosa contiene il report?
Calcolo automatico delle plusvalenze e minusvalenze Il report analizza tutte le operazioni effettuate e calcola il guadagno o la perdita netta, fornendo direttamente i valori da inserire nella dichiarazione fiscale.
Quadri precompilati per la dichiarazione Il report fornisce i moduli fiscali già organizzati con i tuoi dati, semplificando la compilazione della dichiarazione dei redditi.
Quadro RW → lo trovi nel Modello Redditi Persone Fisiche. Serve per dichiarare il possesso di criptovalute ed è necessario per il calcolo dell’imposta di bollo.
Quadro RT→ Serve per dichiarare le plusvalenze e le minusvalenze, ottenendo così il calcolo dell’imposta dovuta.
Quadro W → Equivalente al Quadro RW ma specifico per i lavoratori dipendenti e pensionati che utilizzano il 730. Indica il possesso di criptovalute e consente il calcolo dell’imposta di bollo.
Quadro T → Equivalente al Quadro RT per chi utilizza il 730. Permette di dichiarare guadagni o perdite sulle criptovalute e calcolare l’imposta sulle plusvalenze.
Gli sconti dedicati ai Club Young Platform
I membri dei Club godono di sconti fissi sull’acquisto del Report Fiscale di Young Platform.
I vantaggi del Report Fiscale di Young Platform
Il Report Fiscale di Young Platform è pensato per rendere la dichiarazione delle criptovalute semplice, chiara e conveniente. A differenza di altri servizi, offre condizioni vantaggiose che aiutano gli utenti a risparmiare sui costi.
Pagamento unico per tutti gli anni fiscali
Molti servizi simili richiedono il pagamento di un report separato per ogni anno da dichiarare. Con Young Platform, invece, paghi una sola volta e il report copre automaticamente tutti gli anni fiscali di operatività.
Esempio: se hai iniziato a investire su Young Platform nel 2019, il report includerà tutti i tuoi dati dal 2019 a oggi, senza costi aggiuntivi.
Prezzo basato sulla tua reale attività
Il costo del report dipende dal numero di transazioni effettuate e non è fisso. Questo significa che chi ha fatto poche operazioni paga meno rispetto a chi ha un’attività più intensa. Il piano base parte da 19,99€.
A differenza di altri servizi che applicano un costo uguale per tutti, Young Platform adotta un sistema più equo, evitando tariffe alte per chi ha effettuato poche operazioni.
Prezzo ancora più vantaggioso per chi ha già acquistato il report in passato
Se hai già comprato il Report Fiscale di Young Platform negli anni passati, non dovrai pagare di nuovo per le transazioni già dichiarate. Il prezzo verrà calcolato solo sulle nuove operazioni del 2025, garantendoti un risparmio concreto.Questa soluzione permette agli utenti di rimanere in regola con il Fisco senza costi inutili, con un servizio trasparente e conveniente.
Report Fiscale Young-Okipo: per chi possiede più wallet o utilizza diversi exchange
Se hai operato su più piattaforme di trading, utilizzi wallet esterni, investi in NFT o partecipi ad attività DeFi come staking e yield farming, dichiarare le tue criptovalute può diventare complicato.
Il Report Fiscale Young-Okipo è stato creato per semplificare questo processo: raccoglie automaticamente tutte le operazioni effettuate su qualsiasi exchange o wallet in un unico documento fiscale pronto per la dichiarazione. Basta importare il file csv delle transazioni.
In questo modo, puoi gestire facilmente la tua fiscalità crypto, senza dover ricostruire manualmente ogni transazione.
Cosa include il Report Young-Okipo?
Collegamento diretto con altri exchange e wallet Questo report consente di importare le transazioni da qualsiasi piattaforma, comprese Binance, Coinbase, Kraken, Metamask, Ledger e molte altre. In questo modo, puoi ottenere una panoramica completa della tua attività in un solo documento.
Supporto per DeFi, NFT e altre attività crypto Se hai operato in staking, yield farming, lending o trading su DEX, il Report Young-Okipo è in grado di calcolare le plusvalenze e minusvalenze anche su queste operazioni.
Storico dal 2016 ad oggi Questo strumento ti permette di importare e regolarizzare le transazioni passate, creando un report retroattivo che copre tutti gli anni fiscali di cui hai bisogno.
Importazione automatizzata Non è necessario inserire manualmente i dati delle operazioni. Il sistema consente di caricare lo storico delle transazione in formato CSV o collegare gli account per generare un report unificato e pronto per la dichiarazione fiscale.
Quadri precompilati per la dichiarazione Il report include i fac-simile dei Quadri RW, RT, W e T, che servono per la compilazione della dichiarazione dei redditi:
Quadro RW e Qadro W → Per dichiarare il possesso di criptovalute.
Quadro RT e Quadro T → Per riportare le plusvalenze generate nel periodo fiscale.
Prezzi del Report Fiscale Young-Okipo
Per usufuire di questi sconti e prezzi è necessario acquistare il Report Young-Okipo direttamente da Young Platform nella sezione “Tasse & Report” e non sul sito di Okipo.
A differenza di altri servizi che fanno pagare separatamente ogni anno, con il Report Young-Okipo paghi una sola volta per regolarizzare tutte le transazioni dal 2016 ad oggi.
Semplicità d’uso
Il sistema automatizzato permette di importare i dati da diversi exchange e wallet senza inserimenti manuali, risparmiando tempo ed evitando errori.
Assistenza dedicata
Gli utenti Young Platform hanno accesso a un servizio clienti prioritario per supporto e chiarimenti sulla dichiarazione fiscale.
Questa soluzione è pensata per chi ha un’attività crypto distribuita su più piattaforme e vuole ottenere un unico documento fiscale per semplificare la dichiarazione dei redditi, riducendo al minimo il rischio di errori o omissioni.
Report delle Transazioni di Young Platform
Il Report delle Transazioni di Young Platform è uno strumento utile e gratuito per monitorare e documentare tutte le operazioni effettuate sulla piattaforma. Si tratta di un documento che riporta in modo dettagliato ogni movimento di criptovalute e valute fiat, inclusi acquisti, vendite, depositi e prelievi.
A cosa serve il Report delle Transazioni?
Questo report non è un documento fiscale, ma rappresenta un estratto conto completo della propria attività su Young Platform. È utile per diversi motivi:
Tracciabilità e archiviazione delle operazioni Il report consente di avere una panoramica chiara e dettagliata di tutte le transazioni effettuate, facilitando il controllo del proprio storico di investimenti.
Supporto alla dichiarazione fiscale Sebbene non sostituisca il Report Fiscale, il Report delle Transazioni è un documento essenziale per chi vuole verificare i movimenti. Inoltre, in caso di dichiarazione autonoma senza un report fiscale precompilato, può servire come base per il calcolo delle plusvalenze e minusvalenze.
Utilità in caso di controlli fiscali Se l’Agenzia delle Entrate dovesse effettuare verifiche sulle operazioni di un contribuente, il Report delle Transazioni può essere utilizzato per dimostrare l’origine dei fondi e la tipologia di operazioni eseguite.
Integrazione con altri strumenti di gestione finanziaria Chi utilizza software di contabilità o strumenti di analisi finanziaria per monitorare il proprio portafoglio può importare i dati del report per avere un quadro più dettagliato della propria situazione patrimoniale.
Cosa contiene il Report delle Transazioni?
Il documento include informazioni dettagliate su:
lo storico movimenti, che contiene la cronologia di tutte le transazioni effettuate su Young Platform
lo storico ordini, che contiene la cronologia di tutti gli ordini di acquisto, vendita e conversione effettuati su Young Platform
storico transazioni Smart Trade, che permette di scaricare tutte le transazioni automaticamente eseguite dalle strategie Smart Trades.
I documenti sono scaricabili singolarmente.
Come ottenere i documenti fiscali su Young Platform
Per scaricare i report fiscali e le transazioni, basta accedere alla propria area personale su Young Platform, disponibile via web o app.
Per acquistare e scaricare il Report Fiscale (Young Platform o Young-Okipo), vai nella sezione “Tasse & Report”, seleziona il report desiderato e completa l’acquisto. Dopo il pagamento, il documento sarà disponibile per il download in formato PDF e inviato via email. Potrai utilizzarlo per compilare la dichiarazione o consegnarlo al tuo commercialista.
Per scaricare il Report delle Transazioni, accedi sempre alla sezione “Tasse & Report” e seleziona l’opzione per generarlo gratuitamente. Questo documento fornisce un registro completo di tutte le operazioni effettuate su Young Platform, utile per la gestione della fiscalità e il monitoraggio delle attività crypto.
Grazie a questa procedura semplice e veloce, puoi ottenere tutti i dati necessari senza doverli raccogliere manualmente.
Pagamento automatico dell’Imposta di Bollo su Young Platform
L’imposta di bollo sulle criptovalute è un obbligo fiscale per chi possiede asset digitali. Gli utenti di Young Platform Base e Pro non devono preoccuparsi di calcolarla o versarla manualmente, perché l’exchange si occupa automaticamente del pagamento, prelevando l’importo dovuto direttamente dal saldo disponibile.
Come funziona il calcolo dell’imposta di bollo?
Aliquota: l’imposta di bollo è pari al 2 per mille (0,2%) del valore totale del portafoglio.
Data di riferimento: l’importo viene calcolato sul valore complessivo delle criptovalute detenute su Young Platform al 31 dicembre dell’anno fiscale.
Determinazione del valore: il valore del portafoglio viene stabilito sulla base dei prezzi degli asset al 31 dicembre.
Come verificare il pagamento?
Dopo che Young Platform ha effettuato il pagamento dell’imposta di bollo per conto dell’utente, la ricevuta è disponibile per il download direttamente nella sezione “Tasse & Report” della piattaforma. È importante scaricare questa ricevuta e allegarla alla propria dichiarazione fiscale per dimostrare che l’imposta è stata versata.
Se hai criptovalute su altre piattaforme, è fondamentale verificare se l’imposta di bollo è già stata pagata per te. Ogni exchange ha una politica diversa: alcuni, come Young Platform, versano automaticamente l’imposta in tua vece, mentre altri richiedono che sia tu a provvedere al pagamento autonomamente.
Per evitare di pagare due volte l’imposta sullo stesso importo o, al contrario, di omettere il versamento, segui questi passaggi:
Controlla la sezione fiscale dei tuoi exchange per verificare se hanno già versato l’imposta.
Scarica le ricevute di pagamento da ogni piattaforma.
Somma i valori per assicurarti di aver pagato l’importo corretto in base al totale delle criptovalute detenute su tutti i tuoi account.
Se un exchange non ha versato l’imposta per te, l’imposta dello 0,2% (che in questo caso prende il nome di IVACA) deve essere versata autonomamente. Dovrai indicare il valore dei tuoi asset nel Quadro RW, se usi il Modello Redditi PF, o nel Quadro W, se invece utilizzi il Modello 730, e procedere al pagamento del saldo tramite Modello F24..
Young Platform semplifica questo processo per chi detiene criptovalute sulla sua piattaforma, eliminando la necessità di calcoli manuali e riducendo il rischio di errori nella dichiarazione fiscale.
Consulenza fiscale personalizzata per la Dichiarazione dei redditi da criptovalute
La consulenza fiscale personalizzata di Young Platform è pensata per supportare chi deve dichiarare criptovalute in modo corretto, anche in situazioni complesse come operazioni su più piattaforme, attività in DeFi o regolarizzazioni di anni passati. Il servizio, gestito da commercialisti esperti in crypto, guida l’utente nella compilazione dei quadri RW, RT, W e T, nel ravvedimento operoso e nell’ottimizzazione fiscale tramite la compensazione di minusvalenze. Dopo una prima analisi della situazione, viene proposta la strategia fiscale più adatta e, se necessario, un preventivo personalizzato in base alla complessità. Sono disponibili due formule: Consulenza Fiscale (singolo appuntamento) e Pacchetto Completo (servizio all inclusive). Tutti i dettagli sono spiegati nell’articolo dedicato, dove puoi approfondire ogni aspetto del servizio.
Le informazioni relative al Token YNG hanno finalità informativa. Il Token non rappresenta uno strumento finanziario. L’acquisto e l’utilizzo del Token YNG comportano rischi e devono essere valutati con attenzione. Non è una sollecitazione all’investimento, né un’offerta pubblica ai sensi del D.Lgs. 58/1998.
Anche per il 2026 è previsto l’obbligo di pagamento dell’imposta patrimoniale sulle criptovalute, a carico di chi detiene crypto-asset, indipendentemente dal fatto che abbia realizzato guadagni.
In questo articolo spieghiamo che cos’è, come funziona, quando si paga e soprattutto qual è la differenza tra IVACA e imposta di bollo, due concetti spesso confusi ma con importanti differenze pratiche.
Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità puramente divulgative e mirano ad aiutare l’investitore a comprendere il funzionamento della tassazione patrimoniale sulle criptovalute.
IVACA: l’imposta patrimoniale vera e propria
Fino al 2023, le criptovalute detenute su exchange esteri erano soggette alla IVAFE (Imposta sul Valore delle Attività Finanziarie detenute all’Estero).
Con l’introduzione del Decreto Legge 73/2023, la IVAFE non si applica più alle cripto-attività. Al suo posto è stata istituita l’IVACA – Imposta sul Valore delle Cripto-Attività, che si applica a tutte le criptovalute, indipendentemente dal fatto che siano custodite in Italia o all’estero.
Come funziona l’IVACA
Aliquota: 0,2% annuo
Base imponibile: il valore di mercato dei crypto-asset detenuti al 31 dicembre. Se non esiste un prezzo di mercato affidabile (es. token illiquidi, NFT non quotati), si utilizza un valore nominale attribuito, coerente e documentabile
Cosa si intende per valore nominale?
Il valore nominale è un valore stimato, attribuito convenzionalmente al crypto-asset, in assenza di una quotazione ufficiale. Deve essere coerente, ragionevole e documentabile, per poter giustificare il calcolo dell’imposta in caso di verifica da parte dell’Agenzia delle Entrate.
L’IVACA:
Si applica al solo possesso di crypto-asset, anche se non sono stati movimentati
Si paga attraverso la dichiarazione dei redditi, mediante la compilazione del Quadro RW o W
È una vera e propria imposta patrimoniale, come l’IVIE per gli immobili esteri
Imposta di bollo: patrimoniale “assimilata”
Non esiste un’imposta di bollo autonoma per le criptovalute. Tuttavia, per chi detiene crypto-asset su exchange o piattaforme con sede in Italia, viene applicata una tassazione automatica assimilabile all’imposta di bollo.
Aliquota: 0,2% annuo
Applicazione: automatica, da parte dell’intermediario (es. Young Platform)
Base imponibile: valore degli asset detenuti al 31 dicembre 2025 (o, in ogni caso, in proporzione ai giorni di detenzione)
Non si versa in dichiarazione, ma viene trattenuta direttamente dalla piattaforma.
In pratica: quando si applica l’una o l’altra?
Detieni criptovalute su piattaforme italiane → L’imposta viene trattenuta automaticamente. Devi solo scaricare la ricevuta di pagamento dall’exchange e conservarla per eventuali controlli del fisco. Durante la dichiarazione dei redditi, devi fare una “X” nella casella 16 “solo monitoraggio” per comunicare all’Agenzia delle Entrate che è già stata pagata.
Detieni criptovalute su exchange esteri o wallet non custodial → Dovrai calcolare e versare tu l’IVACA, inserendola nel Quadro RW della dichiarazione dei redditi.
Hai crypto su piattaforme italiane e estere → Dovrai conservare le ricevute dell’imposta trattenuta automaticamente dalle piattaforme italiane. Per le criptovalute detenute su exchange esteri o wallet privati, dovrai dichiararle nel Quadro RW e versare l’IVACA corrispondente.
Qual è la scadenza per dichiarare e pagare l’imposta?
La scadenza per il pagamento dell’IVACA (o per allegare la ricevuta dell’imposta di bollo) coincide con quella della dichiarazione dei redditi: 30 giugno dell’anno successivo a quello di riferimento.
Per l’anno fiscale 2025, il pagamento o l’inserimento in dichiarazione dovrà essere fatto entro il 30 giugno 2026.
Il mancato adempimento comporta sanzioni e interessi.
Su Young Platform, l’imposta di bollo viene calcolata e prelevata automaticamente ogni anno, senza che l’utente debba fare nulla. A partire dalla prima settimana di febbraio 2026, l’importo viene prelevato dal Portafoglio Euro, se ci sono fondi disponibili. Se il saldo è insufficiente, l’addebito avverrà alla prima operazione utile successiva.
Vai in “Tasse & Report” → “Imposta di bollo” per vedere l’importo pagato.
I dettagli della transazione (ID, data, importo, stato) sono disponibili in “Portafoglio Euro” → “Cronologia”.
Come si calcola la base imponibile
Calcolo imposta di bollo (0,2%)
Formula: valore totale del portafoglio × 0,2%
17.790 € × 0,2% = 35,58 €
L’imposta di bollo da pagare sarà quindi pari a 35,58 €, che verrà trattenuta automaticamente da Young Platform, in quanto piattaforma italiana.
Cosa deve fare l’utente?
Nulla. L’imposta è già versata dall’exchange. L’utente dovrà solo scaricare la ricevuta del pagamento e conservarla in caso di controlli fiscali o per allegarla alla dichiarazione, se richiesto.
E se avessi lo stesso portafoglio su un exchange estero?
Nel caso in cui questi stessi asset fossero detenuti su un exchange estero o un wallet non custodial, l’imposta da versare sarebbe comunque di 35,58 €, ma non verrebbe trattenuta automaticamente.
In quel caso l’utente dovrebbe:
Inserire il valore del portafoglio nel Quadro RW del Modello Redditi o nel Quadro W del modello 730
Versare autonomamente l’imposta IVACA tramite Modello F24 entro il 30 giugno 2026
In sintesi: stesso importo, ma modalità diverse di adempimento fiscale
Gestisci al meglio la fiscalità crypto con il supporto di commercialisti specializzati. Scopri come ottimizzare la dichiarazione e ridurre i rischi fiscali.
Investire in criptovalute può essere redditizio e stimolante, ma la gestione fiscale rappresenta spesso un ostacolo complesso. La normativa in materia di crypto asset cambia praticamente ogni anno ed è purtroppo facile commettere errori nella dichiarazione dei redditi, portando a sanzioni significative.
La soluzione: un commercialista crypto
Per questo motivo, abbiamo creato un portale di consulenza fiscale dedicato, che ti mette in contatto diretto con commercialisti esperti del settore. Grazie al loro supporto, potrai gestire in modo corretto e strategico la tua posizione fiscale, evitando rischi e ottimizzando il pagamento delle imposte.
I principali vantaggi del servizio sono:
Dichiarazione corretta degli asset digitali, con l’assistenza di un esperto.
Ottimizzazione fiscale, per ridurre il carico tributario nei limiti della legge.
Regolarizzazione di errori passati, tramite il Ravvedimento Operoso.
Consulenza su operazioni specifiche, come cash out, trasferimenti all’estero e gestione di fondi bloccati.
Il supporto di un commercialista con un documento fiscale come il Report Fiscale di Young Platform sono la soluzione alla tua dichiarazione dei redditi. È disponibile in due versioni:
Young Platform (da app e web): ideale per chi utilizza solo l’exchange PRO e Base.
Young-Okipo (solo da web): perfetto per chi opera con più wallet o exchange.
L’accesso al servizio è semplice e immediato. È sufficiente:
Accedere alla sezione “Tasse & Report” della piattaforma
Cliccare sul banner dedicato alla consulenza fiscale
Compilare un rapido questionario
Scegliere un orario disponibile per l’appuntamento con il team di Young Platform.
Il primo incontro conoscitivo è gratuito e parlerai con i tecnici del team Young Platform per capire meglio le tue esigenze.
Vogliamo infatti valutare insieme se sia davvero necessario attivare una consulenza fiscale professionale, che rappresenta comunque una spesa. In molti casi possiamo già aiutarti noi a chiarire dubbi e rispondere alle domande più comuni. Se invece la situazione lo richiede, ti supporteremo anche nel passaggio successivo, mettendoti in contatto con il nostro commercialista qualificato.
La scadenza per il pagamento delle imposte è fissata al 30 giugno 2026. Nei mesi precedenti questa data la richiesta di consulenze aumenta sensibilmente. Prenotare in anticipo consente di ricevere l’assistenza necessaria senza il rischio di ritardi o sovraccarichi.
Perché scegliere la consulenza fiscale di Young Platform?
Commercialisti esperti in criptovalute
I professionisti disponibili tramite il nostro servizio sono specializzati nel settore crypto e costantemente aggiornati sulle normative fiscali più recenti. Questo consente di ricevere un supporto mirato e affidabile, riducendo al minimo il rischio di errori o omissioni nella dichiarazione.
Integrazione con i Report Fiscali di Young Platform
Uno dei principali vantaggi è l’integrazione con i report fiscali della piattaforma. Questi documenti forniscono un quadro chiaro e dettagliato di tutte le transazioni effettuate, facilitando la compilazione della dichiarazione dei redditi.
Acquistare il Report Fiscale consente di ottenere un riepilogo preciso della propria attività crypto, riducendo il rischio di errori e facilitando il lavoro del commercialista.
Supporto personalizzato in base alle esigenze individuali
Ogni investitore ha una situazione fiscale unica. Per questo motivo, il nostro servizio di consulenza offre un supporto su misura, adattandosi alle necessità specifiche di ciascun utente.
I principali servizi offerti includono:
Analisi della situazione fiscale individuale, per sviluppare le strategie dichiarative più efficaci.
Calcolo delle imposte su plusvalenze e minusvalenze, per una gestione fiscale ottimale.
Compilazione dei quadri RW e RT, necessari per la dichiarazione degli asset digitali.
Gestione di fondi bloccati o allocati su piattaforme problematiche, con assistenza nella dichiarazione.
Consulenza su strategie per ottimizzare i cash out, evitando impatti fiscali imprevisti.
Supporto per trasferimenti di criptovalute da e per l’estero, con analisi degli obblighi fiscali connessi.
Guida alla conservazione della documentazione fiscale, per garantire una gestione corretta e conforme.
Preparazione alla difesa in caso di accertamenti da parte dell’Agenzia delle Entrate.
Assistenza per il ravvedimento operoso, per correggere eventuali errori dichiarativi di anni precedenti.
Supporto dedicato a chi ha vissuto situazioni complesse, come vittime di frodi o utenti che hanno perso fondi a causa del fallimento di exchange o piattaforme non più operative
Due formule di servizio: scegli quella più adatta a te
Offriamo due livelli di supporto, pensati per adattarsi al meglio alle tue esigenze:
Consulenza Fiscale Un incontro singolo con un esperto fiscale per ricevere chiarimenti su dubbi specifici, ottenere indicazioni su come procedere con la dichiarazione e valutare la tua situazione fiscale complessiva.
Pacchetto Completo Un servizio più approfondito, pensato per chi ha una situazione più articolata o preferisce delegare completamente la gestione della parte fiscale. Include l’analisi dei movimenti, il calcolo delle imposte, la compilazione della dichiarazione e la consegna dei documenti pronti per l’invio.
Queste informazioni sono riprese anche nelle mail che riceverai automaticamente al momento della prenotazione della chiamata, così avrai tutto chiaro fin da subito.
Ravvedimento Operoso e gestione di errori fiscali
Se negli anni precedenti hai commesso errori nella dichiarazione delle criptovalute o hai dimenticato di farla, il ravvedimento operoso rappresenta la soluzione per regolarizzare la tua posizione fiscale riducendo le sanzioni.
Grazie alla consulenza dei nostri esperti, potrai:
Analizzare la tua situazione fiscale e individuare eventuali irregolarità.
Ricevere un piano dettagliato su come correggere errori passati.
Minimizzare i costi delle sanzioni grazie all’intervento tempestivo.
Evitare il rischio di accertamenti futuri e contestazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate.
Correggere eventuali inesattezze prima di ricevere una comunicazione ufficiale dall’Agenzia delle Entrate è fondamentale per evitare problemi e costi aggiuntivi.
Gestisci le tue criptovalute con sicurezza e tranquillità
Affidarsi a un commercialista esperto consente di eliminare ogni incertezza sulla fiscalità crypto, evitando errori e garantendo la conformità con la normativa vigente.
Grazie alla nostra consulenza specializzata, potrai concentrarti esclusivamente sulla crescita del tuo portafoglio, senza preoccupazioni legate alla dichiarazione dei redditi.
Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente divulgativo: servono ad aiutare l’investitore a comprendere come il fisco italiano tratta ilmining di criptovalute, distinguendo tra attività personale e professionale, e le relative implicazioni fiscali.
Quindi, se stai leggendo questo articolo, significa che è arrivato quel momento dell’anno in cui sai che passerai ore sul sito dell’Agenzia delle Entrate – o su articoli come questo – cercando di capire se e come è cambiata la normativa, al fine di riempire correttamente le caselle di un file excel. Un lavoro che richiede tante energie, tante ore e soprattutto tanta pazienza.
Se utilizzi un servizio di reportistica fiscale per criptovalute, come quello offerto da Young Platform, non devi effettuare alcun calcolo manuale. Caricando un file csv, i redditi da attività di mining vengono calcolati automaticamente e i valori inseriti nelle caselle appropriate dei quadri della dichiarazione (come il Quadro RT o il Quadro T).
Il risultato è un report fiscale precompilato che puoi usare come guida chiara e sicura durante la compilazione della dichiarazione dei redditi. E non è tutto: ti serve un report fiscale che copra, per esempio, quattro anni di attività? Con noi, lo ottieni al prezzo di un report annuale.
Trovi le informazioni necessarie al bottone verde qui sotto, che ti rimanderà alla pagina dedicata con tutte le soluzioni offerte.
Il mining è il processo attraverso il quale vengono validate e aggiunte nuove transazioni alla blockchain. I miner utilizzano potenza computazionale per risolvere complessi algoritmi crittografici, ricevendo in cambio nuove criptovalute come ricompensa.
Trattamento fiscale del mining in Italia
Il trattamento fiscale del mining di criptovalute in Italia varia a seconda che l’attività sia svolta a livello personale o professionale.
Mining a livello personale
Se svolto in modo occasionale e non professionale, il mining è considerato dal fisco italiano una forma di reddito diverso, assimilabile ad altri redditi di natura finanziaria. Questo significa che:
Al momento dell’accredito della ricompensa (es. BTC), il valore in euro della crypto ricevuta è considerato un reddito imponibile.
L’imposta da versare è del 26% sul valore di mercato al momento dell’accredito.
Anche se non vendi la criptovaluta ricevuta, l’imposta è comunque dovuta, proprio perché il reddito si considera “realizzato” al momento della ricezione.
Mining a livello professionale
Quando il mining è svolto in modo continuativo, organizzato e con mezzi professionali, l’attività è considerata imprenditoriale. In questo caso, i proventi sono soggetti a tassazione come reddito d’impresa, con obbligo di apertura della partita IVA e applicazione delle relative imposte sul reddito e dell’IVA.
Come determinare la natura dell’attività di mining
Per stabilire se l’attività di mining è personale o professionale, il fisco valuta diversi fattori, tra cui:
Continuità dell’attività: se il mining è svolto regolarmente o saltuariamente.
Organizzazione dei mezzi: utilizzo di attrezzature professionali e infrastrutture dedicate.
Investimenti effettuati: entità degli investimenti in hardware e software.
Volume dei proventi: ammontare delle criptovalute minate e successivamente vendute.
Obblighi fiscali per i miner
Indipendentemente dalla natura dell’attività, i miner devono:
Tenere una documentazione accurata: registrare tutte le transazioni, inclusi i dettagli delle criptovalute minate e vendute.
Dichiarare i redditi: riportare i proventi nella dichiarazione dei redditi annuale, nel Quadro RT o T per attività personali, o secondo le regole del reddito d’impresa per attività professionali.
Versare le imposte dovute: calcolare e pagare le imposte in base al regime fiscale applicabile.
Dove si dichiara il mining?
I redditi da mining personale vanno dichiarati:
nel Quadro RT del Modello Redditi
oppure nel Quadro T del modello 730
Il valore da dichiarare è pari al valore in euro delle criptovalute minate, calcolato nel giorno in cui sono state accreditate sul tuo wallet.
Esempio – Imposta mining personale
Immagina di aver ricevuto 0,05 BTC come ricompensa per attività di mining ad aprile 2025, quando 1 BTC valeva 75.000 €.
Calcolo del valore ricevuto: 0,05 BTC × 75.000 € = 3.750 € di reddito imponibile
Calcolo dell’imposta dovuta: 3.750 € × 26% = 975 € da pagare nel 2026
Quando si paga l’imposta?
L’imposta si paga l’anno successivo a quello in cui hai ricevuto la ricompensa. Quindi, se hai minato crypto nel 2025, dovrai dichiarare e versare l’imposta nel 2026.
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Riconosce le ricompense da mining
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Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente divulgativo: servono ad aiutare l’investitore a comprendere come funzionano le imposte sulle criptovalute ricevute tramite airdrop.
Premessa: se stai leggendo questo articolo, significa che è arrivato quel momento dell’anno in cui ti metti davanti a un file Excel, riempi le caselle e cerchi di avere un quadro chiaro della tua situazione fiscale. Il risultato finale: tanto tempo e pazienza persi. Per fortuna, la tecnologia ci viene incontro.
Grazie ai nostri servizi fiscali, hai la possibilità di sistemare la dichiarazione dei redditi e il pagamento delle imposte sulle criptovalute in pochi clic senza errori anche se, oltre a Young Platform, hai utilizzato altri exchange. Trovi le informazioni necessarie cliccando sul bottone verde qui sotto, che ti rimanderà alla pagina dedicata con tutte le soluzioni offerte.
Un airdrop è una distribuzione gratuita di criptovalute. Spesso i progetti crypto regalano i loro token a utenti selezionati per far conoscere il progetto, premiare chi ha già usato la piattaforma o incentivare l’adozione.
Esempio: Nel 2020, Uniswap – uno dei più famosi exchange decentralizzati – ha regalato 400 token UNI a ogni utente che aveva interagito con la piattaforma prima di una certa data.
Un altro esempio più recente è Arbitrum, che nel 2023 ha distribuito token ARB agli utenti che avevano utilizzato la sua piattaforma.
Come viene trattato un airdrop crypto a livello fiscale?
Ricevere token tramite airdrop è considerato un reddito anche se non hai speso nulla per ottenerli.
Sono inquadrati come “altri proventi derivanti dalla detenzione di cripto-attività”. Di conseguenza, costituiscono reddito imponibile nel momento esatto in cui li ricevi nel wallet (principio di cassa), calcolato in base al loro valore di mercato in quel preciso giorno.
Per questo motivo, il valore ricevuto è soggetto a imposta.
Dove si dichiarano?
I token ricevuti tramite airdrop vanno indicati:
Nel Quadro RT del Modello Redditi (ex Unico), oppure
Nel Quadro T del modello 730.
Quando e quanto si paga?
Le imposte si pagano nell’anno successivo a quello in cui hai ricevuto i token e si si calcolano sul valore di mercato della criptovaluta nel giorno esatto in cui è stata accreditata sul tuo portafoglio: ti basta moltiplicare la quantità di token ricevuti per il prezzo di 1 token in quel giorno.
Per quanto riguarda l’aliquota, attenzione all’anno di ricezione: per gli airdrop ricevuti nel 2025 (che dichiari quest’anno, nel 2026), l’aliquota è al 26%.
Esempio – Imposta sull’airdrop ricevuto nel 2025
Hai ricevuto 400 UNI in airdrop il 21 ottobre 2025, quando 1 UNI valeva 7 euro.
Calcolo del valore ricevuto: 400 UNI x 7 euro = 2.800 euro.
Calcolo dell’imposta: essendo un reddito del 2025, applichi il 26%. Quindi 2.800 euro x 26% = 728 euro da pagare quest’anno (nel 2026).
Importante: Anche se non hai venduto i tuoi UNI e sono ancora nel wallet, questa prima imposta è comunque dovuta perché hai incassato un reddito. I 2.800 euro diventano il tuo nuovo “prezzo di carico”.
E se vendi le criptovalute?
Se poi vendi le criptovalute in cambio di euro e il loro valore è aumentato, allora paghi anche un’imposta sull’eventuale plusvalenza (cioè sul guadagno).
Esempio – vendita nel 2025:
Hai venduto i tuoi 400 UNI a novembre 2025, quando valevano 10 euro ciascuno.
Valore di vendita: 400 UNI x 10 euro = 4.000 euro.
Prezzo di carico (valore all’airdrop): 2.800 euro.
Plusvalenza: 4.000 euro – 2.800 euro = 1.200 euro.
Calcolo dell’imposta: poiché la vendita è avvenuta nel 2025, con la dichiarazione del 2026 si applica l’aliquota del 26%. Quindi il 26% di 1.200 euro = 312 euro di imposta.
Quando si paga l’imposta sulla plusvalenza?
Il principio è semplice: le imposte si pagano l’anno successivo rispetto all’anno in cui hai venduto le criptovalute e, ovviamente, solo se hai realizzato un guadagno.
Quindi:
Se le vendi nel 2024, paghi nel 2025
Se le vendi nel 2025, paghi nel 2026
Se le vendi nel 2026, paghi nel 2027 …e così via.
*Nota Bene! Ricordiamo che il prossimo anno l’aliquota applicata salirà al 33%, così come definito dalla Legge di Bilancio 2026. Questo significa che gli airdrop e le plusvalenze ottenute dal 1 gennaio 2026 e che rientreranno nella dichiarazione dei redditi 2027, verranno tassate al 33% e non più al 26%.
E se scambi le criptovalute ricevute con un airdrop per una stablecoin?
Con la piena entrata in vigore del regolamento europeo MiCAR, lo scambio di criptovalute volatili con stablecoin regolamentate (cioè gli EMT, Electronic Money Tokens) è fiscalmente rilevante.
Gli EMT sono token il cui valore è ancorato a una singola valuta fiat ufficiale (es. dollaro o euro) e la loro funzione è equiparata a quella della moneta elettronica.
Questo significa che scambiare i tuoi UNI per USDC o USDT è considerato a tutti gli effetti come venderli per valuta fiat: se hai un guadagno rispetto al momento in cui li hai ricevuti, dovrai pagare l’imposta sulla plusvalenza.
Esempio – Imposta sullo scambio con stablecoin nel 2025
Hai ricevuto 400 UNI a ottobre 2025 con un airdrop, quando valevano 7€ ciascuno → valore iniziale: 2.800€
A novembre 2025, quando il prezzo di 1 UNI è salito a 10€, decidi di scambiare i tuoi 400 UNI per USDC.
Dallo scambio ricevi circa 4.000 USDC (equivalenti a 4.000€, dato che 1 USDC ≈ 1€).
Perciò il valore ricevuto al momento dello scambio: 4.000€
Valore al momento dell’airdrop: 2.800€
Plusvalenza: 4.000 – 2.800 = 1.200€
Imposta da pagare: 26% di 1.200€ = 312€
Esattamente come avviene per la vendita in euro, anche lo scambio per EMT genera una plusvalenza imponibile.
NOTA – Classificazione degli EMT nel 2026
Al momento non esiste una classificazione ufficiale, chiara e completa che indichi con certezza quali criptovalute rientrano nella categoria degli EMT (Electronic Money Tokens) secondo il regolamento MiCAR, e quali invece ricadono nelle altre categorie previste dalla normativa.
Di conseguenza, l’identificazione di una stablecoin come EMT è frutto di un’interpretazione della norma, basata sulle sue caratteristiche tecniche e funzionali. Questo porta inevitabilmente a categorizzazioni discordanti tra operatori del settore, fiscalisti e piattaforme.
In linea generale, si concorda sul fatto che Tether (USDT) – una delle stablecoin più utilizzate nel trading – può essere considerata un EMT, e quindi le operazioni in USDT sono fiscalmente rilevanti.
Diversamente, USD Coin (USDC) ha ricevuto ufficialmente la classificazione come EMT, avendo completato con successo il processo di due diligence richiesto dalla MiCAR e soddisfatto tutti i criteri normativi previsti.
Questo significa che, almeno per ora, le operazioni con USDC sono sicuramente rilevanti fiscalmente, mentre quelle con altre stablecoin – come USDT – lo sono in base a una lettura coerente e prudente della normativa vigente.
Tutti i calcoli sono automatici
Lo ricordiamo: non è più obbligatorio fare questi calcoli da solo o da sola. Se utilizzi un servizio di reportistica fiscale per criptovalute, come quello offerto da Young Platform, tutti questi passaggi sono gestiti automaticamente:
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Per evitare sanzioni e adempiere correttamente agli obblighi fiscali, è fondamentale conoscere le scadenze principali e le nuove regole applicabili. Scopriamo dunque il calendario fiscale 2026.
Di seguito troverai una guida chiara ed esaustiva sulle date chiave per il pagamento delle imposte, ladichiarazione dei redditi e sulle principali modifiche normative introdotte per il 2026.
Tassazione delle criptovalute: cosa bisogna sapere
Chi investe in criptovalute deve rispettare due obblighi fiscali fondamentali, a prescindere dal fatto che ci sia una plusvalenza/minusvalenza o meno:
Pagamento delle imposte → riguarda il versamento delle somme dovute allo Stato, come l’imposta sulle plusvalenze e l’imposta patrimoniale.
Dichiarazione dei redditi → consiste nella presentazione del documento fiscale che ha un duplice scopo: comunicare le eventuali plusvalenze realizzate (Quadro RT / Quadro T) e dichiarare il semplice possesso dei tuoi asset crypto (Quadro RW ai fini del monitoraggio fiscale e antiriciclaggio), anche se non hai fatto alcuna operazione durante l’anno..
Non rispettare questi obblighi può comportare sanzioni, quindi è essenziale conoscere le date chiave per il 2026.
Scadenze per il pagamento delle imposte sulle criptovalute
Ecco le principali date da segnare in calendario:
30 giugno 2026
Pagamento dell’imposta sulle plusvalenze realizzate nel 2025: per i redditi del 2025, l’aliquota da versare è ancora il 26% per tutti i crypto-asset. L’aumento al 33% riguarderà solo le operazioni effettuate a partire dal 1° gennaio 2026.
Pagamento dell’IVACA (Imposta sul Valore delle Cripto-attività, un’imposta di bollo dello 0,2%) sul valore delle criptovalute detenute al 31 dicembre 2025. Da pagarsi qualora le cripto-attività non siano custodite presso un exchange che provveda autonomamente a trattenere e versare l’imposta di bollo.
Versamento del primo acconto sulle imposte per l’anno fiscale 2026, calcolato secondo i criteri previsti per le imposte sui redditi.
30 novembre 2026
Versamento del secondo acconto sulle imposte per il 2026.
Se non si rispettano queste date, si rischiano sanzioni e interessi di mora. In caso di ritardo, è possibile regolarizzare i versamenti con il Ravvedimento Operoso, pagando una sanzione ridotta. Per pagare il minimo di sanzioni e interessi devi presentare il Ravvedimento Operoso entro 90 giorni dalla prima scadenza, quindi entro settembre 2026.
Come funziona l’acconto sulle imposte
Il versamento dell’acconto è stabilito secondo tre criteri specifici, che si usano per l’IRPEF:
Il criterio della soglia
Dipende dall’importo delle imposte maturate nell’anno precedente (il saldo del 2025). La legge stabilisce che l’acconto per il 2026 debba essere pari al 100% dell’imposta dovuta per il 2025, ma scatta solo se superi determinati limiti:
Fino a 51,65 €: non sei tenuto a versare alcun acconto per il 2026. Pagherai solo il saldo.
Tra 51,66 € e 257,52 €: devi versare l’acconto, ma non a giugno. Lo pagherai in un’unica soluzione (il 100%) entro la scadenza di novembre.
Oltre i 257,52 €: scatta l’obbligo della rateizzazione. È solo in questo caso che devi preoccuparti del “Primo Acconto” del 30 giugno.
Il criterio della ripartizione
Se il tuo debito d’imposta per il 2025 supera i 257,52 €, quel 100% di acconto dovuto viene “spaccato” in due rate con percentuali fisse:
Primo acconto (30 giugno 2026): devi versare il 40% dell’imposta totale calcolata per il 2025.
Secondo aconto (30 novembre 2026): devi versare il restante 60%.
Il criterio di calcolo
Per determinare su quale base calcolare quel 40%, il fisco ti lascia scegliere tra due strade:
Metodo “Storico”: prendi l’importo esatto delle imposte che hai calcolato per il 2025 e lo usi come base. Ad esempio, se per il 2025 devi 1.000 € di imposte, il 30 giugno versi 400 € (il 40%).
Metodo “Previsionale”: se sai per certo che nel 2026 guadagnerai di meno, puoi calcolare il 40% non su quello che hai pagato nel 2025, ma su quello che stimi di dover pagare per il 2026.
Se la tua stima è sbagliata al ribasso e a fine anno risulta che avresti dovuto versare un acconto più alto, riceverai sanzioni e interessi per “insufficiente versamento”.
Scadenze per la Dichiarazione dei redditi nel 2026
Le dichiarazioni fiscali devono essere presentate nei seguenti termini:
30 settembre 2026 → Scadenza invio telematico Modello 730
Utilizzato principalmente da lavoratori dipendenti e pensionati.
Contiene il Quadro W obbligatorio per il monitoraggio fiscale delle cripto-attività detenute, a prescindere dal luogo di archiviazione (wallet, exchange, ledger o PC) e calcolo dell’imposta patrimoniale.
Contiene il Quadro T, dove si dichiarano le eventuali plusvalenze e minusvalenze per il calcolo dell’imposta sostitutiva del 26%.
2 novembre 2026 → Scadenza Invio telematico Modello Redditi Persone Fisiche (PF)
Necessario per chi ha redditi diversi dal lavoro dipendente, come partite IVA e liberi professionisti.
Contiene il Quadro RW obbligatorio per il monitoraggio fiscale delle cripto-attività detenute, a prescindere dal luogo di archiviazione (wallet, exchange, ledger o PC) e calcolo dell’imposta patrimoniale.
Include il Quadro RT, dove si dichiarano le plusvalenze e minusvalenze derivanti da criptovalute.
Nota: per normativa, la scadenza è fissata al 31 ottobre, ma cadendo di sabato nel 2026, slitta automaticamente al primo giorno lavorativo utile.
Novità fiscali 2026 sulle criptovalute: cosa cambia e cosa segnare in agenda
Le ultime Leggi di Bilancio hanno introdotto nuove regole fiscali per chi possiede criptovalute. Si tratta di cambiamenti significativi che influenzeranno la dichiarazione dei redditi. Vediamo in modo semplice cosa cambia, quali sono le scadenze da ricordare e su cosa riflettere per fare scelte consapevoli.
Fino al 2024: imposta solo sopra i 2.000 euro
Per tutto l’anno fiscale 2024 (cioè per le operazioni effettuate fino al 31 dicembre 2024), le plusvalenze – cioè i guadagni ottenuti dalla vendita o conversione di criptovalute – non erano soggette a imposta se inferiori a 2.000 euro complessivi.
Qualora non avessi mai dichiarato le tue criptovalute, tieni conto della franchigia per il Ravvedimento Operoso degli anni fiscali 2024 e precedenti.
Dal 2025: si paga l’imposta anche per piccoli guadagni
A partire dal 1° gennaio 2025, questa soglia di esenzione, altrimenti detta “franchigia di 2.000€”, è stata abolita. Significa che qualsiasi plusvalenza, anche di importo modesto, è ora soggetta a imposta.
Dal 2026: sale l’aliquota
È importante sapere che l’aliquota attualmente prevista del 26% è salita al 33%, come riportato nella Legge di Bilancio del 2026, ma andrà considerata solo dal prossimo anno, cioè nel 2027, quando sarà il momento di dichiarare i redditi del 2026.
Questo cambiamento, tuttavia, presenta due eccezioni:
la conversione di un crypto-asset in un EMT ancorato all’euro Esempio: Bitcoin (BTC) → EURC → aliquota applicata 26%
La conversione di un EMT ancorato a una valuta fiat diversa dall’euro in un EMT denominato in euro (come EURC). Esempio: Tether (USDT) → EURC → aliquota applicata 26%
Per chi ha sfruttato la rivalutazione delle criptovalute: cosa succede adesso?
Durante lo scorso anno, la Legge di Bilancio aveva offerto agli investitori la possibilità di “rivalutare” il proprio portafoglio crypto. Si poteva fissare il valore fiscale delle monete al prezzo di mercato del 1° gennaio 2025, pagando un’imposta agevolata del 18%. Questa mossa serviva per creare uno scudo fiscale in vista dell’aumento delle aliquote al 33%, scattato quest’anno.
Se sei tra coloro che hanno sfruttato questo meccanismo, allora quanto segue potrebbe interessarti. Se, invece, non rientri in questa categoria, la finestra temporale per la rivalutazione del proprio portafoglio è ormai chiusa. Il termine ultimo e improrogabile per esercitare questa opzione e pagare la prima (o unica) rata è scaduto il 1° dicembre 2025.
Se HAI rivalutato nel 2025:
Hai due adempimenti fondamentali quest’anno.
La dichiarazione: devi obbligatoriamente indicare l’avvenuta rivalutazione nella tua Dichiarazione dei Redditi 2026 (all’interno del Quadro RT), riportando il valore affrancato e l’imposta versata.
Le rate: se avevi scelto il pagamento rateizzato in tre anni, ricordati che entro il 30 novembre 2026 dovrai versare la seconda rata, applicando un interesse del 3%.
Consigli pratici per gestire le imposte sulle criptovalute
Gestire correttamente le criptovalute dal punto di vista fiscale può sembrare complicato, ma con un po’ di organizzazione è possibile evitare errori e brutte sorprese. Ecco tre consigli utili:
1. Tieni tutto sotto controllo
Registra ogni operazione: comprare, vendere, scambiare o trasferire criptovalute sono tutte operazioni che vanno tracciate. Quasi tutte le piattaforme ti permettono di scaricare un file (di solito in formato CSV) con lo storico completo delle tue attività. Conserva questi file con cura: sono la prova di quanto hai fatto, nel caso l’Agenzia delle Entrate voglia controllare.
Scarica la ricevuta dell’imposta di bollo: se usi piattaforme che anticipano il pagamento per conto tuo (come Young Platform), puoi scaricare la ricevuta e tenerla agli atti.
Usa un report fiscale: per compilare la dichiarazione dei redditi in modo più semplice, puoi acquistare un report già pronto. Questi report, offerti da consulenti o da alcune piattaforme crypto come Young Platform, ti forniscono un documento precompilato da consegnare al commercialista o utilizzare tu stesso.
2. Chiedi aiuto a un esperto
Le regole fiscali sulle criptovalute cambiano spesso e possono essere complicate, soprattutto se hai molti wallet, usi protocolli decentralizzati (DeFi) o hai movimentato cifre importanti. In questi casi, affidarsi a un commercialista che conosce il settore può farti risparmiare tempo, denaro e stress. Young Platform offre un servizio di consulenza con un commercialista esperto che puoi richiedere direttamente in app cliccando sul banner.
3. Prepara in anticipo i pagamenti
Non aspettare l’ultimo giorno per versare le imposte. Un consiglio utile è quello di mettere da parte una parte dei guadagni ogni volta che realizzi un profitto. In questo modo, quando arriverà il momento di pagare, avrai già le risorse pronte.
Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente divulgativo: aiutano l’investitore a comprendere il ruolo del prezzo di carico nella dichiarazione dei redditi e nel calcolo delle imposte sulle criptovalute.
Vedremo cos’è, quando viene assegnato automaticamente e in quali casi va inserito manualmente.
Se utilizzi un servizio di reportistica fiscale per criptovalute come quello offerto da Young Platform, ci sono alcune operazioni per cui sarà necessario inserire manualmente il prezzo di carico.Una volta fornito questo dato, il sistema calcola automaticamente plusvalenze, imposte e li riporta nei quadri fiscali corretti (es. Quadro RT o Quadro T), generando un report precompilato, pronto da usare come guida sicura per la dichiarazione.
Il prezzo di carico rappresenta il valore iniziale attribuito a una criptovaluta nel momento in cui entra nel patrimonio del contribuente.
È fondamentale per il calcolo delle plusvalenze o minusvalenze, che si determinano al momento della vendita o dello scambio della crypto. Se non viene dichiarato correttamente, potresti pagare più imposte del dovuto.
Come si determina il prezzo di carico?
Acquisto diretto → coincide con il prezzo pagato per acquistare la crypto, incluse eventuali commissioni.
Airdrop, staking, mining, programmi Earn → coincide con il valore di mercato al momento dell’accredito.
Trasferimento da altro wallet o exchange (quindi un deposito) → il contribuente deve dichiarare manualmente il prezzo di carico, ovvero il valore originale di acquisto.
Attenzione: prezzo di carico a 0 €
Se al momento della vendita il prezzo di carico è 0 € (perché non indicato, o in mancanza di documentazione), l’intero ricavato sarà considerato plusvalenza e tassato al 26%.
Nota operativa
Il corretto tracciamento del prezzo di carico è essenziale per:
Evitare errori nella dichiarazione fiscale
Ridurre il rischio di sovrastimare le plusvalenze
Dimostrare l’origine e il valore effettivo degli asset in caso di controlli
Esempio 1: Deposito senza prezzo di carico
Depositi 1 Bitcoin acquistato in passato, ma senza indicare il prezzo di acquisto.
Successivamente, vendi questo BTC a 100.000€.
Il fisco considera l’intero importo come plusvalenza → 100.000 €
Applicando la franchigia: 100.000 – 2.000 = 98.000€ imponibili.
Imposta dovuta: 98.000 × 26% = 25.480€.
Esempio 2: Deposito con prezzo di carico documentato
Depositi 1 Bitcoin e dichiari di averlo acquistato a 60.000€.
Quando vendi a 100.000€, la plusvalenza lorda sarà: 100.000 – 60.000 = 40.000€.
Applicando la franchigia: 40.000 – 2.000 = 38.000€ imponibili.
Imposta dovuta: 38.000 × 26% = 9.880€.
Come evitare errori (e pagare meno imposte)
Per non incorrere in una tassazione eccessiva:
Conserva sempre le prove d’acquisto delle criptovalute
Quando trasferisci fondi su un exchange, inserisci il prezzo di carico corretto
Se usi Young Platform, puoi caricare la cronologia delle transazioni da wallet esterni (es. Metamask, Ledger, ecc.) e ottenere un report fiscale completo e ottimizzato per la dichiarazione dei redditi.
Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente divulgativo: servono ad aiutare l’investitore a comprendere il funzionamento della tassazione sulle operazioni eseguite da Trading Bot e, nel caso specifico di Young Platform, tramite gli Smart Trades.
Premessa: se stai leggendo questo articolo, significa che è arrivato quel momento dell’anno in cui sai che passerai ore sul sito dell’Agenzia delle Entrate, cercando di capire se la normativa è cambiata, al fine di riempire correttamente le caselle di un file excel.
Il risultato finale: tanto tempo e pazienza persi. Ma, per fortuna, la tecnologia ci viene incontro: grazie ai nostri servizi fiscali, hai la possibilità di sistemare la questione tasse in pochi click senza errori anche se, oltre a Young Platform, hai utilizzato altri exchange.
E non è tutto: ti serve un report fiscale che copra, per esempio, quattro anni di attività? Con noi, lo ottieni al prezzo di un report annuale.
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Un Trading Bot è un software automatizzato che esegue operazioni di acquisto e vendita di criptovalute al posto dell’utente, seguendo parametri preimpostati (strategie di prezzo, volumi, soglie, indicatori tecnici, ecc.).
Dal punto di vista fiscale, tutte le operazioni effettuate dal Bot sono imputabili all’investitore, come se fossero state eseguite manualmente.
Rilevanza fiscale delle operazioni del Bot
Le operazioni eseguite da un Trading Bot sono considerate fiscalmente rilevanti in due casi principali:
Quando la criptovaluta viene venduta in cambio di euro o di un’altra valuta fiat
Quando viene scambiata con una stablecoin classificata come EMT (Electronic Money Token)
Ma cosa significa “EMT”?
Secondo il regolamento europeo MiCAR, gli EMT sono token il cui valore è ancorato a una valuta fiat (come l’euro o il dollaro), e sono trattati come denaro elettronico. Ai fini fiscali, vengono equiparati alla valuta tradizionale: scambiare una crypto per un EMT è come venderla per euro.
Quindi, se il Bot scambia ad esempio Bitcoin per 1.000 USDC, l’operazione è fiscalmente equiparabile alla vendita per 1.000 euro.
In questo caso, si può generare una plusvalenza (o minusvalenza), che deve essere dichiarata e tassata se rilevante.
NOTA – Classificazione degli EMT: uno scenario in evoluzione
Al momento non esiste una classificazione ufficiale, chiara e completa che indichi con certezza quali criptovalute rientrano nella categoria degli EMT (Electronic Money Tokens) secondo il regolamento MiCAR, e quali invece ricadano nelle altre categorie previste dalla normativa.
Di conseguenza, l’identificazione di una stablecoin come EMT è frutto di un’interpretazione della norma, basata sulle sue caratteristiche tecniche e funzionali. Questo porta inevitabilmente a categorizzazioni discordanti tra operatori del settore, fiscalisti e piattaforme.
In linea generale, si concorda sul fatto che Tether (USDT) – una delle stablecoin più utilizzate nel trading – può essere considerata un EMT, e quindi le operazioni in USDT sono fiscalmente rilevanti.
Diversamente, USD Coin (USDC) ha ricevuto ufficialmente la classificazione come EMT, avendo completato con successo il processo di due diligence richiesto dalla MiCAR e soddisfatto tutti i criteri normativi previsti.
Questo significa che, almeno per ora, le operazioni con USDC sono sicuramente rilevanti fiscalmente, mentre quelle con altre stablecoin – come USDT – lo sono in base a una lettura coerente e prudente della normativa vigente.
Esempio – Imposta sulle operazioni del Trading Bot
Un Bot vende nel corso del 2025 1 ETH a 2.000 USDC. Se quell’ETH era stato acquistato quando valeva 1.500€, hai una plusvalenza di 500€, su cui si applica il 26% di imposta, da versare l’anno successivo – cioè nel 2026.
Smart Trades su Young Platform: Trading Bot e fiscalità
Su Young Platform, puoi utilizzare gli Smart Trades, strumenti di trading algoritmico che funzionano come veri e propri Bot automatici: eseguono operazioni di acquisto e vendita in base a strategie preimpostate, senza che tu debba intervenire manualmente.
Questi Bot possono operare anche contro stablecoin, come USDC o USDT, che rientrano nella categoria degli EMT (e-money tokens) secondo l’interpretazione del regolamento MiCAR.
Impatto fiscale delle operazioni automatiche
Quando un Smart Trade scambia una criptovaluta contro uno di questi EMT, l’operazione è fiscalmente rilevante, come se fosse una vendita per euro. Se il valore della crypto al momento dello scambio è superiore a quello che aveva quando l’hai acquistata (o quando il Bot l’ha acquistata), si genera una plusvalenza soggetta all’imposta del 26%.
Non fa differenza se l’ordine è stato eseguito da un Bot o da te manualmente: ai fini fiscali conta l’effetto dell’operazione.
Tutto è già calcolato nel tuo Report Fiscale
La buona notizia? Non devi fare nulla a mano. Su Young Platform, tutte le operazioni eseguite con Smart Trades vengono:
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Classificate in base alla loro rilevanza fiscale
Incluse nel report fiscale, con eventuali plusvalenze e imposte dovute già calcolate
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Addio alla franchigia di 2.000€ e guida al rimborso di 520€.
La franchigia di 2.000 € è uno di quei temi fiscali che hanno un po’ il sapore di leggenda: esiste o non esiste? Se esiste, come funziona? Ma siamo sicuri che esiste ancora? Insomma, questa celebre franchigia ha scatenato negli anni un dibattito abbastanza intenso. Con questo articolo, però, non avrai più dubbi. Vediamo insieme di cosa stiamo parlando.
Partiamo dalla fine: dal 2025 è cambiato tutto, addio franchigia
Il dato è chiaro e inequivocabile: con la Legge di Bilancio 2025 (Legge 207/2024), la franchigia è stata eliminata. A partire dal 1° gennaio 2025, tutte le plusvalenze sono tassabili integralmente, indipendentemente dall’importo. Non esiste più alcuna soglia o franchigia.
Tuttavia, non è sempre stato così. Prima del 2025, infatti, la franchigia di 2.000 € esisteva e veniva applicata in questo modo:
Se la plusvalenza, dunque il profitto derivante dall’investimento, risultava inferiore a 2.000 €, allora l’imponibile era pari a zero – niente imposte.
Se, al contrario, la plusvalenza superava la franchigia di 2.000€, allora era soggetto a tassazione solamente l’importo eccedente tale franchigia – su 2.100€, era necessario pagare il 26% sui 100€.
Perché nel 2026 sottolineiamo questo aspetto? Per via del famoso “chiarimento del 30 aprile dell’Agenzia delle Entrate sul trattamento fiscale delle plusvalenze crypto nel 2023 e 2024”. Ecco cosa comporta.
Guida al rimborso di 520€
Grazie al chiarimento dell’Agenzia delle Entrate (AdE) del 30 aprile 2025, migliaia di contribuenti hanno la possibilità di recuperare fino a 520€ di imposte versate in eccesso sulle plusvalenze derivanti da cripto-attività.
Ecco tutto quello che c’è da sapere per capire se ne hai diritto e come procedere per ottenere il rimborso.
Partiamo da un dato certo: le Leggi di Bilancio relative alle imposte sugli anni 2023 e 2024 riportavano una formulazione identica in merito alla franchigia di 2.000€ applicata alle plusvalenze da criptovalute. Detto in parole semplici: il testo della legge era identico per entrambi gli anni. Ciò che cambiava, però, era l’applicazione pratica della norma.
Nel 2023 e 2024, questa franchigia esentava da imposta la parte delle plusvalenze fino a 2.000€. Il problema è che, fino ad aprile 2025, il software dell’Agenzia la trattava erroneamente come soglia, facendo pagare il 26% su tutto il guadagno una volta che il limite veniva superato.
Il 30 aprile 2025 l’Agenzia ha corretto l’interpretazione: i 2.000€ sono una franchigia, non una soglia. Questo significa che, se nel 2024 hai pagato le imposte – relative ai redditi del 2023 – anche sui 2.000€ di plusvalenze, hai diritto a richiedere un rimborso di 520€ all’Agenzia delle Entrate – per altri due anni, ovvero a 48 mesi dalla data in cui hai effettuato il versamento non dovuto.
Chi può chiedere il rimborso
Alla luce di questo chiarimento, puoi richiedere il rimborso se rispetti i seguenti requisiti:
Nel 2023 (anno d’imposta) hai realizzato plusvalenze da cripto-attività superiori a 2.000€.
Nel 2024 hai presentato la dichiarazione dei redditi pagando l’imposta sostitutiva del 26%.
A causa dell’errore del software, hai pagato il 26% anche sui primi 2.000€ (non godendo quindi della natura di franchigia dell’importo).
Nota bene: hai tempo fino a 48 mesi (4 anni) dalla data in cui hai effettuato il versamento non dovuto per richiedere i tuoi soldi indietro.
Come presentare la richiesta di rimborso
La procedura per recuperare i tuoi 520€ è quella standard per le imposte versate in eccesso e fa riferimento all’Art. 38 del DPR 602/1973.
Basterà presentare una formale istanza di rimborso all’Agenzia delle Entrate (tramite PEC o i servizi del portale istituzionale), indicando che l’imposta sostitutiva per l’anno d’imposta 2023 è stata calcolata ignorando la natura di franchigia della soglia dei 2.000€.
La pratica potrebbe richiedere anche l’invio di documenti specifici, come la “Dichiarazione integrativa a favore”, per correggere il vecchio Quadro RT: il nostro consiglio è di non procedere in autonomia, ma di affidare la pratica a un commercialista esperto in cripto-attività.
Fonte ufficiale: l’annuncio del 30 aprile dell’AdE
Per completezza, riportiamo il testo ufficiale pubblicato dall’Agenzia che sancisce questo diritto.
Faq del 30 aprile 2025 – Tassazione sostitutiva delle plusvalenze derivanti da cripto attività
Domanda:
Come vengono tassate le plusvalenze e gli altri proventi derivanti da cripto-attività nei confronti delle persone fisiche?
Risposta:
Sulle plusvalenze e gli altri proventi derivanti da cripto-attività si applica una imposta sostitutiva del 26%. Per il calcolo della base imponibile delle plusvalenze e gli altri proventi realizzate nell’anno di imposta, è riconosciuta una franchigia di euro 2.000.
Esempio: se il contribuente nel 2024 ha realizzato plusvalenze e altri proventi per un ammontare complessivo di 2.500 euro, la base imponibile determinata a seguito della compilazione della specifica sezione del quadro T del Modello 730/2025 o del quadro RT del Modello REDDITI 2025 PF sarà pari all’importo di euro 500, ovvero all’importo eccedente la franchigia.
Nel caso in cui contribuente non abbia potuto tener conto di tale franchigia della dichiarazione dei redditi 2024 (anno d’imposta 2023) può richiedere il rimborso della maggior imposta sostitutiva versata.