Crollo criptovalute: cosa fare quando succede?

Crollo criptovalute: cosa fare?

Crollo delle criptovalute: perché succede e come mettersi al riparo. Scopri tutti i consigli utili e le contromisure da adottare. 

Se hai mai affrontato un crollo delle criptovalute sai cosa significa provare paura e sconforto. Quando tutti i prezzi scendono rapidamente, scenario che si verifica più frequentemente nel nostro settore rispetto ad altri mercati più longevi e solidi, è difficile non farsi prendere dall’emozione. Quando le crypto crollano, se non sei preparato, ci si sente un po’ Wendy in Shining: ogni movimento di mercato diventa un colpo d’ascia che ti rincorre lungo i corridoi dell’Overlook Hotel, con Jack Torrance (Jack Nicholson) alle calcagna, pronto a terrorizzarti ad ogni angolo.

Tuttavia, se si lasciano da parte le emozioni e affronti la situazione in modo razionale, il crollo delle criptovalute può trasformarsi in  un’opportunità. Non serve avere la “luccicanza”, quella capacità quasi magica di prevedere il futuro come nel film di Kubrick. Quello che ti serve davvero è un piano solido e una strategia ben strutturata, che ti permettano di navigare con sicurezza anche nei momenti più turbolenti.

Perché le crypto sono volatili?

La prima volta che si assiste ad un crollo delle criptovalute (e forse anche la seconda e la terza) è normale farsi prendere dal panico. Al contrario, dopo che si acquisisce un po’ di esperienza nel settore, ci si abitua ai saliscendi del mercato o addirittura si attende con fermento e impazienza la volatilità, perché rende il mercato crypto più avvincente rispetto ad altri periodi spesso statici

Ma come mai i crolli sono più frequenti nel mondo crypto? Principalmente perché le criptovalute sono “giovani” e meno capitalizzate dei rivali della finanza tradizionale. Basti pensare che Wall Street, cuore pulsante del mercato azionario americano (sicuramente il più famoso e frequentato dagli investitori) è nato l’8 marzo del 1817. Il New York Stock Exchange è stato fondato più di duecento anni fa, mentre il mercato crypto circa dieci, se si considera come punto d’origine la nascita dei primi exchange.

Se il paragone sulla longevità dei due settori è efficace, quello che riguarda la capitalizzazione dei rispettivi mercati non lascia scampo ad equivoci. La capitalizzazione totale del mercato crypto, ovvero il valore monetario complessivo degli asset che lo compongono, è di 2,13 trilioni di dollari, 2.130 miliardi. Quello di Apple, invece, che è l’azienda più capitalizzata al mondo è, al momento della scrittura, di 3,2 trilioni, il 66% in più. Una sola azienda, anche se è la più grande in questo momento, vale di più (in termini monetari) dell’intero mercato delle criptovalute.

Compra Bitcoin!

Focus sulla capitalizzazione di mercato

Per spiegare in termini semplici qual è la relazione tra la capitalizzazione di mercato e la volatilità di un asset possiamo paragonare la prima ad una folla di persone. Quando questa è contenuta e succede qualcosa di insolito l’intero gruppo reagisce spesso in modo drastico. Immaginate cosa succederebbe se urlaste a squarciagola in un bar poco affollato. Al contrario, non susciterebbe nessuna reazione lo stesso comportamento durante una manifestazione con migliaia di persone.

Allo stesso modo, in un mercato altamente capitalizzato, partecipato da molti investitori e caratterizzato da scambi che muovono enormi quantità di denaro, influenzare il prezzo degli asset è molto difficile e dispendioso in termini di volumi. Mentre sono sufficienti somme più contenute per influenzare la capitalizzazione di un mercato più piccolo, dove le news o i grossi speculatori possono definirne il l’andamento di breve termine.

Crollo delle criptovalute correlato a una notizia economica

Alcune notizie economiche hanno la capacità di influenzare l’andamento del mercato azionario e quindi possono anche causare indirettamente il crollo delle criptovalute. Per esempio, eventi come la decisione della Federal Reserve in merito ai tassi di interessi, o la pubblicazione dei dati sull’inflazione e di quelli del mercato del lavoro, condizionano fortemente gli investitori, sia istituzionali che retail. Questi fattori influenzano le azioni sui mercati e, di conseguenza, i prezzi degli asset. 

Se hai assistito a un sell the news collegato ad uno degli eventi sopracitati, o ad un crollo preventivo derivante dalla preoccupazione di dati poco favorevoli per l’economia, non è il caso di preoccuparsi. Solitamente si tratta di movimento di prezzo passeggeri, che si concludono in un breve lasso di tempo.

Eventi di mercato gravi

Il discorso cambia quando si analizza il crollo delle criptovalute derivante da un evento grave e interno a questo specifico settore, come il fallimento di un player molto importante. In passato abbiamo assistito a crollo dell’ecosistema Terra-Luna, che ha causato un buco di 60 miliardi di dollari, ma anche alla bancarotta di FTX, che ha sollevato dubbi sulla legittimità delle aziende centralizzate che operano nel settore.

Quando eventi del genere colpiscono il mercato anche gli investitori più esperti provano paura e sgomento. Tuttavia, con il passare del tempo e con la crescita della capitalizzazione delle principali crypto, l’impatto sull’intero mercato di eventuali eventi di questo tipo dovrebbe gradualmente decrescere. In ogni caso, farsi prendere dal panico e agire d’impulso, come sempre quando si parla di investimenti, potrebbe peggiorare ulteriormente la nostra posizione. Al contrario, se si sta agendo seguendo un piano strutturato, è fondamentale continuare sulla propria strada e non applicare ad esso modifiche che derivano dal disagio emotivo che si sta provando. Questo, se consideriamo il “caso studio” crollo dell’ecosistema Terra Luna, avrebbe potuto voler dire allocare al progetto una percentuale del portafoglio crypto molto limitata accompagnata da un ribilanciamento costante in modo da ridurre progressivamente l’esposizione.

Come ci si può proteggere dal crollo delle crypto?

La prima risposta a questa domanda può essere estrapolata dal paragrafo precedente. Perché la realtà è, almeno in questo caso, molto semplice: chi non ha una strategia si troverà sempre a fare i conti con la paura o la rabbia durante un crollo delle criptovalute. Tuttavia, ci sono alcuni passaggi preliminari che possono aiutare chi è alle prime armi a prescindere dalla tipologia di piano che sta seguendo:

  • Svolgere un’analisi dei fondamentali: con questo termine ci si riferisce alla tecnologia che sostiene il token o la crypto in cui si vorrebbe investire. Prima di aggiungere un nuovo asset al nostro portafoglio è importante conoscerlo, comprendere se ha un’utilità, quali benefici garantisce a chi lo detiene e gli obiettivi di medio e lungo termine di chi lo emette. Conoscere tutto delle criptovalute che possediamo ci può aiutare ad affrontare con tranquillità e ottimismo i crolli di mercato. Insomma, nel lungo termine sono i fondamentali a fare la differenza e l’approccio cambia a seconda della solidità del progetto che si prende in considerazione. La strategia che seguirà l’acquisto di Polygon (POL), un progetto con tantissimi sviluppatori nel mondo che ha raccolto quasi 500 milioni di dollari, sarà diversa da quella da adottare nel caso in cui si compra una meme coin.

Scopri Polygon

  • Conoscere le basi dell’analisi tecnica: non per prevedere o anticipare i movimenti di mercato, ma per comprendere il contesto di un crollo dei prezzi. Se, ad esempio, la crypto in esame proviene da un periodo estremamente positivo, il ribasso dei prezzi potrebbe essere fisiologico. Oppure, se tale movimento è stato repentino e, almeno in parte, riassorbito, potrebbe trattarsi di un flash crash che la crypto non farà fatica a recuperare.
  • Possedere un portafoglio bilanciato: la differenza tra la capitalizzazione di mercato delle crypto e quella del mercato azionario è, ad oggi, ancora abissale. Ma lo stesso discorso vale anche per il divario tra BTC e la maggior parte delle altcoin. Come si evince dal grafico della dominance, il 58% del “peso” del mercato delle criptovalute è attribuibile a Bitcoin, che è la crypto su cui puntare se si vuole massimizzare la stabilità del proprio portafoglio. Al contrario, andrebbe al più possibile limitata l’esposizione alle meme coin o le “gemme” semisconosciute, che possono perdere gran parte del loro valore in pochissimo tempo. Inoltre può essere utile possedere un “piano b” strutturato, che implichi decisioni ben definite al verificarsi di alcune condizioni. I più esperti potrebbero servirsi dell’analisi tecnica, per pianificare una strategia d’uscita nel caso in cui una crypto scenda al di sotto di un determinato livello di prezzo (stop loss).

Questi sono solo tre metodi per proteggersi, almeno in parte, dal possibile crollo delle criptovalute. Tuttavia, non è possibile identificare strategie evergreen che funzionino a prescindere, ma vanno sempre adattate alla propensione al rischio di ogni individuo. In ogni caso, se intendi conoscere le cinque più popolari del 2024, puoi leggere questo articolo!

Young Platform: iniezione di capitale “on top” di altri 2,65 milioni da Azimut

Iniezione di capitale di 2,65 milioni da Azimut

L’iniezione di capitale “on top” di altri 2,65 milioni da parte di Azimut e la nomina del nuovo presidente Nicolas Bertrand, dirigente senior di Borsa Italiana e London Stock Exchange

Milano, 16 settembre 2024 – il gruppo Azimut, uno dei principali operatori indipendenti nel risparmio gestito in Europa con oltre 95 miliardi di euro in gestione, ha rinnovato la fiducia in Young Platform, attraverso una nuova iniezione di capitale. Questa si aggiunge all’investimento di 11 milioni di euro effettuato nel giugno 2022, quando Azimut guidò un round di finanziamento da 16 milioni di euro.

Young Platform, la scale up fintech italiana nata per semplificare l’accesso al mondo delle criptovalute è leader nel nostro paese grazie all’ampio ventaglio di servizi crypto offerti e alla dimensione della community, che conta più di 2 milioni di iscritti. Oggi, dopo la rinnovata fiducia da parte di Azimut, già tra i suoi più grandi investitori, è pronta ad affrontare nuove sfide e sviluppare nuovi prodotti e servizi innovativi.

Ma le novità non finiscono qui. Nicholas Bertrand ex responsabile dei titoli azionari e derivati di London Stock Exchange Group (LSEG) e dirigente senior in Borsa Italiana è il nuovo presidente delle società. Questo cambio di leadership non è l’unica novità sul fronte dirigenziale: Alexandru Stefan Gheban uno dei sei fondatori nonché CFO, diventa Amministratore delegato con, al suo fianco, Andrea Ferrero, co-CEO della società.

“Dal 2018 a oggi ogni fase di finanziamento ha progressivamente rafforzato le capacità operative e la presenza di mercato di Young Platform, spianando la strada per continue innovazioni ed espansioni” – ha ricordato Andrea Ferrero. Con questa nuova operazione finanziaria siamo lieti di ottenere rinnovata fiducia da parte di un partner importante come Azimut, in vista del rilascio di nuovi prodotti e di servizi che porteranno Young Platform a costruire la prima piattaforma bancaria 3.0. La nostra piattaforma sarà senza confini e fonderà perfettamente elementi di finanza tradizionale (TradFi) con le funzionalità innovative della finanza decentralizzata (DeFi), contribuendo a rendere l’attività bancaria globale più veloce, economica e semplice”

In relazione a ciò come non citare l’impegno che Young Platform ha orientato al fine di operare in modo coerente con la compliance normativa, una caratteristica fondante della società. La sua piattaforma è registrata presso l’OAM (Organismo Agenti e mediatori creditizi) e ha ricevuto l’autorizzazione dall’organo regolatore finanziario francese, l’AMF (Autorité des marchés financiers). Inoltre, possiede un dipartimento di Antiriciclaggio interno e si sta adattando in modo tempestivo alle regolamentazioni stabilite dal regolamento dell’Unione Europea Market in Crypto-Asset (MiCA) che entreranno in vigore in modo graduale nei prossimi mesi.

“L’investimento in Young Platform è pienamente in linea con le nostre attività di Venture Capital volte a selezionare i migliori progetti innovativi in trend emergenti. Il panorama delle criptovalute è in continua evoluzione e nonostante non sia ancora accessibile direttamente da tutti gli investitori, è comunque essenziale affrontarlo con competenze, spirito critico e serietà. Queste qualità contraddistinguono l’exchange di Young Platform e siamo certi che il team, unendo tecnologia e visione, saprà sviluppare nuovi prodotti e servizi innovativi che potranno influenzare positivamente l’industria finanziaria.” Ha commentato Giorgio Medda, Amministratore Delegato di Azimut Holding.

Energia nucleare: è in arrivo la svolta per gli States?

L’energia nucleare negli Stati Uniti: un approfondimento

È in arrivo una svolta per l’energia nucleare negli Stati Uniti, dato che si ipotizza la riapertura di impianti chiusi in passato? Scopri il progetto sulla fusione finanziato da Bill Gates

L’energia nucleare sta vivendo un momento di rinascita, in particolare negli Stati Uniti, dove si sta puntando a riaprire centrali dismesse e a sviluppare nuove tecnologie. Questo interesse rinnovato nasce dalla sempre più crescente consapevolezza della necessità di ridurre le emissioni di carbonio e dalla crescente domanda di energia pulita per sostenere settori come i data center, l’intelligenza artificiale e la mobilità elettrica. 

Due esempi significativi di questo trend sono la riapertura della centrale nucleare di Palisades, chiusa nel 2022, e lo sviluppo di reattori nucleari avanzati come quello della start-up TerraPower, finanziata dal miliardario Bill Gates. Scopri le ultime news relative all’energia nucleare negli Stati Uniti in questo articolo.

Riaprire vecchie centrali: il caso della centrale nucleare di Palisades

La centrale nucleare di Palisades, situata a Covert, nel Michigan, è stata chiusa a maggio 2022, dopo 40 anni di attività per via della competizione con un’altra fonte di energia pulita, il gas naturale, più economico da estrarre. Tuttavia, la crescente pressione per decarbonizzare l’economia ha spinto il governo statunitense a riconsiderare il ruolo del nucleare nel mix energetico del Paese.

Negli ultimi anni, diversi impianti nucleari negli Stati Uniti sono stati chiusi. Poi però il governo ha cambiato rotta, principalmente grazie al Inflation Reduction Act (IRA), una misura del 2022 che tra le altre cose promuove lla produzione di energia pulita. Il risultato? Un piano per la riapertura di alcune di queste strutture. 

Il caso di Palisades è emblematico in questo senso. Grazie a circa 1,5 miliardi di dollari di finanziamenti emessi dal Dipartimento dell’Energia e un contributo di 300 milioni di dollari del governo federale del Michigan, la centrale potrebbe essere riaperta entro il 2025.

Perché riaprire una centrale chiusa?

La riapertura della centrale di Palisades potrebbe essere una mossa strategica per aumentare rapidamente la capacità di produzione di energia nucleare negli Stati Uniti senza dover costruire nuovi impianti da zero. Insomma, è un modo per ottenere, lo stesso, un risultato senza affrontate un processo che richiede anni e ingenti investimenti. L’energia nucleare ha contribuito a circa il 20% della produzione di elettricità negli Stati Uniti negli ultimi trent’anni, quota che è gradualmente diminuita, principalmente a causa dell’elevato costo di gestione delle centrali e del timore generale che suscitano le centrali.

Un’eccessiva preoccupazione che possano verificarsi incidenti è, almeno dal punto di vista statistico, sbagliato. Oggi il nucleare negli Stati Uniti è una delle fonti di energia più sicure, pulite e affidabili, soprattutto alla luce degli avanzamenti tecnologici che permettono uno smaltimento più efficace dei rifiuti. Sebbene la percezione pubblica del nucleare sia ancora influenzata da disastri passati come Chernobyl e Fukushima, diversi sondaggi indicano un graduale cambiamento dell’opinione pubblica a favore del nucleare, visto come un alleato fondamentale per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione.

La centrale di Palisades potrebbe non essere l’unico impianto a riaprire. Se l’operazione avrà successo, altre centrali chiuse potrebbero seguire lo stesso percorso, come Three Mile Island in Pennsylvania, contribuendo così a ridurre la dipendenza del paese dai combustibili fossili.

L’innovazione nel nucleare: TerraPower e il nuovo reattore di Bill Gates

Mentre alcuni progetti si concentrano sul recupero di vecchie centrali, altri guardano al futuro, con la creazione di reattori nucleari più piccoli, economici e sicuri. Uno dei progetti più ambiziosi in questo campo è quello di TerraPower, una start-up sostenuta da Bill Gates, che sta costruendo un nuovo tipo di reattore nucleare nella città di Kemmerer, nel Wyoming. TerraPower sta sviluppando un reattore raffreddato a sodio liquido, una grande novità rispetto a quelli tradizionali, che utilizzano acqua pressurizzata per raffreddare il nucleo.

La scelta del sodio liquido permette di operare a pressioni più basse, riducendo così la necessità di costose misure di sicurezza. Questo rende il reattore più semplice da costruire e più economico rispetto ai modelli tradizionali. Il primo reattore di TerraPower sarà di dimensioni più ridotte rispetto ai tradizionali reattori nucleari: produrrà 345 megawatt, un terzo della potenza dei reattori convenzionali, e sarà pronto non prima del 2030.

Una delle caratteristiche innovative del reattore di TerraPower è la capacità di immagazzinare energia in una batteria a sali fusi, che permette al reattore di modulare la sua produzione di energia a seconda delle necessità. Questo è particolarmente utile quando si integra l’energia nucleare con fonti rinnovabili, come l’energia solare e quella eolica, che sono caratterizzate da una produzione intermittente.

Energia nucleare negli Stati Uniti: le sfide per il futuro

Nonostante i progressi tecnologici e il sostegno politico, le sfide che l’energia nucleare deve affrontare sono ancora tantissime. Il costo per costruire nuovi impianti è elevato, e spesso i progetti sono soggetti a ritardi e hanno bisogno di fondi aggiuntivi per essere ultimati. Un esempio è rappresentato dai reattori 3 e 4 dell’impianto di Vogtle, in Georgia, che sono stati costruiti con sette anni di ritardo e sono costati più del doppio delle stime iniziali.

Anche il progetto di TerraPower non è immune a queste difficoltà. Ad esempio, la società ha dovuto ritardare di due anni l’inizio dei lavori a causa della crisi globale delle forniture di uranio arricchito, causata dallo scoppio del conflitto Russo-Ucraino.

Infine, per concludere questa panoramica sull’energia nucleare negli stati uniti, non si può non analizzare la fusione, da sempre interpretata come possibile soluzione a lungo termine per ottenere energia pulita e illimitata. Per intenderci, la fusione nucleare è il processo che alimenta il sole: gli isotopi dell’idrogeno si fondono, rilasciando enormi quantità di energia senza produrre scorie. Tuttavia, la tecnologia per contenere l’enorme quantità di energia scaturita da questo processo è ancora in fase di sviluppo e non ci sono certezze su quando e se potrà essere commercializzata.

Una start-up cinese, Energy Singularity, sta lavorando su un reattore a fusione e spera di commercializzare questa tecnologia entro il 2035. L’azienda sta sviluppando un dispositivo chiamato tokamak, che utilizza potenti magneti per contenere un plasma riscaldato a temperature estremamente elevate.

Sebbene la fusione nucleare offra enormi promesse, gli esperti avvertono che ci sono ancora numerose sfide tecniche da superare.Il nucleare, sia nella sua forma tradizionale che nelle sue versioni più avanzate, rappresenta una delle opzioni più promettenti per risolvere il problema della transizione energetica. La riapertura di centrali dismesse come Palisades potrebbe aiutare a colmare il divario energetico nel breve termine, mentre progetti come quello di TerraPower e lo sviluppo della fusione nucleare potrebbero rivoluzionare il settore nei prossimi decenni.

Sei sul blog di Young Platform, la piattaforma italiana per comprare criptovalute. Qui puoi trovare le ultime novità su blockchain, Bitcoin e Web3. Raccontiamo da vicino questa economia emergente con un occhio alla finanza tradizionale, così hai tutto quello che ti serve per entrare nella nuova era del denaro. 

Crisi economica cinese: l’impatto sui paesi legati alla Cina

Crisi economica cinese e i paesi colpiti

La crisi economica cinese è arrivata? Quale sarà l’influenza sui Paesi che hanno legato il loro futuro alla Cina?

Dopo due decenni di crescita economica senza precedenti e prosperità, la Cina sta ora mostrando segni di rallentamento che suscitano preoccupazione a livello globale. Come si è giunti a questo punto? Il miracolo economico cinese, che per anni ha alimentato la crescita mondiale, era forse un’illusione? I segnali di difficoltà sono molteplici: il crollo delle esportazioni di Paesi come il Venezuela, che aveva puntato gran parte del suo futuro economico sui prestiti cinesi in cambio di petrolio, e il fallimento di grandi progetti infrastrutturali finanziati da Pechino, come la linea ferroviaria ad alta velocità Cina-Laos, rivelatasi insostenibile.

Il rallentamento della domanda cinese di materie prime ha messo in crisi economie emergenti e consolidate, con effetti devastanti anche su partner economici di lunga data come la Germania. Di fronte a una Cina che ha progressivamente tagliato i prestiti all’estero e imposto una concorrenza sleale sui mercati globali, molte economie si trovano oggi in difficoltà, sollevando interrogativi sulla sostenibilità del modello di crescita cinese.

L’accordo economico tra Cina e Venezuela

Negli anni 2000, il Venezuela, guidato dal presidente Hugo Chávez, ha puntato tutto sulla Cina, in quanto rappresentava la soluzione ideale per i problemi venezuelani. In che modo? Offrendo miliardi di dollari in investimenti e prestiti in cambio di una preziosissima merce: l’oro nero, il petrolio. A prima vista, la scommessa di Chavez può sembrare vincente. La Cina, in piena espansione economica, era affamata di risorse energetiche e utilizzava il petrolio venezuelano per alimentare la sua crescita, mentre finanziava ambiziosi progetti infrastrutturali in Venezuela.

Tuttavia, durante il decennio scorso, la situazione è peggiorata, principalmente a causa del calo della domanda di petrolio e quindi del suo prezzo. I ricavi delle esportazioni venezuelane sono scesi vertiginosamente, mettendo in crisi un’economia già afflitta da malgoverno e problemi interni, che nel 2014 è definitivamente rollata. Le conseguenze di ciò le conosciamo tutti: scarsità di cibo, ospedali privi di medicine e tasso di criminalità al limite del surreale. Per questi motivi milioni di venezuelani sono stati costretti a emigrare, e la Cina ha progressivamente ridotto i finanziamenti al Paese. Insomma, la scommessa del Venezuela sulla Cina si è rivelata un disastro economico.

Questa crisi rappresenta solo uno dei primi segnali di allarme ignorati dalla comunità internazionale. Decine di altri Paesi, che hanno legato il proprio destino economico alla crescita cinese, oggi si trovano in una situazione di grave difficoltà finanziaria. Questa situazione è dovuta principalmente al rallentamento dell’economia cinese.

Il “miracolo” economico cinese: un’illusione?

Dopo la crisi finanziaria del 2008, innnescata dal crollo del mercato immobiliare statunitense, la Cina ha sostenuto l’economia globale iniettando ingenti quantità di denaro nel sistema economico, stimolando la domanda interna e investendo. In meno di un decennio, ha speso circa 29.000 miliardi di dollari, un importo equivalente a un terzo del Prodotto Interno Lordo (PIL) mondiale. Gli effetti benefici di questa politica espansiva si sono fatti sentire in tutto il mondo, tanto che si pensa che l’economia cinese abbia contribuito a circa il 40% della crescita globale dal 2008 al 2021.

Per molti Paesi in via di sviluppo, la Cina era il migliore degli alleati. Il suo boom economico, avvenuto un secolo dopo rispetto all’occidente, apriva all’improvviso nuovi mercati per le esportazioni di materie prime, mentre il governo cinese offriva prestiti generosi per progetti infrastrutturali attraverso la Belt and Road Initiative (BRI). Tuttavia, dietro questo apparente miracolo economico, si nascondevano profondi squilibri e problemi strutturali.

Il boom cinese, alimentato da investimenti inefficienti e politiche di stimolo a breve termine, apare oggi insostenibile. E la situazione risulta ancora più grave se si analizzano le mosse del presidente Xi Jinping, al potere dal 2012, ha inasprito il controllo statale sull’economia e resistito a importanti riforme economiche. Il risultato? La crescita economica sta rallentando drammaticamente, tanto che alcuni esperti sono convinti che questa oggi sia praticamente nulla.

L’impatto globale del rallentamento cinese

Il rallentamento della crescita cinese sta avendo ripercussioni significative a livello globale, in particolare nei Paesi che hanno scelto la Cina come principale partner commerciale. La diminuzione della domanda cinese di materie prime ha portato a un crollo delle esportazioni per molte economie emergenti. Situazione che continua a peggiorare dato che il governo cinese continua a sovvenzionare le proprie imprese e a inondare i mercati globali di prodotti a basso costo, mettendo in difficoltà i produttori locali in altre parti del mondo.

In particolare, i prestiti esteri della Cina si sono ridotti drasticamente negli ultimi anni. Se nel 2016 la Cina prestava annualmente circa 90 miliardi di dollari all’estero, oggi questa cifra è scesa a soli 4 miliardi. Questa riduzione dei finanziamenti sta mettendo sotto pressione numerosi Paesi che dipendono dai prestiti cinesi per i propri progetti infrastrutturali. Molte nazioni, infatti, si trovano a dover affrontare il pagamento di enormi debiti senza poter contare su nuovi prestiti.

Le crisi di Zambia, Sri Lanka e Pakistan

Per comprendere la portata del problema basta analizzare la situazione in cui vertono, ad esempio, lo Zambia e lo Sri Lanka. Entrambi hanno dichiarato default per via di miliardi di dollari di debiti nei confronti della Cina, che non riescono a ripagare. Oppure il Pakistan, dove le fabbriche chiudono e il sistema energetico fatica a funzionare.

Anche le economie più sviluppate non sono immuni. La Germania ha visto le sue esportazioni verso la Cina diminuire del 9% nel 2023, il calo più significativo da quando la Cina è entrata nell’Organizzazione Mondiale del Commercio nel 2001. Altri Paesi ricchi di materie prime, come l’Australia, il Brasile e l’Arabia Saudita, stanno vedendo diminuire la domanda di energia e risorse naturali.

L’ombra della crisi del debito degli anni ‘80

La situazione attuale presenta inquietanti parallelismi con la crisi del debito che colpì numerosi Paesi in via di sviluppo negli anni ‘80. All’epoca, molte nazioni, in particolare in America Latina e in Africa, furono travolte da debiti enormi contratti con banche commerciali occidentali e istituzioni internazionali come il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e la Banca Mondiale. Di fronte all’impennata dei tassi di interesse e al crollo dei prezzi delle materie prime, molti Paesi, tra cui Messico, Brasile e Argentina, finirono in default, innescando anni di stagnazione economica e crisi politiche.

Oggi, la Cina ha assunto il ruolo che un tempo era delle banche occidentali. La sua crescente influenza economica ha portato numerosi Paesi in via di sviluppo a contrarre debiti enormi per finanziare progetti infrastrutturali e industriali. Tuttavia, come dimostrano i casi del Venezuela, dello Zambia e dello Sri Lanka, il prezzo di questa dipendenza dalla Cina può essere devastante.

Un futuro incerto

La crisi economica cinese non riguarda solo la Cina, ma ha implicazioni globali. Decine di Paesi si trovano a rischio di insolvenza, e le prospettive economiche globali sono incerte. Se la Cina non adotterà misure per ristrutturare il proprio debito estero e modificare le sue pratiche commerciali protezionistiche, la situazione potrebbe peggiorare ulteriormente. Anche perché, la Cina deve anche fare in conti con una grave crisi del mercato immobiliare, caratterizzata ad esempio dal crollo di Evergrande, una delle più grandi aziende al mondo in questo settore.

La comunità internazionale dovrà affrontare una sfida complessa: trovare un equilibrio tra la necessità di coinvolgere la Cina nella risoluzione della crisi e l’esigenza di proteggere le proprie economie dalle conseguenze del rallentamento cinese. L’esempio del Venezuela ci mostra quanto possa essere alto il costo di una scommessa economica mal calibrata.

Il mondo ha bisogno di una soluzione collettiva per affrontare le conseguenze del rallentamento economico cinese, ma trovare un accordo globale non sarà facile.

Sei sul blog di Young Platform, la piattaforma italiana per comprare criptovalute. Qui puoi trovare le ultime novità su blockchain, Bitcoin e Web3. Raccontiamo da vicino questa economia emergente con un occhio alla finanza tradizionale, così hai tutto quello che ti serve per entrare nella nuova era del denaro. 

Riunione BCE settembre 2024: decisioni e prospettive

Riunione BCE settembre 2024: le previsioni sui tassi di interesse

Cosa deciderà la BCE nella riunione del 12 settembre? Taglierà i tassi di 25 punti base come previsto o li lascerà, a sorpresa, invariati?

Quali sono le previsioni per la prossima riunione BCE di settembre 2024? A pochi giorni dal meeting in calendario per il 12 del mese, le ipotesi sul possibile taglio dei tassi di interesse sono al centro dell’attenzione. A luglio, durante l’ultima riunione, la Banca Centrale Europea li aveva lasciati invariati al 4,25% dopo il taglio di giugno. Mentre quelli di deposito sono fermi al 3,75%.

Da allora sono entrati in gioco nuovi scenari, in particolare un drastico calo dell’inflazione, almeno a quanto ci dice il dato preliminare, che è scesa dal 2,6% al 2,2%. Inoltre, la Federal Reserve, la banca centrale degli Stati Uniti, è pronta a ridurre i tassi per la prima volta dal 2022. Cosa succederà? La conferenza stampa di Lagarde chiarirà tutti i dubbi.

Riunione BCE settembre 2024: previsioni sul taglio dei tassi d’interesse

Le previsioni più accreditate sulla riunione BCE di settembre 2024 e sul taglio dei tassi di interesse della Banca Centrale Europea ci dicono che è molto probabile che assisteremo ad un taglio di 25 punti base. Quest’intervento sarebbe giustificato dal rallentamento dell’inflazione che ora è molto vicina all’obiettivo del 2%, ma anche dalla preoccupante frenata della crescita. Se così dovesse essere, sarebbe la seconda riduzione del costo del denaro per quest’anno dopo il taglio di giugno.

Il panorama macroeconomico europeo

Per andare più a fondo sulla questione possiamo citare le parole di Carsten Brzeski, responsabile globale della macroeconomia di ING, che ha dichiarato in occasione dell’uscita degli ultimi dati sull’inflazione: “con gli ultimi dati sull’inflazione dell’Eurozona, un taglio dei tassi alla riunione della Banca Centrale Europea è diventato quasi un affare fatto”

Perciò i fattori da considerare secondo gli economisti, soprattutto in vista dell’imminente riunione BCE di settembre, sono due: il rallentamento dell’inflazione e la preoccupante situazione degli indicatori di crescita.

Per esempio il prodotto interno lordo (PIL) dell’eurozona è cresciuto solo dello 0,2% nel secondo trimestre del 2024, una revisione al ribasso rispetto alla precedente stima dello 0,3%. Nel corso della riunione della BCE ci sarà anche il tempo di analizzare le proiezioni macroeconomiche dato che le ha modificate a giugno. 

All’epoca, la crescita economica annuale dell’Eurozona era prevista allo 0,9% nel 2024, con un ulteriore rafforzamento all’1,4% nel 2025 e all’1,6% nel 2026. L’inflazione, invece, era prevista in calo dal 5,4% nel 2023 al 2,5% nel 2024, al 2,2% nel 2025 e all’1,9% nel 2026.

Proseguiamo poi con le previsioni di Pacific Investment Management Company (PIMCO) che ritiene che nella riunione del 12 settembre 2024 la BCE taglierà il tasso sui depositi di 25 punti base, portandolo dal 3,75% al 3,5%. L’azienda statunitense ritiene che il Consiglio direttivo fornirà molte indicazioni che vadano oltre settembre e si aspetta invece che ribadisca una strategia dipendente dai dati.

Quanti tagli dei tassi di interesse ci aspettano nei prossimi mesi?

Nello scenario attuale, nonostante il calo drastico dell’inflazione, i principali esperti del settore continuano ad aspettarsi due tagli dei tassi di interesse per il 2024, entrambi di 25 punti base. In particolare è di quest’idea Fidelity, fondo di investimento statunitense titolare anche di un ETF su Bitcoin. Se le previsioni di Fidelity dovessero avverarsi il tasso di deposito si attesterebbe al 3,25% entro la fine dell’anno. Per il 2025, invece, si attendono altri tre tagli che porterebbero i tassi di interesse al 3% e quello sui depositi al 2,50%.

Anche DWS Group, uno dei principali gestori patrimoniali al mondo, è più o meno della stessa idea: nel 2025 i tassi verranno ridotti di 25 punti base ogni trimestre fino a raggiungere il 2,50% a settembre 2025.

Ulrike Kastens, Senior Analyst di DWS ha dichiarato, in un’intervista del 5 settembre, che il Consiglio Direttivo della BCE vorrà sicuramente evitare di abbassare i tassi d’interesse troppo rapidamente, per prevenire un nuovo aumento dell’inflazione. Secondo Kastens, gli elementi a favore di un ulteriore taglio dei tassi d’interesse in ottobre sarebbe, principalmente, due:

  •  un crollo della crescita più ingente rispetto alle aspettative;
  •  un taglio dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve più corposo rispetto alle previsioni, che si aspettano una riduzione di 25 punti base.

Non è della stessa idea Bastian Freitag, dirigente della banca d’investimento franco-britannica  Rothschild & Co, che si aspetta un piano di tagli regolari di 25 punti base da settembre a dicembre, oltre a ulteriori riduzioni trimestrali nel 2025.

Cosa ci dobbiamo aspettare per la prossima riunione BCE di settembre? Le previsioni sul nuovo taglio dei tassi di interesse si avvereranno? Come si comporterà la  Federal Reserve nel suo meeting del 17 e 18 settembre?

Sei sul blog di Young Platform, la piattaforma italiana per comprare criptovalute. Qui puoi trovare le ultime novità su blockchain, Bitcoin e Web3. Raccontiamo da vicino questa economia emergente con un occhio alla finanza tradizionale, così hai tutto quello che ti serve per entrare nella nuova era del denaro. 


Dibattito tra Kamala Harris e Donald Trump, com’è andata? Le cose da sapere

Dibattito elezioni americane: tutte le cose da sapere

Il 10 settembre si è tenuto l’atteso dibattito ufficiale tra Kamala Harris e Donald Trump per le elezioni presidenziali di novembre. Chi ha avuto la meglio?

Il 5 novembre gli elettori degli Stati Uniti andranno alle urne per eleggere il prossimo presidente. Inizialmente previste come una rivincita delle elezioni del 2020, queste elezioni sono state stravolte a luglio, quando il presidente Joe Biden ha deciso di concludere la sua campagna e ha appoggiato la vicepresidente Kamala Harris. La grande domanda ora è: il risultato significherà un secondo mandato di Donald Trump o la prima donna presidente degli Stati Uniti?

Harris vs Trump: il dibattito e l’effetto sulla campagna

Il 10 settembre ha segnato un momento molto importante nella corsa alle elezioni presidenziali per entrambi i candidati, soprattutto per Kamala Harris, che ha colto l’occasione per presentarsi agli americani come la nuova leader del Partito Democratico dopo le dimissioni di Joe Biden. La Harris si è rivolta a tutti gli americani ancora indecisi sul voto, salendo sul palco decisa a rappresentare il “volto del cambiamento” e mostrando una “nuova via da seguire” per tutti gli americani. Trump, d’altra parte, ha matenuto il suo stile, rimarcando le posizioni forti che lo distinguono e criticando il poco pragmatismo della rivale. 

Harris vs Trump: un confronto acceso sui temi chiave

Il dibattito, tenutosi a Philadelphia e moderato da David Muir, ha visto i due candidati affrontare argomenti di grande rilevanza per gli elettori: economia, inflazione, immigrazione e aborto. Harris ha cercato di posizionarsi come la candidata della classe media, accusando Trump di essere il “paladino dei miliardari”, mentre Trump ha dipinto Harris come un’estremista di sinistra, priva dell’esperienza necessaria per governare.

Kamala Harris ha avuto un inizio più lento, ma è riuscita a carburare e a mettere Trump in difficoltà su alcuni punti sensibili, come la sua popolarità tra i leader mondiali e i suoi guai giudiziari. Ha cercato di presentarsi come una leader pragmatica e risoluta, pronta a confrontarsi con le sfide internazionali e nazionali, come le questioni di politica estera e sociale.

D’altra parte, Donald Trump ha mantenuto il suo solito stile provocatorio, cercando di screditare la sua avversaria con attacchi personali e ripetuti riferimenti al mandato di Joe Biden, che ha definito come un fallimento. Nonostante la tendenza a rispondere alle provocazioni, Trump ha cercato di evitare attacchi eccessivamente personali, mantenendo però un tono duro, specialmente sull’immigrazione, tema su cui ha un vantaggio nei sondaggi.

Endorsement di Taylor Swift e la “spin room”

Uno dei momenti più discussi della serata è stato l’endorsement di Taylor Swift a favore di Harris. La popstar, molto influente sui social, ha appoggiato la candidata democratica con un messaggio rivolto ai suoi fan, sottolineando il suo sostegno alla Harris. Questo potrebbe avere un impatto significativo, soprattutto tra gli elettori più giovani.

Nella “spin room”, dopo il dibattito, entrambi i campi hanno dichiarato la vittoria. Gli alleati di Trump hanno cercato di minimizzare i danni causati da alcune delle sue dichiarazioni controverse, come quando ha affermato che gli immigrati haitiani rubano e mangiano animali domestici in Ohio, affermazione subito smentita dal moderatore.

Chi ha vinto il dibattito?

Per quanto riguarda le reazioni immediate, Harris sembra aver consolidato la sua posizione, riuscendo a tenere testa a Trump e a non cedere alle sue provocazioni. Trump è apparso sicuro, ma è stato messo in difficoltà su alcuni punti sensibili, come i suoi guai giudiziari e la sua popolarità tra i leader mondiali. 

Tuttavia, entrambi i candidati hanno offerto pochi dettagli concreti sui loro programmi, lasciando molti elettori con domande su quale sarà il futuro politico degli Stati Uniti. È quindi troppo presto per valutare l’impatto sui sondaggi, che nei prossimi giorni potrebbero indicare meglio se ci saranno variazioni nelle preferenze elettorali. Sicuramente, giocheranno un ruolo fondamentale i sette Stati con il maggior numero di seggi: Wisconsin, Pennsylvania, Nevada, Carolina del Nord, Michigan, Georgia e Arizona.

Questi sette Stati si possono, a loro volta, dividere in tre categorie territoriali differenti. Pennsylvania, Michigan e Wisconsin, tutti situati a nord con sul confine con il Canada, rappresentano la parte più industriale del paese. North Carolina e Georgia, invece, si trovano a sud di Washington, mentre Nevada e Arizona sono i più importanti degli Stati Uniti Occidentali. 

Chi è in testa nei sondaggi?

Nei mesi precedenti al ritiro di Biden, i sondaggi lo mostravano costantemente in svantaggio rispetto a Donald Trump. Anche se Harris ha faticato inizialmente a migliorare quelle percentuali, la sua campagna ha iniziato a guadagnare terreno. Attualmente, guardando i sondaggi nazionali, Kamala Harris è in testa di tre punti percentuali

Questo dato, però, conta relativamente, poiché non tiene conto della valenza differente degli Stati chiave o swing states che possiedono un numero più alto di seggi, che abbiamo elencato prima.

Se analizziamo la questione tenendo conto di queste preferenze, notiamo come Donald Trump e Kamala Harris siano, sostanzialmente, alla pari. Per esempio in Pens la Harris ha il 48% delle preferenze mentre Trump il 47% e le stesse identiche percentuali per quanto riguarda la Georgia. Trump invece è in vantaggio in Arizona (48%) contro il 47% della Harris.

Le medie dei sondaggi nazionali danno una buona idea della popolarità generale dei candidati, ma non necessariamente riflettono con precisione il possibile esito delle elezioni. Il risultato dipenderà da  una manciata di stati in bilico, come Pennsylvania, Michigan e Wisconsin, che storicamente oscillano tra i due partiti.

Chi sta vincendo negli stati in bilico?

I sondaggi sono molto serrati nei sette stati chiave, tra cui la Pennsylvania, che è fondamentale per la vittoria elettorale. La Pennsylvania, in particolare, ha il maggior numero di voti elettorali tra gli stati in bilico, rendendola decisiva.

Michigan e Wisconsin, un tempo roccaforti democratiche, sono passate a Trump nel 2016, ma Biden le ha riconquistate nel 2020. Joe Biden, innfatti, aveva conquistato i favori di sei di questi sette Stati, ad eccezione della Carolina del Nord. Se Harris riuscirà a mantenere queste conquiste, sarà sulla buona strada per vincere le elezioni. Trump, invece, dovrà recuperare terreno in questi stati chiave per garantirsi i voti necessari a raggiungere i 270 grandi elettori richiesti per la vittoria.

In altre parole, Kamala Harris e Donald Trump difficilmente si recheranno a Los Angeles (California) o a New York, e se lo faranno l’unico obiettivo delle visite sarà quello di raccogliere denaro. Mentre molto probabilmente andranno a Phoenix (Arizona), Milwaukee (Wisconsin) o Atlanta (Georgia).

Il ruolo dei finanziamenti 

Un elemento che sottolinea l’importanza degli swing states rispetto a quello considerati “normali” è la quantità di denaro spesa dai partiti per la promozione dei programmi. Ad agosto, per quanto riguarda gli spot televisivi in Pennsylvania, i due politici hanno speso circa 40 milioni di dollari a testa, in Georgia quasi 20 e in Arizona più di 10.

Infine, possiamo analizzare in modo sintetico le questioni che giocheranno un ruolo chiave alle elezioni americane di novembre, prevalentemente dal punto di vista ideologico e demografico. Per esempio, Donald Trump aveva conquistato una considerevole fetta dell’elettorato afroamericano, che però potrebbe tornare a votare Dem dopo l’ingresso in campo di Kamala Harris. Allo stesso tempo, invece, tanti immigrati sudamericani che sono ormai cittadini degli Stati dell’ovest, potrebbero preferire l’approccio di Trump all’immigrazione, perché sono diventati, con il tempo, fortemente conservatori su questo tema.

Conclusione

Il dibattito tra Kamala Harris e Donald Trump ha dato ai cittadini americani un assaggio delle dinamiche che caratterizzeranno questa corsa presidenziale. Harris sembra avere un piccolo vantaggio nei sondaggi, ma la strada verso la Casa Bianca è tutt’altro che sicura. Nei prossimi giorni, il panorama politico continuerà a evolversi, e gli elettori degli stati in bilico avranno l’ultima parola su chi guiderà il Paese.

Per seguire gli impatti delle elezioni americane sul mercato delle criptovalute, iscriviti gratuitamente a Young Platform.



Gli investimenti in crypto di Samsung

Gli investimenti di Samsung nel mondo crypto

Tutti gli investimenti di Samsung nel mondo crypto dopo l’annuncio di aver investito nell’azienda crypto Startale Labs, che si sta occupando del Layer 2 di Ethereum di proprietà di Sony. 

Sta succedendo! Le grandi aziende tecnologiche “tradizionali” stanno entrando a “gamba tesa” nel mondo crypto, come dimostra l’annuncio di Sony della scorsa settimana. Il colosso dell’intrattenimento ha presentato al pubblico Soneium, un Layer 2 di Ethereum sviluppato in collaborazione con l’azienda blockchain Startale Labs che ha attirato anche l’interesse e i capitali di Samsung.

A differenza di Sony però, l’azienda sudcoreana guarda al mondo delle criptovalute da diversi anni, attraverso il suo fondo di venture capital Samsung Next. Per questo motivo può essere curioso analizzare gli investimenti di Samsung nel mondo crypto. Come se la passano le startup finanziate dall’azienda? Se seguite il settore con interesse, ne conoscerete sicuramente qualcuna!

Axie infinity

SamsungNext ha creduto in uno dei giochi Web3 più popolari del mondo crypto, e ha partecipando al round di finanziamento (serie B) da 152 milioni di dollari effettuato da Sky Mavis, la software house titolare dello sviluppo del gioco.

Compra AXS

Axie Infinity e il suo team di sviluppo hanno raccolto, in totale, circa 315 milioni di dollari di investimenti in sei diverse tornate.

Sui (SUI)

La blockchain creata dal team di ex dipendenti di Meta ha sicuramente attirato l’attenzione nei suoi primi mesi di vita. Lo spessore dei suoi primi dipendenti e le premesse a livello tecnologico hanno permesso a questa blockchain company di raccogliere ingenti capitali, e anche di rientrare nelle aziende crypto in cui Samsung ha investito.

Scopri SUI

Il colosso tecnologico ha acquisito delle quote di Sui a dicembre del 2021, durante il primo round di finanziamento effettuato dalla blockchain company (serie A).

Alchemy

Alchemy è una delle developer platform più popolari del mondo crypto, in quanto offre agli sviluppatori tutto il necessario per sviluppare applicazioni decentralizzate (dapp). Non è famosa come i progetti sopracitati, proprio perché è dedicata ai cosiddetti builder, coloro che si occupano di costruire i protocolli si blockchain che utilizziamo.

Come dimostrano gli investimenti attratti da questa azienda crypto, a cui ha partecipato anche Samsung, Alchemy è un’istituzione del Web3. Ha raccolto in totale circa 560 milioni di dollari e ha una valutazione di più di 10 miliardi. I nomi più altisonanti che hanno partecipato ad diversi round troviamo anche Andreessen Horowitz (a16z), Coinbase Venture e Pantera Capital.

Yuga Labs

Anche l’azienda Web3 che ha rilasciato la collezione NFT “Bored Ape Yacht Club” (BAYC) ha ricevuto dei capitali da Samsung, forse perché l’azienda sudcoreana vuole tenere il passo e punta a inserirsi all’interno dell’intrattenimento 3.0. Samsung ha contribuito a questa NFT company a marzo del 2022, durante l’unico round di finanziamento di Yuga Labs attraverso il quale ha raccolto 450 milioni di dollari.

In quel momento le scimmie annoiate del BAYC erano all’apice del loro succeso, il prezzo minimo per un singolo token non fungibile era di circa 100 Ethereum, più di 300.000$. Oggi, invece, la collezione e l’intero mercato NFT si è fortemente ridimensionato ed è possibile acquistare una Bored Apes per circa 10 ETH, meno di 30.000$ al prezzo attuale.

The Sandbox

Il metaverso più popolare al mondo, nonostante questo segmento del mondo crypto non se la stia passando benissimo ultimamente, ha attirato più di 100 milioni di dollari di investimenti anni passati. 

Guarda il grafico di SAND

All’apice del suo successo (novembre 2021), The Sandbox ha chiuso un round di finanziamento di 93 milioni di dollari a cui hanno partecipato anche SamsungNext e LG Technology Ventures, il fondo di proprietà di uno dei principali competitor dell’azienda coreana. 

Questi sono solo una piccola parte degli investimenti di Samsung nel mondo crypto. Meritano una menzione anche LayerZero, uno dei principali protocolli per l’interoperabilità blockchain, SuperRare, un marketplace NFT interamente dedicato all’arte digitale e Messari, un database e rete di intelligence per il mondo crypto molto utilizzato. Ora, dopo il suo impegno in Startale Labs, la stagione di investimenti web3 di Samsung sembra rincominciare, continua a seguirci per non perderti i prossimi!*


Vantaggio Club: internet gratis ovunque nel mondo, grazie a Saily!

eSIM gratis grazie a Saily e i Club di Young Platform

Il mondo crypto è senza confini. Abbatti le barriere e naviga gratis dovunque ti trovi, grazie a Saily e ai Club di Young Platform

Gli hub crypto nel mondo sono tantissimi: gli Stati Uniti, Hong Kong, Singapore, Lisbona, Lugano. Il denaro del futuro, nel lungo percorso che lo sta portando all’adozione, condivide una caratteristica che appartiene alla generazione che più lo utilizza: è globale. Per questo motivo chi lavora in questo settore, ma anche chi è guidato dalla passione, potrebbe trovarsi a viaggiare in lungo e in largo per il mondo al fine di partecipare a eventi, summit, conferenze o hackathon.

C’è però un piccolo problema: le crypto e la blockchain necessitano di una connessione ad internet per funzionare e per essere utilizzate. Ma non disperare, se fai parte dei Club di Young Platform ti veniamo in soccorso con una soluzione offerta in partnership con Saily.

Entra in un Club

Che cos’è Saily e come funziona?

Saily è un servizio eSIM internazionale creato da Nord Security, l’azienda che ha progettato NordVPN. Questi due servizi, i VPN e le eSIM, seppur possano sembrare molto diversi, condividono lo stesso obiettivo: offrire a chi li utilizza la possibilità di navigare su internet in modo affidabile, anche quando ci si trova lontano da casa. Saily offre centinaia di piani dati flessibili per viaggiare in oltre 150 paesi, una procedura di configurazione rapida e assistenza via chat disponibile 24 ore su 24, 7 giorni su 7.

I piani di dati offerti da Saily sono diversi e le caratteristiche che variano a seconda della soluzione scelta sono due:

  • La durata: il numero di giorni in cui la eSIM resta attiva dopo l’attivazione;
  • L’ammontare di GB previsto dal piano: 1,3,5, 10 e 20 GB;

Quando scegli una eSIM su Saily non puoi modificare la durata, ma questa è associata in automatico alla quantità di GB. Le soluzioni che prevedono 1 GB di dati mobili spesso hanno una durata di 7 giorni, mentre se opti per un piano da 3 GB in sù, potrai utilizzare la eSIM per 30 giorni.

Saily si sta affermando come brand di riferimento in questo giovane settore grazie ad alcune caratteristiche chiave. In primis la sua economicità. Il prezzo delle eSIM di Saily è inferiore (del 15% circa) rispetto a quello dei principali competitor. Inoltre, grazie alla funzione Top-Up, Saily non ti obbliga a scaricare una nuova eSIM ogni volta che cambi paese o che termini i GB a disposizione. Al contrario, puoi aggiungere un nuovo piano tariffario dello stesso o di un altro paese alla SIM che già possiedi. Questa caratteristica diventa molto comoda per chi, ad esempio, sta partendo per un road trip.

Come funziona il vantaggio?

Questa volta non ci siamo limitati a offrirvi degli sconti; se fai parte dei nostri Club puoi attivare una eSIM in modo completamente gratuito! Ecco, nel dettaglio, la tipologia di eSIM che puoi attivare senza costi aggiuntivi a seconda del Club di appartenenza.

  • Bronze: piano da 1GB (7 giorni) gratuito;
  • Silver:  piano da 1GB (7 giorni) gratuito;
  • Gold:  piano da 3GB (30 giorni) gratuito;
  • Silver:  piano da 5GB (30 giorni) gratuito.

Come applicare il codice?

Prima di tutto, iscriviti a un Club o effettua l’upgrade a quello più vantaggioso con l’app Young Platform.

  • Vai sul sito di Saily.
  • Seleziona il Paese in cui vuoi navigare e il piano dati che meglio si adatta alle tue esigenze. NB: Il codice omaggio si applica correttamente solo se selezioni esattamente il piano dati in regalo. Perciò, se hai bisogno di più GB, fai due acquisti separati per aggiungere più giga oltre a quelli in regalo. 
  • Seleziona Clicca su “Procedi con il pagamento”.
  • Clicca su “Hai un codice sconto?” 
  • Inserisci il codice ricevuto via email
  • Controlla che il codice sia stato accettato. Inserendo il codice omaggio non verrà richiesto nessun pagamento e l’acquisto si completerà  in automatico

I codici omaggio non hanno una data di scadenza. Tuttavia, una volta riscattato il codice durante il processo di acquisto di una eSIM, hai 30 giorni di tempo per attivarla.

Inoltre, l’acquisto sarà visibile sul tuo account anche dall’app Saily. Basterà fare login con lo stesso account creato in fase di acquisto.

Per dubbi o domande puoi fare riferimento al loro sito ufficiale support.saily.com



Le 5 strategie più popolari nel mondo crypto

Strategie crypto: le 5 più popolari

Qual è la migliore strategia per massimizzare le performance del tuo portfolio crypto? La risposta a questa domanda è come la ricetta della salsa del Big Mac, nessuno la sa. Ma ecco le 5 più popolari

Le domande che non hanno una risposta nel mondo sono tantissime. Qual è il vero nome dello street artist Banksy? Qual è la ricetta della salsa segreta del Big Mac? Quanto denaro ha nascosto Pablo Escobar nelle campagne attorno a Medellin? Come sono state costruite le piramidi egizie? Ma nessuna di queste è minimamente paragonabile a quella che tormenta quotidianamente gli appassionati del mondo crypto: qual è la strategia perfetta? Come è composto il portafoglio definitivo e invincibile? Quali criptovalute contiene e in quali percentuali?

Dato che non ci è possibile trovare la risposta, abbiamo analizzato tantissime strategie popolari cercando di trovare quelle che, nel tempo, hanno restituito i rendimenti migliori e un rischio contenuto. Trovi le migliori cinque in questo articolo! P.S. tutte queste hanno “battuto” l’S&P 500, l’indice azionario che riassume l’andamento delle cinquecento aziende più capitalizzate al mondo, registrando almeno il doppio del suo incremento percentuale.

Scopri il mondo crypto

1. Market Cap Weighted – proporzionali alla capitalizzazione di mercato

Da dove partire per analizzare le strategie crypto che hanno battuto l’S&P 500 se non dal suo alter ego decentralizzato? Un portfolio “cap-weighted” viene costruito dividendo la somma investita tra le 20 criptovalute più capitalizzate del mercato, in base al loro peso rispetto alla capitalizzazione totale, escluse le stablecoin. In altre parole un portafoglio costruito secondo queste logiche presenterebbe, al momento della scrittura il 56% dell’esposizione in Bitcoin, il 14% in Ethereum il 3,7% in BNB, il 3% su Solana (SOL), i e così via. Così come l’S&P 500 da più peso alle aziende maggiormente capitalizzate, come Nvidia e Google, con questa strategia il tuo portafoglio sarà maggiormente influenzato dalle crypto più capitalizzate, in particolare Bitcoin e Ethereum.

Da gennaio 2023 ad agosto 2024 questa strategia crypto ha registrato un +144%, mentre durante il picco di marzo, quando Bitcoin ha raggiunto il nuovo massimo storico a quota 74.000$, un +200% circa.

2. La combo classica: 80% Ethereum e 20% Bitcoin

La strategia, forse, più popolare del mondo crypto da diversi anni, nonché quella consigliata da tanti OG, ovvero gli utenti che popolano il settore da tanto tempo. Se deciderete di attuarla, non ditelo ai Bitcoin maximalist, per loro esiste soltanto una criptovaluta legittima e si chiama BTC, ma affronteremo questa categoria nel prossimo paragrafo. 

A prescindere da ciò però la coppia più pop del mondo crypto, composta al 20% da Ethereum e all’80% di Bitcoin ha registrato ottime performance negli ultimi 20 mesi, un +190% abbondante!

3. Bitcoin maximalist: all-in sul Re

Bitcoin è la criptovaluta più popolare del mondo crypto, per molti l’unica che ha davvero senso di esistere. E c’è da dire che nell’ultimo anno le sue perfomance, caratterizzate da ottimi rendimenti e da una maggiore stabilità rispetto alle concorrenti, hanno legittimato questa scelta. Il suo movimento di prezzo da gennaio 2023 ad agosto 2024 è stato del +226%, mentre durante il picco di marzo ha toccato il +350%.

Compra Bitcoin

4. Buy the dip “ afferra un coltello che cade”

Questa è la strategia più articolata presente in questo articolo, ma vale la pena analizzarla visto che è utilizzata da tantissimi utenti del mondo crypto, a volte purtroppo senza cognizione di causa. È necessario specificare che può essere complessa da adottare, sopratutto per chi è alle prime armi, dato che comporta un approccio attivo al trading. In altre parole, non funziona come le altre e non segue la logica “compra e dimenticati di averlo fatto”.

Proprio per queste sue caratteristiche è difficile stimare con esattezza le performance, poichè variano a seconda di diversi fattori, come il momento esatto in cui si acquista e la quantità. Tuttavia, supponiamo che si disponesse di un budget di partenza di 5.000$ in BTC e 5.000$ in stablecoin, e che si avesse intenzione di fare “buy the dip” ad ogni crollo di BTC superiore al 10%. Ecco, ipotizzando che si fossero rispettate tutte le premesse, alla fine dell’anno ci si sarebbe 48.000$ di BTC in controvalore monetario.

Ovviamente dirlo non è come farlo, comprare quanto il mercato soffre non è un gioco da ragazzi, soprattutto dal punto di vista psicologico. Ci vogliono nervi d’acciaio, una pazienza certosina e una buona dose di skills e costanza. Perciò valuta bene in base al tuo livello, se ritieni di non avere abbastanza esperienza per questa tipologia di attività puoi optare per l’acquisto ricorrente, mosso da logiche simili ma sicuramente più easy

Attiva un acquisto ricorrente

5. La combo del fantasista

Concludiamo la strategia crypto più performante degli ultimi mesi, di quelle prese in esame. Questo magico mix è composto al 60% da Bitcoin, al 20% da Ethereum e al 20% da Solana (SOL). Anche se un 20% può sembrare una percentuale moderata, è proprio quella allocazione ad aver dato la spinta decisiva a questo portafoglio negli ultimi mesi. La perfomance registrata da questa di strategia è da togliere il fiato, +620% da gennaio 2023.

Come promesso nell’introduzione non abbiamo risposto alla domanda “qual è la migliore strategia crypto da adottare”. Tuttavia, le cinque che appena affrontato hanno registrato ottime performance con un rischio associato, tutto sommato, limitato. Probabilmente le strategie composte da alcune crypto esotiche hanno registrato ritorni superiori, ma altrettanto probabilmente non sono sostenibili nel lungo periodo. Trovi la maggior parte delle criptovalute che abbiamo menzionato in questo articolo sull’app di Young Platform, ci vediamo lì!

CCNL commercio: tutte le informazioni utili

Come funziona CCNL commercio? Informazioni utili e aumenti

Cos’è e come funziona il contratto collettivo nazionale (CCNL) “Commercio?” Informazioni utili e tabelle aumenti.

Il contratto collettivo nazionale di lavoro per il commercio, terziario, distribuzione e servizi, noto come CCNL “Commercio,” è uno degli accordi fondamentali stipulato tra i tra cittadini e le imprese nel panorama lavorativo italiano. Questo documento regola le condizioni di lavoro per i dipendenti delle aziende attive nel settore della distribuzione, logistica e servizi correlati.

Ma quali sono i dettagli principali del contratto? E quali aggiornamenti sono stati introdotti di recente? Esaminiamo i punti chiave del CCNL commercio, tra cui i livelli contrattuali, le ferie, le malattie e le altre informazioni da conoscere. 

Contratto collettivo nazionale (CCNL) “Commercio”, come funziona?

Il contratto collettivo nazionale del commercio, firmato da Conflavoro PMI, Fesica-Confsal e Confsal, ha come obiettivo principale quello di tutelare gli interessi dei lavoratori del settore, che sono più di 3 milioni sul territorio nazionale.

Per poter affermare di conoscere cos’è il CCNL commercio, è necessario conoscere come vengono classificati i dipendenti. Questi sono suddivisi in vari livelli, di cui ognuno è associato a specifiche mansioni. Al di sopra dei seguenti livelli, quelli ordinari, ci sono i quadri, che ricevono un trattamento distinto:

  • Primo livello: ruoli di alta responsabilità e direzione, come gestori di negozi, responsabili marketing e analisti sistemisti.
  • Secondo livello: professionisti con autonomia e capacità di coordinamento, come responsabili delle casse, contabili e spedizionieri qualificati.
  • Terzo livello: mansioni che richiedono competenze tecniche ed esperienza, come impiegati amministrativi, vetrinisti, disegnatori tecnici e operai specializzati.
  • Quarto livello: compiti operativi con specifiche conoscenze tecniche, come cassieri, commessi e magazzinieri.
  • Quinto livello: lavori qualificati che richiedono conoscenze e capacità comuni, come addetti al controllo vendite e aiuto-commessi.
  • Sesto livello: mansioni che richiedono semplici conoscenze pratiche, come uscieri, custodi e operai.
  • Settimo livello: ruoli dedicati a mansioni di pulizia o equivalenti, come addetti alle pulizie.

Essere al corrente dei livelli previsti da questo contratto collettivo non basta per conscere cos’è e come funziona CCNL commercio. È altrettanto, se non più importante, essere al corrente delle condizioni stabilite per equilibrare gli interessi dei lavoratori e delle aziende. Ecco le principali:

  • Ferie e permessi: I dipendenti inquadrati secondo il CCNL commercio hanno diritto a quattro settimane di ferie annuali, oltre a 32 ore di permessi retribuiti. I cosidetti ROL, un acronimo che sta per riduzione dell’orario di lavoro e indica i riposti concessi al lavoratore che possono essere fruiti senza che la retribuzione in busta paga venga ridotta, si maturano ogni 15 giorni lavorativi.
  • Orario di lavoro: L’orario standard è fissato a 40 ore settimanali, distribuite su cinque giorni, ma può essere esteso su sei giorni senza superare le 48 ore settimanali.
  • Mensilità: I lavoratori ricevono 14 mensilità, con la tredicesima erogata a dicembre e la quattordicesima a giugno.
  • Dimissioni e licenziamento: Le dimissioni devono essere comunicate per iscritto, rispettando i termini di preavviso che variano in base al livello e agli anni di servizio. Il licenziamento, invece, può avvenire solo per giusta causa o giustificato motivo.

Periodo di prova e infortunio

Devi sapere, poi, che il CCNL commercio prevede anche un periodo di prova. La durata di questo lasso di tempo in cui l’azienda valuta il l’effettiva preparazione e le competenze del lavoratore varia in base al livello del dipendente: non può superare i sei mesi per quadri e i dipendenti primo livello, e tre mesi per gli altri livelli. In caso di contratto di durata inferiore a un anno, il periodo di prova non può superare il 50% della durata del contratto.

In caso di infortunio riconosciuto dall’INAIL, il CCNL prevede un’indennità che copre il 100% dello stipendio per il giorno dell’incidente, il 60% nei tre giorni successivi, il 90% dal quinto al ventesimo giorno, e nuovamente il 100% fino al 180° giorno.

Maternità

Per le lavoratrici in maternità, il contratto prevede cinque mesi di astensione obbligatoria dal lavoro, durante i quali l’azienda integra l’indennità INPS fino al raggiungimento della piena retribuzione. La dipendente può scegliere come distribuire il periodo di congedo, optando per cinque mesi post-parto, oppure uno prima e quattro dopo, o ancora due mesi prima e tre dopo il parto.

Retribuzione e tabelle retributive

Il CCNL commercio dettaglia tutte le componenti della retribuzione, incluse maggiorazioni e possibili riduzioni. Le tabelle retributive, aggiornate periodicamente secondo gli scatti previsti, indicano gli importi minimi mensili a cui i lavoratori hanno diritto, suddivisi per livello e ruolo.

Rinnovo del 22 marzo 2024: le novità

Il rinnovo del CCNL commercio, avvenuto il 22 marzo 2024, ha introdotto alcune novità significative. La più rilevante è l’aumento dei minimi contrattuali a partire da aprile 2024, con ulteriori incrementi previsti per marzo 2025, novembre 2025, novembre 2026 e febbraio 2027.

Un’altra modifica importante è l’introduzione di una somma una tantum, che sarà erogata con le buste paga di luglio 2024 e luglio 2025. Gli importi variano dai circa 120 euro per il settimo livello ai 300 euro per i quadri.

Il CCNL commercio rappresenta un pilastro fondamentale per la regolamentazione del lavoro nel settore terziario in Italia. Con aggiornamenti continui e condizioni che cercano di bilanciare equamente le esigenze di lavoratori e datori di lavoro, questo contratto collettivo rimane essenziale per garantire diritti, tutele e opportunità nel mondo del commercio e dei servizi.

Sei sul blog di Young Platform, la piattaforma italiana per comprare criptovalute. Qui puoi trovare le ultime novità su blockchain, Bitcoin e Web3. Raccontiamo da vicino questa economia emergente con un occhio alla finanza tradizionale, così hai tutto quello che ti serve per entrare nella nuova era del denaro.